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Benvenuto nel forum.Il tuo quesito è interessante, ma anche molto particolare.
A me non risulta che una cosa come quella che proponi o della forma che cerchi esista e ce ne sia una simile da “forzare” a fare quelllo che vorresti fare.Ti dico come farei io per gestire una cosa del genere.
Userei il principio :divide et impera” dei nostri antenati romani. È un principo importante che anche con LaTeX si usa abbastanza spesso, specialmente quando si è a caccia di errori che vengono segnalati con messaggi incomprensibili per diversi motivi.
Tradotto in termine di LaTeX e di beamer, vuol dire:
1) Spezzi la lunga serie di diapositive in tanti file parziali, del tipo seminario1.tex, seminario2.tex,…,seminarion.tex, ognuno che contenga solo pochi quadri correlati, quasi fossero le frasi dello stesso capoverso.
2) con un main file che contenga solo il preambolo e un corpo formato solo come descritto qui di seguito, importi i veri file del seminario.
3) Il copro del documento contiene solo dei comandi \input che ti servono per importare i file del seminario che ti servono per il particolare seminario.In questo modo hai la massima elasticità: di volta in volta carichi solo i file che ti servono davvero; se devi sostituire un frame in uno dei file parziali, non la sostituisci nel file parziale specifico,ma copi l’intero piccolo file in un altro seminarion+1.tex e sostituisci solo quel frame che vuoi sostituire; importi questo file al posto di quello non modificato, che ti resta in archivio e lo puoi riutilizzare quando ti pare.
Sarebbe desiderabile che il nomi di questi file parziali siano più descrittivi rispetto all’agglutinazione della parola seminario con un numero, come ho esemplificato; se si può è più facile gestirli; se non si può, pazienza. In ogni caso i nomi dei file non devono contenere spazi, altrimenti con \input puoi incontrare problemi.
Difficile farti un esempio minimo compilabile, visto che quel che ti ho detto è del tutto generale; oltre tutto assomiglia a ciò che si fa quando un libro viene composto scrivendo ogni capitolo in un file a se stante e importando tutti i capitoli e le altre parti con l’uso dei comandi \input o \include come è descritto in ogni guida.
Vorrei specificare che non ho verificato che quanto ti ho scritto per l’uso con beamer funzioni come ho supposto che faccia; beamer è un po’ particolare, perché elabora ogni frame in diverse passate successive. Tuttavia ritengo/immagino che non ci siano problemi nemmeno con beamer e le sue molteplici elaborazioni di ogni frame.
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Alle opzioni per l’esecuzione di pdflatex devi aggiungere -shell-escape.Ti suggerisco di creare per texmaker un altro “engine” o “motore di composizione” (comunque si chiami con texmaker), per esempio chiamandolo pdftlate-SE (SE per ricordarti che esegue pdflatex con lo shell escape incondizionato), cosicché ogni volta che vuoi usare lo shell escape non vevi modificare le impostazioni sel solo “motore” pdflatex.
Il suggerimento di @robytex di usare il pacchetto pythontex (già facente parte di dell’installazione di MacTeX) è validissimo e ti risparmia un mucchio di impostazioni: puoi scrivere direttamente codice python nel file sorgente .tex. Leggine la documentazione aprendo un terminale, scrivici dentro il comando texdoc pythontex e manda il comando in esecuzione premendo il tasto Invio/Enter/Return; ti si apre Preview/Anteprima e hai la documentazione immediatamente sott’occhio.
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Sai bene che il comando \chapter accetta anche un argomento facoltativo:
[tt]\chapter[per l’indice e le testatine]{per la pagina del titolo}[/tt]Ecco; nella pagina del titolo puoi usare il comando indicati nel messaggi precedenti; nell’indice e nelle testatine puoi scrivere i nomi degli autori di seguito al titolo. Se non vuoi i nomi degli autori anche nelle testatine, devi per ogni capitolo specificare che cosa vuoi nelle testatine di quel capitolo mediante il comando;
[tt]\markboth{testatina di sinistra}{testatina di destra}[/tt]Però a questo punto faresti meglio a definirti una macro che ti riempia i campi dei comandi \chapter e \markboth con gli argomenti che le passi.
Attento: finché si tratta di un solo autore, il risultato potrebbe essere accettabile; con più autori la cosa diventa pesante sia per l’indice sia per le eventuali testatine ed è possibile, specialmente per le testaine, che il tutto esca dalla giustezza della testatina e questo sarebbe orrendo.
Scegli tu
22 Giugno 2018 alle 19:42 in risposta a: “sfondo” del foglio a quadretti (preparazione terza prova maturità 2018) #113386::
Caro @Anfosso; il problema è molto semplice anche con i “modesti mezzi del nucleo di LaTeX”. Quando parlo di “modesti mezzi” mi riferisco all’ambiente picture nativo di LaTeX; per fare una griglia quadrettata con quadretti di 5 mm di lato bastano poche righe di codice; si possono far fare i conti a LaTeX ma credo che sia più semplice farli a mente, visto che 5mm sono una misura con la quale i conti si fanno a mente. Supponi di voler avere a disposizione una pagina dove il testo occupa 18cm; con quadretti di 5mm, ti occorrono 36 quadretti in orizzontale; supponi di avere a disposizione 15cm in verticale per la griglia; quindi in verticale ti occorrono 30 quadretti; il codice seguente, che scrivo di getto senza collaudarlo dovrebbe risolvere il tuo caso
`\begin{flushleft}\unitlength=5mm
\begin{picrture}(36,30)
\multiput(0,0)(1,0){37}{\line(0,1)){30}}
\multiput(0,0)(0,1){31}{\line(1,0){36}}
\end{picture}
\end{flushleft}`È evidente che puoi copiarti queste poche righe nei tre o quattro punti dei fogli con i temi da svolgere, aggiustando i numeri delle lunghezze delle righe verticali e di quelle orizzontali e i loro numeri. È altrettanto chiaro che puoi definirti una macro alla quale passi solo il numero di quadretti in orizzontale e quello dei quadretti in verticale, lasciando fare i conti alla macro.Se non ti è chiaro quello che ho scritto sopra, nella sezione documentazione c’è la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato che, secondo me, dovrebbe essere sempre a portata di mouse di ognuno che usi LaTeX; ne è l’ABC. Poi c’è un’infinità di altri pacchetti per fare le cose più strane, ma per fare una parte di carta quadrettata non occorrono grandi mezzi, come vedi dal codice scritto sopra. Poi, da insegnante, sai meglio di me che imparare a fare le cose da soli, permette di acquisire conoscenze e competenze che risultano poi molto utili sia nell’immediato, sia nel futuro.
Buona maturità
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Basta che tu cerchi amsthm.sty nel tuo disco e hai tutta l’implementazione.Questo vale per qualsiasi modulo di estensione (chiamato spesso col nome di pacchetto)
Ma, detto questo, a che cosa ti serve? Tieni presente che sei libero di copiare dal file amsthm.sty qualunque parte ti occorra avere a portata di mouse, ma non sei libero di modificare il file amsthm.sty né qualuqunque altro file della distribuzione del sistema TeX; al massimo qualche licenza ti permette di farlo purché cambi nome al file che vuoi modificare;il file ol nome originale non può essere modificato.
Oppure, ti può servire avere a portata di mano il file sorgente per apportarvi delle modifiche dinamiche; vale a dire il ocmando \xyq non ti piace e lo vuoi modificare per l’uso che ne vuoi fare in un documento specifico? Bene; basta mettere nel preambolo del file soorgente del tuo documento un comando [tt]\appto{…}…{…}[/tt] (o un altro comando dello stesso genere) per sostutuire qualche stringa contenuta nel file originale con una stringa che esegua la compilazione con ciò che piace a te.
Devi usare le potenti macro del modulo etoolbox, di cui devi leggere con oculatezza la documentazione.
Se ti senti in grado di procedere con queste strade, che sono però abbastanza ostiche. È sicuramante più facile copiare la macro da modificare nel proprio preambolo e modificare solo questa copia. Ma le modifiche apportate devono essere ftta su un;altra copia della macro a cui per ovvi motivi bisogna cambiare nome.
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Benvenuto/a nel forumIl comando \caption deve essere posto fuori dell’ambiente tabular, ma dentro l’ambiente table.
Ma la tua tabella ha diversi altri errori:
1) il comando \label deve essere messo dpo il comando \caption;
2) Se non usi pacchetti particolari, scrivendo in italiano la didascalia dovrebbe rpecedere la tabella; siccome scrivi in inglese, la didascalia va messa dopo la tabella come hai cercato di fare, ma mettendo erroneamente il comando \captio dentro la tabella.
3) L’opzione di posizione [h] non va mai usata da sola (la buona tipografia vorrebbe che non venga usata mai); comunque usa piuttosto [htb]; il perché di questo modo di procedere è spiegato in ogni guida; ma la ragione principale è che non bisogna tartassare LaTeX per fargli fare le cose che si possono fare con word, swriter, pages, e tutti gli altri word processor.
4) non andare mai a capo un periodo terminandolo con [tt]\\[/tt]; nel file sorgente vai semplicemente a capo lasciando anche un riga vuota. In questo modo il punto e a capo indica la fine di un capoverso e quello successivi ins=zia correttamante con il debito rientro del capoverso.
5) Prendi la buona abitudine di allegare un esempio minimo compilabile, che comincia con \documentclass e finisce con \end{document} e contiene il minimo indispensabile per riprodurre il tuo problema. (vedi sotto)
6) anche se il segno % non è una unità di misura, nella colonna delle percentuali non hai bisogno di indicare quel segno; l’intestazione della colonna indica già il significato di tutti i numeri della colonna.
7) Cerca di evitare \hline; carica il pacchetto booktabs e usa solo i comandi \toprule, \midrule e \bottomrule al posto dei tre filetti che hai usato tu.
8 ) nelle tabelle con dati numerici cerca di incolonnarli in modo che i separatori decimali siano incolonnati’ per questo scopo, se non lo vuoi fare a mano, usa la colonna S definita dal pacchetto SIunitx, che, comunque, ti conviene usare sempre per indicare le unitatà di misura in modo corretto e per gestire le quantità numeriche. Io non l’ho fatto nell EMC che ti allego sotto, anche per sollecitarti a imparare da solo/a a trovare la documentazione dei vari pacchetti che potresti voler usare: apri un terminale o prompt dei comandi; scrivici dentro il comando texdoc siunitx; premi il tasto invia per mandare in esecuzione il comando; leggi la documentazione. Lo puoi fare per esaminare la documentazione di qualsiasi pacchetto scrivendone il nome dopo texdoc.
`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
% !TEX TS-program = pdflatex
\documentclass{report}
\usepackage{booktabs}
\begin{document}
A breakdown of its composition, according to a NASA fact sheet, is shown in the following table.
\begin{table} [htb]
\centering
\begin{tabular}{lc}
\toprule
Component&Percentage\\
\midrule
Carbon Dioxide & 95.32\\
Nitrogen & 2.7\\
Argon & 1.6\\
Oxygen & 0.013 \\
Carbon Monoxide & 0.08 \\
Other elements & 0.17\\
\bottomrule
\end{tabular}
\caption{Mars atmosphere composition}
\label{table:Composition}
\end{table}
In further chapters it will be explained how the components on Mars’s atmosphere can be used to produce propellant.\end{document}`In questo esempio minimo compilabile (EMC) le prime due righe indicano la codifica usata per salvare il file e i programma da usare per compilarlo; ti suggerisco di usare sempre queste due righe “magiche”.
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Il messaggio d’errore è chiarissimo, basta leggerlo: c’è un carattere & dove non deve esserci: infatti non puoi scrivere [tt]{Taylor & Francis}[/tt] perché il carattere & è un carattere speciale, un carattere che ha un significato per LaTeX e rappresenta il tabulatore delle tabelle o degli allineamenti matematici; devi scrivere [tt]{Taylor \& Francis}[/tt] dove \& è il COMANDO per scrivere un banale segno di “e commerciale”.
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Sai che le puoi mettere tutte e tre dentro un unico ambiente table aggiungendo un comando \bigskip e una riga vuota dopo la trima e dopo l’ultima tabella, ognuna con la sua didascalia. Del tipo di:`\begin{table}\centering
\caption{Prima tabella}\label{tab:uno}
\begin{tabular}{….}
…
\end{tabular}
\bigskip\caption{Seconda tabella}\label{tab:due}
\begin{tabular}{…}
…
\end{tabular}
\bigskip\caption{Terza tabella}\label{tab:tre}
\begin{tabular}{…}
…
\end{tabular}
\end{table}`Il tutto ti apparirà a centro pagina, ma le tre tabelle risulternno abbastanza vicine l’una all’altra.
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La domanda è troppo complessa; quindi ti rispondo a quello che ho capito.Purtroppo il file che hai allegato non è compilabile, perché contiene delle figure che non hai accluso; nel codice che segue ho commentato tutti gli \includegraphis e ho cambiato il nome del logo di Bologna con quello di un file di cui dispongo; tu riristina bolo.jpg.
Usi le graffe a caso; le graffe in LaTeX hanno degli scopi ben precisi: gli usi più comuni sono quelli di contenere un gruppo all’interno del quale quanto assegnato e quanto definito funziona, ma alal fine del gruppo quanto assegnato e quanto è definiti viene “dimenticato”; oppure racchiudono gli argomenti dei comandi.
Nel tuo caso, per esempio \gamma{Observation} non vuole dire niente perché \gamma non è una macro che richede argomenti e quelle graffe non trattano la parola Bservation in nessun modo particolare.Va notato inoltre che beamer lege ed analizza almano due volte quello che è contenuto in un frame; questo significa che i comandi che compaiono dentro un frame devono essere robusti; i comandi fragili si “rompono” e producono errori difficili da scovare; questo, per esempio è il motivo per il quale trovi l’errore che manca un segno di $.
Ho cercato di correggere come meglio ho potuto perché non ho la più vaga idea di che cosa rappresentino le tue formule; in particolare non ho capito se il tuo “ln” dovrebbe rappresentare il “logaritmo naturale” o qualcos’altro; Di sicuro, se esso rappresenta il logaritmo naturale esso non va scritto come l’hai scritto tu ma come la macro \ln.
Non ha senso mettere un sezionamento ogni due slide, talvolta ogni slide. Una buona presentazione ha tre, al massimo quattro sezioni; Il titolo di ogni slide sostituisce perfettamente quello che hai indicato nel comando di sezionamento. quindi togliendo quei comandi di sezionamento, in particolare il primo e l’ultimo, e mettendo (per esempio) \section{the state of the art} \section{The Italian case} è più che sufficiente; al massimo potreesti ancora mettere qualcosa come \section{Open issues} se vuoi elencare alcune questioni aperte che potrebbero essere esaminate con il supporto del tuo lavoro.
Ho cambiato i font; In generale i font senza grazie sono preferibili ai font con grazie nell presentazioni; ma i font senza grazie spesso mancano di controparti adeguate per la matematica; gli unici font che secondo me non hanno nessuni dei difietti che ti ho elencato sono gli LXfonts; per i quali basta invocare il pacchetto; La lettura della documentazione ti rivela che sono io che gli ho costruiti, ma non te lo dici per vantarmene; solo per segnalarti che li ho costruiti apposta per poterli usare in diapositive che contengano testo descrittivo, matematica, e anche greco (per una tesi umanistica) ma anche il greco matematico e il greco “matematico tondo” per rispettare le norme ISO a cui io sono obbligato. Secondo me la leggibilità è perfetta con quasi tutti i caratteri (d’altra parte sono partito dai file sviluppati da Knuth stesso per i suoi aforismi alla fine di ogni sui capitolo) Se ti piacciono, bene, altrimenti ritorna ure con i font Latin Modern, ma divi poi fare piccoli ritocchi per assicurare la leggibilità.
Ho tolto tutti gli ambienti figure e table, perché con le presentazioni non ha nessun senso rendere mobili quegli oggetti, né ha senso attribuire loro una didascalia: il titolo del frame è del tutto sufficiente.
Ho tolto tutti gli \scalebox e \resizebox perché sono fragili, e in baso a quanto detto sopra non si possono usare dentro i frame senza proteggerli in qualche modo.
Ho totlto alcune graffe inutili, ma non tutt perché non sono sicuro di avre capito il motivo per il quel le hai usate.
Ecco il mio codice:`% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
\documentclass{beamer}
\usepackage[english]{babel}
\usepackage[T1]{fontenc}
%\usepackage{lmodern}% mmmm… I font con grazie sono poco consigliabili
% per le diapositive
% Meglio usare i font LXfonts completi anche per la matematica e per
% i simboli
\usepackage{lxfonts}
%\usepackage{graphicx}% for images; già usato da beamer
\usepackage{ctable}%
\usepackage{amsmath,%amsfonts,
amssymb}
\usepackage{%
ltablex,
caption,
makecell,
hhline,
booktabs,
threeparttablex,
tabularx,
rotating,
}
\usepackage{xcolor, colortbl}% <----------------------- \definecolor{harvardcrimson}{rgb}{0.79,0.0,0.09} % \definecolor{white}{rgb}{1,1,1} \title[The gender effects of overeducation]{The gender effects of overeducation} \author[Giulia ]{Giulia } \date[13]{July 13, 2018} \institute[Università di Bologna]{Alma Mater Studiorum - Università di Bologna} %\logo{\includegraphics[width=16mm]{bolo.jpg}} \logo{\includegraphics[width=16mm]{LogoUniBO.jpg}} \usetheme{Dresden} \usecolortheme{orchid} \setbeamercolor*{frame}{fg=white} \setbeamercolor*{framesubtitle}{fg=white} \setbeamercolor*{structure}{fg=harvardcrimson} \useoutertheme[left]{sidebar} \setbeamercovered{dynamic} \theoremstyle{definition} \newtheorem{definizione}{Definition} \theoremstyle{plain} \newtheorem{teorema}{Theorem} \expandafter\def\expandafter\insertshorttitle\expandafter{% \insertshorttitle\hfill% \insertframenumber\,/\,\inserttotalframenumber} %to put the page numbering \def\sym#1{\ensuremath{^{#1}}}% Spostato qui e ridefinito \makeatletter % Sidebar \setbeamersize{sidebar width \beamer@sidebarside=\beamer@sidebarwidth} \setbeamertemplate{sidebar \beamer@sidebarside} { \beamer@tempdim=\beamer@sidebarwidth% \advance\beamer@tempdim by -6pt% \insertverticalnavigation{\beamer@sidebarwidth}% \vfill \ifx\beamer@sidebarside\beamer@lefttext% \else% \usebeamercolor{normal text}% \llap{\usebeamertemplate***{navigation symbols}\hskip0.1cm}% \vskip2pt% \fi% }% % \ifx\beamer@sidebarside\beamer@lefttext% % \defbeamertemplate*{sidebar right}{sidebar theme} % {% % \vfill% % \llap{\usebeamertemplate***{navigation symbols}\hskip0.1cm}% % \vskip2pt} % \fi \makeatother \begin{document} \begin{frame}[plain] \maketitle \end{frame} \setbeamertemplate{section in toc}{\inserttocsection} \setbeamertemplate{section in toc}[ball unnumbered] \begin{frame} \frametitle{Contents} \tableofcontents \end{frame} \section{Introduction} \begin{frame}{Introduction} \framesubtitle{What is `Overeducation'?} \begin{center} %\includegraphics[width=.7\textwidth]{puck.jpg} Figura puck.jpg \end{center} \alert{Overeducation} describes the extent to which individuals own a level of education in excess of that which is required for their particular job. \end{frame} \begin{frame} \frametitle{Introduction} \framesubtitle{`Overeducation' causes and effects} \begin{quote} <> (Ferrante, 2009)
\pause
\end{quote}
\alert{Overeducation} may have adverse effects
\pause
\begin{enumerate}[<+->]
\item On the society
\item On firms
\item On individuals
\end{enumerate}
\end{frame}\section{The Italian case}
\begin{frame}
\frametitle{The Italian case}
Proportion of people aged 25-64 with a university degree:
\begin{itemize}
\item Italy: 15\%
\item EU average: 27\%
\end{itemize}
%\begin{figure}
Proportion of overeducated people 5 years after the attainment of the degree:
%\includegraphics[width=0.8\textwidth]{graphiitaly.png}
%\end{figure}
\end{frame}\section{The goals of this project}
\begin{frame}
\frametitle{The goals of this project}
\begin{itemize}\itemsep8pt
\item Understand the main determinants of the phenomenon and depict the identikit of the overeducated worker
\item Detect whether a link between overeducation and the GPG exists
\item Check if the theory of compensating wage differential is supported by data
\end{itemize}
\end{frame}\begin{frame}
\section{Data and method}
\frametitle{Data and methods}
\begin{itemize}
\item ISTAT data (`University graduates vocational integration' 2015 database)
\item Probit analysis:
\begin{itemize}
\item Dependent variable: probability to be overeducated
\item Independent variables: set of controls comprehending educational experience, access to the labor market, job search and family situation.
\end{itemize}
\item Mincer wage equation and detailed Oaxaca Blinder decomposition
\item 2SLS method employing an exogenous instrument
\end{itemize}
\end{frame}
\section{The identikit of the overeducated worker}\begin{frame}
\frametitle{The identikit of the overeducated worker}
Main determinants of overeducation:
\footnotesize{
\begin{itemize}
\item Sex
\item Choice of the high school
\item Degree field
\item Having attended a mobility program
\item Age at the degree attainment
\item Degree grade
\item Type of contract (permanent vs fixed term)
\item Working in the private sector
\item Further educational qualification after the degree
\item Job tenure
\item Period between the attainment of the degree and the first job
\end{itemize}
}
\end{frame}\section{Overeducation and the GPG}
\begin{frame}{Overeducation and the GPG}
Mincer wage equation:
\begin{equation*}
ln{W_i}={{X_i}^{'}}\beta+\gamma{Overeducation}+\epsilon_i
\end{equation*}Oaxaca-Blinder decomposition:
%\resizebox{\textwidth}{!}{
\begin{align*}
\overline{{ln{W_m}}^m} – \overline{{ln{W_f}}^m}&=({{{\overline{X_M}}^{m'}}-{{\overline{X_F}}^{m'}}}){{\hat{\beta}_{F}}^m}\\
&+ ({{\overline{X_F}}^{m'}{{{\hat{\beta}_{M}}^m}-{{\hat{\beta}_{F}}^m}}})\\
&+({{{\overline{X_M}}^{m'}} – {{\overline{X_F}}^{m'}})({{{\hat{\beta}_{M}}^m}-{{\hat{\beta}_{F}}^m}}})
\end{align*}
%}
\end{frame}\begin{frame}{Overeducation and the GPG}
%\begin{table}
\centering
%\scalebox{0.9}{
%\resizebox{\textwidth}{!}{
%{
\begin{tabular}{lcc}
\toprule
& \multicolumn{1}{c}{Overeducated}
& \multicolumn{1}{c}{Properly} \\
& \multicolumn1c{ sample}
& \multicolumn1c{educated sample}\\
\midrule
\textit{Differential} & \\[0.25ex]
${\overline{ln{W_m}}}$ & 2.0751\sym{***} & 2.2239\sym{***} \\[0.25ex]
${\overline{ln{W_f}}}$ & 2.0295\sym{***} & 2.1915\sym{***}
\\[0.25ex]
Difference & 0.0456 & 0.0324\sym{***} \\
\textit{Decomposition} & \\[0.25ex]
Endowments & -0.0449 & 0.0158\sym{*} \\[0.25ex]
Coefficients & 0.0599 & 0.0398\sym{***} \\[0.25ex]
Interaction & 0.0307 & -0.0232\sym{*} \\[0.25ex]Observations & 917 & 9314 \\
\midrule
\multicolumn{3}{l}{\centering\footnotesize \sym{*} \(p<0.05\), \sym{**} \(p<0.01\), \sym{***} \(p<0.001\)}\\
\bottomrule
\end{tabular}
%}
%}
%}
%\end{table}
\end{frame}\section{The theory of compensating wage differential}
\begin{frame}{The theory of wage differential}
\end{frame}\section{Conclusions}
\begin{frame}{Conclusions}
\end{frame}\end{document}`
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Inoltre essendo una matrice diagonale pensa se per caso nel tuo caso non sia meglio renderla con una sola riga che contiene solo la diagonale; in molte guide (compresa Saper comunicare, scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito, è contenuta un lunga lista di simboli matematici (specialmente pensati con le N=norme ISO per la matematica delle grandezze)).
Non ti dico di fare così; ti indico solo un’altra possibilità e sta a te se vuoi renderla con la matrice quadrata (che contiene n(n-1) zeri) oppure se preferisci usare una sola riga, ma usando un comando non standard per scrivere diag.
17 Giugno 2018 alle 5:23 in risposta a: Teoremi senza numerazione, ma con testo, dopo “Teorema” #71928::
Perché riscoprire quanto già fatto da altri?
il pacchetto amsmath (eventualmente anche amsthm, se lo si volesse usare per personalizzare ulteriormente i teoremi) fornisce il comando \tag{…} e il comando \notag per togliere l’etichetta dai teoremi o dalle singole equazioni normalmente numerate) fa esattamente quello che si desidera, cioè individuazione di un teorema con un nome e non con un numero. Basta leggere la documentazione di amsmath (terminale: comando texdoc amsmath: premere il tasto Invio: leggere) per vedere come lo si usa. Tuttavia merita sottolineare che a suo tempo l’ho sperimentato e ho notato che l’equazione successiva non è numerata col numero successivo all’ultima equazione numerata ma con un numero che tiene conto anche dell’equazione etichettata con il nome; questo significa che nonostante l’uso del tag con una stringa specifica per sostituire il numero, il contatore delle equazioni viene incrementato lo stesso, ed è solo il numero che viene sostituito con la stringa specificata. Ci sono molti motivi per questo comportamenti, uno dei quali è che deve continuare a funzionare anche il comando \pageref il quale è collegato ad un numero e non ad una stringa.Complicato? non direi, anzi, molto più semplice che non cercare di definire un ambiente “theorem” apposta per i teoremi nominati invece che per i teoremi numerati.
D’altra parte usando il pacchetto amsthm il comando \newtheorem viene ridefinito con la variante asteriscata che consente di attribuire un nome al teorema/lemma/congettura/ eccetera senza numerarlo ma attribuendogli il nome prescelto; vedi la pagina 3 della documentazione di questo pacchetto (sempre da terminale: texdoc amsthm).
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@Benny, sei padrone di fare cme vuoi, ma numerare le tabelle con lettere amisucole non mi sembra una buona idea.Inoltre: \appendix non fa niente di strano; semplicemente sostituisce al nome Capitolo il nome Appendce; e cambia il modo di numerare i capitoli da numerico a letterale maiuscolo.
\mainmatter non fa nulla di particolare, salvo reimpostare la numerazione delle pagine al valore uno e cambiare il modo di nummerare le pagine da romano minuscolo a numerico
\backmatter invece toglie la numerazione ai capitoli anche se sono introdotti con il comando \chapter oltre che con \chapter*; non tocca la numerazione delle pagine che quindi prosegue la numerazione che si aveva nella main matter; però manda nell’indice tutti i sezionamenti anche se non sono numerati, purché NON siano stati qualificati con i comandi asteriscati.
La classe book non definisce \counterwithin e \counterwithout e per usare questi comandi bisogna caricare il pacchetto chngcntr (come sta scritto nella pagina73 della guida che ti ho indicato); ci sono però altre classi che contengono già quelle definizioni, come per esempio la classe memoir. è evidente che senza sapere che classe usavi non potevo fare altro che dirti come modificare la numerazione delle tabelle e delle figure, ma ti ho indicato la guida perché tu potessi vedere da solo quale pacchetto usare in relazione alla tua classe.
Capisco che ci sono infinite sottigliezze nella composizione tipografica con un programma quasi completamente automatico, basato solo sul mark up del testo da comporre; altri tipi di mark up, come html o xml, sono molto più complessi e meno user friendly di LaTeX. Bisogna avere pazienza e documentarsi; ecco perché questo sito contiene la sezione Documentazione; non c’è tutto lo scibile su LaTeX, ma c’è molto. Prendi l’abitudine di documentarti; io stesso che uso LaTeX da più di 30 anni ho sempre la documentazione a portata di mouse visto che è tutta installata già sul disco fisso quando si installa TeXLive, e l’altra si trova nella sezione di questo sito.
Non ti preoccupare, in ogni caso; ci siamo passati tutti…
PS: Leggo su LaTeX News che con la versione 2018 di TeXLive che i comandi \counterwithin e \counterwithout sono stati integrati nel nucleo di LaTeX e che quindi non è più necessario caricare il pacchetto chngcntr. Se a te il compilatore segnala che \counterwithout è un comando sconosciuto, evidentemente devi caricare quel pacchetto, ma indica anche che la tua installazione del sistema TeX non è aggiornata. Può darsi che tu stia usando MiKTeX, nel qual caso ricordati che MiKTeX viene aggiornata in ritardo rispetto a TeXLive; inoltre noi non solo consigliamo di installare TeXLive, ma raccomandiamo di tenere l’installazione sempre aggiornata mediante il TL Manager o altre interfacce grafiche. Io aggiorno ogni 7–10 giorni e ogni volta ci sono mediamente ona quarantina di pacchetti aggiornati e una mezza dozzina di pacchetti nuovo; questa cosa la dice lunga sulla necessità di mantenere la propria installazione aggiornata.
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Ciao @Benny e benvenuto nel forum.Per darti una risposta precisa serabe indispensabile sapre che classe usi, pperché a seconda dei casi si può aggiustare il tuo problema in un modo oppure in un altro.
Allora:
1) se di appendici ce n’è una sola non merita numerarla. Tuttavia se vi fai riferimento con \label e \ref sarebbe meglio se fosse “numerata”. sia pure con un contatore delle appendici che appare stampato con lettere maiuscole invece che con cifre come i capitoli.2) se decidi per la numerazione metti il aocmando appendix subito prima del \chapter cha la introduce, e metti sia \appendix sia tutta l’appendice alla fine della main matter; in questo modo risolvi anche l’altro problema.
3) se invece non la numeri usi sempre \appendix e il\chooater dell’appendice con tutto ilsuo testo al seguito all’inizio della back matter, ma per avere la numerazione giusta devi usare anche la “dichiarazione” \counterwithout{figure}{chapter} e \counterwithouth{table}{chapter}; questo dovrebbe sistemare la questione della numerazione di tabelle e figure; in modo meno automatico ti basterebbe invece dichiarare dopo \appendix e prima di \chapter queste impostazioni: \setcounter{figure}{0} e \setcounter{table}{0}
Tutte queste cose sono spiegate in modo più o meno chiaro nel manuale di LaTeX, la cui traduzione e il cui commento sono scaricabili dalla sezione Documentazione di questo sito con il file Il LaTeX Reference Manual commentato
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Il messaggio d’errore va letto: dice che \documentclass è un comaando “ignoto”; dunque non stai comaponendo con un programma basato su LaTeX; magari per sbaglio hai cliccato su pdfTeX invece che su pdfLaTeX.D’altra parte la prima schermata, quelle delle preferenze diventa comprensibilissima se tu avessi letto l’Aiuto di TeXWorks; nel riquadro di sotto devi cliccare sul + per aggiungere una nuova voce all’elenco; ti si apre una finestra dove ci scrivi quel che ti pare, in particolare, prima di fare questa operazione, vai a vedere come è definito pdfLaTeX; vedrai che nella finestra Programma c”è scritto pdflatex.exe e nella finestra Argomenti c’è un breve elenco: $synctexoption poi $fullname; Bene definisci una nuova voce, per esempio pdfLaTeX-SE nella finestra di dialogo che si pare nella finestra programma ci scrivi al stessa cosa, pdflatex.exe; nella finestra Argomenti ci scrivi prima -shell-escape e nelle due righe sotto aggiungi le stesse opzioni indicate sopra con i nomi $sinctexoption e $fullname. Salvi; eventualmente usando le frecce in su o in giù sposti il nuovo motore immediatamente sotto alla voce pdfLaTeX. -SE indica che vuoi usare l’opzione per lo Shell Escape.
Se invece vuoi usare davvero il formato dvi, al posto dell’opzione -shell-escape devi mettere un’altra opzione, ma cercatela tu nela documentazione di TeXLive. Io non la uso mai; se prorpio ho bisogno del DVI, metto \pdfoutput=0 come ho scritto nel primo messaggio e che Gustavo giustamente mi ha corretto. Se usi questo metodo, non devi modificare nulla nelle preferenze.
Però il vantaggio di produrre direttamente il file pdf con TeXworks abilitato allo shell escape durante la lavorazione del documento è tale che io non vi rinuncerei per tutto l’oro del mondo. Quindi pensaci bene: la scelta è tua.
Detto questo ti voglio mettere in guardia su una cosa; la sequenza di formati tex –>dvi –> ps –> pdf va bene ma ha un difettuccio che ti vado a descrivere fra poco; se segui la sequenza tex –> dvi –> pdf (usando il programma dvipdfmx, invece di dvips e poi ps2pdf) perdi la compatibilità con le norme ISO per l’archiviabilità; se la tua università richiede per la tesi un formato PDF archiviabile, quella strada è off limits.
Se invece usi la terza procedura usando il pacchetto pdftricks non incontri questo inconveniente.
Al contrario, se non stai scrivendo una tesi ma stai predisponendo un file per stampare qualcosa per una tipografia o una casa editircehai diverse scelte: segui la procedura 1 senza l’ultima trasformazione in formato pdf. Otterrai un file immenso, ma farai contenta la casa editrice o la stamperia; oppure comunichi alla casa editrice o alla stamperia che il formato ps non è conforme alle norme ISO per i documenti stampabili e quindi si adeguino loro; per essere gentile puoi sempre dire che possono prendere il tuo file pdf e pensarci lro a trasformarlo in file ps, perché a quel punto sono affari loro quelli di usare un formato fuori norma. Insomma o ti sacrifichi tu a produrre un file PS, o si sacrificano loro a trasformare il file PDF in file PS… oppure cambi stamperia e/o casa editrice 😯
::letteracdp” post=113687Svista comprensibilissima, ma potenzialmente esiziale per un lettore alle prime armi: per ottenere l’uscita in formato DVI, [tt]\pdfoutput[/tt] deve essere impostato a zero (o a un numero minore o uguale a zero), non a uno (o a un numero maggiore o uguale a uno)… 🙂
Grazie Gustavo, stavo scrivendo 0 e non ho idea del perché ho scritto 1. Sto perdendo colpi.
Scusatemi per favore.
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