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Se vai a cercare nella cartella dove si trovano tutti i pacchetti, in particolare se cerchi book.cls e lo apri, trovi che \section è definita così:`\newcommand\section{\@startsection {section}{1}{\z@}%
{-3.5ex \@plus -1ex \@minus -.2ex}%
{2.3ex \@plus.2ex}%
{\normalfont\Large\bfseries}}`Quindi devi andare a cercare che cosa fa \@startsection per modificare cme vuoi tu.Se vai a fondo vedi che in realtà quel comando è definito non nella classe, ma nel nucleo di LaTeX, vale a dire nel file latex.ltx. Se cerchi questo file e lo apri, trovi che \@startsection è definito così:`\def\@startsection#1#2#3#4#5#6{%
\if@noskipsec \leavevmode \fi
\par
\@tempskipa #4\relax
\@afterindenttrue
\ifdim \@tempskipa <\z@ \@tempskipa -\@tempskipa \@afterindentfalse \fi \if@nobreak \everypar{}% \else \addpenalty\@secpenalty\addvspace\@tempskipa \fi \@ifstar {\@ssect{#3}{#4}{#5}{#6}}% {\@dblarg{\@sect{#1}{#2}{#3}{#4}{#5}{#6}}}} \def\@sect#1#2#3#4#5#6[#7]#8{% \ifnum #2>\c@secnumdepth
\let\@svsec\@empty
\else
\refstepcounter{#1}%
\protected@edef\@svsec{\@seccntformat{#1}\relax}%
\fi
\@tempskipa #5\relax
\ifdim \@tempskipa>\z@
\begingroup
#6{%
\@hangfrom{\hskip #3\relax\@svsec}%
\interlinepenalty \@M #8\@@par}%
\endgroup
\csname #1mark\endcsname{#7}%
\addcontentsline{toc}{#1}{%
\ifnum #2>\c@secnumdepth \else
\protect\numberline{\csname the#1\endcsname}%
\fi
#7}%
\else
\def\@svsechd{%
#6{\hskip #3\relax
\@svsec #8}%
\csname #1mark\endcsname{#7}%
\addcontentsline{toc}{#1}{%
\ifnum #2>\c@secnumdepth \else
\protect\numberline{\csname the#1\endcsname}%
\fi
#7}}%
\fi
\@xsect{#5}}
`Definizione lunghissima che letta correttamente mostra che in effetti il numero della sezione viene scritto dal comando \@sect.`\def\@startsection#1#2#3#4#5#6{%
\if@noskipsec \leavevmode \fi
\par
\@tempskipa #4\relax
\@afterindenttrue
\ifdim \@tempskipa <\z@ \@tempskipa -\@tempskipa \@afterindentfalse \fi \if@nobreak \everypar{}% \else \addpenalty\@secpenalty\addvspace\@tempskipa \fi \@ifstar {\@ssect{#3}{#4}{#5}{#6}}% {\@dblarg{\@sect{#1}{#2}{#3}{#4}{#5}{#6}}}} \def\@sect#1#2#3#4#5#6[#7]#8{% \ifnum #2>\c@secnumdepth
\let\@svsec\@empty
\else
\refstepcounter{#1}%
\protected@edef\@svsec{\@seccntformat{#1}\relax}%
\fi
\@tempskipa #5\relax
\ifdim \@tempskipa>\z@
\begingroup
#6{%
\@hangfrom{\hskip #3\relax\@svsec}%
\interlinepenalty \@M #8\@@par}%
\endgroup
\csname #1mark\endcsname{#7}%
\addcontentsline{toc}{#1}{%
\ifnum #2>\c@secnumdepth \else
\protect\numberline{\csname the#1\endcsname}%
\fi
#7}%
\else
\def\@svsechd{%
#6{\hskip #3\relax
\@svsec #8}%
\csname #1mark\endcsname{#7}%
\addcontentsline{toc}{#1}{%
\ifnum #2>\c@secnumdepth \else
\protect\numberline{\csname the#1\endcsname}%
\fi
#7}}%
\fi
\@xsect{#5}}
`Il numero della sezione o sottosezione dovrebbe essere rappresentato dall’argomento #6; quindi la modifica consiste nel sostituire #6 con \textcolor{red}{#6} (per avere il numero rosso).
Come vedi la cosa è piuttsto difficile da fare direttamente sulle macro originali, ed è per questo che sarebbe meglio riferirsi ai pacchetti indicati nel paragrafo 9.3.5 de L’Arte di scrivere con LaTeX
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\patchcomd richied tre argomenti:
1) il primo indica il nome dalla macro da modificare
2) il seocndo il testo da cercare
3) il terzo la stringa sostitutiva del testo trovato.Va da sé che se non trova la stringa del secondo argomento, non la può sostituire con il terzo.
Ma devi cercare come è definita la macro \subsection nelle classi KOMA Script, altrimenti pur trovando il primo argomento, il nome della macro da modificare, non trova certamente la stessa definizione che probabilmente ti sei inventato, perché nemmeno con le classi standard l’operazione vien eseguita da quel comando.
Poi ovviamente puoi provare ad configurare quei comandi anche con i pacchetti appositi, tipo tocloft, o altri che servono per cambiare i comandi di sezionamento; sono indicati, credo ne L’Arte; io non li uso mai, quindi li dovrei cercare, cosa che puoi fare tranquillamente tu stesso.
Ulteriore alternativa: esiste la classe memoir che senza opzioni e senza usare i suoi comandi di configurazione, si comporta come la classe book; ma è fortissimamente configurabile. Il suo manuale, da leggere con texdoc memoir è di diverse centinaia di pagine, ma ha gli indici ben strutturati e i capitoli ben divisi per argomenti omogenei; quindi al massimo devi leggere una ventina di pagine per risolvere il tuo problema se e solo se decidi di usare la classe memoir, ovviamente. A me piace molto, ma ammetto che certe personalizzazioni sono un po’ complesse.
22 Settembre 2018 alle 6:49 in risposta a: Tesi 2 colonne; immagine su una, testo sull’altra. #113945::
Per prima cosa benvenuto nel forum.Poi ho letto con fatica quello che hai chiesto, ma la fatica non dipende dal tuo scrivere, bensi dal fatto che non riesco a capire quello che vorresti ottenere.
Cerco di spiegarti perché.
L’ambiente multicols non accetta figure flottanti. Se vuoi mettere figure in colonna dentro a quell’ambiente forse (dipende dalla classe che usi) devi caricare il pacchetto capt-of ed usare il comando \captionof di quel pacchetto. La procedura sostanzialmente è la seguente:`
\begin{multicols}{2}bla bla bla
\begin{center}
\includegraphics[width=\linewidth]{figura}
\captionof{figure}{Didascalia}
\end{center}bla bla bla
\end{multicols}`
In ogni caso le figure restano fisse e non galleggiano coe succede con l’ambiente figure con o senza asterisco. Quindi devi lavorare a mano per spostare quegli ambienti center perché cadano nella colonna che vuoi tu. Va da se che se modifichi il testo che precede la figura va a finire magari nella colonna successiva quindi ti tocca ricominciare da capo.Se invece usi l’opzione twocolumn fra le opzioni della classe l’ambiente figure con o senza asterisco galleggia spostandosi dove c’è posto e il tutto produce una composizione tipograficamente corretta, ma da quel poco che ho capito non corrisponde a quello che vorresti fare tu.
Quello che ho capito è che tu vorresti tutte le figura in una colonna e tutto il testo nell’altra colonna a fronte. Se questo è davvero quello che vorresti fare, io non conosco nessun pacchetto che riesca a farlo; se ci fosse, comunque non dovresti mai usare l’ambiente multicols.
Esistono pacchetti per i testi paralleli, per esempio parallel, paracol ed altri; usandoli in modo improprio forse riusciresti a ottenere quello che vuoi, nel senso che useresti una colonna per un testo formato solo di figure e l’altra colonna per un testo di sole parole.
Quindi usando un po’ di fantasia riusciresti a separare nelle due colonne le figure dal testo, ma il risultato sarebbe penoso.
Provaci e vedrai tu stesso che se di figure ne hai tante e piccole e di testo ne hai la giusta proporzione, forse, e ripeto forse, il risultato potrebbe essere accettabile; Se non sei in queste condizioni ti ritroveresti con pagine in cui una delle due colonne è quasi vuota.Se questo tuo layout a due colonne ti serve per comporre, per esempio, la tua tesi, probabilmente la commissione dell’esame di laurea non apprezzerebbe.
Se le figure non sono tantissime epossono restare in una colonna, allora puoi prendere in considerazione il pacchetto wrapfig; permette di avere (con alcuni liiti) delle figure mobili attorno alle quali gira il testo; quindi se imposti i paramentri del pacchetto in modo che queste figure occupino mezza larghezza, ti ritrovi le figure a fianco del testo, su sola mezza pagina con il testo che vi gira attorno.
Per fare bene i tuoi esperimenti legiti la documentazione dei pacchetti che ti ho indicato;queste documentazioni sono già nel tuo disco fisso; anche con MiKTeX dovresti poterle leggere aprendo un prompt dei comandi, scrivendoci dentro il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto; premi poi il tasto Invio/Enter/Return (comunque si chiami sulla tastiera che usi) e ti si apre al finestra con la documentazione; per esempio texdoc wrapfig. Non ai bisogno di andare a cercare in rete; hai già tutto a bordo del tuo calcolatore.
Scusami se ti ho scritto cose che poco o nulla a che fare con il tuo problema; ma ti ho scritto in base a quello che ho creduto di capire dal tuo messaggio.
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La dicumentazione di subfig ce l’hai già a bordo: come epr qualsiasi altro pacchetto dai il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto in un terminale o prompt dei comandi, comunque si chiami con il tuo sistema operativo.Utf8x era al versione di utf8 per gestire alfabeti diversi da quello latino; da quando il greco usa la LICR (la codifica intermedia tra l’input e i font di uscita), vale a dire da circa 6 anni, anno più anno meno, utf8x interferisce malamente con il greco. e non è più necessario grazie alla LICR.
caricare il greco come lingua vuol dire appesantire il programma in esecuzione con cose che non ti servono; sarebbe emglio usare solo alphabeta.
Ma se il tuo scopo è quello di scrivere alcune lettere greche in modo testo, comunque dritte, non inclinate come quelle matematiche, ti suggerisco di usare il pacchetto pm-isomath (il prefisso pm sta per Poor Man). L’ho scritto per ovviare agli inconvenienti che nascono con pdfLaTeX quando si vule scrivere la matematica conforme alle norme ISO per la fisica e la tecnologia; ma ho creato le macro in modo tale che riconoscano da sole se stanno lavorando in mdo matematico o in modo testo; come indicato sopra ne leggi la documentazione aprendo il terminale e dandovi dentro il comando texdoc pm-isomath Non devi preoccuparti di codifiche né della lingua greca. Non perché l’abbia scritto io, ma ti consiglio davvero di usare pm-isomath, col quale la scrittura delle formule di chimica organica ti diventa molto più semplice.
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Per aggiornare devi usare il TeX Live Manager; mi preoccupa il fato che tu dica che hai provato ad usarlo e che tu abbia ricevuto la risposta che l’update failed. Nota che il file ISO che hai scaricato contiene la versione del sistema TeX prima di quelle correzioni di cui si parla nel messaggio che hai linkato. Quindi è importatissimo aggiornare.Inoltre dalla metà di maggio, quando è stato reso disponibile TeXLive2018, ci saranno stati non meno di 400 aggiornamenti; quindi devi prepararti ad una sessione abbastanza lunga; non solo, ma ci sono stati almeno tre aggiornamenti del TeX Live Manager.
Ci potrebbero essere diversi motivi per questo fatto. Cito a memoria, perché non dispongo di piattaforme Windows e quindi non posso eseguire nessun test.
1) devi usare il tlmgr-gui come amministratore
2) devi usare un’ottima connessione internet in modo che non vada in timeout
3) devi usare un mirror affidabile; quello italiano non riesce a soddisfare tutto il traffico richiesto; personalmente il uso http://mirror.switch.ch/ftp/mirror/tex/systems/texlive/tlnet che è un mirror svizzero; non ho mai avuto problemi
4) può darsi che prima di fare tutto ciò tu debba aggiornare il TeX Live Manager, ma non so dirti come si faccia su Windows.
::Fab96″ post=114289Utilizzavo MiKTeX ed ora sono passato a TextLive, c’è qualche procedura da seguire per effettuare bene questo cambio? Perché per esempio immagini e tabelle non vengono più numerate con il punto es: 1.1, 4.2 bensì in questo modo 11, 42
A me non risulta. La cosa può dipendere da altri fattori relativi ad un tuo documento particolare. Ma il passaggio da MiKTeX a TeXLive è normale e si esegue come ti ha scritto @robitex. L’importante è che non restino tracce di MiKTeX e quindi che i file di registro siano “puliti”. Windows è un po’ particolare per l’installazione e disinstallazione dei suoi programmi. TeXLive è più facile da disinstallare perché sembra che su Windows non alteri nessun elemento del file di registro e quindi basta buttare l’albero completo di TeXLive nel cestino. Con MiKTeX non so se buttare il suo albero nel cestino sia sufficiente; Credo che sia necessario passare attraverso l’apposita funzione a cui si accede da Start.
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A parte il fatto che la figura Sarcofried2001… non è disponibile, per chi vuol fare uso del tuo codice., ame compila regolarmente. Mi sptupisco invece che funzioni, perché l’ambiente figure dentro l’ambiente subfigures mi giunge del tutto nuovo; ho letto la documentazione di subfloat e vedo che è una proprietà di questo pacchetto. Ho imparato qualcosa e ti ringrazio.Ho il sospetto che subfloat sia obsoleto, comunque sorpassato dal pacchetto subfig che è più giovane di solo due anni rispetto a subfloat, ma credo che sia molto più performante.
Vedo però un errore la codifica utf8x che è obsoleta e deprecata; cambiala semplicemente in utf8 togliendo la x. Questa osservazione non ha nessun rilievo con il tuo diagramma con smartdiagram, tuttavia visto che vuoi scrivere qualcosa in greco, non vedo caricato il pacchetto alphabeta.sty (per altro già preso in considerazione dall’opzione greek per babel; ma con questa opzione non devi specificare la codifica greca nelle opzioni di fontenc. Specificare LGR serve se usi il pacchetto alphabeta; se invece usi l’opzione greek, LGR non serva a niente; non dà fastidio? in questo caso non lo dà, ma non bisogna mai specificare opzioni non necessarie; si rischia di ricevere l’errore fatale “Option clash”.
19 Settembre 2018 alle 19:07 in risposta a: Collegamenti ipertestuali precisi e indice formattato erroneamente #113929::
@andreagoo8, io ti ho dato solo dei suggerimenti generici, che tu non hai seguito né ti sei andato a studiare bene la documentazione di hyperref.
Gustavo, sempre molto gentile e preparatissimo, di ha messo in mano la soluzione.Risultato: hai la soluzione in mano, ma non hai letto la documentazione e non hai la più vaga idea di che cosa facciano quei due comandi e perché funzionino. Sai solo che funzionano.
Come dico sempre, e come ho scritto nella mia “firma, in calce ai miei messaggi, con la pratica si possono solo fare le cose che i hanno detto gli altri di fare; con la teoria ti crei una pratica consapevole che ti rende indipendente e creativo.
Sono contento, comunque, che tu abbia risolto.
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\subparagraph vale anche per Nota Bene, per Attenzione, e altre simili diciture. Se stai scrivendo una lettera con la classe letter, divi verificare se accetta il comando \subapragraph.
Altrimenti basta`\medskip
\par % riga vuota
\noindent \textbf{Nota bene}\quad Bla Bla Bla.
\medskip
\par % riga vuota}`I due \medskip servono per distanziare un poco l’annotazione sia prima che dopo.
19 Settembre 2018 alle 5:45 in risposta a: Collegamenti ipertestuali precisi e indice formattato erroneamente #113926::
La lettura della documentazione di hyperref è fondamentale quando si usa hyperref. L’argomento è difficile, perché è difficile l’argomento dei collegamenti ipertestuali
1) la cosa sembra difficile assai anche usando il comando \hyperref descritto nella pagina 16; come dice la documentazione il target è quello individuato da \ref; \ref di suo salva solo la pagina e l’ultimo contatore “referenziabile”; dunque, forse, potresti definire un nuovo contatore con \newcounter e subito accanto alla parola da collegare incrementi quel contatore con \refstepcounter, poi ci metti il \ref con la sua etichetta, poi usi \hyperref.2) Bisogna sempre leggere la documentazione: il comando di \section è \section[titolo per l’indice]{titolo per il paragrafo}; se il titolo per l’indice non viene specificato LaTeX l’assume uguale al titolo per il paragrafo; questo è il tuo caso; aggiungi l’argomento opzionale senza \LARGE e tutto va a posto.
3) La gestione dei colori di hyperref è complicata; colorlinks dice se incorniciarli o se colorarli; gli altri *color servono per attribuire colori particolari ai vari link; non ne esiste uno relativo ai semplici contatori. In generale sarebbe meglio lasciarli tutti neri (\hidelinks non li colora, quindi le anchor rimangoo del colore del testo circostante, quindi normalmente nero, ma rosso se si trova dentro un testo tutto rosso) quando si legge a schermo il pointer cambia forma con ogni visulizzatore; quando si stampa l’anchor viene stampata con il colore del testo circostante e non avrebbe senso indicare che è un link, perché sulla carta non si clicca…
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Sempre riportato in rosso nell’indice?Per scriverlo in rosso nel testo e in nero nell’indice ti basta una cosa del genere`\section[Titolo per l'indice]{\textcolor{red}{Titolo per il testo}}`
Se lo vuoi in rosso anche nell’indice bisogna usare ugualmente \textcolor, ma bisogna proteggerlo perché, come argomento mobile, il testo per l’indice che contenesse delle macro, queste verrebbero “espanse” al momento sbagliato dando luogo ad errori difficili da gestire. Probabilmente ci vogliono diversi livelli di protezione.
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