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\upsilon per la velocità? mmmmPerché non dai un’occhiata alla nomenclatura fisica contenuta per esempio nel file “Saper comunicare”, scaricabile dalla sezione Documentazione di questo soto?
È stato predisposto da una commissione del Politecnico di Torino; la nomenclatura fisica è quella raccomandata dai fisici a livello mondiale.Ho il sospetto che tu preferisca \upsilon perché ha la parte bassa arrotondata invece che a punta come spesso ha la “v” latina anche in corsivo; ma il corsivo matematico di default ha una “v” con la parte bassa arrotondata. Se non usi i font standard, non so cosa dirti; certamente non è il caso di usare, per esempio, i Times se è quello che dice la tua università. Con il sistema TeX hai a disposizione molti file con grazie che assomigliano ai Times e dei quali nessuna segreteria universitaria saprebbe dire la differenza. Inoltre spesso i file che permettono di usarli dispongono di opzioni per scegliere la “v” arrotondata.
Se ci fai sapere di più, senza voler essere importuni ed intrusive possiamo suggerirti altre scelte di font.
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Io accedo all’area riservata semplicemente facendo il login con l’username e la parola chiave per accedere al forum. Accedo all’area riservata perché sono in regola con la mia associazione. Non ho quiandi bisogno di usare un altro username e un’altra password.
Forse sono io che non mi ricordo più se molti anni fa mi sono impostato i dati personali in modo diverso da quelli che uso per accedere al forum; tuttavia io ti consiglierei di attendere che il tuo rinnovo sia stato recepito (ti dovrebbe arrivare un mail) e poi riprova con le credenziali del forum.
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Se sei su un Mac, hai installato MacTeX; e se lo hai fatto, disponi certamente dell’editor TeXShop; se usi un altro editor dillo, ma fai un pensierino per usare TeXShop che è ottimo, e, specialmente, è costruito per il Mac.Quando dici che il risultato non è quello voluto non si capisce bene; usi [tt]\upsilon[/tt] quando scrivi la formula e usi “v” quando ne parli in modo testuale. Non è per caso che confondi la upsilon con la nu?
La mai domanda può essere una scemata, ma le sto provando tutte, perché il codice che scrivi corretto con le graffe mancanti produce esattamante quello che vuoi scrivere una upsilon minuscola con O’ al pedice.
Non ricordo l’uso che abbia la lettera greca upsilon in fisica; so invece che i fisici amano chiamare nu la frequenza; la nu greca si può confondere con la v latina con certi caratteri.Prova a scrivere [tt]$\nu_{O’}$[/tt] e vedi se è questo il risultato che volevi ottenere.
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Apri un terminale e scirvici dentro pdflatex -shell-escape miofile; premi invio e vedi che cosa capita nel terminale; quando nel terminale vedi che c’è scritto (alla fine) Output written to miofile.pdf il lavoro è finito e puoi visulaizzare il PDF ottenuto che dovrebbe contenere il grafico; se non lo contiene, gli errori che si sono verificati sono di diverso genere, a cominciare dal fatto che non hai installato gnuplot, al fatto che ti trovi su una macchina che non accetta -shell-escape, e a tanti altri possibili motivi che scopri leggendo i file .log; per ora non è possibile dirti altro.PS: tanto per renderti e rendermi conto del problema, ho salvato il tuo file minimo compilabile con nome PdflatexGnuplot.tex e hao lanciato pdflatex tramite il solito bottone dell’editor; è venuto fuori il messaggio di usare -shell-escape; nel mio editor ho un altro bottone per lanciare pdflatex con -shell-escape; cliccatolo, è venuto fuori di nuovo il messaggio di usare -shell-escape; siccome il mio bottone è configurato epr lo shell escape, ho pensato di non disporre di gnuplot sul mio portatile; ho controllato scrivendo nel terminale il comando gnuplot -h e mi risponde che gnuplot è un comando sconosciuto; ne ho dedotto che non dispongo di gnuplot sul mip portatile.
Allora ho cercato in rete e ho trovato il sito da cui scaricare la fatidica tar.ball, con cui vengono distribuiti molti programmai da instalalre da sorgente; l’ho scaricata, l’ho decompressa, ho eseguito le tere semplici operazioni per controllarne il corretto funzionamento ed ho eseguito da amministratore il comando per installare fra il miei programmi eseguibili.
Rilanciata la compilazione di PdflatexGnuplot.tex cliccando il bottone giusto, abilitato oer lo shell escape, dopo pochi secondi ho ottenuto il risultato, un arco di parabola col vertice in alto disegnata in verde.
Quindi il tuo codice non ha erorri; se non vedi il risultato probabilmente non hai gnuplot installato.
Se lavori con una macchina Windows le cose che devi fare sono probabilmente diverse da quelle molto semplici che ho dovuto fare io, ma leggi con attenzione le istruzioni incluse nella tar.ball e seguile con il massimo scrupolo.
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Basta che tu non la intitoli nemmeno con \section*.
Se ci pensi bene il breve testo introduttivo di ciascun capitolo non ha bisogno di nessun titolo.
Se questo testo arriva fino alla terza pagina, la testatina rimarrebbe vuota; per cui la soluzione potrebbe essere:
1) intitolare questa parte introduttiva con un \section{Introduzione}, oppure
2) non intitolare, a per ciascun capitolo usare il codice seguente`\chapter{Il mio capitolo}
\markboth{Il mio capitolo}{Il mio capitolo}`; in questo modo le testine risultano contenere il titolo del capitolo anche sulle pagine di destra, e fino a quando non si comincia con la prima \section che “sovrascrive” il secondo argomento di \markboth.
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Dipende dalla macchina con cui ti trovi a lavorare, ma sul mio MacBook Pro io ho due versioni OpenType del Gill Sans, una installata con il sistema operativo, e l’altra arrivata insieme a Microsoft Office.Li usi con xelatex o lualatex.
Il mio macc Contiene anche il Gillius OpenType oltre a quel che occorre per usare questo font in diverse codifche usando pdflatex con il pacchetto che ti ha indicato Marco.
Onstamente non riesco a vedere nessuna differenza, ma il mio occhio non è così esercitato a rilevare i dettagli dei font.
Quindi se vuoi usare pdflatex, usa il pacchetto che ti ha indicato Marco; non c’è una grande documentazione in merito al pacchetto, e forse ti devi leggere i commenti direttamente nel file gillius.sty.
Ma se sei disposto ad usare Xelatex o Lualatex, scopri che puoi usare i font OpenType che hanno prestazionimolto migliori dei font 8-bit encoded come quelli che può usare pdflatex.
Poi la domanda successiva viene da sola.
Hai notato che in tutte le guide, scritte da diversi autori, presenti nella sezione Documentazione di questo forum, si dice sempre di non usare font senza grazie (sans serif) per testi di lettura continua? Hai notato che in queste guide si dice che la lettura continua di lunghi testi scritti con caratteri senza grazie affatica il lettore di più rispetto a la lettura di testi composti cn caratteri con grazie? Hai notato che vi si afferma che i caratteri senza grazie si leggono meglio di quelli con grazie sullo schermo, e nei cartelli stradali, ma non sui testi stampati?
Hai notato che se il testo deve usare anche una sola formula, questa, secondo le norme ISO, non pò essere scritta in font sans serif, perché in matematica questo font assume significati particolari (si usa in geometria per indicare punti, rette, angoli, e simili; in matematica superiore per indicare certi tipi di tensori); è vero che queste norme vincolano chi scrive di cose che si rifanno alle scienza sperimentali e fanno uso dell’algebra delle grandezze, non sono vincolanti per chi scrive di matematica pura, ma…Poniti queste domande, prima di scoprire di aver fatto del lavoro inutile ad usare i Gill veri o imitati: cosa sto scrivendo? per quanto tempo il lettore deve leggere il mio scritto? deve leggerlo in forma stampata o deve leggerlo a schermo? Il tuo testo contiene dlal matematica?
Poi decidi tu se usare quel font per il tuo documento, o se non sia meglio usare un font con grazie.
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@Dorian, quello che ti ha scritto @letteracpd è corretto, ma ci saresti arrivato da solo se avessi letto la documentazione.
Mi dirai: l’ho letta, da dove vuoi che mi sia inventato il comando \marginpar?
Non hai letto la documentazione con la dovuta attenzione o non hai letto la documentazione giusta; in particolare dovresti riferirti non a quella che trovi in rete, ma a quella che trovi nella sezione Documentazione di questo forum; hai solo l’imbarazzo della scelta.
12 Marzo 2017 alle 15:19 in risposta a: Aiuto rimozione linea di intestazione da una singola pagina #10984812 Marzo 2017 alle 14:58 in risposta a: Pacchetto frontespizio: omettere facoltà e dipartimento #109719::
Attualmente dovrebbe esserci la versione 5.92. In ogni caso mi riferivo a cose che sono nella guida da anni.In realtà mi accorgo che è documentato il comando \CoAdvisorName, che serve per inserire dopo il nome del relatore il titolino Correlatori, ma funziona solo con l’opzione classica; specifica l’opzione classica e scrivi qualcosa del tipo:`\relatore{prof.\ Albert Einstein}% per la laurea e/o il dottorato
\secondorelatore{dipl.~ing.~Werner von Braun}
\terzorelatore{\tabular[t]{@{}l}
Mario Rossi\\[2pt]Piero Negri
\endtabular}% per la laurea magistrale
`
::Tilt” post=110070Effettivamente ho dimenticato la parte più importante, ora inserisco un codice completo eseguibile con tutto il preambolo usato
`
\documentclass[12pt,italian]{toptesi}
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[version=3]{mhchem}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{newtxtext}% o lmodern
\usepackage{fancyhdr} %Per la numerazione delle pagine%%%%BIBLIOGRAFIA
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[autostyle,italian=guillemets]{csquotes}
\usepackage[style=numeric-comp,hyperref,sorting=none,backend=biber]{biblatex}
\addbibresource{bibliografia.bib}\usepackage{caption} %Per le etichette alle figure
\usepackage{booktabs}
\usepackage{mhchem}
\usepackage{amsmath}
\captionsetup{labelfont={bf}}
\newcommand{\figura}[4]{ %Parametri: nome immagine, descrizione, label, fattore di scala
\begin{figure}[!htp]
\begin{center}
\centering
\includegraphics[scale=#4]{./Immagini/#1}
\end{center}
\caption{#2}
\label{#3}
\end{figure}
}
\newcommand{\riferimento}[1]{
\figurename~\ref{#1}
}
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\begin{document}
\selectlanguage{italian}
%FRONTESPIZIO%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\begin{frontespizio}
\ateneo{dfsfsggfdsgfhffsd}%\renewcommand*\IDN{\\\quad Matr. number:\space}
\CorsoDiLaureaIn{Corso di studio in\space}
\TesiDiLaurea{Laurea Magistrale in sfgdgdfgdfg}
\InName{in}
\titolo{fdhjfjgkhhugyfjtfdxvcbnhjguytjdrfgchvjgytrdfsdgchtrds}
\corsodilaurea{dfghgfdg }
%\logosede{logoblu}
%\sottotitolo{Sottotitolo della tesi di laurea magistrale}
\CandidateName{Candidato}% or Candidate
\AdvisorName{Supervisor}% or Supervisors
\relatore{ \begin{tabular}{l}
prof. NomeCognome 1 \\
dott. NomeCognome 2 \\
dott. NomeCognome 3 \\
dott. NomeCognome 4
\end{tabular}
}\sedutadilaurea{Domai}
\candidato{ertrer ertgfds}\end{frontespizio}
%
\tableofcontents %aggiunge da solo i capitoli%%%INTRODUZIONE%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\chapter*{Introduzione}
\addcontentsline{toc}{chapter}{Introduzione}
blalaldfldlsfa\pagenumbering{arabic}
\end{document}
`Leggi la documentazione dando da terminale il comando texdoc toptesi-it
In ogni caso esistono i comandi al plurale che servono proprio per liste (di canddati e liste di) relatori/correlatori.
E con lo stile normale le scatole dei relatori e candidati sono volutamente disallineate; con l’opzione classica le scatole sono allineate.
12 Marzo 2017 alle 11:09 in risposta a: Pacchetto frontespizio: omettere facoltà e dipartimento #109717::
Bè non c’è più tempo, visto che la tesi è in stampa, tuttavia volevo segnalare che il file di estensione topfront non è da usare necessariamente con toptesi; può essere usato da solo e con una classe (nominalmente) qualsiasi.
Ammetto di non averlo mai provato co in due template di Lorenzo; forse ho un’antipatia particolare per ClassicThesis che è alla base di tesi classica; ne ho discusso varie volte con Lorenzo, ma lui è molto tradizionale e preferisce continuare ad usare ClassicThesis — cosa che è liberissimo di fare, ovviamente. A me invece la rigidezza del codice di quel pacchetto mi disturba; ho scritto insieme a Tommaso la guida L’Arte di scrivere in diverse lingue con (Xe)Latex, usando come compositore XeTeX, ma avrei potuto usare LuaLaTeX, e una classe scritta apposta, usando come classe d’appoggio memoir, senza usare ClassicThesis; certo il layout è leggermente diverso da L’Arte di scrivere con LaTeX, ma ci ho scritto anche in arabo e in giapponese…Non ho voluto intervenire prima in questo filone, perché non volevo dare l’impressione di voler dire che il pacchetto frontespizio non va; va perfettamente per fare le cose che sa fare benissimo; per me sarebbe anche un modello per riprogrammare toptesi per dargli un un aspetto “meno rappezzato”, visto che ho continuato per anni ad aggiungere pezzi di codice rappezzando qua e là. Il codice sembra scritto di chi non ha mai scritto codici di nessun genere. Ma non trovo il tempo per farlo. Io da Enrico ho solo da imparare, e questo è un altro motivo per il quale non sono intervenuto prima.
Ma non importa: ormai la tesi è pronta ed è in stampa.
12 Marzo 2017 alle 8:47 in risposta a: Pacchetto frontespizio: omettere facoltà e dipartimento #109715::
Il pacchetto frontespizio produce un bellissimo frontespizio ma è difficile da configurare; Se uno avesse la pazienza e la voglia di leggerne, studiarne e capirne il codice, non sarebbe complicato ottenere quello che vuoi fare. Per agire ad alto livello solo Enrico ti può aiutare.Invece i modulo topfront facente parte del pacchetto toptesi è esplicitamente predisposto per comporre frontespizi per tesi svolte anche all’interno del programma Erasmus Mundus, dove possono essere coinvolte fino a quattro università, quindi i due loghi, i due nomi degli atenei, e le altre informazioni sono tutte configurabili. Certo l’aspetto estetico è diverso e può non piacerti, ma dipende da quello che devi fare, non da quello che un certo software può fare.
Scegli tu; la documentazione di toptesi si legge digitando nel terminale il comando texdoc toptesi-it e vi si parla a lungo di frontespizi, come vi si parla anche di usare il pacchetto frontespizio al posto di topfront; vi si parla anche come comporre un frontespizio senza usare né topfront né frontespizio; comunque i due pacchetti non sono in competizione l’uno con l’altro, sono semplicemente procedimenti diversi per ottenere non lo stesso frontespizio, ma il frontespizio che si desidera.
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La spiegazione consiste in quello che c’è scritto nella documentazione di imakeidx.pdflatex (e forse anche xelatex e lualatex) hanno un massimo di 16 canali per leggere e 16 canali per scrivere.
Per gestire i “raw index filex” (i file .idx che contengono i dati da indicizzare, raccolti durante la normale compilazione di un documento) il programma ha bisogno di usare un canale per ciascuno dei file .idx. Ora normalmente il programma usa dei canali di scrittura per i file .aux, .log, .toc,.lof, .lot, .out, eccetera; quindi i canali disponibili non sono in numero illimitato ed sarebbe possibile che durante l’esecuzione il programma emettesse un errore del tipo “No more writing channels available” (ho citato a memoria, perché sono almeno 10 anni che non mi capita di saturare i canali disponibili).
Ecco allora che se si compilano molti indici analitici senza l’opzione splitindex, si impegnano altrettanti canali di scrittura ed è possibile arrivare a richiederne più di 16. Se invece si usa questa opzione, tutti i dati da indicizzare vengono scritti in un unico file .idx, impegnando un solo canale di scrittura; l’eventualità che pdflatex ne abbia già impegnati di suo 16 è remota, ma non è teoricamente impossibile. Ne consegue che scrivendo tutti i dati da indicizzare in un solo file minimizza l’eventualità di saturare i canali di scrittura, ma se il numero è già saturo a causa del programma, non c’è verso di comporre nessun indice analitico.
Con splitindex si impegna un solo canale di scrittura, ma i dati dei vari indici sono mescolati; bisogna separarli in tanti file .idx distinti, ma questo può essere fatto solo esternamente al programma di composizione; mi pareva di ricordare che inizialmente imakeidx fosse in grado di farlo da solo, ed era così, perché era comunque necessario attivare esplicitamente lo shell escape; ma splitindex non fa parte della lista di programmi eseguibili in protected shell escape, mentre ne fa parte makeindex; ne consegue che senza l’opzione splitindex, pdflatex può lanciare makeindex e trasformare i vari file .idx nei file .ind, quelli che \printindex importa per comporre i vari indice. Invece se si è costretti ad usare splitindex o perché gli indici sono tanti, o perché pdflatex ha già usato troppi canali di scrittura (lasciandone troppo pochi per scrivere diversi file .idx), allora o si lancia a mano pdflatex con l’opzione –shell-scape, o si configura l’editor perché lanci pdflatex con quell’opzione, oppure si esegue a mano il programma splitindex.
Quindi quando nella documentazione di imakeinde si dice che si può prendere in considerazione l’uso di splitindex quando ci sono almeno due indici analitici da eseguire, non vuol dire che siccome “si può” allora “si deve”; certo se lo si fa quando non è necessario, bisogna comportarsi come indicato per quando è necessario, cioè bisogna agire a mano o bisogna configurare l’editor in modo adatto per lanciare il programma con l’opzione shell escape che permette l’esecuzione di qualunque programma presente sul calcolatore in modalità non protetta, quindi consente di lanciare anche del malware; ecco perché la sicurezza consiglia di non lasciare permanentemente attiva l’impostazione dei programmi con l’opzione shell escape.
Scusa lo spiegone interminabile, ma purtroppo la cosa non si può spiegare in due parole; nello stesso tempo si tratta di una questione delicata che richiede una certa comprensione di come fnziona il sistema TeX. Per noi vecchi utenti la cosa non è incomprensibile anche senza leggere tanti manuali, perché abbiamo cominciato ad usare il sistema Te quando esisteva solo il DOS; tu che sei giovane forse non hai nemmeno sentito nominare questo sistema operativo, ma era quello che si usava sui prmi PC degli anni ’80, che avevano normalmente 10 MIB di disco fisso e disporne con dischi fissi di 20MiB era un lusso che si potevano permettere solo pochi (in pratica lo stipendi di un anno). Capisci bene che noi eravamo abituati fin dall’inizio ad usare risorse minime, semplicemente ridicole al giorno d’oggi quando un normale telefonino dispone di risorse centinaia di volte maggiori di allora.
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