OldClaudio

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  • in risposta a: problemi contatori e loro inizializzazione #101769
    OldClaudio
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      I nomi dei contatori TeX (a differenza dei conatatori LaTeX) sono costituiti da control sequence a cui, con \newcount viene associato il numero di un contatore.
      I comandi nativi come \count si riferiscono con il numero che lo segue, per esempio \count213, il contento del registro numerico 213; quindi se si accede al registro tramite \count, il suo contenuto è quello di inizializzazione della memoria del programma di composizione, generalmente zero, o l’ultimo valore che quel registro conteneva per usi precedenti, fatti esplicitamente o implicitamente nell’elaborazione precedente.

      Quindi, anche se non è mai stato assegnato un valore a un contatore, esso comunque non è indefinito, ma di solito contiene il valore zero.

      Quando si definisce il nome di un contatore con \newcount (per TeX} o \newcounter (per LaTeX) alla c.s. viene associato un contatore inizializzato al valore 0; se si facesse riferimento a un nome di contatore senza prima aver assegnato a quella c.s. il numero di un registro numerico, la compilazione darebbe il messaggio “Undefinded control sequence”.

      Regole generali:
      1) In teoria si possono mescolare contatori TeX e contatori LaTeX, ma sarebbe troppo facile fare confusione e commettere errori di cui non si capisce la natura, perciò non si mescolino i contatori TeX con i contatori LaTeX.
      2) I registri numerici da 0 a circa 30 sono riservati per TeX e LaTeX; non li si usi per nessun motivo al mondo; si usu sempre l’associazione di un registro numerico con una c.s. perché il comando \newcounter (e anche \newcount) controllano che quel nome sia associato ad un registro che non è stato ancora assegnato.
      3) il registro 0 è usato dal sistema; i registri da 1 a 10 dovrebbero contenere i numeri di pagina per usare delle numerazioni strutturate; i registri dall’11 al 29 o 30 (non ricordo bene) dovrebbero servire per l’allocazione dei registri numerici, dimensionali, delle scatole, delle inserzioni e via di questo passo, fino all’assegnazione di un nome di lingua al numero che identifica i suoi pattern di sillabazione; come si vede una cosa piuttosto complessa sulla quale non è opportuno mettere le mani.
      4) TeX normale (quello che oggi usa solo Knuth) permette di associare a d altrettante control sequence fino a 256 contatori, 256 lunghezze, 256 lunghezze elastiche, eccetera. Per poterne associare di più bisogna usare etex, pdftex, xetex, eccetera nelle rispettive versioni estese, e bisogna caricare il pacchetto e tex per modificare la procedure con cui vengono allocati i registri e collegati con una c.s. assolutamente unica fino ad un massimo di oltre 32000 registri o altre cose. Senza usare il pacchetto etex i registri e gli altri oggetti che corrispondono a numeri superiori a 255 solo usando l’indirizzo/numero esplicito, senza poter usare nomi o c.s. Per i contatori LaTeX è sempre necessario disporre del nome perché al contatorie pippo, viene associata la c.s. \c@pippo, al quale è associato un registro numerico.
      5) Sui contatori TeX o LaTeX sui registri lunghezza (fissa o elastica, testuale o matematica) è possibile eseguire operazioni di calcolo senza usare il pacchetto calc. Vedi la documentazione di etex con texdoc etex.
      6) Di solito prima di usare un contatore bisogna incrementarlo di una unità, tranne che con il numero della pagina che viene internamente incrementato quando si spedisce fuori ogni pagina composta in modo definitivo. Ma di fatto finché la routine di output non ha spedito fuori la pagina, il numero di pagina non è esattamente conosciuto dal compositore.

      Detto questo visto che nel tuo esempio usi \count0 e \count1, direi che quella è programmazione con comandi nativi e senza usare contatori identificati con c.s. Se uno sa che cosa sta facendo la cosa è possibile, ma in ogni caso è molto imprudente; per esperienza diretto sconsigli vivamente di fare quei giochetti con i quali ci si può ficcare in guai inenarrabili. Bisogna salvarsi nel “rifugio atomico” di proteggersi dentro un gruppo e di usare solo comandi di assegnazione locale; all’occorrenza bisogna conoscere i trucchi necessari per portare i contenuti dei contatori fuori dal gruppo, ristabilendo i contatori ai valori che avevano prima di entrare nel gruppo.

      @Mago_Gandalf, non ti impegolare in queste cose; è una raccomandazione, non una minaccia 🙂 😉 😀

      in risposta a: babel latino e date romane #101718
      OldClaudio
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        Nulla.
        Controlla bene di aver messo tutti i punti dove c’è scritto dot; se salti il punto fra il nome e il cognome va ad un altro destinatario; mi pare che faccia l’attore e che faccia anche il doppiatore di fil e telefilm 🙂
        Controlla anche che sia gmail.com, non gmail.it

        in risposta a: Immagine (o testo) irremovibile #101764
        OldClaudio
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          Sì, sono contento, ma non avresti perso due o tre giorni ad aspettare che qualcuno ti dicesse che serve \clearpage; dalle guide avresti capito la differenza fra \newpage (che non ha nessuna influenza sui float) e \clerapage che ha influenza sui float.

          in risposta a: babel latino e date romane #101716
          OldClaudio
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            Ho verificato anche nellla cartella Trash, ma non ho trovato nulla; verifica se per caso hai ricevuto un messaggio di errore nel recapito del messaggio; a me con Thunderbird arrivano sempre messaggi di questo genere se sbaglio nello scrivere l’indirizzo.

            Comunque h scaricato i, file che hai allegato. Nonostante io ora ce l’abbia, prova ancora con al posta elettronica. Questa faccenda mi lascia piuttosto perplesso.

            in risposta a: Allineamento formule raggruppate #101766
            OldClaudio
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              Prova ad usare due ambienti minipage di larghezza pari a un po’ meno della metà della giustezza.
              Guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato

              in risposta a: Immagine (o testo) irremovibile #101761
              OldClaudio
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                In ogni caso sia la Guida GuIT sia la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato descrivono il metodo con il quale pdflatex e gli altri motori di composizione trattano i float; non è una cosa semplice da descrivere in un messaggio sul forum; tuttavia se non si comprende quel meccanismo molto delicato e complesso, è difficile far afare a LaTeX quello che vogliamo noi quando ci sono dei float di mezzo.

                Una cosa certa è che non bisogna mai usare il codice di posizionamento [!h] da solo; un’altra cosa certa è che nello stesso float di tipo figure, si possono mettere più figure e più didascalie sia usando semplicemente i comandi che hai usato tu (ma in due ambienti figure distinti, non dentro un solo ambiente figure) sia usando pacchetti come subfig.

                La lettura dell’una o dell’altra guida permette, tra l’altro, di usare correttamente \clearpage o il pacchetto afterpage con il suo comando \afterpage, per cercare di mettere i float in posizioni diverse da quelle che sceglierebbe pdflatex da solo.

                in risposta a: babel latino e date romane #101714
                OldClaudio
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                  Direi che \testbisestiledue faccia la giusta distinzione fra gli anni precedenti alla riforma gregoriane e agli anni seguenti.

                  Ora sulla base di questo testi bisognerebbe creare l’algoritmo per la data romana con kalende, none e idi.

                  Molto più complicato risalire ab rbe condita, perché, nonostante la confusione che era presente priam di Giulio Cesare, anche se si volesse mantenere l’algoritmo delle date giuliane, gli anni vanno numerati a partire da una data da scegliere in modo storicamente “quasi” corretto. Cerco di informarmi; ma supponendo che la data sia il 23 aprile 751 AC, il conteggio degli anni non corrisponde semplicemente all’aumento dell anno civile di 750 o 751 anni, perché dipende dal fatto che il giorno e il mese corrispondano ad un giorno precedente al 23 aprile.

                  A presto
                  (Old) Claudio

                  Ti aggiungo queste informazioni:

                  Il pacchetto pgfcalendar permette di calcolare la data giuliana; non so esattamante quanto possa andare indietro nel tempo, ma dispone di cun comando \pdfcalendartojulian che dovrebbe essere capace di eseguire la trasformazione da solo.

                  ti allego questa tabella:

                  [attachment=1319]DataRomana.pdf[/attachment]

                  dalla quale puoi desumere tutte le differenze nella scrittura delle date specialmente per i mesi con 31 giorni, che, a quanto pare, hanno le none, e quindi le idi, in posti diversi. Non so quanto sia attendibile questa tabella, ma chi l’ha scritta è molto attento ai dettagli.

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                  in risposta a: babel latino e date romane #101712
                  OldClaudio
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                    Come ce lo scambiamo?
                    Il fatto che tu l’abbia pronto non vuol dire che sia a disposizione.
                    Nello stesso tempo ci sono dei test da fare per gli anni bisestili, come per la data di introduzione della data gregoriana; forse li hai già fatti, ma se desideri che vadano a finire nel modulo babel per il latino, bisogna che io li abbia, altrimenti non li posso introdurre. In realtà ci sarebbe anche il modulo gloss-latin per polyglossia.

                    Il mio indirizzo di posta elettronica dovresti trovarlo nel file di documentazione del modulo stesso.

                    in risposta a: babel latino e date romane #101710
                    OldClaudio
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                      [OT]
                      Le domande che poni sono abbastanza normali, nel senso che i popoli antichi certamante misuravano il tempo sulla rotazioni degli astri, in primis il sole e la luna; non avevano orologi ma misuravano la durata del giorno con i quadranti solari e negli ultimi secooli prima della nuova era, anche con ingegnosi strumenti ad acqua che permettevano di avere l’ora del giorno anche in mancanza di sole. Il giorno era diviso in 12 ore di lunghezza variabile che partivano dall’alba e andavano fino al tramonto; la note era divisa in quattro vigilie. Quella sì che era l’ora solare, non quella che viene chiamata oggi ora solare, invece che ora invernale.

                      La lunazione con i suoi evidenti quarti di 7 giorni ciascuno (circa) hanno certamente ispirato la settimana; la bibbia l’ha poi codificata destinando il giorno di shabat al riposo da dedicare al signore e alla famiglia, come il Creatore il settimo giorno si riposò e si dedicò alla ammirazione del suo creato. Ovviamente tutti, ebrei in testa, sano che quello è un racconto mitico come sono mitici la maggior aprte degli episodi raccontati nel Pentateuco e in molti libri successivi; mitici ma in grado di insegnare Dio stesso, e la sua etica e come il popolo eletto fosse appunto affetto dalle debolezze umane e che… ecc. ecc. Ricerche recenti hanno accertato che i libri della Bibbia risalgono all’ottavo o al nono secolo AC, scritti forse in base ad una tradizione orale, ma che in sostanza tutto quello che vi viene scritto come fatti avvenuti prima dell’epoca dei Re è sostanzialmente mitico e non ha riscontri di altro tipo (scavi, iscrizioni, archeologia, ecc.).

                      Naturalmente la lunazione ha ispirato i calendari lunari e lunisoloari, da quello ebraico lunisolare, a quello islamico lunare, a quelli orientali per lo più lunisolari; ma la settimana, che non esiste nei calendari orientali tradizionali (almeno così mi pare di capire) è arrivata a noi tramite l’ebraismo; il cristianesimo, sulla base del racconto evangelico, ha stabilito che la permanenza di Cristo nel sepolcro è stata dal venerdì prima del tramonto al giorno dopo lo shabat, quando le pie donne sono salite al sepolcro per finire el operazioni di inumazione, interrotte per lo shabat, e scoprendo che Cristo non era più nel sepolcro; la resurrezione di Cristo è quindi avvenuto il giorno dopo lo shabat (tradotto in latino sabato) e quindi per i cristiani “dies dominica”, il giorno del Signore, sarebbe stato conservato per la festa da dedicare al riposo e alla celebrazione della resurrezione con il rito dell’eucarestia. Il nome domenica quindi è di origine cristiana e vista la diffusione del cristianesimo nella civiltà occidentale non ci si deve stupire che sia diventato una faccenda di carattere universale, che prescinde dalle varie religioni e vi convive accanto come calendario civile.

                      Mi perdonino i teologi e i filologi se ho riassunto in modo così superficiale cose che vengono dibattute da millenni sia nelle comunità ebraiche, sia in quelle cristiane, sia in quelle islamiche, sia a livello laico fra le varie nazioni moderne. Il calendario civile cinese oggi coincide con quello europeo, ma accanto vi è il calendario tradizionale che permette loro di trarre gli opportuni oroscopi a secondo del giorno in cui cadono le vicende umane nei mesi associati ai nomi di quegli animali che caratterizzano i nomi dei mesi e degi anni ne i cicli di 60 anni in cui si sviluppa il loro calendario.

                      L’invenzione del calendario solare è nato sostanzialmente nei paesi accanto alla Palestina; dove tra babilonesi (che usavano un sistema di numerazione in cui il 360 aveva un ruolo importante, quasi uguale ai giorni dell’ano solare) ed egizi avevano preferito un calendari in cui le stagioni si ripetessero con regolarità anche se non erano in fase con le lunazioni; Quando Giulio cesare impose il calendario che noi oggi chiamiamo giuliano, impose sostanzialmente il calendario egiziano con i nomi dei mesi che conosciamo ancora oggi. Prima di questa imposizione di Cesare, esistevano si le kalende, le idi le none e compagnia, ma erano stabiliti “dinamicamente” dai pontifices che oltre a costruire e riparare i punti sul Tevere, avevano anche il compito di stabilire che giorno fosse ogni giorno che sorgeva; sembra che per motivi che non avevano niente a che vedere con i cicli della luna o del sole, siano arrivati a far sì che alcuni anni durassero anche 400 giorni.

                      Comunque non credo che i due Claudi si cimenteranno a ricostruire i calendari precedenti all’epoca repubblicana; troppo complicato. E poi: cui iuvat? Certo ai due Claudi per divertirsi un po’ con l’aritmetica di TeX, ma penso che la cosa non serva nemmeno agli storici.:smile:

                      in risposta a: babel latino e date romane #101708
                      OldClaudio
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                        Prova questo codice`\def\data#1/#2/#3 {% Lo spazio prima della graffa è significativo
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                        \month=#2\relax
                        \year=#3\relax
                        \today\xspace}`Lo dovresti poter usare così:` la data del \data12/3/2025 corrisponde al dodicesimo giorno
                        del terzo mese del duemilaquindicesimo anno.`

                        Perché funzioni devi caricare il pacchetto xspace nel preambolo. se devi mettere un segno di interpunzione dopo l’anno, lasciaci comunque uno spazio prima, perché lo spazio viene “mangiato” dalla definizione del comando; \xspace serve per ripristinarlo se il primo carattere dopo lo spazio NON è un segno di interpunzione.
                        Non cambiare la definizione di \data usando \newcommand, perché quella definizione ha gli argomenti delimitati che non si possono definire con \newcommad e \renewcommand.

                        in risposta a: Cambiare font nel corso del documento #101692
                        OldClaudio
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                          Se il problema è quello di fare il frontespizio, allora la cosa si può risolvere facilmente usando una classe come book che contenga l’ambiente titlepage, dentro al quale puoi comporre il frontespizio con la massima libertà e con risultati che possono dipendere molto da quali sono le specifiche della tua università.

                          Al limite potresti anche comporre il solo frontespizio con Word, salvarlo/esportarlo in formato PDF e poi importalo come figura come prima pagina di quanto componi con LaTeX.

                          Ma per il corpo della tesi, la bibliografia, le figure, i riferimenti incrociati, i sezionamenti, eccetera dipende molto dall’argomento della tesi, da quante cose strane oltre l testo devi comporre (è strana una formula perché è scritta in una lingua speciale diversa da quella del testo; è strana una struttura linguistica come le metre di un componimento poetico, perché è scritta in una lingua che non fa uso di lettere ma di simboli; è strana la versione critica di un testo antico con i numerosi simboli che i filologi usano epr queste cose; eccetera). Per queste come LaTeX è insuperabile; è anche ovvio che più strane sono le cose da scrivere più attenzione devi porre per scriverle, ma LaTeX contiene gli strumenti giusti, Word no.

                          Inoltre ricorda che le specifiche tipografiche specificate dalle università sono spesso date da persone che non sanno nulla di tipografia (parlo per esperienza diretta; è un errore che ho commesso anch’io agli inizi del mio coinvolgimento con LaTeX); io non le seguirei pedissequamente, ma cercherei di comporre tipograficamente in modo ineccepibile (almeno al meglio di quello che so fare); non mi preoccuperei dei font Arial o Helvetica; Times new roman o Lain modern; vorrei avere un risultato finale senza righe spaziate né a doppio spazio né con spaziatura 1,5; brutture tipografiche comuni in quelle specifiche, quando lo scartamento delle righe deve essere accuratamente scelto in base ai font usati; non vorei vedere formule, tabelle, strutture filologiche composte senza i mezzi adatti e quindi in modo rozzo e spesso addirittura errato; non vorrei vedere figure scopiazzate a destra e a manca o create con strumenti inadeguati tanto da riconoscerle ad occhio nudo come elementi estranei.

                          Pensaci bene e poi prendi al decisione migliore per te.

                          in risposta a: Disposizione figure affiancate #101741
                          OldClaudio
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                            grid-system sembra un ottimo pacchetto, ma serve solo per dividere lo spazio orizzontalmente in colonne di larghezza proporzionale a certi numeri interi; da quel che ho visto nella documentazione, l’autore lo classifica appunto per dividere lo spazio della pagina in colonne affiancate.

                            Mentre @pisi86 vuole dividere sia orizzontalmente sia verticalmente. Da quel che ho visto nella documentazione grid-system non divide verticalmente nessuna colonna. Certo lo si può fare con le minipage; ma allora perché non fare tutto con le minipage?

                            in risposta a: Disposizione figure affiancate #101739
                            OldClaudio
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                              Oppure cerca minipage nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato, liberamante scaricabile dalla sezione Documentazione sotto sezione Guide tematiche di questo sito.

                              in risposta a: Eliminare opzioni FancyHDR nella pagina elenco figure #101701
                              OldClaudio
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                                Togli la riga`\addtocontents{toc}{~\hfill\textbf{Pagina}\par} %aggiunge la dicitura pagina in alto a dx`

                                in risposta a: babel latino e date romane #101706
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                                  Be’, sì, certo, prima di Giulio Cesare c’era il caos, quindi è difficile considerare seriamente le date prima del calendario giuliano e questo è il motivo per il quale gli storici sono in disaccordo sulla data della fondazione di Roma, almeno la data convenzionale da cui partire per specificarla ab urbe condita.; ciò nonostante quando si è stabilito di numerare gli anni a partire dalla nascita di Cristo (che poi è risultata sbagliata di circa sei anni), si usava ancora la data ab urbe condita; ma anche dopo c’è stata una bella confusione con l’anno che cominciava il primo di gennaio o il 21 di marzo o in altre date; una cosa seria si è fatta solo con il calendario gregoriano che dovrebbe valere almeno fino al 12000 A.D. poi si vedrà; ma tanto noi non abbiamo necessità di preoccuparcene.:smile:
                                  Se è per quello anche ai giorni nostri ci sono proposte di modifiche del calendario; a me piace specialmente quella in cui i mesi sono aboliti in favore di quattro periodi di 13 settimane ciascuno (diciamo in quattro stagioni di 91 giorni); ogni anno è quindi formato da quattro periodi in cui lo stesso ordinale in ciascuna stagione corrisponde sempre allo stesso giorno della settimana; il giorno in più per arrivare a 365 non ha una nome specifico, è solo soprannumerario; e negli anni bisestili ci sono non uno ma due giorni soprannumerari; non mi risulta che sia anche stata proposta la posizione di questo giorno o di questi due giorni soprannumerari. Ovviamente questo calendario non verrà mai adottato, ma l’idea mi piace; se cerco bene trovo anche il nome di questa proposta.

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