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Credo di ì, se usi newtxmath tutta la matematica viene composta in times; di per sé è corretto, correttissimo; l’unico inconveniente è che la matematica in linea con il testo viene ad avere un aspetto diverso. Ecco perché preferirei che Andrea usasse simultaneamente newpxtext e newpxmath, perché così certamente i font del testo e della matematica (in linea o in display) vanno bene d’accordo.Ma la scelta è di Anrea; fossi in lui non andrei incontro alla richiesta degli allievi; capisco che non stiano frequentando un classico e non conoscano il greco, ma, che diamine, fra un font ed un altro al differenza è piccola nella forma dei glifi, e per quel che mi risulta sono poche le lettere che hanno forme diverse: epsilon, teta, fi e ro; le altre varianti non si usano mai. ma anche in quelle quattro lettere le differenze sono minime. Non ci vuole un grande sforzo ad abituarsi ad una scrittura a tratti continui oppure a tratti discontinui.
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Non credo che sapremmo fare diversamente per costruire una pagina con i capoversi spaziati verticalmente; in realtà si potrebbe usare un valore diverso da zero per la spaziatura che si chiama \parskip; non occorre specificarla ad ogni capoverso, ma funziona come impostato finché non la si riporta a zero o finché quella impostazione non esaurisce il suo effetto perché specificata dentro un gruppo.Lo soazio verticale è tipograficamente accettabile solo quando i capoverso i=no sono rientrati (indented). Il rientro del capoverso unito ad una spaziatura verticale è cattva tipografia.
Ma se vuoi cominciare una nuova sezione non così importante da meritare un titolo, allora lascia pure la riga vuota con \bigskip.
Ma \bigskip\noindent non mi piace proprio, sebbene possa essere corretto se tutti gli altri primi capoversi preceduti da un titolo non sono rientrati. Personalmente preferirei un titolo al posto della riga bianca.
La tipografi ti offrirebbe anche la strada dell’asterismo; cioè di separare i due capoversi da uno spazio quasi bianco, nel senso che al suo interno contiene una decorazione, per esempio tre asterischi in fila.
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Hai ragione, ho sbagliato a contare.Quasi tutti gli editor “LaTeX friendly} sono in grado di mostrare le coppie di graffe che si corrispondono; di solito quando si chiude un parentesi graffa la graffa aperta corrispondente lampeggia leggermente o cambia colore. Sul mio TeXShop (solo per Mac) se io muovo il cursore da un lato all’altro di una parentesi (tonda, quadra, graffa o uncinata) Mi si colora con lo sfondo di evidenziazione tutto quanto ciò che è compreso fra le due parentesi corrispondenti. Ovviamente in ogni editor questa funzionalità va attivata mediante il menù delle preferenze o delle impostazioni.
Vale la pena servirsene, perché talvolta la parentesi mancante o la parentesi di troppo è difficile da scoprire.
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Certamente cambiare estensione è sempre una pessima idea; si può fare, ma bisogna sapere bene quello che si sta facendo.
Nel tuo caso specifico i file .doc e .docx contengono le istruzioni (nascoste) di formattazione, di scelta dei font, di dimensione della pagina, eccetera di Word; tutta cianfrusaglia che a bibtex e a biber fa descisamnete venire il mal di pancia….Ci sono in giro tanti software che permettono di scrivere il database bibliografico; Ce ne sono multi-piattaforma come JabRef (richiede l’interprete Java); come BibDesk, per Mac. Non so se Texmaker stesso lo possa fare, ma il suo cugino TeXstudio lo fa. Se ti accontenti di un editor puramente testuale, su Windows va bene anche BloccoNote (sebbene sia un programma talmente modesto che rischi anche con quello di produrre un file .bib errato). Ma visto che esistono altri programmi fatti apposta per generare e modificare file .bib, non vedo perché farsi del ale usando software inadatto o ricorrendo impropriamente al cambio di estensione.
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@golden_boy, se hai letto i messaggi precedenti al tuo hai visto che la tua domanda ha già avuto risposta:
1) se l’e-book contiene cose avanzate, matematica avanzata, notazioni filologiche avanzate, non è altro che l’e-book in formato PDF;
2) se l’e-book contien essenzialmente solo testo Puoi usare LaTeX+pandoc; puoi usare word più qualunque programma di trasformazione dal formato docx (o con Open/LibreOffice con il formato odf) tra i quali anche Adobe Acrobat Professional dalla versione XI in poi. Ma ci sono anche Scrivenere (di cui si parla anche nell’ultima verisone della Guida GuIT), e c’è l’editor Sigil.Ma non aspettarti molto; un buon e-book oltre alla bontà del contenuto, che richiede comunque molta attenzione, un mucchio di tempo per metterlo a punto. Tra l’altro non sono riuscito a trovare nulla che consenta la cesura in fin di riga in italiano invece che in inglese. Ci saranano, ma non li ho trovati.
22 Febbraio 2015 alle 18:30 in risposta a: Impostazione residuale di \do: quale politica condivisa? #100376::
Ti ringrazio di questa minuziosa analisi del problema, che, secondo me meriterebbe un segnalazione mediante latexbug usando come EMC proprio il problema di Dario Orsini, quello senza punto dopo \do.
Infatti \do, dalle origini knuthiane padre di plain.tex, il file di macro da usare con TeX-the-program, come continua a fare Knuth in persona, non è coerente con il nucleo di LaTeX stesso, perché non usa un nome riservato, come per esempio \d@ o \do@ o \@do.Ma se si invia la latexbog notice, sono quasi sicuro che risponderebbero che usare \do in modo improprio, vista la mancanza di una convenzione di namespaces privati, espone a rischi, come succede al Dario Orsini.
Se il LATeX3 Tema che cura anche laTeX2e, non fa nulla, bisogna convenire di non ridefinire \do, anche se sarebbe possibile farlo con i risultati che incontra Dario Orsini. Per evitare casi del genere, è meglio che l’utente finale, o il penultimo della catena NON definisca o ridefinisca \do.
Sempre riferendoci alla \do-list di \dospaecials, se invece di dare quella definizione a \do, al posto di \do si fosse usato qualcosa come \n@specials, la funzione di quel comando sarebbe più chiara e ci sarebbe meno pericolo di ridefinizione impropria.
Donque non toccare \do per nessun motivo; usare invece un’altra macro, possibilmente con un nome più esplicito, che una volta usata si può tranquillamente rendere \@undefined, magari usando un namespace personale.
Ti ringrazio davvero: hai sollevato la pietra sotto cui sta una popolazione veminosa di macro identiche che lasciano tracce del loro passaggio…
Ciao
Claudio
::ernded” post=100065Grazie delle informazioni Claudio. A me interessa costruire un testo di matematica con link per approfondimenti a vari livelli. In questo caso mi sembra di capire che consigli il formato PDF rispetto ad E-PUB. Vero?
Certo, non c’è dubbio; con E-PUB triboleresti come un matto e non otterresti niente di buono.
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Perché il formato PDF non sarebbe il più papabile?In rete, quando si compra un e-book generalmente è in una variatà di formati che si rifanno ad HTM. il formato più noto è l’E-PUB, ma ne ho visto almeno uno di fisica in formato PDF. è è logico, perché attualmente i markup language che riescono a comporre la matematica, nonostante il linguaggio MathXML, sono pochi e se riescono a comporre qualcosina in matematica, di solito non è sufficiente per glli usi tecnico-scientifici.
MA e-book, per sua definizione è un testo senza cuna consistenza “fisica” ma è costituito da un file da visualizzare con un dispositivo elettronico adeguato (hardware e softeware).
Personalmente mi sono già espresso su questo forum; io ho già composto una mezza dozzina di e-book in formato PDF, e so quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo formato. Conosco anche i vantaggi e gli svantaggi del formato e-pub. In sostanza quest’ultimo formato serve bene per comporre un romanzo, un libro solamente testuale con figure limitate a fotografie non trppo pesanti in formato PNG; un unico file può essere letto su dispositivi di vario genere da piccoli a grandi, da smartphone non microscopici a schermi da 27 polici…. ma il suo ocntenuto deve essere sostanzialmente testuale e iconografico.
Il formato PDF non ha sostanzialmente limitazioni di contenuto e accetta anche alfabeti diversi da quello latino, tutta la matematica che si vuole, figure di ogni genere, ma il suo testo deve essere impaginato per lo schermo su cui va letto; questo implica in pratica un file diverso per ogni tio di visualizzatore. è meglio evitare gli smartphone, perché i loro schermo sono veramente piccoli, ma scherm da 7 pollici di diagonale in su vanno benissimo e non è prorpio necessario spaccare il capello in quattro circa l’impaginazione specifica per ciascuno schermo; in pratica tre formati sono più che sufficienti.
Componendo con latex ci sarebbe il programma pandoc che può trasformare direttamente il sorgente .tex in un e-pub completo o quasi; ma bisogna scordarsi delle matematica, anche è è in grado di inserire le espressioni matematiche come immagini PNG.
Max Dominici ha descritto questo programma in un recente articolo su ArsTeXnica, che ora credo sia liberamente scaricabile dalla sezione ArsTeXnica di questo sito. Quell’articolo è u ottimo inizio per imparare ad usarlo proficuamente.Ma anche con pdflatex si fa direttamente un e-book in formato tablet usando il pacchetto geometry per impostare la pagina virtuale, poi si scrive quello che si vole con LaTeX; certo grossi sistemi di equazioni direttamente in una paginetta di un tablet non ci stanno comodi, ma si può sempre rimpicciolire il sistema e per leggerlo bast usare la solita strisciata a dita divergenti che lo si ingrandisce di quel che si vuole.
Insomma. questo è il risultato a cui sono arrivato con non poca sperimentazione; non mi considero assolutamente un esperto; e sono sicuro che ci sia un mucchio di gente che ha esperienze più positive delle mie. ma per i due centesimi (di lira) che possano valere, questo è quello che posso dire.
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@renareto, non ricordo, ma non hai l’installazione TeX Live/Debian? Gurda nella rpima riga del file .log del tuo documento; lì c’è scritto se è la versione Debian.Se hai quella, temo che tu debba trasformare e smarginare a mano le figure eps in figure pdf per poterle usare con pdflatex.
L’installazione TeX Live “normale”, quella installata da CTAN, non dai repository Debian, non ha di questi problemi.
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Sì, avevo più o meno capito quanto hai detto in questo messaggio, ma, mentre il compilatore (che non è texmaker; texmaker è solo un editor; il compilatore è o latex, o pdflatex, o xelatex, o lualatex, o…) prima te la prendeva, ora non te la prnde pù avendo aggiunto solouna decina di righe di testo… o di codice? Che codice? Il testo non è codice.Ho riletto ancora una volta il tuo messaggio; il compilatore non ha problemi con il numero di immagini, a meno che tu non superi il numero di 188 elementi in coda; ma in questo caso ti dà il messaggio d’errore “Floats lost”, non ti dice che non trova la figura tal dei tali.
Sarebbe interessante vedere il tratto di file .log da 10 righe prime dell’errore a 10 righe dopo, perché il solo messaggio d’errore che hai riportato nel tuo primo post non dice altro che “LaTeX Error: File `CNR_H_S_145.eps’ not found.” Se latex prima trovava questa figura e nelle 10 righe di codice che hai aggiunto non la trova più, o queste 10 righe di codice introducono un errore che di fatto ti si manifesta con quel messaggio, che di per sé non dice gran che, oppure la cosa si è fatta troppo misteriosa.
Non credo che un esempio minimo significativo compilabile trascritto qui sul forum possa dirmi di più, perché probabilmente, se ti crei questo esempio minimo la figura viene trovata tranquillamente.
Per ora non sono in grado di vedere altro; forse con quelle 20 righe di file log ci si capisce qualcosa di più.
Anzi, se il file log ha dimensioni inferiori al massimo accettabile dal software del forum (credo che sia 200 KiB) accludi tutto il file lod.
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Benvenuto nel forum.Siccome le informazioni che dai sono abbastanza vaghe, provo a buttare giù un paio di idee e un paio di consigli.
Se stai compilando il tuo documento con LaTeX, non dovrebbero esserci problemi con le figure in formato eps.
Se stai compilando con pdfLaTeX, i problemi potrebbero esserci se stai lavorando con una installazione vecchia del tuo sistema TeX. Se si tratta di MiKTeX è possibile che i problemi ci siano anche con una versione recente. Noi qui consigliamo sempre di lasciare perdere MiKTeX (ottimo nel suo genere, ma purtroppo curato da una sola persona, il bravissimo Christian Schenk; tuttavia da solo non riesce a star dietro a tutti gli aggiornamenti che appaiono quotidianamente su CTAN). TeX Live è aggiornabile anche quotidianamente, anche se aggiornamanti fatti ogni 7-10 giorni sono più che sufficienti.Quindi per prima cosa, che tu abbia TeX Live o MiKTeX installato sul tuo computer, aggiorna tutto quanto.
PdfLaTeX deglutisce i file eps da alcuni anni; se non hai una versione recente di pdfLATeX è possibile che non riesca a digerire i file eps, ma dovresti avere una installazione molto vecchia del tuo sistema TeX, almeno di 5 anni fa.
Controlla che il tuo TeXmaker non impedisca a pdfLaTeX di usare la funzionalità protetta di –shell-escape; ne ha bisogno per digerire in file eps.
Comincia a togliere nei nomi dei file il tratto ribassato (underscore, _) che a LaTeX in generale non piace.
Poi verifica di non avere dato in precedenza un altro graphicspath così che il compilatore non lo vada a cercarei dove non c’è.
Non usare mai \centerline, anche se per una figura inclusa forse non ha molta importanza. Ricorda che \centerline{…} NON è equivalente a \makebox[\textwidth]{…}; usandolo puoi andare incontro a grossi problemi.
Dentro gli ambienti figure e table un semplice \centering va benissimo e non dà nessun problema.Ricorda anche che l’uso del punto esclamativo è considerato poco professionale, e se si usa è meglio farlo a ragion veduta non per una figura che può essere sistemata dovunque: [!htbp] vuol dire dovunque e peggiorando l’aspetto della pagina senza cautele.
::golden_boy” post=100031cerco di metterla più semplice: se apro word il font di default è times new roman (a prescindere dalla dimensione, o forma). se io seleziono il testo e uso arial, dimensione e forma restano uguali (o circa).
ecco, io voglio cambiare il font riguardo il capitolo.
se scrivo \chapter{prova} e dopo il testo del capitolo, voglio che “prova” abbia un font diverso dal testo del capitolo.@\
@golden_boy, non vorrei sembrare spocchioso, ma la tua domanda che continua a non essere chiara, anche se credo di avere capito, ha ottenuto diverse risposte che, però, implicano una scelta da parte tua, ma se non sai di che cosa parli, non puoi decidere.Se avessi l’abitudine di leggere la documentazione, non dico delle grandi guide, ma semplicemente della documentazione di base distribuita con il sistema tEX, conosceresti almeno la terminologia con la quale esprimenti. LA guida che fa al caso tuo, facile da immaginare visto che si trova fra le cartelle di base della distribuzione di TeX Live, è fntguide.pdf. La pari da terminale con il comando texdoc fntguide.
Vedresti che ogni font, secondo il New Font Selection Scheme è caratterizzato da 6 parametri che lo identificano in ogni dettaglio; cambiare uno qualunque di quei parametri vuol dire cambiare font; Dunque voi cambiare font? benissimo: ma quale o quali parametri vuoi cambiare, visto che sono tutti più o meno indipendenti?
Parametro in inglese ………..Parametro in italiano………..Esempio………….Comando di base
encoding……………………….codifica………………………….T1…………………\fontencoding{T1}
family……………………………famiglia…………………………lmr…………………\fontfmily{lmr}
series……………………………serie (o forza)…………………bx…………………\fontseries{bx}
shape……………………………forma……………………………it………………….\fontshape{it}
size………………………………corpo……………………………10pt………………\fontsize{10}{12}
baselineskip……………………scartamento…………………..12ptSolo il corpo e lo scartamento sono specificati con un solo comando con due argomenti; nessuno di quei comandi seleziona il font con quelle caratteristiche ma le imposta; il font che le ha viene selezionato con un solo comando \selectfont.
Se ho capito la tua domanda, quindi, tu vorresti sapere come cambiare famiglia; le risposte le hai già avute, ma pensa quanto sarebbe stato più veloce se avessi chiesto come fare a cambiare, rispetto a quella preimpostata, la famiglia del font usato per comporre il titolo di un documento.
La proprietà di linguaggio non è un optional; serve per capirsi senza sforzi.
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