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Ciao Claudio e buon anno anche a te.Il contenuto della tabella è quello che è e non è da toccare, ma visto che usi il pacchetto array, usano la funzionalità che ti permette di definire nuovi tipi di colonne; in questo modo riesci a semplificare moltissimo la riga “modello” evitando di dimenticare qualche \hspace, o di saltare qualche colonna.
Per tabelle complesse, e con colonne ripetitive che richiedono qualche modifica rispetto ale colonne standard, l’uso di nuovi tipi (\newcolumntype) ha la stessa valenza delle macro che ciascuno di noi si definisce per comporre altre cose: definire una “marco-colonna” che contenga le impostazioni da non ripetere più nella descrizione della tabella. Se ben ricordo, ogni nuovo tipo di colonna pù contenere altri tipi non standard e in particolare ne può contenere più di uno.
Quindi la tua tabella può contenere quattro tipi di colonne spaziate di 5mm, ognuna dele quali contiene tre tipi di colonne spaziate di 1mm. Provaci, vedrai che, anche se il grosso copro della tabella non diminuisce di un solo file, la riga modello diventa molto più semplice; Ricordati di usare anche il descrittore * (standard di LaTeX) che ti permette di replicare lo stesso tipo di colonna e di spaziature quante volte vuoi.Hai provato a scrivere anche la formula generale per produrre quelle terne? La tabella le esemplifica sollevando il lettore dai calcoli, ma la formula generale permette di estenderla ad libitum.
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Mi spiace De Pieri che quanto ti ho scritto ti abbia offeso.Nel dire leggere, intendevo davvero “leggere e capire quanto si legge”; questo potrebbe suonarti ancora più offensivo, ma non ho nessuna intenzione di offenderti; è solo una raccomandazione. Anche a me capita di leggere e credire di capire quanto ho letto, per poi scoprire di non avere capito niente. Nella fattispecie:
1) io non ho scritto nessuna delle guide che hai scaricato; ti segnalo che hai scaricato due volte ArteLaTeX e LaTeXimpaziente; ti segnalo anche che a parte queste due guide, le altre, secondo me, sono meno affidabili; tuttavia come avrai imparato componendo testi sia con i word processor sia con LaTeX, è tremendamente facile commettere errori nello scrivere, e mancando di revisori editoriali, le documentazioni on line contengono sempre qualche errore; vanno quindi lette con molto spirito critico; per fortuna con LaTeX, essendoci la possibilità di sperimentare e verificare sul campo che le cose siano esatte o sbagliate, è facile rendersi conto degli errori.
2) quello che mi ha preoccupato nel tuo messaggio è che non sembra che tu abbia chiare le funzioni di quel che si scrive nel preambolo e quello che si usa nel corpo del testo; forse non ti è chiaro nemmeno il fatto che certe cose, certe modifiche al testo sorgente, diventano efficaci solo dopo almeno due compilazioni. Spero di sbagliarmi, ma nel segnalartelo non voglio offenderti; vorrei solo che ti fosse chiaro che “LaTeX non è Word” (frase presente in ArteLaTeX) e che il suo funzionamento è diverso da qualsiasi word processor.Non scoraggiarti e prendi sempre quanto ti si dice sul forum con un pizzico di ironia e sempre con beneficio di inventario; nessuno di noi è infallibile, ma per quanto posso dire dopo più di 10 anni di frequentazione di questo forum, nessuno di noi vuole essere maleducato.
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De Pieri, \newtheorem con o senza asterisco, non è un comando da usare nel corpo del documento, ma è un comando per definire un ambiente di tipo “teorema” che, quando successivamente verrà usato nel testo permetterà di comporre l’enunciato nella forma richiesta.Vedo che leggi le altre discussioni in questo forum, ma non scarichi (e di conseguenze non leggi) la documentazione contenuta nella sezione Documentazione di questo sito. Avrai certamente notato che sotto il banner su sfondo verde del sito c’è una fascia nera contenente in bianco dei nomi, uno dei quali è Documentazione; clicca su quel nome e trovi tutto quello che ti serve; hai solo l’imbarazzo della scelta.
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Ci sono molti modi per un comando per essere errato.O ci mostri un esempio minimo compilabile dove si presenta l’errore che dici di continuare a ricevere, oppure è impossibile dire che cosa c’è che non va.
Fra le guide tematiche ce ne è una che parla di come predisporre un esempio minimo compilabile.
Ti riassumo le regole in poche righe.
1) Un esempio minimo compilabile comincia con la riga \documentclass e finisce con la riga \end{document}
2) Il preambolo (da \documentclass a \begin{document} contiene il minimo numero di pacchetti indispensabili per replicare il problema.
3) il copro del documento contiene il minimo indispensabile per riprodurre il problema
4) Se l’esempio minimo compilabile non riproduce il problema, non serve a niente.
5) Si possono sostituire tutte le informazioni sensibili (nomi propri, nomi di istituzioni, eccetera) con nomi di fantasia; molto usati sono Paolino Paperino, Michele Topolino, Pippo Cane, e simili, oltre ai soliti Tizio, Caio e Sempronio.
6) Il testo può essere sostituito da parole a caso; per questo scopo sono utili il pacchetto lipsum (che genera capoversi in pseudo-latino) e kantlipsum (che genera capoversi più o meno incomprensibili, ma fatti di parole inglesi vere)
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@DePieri, le tue domando sono quelle tipiche di chi usa LaTeX senza avere letto nessuna guida.
Quello che tu chiedi è descritto in ogni guida; ti segnalo LaTeX per l’impaziente, L’Arte di Scrivere con LaTeX e Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX, tutte scaricabili dalla sezione Documentazione di questo Forum. Te le ho elencate nell’ordine di complessità, e quindi nell’ordine di numero di pagine crescente. Ma tutte sono dotate di indice generale e di uno o più indici analitici, quindi come testi di consultazione non li devi leggere completamente, ma, aiutandoti con gli indici, vai a leggere solo le parti per le quali hai bisogno di trovare spiegazioni.Nella fattispecie per usare il comando \includegraphics devi avere caricato il pacchetto graphicx.
Non sia che cosa voglia dire “caricare un pacchetto”? Se fosse vero, ti direi che hai bisogno urgente di capire che cosa è LaTeX e quindi che hai bisogno urgente di leggere una guida. Spero vivamente che non sia vero…
Leggendo le guide impari e non perdi tempo, ma ne guadagni un mucchio, perché diventi capce di risolvere i problemi più semplici da solo, senza aspettare che qualcuno ti risponda sul forum.
Se invece continui a chiedere cose che sono descritte in qualsiasi guida, prima o poi non riceverai nessuna risposta alle tue domande. Fa parte della netiquette che hai certamente letto nella pagina con la quale ti sei iscritto a questo forum. Per la netiquette (educazione in rete) di questo forum prima di porre una domanda devi aver consultato al documentazione.
Perché mai alcuni di noi dovrebbero aver consumato il loro tempo a scrivere documentazione, se non viene letta?
::De Pieri” post=112514Salve,
ho da poco installato texmaker, texworks e texstudio (che sono simili ovviamente), ma non ho ancora capito come si fa a vedere un file tex come viene fuori una volta stampato nella realtà.
Con ubuntu bastava scrivere nel prompt dei comandi “pdflatex” e il nome del file, mentre con windows 10 e questi programmi non so come fare. qualcuno potrebbe aiutarmi cortesemente?
grazie milleCon Win10, invece, si può fare nello stesso modo; si apre il prompt dei comand e ci si scrive dentro pdflatex e il nome del file. Nel senso che sia con Ubuntu, sia con Win10 questa operazione compila il file sorgente tex e ne ricava il file composto in formato pdf; poi da prompt dei comandi devi dare un altro comando per vedere il file composto; su ubuntu potrebbe essere il programam okular, su Win10 potrebbe essere Adobe Reader, ma il tutto è molto più comodo da fare in gli editor che hai elencato
Usando gli smart editor, che sono attrezzati per lavorare con LaTeX, ti basta cliccare un’opportuna icona o seleziona re una voce di menu e hai non solo la compilazione ma anche l’apertura del finestra che ti mostra il file pdf composto:
1) con texwoks balsta cliccare il pulsante verde in alto a sinistra; se va tutto bene vedi subito nella finestra accanto il file ocmposto; se la compilazione va male, il pulsante vede diventa rosso e devi leggare la finestra in basso per scoprire i messaggi d’errore e provvedere in merito.
2)texmake e texstudio (di cui il secondo è un fork del primo) puoi cliccare l’icona build (che dovrebbe essere la freccia verdi che ti ha indicato @claudio), ma io preferisco usare la voce di menù pdflatex che si trova nel menù a tendina che si apre cliccando la voce della barra principale Compose (in italiano non so che cosa ci sia scritto, ma certamente una cosa simile).
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C’è poco da spiegare, perché tutto il codice è basato su linguaggio LaTeX spegato sia nella guda originale di Lamport, sia nella traduzione commentata che compare fra le guide tematiche.Il comando \blob è definito tramite l’uso del comando \rule che crea un rettangolo, nella fattispecie nero, ma ptresti specificare un colore diverso.
I comandi \rblob e \lblob serono per scrivere il numero della pagina a destra (r: right) o a sinistra (l: left) con il relativo blob messo in poaisizione tramite il comando \put dell’ambiente picture, standfard di LaTeX. Il fatto chele dimensioni della figure (picture) siano specificate in 0,0 serve per far credere che la figura abbia dimensioni nulle
Il \newcounter line serve per contenere il numero della “riga” corrispondente alla linea della pagina dove si vuole mettere l’unghia.
Il successivo comando \secname serve er diversi scopi; serve per produrre una voce nel “sommario esemplificato e descritto nella pagina precedente della documentazione di fancyhdr e serve per incrementare il valore del contatore line in modo che ad ogni voce di sezione il rettangolo nero appaia nella posizione voluta, cioè allineato con la prima (o unica) riga della voce.
Il comando \overview è il comando con cui l’autore di fancyhdr crea il suo sommario.
Suppongo che a te non serva assolutamente né \overview, né \secdef, ma tutto il resto ti può servire adattato alle tue necessità.
Ovviamente invece di un blob rettangolare puoi definire una forma diversa tramite i potenti comandi dell’estensione pict2e all’ambiente picture (standard di LaTeX); su un blob scuro puoi scrivere qualcosa in bianco. O, viceversa, su u blob chiaro o formato solo dal suo contorno, puoi scrivere qualcosa in un colore scuro.
Insomma, hai solo l’imbarazzo della scelta e il piacere di sbizzarrirti con la tua conoscenza di LaTeX per ottenere gli effetti speciali che vuoi ottenere. Ovviamente, per sbizzarrirti con cose non preconfezionate, devi usare la testa e la tua abilità creativa.
Forse ho letto male i tuoi messaggi, ma a parte il fatto che vuoi imitare le unghie presenti nei dizionari, non hai detto se vuoi scrivere qualcosa, se vuoi una forma diversa dal rettangolo, se la posizione dell’unghia deve variare al variare del numero di capitolo o si paragrafo, o di sottoparagrafo, o semplicemente di parte; non hi specificato se ti bast che sul taglio esterna della pagina ti basta vedere solo il taglio un po’ più grigio, oppure se conti di incidere le pagine come nei dizionari o nei messali.
In sostanza, se qualcuno volesse fornirti una possibile soluzione al tuo problema, non saprebbe cosa proporti.
Personalmente io no ti proporrei niente, perché ritengo che al livello del linguaggio standard di LaTeX nessuno dovrebbe farlo (forse sbaglio, ma questo è quello che penso); la soluzione potrebbe essere lecita se fosse necessario ricorrere a comandi NON facenti parte del linguaggio standard, oppure se fosse necessario ricorrere al linguaggio nativo di TeX (e quindi se fosse necessaria una buona conoscenza del TeXbook) oppure se fosse necessario ricorrere al linguaggio Lua.Non hai mai usato l’ambiente picture? Questa è la buona occasione per cominciare, ma devi per forza studiare quella decina di pagine che compaiono nella guida di Lamport o nella guida tematica che ti ho indicato;e devi impratichirti con qualche esercizio prima di sentirti padrone di picture; d’altra parte picture è enormemente più semplice da usare rispetto a tikzpicture, e giochetti come questo delle unghie con picture si fanno molto semplicemente, come d’altra parte, in un contesto diverso, l’esempio di fancyhdr dimostra chiaramente.
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Non escludo che esportando un file composto con Word10, questo possa risultare conforme alle norme ISO sull’archiviabilità.
A me non è mai riuscito. Del resto se si deve convertire qualcosa “comunque ottenuto” in un file archiviabile;, se non sono presenti altri elementi di non conformità, potrebbe diventare archiviabile usando la tecnica del “pdfpages” descritto nella guida che @robitex ti ha indicato.Verificare con VeraPDF e/o con Adobe Acrobat Pro XI (o versioni successive) dà una certa garanzia che il file soddisfi le specifiche delle norme ISO.
Al contrario, non so per quale ente tu debba inoltrare il tuo documento in forma compatibile con le norme PDF/A, ma ci sono molte probabilità che l’ente non abbia la più vaga idea di che cosa prescrivano le norme; quindi si accontentano di aprire il file con Adobe Reader che, se il file contiene dei metadati che citano le norme PDF/A, espone un warning nel quale si dice che il file è stato aperto in modo read-only perché il file sostiene di essere PDF/A compatibile. Il fatto che il file sostenga di essere archiviabile secondo le norme non vuol dire che lo sia davvero; Il warning del Reader è solo un avviso per il lettore, non è una dichiarazione di conformità. Tuttavia molti enti che si proclamano all’avanguardia in questo campo non hanno mai letto le norme.
Ulteriore contrario: è possibile eseguire la verifica di conformità in rete. A me non è mai successo che un file dichiarato conforme da Adobe Acrobat Pro, passasse le verifiche di conformità eseguite in rete. Siccome io mi fido più di Adobe, perché alcuni membri del suo personale tecnico fanno parte del Working Team che decreta el norme ISO. mi sono fatto l’idea che i servizi di verifica gratuiti in rete (messi a disposizione da aziende che producono software professionali di elaborazione dei file PDF) siano dei metodi per convincere gli utenti che se non comprano il loro software non riusciranno mai a produrre file archiviabili secondo le norme. Può darsi che la mia idea sia totalmente errata; ma secondo il proverbio a pensar male non si sbaglia quasi mai…
Buona fortuna
30 Dicembre 2017 alle 16:45 in risposta a: Rotazione Tabelle “a tutta pagina” con sidewaystable #71615::
Se avessi letto i messaggi precedenti al tuo avresti letto che la rotazione deve essere sempre fatta in senso antiorario in dipendentemente dal fatto si tratti di una pagina destra o sinistra; questo è quello che chiede la buona tipografia italiana (oltre alle norme UNI, ma chi rispetta le norme, queste illustri sconosciute? 🙁 ).Se decidi di fare diversamente, sempre seguendo quanto scritto nei messaggi precedenti, leggi la documentazione del pacchetto rotating.
Non c’entra niente con il tuo quesito, ma noto che carichi latexsym insieme a amssymb; Ogni guida su LaTeX dice espressamente di NON fare una cosa del genere.
Non solo, ma ogni guida consiglia oggi di usare la codifica di ingresso utf8; per te, che usi latin1, è troppo tardi, e sares ti costretto a cambiare molte lettere accentate nei tui file sorgente. QUindi lascia perdere ogni modifica in questo tuo documento; ma per il futuro non usare più latin1.
Vedo che carichi xypic e diversi moduli di PSTricks; mmmmm… spero che tu sappia a quali inconvenienti vai incontro con il passaggio attraverso il formati PS per il tuo documento. Non è vietato farlo, ma oggi si usano più spesso il pacchetti TikZ e pgfplots che non richiedono il passaggio attraverso il formato PS.
Vedo anche che usi il pacchetto float e usi il suo codice di posiione [H] (che non serve dentro sidewaystable) ma ogni guida dice sempre di usare il pacchetto float per fare il suo “main business”, cioè definire nuovi oggetti flottanti, ma di NON usare mai il codice [H], che serve solo per imitare la cattiva gestione delle tabelle eseguite dai comuni word processor.
Scusami se ti ho segnalato questi errori; ti invito invece a scegliere fra le guide da scaricare gratuitamente dalla sezione documentazione di questo forum quella che più ti aggrada e di leggertela non dalla prima pagina all’ultima, ma andando per argomenti; sfruttane oltre agli indici generali, anche gli indici analitici; vedrai che ti troverai meglio con una buna base teorica intervallata con l’esperienza del comporre per davvero quello che vuoi scrivere.
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GianPaolo aka Kilroy,
il tuo problema è legato a qualcosa che succede nella routine di output; è la routine che dovrebbe produrre la bozza non divisa in pagine e poi provvede allo ship out di ciascuna pagina finita. È una routine complicatissima e per quanto l’abbia studiata, ho delle difficoltà a percepire tutti i fini dettagli previsti per queste operazioni da chi ha scritto LaTeX.Ecco alcune impressioni;
1) vedo che alla fine del 2017 stai ancora usando TeXLive 2016. Non è escluso che se aggiornassi il problema potrebbe sparire da solo. Suppongo che tu sappia come fare; Scaricare l’ISO dai ling che si trovano nel sito di TUG; montala come se fosse un disco (possibile se ha una versione di Windows abbastanza recente, direi da Win7 in poi, altrimenti ti occorre un eseguibile da scaricare, installare, e usare per montare l’ISO come se fosse un disco); eseguire l’installazione con l’apposita procedura bata per Windows (probabilmente devi anestetizzare l’antivirus durante questa operazione); ma poi devi subito lanciare il tlmgr.exe sia per aggiornarlo, sia per aggiornare tutti i pacchetti, perché dall’inizio di giugno ad oggi sono stati aggiornati centinaia di pacchetti e decine di programmi.2) Se l’aggiornamento non producesse nessun effetto, allora potresti provare ad allegare solo il file SVbook.ind (molto più piccolo dell’intero libro) in modo che si possa vedere se c’è qualche riga troncata, in ogni caso in modo da poterlo testare. Meglio ancora se allegassi il file SVbook.idx, un po’ più grande dell’altro, ma con makeidx potremmo trasformarlo in ind e vedere se anche a noi altri frequentatori del forum succede la stessa cosa.
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Perché col nuovo calcolatore ma con gli stessi programmi dovresti ottenere risultati diversi?Controla i file .log dei file che ricomponi e guarda nelle prime righe se la data è stata aggiornata. Se lo è, e penso che lo sia, è quello che dovresti ottenere.
I warning sono noiosi, certamente, ma sono solo warning. Se li vuoi ridurre e possibilmente eliminare tutti, leggi il messaggio dei warning e controlla quello che ti viene segnalato; per esempio gli overfull box o gli underfull box; i primi indicano righe che sforano; i secondi segnalano righe con un allargamento eccessivo dello spazio interparola. In entrambi i casi generalmente elimini ciascun warning se riformuli il testo.
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Ubuntu o non Ubuntu tutto dipende dalla tastiera che hai. Se hai una tastiera italiana l’apice o virgoletta diritta si fa, credo, con la maiuscola del 2. Non ne sono sicuro, perché non ho una tastiera italiana (secondo me sempre sconsigliabile per programmare, quindi anche per usare LaTeX; naturalmente uno deve fare di necessità virtu, quindi usa la tastiera che può).Il codice ASCII dell’apice diritto è
; I font codificati a 7 bit (come il semplice Computer Modern codificato OT1) non contengono altro, quindi usano lo stesso segno sia per l’apostrofo, sia per la virgoletta alta aperta. Se usi il pacchetto textcomp e i font CMR il comando \textquotesingle porta al carattere
Ma se usi font opentype è il carattere U+2019 (2019 è in esadecimale) che rappresenta la virgoletta alta destra semplice.
Invece in matematica il segno ‘
diventa il \prime e ripetuto [tt]’ ‘[/tt] diventa il doppio apice. Se con Ubuntu puoi usare combinazioni di tasti particolari epr quel programma per ottenre segni diversi da quelli indicati sui tasti della tua tastiera, questo dipende da Ubuntu, non da LaTeX, il quel interpreta i codici che riceve in input secondo la dichiarazione specificata con l’opzione passata a inputenc e produce il segno testuale corrispondente alla codifica specificata con l’opzione passata a fontenc mentre in matematica si comporta come le varie codifiche OT!, per gli operatori, OML per i simboli letterali, OMS per i simboli non letterali, OMX per i simboli di grandezza variabile e secondo le macro che ogni segno, in base alla sua categoria matematica è programmato a fare.
Cone LuaLaTeX e XeLaTeX e i font OpenType non ci sono alternative nel senso che sia l’input sia l’output devono essere codificatI UTF-8 e non bisogna nemmeno specificare i pacchetti inputenc e fontenc.Quindi vedi, è difficile rispondere alla tua domanda, senza disporre dei tuoi stessi mezzi, macchina, tastiera, sistema operativo, editor, eccetera. Purtroppo io non ne dispongo. Forse potrà risponderti qualcuno che ne dispone.
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Se guardi bene nell’ultima espressione hai usato virgoletta alta semplice invece dell’apostrofo (virgoletta alta dritta).Con i font di questo forum sono difficili da distinguere, ma la ‘apostrofo vero è così ‘, mentre la virgoletta alta aperta è così ’.
Noti la diversa inclinazione?Ecco, quello è il significato del warning.
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Non so come tu faccia ad usare natbib senza usare anche il database bibliografico in formato bib.Dato e non concesso che tu davvero usi solo l’ambiente thebibliography, per fare quello che vuoi devi separare i siti dai testi in due ambienti distinti; uno stmaprlo comae sempre e l’altro stamaprlo dopo vargli premesso un comando`\renewcommand\refname{Sitografia}`Può darsi che, a seconda della classe che usi, il comando da ridefineire non sia \refname ma \bibname. Se non funziona col primo, prova il seocndo.
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