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Ragazzi e ragazze,
se avete una installazione completa, come diciamo sempre di fare, che sia TeXLive o MiKTeX, l’albero principale delel cartelle radicato in …/tex o su windows in …\tex (d’ora in poi userò solo la barra diritta e gli utenti la intendano come barra rovescia); l`’ c’è questa sequenza di “rami”: latex/amsfonts/ e, sorpresa, che cosa c’è dentro quest’ultima cartella? amssymb.sty, evidentemente.Se non avete questi rami, che cosa aspettate ad eseguire una installazione completa?
1) TeXLive, distribuzione valida per sistemi operativi Linux, MacOSX e Windows, senza esprimere nessuna opzione viene installata completa; sulle macchine con il sistema operativo conforme ai dettami del consorzio Debian, l’installazione è garantita da quel consorzio, ma i sui criteri di accettazione sono troppo rigidi, per cui l’installazione conforme a Debian non bisognerebbe usarla; invece sarebbe consigliabile installare la versione distribuita sulla Rete di Archivi completi di TeX (CTAN Comprehensive TeX Archive Network) come spiegato nel documento in rete texlive-YYYY-ubuntu.pdf.
2) MiKTeX; L’installazione di questa distribuzione, solo per macchine Windows, ha un sito dove si incontra prima l’installatore di base, e giù giù lungo la pagina c’è l’installatore completo. È ovvio che bisogna usare l’installatore completo per avere una installazione completa…:smile:
3) aggiungere altri pacchetti a una versione parziale/basica di MiKTeX si può se si usa il suo WIzard, ma questo implica leggere la documentazione di MiKTeX, che di per sé non sarebbe difficile, perché la si trova scendendo giù giù nella serie di finestre che si aprono cliccando Avvio — Programmi — MiKTeX — eccetera.
Ma se avete una distribuzione incompleta, che cosa aspettate a installarvi una distribuzione completa? Coraggio, ragazze e ragazzi, se seguite il forum sapete che lo consigliamo a tutti e ormai sono pochi quelli che non eseguono una installazione comleta. Al punto che ripetiamo fino alla noia l’aggettivo “completa”, ma qualche volta viene frainteso…:-|
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Devi crearti l’albero personale come è descritto in diverse guide.
Esso ha la radice nella tua home, che su un PC Windows moderno dovrebbe risiedere in C:\Users\\texmf
Se non l’hai mai creato, crealo con i comandi specfici del tuo sistema operativo. Aggiungici i rami necessari in modo che non abbia tutta la ramificazione dell’albero dove hai inserito il tuo file .sty, ma solo i rami che servono, per esempio …\tex\latex\gantt\ e in questa nuova ultima cartella metti gantt.sty.Togli il gantt.sty da dove l’hai messo, perché al prossimo aggiornamento del sistema TeX lo perderai.
Il tuo albero personale non viene mai toccato dagli aggiornamenti e non richiede (con TeXLive) di disporre di una filename database, come l’albero principale e gli alberi del sistema.Ricorda: anche se disponi di una macchina WIndows, in cui la protezione dei dati e dei file è dubbia, tanto che ti è permesso di mettere nelle cartelle di sistema tutto quello che ti pare, compreso, inavvertitamente, del malware, non devi mai toccare gli alberi del sistema TeX; puoi aprire dei file e leggerne il contenuto, ma non devi scrivere niente in quelle cartelle e non devi modificare nessuno dei file che contengono; rischi di creare un pasticcio tale da dover disinstallare il tuo sistema TeX e reinstallarlo ex-novo.
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La soluzione al problema sollevato qui e su TeXExchange, credo di averla trovata, ma non sono sicuro che vada bene nel 100% dei casi. Perciò l’ho inviata a Enrico, e lui vedrà se adottarla o se scartarla.
Non è un semplice patch del codice, ma una modifica abbastanza importante che riguarda quasi una decina di righe del codice originale. Non posso indicala qui, anche perché non ha ancora l’approvazione di Enrico.
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Con calma, perché sono fuori sede.
Comunque volevo segnalarti che hai scritto nella pagina 241 \index[nome][voce], mentre voce va fra graffe.Per il resto va bene, ma non citerei per niente nonewpage, perché serve solo quando usi l’opzione splitindex (questa opzione fa si che i comandi vadano in un solo file idx, e poi un programmino esterno, splitindex, spezza il file in tanti file parziali e li alfabetizza eseguendo lui stesso makeindex con lo stile e le opzioni che hai specificato a \makeindex[opzioni]).
Siccome è rarissimo di dover fare tanti indici analitici da saturare il massimo numero di canali di scrittura (massimo 16, almeno per pdflatex e xelatex, sembra che non ci siano limiti per lualatex), è rarissimo che si deba ricorrere a spliindex.
Quindi per mantenere semplice il capitoletto, vediamo se la cosa va a finite nel file di Enrico, oppure se bisogna aspettare, finché Enrico non lo fa; in realtà temo che quel patch non funzioni con una moltitudine di indici; posso sbagliarmi, ovviamamente, ma sicuramante solo Enrico può aggiustare il suo codice in modo che funzioni sempre.
::OldClaudio” post=109382Ho provato con noclearpage e non funziona correttamente nemmeno a me. Mentre nonewpage funziona benissimo.
Siccome in altre circostanze, avendo usato nonnewpage e noclearpage assieme, le cose andavano bene, non saprei dire che cosa apparentemente intralci i due comandi.
Avendo confrontato l’esempio minimo compilabile, che avevo preparato per controllare quello che dicevi, con il file originale dove l’accoppiata dei due funzionava, non sono riuscito a trovare dove stia il baco, nel mio esempio minimo.Ci vorrebbe l’intervento di Enrico.
Dopo aver letto il messaggio di MArco_Stara, ho capito perché il mio EMC e il mio precedente file si comportavano diversaeante; in particolare nel mio uso precedente avevo specificato l’opzione splitindex, mentre nell’EMC mi basavo sulla compilazione automatica dei vari indici analitici.
Tuttavia devo ancora verificare se il patch indicato da Enrico in TeXStackExchange funzioni ance quando non si specifichi splitindex. Work in progress!
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Ricordo che la dead line per inviare articoli scadrebbe domani.
Le elezioni del nuovo Consiglio direttivo sono in corso e terminano venerdì (dettagli nella sezione GuIT di questo forum). Possono votare tutti i soci, come specifica lo Statuto e come regolato dalle leggi generali dello stato.A parte il burocratese precedente, votate, votate, votate.
… anche per ArsTeXnica, perché senza le deliberazioni del nuovo Consiglio ArsTeXnica, attualmente è senza direttore. Io agisco ad interim per non bloccare la rivista.
Ma visti i tempi, ritengo necessario prolungare la dead line per la presentazione di contributi alle 24.00 del 15 febbraio 2017, sperando che per quella data il Consiglio, riunitosi telematicamente, abbia nominato il direttore; e abbia deciso come eventualmente cambiare la rivista per darle nuove scadenze e nuove modalità di pubblicazione.Claudio Beccari
past director di ArsTeXnica
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Ho provato con noclearpage e non funziona correttamente nemmeno a me. Mentre nonewpage funziona benissimo.
Siccome in altre circostanze, avendo usato nonnewpage e noclearpage assieme, le cose andavano bene, non saprei dire che cosa apparentemente intralci i due comandi.
Avendo confrontato l’esempio minimo compilabile, che avevo preparato per controllare quello che dicevi, con il file originale dove l’accoppiata dei due funzionava, non sono riuscito a trovare dove stia il baco, nel mio esempio minimo.Ci vorrebbe l’intervento di Enrico.
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Con pdflatex le cose sono più complesse; non basta conoscere i nomi NFSS, che in realtà non esistono.
L’importante sarebbe:
1) se si tratta di font con più di 256 caratteri(TrueType, OpenType) bisogna prima creare dei font virtuali che indirizzino al massimo 256 caratteri, perché pdflatex può gestire solo file con in caratteri codificati (indirizzati) con solo 8 bit; i primi 128 (7bit, cioè 8 di cui il primo vale 0) devono corrispondere sostanzialmente ai soli caratteri ASCII (che sono 95, ma gli altri 33 possono venire occupati da altri segni particolari) e i secondi 128 (8 bit di cui il primo vale 1) possono essere riempiti con altri caratteri secondo diverse codfiche, LY, T2A, T2B, eccetera. Poi bisogna elencare questi font virtuali nel file di mappa pdftex.map, operazione complessa da fare sefuendo le istruzioni contenute nella documentazione di tlmgr. Poi bisogna greaa ti file.fd. In un certo senso la famiglia la nomini tu, non è predefinita dal NFSS, che invece “prescrive” la procedura che ti sti raccontando. I sostanza il file relativo al font tondo della collezione LatinModern codificato T1, è descritto dal file t1lmr.fd e questo file dice quali serie e quali forme siano disponibili per questa famiglia, e ciascona di quali corpi è dotata. Ma il nome della famiglia lmr, benché teoricamente arbitrario, deve andare d’accorod con il nome usato nel file lmodern.sty che tu di fatto usi per usare quella famiglia con codifica T1 in quelle serie, queile forme e quei corpi. Succintamente tutto ciò è descritto nella guida tematica che ti ho indicato; un intero capitolo è dedicato ai font nella Guida GuIT, sempre scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito.
Se, dunque hai già i font TrueType .ttf e hai già composto il tuo frontespizio con quei font usando LuaLaTeX, tutto bene.
Per sapere quali font sono usabili con pdflatex, cerca ed apri il file pdftex.map (che contiene circa 14000 righe, ognuna è un font). Secondo me ti passa al voglia di sapere quali sono in font usabili, perché la lettura di quel file contiene nomi di file, non di font, quindi dovresti fare delle ricerche incrociate, in pratica consumare un sacco di tempo.Esisterebbe un file che contiene la lista dei font disponibili, con un esempio d’uso per ciascun font; bellissima, ma non mi sembra che faccia parte della distribuzione di TeXLive o di MacTeX. Su due piedi non mi ricordo come si chiami questo file scritto in html.
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Se hai una distribuzione TeXLive, nella cartella …/temf-dist/fonts/type1/ si trovano tutti i font usabili con pdflatex, ma per usarli per davvero devi o conoscere il nome della famiglia, oppure devi caricarli con comandi nativi di TeX; cosa che si può fare anche usando LaTeX, ma è facile combinare pasticci, moto facile. Non farlo.Io ho un Mac e so dove il Mac tiene i font OpenType: nella cartella ~/Libreria/Fonts/ e li puoi trovare tutti i font OpenTpype disponibili sul tuo Mac, se stai usando un Mac. Con Windovse con Linux è più dificile. I font Opentype distribuiti insieme a TeXLive, comunqu, si trovano nella cartella …/texmf-dist/fonts/opentype.
Per conoscere il nome della famiglia di un certo font OpenType, sul Mac ti basta usare l’app LibroFont.app. Su Windows e Linux devi usare un programma da linea di comando che mi pare si chiami otfinfo specificano il nome completo di un dato font e le opportune opzioni per estrare le informazioni che ti servono; È descritto nella documentazioen di fontspex, ma anche sul documento in rete itroxete.pfd che pou reperire facilmente con il solito motore di ricerca a doppio o.
Ma…, e qui viene il brutto, i font che il tuo ateneo prescrive non li ho mai visti elencati sul mio Mac, dove ho anche una installazione di Office per MAc, e quindi disporrei anche della sua collezione di font.
Quindi se proprio ci tieni li devi reperire in rete, sperando che esistano delle versioni gratuite di quei font nella versione OpenType, e te li devi installare. Abbastanza facile con il Mac; un po’ meno con Windows e Linux, ma il problema di usare i comandi di quei sistemi operativi per aggiornare la cache dei font è una cosa che dipende dalle numerosi versioni di WIndows, e dalle infinite versioni di Linux. C’è scritto qualcosa nel documento introxelatex.pdf.
Come commento Off Topic, mi permetto di evidenziare l’indicazione della tua università; padronissima di suggerire certi font; non può esigere che vengano usati; se li volesse a tutti i costi dovrebbe metterli lei a disposizione dei laurenadi. Se non lo fa, ognuno è libero di usare i font che vuole.
E tra i font del sistema TeX credo che sia disponibile il font Trajan, che produce un romano quadrato molto bello, lapidario. L’Helvetica condensed forse esiste anche fra i font di sistema, ma se esiste solo l’Helvetica nomale, fontspec è in grado di ricavarne una finta versione condensed, specificando opportuni paramettri che puoi ricavare dalla documentazione di fontspec.
Non facile però.Io sono d’accordo co @Marluxia, che è molto più sobrio e, in fin dei conti, elegante usare i font standard, scegliendo quelli senza grazie del sistema TeX, I font Latin Modern sans serif che puoi usare sia con pdflatex sia con {xe|lua}latex.
28 Gennaio 2017 alle 21:32 in risposta a: errore \renewcommand{\indexname}{Indice di nomi} \printindex #109163::
Come al solito è difficile risponderti se non dai le notizie necessarie, tipo il tuo preambolo con il \reniewcommand{\indexname}{…}, il tutto accompagnato da un esempio minimo compilabile.Se stai usando il pacchetto imakeidx, allor aper dare un titolo diverso all’indice analitico (nel tuo caso l’indice dei nomi) devi procedere come descritto nella documentazione di imakeidx (terminale; comando texdoc imakeidx; tasto “invio”; lettura); quel pacchetto rinomina il titolo dell’indice in modo corretto e non ricorsivo, come forse hai fatto tu che forse(e rispeto: forse) perché senza le informazioni necessarie posso ipotizzare un “infinite loop”, che è una delle possibili cause del riempimento della memoria.
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Allora prepara un esempio minimo compilabile seondo lo schema seguente`\begin{filecontents*}{indexstyle.ids}
…
\end{filecontents*}
% quell'ambiente prima di \begin{document non è un errore!
\documentclass[…]{…}
% il minimo di preambolo necessario
\usepackage{imakeidx}
\makeindex[…]
…
\begin{document}
% un testo privo di senso con alcune parole da inviare all'indice
% e che si svolga su almeno due pagine
…
\printindex
\end{document}`Crea questo esempio in una cartella creata apposta e che sia inizialmente vuota; compilalo e verifica che si manifeestino gli errori che dici o non si compongano le cose come vuoi tu.
Allegalo al tuo prossimo messaggio e poi io e chiunque altro voglia cimentarsi ti cercherà la soluzione.
Intanto non hai specificato se stai usando una distribuzione del sistema TeX col nome di TeXLive o MiKTeX; non hai specificato se è una installazione completa. Non hai mostrato le prime 10 righe del tuo file .log; non hai specificato quale editor usi.
Certo non ne hai colpa, perché sei alle prime armi, ma queste cose, comporeso l’esempio minimo compilabile, sono sempre necessarie.Per esempio nelle prime poche righe del file .log c’è scritto il nome del programma che stai usando, di quale distribuzione del sistema TeX, e se lo shell-escape è attivato e in quale modo.
Certo che se non conosci bene il tuo calcolatore, e in particolare non sai che cosa vuol dire “shell-escape”, è difficile poter usare correttamente il calcolatore.
Nella fattispecie del tuo editor e della tua installazione, l’opzione shell-escape (equivalente all’opzione write18 di MiKTeX) permette di dire al programma in esecuzione: “auto-sospenditi ed invia questo comado al sistema operativo, e, quando il sistema operativo ha finito l’elaborazione che te lo dica affinché tu possa riprendere il tuo lavoro”.
Nella fattispecie di \printindex, questo comando definito da imakeidx, dice al programma pdflatex: “auto-sospenditi e di al sistema operativo di eseguire makeindex con le opzioni che ti ho specificato, poi quando makeindex ha finito, che ti ridia il controllo per continuare a fare quello che stavi facendo”.
Tutto questo in informatica si chiama eseguire una shell (non chiedermi perché si invochi la metafora delle conchiglie, come abitualmente fanno i termini informatici di ricorrere alle metafore) qui la metafora non riesco a capirla, ma quello che questa parola indica è in parole povere quello che ti ho raccontato sopra.
Aspetto l’esempio minimo compilabile
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@Fedebeats, se usi imakeidx NON devi usare il comando Makeindex; comunque non devi specificarglielo con program= perché è il suo motore di default.
Nella impostazione del comando \makeindex[…] devi anche inserire il nome dello stile .ist che vuoi usare.
Come? Leggendo la documentazione di imakeidx: terminale, comando texdoc imakeidx, tasto “Invio”, lettura. Vi è indicato anche come comporre in file personalizzato .ist; quello che usi tu secondo me ha un contenuto corretto, ma il suo nome contiene il segno _ della barra ribassata, che di solito non è valido per i programmi del sistema TeX.L’installazione del tuo sistema TeX deve essere recente e abilitata allo shell-escape protetto. Mi pare di ricordare che MiKTeX non abiliti lo shell-escape né protetto né non protetto, quindi all’occorrenza devi compilare da terminale.
Oppure devi lasciar perdere MiKTeX e installare TeXLive, che queste cose el fa tranquillamente.
27 Gennaio 2017 alle 9:19 in risposta a: In che anno è stato introdotto il comando \documentclass? #109152::
Perché usi [tt]\lefteqn[/tt]? Il modo giusto di allineare quella forumula è:`\begin{eqnarray}
f &=&a+b+c
\nonumber \\
& & +d+e+g+h
\nonumber \\
& & +r+s+t
\end{eqnarray}`
Però dappertutto c’è scritto che eqnarray non deve venire mai usato perché lo spazio a cavallo dell’uguale è errato; lo si dovrebbe poter aggiustare con qualcosa come`{\tabcolsep=3pt\relax
\begin{eqnarray}
f &=&a+b+c
\nonumber \\
& & +d+e+g+h
\nonumber \\
& & +r+s+t
\end{eqnarray}}`Ricordo di aver fatto una cosa del genere una ventina di anni fa; ma mi sembra di avere fatto qualcosa di un po’ più complesso. Se non funzionasse esegui un rattoppo con il pacchetto xpatch reimpostando all’interno del comando \eqnarray il valore di \tabcolsep. Ovviamente ti tocca andare a vedere nel cuore di latex o nel cuore della classe che usi come è definito il comando di aperttura di eqnarray.
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Ciao Greta,
credo che il tue errore consiste el fatto di non leggere con attenzione il messaggio d’errore; inftti avresti letto che [tt]\usepackage[/tt] si può usare solo nel preambolo. Infatti l’esempio minimo compilabile che ti ha inviato @Marluxia funziona perché il pacchetto booktab è caricato con [tt]\useppackage[/tt] direttamante nel preambolo.Questo non vale solo per il pacchetto booktabs; qualunque pacchetto DEVE essere caricato nel preambolo.
Dai!, coraggio! Sei agli inizi, ed è normale compiere questi errori e anche altri più difficili da diagnosticare. Ci siamo passati tutti.
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