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30 Giugno 2015 alle 6:43 in risposta a: Allineare le linee di base di due colonne in multicol #102310::
Visto che sono uno dei traduttori del documento che hai linkato, conosco benissimo il contenuto della traduzione italiana si ArsTeXnica; Ma benché scritto originarimente da Frank Mittelbach, quell’articolo è forse più chiaro ma non dice nula di più di quello che ho scritto nella traduzione italiana del manuale di LaTeX di Leslie Lamport, Il LaTeX Reference Manual commentato, guida tematica scaricabile liberamante dalla sezione Documentazione di questo sito.In realtà lo spazio che LaTeX lascia prima e dopo i ititoli e prima e dopo i float sono due cose abbastanza distinte, anche se possono interagire.
La difficoltà che incontra @Arch Stanton non dipendono in realtà da quegli spazi, ma dalla loro elasticità (allungabilità e contrattilità).
Nell’immagine che @Arch Stanton ha allegato si vedo solo la parte alta della pagina, e non si vede se la colonna sotto Title contiene solo una frazione di capoverso o diversi capoversi.Multicol allinea perfettamente le righe finale di due o più colonne affiancate purché ci sia abbastanza allungabilità e contrattilità negli spazi bianchi che separano verticalmente le varie cose presenti nelle colonne. Multicol non rispetta nessuna griglia, quindi se deve allungare una colonna, lo fa lavorando sullo spazio elastico, non perché mette le righe in una griglia; ma almeno le righe finali sono allineate.
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Sì, lo dice qualunque guida che il comando \verb è fragile e in particolare la documentazione di beamer lo dice a chiare lettere e aggiunge l’indicazione di usare l’opzione fragile nell’apertura del frame che contiene un comando o un ambiente fragile.Il problema è un altro: da quando in qua per indicare il segno % si usa [tt]\verb[/tt]? Il percento si è sempre indicato con [tt]\%[/tt] e anche questo è scritto in qualunque guida.
Per carità; molti uteneti di questo forum si lamentano che spesso si risponde ai loro quesiti con frasi del tipo: “leggi una buona guida”, oppure “vedi nell’Arte alla pagina nnn”, oppure, “in qualunque guida c’è scritto che…”. Non prendertela se anch’io ti ho risposto così. M è proprio leggendo le guide che si risparmia tempo; sono generalmente dotate di un indice analitico, per cui è possibile andare puntualmente al punto che interessa, senza dover sfogliare centinaia di pagine. Sono dotate di indici generali piuttosto dettagliati. Insomma non saranno perfette, ma un programma complesso come LaTeX non può venire usato ad intuito come si può fare con noto word processor.
Permettimi di suggerirti di scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito la traduzione commentata della guida scritta da Leslie Lamport, il papà di LaTeX: Il LaTeX Reference Manual commentato; Quello è l’ABC; la questione del percento è nelle primissime pagine, insieme agli altri caratteri speciali che vanno scritti sempre con un backslash prima.
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Se va bene ti vengono tutto le pagine sbagliete nell’indice; se proprio vuoi seguire quella strada metti il comando \addcontentsline dopo il comando \chapter in ogni file incluso e che comincia con \chapter*.Non è un modo elegante di procedere, anche se probabilmente ti può funzionare.
Il modo elegante consiste nel non far numerare i capitoli mediante l’impostazione del contatore secnumdepth; se scrivi all’inizio del documento `\setcounter{secnumdepth}{-1}`LaTeX ti numeri solo le parti, ma non numera nè i capitoli né le sezioni che questi capitoli potrebbero contenere. Quindi i comandi \chapter, \section eccetera, non hanno bisogno di essere asteriscati.Con il tuo metodo non numeri i capitoli, che comunque vanno a finire nell’indice, ma continui a numerare le sezioni, che quidi risulteranno 0.1 poi 0.2 poi 0.3 eccetera; non credo che tu voglia una cosa così brutta.Se non hai sezioni non fa differenza me se anche un solo capitolo è sezionato o usi \section* oppure, oltre a impostare il contatore secnumdepth, imposti anche il contatore tocdepth:`\setcounter{tocdepth}{0}` così i capitoli non asteriscati vanno nell’indice senza essere numerati, mentre le sezioni non asteriscate non sono numerate e non vanno nell’indice.
Se hai bisogno di maggiori spiegazioni, scarica dalla sezione Documentazione di questo forum e leggi la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato e tradotto in italiano. Non è a guida più semplice che ci sia, ma è quella che ha scritto Leslie Lamport, il papà di LaTeX, quindi è la guida che bisognerebbe sempre avere a portata di mano; le altre, più facili e ricche di esempi, servono bene per mettere meglio a fuoco ciò che nella Guide di Lamport potrebbe essere oscuro.
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Le immagini sono scandite, non scannerizzate.Non conosco sharelatex, ma in nessun editor che crea sorgenti latex si inseriscono le immagini direttamente nell’editor come farest con word o con writer.
devi invocare il pacchetto graphicx e usare il suo comando \includegraphics come spiegato in ogni guide e come di legge nella documentazione di graphicx. Ci pensa poi il compilatore a inserire l’immagine il cui inserimento è stato “comandato” dal comando \includegraphics.
26 Giugno 2015 alle 4:42 in risposta a: Rimuovere il titolo della table of contents, si può? #102277::
Tolta la numerazione romana, che poteva avere un senso quando i libri erano composti a mano, le altre funzioni di \frontmatter non sono per niente trascurabili; esiste sempre la possibilità di ridefinire la numerazione romana delle prime pagine, e di aggiungere le nuove definizioni di \frontmatter, \mainmatter e \backmatter in classi che non ne dispongono; io l’ho fatto nella classe toptesi basata su report, per esempio.Concordo invece che un documento di poche pagine non possa essere così strutturato da aver bisogno di quei tre super sezionamenti.
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Io penso che il cnfronto vda fatto fra la differenza di \pagegaol e \pagetoral; se questa differenza è appena maggiore, oppure ugale all’altezza della riga finale, emettel la riga finale, cambia pagina e poi inizia con la riga di intestazione. Se in realtà stati componendo una tabella con righe di altezza fissa, non capisco perché longtable non vada bene; ma il test che ti ho indicato funziona piuttosto bene, anche se devi sperimentare un poco per gestire l’altezza limite alla quale la macro deve intervenire. Ovviamante devi mettere questo codice ad ogni irga, perché non sai in quale riga avverrà il confronto giusto. Probabilmente ti può essere itile la token list \everycr che dovrebbe essere messa ina azione automaticamente ad ogni alla fine di ogni irga.
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Perché senza lasciare la riga vuota l’itemize interno forma un unico capoverso con il secondo item dell’itemize esterno; quando il motore di composizione attiva il “paragraph builder”, separa una lunga lista orizzontale nelle righe del capoverso e le distanzia tutte con lo scartamento in vigore alla fine del capoverso. Mentre il cambio di corpo avviene subito anche nella lunga lista orizzontale, lo scartamento entra in funzione solo al momento di costruire il capoverso.Misteri del TeX? si e no. Tipograficamente parlando `e bene che un capoverso abbia le sue righe distanziate con uno scartamento costante, anche se poi talvolta il motore di composizione deve interlineare qualche riga a causa del fatto che contenga oggetti troppo alti.
Nel caso specifico di beamer direi che si potrebbe parlare di una “feature” piuttosto che di un “bug”; ma potresti segnalrloal’autore o all’attuale manutentore; trovi queste informazioni nella documentazione di beamer o nei file manifest.txt o README che corredano il pacchetto.
::benedetti” post=102058ci avevo provato. se però uso chapter mi scrive anche in automatico “Capitolo 1” e poi il titolo del capitolo e volevo evitare questo….sto scrivendo una tesina che dovrà essere di 5 pagine. se uso article devo rinunciare alla divisione in frontmatter e mainmatter vero?
io cmq mi ispiravo a questo scritto per l’organizzazione diciamo
http://www.dimnp.unipi.it/guiggiani-m/guiggiani_ruote_dentate.pdf
…cmq non è che se uso article mi cambia poi tanto, è che però volevo imparare anche perchè oggi scrivo la tesina triennale, e poi dovrò scrivere quella magistrale e più imparo ora meno fatico dopo
Quel documento di Guiggiani è scritto con la classe article. Il suo indice è perfettamente congruente con quella classe.
La divisione in \frontmatter, \mainmatter e \backmatter ha senso solo per un testo lunghissimo, medio o corto, molto strutturato, che abbia un prefazione, una presentazione, una introduzione, diversi indici tematici; seguito dal corpo del testo, a sua volta seguito da appendici, indici analitici, indice degli acronimi, glossario, eccetera.
Mettere solo l’indice generale nella front matter, è del tutto inutile; non cambierebbe niente disponendo dei comandi \frontmatter, \mainmatter e \backmatter.
Prova e vedrai che con la classe article ti verrà una tesina con lo stesso aspetto del documento di Guiggiani. 🙂
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@elba;, non ho mai visto la barra di navigazione che contenga anche le subsection.Normalmente una presentazione ad una conferenza dura da 15 a 20 minuti quindi al massimo contiene un 20 — 25 frame che sarebbe follia indicare in un indice navigabile; al massimo sezioni la presentazione in due o tre brevi parti, ma certamente non sottosezioni i test che hai fatto per un dato esperimento.
Per l’uso di beamer in una lezione di 90 o 120 minuti potresti avere necessità di un indice più strutturato, ma di fatto non ne hai nessun bisogno perché una lezione spesso spiega molto diffusamente e nei minimi particolari due o tre argomenti e gli studenti non hanno motivo di sapere a che punto il docente è arrivato, perché tanto sanno che la lezione dura quel tanto.
Ecco perché beamer, anche se forse ne è capace, non prevede di sezionare a livello di subsection e quindi qualunque sia il tema usato non ha molto senso cercare di mostrarne il progresso con i pallini che finiscono per riempire tutta la barra superiore.
Tra l’altro ho il sospetto che \stepcounter{subsection} non serva a niente se non usi nessun titolo per le sottosezioni; togli quel comando \stepcounter, e lascia solo il titolo per la sezione, se proprio ci tieni e se quel titolo è davvero funzionale per la presentazione.
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Credo di avere capito che cosa succede, ma se non mostri il codice con il quale tu hai generato l’immagine che hai linkato non è facile tirare a indovinare dove intervenire; predisponi un piccolissimo esempio minimo compilabile che cominci con \documentclass e finisca con \end{document}; nel preambolo metti tutte le impostazioni e i pacchetti che usi, ma solo quelli che sono funzionali per quel frame, e nel corpo del documento metti solo il sorgente del frame la cui immagine hai spedito. In particolare non è chiaro dove hai inserito \setbeamerfont dove imposti \scriptsize.Infatti quelle due righe dell’elencazione esterna sono accostate perché hanno il font del corpo normale, ma lo scartamento del font piccolo della seconda elencazione. Ecco perché è importante vedere come tu hai composto il codice sorgente del tuo frame.
[OT, ma mica tanto] in italiano la parola interlinea viene usata malamente; in tipografia l’interlinea è lo spazio bianco fra due righe, ottenuto in passato interponendo una striscia di metallo fra due righe di caratteri metallici, che, stando fra due linee di caratteri stava “intra” le due righe, quindi “interlinea”. In inglese e in LaTeX in particolare ogni font è legato ad un suo scartamento ottimale che si chiama \baselineskip, in italiano scartamento fra le linee di base di due linee consecutive composte con lo stesso font. Con LaTeX l’interlinea si chiama \lineskip. Di default con LaTeX è \baselineskip = 1.20\fontsize e \lineskip= 1pt. Vedi quindi che scartamento e interlinea sono due cose differenti e indipendenti l’una dall’altra. Che poi visivamente modificare lo scartamento e modifica l’interlinea provochi quasi lo stesso effetto è un altro paio di maniche. In effetti la parola “quasi” è d’obbligo, perché LaTeX NON inserisce nessuna interlinea \lineskip se la differenza fra lo scartamento \baselineskip meno la profondità della riga precedente sommata all’altezza della riga corrente non è minore ad un valore di tolleranza \linekiplimit che normalmente vale 2pt. I valori dipendono dalla classe usata e possono essere diversi da quelli che ti ho detto. Comunque così facendo due righe non si accostano mai fino a sovrapporsi anche soltanto di un pochino; per farle sovrapporre bisogna ricorrere ai “dirty tricks” del TeXbook:shock:
::lukezene” post=102024Salve a tutti,
sono nuovo del forum quindi perdonatemi se sbaglio qualcosa 🙂
Ho un problema di carattere “estetico” riguardo l’interlinea degli item all’interno degli ambienti itemize con Beamer, presumo sia una sbavatura di dello stesso beamer però vorrei esserne sicuro.[attachment=1346]itemize.pdf[/attachment]
Come potete vedere dall’immagine tra il primo item ed il secondo c’è una sottile differenza di interlinea causata dall’inserimento di un item annidato al quale ho ridotto le dimensioni del font con il comando
\setbeamerfont{itemize/enumerate subbody}{size=\scriptsize}
Secondo voi è possibile sistemarlo in qualche modo oppure mi devo rassegnare??!!
Capisco che non sia un problema grave però mi piacerebbe sapere se esiste una soluzione.Grazie in anticipo a tutti 🙂
Non ho mai provato a usarlo, ma ci sarebbe il pacchetto enumitem che eprmette di configurare le liste come meglio si crede.
Quello che hai segnalto con l’esempio non è nulal di stano, è del tutto normale: prima del secondo itemize c’è lo spazio normale fra le voci più lo psazio prima e dopo il materiale in display; quindi quello che tu vedi non è anormale o una sbavatura. è il comportamanto normale di LaTeX, che di solito realizza le strutture preferibili per la tipografia. IN fondo le presentazioni possono essere belle, anche molto belle, ma non si tratta di tipografia in senso stretto.
Scarita dalla sezione Documentazione sotto sezione Guide tematiche la guida Il LaTeX Reference Manual commentato e tradotto in italiano, dove viene spiegato anche come sono messi gli spazi nelle liste. Sapendo che cosa ci sta dietro, certamente puoi intervenore per modificare ciò che non ti piace.
Se invece ti lamenti del fatto che l’itemize annidato, composto in script size abbia uno scartamento diverso dalla parte composta con il corpo maggiore, anche questo è normale; lo puoi forse aggiustare con \linespread{…}\selectfont, scegliendo a piacimento il coefficiente di allargamento da inserire al posto dei puntini, ma vedrai che dopo il quadro di beamer ti piacerà ancora di meno. Lo scartamento è calcolato per andar bene da un punti di vista della comodità di lettura in relazione al corpo usato e alla forma, al disegno delle lettere; di solito lo scartamento è circa 1.2 volte il corpo del font usato, ma con font con l’occhio mediano più grande, a pari corpo, potrebbe essere una buona idea di aumentare di qualche centesimo quel valore. Qualche centesimo vuol dire magari 1,25, ma non certo 1.5 o peggio ancora 2, come viene ancora spesso ordinato di fare per comporre le tesi.
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Il problema che vuoi affrontare non è banale, e probabilmente è insolubile se le immagini non sono in partenze quasi della stessa altezza; devi usare le chiavi di includegraphics height=… . In prima battuta le inserisci senza la chiave height e vedi di quanto sono differenti le altezze, poi scegli fra quelle una misura assoluta che possa andar bene per tutte e tre; assoluta vuol dire in millimetri o, al massimo come frazione dell’altezza della pagina. se vuoi specificare anche la larghezza di ciascuna figura con la chiave width=… devi anche specificare la chiave booleana keepaspectratio altrimenti le figure cambiano rapporto di forma e il loro contenuto diventa orrendo. \dopo di che una cosa come`\includegraphics[height=30mm]{prima-immagine}
\hfill
\includegraphics[height=30mm]{seconda-immagine}
\hfill
\includegraphics[height=30mm]{terza-immagine}`
Fatto questo esperimento controlli se ci stanno sulla stessa riga; se non ci stanno allora aggiungi la specifica della larghezza:`\includegraphics[height=30mm,width=0.3\textwidth,keepaspectratio]{prima-immagine}
\hfill
\includegraphics[height=30mm,width=0.3\textwidth,keepaspectratio]{seconda-immagine}
\hfill
\includegraphics[height=30mm,width=0.3\textwidth,keepaspectratio]{terza-immagine}`
Certo puoi cominciare da questa ultima soluzione, ma potresti ottenere buoni risultati anche con la prima.Ma se le immagini in partenza non sono quasi uguali in altezza e larghezza i risultati saranno pessimi. Avresti ancora la possibilità, se le immagini sono fotografie, di ritagliarle con apposito software di elaborazione di foto, togliendo parte dei loro margini, che spesso non contengono parti rilevanti dell’immagine, in modo da trasformarle in foto quasi delle stesse dimensioni orizzontali e verticali, o almeno con lo stesso rapporto di forma.
Infine la soluzione che non dà problemi è quella di inserirle in tre ambienti figure distinti, che vadano a finire dove vuole LaTeX, rinunciando al confronto diretto.
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