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Uno dei pacchetti che babel-greek carica definisce il comando \ensuregreek il cui argomento viene composto in greco senza stare a usare \foreignlanguage o otherlanguage. È molto comodo per scrive singole parole o brevi locuzioni che presumibilmente non attivano la routine di cesura in fin di riga, altrimenti la divisione in sillabe in fin di riga potrebbe risultare sbagliata (probabilmente se la lingua principale è l’italiano le cesure sbagliate potrebbero essere pochissime, per non dire nulle — italiano e greco hanno regole simili, ovviamente non identiche ma simili).
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Le due versioni, quella a colori e qua=ella in bianco e nero vanno bene entrambe.Il tipografo ti stampa la copertina a colori su carta bianca o ti stampa la copertina in bianco e nero su cartoncino colorato? nel primo caso il costo è decisamente maggiore, nel secondo caso si spende di meno, ma gli sfondi delle due immagini prendono la colorazione del cartoncino. Secondo me andrebbe bene l’una o l’altra soluzione; solo la spesa potrebbe essere tale da fare pendere al bilancia da un lato.
Nel caso scegliessi la prima soluzione a colori su cartoncino bianco, forse sarebbe meglio usare il coloro solo per il titolo, usando colori saturi, magari fra quelli fondamentali: arancio, rosso, verde, blu, viola che risalti fortemente sullo sfondo bianco; eventualmente potresti usare un trucco, cioè quello di stampare il titolo a colori esattamente sovrapposto allo stesso titolo scritto con caratteri neri un filino più grandi, così che si forma un sottile bordo nero che definisce il profilo di ogni lettera; oppure, meglio ancora, usare il pacchetto shadow, per generare alle spalle una sottile ombra grigio scura.
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\section non ha una prima pagina, a meno che tu non la faccia precedere da qualcosa come \clearpage.Ma non veco cosa ti manchi per usare quello che cerchi:
`\clearpage
\section[L'urlo (Munk)]{L'urlo}\markright{L'urlo}`Oppure, se stai scrivendo fronte retro`\newpage
\section[L'urlo (Munk)]{L'urlo}\markboth{L'urlo}{\L'urlo}` Valgono modifiche simili per usare memoir, solo che in modalità twoside devi comunue usare \markboth.
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I metodi descritti nell’Arte con \input oppure con \include non sono equivalenti.
\include ti permette di compilare per esempio un solo capitolo mantenendo invariati i riferimenti agli altri capitoli. \input non te lo consente.Un’altra differenza è che \include include il suo materiale dopo aver ricominciato a comporre su una pagina di destra, se stai componendo fronte-retro; comunque da una nuova pagina anche se stati componendo solo fronte. \include è accompagnato dalla lista dei file da includere, che costituiscono una lista separata da virgole, che forma il contenuto del comando \includeonly. \include non ha nulla del genere e per una compilazione selettiva e priva dei riferimenti agli altri capitoli bisogna materialmente commentare il comando \input.
Infine i comandi \input possono essere annidati a qualunque livello; i comandi \include non possono essere annidati ma i file inclusi con \include possono contenere comandi \input annidati a qualunque livello. Per “qualunque livello” non si prenda il significato letterale; ogni programma del sistema TeX può aprire contemporaneamente al massimo 16 file, e di suo, spesso, ne apre una dozzina e talvolta anche di più.
Io preferisco di gran lunga usare il metodo \include; ma le sue “limitazioni” lo rendono utile solo per includere file a livello di capitolo. Tuttavia a me va benissimo così e cerco sempre di evitare di costruire capitoli troppo complessi; un capitolo non dovrebbe mai essere diviso in più di 9 paragrafi, ognuno dei quali non dovrebbe contenere più di 9 sotto paragrafi, che a sua volta… eccetera; altrimenti non solo l’indice viene composto molto male, ma cercare informazioni in un capitolo così complesso diventa molto difficile.
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Certamente sul TeXbook.Si trova qualcosa nella Breve guida ai pacchetti di uso più comune di Enrico Gregorio (cerca su internet)
Quasi certamente nella documentazione del pacchetto caption che leggi aprendo un terminale, finestra comandi, prompt dei comandi o come si chiama con il tuo sistema operativi; ci scrivi dentro texdoc caption; premi il tasto invio; leggi la documentazione nella nuova finestra che si apre sul tuo schermo.
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Non è chiaro che cosa tu intenda con sottocapitolo; di conseguenza non è chiaro che cosa vuoi frane nella testatina.Ma per il problema di rendere l’indice indipendente dalla testatina, questo la fa di suo la classe memoir; la sintassi dei comandi di sezionamento di memoir accetta due argomenti facoltativi:
`\chapter[entry per l'indice][entry per la testatina]{titolo da stampare nella pagina iniziale di un capitolo}`
Se gli argomenti facoltativi non sono indicati, essi vengono assunti uguali all’argomento obbligatorio.
Se il secondo argomento facoltativo non viene esplicitato, viene assunto uguale al primo argomento facoltativo. Non è possibile specificare il seocndo argomento facoltativo senza specificare il primo.Però senza usare questa funzionalità della classe memoir (che d’altra parte, se non si usa nessun comando di configurazione della classe, produce lo stesso risultato della classe book) basta fare un a cosa del genere:`\chapter[entry per l'indice]{titolo completo da stampare nella prima pagina del capitolo}
\markboth{entry per la testatina di sinistra}{entry per la testatina destra}`Di solito l’entry per la testatina destra viene lasciata vuota, perché ci pensa il comando \sectionmark a metterci sil suo contenuto.Per i “sottocaptoli” probabilmente si possono usare comandi simili, ammesso di sapere che cosa siano i sottocapitoli; vuoi forse dire paragrafi? allora i comandi per produrli sono \section con gli stessi due argomenti facoltativi con la classe memoir, e con la classe book bisogna sostituire \markright a \markboth e mettere un solo argomento “entry per la testatina di destra.
Se questa spiegazione non è molti chiara, dipende anche dal fatto che la parola “sottocapitolo” mi è ignota.
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@Alex75006, la tua disavventura conferma ancora una volta che non bisogna usare ClassicThesis se non per usare quel pacchetto senza modifica alcuna. Personalmente lo sconsiglio sempre.
Sto predisponendo una guida che dovrebbe essere di complemento all’Arte di di scrivere con LaTeX, che a sua volta usa classicthesis e arsclassica.
Mi sono creato una classe apposta in modo da poter usare le cose veramente funzionali alla guida ma mantenendo lo stesso look. Non è stato particolarmente difficile, salvo il fatto che alcune cose non possono essere composte con lstlisting, in quanto questo ancora non gestisce bene la codifica utf8; cosa per me essenziale perché devo scrivere alcune cose con altri alfabeti, anche retrogradi (ebraico, arabo,…) o verticali (giapponese,…). Mantenendo gli stessi pacchetti dell’Arte, non si sarebbe potuto fare; modificare i vincoli imposti da ClassicThesis richiedeva di fatto di scrivere una nuova classe.
Il risultato che si ottiene con ClassicThesis, quando lo si può usare senza modifiche, è molto bello; questo è fuori discussione. Ma ClassicThesis non è adatto a tutto e un certo numero di personalizzazioni devono venire impostate. La cosa migliore da fare in questi casi è provare a eseguire le personalizzazioni con due ore di lavoro; se non ci si riesce in due ore, si usi una classe generalista come book e si apportino tutte le modifiche che si vogliono realizzare; oppure scegliere una classe fortemente personalizzabile in ogni suo aspetto, come memoir, e si usino i suoi comandi di personalizzazione (con memoir si riesce a fare praticamente tutto).
Le guide tematiche di questo sito sono composte con una classe che a seconda di una opzione può basarsi su book oppure su memoir. È solo un esempio, ma è la riprova che anche con la classe book si riescono a fare le cose che si fanno con memoir; con book le personalizzazioni sono forse un pochino più difficili da fare, ma il risultato è lo stesso.
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Prendi l’abitudine in questi messaggi per il forum di racchiudere il codice fra i tag code e /code li puoi mettere semplicemente evidenziando tutto il codice che vuoi marcare e poi cliccando sull’icona nella barra qui sopra che contine un foglio bianco su cui sono sovrapposti in celeste i sengni <>.Il tuo problema, dunque, non nasce dalla classe book, ma dalla serie di pacchetti che hai caricato (o che hai trovato già caricati in un template che hai trovato o che ti hanno dato — errore molto pericoloso, perché non sai che cosa ti può capitare e non sai da dove arrivano messaggi da pacchetti che non hai mai saputo che fossero caricati) si evence che hai caricato il pacchetto titlesec che ridefinisce completamente la macro della classe book ma che permette di configurare l’apparenza dei titoli di sezioni e capitoli in modo molto efficace. Io non lo uso mai: preferisco disegnarmi da solo la forma che devono avere el mie strutture grafiche e se in qualche modo vanno modificate so dove mettere le mani.
La documentazione è lunga ma probabilmente si riò risolvere così; nel file generale.tex viene configurato lo stiledeititoli dei capitoli con questo comando:
`\titleformat{\chapter}[hang]{\Huge\bfseries}{\thechapter\hsp\textcolor{gray75}{|}\hsp}{0pt}{\Huge\bfseries}`La sintassi di \titleformat è
\titleformat{⟨command⟩}[⟨shape⟩]{⟨format⟩}{⟨label⟩}{⟨sep⟩}{⟨before-code⟩}[⟨after-code⟩]
Dunque dopo [hang] hai la descrizione del formato e dopo {sep} hai {before-code}
Staando alla documentazione il campo {format} può contenere anche materiale verticale. Io direi che quel [tt]\vspace*{-5\baselineskip}[/tt] potrebbe essere inserito prima di [tt]\Huge][/tt] nel campo {format}. È possibile invece che debba essere spostato dentro il campo {before-code}
Un’altra possibilità potrebbe essere quella di modificare la chiamata di titlesec specificandogli l’opzione [ttcompact[/tt], che sempre secondo al documentazione serve per ridurre tutti gli spazi nei vari titoli.
::alex75006″ post=102345Grazie OldClaudio, ma che pacchetto ha caricato titlesec?
Nel preambolo non appare da nessuna parte…
Potrei lasciare così, ma vorrei risolvere anche per capire la meccanica.Se aggiungi [tt]\listfiles[/tt] nel tuo file puoi vedere alla fine del file .log la lista completa dei pacchetti principali e derivati caricati da ciò che si trova nel preambolo.
Oppure se hai un po’ pù di pazienza, puoi leggere dall’inzio il file .log e puoi scoprire anche chi carica che cosa; Nel file .log quando legge un file ne mette l’informazione preceduta da una parentesi tonda aperta, e mette la corrispondente parentesi chiusa quando ha finito di leggere il file. Quindi quando apre una tonda per iniziare una lettura senza che sia sta messa la tonda chiusa dopo la lettura del file precedente, quel file precednte è quello che carica il file seguente.La lettura del file .log non è una lettura divertente, ma con un po’ di pazienza si scoprono tante cose che vanno bene o che vanno male durante la composizone di un documento. La sua lettura dovrebbe essere un abbligo ogni volta che si compone un documento; potrebbero esseri degli errori occulti che non si scoprono finche non si legge il file .log.
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