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Samiel, non ha nemmeno senso scriversi sopra che si tratta di un’appendice; sarebbe come se un capitolo realizzato con \chapter* avesse scritto sopra Capitolo non seguito da nessun numero ma seguito, di sotto, dal suo titolo.Se proprio ci tieni, metti \backmatter dopo l’appendice, ma prima dell’appendice definisci `\renewcommand{\thechapter}{}`.
Se invece lasci tutto nella back matter, non esce la parola Appendice, non esce il numero e appare solo il titolo, ma puoi sempre usare un breve paragrafo introduttivo che spieghi perché il materiale che lo segue si trova in appendice.
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Non è inspiegabile: se lì la figura non ci sta ma tua la vuoi esattamente in quel punto del testo, esattamante fra quei due capoversi, è evidente che il porgramma deve farsi spazio e andare su una paigna nuova.Quello è uno dei motivi per i quali usare H è un po’ auto lesionistico.
Le figure flottanti sono state inventate per quello, cioè di non nadare ad una nuova paigna per inserire quello che c’è da inserire.
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È un argomento trattato molte volte nel forum. La soluzione dipende da che cosa vuoi mettere dentro al figura e se ci vuoi accedere con il numero della didascalia.In ogni caso LaTeX la mette dove c’è posto; se non te la mette con l’ambiente mobile figure lì dove vuoi tu, vuol dire che non c’è posto.
D’altra parte questo argomento porta con sé anche il codice H (“mettila qui, solo qui senza discutere”; invece h significa “mettila qui se ci riesci”). Il codice H è definito dal pacchetto float.
Gli utenti che usano il codice H nove volte su 10 si lamentano che la figura è rimasta lì e solo lì, ma sporge nel margine inferiore.
Le risposte a questo quesito qui sul forum sono talvolta costruttive e danno una soluzione, ma quello che contengono le risposte è la raccomandazione di NON usare MAI h da solo, nemmeno !h.
Per ora, senza sapere che cosa deve contenere la tua figura, ti posso consigliare di usare l’ambiente figure con le opzioni di posizione !htb, ma di dotare la tua figura di una didascalia numerata, di usare un comando \label e di fare riferimento alla figura con una frase del tipo “… la figura~\ref{…}…”, e non con “… la seguente figura…”.
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Marco, quel manuale, per altro abbastanza ben scirtto. è del 2005 e dimostra tutta la sua vecchiai fin dall’inizio:Il comando \includegraphics accetta come parametro obbligatorio il nome di un file; tale file contiene l’immagine che dovra` essere inserita nel documento e, nella maggior parte dei casi, `e un file in formato .eps.
Si, nel 2005 il programma latex era quello che si usava maggiormente; pdflatex esisteva ancora, ma vista la quasi totale assenza di visualizzatori “sincroni” per il formato PDF, pochi usavano pdflatex, e casomai arrivavano al formato pdf tramite dvips e ps2pdf; mi pare di ricordare che nel 2005 non esistesse ancora nemmeno il programma di conversione dvipdfm.
Non ho ancora finito di leggerlo, ma l’acceno al formato .eps nella maggior parte dei casi, mi ha già messo di cattivo umore…:neutral:
Nonostante io sia prevenuto e lo ammetto, può darsi che il file si comunque valido. Lo saprò a fine lettura.
PS: ho finito la lettura. Confermo che il documento è molto datato e mostra chiaramente l’approccio di utenti di Linux che continuano (a quel tempo continuavano) a pensare che le immagini da includere fossero solo postscript; lo erano quando l’unico programma di compilazione era latex, ma con pdflatex da parecchi anni si importano immagini in tutti i formati tradizionalmente usati da ogni programma del sistema TeX, PDF, PNG, JPG, MPS, EPS.
Chi scrive non aveva compreso bene come funzionavano le opzioni di posizionamento h t b p e !.
In sostanza, benché ci siano delle cosette interessanti, non lo consiglierei oggi, specialmente non a un principiante che non avrebbe elementi epr sapere se una cosa è una verità rivelata, o una affermazione che ha fatto il suo tempo.
Bravo Marco, che sei riuscito a scovare questo documento; leggilo con attenzione; confrontalo con quanto ho cercato di descrivere nell LaTeX Reference Manual commentato e ti rendi conto che il posizionamento degli oggetti flottanti non avviene come descritto in questo articolo.
Originale è la regoletta per ricordarsi che l’accento su tutte le vocali in italiano e quasi sempre l’accento grave (di fatto solo la e prende quello acuto in alcune parole tronche), cioè quello che ricorda la falda di un tetto: siccome la parola può essere assimilata ad una casa, e la vocale terminale è da destra, allora la falda del tetto della casetta deve essere discendente da sinistra a destra, cioè ci vuole l’accento grave. Non l’avevo mai sentita; provo a raccontale ai miei nipotini che fanne le elementari per vedere se la capiscono. In compenso gli autori citano la Crusca ma non ne seguono le indicazioni che riportano, ma di fatto scrivono E’ invece di È.
Ripeto qualcosa di interessante c’è, ma ci sono guide o capitoli di guide che sono più compatti e più precisi.
::168grani” post=110232Una curiosità, sto provando ma non riesco a postare le linee di comando come fai tu, includendole nel riquadro grigio con linea arancione a sinistra!
detto questo faccio qualche prova, ma il tutto continua a comporsi correttamente, grazie al tuo aiuto, ma con ordine sfalsato rispetto alla compilazione!
Ti faccio sapere!
1) Per scrivere il codice come facciamo noi, evidenzia quello che hai scritto, poi clicca nella piccola icona che comapre in alto, sopra lae faccine; ha l’aspetto di un foglio di carta con i simboli blu [tt]< >[/tt]; quando la punta del mouse ci passa sopra, ancor prima di cliccare nella riga gialla sotto le faccine ti appare la sintassi.
2) Non mettere l’ambiente flottante figure dentro l’ambiente center; latex piazza la figura dove crede che sia tipograficamente più opportuno metterla, in generale non dento l’ambiente center.
3) non usare MAI, ripeto MAI, l’opzione H. Chi lha inventata forse aveva delle buone intenzioni, ma la maggior parte degli utenti la sua a sproposito.
4) non usare MAi, ripeto MAI, l’opzione !h da sola. Se latex non può metterla davvero lì, l’immagine blocca la coda e quella e tutte le altre immagini da inserire dopo, vanno alla fine del capitolo o del documento. Magari usa [!htb] ma MAI [h] da sola, con o senza punto esclamativo.
5) puoi tranquillamente specificare width=8cm,height=6cm, ma devi aggiungere anche l’opzione keepaspectratio, che assicura di non stiracchiare l’immagine.
6) Latex per l’impaziente ti è assolutamente necessaria, perché dimostri, ahimè, o meglio, ahitè, che ti mancano alcune basi fondamentali epr l’uso di Latex. Nota che le cose che ti ho detto sopra sono riportate in qualunque guida; siccome “LaTeX non è Word”, come trovi scritto nelle prefazioni do ogni guida, devi necessariamente auto istruirti se vuoi lavorare più spedito. Sia chiaro: questo non è un rimprovero; ci siamo passati tutti, e abbiamo imparato sbagliando che ad andare ad intuito con Latex non funziona, mentre con Word qualche volta funziona. Nel dirti “Leggi al documentazione” ti aiutiamo sulla base della nostra esperienza affinché tu non ripeta gli errori che noi abbiamo già pagato cari.
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Credo proprio di sì.
Io non ho mai usato Mendeley, quindi non ho idea dic ome funzioni. Credvo che facesse per l’utente una ricerca in rete con un certo numero di parole chiave, e restituisse all’utente un file .bib. Sarebbe poi spettato all’utente usare il file .bib elaborandolo con i propri strumenti, in particolare con biber o bibtex, e poi con pdflatex tramite il pacchetto biblatex.Io non uso queste ricerche a tappeto, perché ti raccolgono anche la spazzatura “sotto il tappeto”; preferisco scrivere il il database .bib con BibDesk o JabRef, ma voglio elencare solo ciò di cui ho una conoscenza diretta. Voglio, insomma, selezionare i riferimenti riducendoli a ciò che effettivamente ho usato.
Ecco perché mi stupisce che Mendeley elabori il file .bib (se non capisco male quello che hai detto). In ogni caso quella espressione sull’uso delle regular expressions permette di sostituire il simbolo \sim con il comando per l’accento.
Se tu usi un editor che sappia gestire le regular expressions, può fare un Find & Replace globale sulla base delle regular expressions e farlo una volta per tutte prima di dare il file .bib in pasto a pdflatex + biblatex.
Esistono manuali per el regular expressions e non hai che l’imbarazzo della scelta; io non sano tanto portato epr queste cose, ma non mi titro indietro quando è necessario; ho gestito databse testuali di circa 30000 record con un solo colpo di Find & Replace globale definito con le regular expressions e mi sono risparmiato ore di lavoro, contro pochi secondi per far fare tutto al mio calcolatore.
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Matteo, hai fatto benissimo a presentare un esempio reale con MikTeX; ritiro quanto ho detto a proposito di MikTeX, perché non disponendo né di una macchina reale Windows, né di una macchina virtuale, non potevo fare l’esperimento io stesso.D’altra parte al configurazione che hai dato a TeXworks è la stessa che ho usato io sul mio Mac, e che ha indicato Marco sul suo Linux/Ubuntu. Quindi il problema di kaka101189 non è MikTeX, ma è dipende da come ha impostato lo strumento di composizione su TeXworks.
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È il modo di funzionare di beamer; esso inizialmente legge il contenuto di ogni frame e a seconda del contenuto lo ricompila una o più volte; durante questa operazione i comandi fragili (opposto di quelli robusti) si “rompono” e poi durante le ricompilazioni non funzionano più come dovrebbero. Con l’opzione fragile ad un determinato frame, beamer compone subilto la slide senza analizzarne il contenuto; ovviamente se un frame è composto con l’opzione fragile, non si possono fare le cose belle che beamer riesce a fare, per esempio gli overlay.Sarebbe un buona cosa avere chiaro il concetto di comando robusto e di comando fragile; è un concetto delicato; Leslie Lamport, creatore di LaTeX, ne parla come viene descritto nella guida tematica tradotta in italiano Il LaTeX Reference Manual commentato Non è detto che quella definizione copra tutti i casi possibili, ma almeno è un primo assaggio.
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Se è Mendeley che inserisce [tt]\~[/tt] mi piacerebbe sapere chi trasforma quella macro per accenti con [tt]$\sim$[/tt], visto che non sono né bibtex né biber.
Però se usi biber oppure bibtexu (che sembra essere compatibile con i font non ASCII) — purtroppo lo devi usare da terminale oppure devi riconfigurare le impostazioni del tuo editor in modo che quando clicchi il bottone per lanciarlo lanci propio bibtexu e non bibtex o bintex8, puoi usare direttamente nel file .bib i caratteri con diacritici; in sostanza se devi scrivere Buñuel lo scrivi così e non con Bu\~nuel. In ogni caso credo che potresti sempre scrivere Bu{\~n}uel e quelle graffe dovrebbero proteggere il contenuto da modifiche indebite.Inoltre non modificare il file .bib già modificato in qualche modo; ma con Mendeley produci altri file; elabora questi file e poi aggiungili via via al primo file .bib.
… No, non esiste un \ensuretext come esiste un \ensuremath
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No, TeXworks funziona perfettamente; non dare la colpa a TeXworks; le impostazioni che ti ha mostrato Marco, sono corrette. Ho installato TeXworks sul mio Mac, le ho inserite nella configurazione, ho lanciato la compilazione del tuo esempio e TeXworks non ha battuto ciglio, producendo il disegno della parabola verde con il vertice in alto.Ma se sei su Windows e ha installato il sistema TeX con MikTeX, quello è il tuo guaio.
Hai due possibilità (con un certo numero di varianti):
1) smonti MikTeX e monti TeXLive; Per TeXworsk non ci sono problemi; al massimo visto che ora sarebbe impostato epr cercare i programmi da eseguire in certe cartelle, devi attivare i settings per fargli capire che TeXLive ha altri percorsi
2.a) rimani con MikTeX, ma provvedi a manotogli dal tuo codice LaTeX tutto quello che riguarda gnuplot e metti solo in \ingludegraphics con il nome del tuo file pdf. A parte imposti il file sorgente per gnuplot, o procedi interattivamente, e gli fai comporre il disegno come una cosa a se stante che non abbia nulla a che vedere con quel che ne vuoi fare dopo; esegui gnuplot e ti ritrovi con il file pdf con il tuo grafico; lo scontorni e lo importi; se non riesci a scontornarlo lasciandogli le caratteristiche vettoriali, specifica i dati di un viewport o di trim e usa \includegraphics* (con l’asterisco)
2.b) puoi sempre agire in modo simile, scandendo un disegno già fatto del tuo grafico e lo importi come una normale figura.
2.c) lasci perdere gnuplot e disegni il tuo grafico con le funzionalità di pngplots.Io fossi in te, seguirei l’opzione 1); se però hai MikTeX su una macchina non tua non lo puoi fare.
Sul Mac e sulle macchine Linux non si hanno problemi perché non possono usare MikTeX che è disponibile solo per Windows.
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Però io ho già notato un errore: i programmi del sistema TeX non amano i nomi di file che contengono spazi; o li togli, oppure li riempi chon qualche altro segno; per esempio, cambia il nome del file da [tt]schema grafico 1.pdf[/tt] a [tt]schemagrafico1.pdf[/tt] oppure a [tt]schema-grafico-1.pdf[/tt] senza mi usare né spazi né barre ribassate.
Cambiato il nome del file, importalo con il nome che gli hai dato e non importa se non indichi l’estensione se file di quel nome ne hai un solo tipo.Le cose che trovi in rete, come la bufala di aprire un file pdf con GIMP e di salvarlo in formato .eps sono fesserie. GIMP, infatti, apre i file vettoriali, li può elaborare, ma poi li salva solo in formato bitmapped. Se anche ne fosse capace, sarebbe un errore trasformare un file vettoriale (di alta qualità) in un file bitmapped, di qualità limitata o di dimensioni spropositate (in termini di megabyte) se si vuole conservare una qualità soddisfacente. I formati eps e pdf sono vettoriali.
Nell’ulteriore guida Introduzione alla composizione tipografica con LaTeX (scaricabile dalla sezione Documentazione di questo forum) c’è un bel confronto fra due immagini simili, una bitmapped e una vettoriale; visto il confronto capisci che cosa voglio dire sulla qualità.
::renareto” post=110182ok, ho capito questa “piccolezza” che mi sfuggiva (luatex etc…)
ho visto che l’editor online che utilizzo, può usare qualsiasi motorequali font open posso guardare?
Gill Sans
GaramondGrazie
Renato
p.s.
ho anche scaricato e sto leggendo “l’arte di scrivere con latex” so di averlo fatto troppo tardi, ma io sono fatto così…Ma, sai, sul mio Mac mi ritrovo con circa 12000 font TrueType Forniti insieme all’installazione del sistema TeX, e ad alcune centinaia di font OpenType e TrueType con codifica unicode, forniti insieme al sistema operativo, oltre a quello che mi ritrovo avendo installato MS Office e Adobe Acrobat Pro. Quindi è dificile indicarti i font da guardare.
I Gill Sans sono senza grazie; i Garamont sono con grazie; quindi non sono confrontabili; ti puoi domandare se stiano bene assieme; secondo me non stano bene assieme. I Gill Sans sono troppo particolari epr stare bene con qualunque altro font; o sono gli unici font del documento, oppure… be’, vedi tu.
C’è un file in giro in rete che è una specie di catalogo di font usabili con il sistema TeX; l’hanno prodotto i membri del gruppo utenti di TeX danesi; ci sono esempi di testo scritti con ciascun font; ottimo testo, ma non so dirti altro; mi pare di ricordare che si possa scaricare una tar.ball che si chiama FontCatalogue.tar.gz.
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