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Anche a me piace più la prima, ma per leggere su un iPAD devi centrare la gabbia; il continuo spostamento a destra e a sinistra del testo quando passi da una pagina all’altra è terribile. Forse su un grande iPAD da 11 pollici riesci a vedere due pagine contemporaneamente, ma questo non succede di sicuro su lettori di minori dimensioni; mancando quindi l’effetto pagine affacciate, non ha senso mantenere i margini destro e sinistro scambiati a seconda della parità della pagina.
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La tua distribuzione del sistema TeX sembra incompleta o è una distribuzione di base; sai bene che sconsigliamo sempre di eseguire delle installazioni parziali;, natbib c’è in ogni distribuzione completa. Inoltre la richiesta del file classicthesis-ldpkg.sty sembra che la tua installazione, oltre che incompleta sia vecchia.Visto che ci sei, installa TeXLive versione completa 2014. La consigliamo sempre, anche se MiKTeX è un’ottima installazione se la si installa bene. TeX Live si aggiorna meglio.
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Ora sei stato più chiaro, ma la causa non sta nello spostamento dell’immagine nella pagina n+1, bensì nel fatto che probabilmente la pagina n+2 comincia con un altro titolo di (sotto)sezione (non ha importanza che sia sezione o sottosezione, l’importante è che c’è un titolo) oppure un altro oggetto di grandi dimensioni, per esempio un’altra figura, una equazione una tabella, comunque qualcosa che non sta nello spazio rimanente a fondo pagina; strano che con la classe che usi (e che non menzioni) LaTeX lasci la pagina mozza invece di allargare lo spazio fra i capoversi o fra gli altri oggetti “grandi” presenti nella pagina n=1.
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Io credo di aver capito il tuo problema, ma non c’è né bug, né mal funzionamento di LaTeX.Dunque, se non metti \newpage, la figura va in testa alla pagina successiva e sotto al titolo appaiono alcune righe di testo alla fine della pagina dove compare il titolo della sezione.
\se metti \newpage prima di \section, la pagina rimane tronca ma titoletto e la figura appaiono correttamante nella pagina successiva.
Se metti \newpage dopo \section in fondo alla pagina appare il titolo della sezione poi la pagina rimane mozza e poi in testa alla pagina successiva appare la figure.
è esattamante quello che succede usando \newpage
Togli h da quella figura e probabilmente il tuo problema si risolve da solo.
Se non si risolve da solo probabilmente il titolo della sezione appare a meno di 4 righe dal fondo della gabbia e se non ci fosse la figura LaTeX manderebbe il tiolo della sezione ugualmente alla pagina successiva, allargando gli spazi fra un capoverso e l’altro nella pagina precedente, il che sarebbe brutto, bruttissimo.
Allora che fare? modifica il testo prima della sezione problematica in modo da fare aumentare o diminuire il numero delle siche prima della sezione incriminata. Certe volte LaTeX fa il meglio che puoi, usando algoritmi di opptimizzazione, e meglio dell’ottimo non si può avere altro, solo che questo ottimo fa pena. Di chi è la colpa, È del testo che impone delle rigidezze all’algoritmo di opptimizzazione che non può fare niente di meglio. dunque se la colpa è del testo, modifica il testo; non c’è da vergnarsi; tagliare è sempre possibile, perché tutti abbiamo sempre il visietto di essere prolissi; allungare non dovrebbere essere difficile data la nostra propensione alla prolissità. 🙂
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Ho corretto qualche maiuscola di troppo e ho aggiustato un plurale; sciocchezze; quello che conta è che in un tilo in stile epigrafico non si vai a capo dopo una congiunzione, una preposizione semplice o articola o un breve avverbio; ma basta inserire una tilede e la tipografia è salva.Ho aggiunto anche qualche spazio con \vskip*{…} e un \rule.
Ho anche cambiato i margini che rendevano al pagina troppo massicicia; il frontespizio non deve avere necessariamente la gabbia uguale a quella del testo e deve essere centrata.
`% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode%% This file has been automatically generated by `frontespizio'.
%% Don't use it as a model for a new frontispiece, use the
%% `frontespizio' environment in you document instead.
\documentclass [b5paper,titlepage]{article}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage [b5paper,left=2.25cm,bottom=3cm,right=2.25cm,top=1cm]{geometry}
\usepackage {graphicx}
\usepackage [svgnames]{xcolor}
\usepackage[nowrite,infront,standard]{frontespizio}
\nofiles
\fontoptionnormal\renewcommand {\frontfixednamesfont }{\fontsize {11}{12}\bfseries }
\renewcommand {\frontnamesfont }{\fontsize {11}{12}\selectfont }
\renewcommand {\frontinstitutionfont }{\fontsize {12}{14}\bfseries }
\renewcommand {\frontdivisionfont }{\fontsize {11}{12}\selectfont }
\graphicspath {{./img/cap1/}}\Istituzione {Università degli Studi “Mediterranea'' di Reggio Calabria}
\Logo [3 cm]{logo}
\Divisione {Dipartimento dell'informazione, delle infrastrutture e~dell'energia sostenibile\vspace*{2ex}}
\Scuola {Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Elettronica}
\Titoletto {Tesi sperimentale\vspace*{-3\baselineskip}}
\Titolo {Questo è un titolo di tesi molto lungo, anzi lunghissimo, che serve per misurare l'effettiva necessità di tanto spazio fra il Titoletto e il Titolo}
\Candidato {IO}
\Relatore {Prof}
\Correlatore {Dott.~1}
\Correlatore {Dott.~2}
\Correlatore {Dott.~3}
\Piede {Ottobre 2014\rule{0pt}{\baselineskip}}
\begin {document}
\preparefrontpagestandard
\end {document}`
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la pagina 3 della documentazione di frontespizio è in effetti al paigna 4, perché la paigna del frontespizio non è numerata; ma nel piedino c’è scritto il numero della paigna che è 3, e non 4; Il §3 comincia lì in fondo alla pagina e parla delle opzioni write e nowrite che sono quelle che fanno al caso tuo.Modificare gli spazi con frontespizio significa allargarli, e per quello hai trovato come fare, o restringerli e per quello credi di non aver trovato come fare; ma è semplice visto che basta aggiungere degli spazi negativi, in modo da eseguire una sottrazione, invece che una somma di valori assoluti.
Il problema che hai con i nomi lunghi resta inalterato qualunque sia il modo con il quale componi il frontespizio. Non ho provato frontespizio, ma mi riprometto di studiarmenlo bene, perché vorrei aggiungere un’opzione a TOPtesi perché chi la usa possa servirs del pacchetto di Enrico, in alternative al pacchetto nativo di TOPtesi.
In ogni caso ho composto con TOPtesi gli esempi di prova anche in formato A5 e non ho mai incontrato problemi. negli esempi i nomi generici degli atenei, i loro nomi specidifici, i nomi dei dipartimenti, le liste di relatori e di laureandi non sono mai lunghissime, quindi il formato della pagina non è mai un problema.
Tuttavia il frontespizio in TOPtesi non è mai fuori centro nel foglio, perché il frontespizio è la prima pagina del malloppo e non soffre della necessaria correzione della cucitura, né ha bisogno di essere spostato verso il margine interno come succede per la maggior parte dei libri stampati, che hanno il margne esterno di solito maggiore del margine interno e il loro frontespizio, la loro pagina del titolo è sempre centrata.
Se camuffando il tuo nome, volessi gentilmente inviare le informazioni per il frontespizio che devi usare, potremmo anche darti una mano più efficace; se hai delle prescrizioni sui margini del frontespizio, allegare, in modo che si possa tenere conto (almeno nei limiti del possibile).
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Benvenuto/a sul forum!Hai commesso un errore installando MiKTeX di base. Non è che MiKTeX funzioni male, ma lo devi configurare perché installi al volo le cose che non hai installato; il che ti richiede di essere sempre in rete quando ci lavori sopra. È probabile che arsclassica non faccia parte della installazione di base.
Noi, come forse avrai notato leggendo altri messaggi qui nel forum, consigliamo sempre di installare una versione completa e di mantenerla aggiornatissima; si può fare anche con MiKTeX, pa per gli aggiornamenti, secondo me, è preferibile servirsi di TeX Live che, volendo, man non è il caso di esagerare, si può aggiornare ogni giorno, perché ogni giorno escono correzioni ai pacchetti estensioni delle funzionalità, pacchetti nuovi, eccetera. Basta aggiornare ogni 7-10 giorni, ma con MiKTeX è un pochino meno comodo.
Per quanto riguarda arsclassica io ti consiglierei di fare un passo in più; nella documentazione di questo sito ci sono i link per scaricare dal sito di Lorenzo Pantieri i file necessari per comporre la tesi vuoi con TesiModerna vuoi con TesiClassica. Te li consiglio; Lorenzo è un affezionato ad arsclassica e ne ha integrato molte funzionalità nei suoi due modelli di tesi.
Buona tesi!
::lorenzo.pantieri” post=96587Grazie dei consigli, Claudio.
Circa l’abbandono di ArsClassica, mi sembra esagerato: la gabbia del testo è solo uno dei tantissimi aspetti che definiscono il “look & feel” tipografico di una classe. Insomma, potrei cambiare i margini di ArsClassica, lasciando intatto tutto il resto!
A presto.
Appunto! nel momento in cui cambi i margini cambi il lokk & feel di arsclassica; è quello che volevo dire. Ovviamente arclassica non è solo una questione di margini; è anche una questione di font, di colori delle intestazioni, di spazi e dimensioni dei titolini, eccetera; ma quando cambi i margini mettendoli di 5mm uguali su tutti e quattro i margini della pagina e sulle pagine destre e sinistre, ecco che, secondo me, si perde il look & feel; sarà bello lo stesso, ma non è più arsclassica.
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Mica per caso cancelli i file .aux? questi servono appunto per trasportare le informazioni da una compilazione alla successiva; se tra la prima compilazione e la seconda cancelli i file ausiliari è chiaro che l’indice non ti può venire fuori.Oppure; se nella tua tesi non hai usato nessuna comandi di sezionamento o hai usato solo comandi di sezionamento asteriscati l’indice ti rimane vuoto.
Sei sicura di avere letto una qualsiasi guida, compe rper esempio L’Arte di scrivere con LaTeX; se non l’hai ancora fatto, scaricala dalla sezione Documentazione di questo sito; spendici un paio d’ore per leggere i primi pochi capitoli e per sfogliare rapidamente quello che la guida contiene dopo i primi capitoli, perché potrebbe interessarti in futuro. È possibile che la lettura di quelal guida ti dia la risposta che noi non possimao darti in mancanza di informazioni più precise.
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Prima di tutto si tratta di Enrico Gregorio, e non Gregori. il prof. Gregorio è stato past president del GuIT, ed è non solo uno stimatissimo professore universitario, ma anche un apprezzatissimo cultore di TeX e LaTeX e in questi ultimi anni ci sta dando a tutti lezioni di L3, il nuovo linguaggio interno di LaTeX3.Secondo: nella documentazione di frontespizio, §3, pagina 3, c’è chiaramente l’indicazione di come non rigenerare ogni vola il file main-frn.pdf per continuare ad usare il file già compilato, perché non gli si cambi nome, anche se è in formato B5.
Questa tua esigenza potrebbe incuriosire il prof. Gregorio per fare in modo che il file main-frn.tex preveda anche le opzioni di formato per il frontespizio.
26 Settembre 2014 alle 20:26 in risposta a: Stupire con effetti speciali e colori ultravivaci #97014::
No, non sono a conoscenza di effetti speciali quali quelli che tu indichi, ma sono convinto che la rete è piena di vignette da scaricare, forse anche donnine poco vestite, ma poco adatte, ehm , per un professionale dove gli ormoni sono alle stelle.:grin:Scarica re vignette e inseriral qua e là come note marginali, o con wrapfig, non è una cosa teribile anche se non esistono classi che lo facciano di loro natura. Se sei capace di disegnare dei funetti, fallo, scandisili e inseriscili come figure di fine pagina o di fine dispenza. Se non sei capce di eseguire disegni spiritosi, ma conosci qualche tuo amico o collega che ne sia capce, dagli degli spunti e affidati alla loro fantasia. Il Matricciani, professore di telecomunicazioni a Milano, ma anche scritture di diversi testi di scrittura tecnico-scientifica, mette simili vignette ogni poche pagine; ma i suoi testi, destinati agli studenti del PoliMI e a chiunque sia interessato a quel tipo di prosa, sono serissimi; quelle vignette (spiritosissime) sottolineano in un certo modo i punti importanti della scrittura tecnico-scientifoca.
Per i numeri di pagina colorati non hai che da usare fantasiosamente il pacchetto fancyhdr. Ma devi abbandonare l’idea di ArsClassica, di ClassicThesi, e di scrbook; devi farti una classe apposta per fare quelle dispense, specialamnte se i tuoi studenti le leggeranno su schemri relativamante piccoli, anche tipo iPADmini che ha uno schermo delle dimensioni di un foglio A5, cioè metà di un foglio A4: 148mm per 210mm. Questa “pagina” non può contenere la pagina di ArsClassica se non rimpiccolendola della metà circa.
Per rendere attraente il contneuto, quello che non viene coinvolto dalle vignettine o dalla vignettone, usa molto tcolorbox, come ti è stato già consigliato.
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Mi sono sbagliato a dirti che texmf-local è sotto a 2014, nel senso che il suo indirizzo come scritto dentro le informazioni di texlive.pdf sarebbe /usr/local/texlive/2014/../texmf-;ocal; quei due punti sono esenziali perché di fatto significa che esso è allo stesso livello di 2014/ e non sotto a 2014/.Per il resto sarebeb im protante che il tuo file di configurazione contenesse solo le mappe che non sono già contenute dentro alla updmap.cfg di sistemam am contenesse solo le mappe relative ai tuoi file personali.
La differenza fra ~/Library?texmf/ e /usr/local/texlive/temnf-local/ è che il tuo è strettamante personale e puoi usarene il contoeneuto solo tu; il seocndo è locale della amcchina e pososno usarlo tutti gli eventuali altri utenti della stessa macchina. Di solito le nostre macchine non sono destinate a una moltitudine di uteneti con il loro entry point, la loroo parola chiave e compagnia, quindi di fatto nelle nostre macchine le due cartelle sono quasi eauivalenti; ma restano alcune differenze.
a) ~/Library/texmf/ non richiede nessun database dei nomi die file, mentre …/texmf-local/ lo richiede e ne rrichede gli aggiornamenti ogni volta che esegui una modifica che si riflette sulal data del file e non solo sul suo nome.
b) sembra che esista un’altra sottile differenza che non ho approfondito; quando si eseguono i comandi con il suffisso -sys, che servono epr aggionrare le cose usate da tutt gli utenti della macchina, l’albero personale non viene letto, mentre viene letto l’albero locale. al contrario se si eseguono quegli altri comandi senza il suffisso -sys,parrebeb che vangano letti i file dell’albero personale e non quelli dell;albero locale.Il punto b) potrebbe essere la spiegazione del perché il file di configurazione personale non ti viene eltto se esegui updmap-sys.
Né l’albero personale, né l’albero locale vengono sovrascirtti quendo si esegue una ggiornamento; viene aggiornato solo 2014/ e quando ongi anno si installa la nuova versione di TeXLive (MacTeX sui Mac) viene aggiunta un’altra diramanzione (il rpssimo anno sarà 2015/) sotto a texlive. il ramo 2014 sarà disattivato, ma non sarà cancellato; quando si sarà verificato che la 2015 funziona insiema elle impostazioni locali o personali, allora il ramo 2014/ potrà venire tranquillamente cancellato.
Bene — sono contento che tu sia riuscito a usare i font georgiani.
Ciao
Claudio
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Segui il consiglio di @RobiTeX.Tu hai caricato il pacchetto lmodern, quini hai usato i font Latin Modern, non i Computer Modern. Comunque entrambe le collezioni contengono font con corpi visulai, quindi il font in copro 10pt, è disegnato in modo leggermente diverso da quello in corpo 12pt che a sua volta è leggermente diverso da quello in copro 17, e via di questo passo; inoltre, nel frontespizio potresti avere usato la serie normale e la serie nera in diversi corpi, il tondo e il maiuscoletto, e via di questo passo. Dovresti passare alla copisteria una dozzina di font che la copisteria non saprebbe come installare come usare. La copisteria non sa nemmeno che in realtà potrebbe usare Adobe Reader, potrebbe selezionare tutto il contenuto del frontespizio, copiarlo e incollarlo in una pagina bianca di Word e il gioco sarebbe più o meno già fatto; il testo verrebbe sicuramente copiato correttamente; poi, se non lo fosse già, basterebbe ingrandire, rimpicciolire mettere in nero, centrare, eccetera; e se anche i font non fossero identici, nessuno se ne accorgerebbe.
Ma la procedura che ti ha suggerito @RobiTeX è sicuramente al più spiccia. Se usi il MAc, ti basta aprire il file con Anteprima (o Preview), selezionare l’intera pagina del frontespizio scontornata mediante la selezione rettangolare, premere cmd+C per copiare la selezione , cliccare nel menù file “Nuovo file da clipboard”, salvare in formato png con il nome che preferisci e il giochetto di @RobiTeX sarebbe già fatto.
Se dovesse ricapitarti il problema per altri scopi, allora apri il file pdf con Adobe Reader; premi la combinazione di tasti Ctrl+D (cmd+D sul Mac) e nella finestra di dialogo che si pare seleziona la sezione Fonts. Lì trovi tutti i font usati nel documento, elencati per nome, tipo e modalità di inserimento nel file pdf.
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La domanda è interessante, am come fa a sapere [tt]\autoref[/tt] che lo si sta usando dentro delle parentesi, in un inciso parentetico?
Lo potrebbe sapere se il semplice uso della parentesi aperta impostasse a true una variabile logica e la chiusura della parentesi dell’inciso reimpostasse la variabile logia a false.Per esssere sicuri che altre parentesi dentro l’inciso non disturbino questo giochetto di variabili logiche bisognrebbe usare un altro metodo per generare l’inciso, per esempio un ambiente o almeno un comando il cui argomento ia l’inciso stesso; allora dentro l’inciso puoi usare un comando diverso da quello che useresti fuori dell’inciso.
Ma a quel punto mi sorgerebbe una domanda: si fa prima a scrivere quello che dici, o è meglio scrivere l’inciso nella forma [tt](see eqn.~\refequ:key})[/tt] ?
Analogamante, lasciando perdere che una soluzione con \autore può andar bene per l’inglese, e male per l’italiano, non è meglio scrivere [tt]equation~\eqret{equ:key}[/tt] (con o senza maisucola) per una sola equazione e [tt]equations\eqref{equ:kestart}–\eqref{equ:keyend}[/tt] ?
Come farei io, la cosa andrebbe bene sia per l’inglese (senza articoli o preposizioni articolate) e l’italiano (con gli articoli o le preposizioni articolate correttamente poste al singolare o al plurale).
Però l’uso di \autoref, almeno in inglese sembra abbastanza utile. Peccato che funzioni solo quando usi hyperref. Per un testo a stampa non servirebbe a nulla.
Forse vedo la cosa con occhio pessimista, ma mi pare che tutto sommato l’uso di ‘autoref non semplifichi granché la vita di chi compone il testo sorgente.
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