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Claudio, la tua osservazione è giusta, ma devi sempre ricordare che di lingue laitne ce ne sono tre; una è il latino moderno usato come lingua ufficiale dello Stato della Citta del Vaticano; usa la data gregoriana moderna e la u e la v come in italiano e non usa le legature ae ed oe.
Un latino medievale che usa entrambi i tipi di data, probabilmente con la data giuliana, visto che la gregoriana è del 1582, se non vado errato; usa la u e la v in modo classico e usa le legature. Un latinco classico, ch userebbe solo la data con le kalende, usa la u e la v in modo classico (ovviamente) ma non usa le legature ae ed od, che sono una invenzione medievale.Ora pensa al motore di composizione tex, o pdftex o xetex o luatex, o…; esso riceve dal sistema operativo i numeri del giorno, del mese e dell’anno in forma moderna; camuffare i numeri del giprno e dell’anno in numeri romani potrebbe anche andare bene per il latino moderno; certamante non per la data giuliana e non per la data ab urbe condita con le calende, le idi e tutto il resto.
Un tentativo per creare la data ab urbe condita è stato fatto una ventina di anni fa; se leggi la documentazione di babel-latin dovresti trovare in nota un riferimento a questo fatto. Io non implementai il codice che fu proposto, perché secondo me il giorno e l’anno della fondazione non erano corretti; ma penso che qualunque data si scelga esisterebbe sempre almeno un latinista che affermerebbe che la data giusta è probabimente un’altra.
Comunuqe se vuoi cimentarti con la trasformazione della data gregoriana in data giuliana e questa nella data ab urbe condita saròlieto di aggiungere il tuo contributo al modulo per il latino usando l’algoritmo giusto per le tre versioni.
Non sto scherzando; visto che ci sei provaci!
Claudio (quello old)
17 Maggio 2015 alle 12:36 in risposta a: Eliminare opzioni FancyHDR nella pagina elenco figure #101699::
Il tuo comando \addtocontents{toc}{…} messo dopo \tableofo contents no serve certo per l’indice genrrale, che a quel punto è già stato composto; se vuoi che funzioni per la lista delle tabelle e per quello delle figure devi specificarlo separatamente prima di dare i comandi \listoftables e \listoffigures e devi rispettivamente indicare lot per le tabelle e lof per le figure.Probabilmente devi anche usare due compilazioni prima che lo stile empty abbia effetto, perché quegli elenchi sono stamapti con le informazioni raccolte nell’esecuzione precedente di pdflatex.
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Quale classe usi? Io non conosco nessuna classe che rientri i titoli delle sezioni. Se parli dell’indice, allora lì, sì le parti e i capitoli sono a file del margine sinistro, i paragrafi sono rientrati; i sotto paragrafi sono rientrati rispetto ai titoli dei paragrafi, eccetera. Ma nel testo i titoli dei paragrafi e di ogni altro sezionamento del documento non li ho mai visti rientrati.
::Ciao, ti ringrazio per la precisazione. Dunque, da quel che ho capito, lo script Latexmk esegue in maniera automatica anche bibtex/biber e makeindex? Il che significa che se uso Latexmk NON devo pure comporre con bibtex/biber?
A grandi linee sì, ma i dettagli li trovi leggendo al documentazione di latexmk dando da terminale il comando texdoc latexmk; siccome è configurabile puoi configurarlo come ti pare, anche perché di default producoe il documento in formato .dvi, compilando con latex, invece che con pdflatex.
Ma come ti ho detto serve e non serve; a me non serve a niente e lo considero una perdita di tempo.
Infatti ogni shell editor che si rispetti ha i tasti per lanciare bibtex o biber, e makindex o xindy; se poi per gli indici analitici si usano i pacchetti imakeidx oppure indextools, per la questione indici analitici non c’è da fare proprio niente.
Il punto è che mentre crei un documento devi compilare decine o centinaia di volte, dipende dal numero di pagine, perché trovi sempre qualcosa che potresti fare meglio. A che cosa ti serve ricomporre al stessa bibliografia ogni volta? tieni conto che per ottenere le cross reference a posto dovresti sempre eseguire pdflatex, oltre a bibtex o biber, almeno tre volte. Dunque si perde solo tempo; il database bibliografico lo si compone via via che nasce al necessità di aggiungere un altro riferimento; l’importante non è ricomporla ad ogni anche live modifica del documento, ma di comporre tipograficamente al bibliografia per ultima quando il documento è a posto.
Nell’e prime righe della documentazione di latexmk c’è scritto che si tratta di una specie di programma make reso fnzionale per lavorare con il sistema TeX. ma anche se il file sorgente di un documento può essere visto come un programma, non si tratta propriamente di un programma che deve essere compilato e linkato con tutte le librerie necessarie e adattato al particolare processore della tua macchina come quando usi make per creare un eseguibile di un programma scritto in C.
Make ha senso, seocndo me, latexmk non ha senso.
Piuttosto vale di più mettere in testa al main file le varie righe che servono per far fare ad Arara le cose necessarie per compilare un documento; arara è un po’ come latexmk, uno script in perl, minpare, o in python, che viene attivato dai comandi di commento che si trovano nelle prime righe del file sorgente; via via che il dcumento prende forma aggiungi le azioni che vuoi che arara faccia o le togli quando devi rimaneggiare fortemente il documento ennon vuoi fare al trafila di compilare tutto quanto.Il nostro GuIT Guru Enrico Gregorio ha scritto una bela introduzione sull’uso di arara che ne rende l’uso molto più chiaro rispetto alal documentazione originale di arara. Il documento si chiama introarara.pdf, ma credo che tu lo debba cercare in internet. Anche qui sul forum se usi al funzione Cerca” puoi trovare molte discussioni su arara.
Secondo me , dovendo scegliere arara è meglio di latexmk, ma, sempre secondo me, non lo userei per gli stessi motivi per i quali non uso latexmk.
::Joey Kowalski” post=101492LaTeXila mi sembra senza infamia e senza lode. Non è certamente un editor “avanzato” e ha il grande difetto che ha un autocompletamento dei comandi molto lacunoso, nel senso che solo una piccola parte dei comandi standard vengono autocompletati, ma l’autocompletamento non riconosce comandi abbinati a pacchetti installati dall’utente. Il motore di compilazione che usa è Latexmk, che dovrebbe essere più recente del classico pdfLaTeX, poi ha i pulsanti per compilare personalizzabili, e questo è molto utile e, soprattutto, è ben integrato con le librerie GTK+. Purtroppo, sotto GNOME 3, qualsiasi programma che non sia in GTK si vede davvero male e, soprattutto, ha una pessima resa dei font (anche quelli a spaziatura fissa). Quindi, per ora sto su LaTeXila, sperando che col tempo il programma cresca. Se si vedesse decentemente sarei passato a TeXstudio.
Errore: latexmk non è un programam di composizione, ma è uno scritp per eseguire pdflatex quante volte occurre insieme a bibtex e makeindex.
Non è affatto più avanzato, è semplicemente una cosa diversa. e che secondo la mia modesta opinione, dopo aver scritto igliai di pagine con pdlatex (e “anticamante” con latex) non serve assolutamente a niente:smile: 😉 😯 😕 😆
::federico92″ post=101497Ciao a tutti.
Devo presentare un articolo ad una conferenza. Nel modello che ho a disposizione è mostrato che il font dell’articolo è Arial, che ho provveduto ad impostare inserendo nel preambolo:
`
\usepackage{lmodern} %caratteri
\renewcommand{\rmdefault}{phv} % Arial
\renewcommand{\sfdefault}{phv} % Arial
`
tuttavia, il sommario deve essere scritto in Times new roman. Come posso fare a cambiare font solo per il sommario?
Grazie in anticipo ❗Dunque cariche lmodern che ti mermette di usare i font con grazie, i font senza grazie e i font teletype a spaziatura fisse; poi ridefinisci i nomi delle famiglie di default per i font con grazie e per quelli senza grazie con Helvetica, che ovviamante non è Arial. Le impostazioni di lmodern rimangono valide solo per il font teletype (\ttfamily).
Quindi è evidente che quelle impostazioni non ti permettono di fare nula di quello che vorresti fare.
Allora scrivi l’articolo con l’Helvetica, se ti sembra che l’Hevetica possa essere scambiato epr Arial (non mi risulta, ma confesso che non lo so per certo, cha pdfLaTeX disponga del font Arial sotto nessuna forma; bisognerebbe installarlo con codifica T1 e la cosa non è per niente semplice. Xon XeLATeX potresti usare l’Arial, quello vero). ma nel sommario scrivi così:`\begin{abstract}
\fontfamily{lmr}\selectfont Questo è il sommario del mio bellissimo articolo.
\end{abstract}`Il carattere Latin Modern è un font con grazie non estremamente di verso dal Times. Se proprio vuoi il taime carica al posto di lmodern il pacchetto newtxtext, e al posto del nome della famiglia lmr usa il nome txr.
Ma santo cielo! chi ha specificato quei font per l’articolo capisce poco di tipografia; mentre il sommario potrebbe essere scritto con un font senza grazie per “merito” della sua brevità, il testo dell’articolo dovrebbe essere scritto con font con grazie, viato che è generalmente riconosciuto che sia più riposante da leggere per una lettura di un testo di svarite pagine.
Comunque se devi fare in quel modo, ti ho detto come fare.
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È comunque una cattiva idea quella di eliminare il rientro dei capoversi; ci vuole comunque un segno che il capoverso sta cominciando e non basta che il capoverso precedente termini con una riga che non arriva al margine destro. L’unico capoverso che non richiede il rientro è il primo di ogni sezione, sia essa un capitolo, un paragrafo, un sotto paragrafo o altro.
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Sono d’accordo con Ivan sul fatto che insegnare queste cose a studenti o dottorandi del settore scientifico è più facile. A me è toccato fare un corso intensivo del dottorandi in scienze umane; 14 ore in due giorni; un altro docente di Milnao h svolto altra 14 ore in due giorni per gli aspetti maggiormente interessanti per gli umanisti.
Direi che il tutto non è andato male, anzi; alla fine delle mie 14 ore, svolte interclando le mie spiegazioni con “esercitazioni” svolte da ciascuno sul proprio portatile su cui era stato preventivamente indicato di installare TeX Live e solo TeX Live, (operazione riuscita con tutti tranne che con un dottorando con macchina Windows e con un antivirus particolarmente aggressivo). Le esercitazioni pratiche sono utilissime, si per familairizzarsi con l’editor (TeXShop per i Mac, TeXstudio per gli altri; potendo TeXworks per tutti, ma non ci si riesce mai a metterli tutti in pari).400 slide! ho cominciato con il corso di Enrico da cui ho tratto tre slide (citandone l’autore) e le altre me le sono scritte da solo, puntando molto sulla scrittura delle lingue antiche, latino e greco. Poco sulla bibliografia, perché sapevo che il secondo docente avrebbe usato molto tempo su quell’argomento.
Preparati a spendere moltissime ore per un buona presentazione beamer adatta al tuo corso; direi che un centinaio di ore le devi mettere in conto. Distribuiscile nel tempo, altrimenti ti viene la nausea.
Claudio
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Dal primo messaggio d’errore sembrerebbe che tu non abbia specificato nessuna opzione al pacchetto inputenc; forse non l’hai nemmeno caricato; il databse bibliografico, invece, sembra composto con la codifica utf8.
Di lì nascono dei conflitti.
Può darsi che non siano gli unici errori, am intanto quelli che ti ho segnalato vanno corretti.
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Hai due possibilità:
1) compili con la mancanza degli “a capo”, ma con il pacchetto standalone, così da creare i grafici scontornati in file distinti, che non rifai più, ma importi nella tua tesi come semplici figura con \include graphics. Risparmi anche un mucchio di tempo perché pgfplots rallenta molto la compilazione di un documento con molti grafici.2) trovi la graffa mancante dal tuo attuale file e la metti al punto giusto; pgfplots non ha mi impedito al sillabazione a nessuno il cui file sorgente era costituito correttamente.
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Per l’abstract suppongo che tu non abbia usato il pacchetto abstract, che se ben ricordo fa esattamente quello che vorresti; ma se ti sei scritta le macro necessarie, non usare la dichiarazione \bfseris, ma usa il comando \textbf{Abstract} lasciando tutto il resto del testo del sommario senza dichiarazioni di serie.Per il numero del capitolo sulla stessa riga del titolo, si può senz’altro fare con i pacchetti che vengono suggeriti sia da Claudio sia nelle varie guide, ma siccome io sono pigro, di solito preferisco avere le mie macro che controllo direttamente. Nel caso specifico nel preambolo (usando i delimitatori \makeatletter e \makeatother per delimitare il codice da modificare) oppure in un file di macro personali (con estensione .sty, da caricare con usepackage, e senza bisogno dei predetti delimitatori) copierei la definizione di \@makechapterhead dal file di classe, e lo modificherei togliendo sia il comando \chaptername, sia “l’a capo” e la spaziatura che lo segue, ma lasciando il \thecahpter. seguito da uno spazio e seguito subito dopo dall’argomento che contiene il testo che costituisce il titolo del capitolo. Siccome quella definizione contiene molti comandi interni di LaTeX che usano la “lettera” @, è necessario usare i predetti delimitatori nel preambolo per far sì che il segno @ venga trattato come una lettera per la ridefinizione dle comando, e sia riportato allo stato di “altro carattere” dopo la ridefinizione.
Sembra complicato, a basta provare per credere che la cosa che ti ho detto ti permette di fare quello che voi delle intestazioni dei capitoli. Io per i miei documenti spesso seguo questa tecnica, forse poco ortodossa e che richiede un minimo di conoscenza del linguaggio di programmazione LaTeX. Oltretutto si imparano molte cose. Quando le cose sono veramente difficili, cerco di usare i pacchetti dove le cose sono già state fatte da altri; per cose che richiedono molto tempo è inutile consumare tempo in due; basta che il tempo sia stato consumato bene da chi ha scritto il pacchetto.
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quella è la cartella di configurazione di prima installazione, da un’altra parte dovrebbe essercene un’altra con le 70 lingue che le ho detto. nel file di testo che mi ha mandato ci sono tutte le lingue preinstallate, a meno che quel file non si riferisca a qualcosa di diverso, perché la data e le cartelle del tuo documento compilato.
::slwoac” post=101451Sto scrivendo la tesi di mio figlio ed avrebbe la necessità di coniugare dei titoli di capitoli con dei sottotitoli. Preciso che faccio uso contemporaneamente di ARSCLASSICA e CLASSICTHESIS e la soluzione:
\newcommand\Chapter[2]{
\chapter[#1: {\itshape#2}]{#1\\[2ex]\Large\itshape#2}
}non funziona.
Grazie per l’aiuto
Benvenuto nel forum.
Scrivi al tesi di tuo figlio? Non potrebbe farselo da solo, magari con un po’ di consulenza da parte tua, ma almeno imparerebbe qualcosa; se gliela componi tu non impara nulla. Parere persona e fuori tema. Scusami.
Difficile dire perché non funzioni se non dici che cosa rappresentano gli argomenti #1 e #2. Ci sarebbe da domandarsi se gli autori di ClassicThesi e di ArsClassica sarebbero contenti di vedere cambiati i loro titoli in corsivo; sono autori molto gelosi dello stile che hanno creato., ma da quello che vedo scrivi una prima cosa, seguita da due punti un piccolo spazio verticale e poi una seconda cosa che vorresti in corpo Large; metti entrambe le cose nell’indice generale, senza specificare \Large. Facendo entrambe le cose nello stesso capoverso e non essendoci gruppi che limitino le dichiarazioni di corpo ad un testo pecifico, direi che l’ultima dichiarazione è quella che conta.
Ma è sol un’ipotesi, perché non sapendo che cosa rappresentano i due argomenti ho supposto che il primo sia il titolo e il secondo il sottotitolo. Forse non è così. In ogni caso non ci voglio i due punti, e il sottotitolo non deve andare nell’indice generale.
Potresti epr favore spiegare meglio che cosa vuoi fare?
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