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Il problema più delicato è quello di staccare il contatore section dal contatore chapter; si fa con un comando \counterwithout definito da qualche pacchetto che non ricordo, ma se cerchi quella stringa probabilmente qui sul forum trovi l’informazione che mi manca.Dopo di che usi il comando \chapter* per i capitoli della prima parte, e un comando \titolo che riflette il comando \chapter* ma usa come nome Titolo invece di Capitolo; devi ridefinire \chaptername poco prima di quando cominci a usare \titolo.
Naturalmente sono necessari altri aggiustamenti, ma intanto comincia con questi.
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Non so se i miei consigli possono essere considerati saggi, ma ci provo.1) Nonostante il tuo desiderio di non cambiare editor, ci sono editor, TeXstudio per esempio, che oltre ad essere multi piattaforma, quindi vanno bene sia che usi Windows, Linux o Mac, hanno il visualizzatore PDF incorporato con il quale fare la ricerca diretta e inversa, permettono di usare i commenti di auto configurazione, permettono di gestire progetti, e tante altre belle cose che diciamo qui sul forum e che abbaim spiegato in diverse guide.
2) Se proprio sei irremovibile e vuoi conservare il vecchio TeXnicCenter, allora scaricati dalla rete SumatraPDF; è un ottimo visualizzatore di PDF ed è “sincronizzabile” con TeXnicCenter per eseguire la ricerca diretta e inversa; la documentazione di TeXnicCenter dovrebbe spiegarti quali impostazioni devi dare a TeXnicCenter stesso e quali a SumatraPDF perché dialoghino fra loro.
3) Adobe Reader DC credo che sia adatto anche al sistema operativo Android, ma forse mi sbaglio; tuttavia non è configurabile, come non lo era Adobe Reader senza l’appendice DC, per fare la ricerca diretta e inversa; oggi questa funzionalità è essenziale, visto che l’unico formato dei file di uscita “oggi” è il formato PDF, mentre il formato DVI è conservato per compatibilità con il passato.Vedi tu se seguire uno di questi consigli, quale, o se non seguirne nessuno.
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I tre tomi della guida guit sono fatti epr essere stampati, non per essere letti a schermo quindi i riferimenti ci sono ma i i link ipertestuali non sono attivi.Se non ti interessano i link attivi, il procedimento è semplice: creo la GuidaGuIT come un unico documento e poi con pdfpages inserisco intervalli di pagine selezionate nei main file di ciascuno dei tre tomi; credo che usando LuaLaTeX si possa creare un sola procedura per fare il tutto, ma io non sono ancora arrivato al linguaggio Lua 🙁 — Perciò i range di pagine da inserire in ciascun tomo li vedo a mano arrangiandomi un po’ per non fare pasticci con le pagine iniziali numerate con i numeri romani che spostano tutte le pagine numerate con i numeri arabi di una quantità costante; di solito non ci riesco al primo colpo, ma non trovo il procedimento particolarmente lungo e difficile.
È diversa al situazione per ArsTeXnica dove il documento completo è fatto per la stampa e i singoli articoli sono fatti per la lettura a schermo e quindi hanno i link ipertestuali attivi. Max ha risolto con LuaTeX e altri pacchetti.
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se usi biblaetx da un paio d’anni il motore di selezione ed estrazione dei riferimenti dal database bibliografico è biber, non bibtex; tuttavia se vuoi usare bibtex devi specificarlo fra le opzioni di bibilatex`\usepackge[…,backend=bibtex,…]{biblatex}`Vedi la documentazione di bibtex nella pagina 45, paragrafo 3.1.1.
::riccardo.nigro” post=101624OK.Ho capito che la tipografia mette sparsi tabelle e immagini, ma quando stampo li mette comunque dove vuole oppure mantiene l’ordine?
È Word, probabilmente anche Writer di OpenOffice e LibreOffice, che dopo aver passato del tempo a sistemare una tabella o una figura da qualche parte, quando stampi te le mette altrove.
Tieni presente che i word processor che ho indicato sopra, a cui probabilmente puoi aggiungere Pages del sistema operativo del Mac, sono delle macchine da scrivere intelligenti, ma non sono dei programmi di tipocomposizione. Oltre ai programmi del sistema TeX, ci sono i programmi commerciali con XQuark, o free come Scribus, che si possono definire programmi di tipocomposizione (composizione tipografica), e questa uan cosa molto diversa da quello che si poteva fare una volta con le macchine da scrivere e oggi con i word processor.
Come ti ha spiegato Ivan, l’uscita dei programmi del sistema TeX è (oggi) in formato PDF (ieri in formato DVI, DeVice Independent, proprio perché non dipende dalla macchina di stampa o da visualizzatore grafico usato per leggere il risultato); sil il formato PDF sia il formato DVI sono dei “Page Descrption Language”, sono cioè dei programmi che hanno il concetto di pagina e dicono che cosa va messo ogni oggetto sulla pagina specificando ogni minimo particolare. Tra l’altro è per questo motivo che gli e-book “tecnici” sono in formato PDF, e non in altri formati, usati solitamente per gli e-book, che non avendo il concetto di pagina permettono di far rifluire il testo a seconda della forma dello schermo o della finestra dello schermo dove vengono letti.
Ogni guida di LATeX spiega come comportarsi con gli oggetti flottanti: dopo il comando [tt]\caption{…}[/tt], che specifica la didascalia, si mette il comando [tt]\label{…}[/tt] con una etichetta (al posto die puntino) costituita da una parola che ricordi mnemonicamente a che cosa essa si riferisca. Nel testo poi scrivi cose come “… come si vede nella figura~[tt]\ref {…)[/tt] nella pagina~[tt]\pageref{…}[/tt] il dispositivo va montato …”.
Compilando due volte al posto di [tt]\ref {…}[/tt] e di [tt]\pageref{…}[/tt] appariranno i numeri giusti della figura e della pagina che pdfLaTeX ha assegnato all’etichetta definita con [tt]\label[/tt] e usata da [tt]\ref[/tt] e [tt]\pagerf[/tt]. All’inizio ti sembrerà una cosa strana quando leggi il testo sorgente, ma poi benedirai il cielo di aver potuto usare LaTeX per comporre il tuo documento, perché avrai risparmiato un tempo incredibile che ti compensa ampiamente per il tempo che hai dovuto spendere per imparare ad usarlo. Come viene detto nell’introduzione di L’Arte di scrivere con LaTeX, “LaTeX non è Word” (nel bene e nel male; io scrivo lettere con LaTeX per scopi molto precisi, ma generalmente uso Word per lettere commerciali o burocratiche che non meritano tanta attenzione e per giunta sono scritte in burocratese o in commercialese, dialetti dell’italiano che cerco di evitare come la peste) 👿
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Sì, sbagli qualcosa, ma non del tutto.
Che io ricordi con Inkscape per mettere le etichette in un grafico devi aprire un’area per il testo dentro il quale puoi scrivere quello che vuoi, compresa la matematica con al sintassi di LaTeX e poi esporti tutto in LaTeX, producendo i due file che ti dicevo. in quello che contiene il codice LaTeX ci sono espressioni matematiche racchiuse fra semplici dollari, quindi matematica in \textstyle; quando importi quei file con al sintassi giusta (in pratica immetti solo il file con il codice LaTeX e lui si incarica di inserire il file con l’immagine) quelle espressioni vengono compilate con i font del tuo documento LaTeX, quindi non ha nessuna importanza quali font usi, perché saranno quelli matematici del documento. Se invece non usi la strada dell’esportazione e salvi solo in formato PDF, allora questo file deve essere completo di etichettature degli oggetti presenti nella figura e quindi userai i font roman o italics a seconda di quel che occorre e per gli operatori dovrai usare i simboli opportuni tratti da LM Math.Se invece esporti in formato pseudo LaTeX, come ti ho consigliato, nelle aree di testo devi mettere codice matematico LaTeX; quindi userai di default i font del documento, essenzialmente corsivo matematico, salvo alcuni pedici e forse alcuni apici, che scriverai come argomenti di \ped o \ap se devono essere scritti in tondo, mentre tutto il resto deve essere scritto in corsivo matematico, ma non devi preoccupartene. Nella legenda invece userai una area di testo dove scrivi solo testo, forse contenente qualche simbolo matematico che scriverai in modo matematico fra dollari, ma la parte testuale non occore che la scrivi in nessun modo particolare, perché è semplice testo e nell’esportazione quella legenda verrà trasferita in linguaggio LaTeX, e verrà composta in modo testuale insieme al documento.
Come vedi è molto semplice; in pratica se usi l’esportazione, non devi preoccuparti dei font.
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Benvenuto in questo forum.Non c’è nessuna differenza fra i sistemi TeX che girano su macchine diverse, con sistemi operativi diversi, eccetera. C’è qualche differenza fra l’installazione TeXLive e MacTeX rispetto all’installazione MiKTeX, ma solitamente si tratta di differenza con pochi affetti sull’utente.
Le figure e le tabelle vanno dove vogliono perché così vuole la tipografia; infatti si chiamano oggetti mobili o flottanti.
Le lettere accentate che non compaiono dipendono dal fatto che stai facendo confusione con le codifiche; se sei su un Mac, e usi TeXShop come editor, allora imposta l’editore con una riga magica o commento di auto configurazione da scrivere nelle prime 20 righe di ogni file sorgente: una riga come questa` \% !TEX encoding = UTF-8 Unicode` imposta l’editore per usare la codifica Unicode; con TeXShop ti basta cliccare sul Menu Macros, selezionare Encodiding, specificare UTF-8 Unicode nella lista che ti appare e TeXShop provvede a scrivere quella riga in alto nel file.
Inoltre nel preambolo devi specificare al stessa codifica al pacchetto inputenc`\usepackage[utf8]{inputenc}`Puoi usare le righe magiche anche epr organizzare un progetto, selezionare il motore di tipo-composizione, scegliere il programma di estrazione dei dati bibliografici dai database bibliografici, scegliere il dizionario di controllo ortografico (se con TeXShop non scegli niente per il controllo dell’aortografia è meglio perché TeXShop sa riconoscere quasi sempre correttamente la lingua di ogni parola).
Visto che sei nuovo di LaTeX ti consiglio caldamente:
1) L’Arte di scrivere con LaTeX
2) Il LaTeX Reference Manual commentato scritto in italiano
2) Codifiche in TeX e LaTeXSono tutti documenti che puoi scaricare liberamente dalla sezione Documentazione di questo sito o dalla sottosezione delle Guide Tematiche.
In particolare il primo documento è una guida destinata ai neofiti come te; nella fattispecie ti spiega perché le figure e le tabelle devono spostarsi automaticamente dove stanno tipograficamente bene e non producono pagine mozze o pagine troppo piene.
La seconda guida è l’ABC di Latex, ma è meglio leggerla dopo aver acquisito i concetti della prima guida.
La terza guida ti spiega le questioni legate alle codifiche che ti stanno dando i problemi attuali.
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Bene allora fai come ti ho suggerito; avrai un font più leggibile se usi il monospaziato di Latin Modern o di Computer Modern, più leggibile rispetto al Courier New, ma dello stesso tipo oltre a \ttfamily specifica anche \raggedright così non avrai errori di overfull e underfull \hbox.Se il font è dello stesso genere di Courier New, ma non è Courier New l’ignorante che ha dato quelle specifiche difficilmente se ne accorgerà; se ha un minimo di gusto se ne accorgerà e ti farà i complimenti e ti chiederà che font sono perché gli piacciono di più dei Courier New e li vorrebbe usare anche lui.
::claudio” post=101609guarda che l’ho letta, parlo di: The ε-T E X manual Version 2, February 1998 a pagina 8 c’è 3.5 Expressions …
si vede che non l’ho capita
ciao
claudioOK, ma quel numero 3.5 non è un capitolo ma un sotto paragrafo. Inoltre in quel sotto paragrafo NON c’è l’esempio che hai riportato e che, invece, potrei aver scritto io da qualche parte, non ricordo dove.
In ogni caso ti ho spiegato che cosa fa; la mia spiegazione non era abbastanza chiara?
Temo di sì perché l’esempio che non hai capito non è dei più adatti a spiegare come usare le lunghezze per fare dei calcoli con numeri fratti. Gli unici numeri fratti che ogni programma del sistema TeX conosce (a parte LuaTeX e LuaLaTeX che li conoscono attraverso il linguaggio di scripting Lua) sono i moltiplicatori delle unità di misura e i numeri fratti che si riescono ad ottenere dai calcoli eseguiti su quantità dimensionali sono quelli che si ottengono sottoponendo il nome di un registro lunghezza all’azione del comando nativo \the che ne estrae il valore binario interpretandolo come scaled point (sp) e trasformandone il valore in punti tipografici (pt).
Per il resto le frasi della documentazione che spiegano l’operazione di scalamento di una grandezza sono le seguenti:
[attachment=1325]etex-expressions.pdf[/attachment]
È importante capire queste parole.
Attachments:
You must be logged in to view attached files.::nicola_88″ post=101600Ciao a tutti, ho un quesito da porvi:
- come posso cambiare il font principale di LaTeX in Courier New per tutto il testo?
Non è una mia scelta, ma sono delle condizioni dettate da un regolamento universitario.
Grazie a tutti
Dipende; se la tua tesi non contiene matematica di nessun genere potresti anche farlo usando in font di default e specificando subito dopo \begin{document} il comando/dichiarazione \ttfamily.
Se invece la tesi deve contenere anche al più semplice formuletta, il font monospaziato non va bene perché i simboli matematici monospaziati non esistono; La matematica va scritta seguendo certe norme (sommariamente richiamate nella Guida GuIT; altrimenti bisogna cercare le norme ISO UNI citate nella bibliografia di quella guida).
In sostanza, benché i font monospaziati abbiano le grazie, e quindi sino “adatti” alla lettura continua (d’altra parte fino all’inizio degli anni ’80 le macchine da scrivere funzionavano in quel modo e venivano scritti testi anche molto lunghi, ma erano altri tempi, quando era “mangiar questa minestra o saltar dalla finestra” e bisognava accontentarsi del poco di cui si disponeva) ma oggi scrivere un lungo documento con i font monospaziati, specialmente Courier New, molto largo e dalle linee molto sottili, con il quale LaTeX non può comporre altro che in bandiera, vuol dire sottoporre il lettore ad una fatica inutile.
Informati bene per sapere quanto siano ferree quelle prescrizioni; se sono fatte per imporre pagine di 30 righe di 60 caratteri (1800 battute per ogni pagina) quelle sono prescrizioni che valgono per le parcelle delle persone che traducono testi e che vengono pagati un tanto alla cartella. Per una tesi universitaria sarebbe proprio una fesseria (scusa la parola, ma non me ne viene un’altra più educata).
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La cllezione CMU non ha font matmatici, ma fra gli opentype che vanno bene con Inkscape credo che si possano usare i Latin Modern che dispongono anche del Latin Modern Math. I font testuali non sono identici ai CMU, ma ci vanno molto vicino; quelli matematici si accoppiano benissimo con i testuali, sono fatti apposta. Potresti usare i Latin Modern Math anche insieme i CMU testuali.Ovviamante per i font roman usi i Latin Modern Roman oppure i CMU Roman;; per il corsivo matematico usi sempre i Latino Modern MAth.
Devo dire che non capisco veramente fare con i font di Inkscape; questo infatti ha una maniera di esportare i suoi disegni in formato vettoriale e con le “etichette” scritte con gli stessi font del testo; l”espostazione produce due file uno con il disegno senza scritte e uno con le scritte posizionate in modo tale da collocarsi con precisione sul disegno; questo secondo è un file LaTeX che viene compilato solo quando incorpori il file. Non vedo nulal di più comodo. Io non uso spesso Inkscape, anzi lo uso molto raramente. Preferisco usare i programmi nativi del sistema TeX, Certo con TiKZ e pgfplots si fanno cose stuepende, ma epr i tuoi disegni penso che anche il semplice ambiente picture esteso con il pacchetto pict2e potresti raggiungere il risultato avendo solo una ventina di pagine di documentaione da leggere, invece dell 700 e più pagine di TiKZ+pgfplots.
Nelal guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato (liberamente scaricabile dalla sotto sezione Guide Tematiche della sezione Documentazione di questo sito) ho messo alcuni disegni eseguiti con l’ambiente picture esteso e nessuno che abbai usato picture non esteso (e lo abbia abbandonato per la sua pochezza) potrebbe capire quanto sia importante l’estensione fornita dal pacchetto pict2e. Quando ho tenuto al mia ultima lezione magistrale parlando dei filtri ellittici, ho creato con l’ambiente picture bellissimi diagrammi con curve strane ma molto fedeli alle curve di risposta dei filtri calcolati con le funzioni ellittiche.
Capisco che sono diventato una specie di esperto dell’ambiente picture, avendolo usato per una trentina d’anni, ma tutto quello che serve ce l’ho nel mio cervello e non ho nemmeno bisogno di consultare la documentazione.
Con questo non voglio dirti di abbandonare Inkscape; voglio solo segnalarti che ci sono modi più semplici per fare quello che vuoi fare.
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Non sono sicuro che tu abbia letto quell’esempio nella documentazione di etes nel capitolo 3.5, perché la documentazione di etes non è divisa in capitoliIn ongi caso non cè nessuna divisione intera, ma ci sono delle divisioni e moltiplicazioni per lunghezze; le lunghezze in pt sono dei numeri fratti; in realtà nella pancia del programma di composizione esse sono rappresentate in virgola fissa con sedici cifre binarie fratte, e di fatto sono rappresentate da misure intere in scaled point; non è il caso di preoccuparsi di questi dettagli, ma se vuoi capire bene il funzionamento di quest comandi nativi di etex considera questi fatti;
ogni lunghezza è conservata in registri di 32 bit, di cui i primi due sono per il segno e per altre funzioni, e i restanti trenta sono per rappresentare gli scaled point; quando moltiplichi due lunghezze fra di loro nei registri interni del programma ottieni un prodotto di 64 bit che va conservato in un registro a doppia precisione; questo numero in teoria conterrebbe 32 cifre binarie fratte. Quando dividi per un’altra lunghezza il risultato viene messo in un registro a 32 bit, e perde 16 cifre binarie fratte e resta conforme ad una lunghezza 9salvo casi speciali di overflow) quindi l’operazione di scalamento è fatta con la massima precisione possibile con l’aritmetica a virgola fissa, cioè con i numeri interi di scaled point.LA maoltiplicazione epr quel numero strano è spiegata nella riga commentata; serve per trasformarne il valore espresso in punti in un valore espresso in millimetri per poterlo pois scrivere con l’ultimo statement; se non ci fosse \strip@pt scriverebbe qualcosa come 123.4567pt mm; e chiaro che i pt (due lettere, non unità di misura) vanno tolti.
Leggi la vera documentazione di etex con texdoc etex
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@Sofb a parte i font di cui non vedo differenze sostanziali se non il fatto che nell’immagine ipg di A.Reader hai tutta la figura a matrice di pixel, quindi i bordi di tutte le linee sono seghettati e quindi mal definiti, trovo che la tua figura contiene errori sostanziali nella scrittura dei simboli che compaiono nelle figure; Dovrebbero essere tutti corsivi, e non tondi; eccetto i pedici, di cui vedo un solo esemplare in corsivo; ma le grandezze fisiche indicate dalle rispettive variabili devono essere in corsivo (matematico) mentre i pedici letterali devono essere in corsivo se rappresentano grandezze variabili, mentre devono essere in tondo per le indicazioni di qualità; sicuramente min e max, ma probabilmente anche altri pedici di cui ignoro il significato; siccome il tuo testo sembra riguardare un tema dell’ingegneria aeronautica, sei tenuta a rispettare le norme ISO UNI, che sono raccontate abbastanza dettagliatamente Nella Guida GuIT, liberamente scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito.Inoltre la terza persona del verbo essere, maiuscola o minuscola si scrive con l’accento grave È, non É…:twisted:
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Supponiamo che tu abbia due contatori TeX che si chiamano \NumI e \DenI.
devi definire due lunghezze, diamo \Num e \Den, caricarci dentro il contatore da dividere \moltiplicato per \p@:code]\mum=\NumI\p@[/code] \p@ è una lunghezza predefinita lunga un punto, e nell’altro metti i contatore divisore moltiplicato per \p@; la divisione si fa moltiplicando il numeratore per \p@ dividendolo poi per il denominatore`\dimexpr\Num*\p@/\Den\relax`Il comando \relax non è veramente sempre necessario, ma visto che è un comando eseguibile che corrisponde a un NoOperation, non dà nessun fastidio. dal risultato togli l’unità di misura, per avere il quoziente fratto (altra lunghezza \Quoz)ti basta questo codice: `\edef\@tempA{\strip@pt\Quoz}`Se vuoi solo la parte fratta devi fare un altro calcoletto con un’altra lunghezza \partefratta; naturalmente ha già calcolato al divisione intera nel contatore \Qintero:`\Qinterp =\NumI \divide\Qintero by \DenI` (nota l’aritmetica nativa di TeX, mentre \dimexpr è nativo di eTeX) e poi `\partefratta=\dimexpr\Quoz -\Qintero\p@`.
Trovi spiegato tutto questo sia nella guida tematica Il LaTeX Refernce Manual commentato sia nella documentazione di eTeX: texdoc etex
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