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17 Luglio 2018 alle 4:50 in risposta a: Cambiare Maiuscole in minuscole in una regexp con TexWorks #113468::
Evidentemente TeXworks non esegue tutti i possibili casi di operazioni con le regular expressions; Il manuale che si può aprire cliccando su Help, indica le basi nel paragrafo 4.4.1 ma rinvia all’appendice B per cose più avanzate. Né in un caso né nell’altro di parla delcomand \L.D’altra parte nel menu Editc’è la voce Change case, che offre tre possibilità ALL UPPERCSE, all lowercase e Toggle case. Richiedono tutti e tre di selezionare preventivamente la stringa da modificare e quando si clicca sull’opzione essa viene eseguita.
Suppongo che tu abbia già esaminato anche questa possibilità; ma se non ti va bene, non so cos’altro suggerirti.
16 Luglio 2018 alle 12:21 in risposta a: Cambiare Maiuscole in minuscole in una regexp con TexWorks #113465::
Benvenuto nel forumNel mio TeXworks (che uso solo saltuariamente sul mio Mac) se clicco la voce del meno Search; e poi Replace, mi si apre una finistra di dialogo dove olle alle finistrine per inserire ciò che si deve cercare e ciò che si vuole sostituire, si spossono spuntare diverse opzioni; nella parte destra c’è l’opzione regualr expressions; quella dovrebbe funzionare.
Tuttavia ho i miei dubbi che tu voglia sostituire TUTTE le maiuscole del tuo documento in minuscole. Se è così procedi pure,ma ho il sospetto che ridurrai a minuscole un mucchio di lettere che devono restare maiuscole; anche se la sostituzione la fai in parti selezionate del testo, il lavoro manuale che devi fare per ripristinare le maiuscole che devono restare tali non sarà da poco.
Pensaci bene prima di procedere; potresti combinare un guaio.
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\mathbf agisce solo sulle lettere; vedi al guida sui font con texdoc fntguide nella sezione relativa ai font matematici.Non saprei consigliare quale separatore sia meglio; è una questione di gusti; al massimo puoi definirti una macro da sostituire a quella lunga espressione [tt]{\boldmath…[/tt]
Invece di usare un ambiente itemize perché non usi l’abiente description? Fa esattamente quello che vuoi fare in modo molto più comodo.
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Le osservazioni di Gustavo sono molto pertinenti.In ogni caso esistono dei font senza grazie che assomigliano agli Helvetica e sono i font Arev. La documentazione del pacchetto (texdoc arev)mostra anche diversi confronti fra il testo e la matematica composti con i font Arev oppure con altri font senza grazie; c’è anche il confronto con gli Helvetica e si vede benissimo che con questi ultimi i simboli matematici NON sono presi da famiglie compatibili con gli Helvetica. Gli Arev invece vanno benissimo.
Ovviamente questi font si invocano tramite il pacchetto arev. Guardati prima la documentazione che ti ho indicato sopra.
Se il tuo scopo, invece è quello di usare solo il simbolo della freccia verso destra, ci sono pacchetti di dingbats o disimboli diversi, fra i quali anche collezioni di frecce, dai quali puoi trarre ispirazione. Se leggi LA lista si Simboli di Pakin (texdoc symbols-a) dalla pagina 72 in poi puoi trovare diverse collezioni di frecce, alcune chire come quelle native dei font del sistema TeX, ma altre più scure; hai centianaia di scelte. L’indice di questo pacchetto indica tutti i possibili font con tutti i possibili simboli che il sistema TeX con font vri può gestire. È una documentazione preziosa 🙂 😉
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Una piccola toppa si può fare scrivendo [tt]{\boldmath$\rightarrow$[/tt], ma è veramante una toppa. Il problema è che il segno \rightarrow viene prese dal font matematico dei simboli, che sono scrupolosamente Computer Modern Symbols.
Non esiste, che io sappia un font matematico che si basi sui parametri dell’Helvetica; potresti provare con i font LXfonts, ma se usassi l’apposito pacchetto ti verrebbe scritto tuoo con gli LXfonts. Dovresti definire un apposito alfabeto matematico, e non è banale.
Ho visto fra i molti esempi di uso dei font dei sample in cui se non ricordo male, c’era anche della matematica sans serif. Non saprei ritorovarli sul momento; domani magari ci guardo meglio.
12 Luglio 2018 alle 12:51 in risposta a: writer2latex: note a pie’ di pagina non conformi a registro #105839::
Caro @Dingo, ho ripreso il tuo messaggio originale per rendermi conto di che cosa intendevi con note non a registro.Ho scaricato il tuo esempio minimo compilabile è l’ho compilato, sia aggiungendo alle opzioni di geometry heightrounded, sia senza; sia con i font Venturis, sia con quelli Cochineal.
In effetti ci sono alcune note fuori registro, nel senso che talvolta l’ultima riga “scappa” i basso fuori della griglia di stampa.
Ma la cosa si manifesta si con i Venturis, sia con i Cochineal, in punti diversi, ma si manifesta con entrambi.
Il problema non sono le metriche dei font; queste influiscono solo sulla giustificazione dei singoli capoversi; il Cochineal è leggermente più largo del del Venturis, quindi, a pari testo, alcuni capoversi composti con il Cochineal sono più lunghi di quelli composti con il Venturis.
Il problema delle note deriva dall’algoritmo con cui sono composte le note, come “insert” speciali che vorrebbero apparire nella stessa pagina del richiamo di nota e che producono forti penalità se devono svilupparsi a cavallo di un fine pagina; questa penalità è particolarmente alta per l’ultimo righino di ciascuna nota, perché le vedove sono sgradevoli nel testo, ma sono assolutamente improponibili nelle note.
Forse si potrebbe ovviare al problema modificando il parametro \footskip dandogli anche un po’ di allungamanto e un po’ di accorciamento, in modo da riuscire ad accomodare l’ultimo righino avvicinando il blocco delle note al blocco del testo. Non è una questione di composizione in griglia; se le note sono composte in copro minore del testo, non cè griglia che tenga, se non imbruttire le note mediante uno scartamento uguale a quello del testo normale.
La soluzione, alla luce di quanto sopra, sarebbe quella di non usare note al piede.
Tuttavia mi rendo conto del problema; prova ancora a specificare il \footskip in modo che corrisponda esattamente alla somma dell’altezza di una riga di testo vuota aumentata del \lineskip dell’altezza del carattere più alto della prima riga di una nota; riducendo inoltre la penalità delle vedove delle note; Prova a gestire i valori delle chiavi foot e footskip che passi a geometry; probabilmente basta fissare un dei due e ricavare l’altro in modo che la somma sia prossima allo scartamento associato al font del testo.
Può darsi che queste note, frutto di solo pensiero, e non di collaudo sul campo, costituiscano delle fesserie, ma non costa molto provarle.
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Credo che Lorenzo abbia ritirato quei due modelli di tesi dal suo sito.Non ho capito perché. TesiClassica piaceva molto a Lorenzo; TesiModerna Piaceva a me e ad altre persone. Io non sono speciale perché Lorenzo lasciasse TesiModerna per farmi piacere.
Ora non ti resta che usare uno dei vari pacchetti per tesi da svolgere in Italia; Sapthesis; Suftesi, TOPtesi; forse ce ne sono di altre; specialmente se le varie facoltà ne mettono a disposizione degli allievi. So per certo che l’università Politecnica di Ancona ne ha almeno tre versioni distinte. Anche gli atenei milanesi ne mettono a disposizione. Ma non sono al corrente di quelle che non sono pubblicamente disponibili come le tre citate sopra che fanno già parte delle distribuzioni “standard” del sistema TeX: TeXLive e MiKTeX.
Siccome ho scritto il pacchetto TOPtesi, è chiaro che lo conosco bene: è modulare e consente numerose personalizzazioni, non tante quanto suftesi, ma insomma abbastanza. Sapthesis è relativamente poco configurabile, ma ha un layout ottimo, molto personalizzato per l’Università di Roma La Sapienza. Suftesi è stato scritto prevalentemente per gli umanisti,ma va bene anche per tesi scientifiche; è molto configurabile. Tutte e tre le classi nela loro documentazione dicono che se non piacciono certe cose, nonostante le molte configurazioni possibili, è meglio rivolgersi ad un altra classe invece di cercare di pacioccare il loro codice per ottenere qualcosa di diverso.Se invece ti riferissi al pacchetto ClassicThesi.sty, di cui ClassicThesis.pdf è la documentazione, allora non cercare sul sito di Lorenzo, ma apri un terminale o prompt dei comandi; scrivici dentro il comando texdoc ClassicThesis; premi il tasto Invio per mandare in esecuzione il comando; leggi quanto ti appare sullo schermo. Hai già tutto nel tuo hard disk, senza bisogno di cercare in rete.
7 Luglio 2018 alle 13:03 in risposta a: Bibliografia con Mendeley: errore Unicode char (U+200B)(inputenc) #113451::
Secondo me, usi TOPtesi in modo errato.Di preciso non ti saprei dire che cosa è sbagliato, nemmeno se Mendely (che io non mi sono mai sognato di usare, visto che voglio creare il database bibliografico come si deve sotto il solo mio giudizio)abbia qualcosa a che fare a parte l’introduzione di spazi strani. Ma certamente:
1) Non stai usando la versione aggiornata di TOPtesi, quindi come creatore del pacchetto non mi preoccupo più delle vecchie versioni.
2) Certamente non hai letto né la documentazione in inglese toptesi, né quella in italiano toptesi-it, perché dappertutto c’è scritto di non ricaricare i pacchetti già caricati; si leggono entrambi aprendo un terminale e scrivendoci dentro il comando texdo seguito dal nome del file che vuoi leggere; poi mandando in esecuzione il comando premendo il tasto Invio.
3) in particolare carichi hyperref due volte, na volt prima e una volta dopo il suo \setup, cosa che evidentemente non ha senso. Alcuni dei pacchetti che carichi potrebbero annullare le impostazioni di TOPtesi o essere semplicemente in conflitto. Leggere la documentazione è importante.
4) impostare secnumdepth al valore 5 vuol dire numerare anche i \subparagraph; sei sicuro di volere fare una cosa del genere?Allora:
a) aggiorna la tua installazione e controlla che la versione di TOPtesi sia la 6.2.04 o successiva;
b) leggi la documentazione della nuova versione;
c) comportati di conseguenza;
c) in ogni caso non preoccuparti di quell’avviso/errore — sempre che tu abbia indicato il codice U+200B in modo corretto; se il numero riportato dalla segnalazione d’errore fosse, invece, per esempio U+201B, le cose potrebbero essere diverse. In ogni caso con le indicazioni che hai dato non ci sono problemi perché puoi tranquillamente trascurare uno spazio di larghezza nulla.
7 Luglio 2018 alle 7:10 in risposta a: Bibliografia con Mendeley: errore Unicode char (U+200B)(inputenc) #113449::
Benvenuto nel forum.Non c’è niente di strano; nel tuo preambolo non hai indicato la codifica unicode per il tuo file sorgente; In altre parole non hia inserito la riga \usepackage[utf8]{inputenc}.
Il carattere unicode U200B è uno spazio, definito ZERO WIDTH SPACE, quindi non ti da nessun fastidio quel particolare Package Error; volendo potresti cercarlo nel file che Mendeley ti ha creato, ma secondo me perderesti tempo inutilmente. Se la compilazione si ferma a quell’errore, premi il tasto S e lascia che la compilazione vada avanti tranquillamente; nel file di uscita non noterai nulla di particolare.
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Ho letto con attenzione il file che hai linkato. Molto interessante perché contiene suggerimenti molto validi, il primo dei quali è “word choice and word reordering”; inoltre mai giustifcare se la giustezza non è almeno di un alfabeto e mezzo, cioè almeno 35 caratteri.Ma le parole che usa di microgiustification (in realtà spazieggiare le lettere delle parole) e picojustificatio (regolazione della larghezza dei singoli caratteri) mi hanno messo un dubbio. Il dubbio mi è sparito quando sono arrivato all’ultima pagina in calce alal quale c’è la data del documento: 1994.
In quell’anno nasceva LaTeX2e; esisteva Postcript e, se non vado errato, l’Adobe non aveveva ancora creato il formato PDF (che d’altra parte ha un linguaggio meno verboso di Postscript ma è un suo sottinsieme). Esistevano in font Type 1 e non esistevano ancora i font più recenti, in particolare i font OpenType.Oggi quello che fa in automatico il nostro pacchetto microtype è proprio quello che allora si faceva con la picogiustificazione; Esistono ancora pagine che contengono una o più cesure? Sì, nonostante la microgiustificazione esistono ancora, anche se si può ovviare imponendo valori diversi ai parametri \tolerance e \pretolerance; ma non si può pretendere troppo, specialmente in italiano, dove le parole sono mediamente più lunghe di quelle inglesi, spesso dell’ordine di grandezza di un fattore 1,5. Ovviamente è difficile quantificare questa diversa lunghezza media; bisognerebbe confrontare il numero di batture/caratteri necessari per scrivere i medesimi concetti nelle due lingue, perché ovviamente anche la grammatica e la sintassi giocano il loro ruolo. Ma a livello di cesura in fin di riga possiamo accontentarci delle singole parole; nei miei scritti le poche cesure che rimangono nonostante il pacchetto microtype si manifestano con parole prevalentemente di almeno 8 caratteri; in inglese tali parole sono rare.
Diversi famosi book designer affermano senza esitazione che la spazieggiatura (abbondantemente usata per comporre nelle colonne strette dei quotidiani) non dovrebbe mai essere usata e auspicherebbero la pena di morte come era inflitta ai colpevoli di abigeato (furto di pecore) nella Scozia di altri tempi. Ovviamente esagerano, ma l’idea che la spazieggiatura si un “peccato gravissimo” viene adeguatamente sottolineata da questo paragone.Ti ringrazio moltissimo del link che ci hai dato; si imparano tante cose anche ricordando i primordi della composizione eseguita al calcolatore.
6 Luglio 2018 alle 7:59 in risposta a: writer2latex: note a pie’ di pagina non conformi a registro #1058375 Luglio 2018 alle 5:49 in risposta a: writer2latex: note a pie’ di pagina non conformi a registro #105835::
Non so spiegarti perché la conversione con writer2latex sia pure con l’output rimaneggiato, ora ti funzioni correttamente. Posso dirti che le serie di \bigskip che compaiono nel codice che hai allegato sono una prova lampante della conversione mediante writer2latex: esso trasforma ogni riga bianca del file odt in un \bigskip preceduto e seguito da due righe vuote.
È brutto anche se probabilmente non dà problemi di composizione e di allineamento.Ricorda però che LaTeX non è pensato per la composizione in griglia; lo fa bene quando ha solo righe di testo; ma già in titolo di paragrafo o una formula in display o una figura non adeguatamente manipolata, sono tali da sconvolgere la griglia, dando luogo a pagine singole composte meglio,ma che possono dare fastidio nellla semitrasparenza delle pagine quando il recto e il verso della stessa pagina si intravedono dall’altro lato del foglio.
Tra l’altro, pur ricordando che hai un’ottima preparazione tipografica, ti ricorderei di non chiamare “paragrafo” il “capoverso”. Si confondono le idee a chi legge a causa dei falsi amici fra l’italiano e l’inglese:
italiano inglese
paragrafo section
capoverso paragraphCapisco anche che le macro di LaTeX hanno nomi che si rifanno all’inglese, quindi siamo tutti portati ad esprimerci in “itangliano”; tuttavia con un minimo di attenzione è possibile esprimersi correttamente in ciascuna delle de lingue. Scusami per questa nota pignolesca…:smile:
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Non credo; certo esiste anche il pacchetto TKZ, instalalto di default con TeXLive. MA se @Linpassion sta usando una distribuzione Linux, come il suo avatar lascerebbe intuire, probabilmente ha instalalto PGF e TiKZ dal repository Debian e quindi ha installato una versione molto parziale e poco aggiornata di TeXLive.
@Linpassion, se ci ho preso (in merito alla tua passine per Linux), cerca di leggere le varie guide che ri rivolgono anche agli utenti Linux e non solo agli utenti Windows e Mac. Su qualunque delle guide guide che si trovano nella sezione Documentazione di questo sito si sconsiglia sempre di installare la versione Debian e se ne spiegano i motivi; Da utente Linux puoi essere più o meno in disaccordo con questa affermazione, ma prima di dire che sono un Linusfobico (non è vero; ho usato Linux per diversi anni) scaricati dalla sezione Documentazione e leggiti il documento telive-ubuntu.pdf scoprirai come installare la versione aggiornata giornalmente di TeXLive e aggiornabile (magari settimanalmente) dall’utente; è perfettamente conforme ai dettami Debian anche se non ha ricevuto la “consacrazione” da perte del Consiozio Debian; è completa; è sempre aggiornabile ricominciando da capo ogni anno verso maggio o giugno, per non fare confusione con il vari aggiornamenti che si sovrappongono via via durante l’anno. Non devi mai preoccuparti di dove mettere i file da installare, perché sono già installati; puoi usare il TeXLive Manager che si chiama proprio tlmgr e non devi preoccuparti di aggiornare i databse coi nomi dei file. Insomma hai tutti i vantaggio e secondo me nessno svantaggio. Il documento che ti ho indicato contiene le istruzioni per Ubuntu, Fedora e OpenSuse, ma molti utenti Linux hanno installato anche su altre versioni, persino sulla spartanissima distribuzione Slackware.Insomma, vuoi usare TikZ? ce l’hai già a bordo; Vuoi usare TKZ? ce l’hai già a bordo; vuoi usare IEEEtrans? ce l’hai già a bordo; non devi più cercare in rete e scoprire come fare a instalalre dei nuovi pacchetti, perché tutti quelli disponibili e non obsoleti sono già tutti a bordo.
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