OldClaudio

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  • in risposta a: Custom labels in Sapthesis #121081
    OldClaudio
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      @Giuls
      , lo sa che è proibito modificare i file scritti da altri?
      Devi leggere la documentazione e vedere a quale licenza il file è sottoposto; il file sapthesis.cls è vincolato dalla LaTeX Project Public Licence che consente di fare modifiche ad un clone del file originale a cui sia stato cambiato il nome; Deve essere mantenuto il nome dell’autore originale come detentore del Copyright, e deve essere sostituito il nome del manutentore con quello di colui che ha eseguito le modifiche.

      Questo e proprio il minimo di vincoli per il software libero come quello del sistema TeX, che sia distribuito come MiKTeX o TeX Live, non ha importanza.

      Nella pagina 12 c’è un esempio in cui viene predisposto un modellino dei una tesi di specializzazione e viene usato \customdirectorlabel, che si comporta come \custonauthorlabel, \customadvisorlabel, \customcoadvisorname. Questi comandi sono usati nel preambolo e dopo \begin{document} viene eseguito \maketitele che compone frontespizio e retro-frontespizio.

      Quindi non c’è nessun bisogno di modificare la classe.

      Se fosse necessario, invece di modificare la classe (operazione proibita) o creare un clone con nome diverso, si può copiare il codice originale nel proprio preambolo e modificare solo questa copia nel proprio preambolo; non si viola nessuna licenza.

      Vale sempre la pena di leggere la documentazione fino in fondo.

      Informazione preziosa; quando Francesco Biccari creava quella classe sapthesis.cls, era llaureando o dottorando alla Sapienza; ha manutenuto e aggiornato la classe e la documentazione fino alla recente versione 5.0 che è datata 2022/01/01, quindi recentissima. Da allora l’autore è diventato docente all’università di Firenze e per il GuIT è i direttore della rivista ArsTeXnica di questo gruppo. Modificare un file di una pesona così, mi sembra un po’ eccessivo, anche se le necessità di comporre la tesi in fretta inducono a queste violazioni deontologiche (giusto er usare un parolone 😀 ).

      in risposta a: Custom labels in Sapthesis #121079
      OldClaudio
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        Cara @Giuls, come vedi nell’epilogo di questa mia risposta sarebbe meglio inviare un esempio minimo compilabile (EMC) che replichi il problema che non riesci a risolvere da sola.

        Cercando di aiutarti, tiro ad indovinare.

        Prova a spostare all’indietro i comandi \customadvisorlabel e \customcoadvisorlabel, prima di comporre il frontespizio; In sostanza metti quei comandi nel preambolo, e il codice per il frontespizio sicuramente lo metti dopo \begin{document}.

        Se questo suggerimento non ti dà i risultati sperati, vuol dire che le mie capacità di tirare a indovinare non funzionano bene; allora predisponi un EMC come leggi in rosso qui sotto e invia solo il codice sorgente. Accertati che il tuo piccolo EMC replichi davvero il tuo problema.

        in risposta a: problema di compilazione #121077
        OldClaudio
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          @Maxvio
          , la tua immagine a bassa definizione rende la lettura difficilissima.
          Tuttavia a naso direi che da qualche parte nel tuo sorgente c’è un “a capo” esplicito mediante il comando \\ seguito da una riga vuota; oppure c’è una riga che contiene solo \\ preceduta da una riga vuota. In sostanza non puoi terminare una riga vuota.

          Per sapere dove succede questo fatto bisogna leggere tutta la sfilza di righe (che io non riesco a leggere per la brutta definizione dell’immagine) perché almeno una dovrebbe riportare una dicitura del tipo “… on line XXX”, dive xxx è il numero della riga dove il programma ha trovato la riga vuota da terminare con un \\.

          Se non riuscissi a trovare la riga dove è segnalato l’errore, usa la funzionalità “Cerca” per trovere via via tutte le istanze di \\ finché ne trovi una dove succedono le cose che ti ho descritto sopra.

          Non posso dirti di più, perché non uso Texmaker; talvolta, raramente, uso TeXstudio; altrettanto raramente uso TeXworks; Sul mio Mac preferisco usare lo shell editor specifico TeXShop.In ogni caso configuro i miei editor in modo che si fermino ad ogni segnalazione di Error (non di Warning); credo che si possa configurare in questo modo anche Texmaker; Il vantaggio consiste nel fatto che nella console appaiono le ultime righe elaborate dal programma, e quindi oltre al messaggio d’errore si vede subito anche dove esso ha luogo e si legge bene. Lo consiglio anche a te.

          in risposta a: makeindex e lettere accentate #59277
          OldClaudio
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            Francesco, io col tuo esempio ho fatto solo ipotesi e ho tracciato le singole operazioni ditro le quinte mediante l’uso del pacchetto trace (bisogna stare attenti a tracciare brevi pezzi di codice, altrimenti vengono decine di migliaia di righe e ci si perde). Quindi le analisi fatte con trace sono corrette, e il resto sono mie ipotesi. Potei provare a scrivere una macro in LatEx3 per vedere se le mie ipotesi funzionano. Nel caso te lo scrivo. Purtroppo non lo posso fare subito, perché ho problemi con il 730 e devo interagire con il CAF che mi assiste.
            Comune il tuo problema è molto delicato e va affrontato come si deve.

            in risposta a: makeindex e lettere accentate #59275
            OldClaudio
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              @franen
              , il codice di Enrico funzionava quando aceci scritto il Canzoniere. Credo che allora andasse bene perché la codifica utf8 era ancora poco usata e forse i font OpenType ono esistevano ancora.
              Oggi con la codifica utef8 ogni carattere accentato è un glifo a sé quindi quando salvi éra in \next e quando ne confronti il testo detokenizzato con la stringa originale attraverso il comando primitivo di pdftex \pdfstrcmp, esso trova sempre le due stringhe uguali, proprio perché non si sono usati i comandi per gli accenti, ma attraverso la codifica utf8 ogni carattere accentato è un carattere a se stante quindi éra rimane éra e non \’era. quindi non viene creata la stringa era@éra come ti saresti aspettato.

              Che cosa tu voglia fare con era ed éra nel tuo esempio non mi è chiaro; infatti col tuo esempio l’indice viene cmposto correttamente cona la voce era prima della voce éra. Forse vorresti che éra comparisse dopo era anche se le voci dell’indice contenessero anche , che so, cera? In quel caso esse verrebbero in quest’ordine, perché é viene dopo la c.

              Se questa mia interpretazione è giusta, bisognerebbe eseguire i test proprio con un contenuto dalla macro \next che non contenga assolutamente lettere accentate, quindi bisognerebbe eseguire un test molto complesso che sostituisca in una lista di token, limitandosi all’italiano, le lettere à, è, é, ì, ò, ó, ù, con le corrispondenti lettere (minuscole) non accentate (ó è rarissima ma non impossibile; confronta cólto con còlto). Non sarebbe una macro impossibile, ma sicuramente richiede molta pazienza, a meno che Enrico, ricorrendo a LaTeX3, con una sua magia crei la sostituzione che ti ho indicato.

              in risposta a: esperimenti con i dtx #121074
              OldClaudio
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                Nella riga 284 hai scritto \end{macrode} invece di \end{macrocode} Questo è davvero l’errore vero che hai fatto.

                Io avrei altri commenti da fare; il più importante dei quali è NON caricare mai amsfonts, ma carica amssyb che ci pensa lui; amssymb ti mette a disposizione anche i comandi per accedere ai caratteri contenuti in amsfonts.

                Un altro commento è che il contenuto di un file dtx comincia subito dopo \end{document} per il documento composto con la classe ltxdoc, ma dovrebbe contenere un testo descrittivo sull’uso del pacchetto prima di \StopEventually.

                Nelle parti testuali prima di \StopEventually e dopo fino a \Finale, le variabili matematiche a, b, c, x eccetera mettile fra due dollari, altrimenti non risaltano nel testo come elementi della scrittura del binomio o del trinomio.

                Una cosa di praticità: non mettere la data dell’ultima release e il tuo recapito email in calce, ma mettiti su una o due righe sotto il titolo, perché che pare la documentazione PDF chi è l’autore e come raggiungerlo se si trovano degli errori e di quando è il pacchetto, senza che sia necessario andare a cercare in calce, scritto piccolo piccolo queste informazioni essenziali. Lo dico perché il CTAN Team accetta e pubblica pacchetti, anche ben documentati, scritti da un avatar senza recapito. In relatà pubblica anche le documentazioni di pacchetti scritti da cinesi, in cinese, senza nemmeno il sommario/abstract, scritto in una lingua occidentale come linglese, la lingua di default del sistema TeX. Anche i francesi ci si mettono a scrivere pacchetti documentati in francese, in lingue alternate. Terribile!
                Capisco invece i tedeschi che documentano in tedesco per scrivere nella loro rivista di gruppo locale (Die TeXnische Komodie) ma su CTAN po su TUG pubblicano in inglese.

                È vero che questa è solo una prima bozza e un primo esperimento per usare ltxdoc, ma se prendi le buone abitudini fin dall’inizio, dopo sarà molto più semplice documentare il codice e l’uso del codice.

                in risposta a: esperimenti con i dtx #121072
                OldClaudio
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                  Di sicuro le righe 131 e 132 vanno scambiate: <*package> non può stre dentro l’ambiente macrocode.

                  OldClaudio
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                    Come hai visto, è già disponibile la versione 4.76 che corregge quell’errore. Per ora l’aggiornamento riguarda solo la versione localizzata in inglese; perché tutti i traduttori intervengano ci vorrà un po’ di tempo.

                    OldClaudio
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                      Benvenuto nel forum, Andrea!

                      Ho esaminato il tuo esempio e con il mio Mac, aggiornato come il tuo Linux, ho avuto gli stessi problemi. Ho compilato sia con pdfLaTeX sia con LuaLaTeX. Ho esaminato il codice sorgente di cnltx.cls e vi ho trovato alcune cosette che non vanno anche in relazione con il tuo EMC.

                      1) i file libertinehologopatch.sty non esiste più! viene richiesto dalla classe, ma si otterrebbe un altro errore che appare chiaramente se si usa l’impostazione giusta dello shell editor.
                      2) laclasse carica i pacchetti ifxetex e ifluatex in modo da disporre dei test per sapere con quale motore di composizione si sa alvorando; Niedermayer avrebbe potuto caricare solo il pacchetto iftex per sapere se si sta componendo con pdflatex o con gli altri due; nei miei paccheti io preferisco agire così, maè una questione di gusti. Il punto è che se compili con pdfLaTeX, lui carica da solo il pacchetto per l’inpuenc, per il fontenc,e per i font da usare oltre a babel; se compili con Xe o Lua, carica da solo fontspec e polyglossia. Perciò quando si usa cnltx.cls non è necessario specificare nessuna di queste cose.
                      3) l’errore di “undeifned control sequence” avviene durante l’esecuzione dello statement \begin{document}; il comando \begin è stato da anni ridefinito mediante il linguaggio (intermedio) LaTeX3; lo si vede anche da come è scritto il messaggio d’errore. Questo è un errore difficile da correggere, se non mettendo le mani dentro il file di formato latex.ltx se e solo se si conosce a menadito il linguaggio LaTeX3; io lo conosco molto superficialmente e non ci metto le mani dentro. Potrei metterle nel file cnltex.cls ma non mi sembra giusto, anche perché la licenza a cui è legato il suo software non lo consente; se lo facessi, e ammesso che riesca a trovare il modo di correggere il baco, dovrei mandargli la mia correzione, affinché lui stesso la inglobi nel suo software e lo ricarichi su CTAN.

                      Ho scritto a Clemnes Niederberger segnalandogli gli errori; in particolare gli ho segnalato che il suo pacchetto è del 2019, per giunta ancora in una versione beta 0.15, quindi non definitiva. Clemens, evidentemente usa funzioni avanzate, ma non si tiene al corrente degli aggiornamenti almeno mensili del formato di LaTeX. Io con i miei pacchetti ne controllo regolarmente il funzionamento e li aggiorno se cessassero di funzionare; tuttavia spesso vi inserisco macro definite con l’interfaccia LaTeX3, scoprendo che il codice che scrivo è molto più chiaro e facile da manutenere, rispetto alle stesse macro scritte col linguaggio di LaTeX2e. Forse è una questione di gusti; so di altri importanti creatori di pacchetti che non vogliono nemmeno sentir parlare di LaTeX3.

                      Detto questo, ti pongo una domanda, Sono d’accodo con te per valutare molto positivamente l’estetica del documento cnltx.pdf, ma per ottenere quel bellissimo risultato bisogna ricorrere a pacchetti esterni, di solito divoratori di spazio di memoria, tanto che più di una volta, per compilare con una di quelle classi, mi sono trovato nella necessità di configurare il mio TeX Live per triplicargli la memoria di lavoro. Personalmente nonlo trovo un gran bell’investimento, anche se il risultato è stupendo. Ecco la domanda: sei sicuro di voler usare quella classe?

                      in risposta a: Immagini e section #121027
                      OldClaudio
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                        @iacobus1983
                        la tua osservazione è corretta, ma io non uso Overleaf e quindi non ho esperienza diretta.

                        Ho letto il parere di Boris Veytsman, il presidente del TUG,scritto nel suo articolo “Using Overleaf for collaborative projects: First impressions and lessons learned”, TUG 41 (2020) pagine 179e seguenti. Boris spiega quali sono i difetti di Overleaf che lo sconsigliano di farne uso; si riferisce particolarmente al lavoro con diversi autori.

                        Dopo quel numero di TUGboat quasi sempre ci sono informazioni sull’uso di Overleaf; c’è anche un’intervista al fondatore di Overleaf.

                        Quello che ho potuto constatare è che talvolta Overleaf è classificato come un editor di file .tex on line, mediante quindi un editor proprietario che poi fa riferimento alle risorse presenti nel cloud. Si può accedere a Overleaf sia gratis, sia con login a pagamento; sembra che a pagamento ci siano un apio di milioni di utenti, mentre ce ne sarebbero 13 milioni che vi accedono gratis.

                        Sembrerebbe che ad ogni uscita di TeX Live, Oveleaf venga corrispondentemente aggiornato ma con modifiche per evitare che documenti già presenti nel cloud non siano più compilabili con le nuove versioni di TeX Live.

                        Ecco, perché dico sempre che chi usa Overleaf viaggia da solo, perché quello che succede su Overleaf potrebbe non essere replicabile sugli strumenti con un’installazione standard di TeX Live. Persino con MiKTeX si sono alcune piccolissime cose che TeX Live sa fare e MiKTeX non sa fare.

                        Quindi, anche se non sono in grado di esemplificare casi in cui ci sia discrepanza fra Overlief e TeX Live con la mezza dozzina di shell editor che consigliamo, quando dico che quanto diciamo potrebbe non essere valido quando si usa Overlief è doveroso, ma è anche comprensibile. Gli strumenti sono diversi e potrebbero non avere le stesse prestazioni, specialmente quando c’è l’editor di mezzo.

                        in risposta a: Bloccare compilazione #121049
                        OldClaudio
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                          Sono d’accordo con te, e sono convinto che nell’evoluzione del sistema TeX rimarrà solo Lua(La)TeX; forse sopravviverà ConTeX, dove MKII non evolve ma va solo in manutenzione, mentre MKIV da quel che vedo continua a svilupparsi; la stessa guida LuaTeX Reference Manual mi pare che sia scritta con ConTeXt. Tuttavia TeX e ConTeXt sono due varietà diverse e non intercambiabili.
                          Già oggi molti pacchetti, compresi quelli “standard”, contengono parti scritte in Lua; da fontspec a imakeidx. Quest’ultimo mi è caro perché l’ho cominciato insieme a egreg, poi ho lasciato a lui ogni paternità; la parte scritta in Lua, l’ha aggiunta lui.

                          Ma apprezzo anche LaTeX3; chi si occupa di queste cose lavora sul linguaggio, quando poi queste cose vanno a finire nei formati, o nelle classi, o nei pacchetti, la commistione di Lua e di L3 produce risultati formidabili.

                          in risposta a: Bloccare compilazione #121047
                          OldClaudio
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                            Dobbiamo ringraziare @robitex per la sua passione per LuaTeX e LuaLaTeX. Certamente unire il linguaggio di composizione tipografia ((La)TeX) con un linguaggio di trattamento dati (Lua) è stata un’idea vincente da parte di Hans e Taco. Sicuramente Il linguaggio Lua è una forza della natura, ma a tutt’oggi vedo che anche in seno al LaTeX Team il ricorso a Lua è mmolto casuale.
                            Personalmente l’ho usato pochissimo, un epsilon tendente a zero; solo una sua funzione è utile per i lavoro che faccio io, ed è il fatto che si può convincere Lua(La)TeX a caricare le impostazioni per una data lingua, compresi i suoi pattern, anche se non sono già codificati e scritti dentro il file di formato, come succede con pdfLaTeX XeLaTeX. Per cui riesco a creare nuovi patter e testarli subito senza bisogno di inserirli in nessun formato.

                            Ma lo ammetto; in quanto Old, non ho più la mente fresca che ha YoungClaudio. E per qunto ci abbia provato non sono riuscito a imparare una sola regola di quel linguaggio. Dovrei fare come fa @robitex che spinto dalle necessita delsuo lavoro, ha studiiato a fondo Lua e ora lo maneggia con disinvoltura.

                            YougClaudio, tu hai l’età per cimentarti con Lua; buttati a farlo e vedrai quante soddisfazioni potrai ottenere.

                            Un linguaggio che maneggio male è LaTeX3; non ho controllato, ma credo che LaTeX3 sia meno difficile da imparare che Lua; il concetto base è sempre lo stesso del linguaggio LaTeX, ma con funzioni molto più potenti. Non vedrei male una funzione (il nome delle macro in L3 è “funzione”) che riceve a, b, c e che prima ne faccia l’analisi e poi o emetta il messaggio d’errore con lo \stop, oppure crei il trinomio e lo scriva; potrebbe anche calcolarne le radici; a seconda del segno del discriminante potrebbe anche scriverlo scomposto in fattori; potrebbe calcolarne il quadrato. Non sono sicuro che possa formare una lista dei tre coefficienti e comporre un trinomi dalla una permutazione casuale dei coefficienti, come sarebbe capace di fare Lua; forse sì, ma non l’ho mai fatto. Con LaTeX ho invece creato un programmino FORTRAN per permutare una lista di 500 numeri, accedendo a questo programma esterno con la funzionalità del “write18” del sistema TeX. Sono riuscito a compilare degli eserciziari di allenamento per i test di ingresso gestiti dal consorzio universitario che usa questi test. Ho cioè surrogato Lua col Fortran per una specialissima funzione che ero in grado di programmare, mentre non ero capace di farlo in Lua. Non dico affatto che Fortran (number cruncher) sostituisca Lua (general data cruncher), ma talvolta succede.

                            Quindi le vie della programmazione sono infinite; tutto sta a volerle percorrere.

                            in risposta a: testatine e freccette sugli assi #121034
                            OldClaudio
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                              linden-limmer” post=121550Ciao a tutti,

                              0) grazie a tutti per la quantita’ e la qualita’ delle informazioni che si possono leggere sul forum.

                              1) Parto dal post sulle testatine: anche a me e’ capitato di cercare la soluzione ad un problema facile e
                              AFFOGARE nella documentazione.
                              Volevo disegnare una parabola con tikz e mettere le freccette sugli assi x e y.
                              Ho perso un sacco di tempo e poi ho trovato la soluzione: axis x line=middle axis y line=middle.

                              2) Sarebbe bello avere un documento guitex (titolo provvisorio: “Piu’ soluzioni che problemi”) in cui
                              raccogliere questo tipo di problemi come le testatine e le freccette sugli assi, per esempio.

                              Saluti a tutti
                              Luciano

                              Sul forum si possono leggere i singoli quesiti e le risposte; certamente istruttivo. Ma il forum ha anche una sezione Documentazione, poco esplorata dove problemi e soluzioni sono esposti con numerosi documenti a disposizione di chiunque.

                              La faccenda testatine, come ho già scritto è descritta in ogni guida della sezione Documentazione e comunque fa parte dell’ABC di LaTeX; se pensi che ti manchi qualcosa di questo ABC, nella sezione Documentazione questo ABC è trattato nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato In questo manuale non c’è solo la traduzione in italiano del manuale scritto dal papà di LaTeX, Leslie Lamport, ma ci sono anche i commenti e molti esempi di cose che Lamport non ha descritto nei dettagli o che sono diventate superate da pacchetti apparsi dopo la pubblicazione del suo manuale nel 1984. Vi sono anche esempi di grafici con gli assi e magari con lo sfondo quadrettato.
                              Come vedi la Documentazione è sempre utile e non ci si affoga, se la si sa leggere con l’aiuto di indici generali e indici analitici.

                              in risposta a: Bloccare compilazione #121038
                              OldClaudio
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                                Quello che ti scrive @strolego è corretto, ma dipende da cosa ne vuoi fare del tuo trinomio di secondo grado.

                                La scrittura ax^2+bx+c va benissimo per essere stampata; ma se dopo avere scritto la forumletta vuoi calcolare le radici con valori numerici di a, b, c, lo puoi fare con \fpeval, ma dentro il suo argomento devi mettere il test di @stolego, oppure un test differente che sfrutti le funzionalità di \fpeval; vedi la documentazione di xfp.

                                LaTeX, come sai bene, serve essenzialmente per scrivere; serve anche per disegnare e per disegnare deve poter eseguire dei calcoli; TeX e LaTeX209 si limitavano moltissimo nei calcoli, in particolare eseguendoli con numeri reali, perché al su internoi valori numerisci erano sempre espressi mediante scaled points, cioè con valori interi corrispondenti a 2(16) volte il valore di una lunghezza specificato in punti tipografici. Per fortuna alcunianni fa gli sviluppi di LaTeX3 hanno permesso di mettere a disposizione degli utenti il pacchetto xfp che permette di fare conti con numeri reali veri esprssi in decimale con 16 cifre fratte(di defaault); le macro \fpeval e \inteval permettono di “evaluate a floating point expression” e “evaluate an integer expression” (ho scritto in inglese in modoche i nomi delle macro abbiano un significato ben preciso. Puoi fare di tutto con queste due macro. @egreg ne ha scritto sia su ArsTeXnica, sia nella documentazione di vari pacchetti. Io ho usato queste cose sia per il pacchetto graphpaper (insieme a Francesco) sia per i pacchetti curve2e e per euclideangeometry. Capisco che con i tempi che corrono TikZ spopoli e annulli tutti i pacchetti grafici disponibili, ma mi sono divertito un mondo a scrivere macro per fare calcoli di ogni genere, compresi quelli con numeri complessi, che sono un modo molto comodo per lavorare con le coordinate del piano, sia usando la forma cartesiana sia quella polare. Recentemente ho scritto un pacchetto che sostituisce per certi scopi un medaglione realizzabile con tcolorbox, basato su TikZ), con qualche macro che sfrutta curve2e, e la velocità di compilazione è almeno raddoppiata se non triplicata.

                                Quindi ora i conti si possono fare; ovviamente richiedono dei test e sono disponibili sia i comandi nativi di TeX, sia il pacchetto ifthen che ti ha suggerito @strolego, sia altri test incorporati nelle macro che eseguono calcli in virgola mobile.

                                Scusa la prolissità e la mia mancanza di modestia (chi si loda si imbroda, dice il proverbio); ma ci sono tante cose a portata di tutti che non vengono usate o sfruttate abbastanza.

                                in risposta a: Testatine troppo lunghe #121031
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  @Manu44
                                  , @samiel ha fatto bene a scriverti quello che ti ha scritto, perché quello che chiedi rappresente l’ABC di LaTeX.

                                  Ty come tutti gli altri che hanno scrito in maeria e a cui @samiel ti rimanda, non avete la pazienza di leggere la documentazione e di non programmare coscientemente quello che fate.

                                  Scusami, ma se avessi letto qualsiasi documentazione, sapresti che tutti i comandi di zesianamento, da \part a \subparagraph accettano due argomenti dei quili il primo facoltativo va a finire sia nell’indice sia nelle testatine.

                                  Ma oltre alla documentazione tecnica (quella in italiano si trova nella sezione Documentazione di questo forum;ma c’è anche una versione in italiano distribuita con ogni sistema TeX (non so se lo faccia anche Overleaf, ma chi sceglie Overleaf sceglie anche di non poter ricevere aiuto dal forum) che si legge dando da terminale il comando texdoc it-lshort) esistono anche guide che parlano della buona tipografia. Alcune nella sezione Documentazione.

                                  Alcune raccomandeno, indipendentemente dall’aspetto tecnico, di non scrivere titoli narrativi alla “Lina Wertmüller”. Tu sei giovane e non sai chi sia questa signora. Era una bravissima regista, morta di recente, che dava ai sui fiml titoli lunghissimi, straordinariamente lunghi. Per un manifesto che attiri gli spettatori al cinema, forse quei titoli andavano benissimo e se uno spettatore conosceva i filmdi questa regista, non badava alla lunghezza del titolo, e correva a vedere il film. LaTeX è un compositore tipografico; non è un word processor, ovvero una macchina da scrivere intelligente. E in tipografia non si usano titoli lunghi, ma se occorresse si usano i sottotitoli.

                                  Poi ci sono classi come memoir e come toptesi che hanno comandi di sezionamento con due argomenti facoltativi. Conosco meglio toptesi rispetto a memoir, ma entrambe le classi permettono di usare, per esempio:

                                  \chapter*[titolo per l’indice][titolo per la testatina]{Titolo per il capitolo}

                                  Mentre le classi standard hanno solo:

                                  \chapter*[titolo per l’indice e la testatina]{titolo per il capitolo]

                                  Come vedi l’ABC di LaTeX già prevede che qualche titolo possa fuoriuscire dalla riga e che quindi vada scorciato dove di righe a disposizione ce n’è una sola, come per le testatine. Anche per l’indice, sebbene disponga di più righe per ogni titolo, sarebbe meglio mantenere i titoli su una sola riga.

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