Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
@detax, non è per essere cattivo, am quando si sceglie una classe per comporre una tesi, si accetta tutto e solo quello che la classe è stata programmata per fare.
Non vorrei sembrare drastico, a se vuoi fare tanti cmabiamenti, allora ti conviene NON usare il comando \frontespizio, con tutti i dati che è capace di gestire e personalizzare, ma di comporti il frontespizio che vuoi tu semplicemente aprendo un ambeinte titlepage, e scrivendoci dentro quello che desideri, dove desideri, con i font che desideri del corpo che desideri, e con le spaziature che desideri.Persino il pacchetto frontespizio di Enrico Gregorio, che è fatto apposta per creare frontespizi personalizzati, non sarbbe capace di soddisfare ogni tua specifica per come le ha illustrate nel tuo messaggio; è comunaue un’alternativa e lo puoi usare anche con la classe toptesi, senza, evidentemente usare il comando \frontespizio quale definito da toptesi., anzi prima di caricare il pacchetto frontespizio ti converrebbe introdurre una riga del tipo `\let\frontspizio\undefinied` così quando carichi il pacchetto frontespizion non può esserci nessun conflitto con il comando \frontspizio definto da toptesi.
Io fossi in te provvederei al forntespizio con l’ambiente titlepage.
::peppone92″ post=96545Provo ad essere più chiaro, ho usato il metodo descritto in http://support.river-valley.com/wiki/index.php?title=Generating_PDF/A_compliant_PDFs_from_pdftex perchè mi sembrava carino poter scrivere le informazioni nel documento master. Ho visto che non usano inputenc e in quel caso funziona, appena lo metto emergono solo tanti errori…
Quella pagina è precwdente alla messa a disposizioen del file pdfx.sty, di cui si parla abbonadantemente nella Guida GuIT nel capitolo realtivo ai file PDF/A. Quel pacchetto consente di introdurre i metadata disponendo dellla versione 1.40 di pdftex. non da problemi con inputenc, almeno a me non ne ha mai dati.
In quella pagina web si parla di gestire i file archiviabili con una versinoe speciale di pdftex, la versioen 1.50 che non è ancora disponibile per noi comuni mortali, ed era sperimentale allora, diciamo 4 o 5 anni fa. Volendo da quel sito si potrebbe ricavare tutto ilmateriale per scaricare i file necessari per compilare l’eseguibile di pdftex v.150; naturalmente è necessario disporre dei compilatori adatti al proprio sistema operativo e alla prorpia architettura hardware (p.es. 32 o 64 bit, eccetera). Forse questa nuova verisone sarà disponibile con l’importante upgrade su cui sta lavorando un working group di cui fanno aprte i BIG internaionali di TUG internazionale. Sono stato invitato a partecipare ai lavoro die gruppo, ma essendo io il contrario di un BIG, veramente un very small, sono riuscito a seguire i passi che fanno i BIG, ma non sono riuscito a portare nemmeo una virgola di contributo ai loro lavori.
Quello che è certo è che oggigiorno è molto difficle riuscire a produrre un file PDF/A conforme alle norme, anche se sono abbastanza sicuro che con al nuova versione di pdftex forse ci si riuscirà.
Nella sezione ArsTeXnica su questo sito, oltre ad un paio di miei articoli, c’è anche un articolo di Luigi Scarso sulla produzione di file conformi a PDF/A, ma i problemi sono seri.
Io, purtrppo epr il nostro beneamato sistema TeX, sono talvolta riuscito ad ottenenre risutati decenti passando un file PDF prodotto con pdflatex o lualatex o xelatex, direttamante ad Adobe Acrobat Professional XI, che risce a converitre un file PDF normale, in uno PDF/a; ma ci riesce solo talvolta…:sad:
::
Sei sicuro di avere letto la documentazione contenuta in toptesi-doc.pdf? Ti basta aprire un terminale, scriverci dentro texdoc toptesi-doc, premere il tasto invio e leggere la documentazione.Te lo chiedo perché a me non pare di avere scritto nella documentazione che il nome dell’ateneo viene scritto nella metà inferiroe, ma ho scritto che il logo viene mensso nella metà inferiore.
D’altra parte verso la fine della documentazione ho messo quattro immagini di 4 frontespizi diversi dove ci osno diverse varianti con e senza il nome dell’ateneo.
Legalmente i correlatori non esistono; Tradizionalmente il relatore è quello che durante la seduta di laurea riferisce a proposito del lavoro del laureando; in alcune sedi esiste il controrelatore che svolge la funzione dell’avvocato del diavolo e attacca il laureando con domande insidiose. Oggigiorno questa funzione di “pubblico ministero” verso cui il laureando dovrebbe difendersi non credo che esista più.
Se il prof ha davvero seguito la tesi durante il suo intero svolgimento oggi lui è il relatore anche se non presenta più il lavoro del laureando. I cosiddetti corelatori sono quelli che invece fanno il lavoro che dovrebbe fare il prof. Non hanno una veste ufficiale, e secondo me (45 anni di insegnamento all’università) non dovrebbero nemmeno esistere se il prof facesse il suo dovere. Avrebbero un senso come relatori al plurale, se ognuno avesse seguito la tesi del laureando in campi diversi; la tesi dovrebbe essere molto multidisciplinare per necessitare di una assistenza con una molteplicità di relatori.
Per fare quello che desideri, comunque devi arrangiarti con quello che c’è; per esempio usi il comando \secondorelatore e come argomento i metti una tabella di una sola colonna, allineata a sinistra, e dove nella prima riga scrivi Corelatori in nero e nelle rgihe successive i nomi dei corelatori.
Per indicare il Dipartimento invece dela facoltà esiste il comando \Strutturadidattica documento nella pagina 53.
::peppone92″ post=96538Stavo provando a compilare direttamente nel formato pdf/a usando pdflatex tramite xmp. Ho scoperto che il comando \includexmp{pdfa-1a} non va d’accordo con utf 8. Chiedevo se esiste un modo per aggirare il problema
La frase che hai evidenziato mi è oscura; io ho compilato diversi file pdf/a usando l’intermediario del pacchetto pdfx che a sua volta introduce i metadati usando un altro pacchetto, che mi pare sia proprio xmpinclude (o qualcosa del genere). e per quella strada non ho mai avuto problemi.
Salvo il fatto che chi lavora sul motore di composizione pdftex e sui file “di servizio” sta ancora tribolando per mettere a giorno pl tutto, visto che sono recentemente cambiate le norme ISO relative al formato archiviabile e non ho ancora visto nessuna risultato utile che era stato annunciato per giungo 2014…:sad: Per cui i pdf/a che risucivo a compilare due anni fa, oggi non passano più el verifiche di conformità.
::
Ho scaricato da CTAN il pacchetto georgian.zip; ho trobolato un poco per mettere i file nei posti giusti, perché il file .zip non è stato creato secondo le regole delTDS (TeX Directory System}. In ogni caso ho messoo il file zip in ~/Library/texmf/doc. L’ho decompresso lì stesso.
ho spostato le sottocartelle negli altri rami del mio albero eprsoanle, tranne djg.map
Questa mappa l’ho invece messa in /usr/local/2014/texmf-local/fonts/map/ e ho eseguito mktexlrsr con sudo
Ho editato il file updmap.cfg in …/texmf-local/web2c/ aggiungendoci la riga Map djg.map: la cosa è delicata perché bisogna prima copiare updfmap.cfg per esempio sul desktop, poi editarla, poi trascinarla mella sua posizione originale e il sistema chiede l’autenticazione con la parola chiave che si usa per sudo, e l’autorizzazione di sovrasciere il file preesistente.Poi come sudo ho eseguito updfmap-sys; finito il quale ho verificato che i font georgiani fossero nel file …/texmf-var/fonts/map/pdftex/updmap/pdftex.map; effettivamante ci sono preceduti da una riga commentata che contiene il nome della mappa responsabile del loro inserimento, cioè djg.map: ti basta cercare quella stringa e li trovi subito.
Fatto questo ho eseguito il file tex che ho creato e ho ottenuto il file pdf che ti allego.
[attachment=1113]Georgiano.zip[/attachment]
Il file .tex viene compilato come si deve.
Attachments:
You must be logged in to view attached files.::
Corrado, da quel che mi racconti vedo che dovrei aggiornare la guida sui font, perché dall’anno scoso (TeXLive/MacTeX 2013) la configurazione upfmap.cfg non ha bisogno di essere elaborata con updmap, in quanto al momento di eseguire sudo updmap-sys vengono prese in considerazione tuti i file updmap.cfg sparsi in tutti i rami dell’albero (nelle cartelle dove kpsewhich le cerca) e ne esegue l’unione eliminando i duplicati. Vedo di rivedere la guida tematica sui font.Per il resto; il messaggio di errore fatale significa che il file pdftex.map NON contiene i file che vi hai immesso con Map djg.map; non solo ma quando esegui sudo updmap-sys ti legge i vari file updmap.cfg tranne il tuo nel tuo albero personale.
per cui quando esegui il pdflatex sul tuo file, scopre che non dispone di nessun file di font georgiani nella mappa generale di pdftex.map e cerca di crearlo co METAFONT, a partire di file sorgente .mf; siccome non ne disponi, evdentemente emette l’errore fatale.
Sarà un po’ tecnico da leggere, ma quel che appare nella console è chiarissimo. Ora siccome io non ho installato quei pacchetti che hai scaricato da CTAN, ne ho provato ad installare quei font georginai sulla mia macchina, non saprei dirti che cosa succede, che cosa ti manca, quele errori ci sono nei file che hai usato; quindi per ora non saprei dirti niente; Se ho tempo, oggi provo a caricare i pacchetti che hai scovato su CTAN per i font georgiani, e vedo che cosa succede.
Nel frattempo, per non tenere ferma la tua tesi, togli ogni difeirmento al georginao sia per babel, sia nel riferimento a quella persona. Viene sempre in tempo ad aggiungerlo dopo, se riusciamo ad installare i font georgiani.
Ricordati inoltre dlela possibilità di crearne una immagine in formato pdf e di includere il nome come immagine. Soluzione tappa buchi, ma pur sempre una soluzione.
Ciao
Claudio
::ivan” post=96531L’installazione su server prevede che tex live venga usata da diversi utenti.
Pertanto non avrei dubbi: installazione completa.Ciao
Ivan… e attenzione ai diritti di lettura e di esecuzione dei vari file. E se i client sono con sistemi operativi diversi, attenzione ad far si che il server dia accesso agli esguibili giusti per i vari sistemi operativi.
::
Be’, le norme ISO vietano qualunque segno “inchiostrato, che sia la virgola, il punto, il punto a mezz’altezza, l’apice o qualunque altro segno visibile per la sua forma e colore. L’unico separatore consentito dalle norma ISO fra de terne di cifre è lo spazio. Non solo ma non è necessario nessun separatore se le cifre prima e/o dopo il separatore decimale sono meno di cinque; quindi 1000 e 1100 si scrivono senza separare le terne.Non sono le norme ISO, ma queste vis sono citate ad ogni affermzione di tipo assertivo; cerca in rete il documento sp811.pdf, scaricatelo e leggitelo; ci sono molte cose da imparare; è stato predisposto per gli scrittori tecnici dell National Institute for Standards and Tecnoclogy. Alcune indicazioni valgono solo per chi scrive in inglese, quindi stai attento a non applicarle all’italiano (per esempio i plurali delle unità di misura, che in italiano non cambiano al plurale se ii loro simboli niziano con una lettera maiuscola o se termininano per consonante (o l’uno o l’alto o entrambi) quindi: i lumen, ma i metri; i volt i newton i tesla, eccetera).n
Abituati a scrivere conformemente allae norme; ne hai solo da guadagnarci in chiarezza, precisione, e qualità linguistica.
::
Sembrerebbe davvero georgiano, e per poco che posso capire di quell’alfabeto, mi sembra che la traslitterazione in lettere laitne di quel nome sia coerente.Il georgiano è una delle lingue che hanno il supporto babel; purtroppo taxdoc georgian dice pochissimo e rinvia al file README, e quella riga è appunto scritta dentro il file README (in realtà co nome in lettere minuscole), che accompagna ogni pacchetto; purtroppo è inulte cercare con la funzione Cerca o con Spolight il file readme, perché ti dà coem risposta di tutto e di più ma nulal di quanto viene trovato dice espressamente che si riferisce al georgiano.
Il file in questione dice”`Georgian language support for babel.
works with classic teX/LaTex as well as for LuaLatex (8bit and unicode modes)`
Io farei così, se vuoi davvero riportare il nome in georgiano; invocherei con babel anche il georgiano )opzione georgian); natiralmente avendo richiesto per inputenc l’opzione utaf8. Poi copierei le due aprole che ci hai mostrato nella aprte del tuo documento dove vuoi ringraziare questo signore; subito dopo, fra parentesi ci scrivi la translitterazione latina
(oppure puoi scrivere il nome in lettere latine e fra parentesi il nome in lettere georgiane). Magari invocalo in georgiano tramite`\foreignlanguage{georgian}{მამუკა ჯიბლაძე}`Se questa cosa non ti funziona, diventi meno matto se scandisci quel nome scritto in un sorgente abbastanza grande) e lo inseirsci rimpiccolendolo di quel che è opportuno in relazione al font in uso; magari ti scrivi anche una macro, scoprendo in modo algoritmico quale sia il corpo in uso… Io lho fatto per una latro scopo e la cosa funziona abbastanza bene; ovviamante nessuna sillabazione e nessn fine riga fra le due parole. (fattibiel ma usando due immagini).
C’è da divertirsi sia con l’alfabeto georgiano sia con la scanzione di quella scritta in georgiano.
::
Mi sono permesso di scrivere una guida tematica sul layout della pagina; questo non vuol dire che io sia un esperto disegnatore grafico editoriale, anzi; ho cominciato anch’io con errori madornali.
Tuttavia avanzamento di riga (chiamato anche scartamento in tipografia), cioè la distanza delle righe di base di due righe di testo consecutive dovrebbe essere adattato al font in uso e al suo corpo; di solito un 20% in più del corpo va bene, ma per ottenere il meglio bisogna studiare la cosa da esperti; io non lo sono. Se ti hanno prescritto in segreteria lo scartamento doppio del normale, allora non hai scelto: se te lo hanno consigliato, allora ti hanno consigliato male: persone che ancora sono legate alla macchina da scrivere meccanica e non conoscono nulla di tipografia.So che in quella guida tematica sottolineo quanto i maggiori book designer seguono con la massima cura e cioè che i margini vanno scelti dopo aver scelto in font e aver dimensionato al giustezza del testo in relazione ai font,vuol dire che i margini sono l’ultima cosa da dimensionare; certo bisogna tenere conto della carta grezza e del formato finito e rifilato della pagina, ma bisogna collocare la gabbia del testo in modo da rispettare certe proporzioni; tra l’altro scrivere na tesi oneside vuol dire mettersi nei pasticci e sprecare la carta; oggi anche el tesi si fanno sempre twoside, se le si deve stampare. se la tesi è da leggere solo a schermo, le cose possono essere fatte diversamente, ma per la stampa ci sono regole abbastanza condivise e ben note, almeno per coloro che si sono letti la suddetta guida tematica, ma che sono scritte in qualunque manuale di tipografia.
Stando alla suddetta guida e alla guida tematica sui fontl, usare il Palatino in corpo 11, vuo dire che la giustezza ottimale dovrebbe essere di circa 125 mm; se usi carta UNI A4, larga 210 mm, ti restano 85mm; se ripartisci questo spazio fra i due margini (uguali, visto che stampi oneside) devi dare 42,5mm a ciascun margine; tu ne hai dati 30mm a sinistra e 25mm a destra, quindi i margini lasciano righe troppo lunghe e difficili da leggere.
L’intestazione dei capitoli lascia molto a desiderare; togliendo l’indicazione Chapter prima del numero, quest’ultimo sembra uno sgorbietto; ingrandendo la pagina sullo schermo apapre correttamente leggibile, ma sparisce nel grande spazio bianco che lo attornia; sarebbe emglio se lo disegnassi più grande, almeno il doppo, e per non avere una macchia nera, lo disegnassi in grigio medio.
Le testatine che hai immaginato non sono belle per niente; scrivendo oneside devi accontentarti di poco, e io direi che l’indicazione del solo paragrafo sia più che suffiente, specialmente se i paragrafi sono nemerati gerarchicamente, perché in questo modo contengono anche il numero del capitolo. Per i capitoli non sezionati in paragrafi, pui mettere il titolo del capitolo; ma devi usare correttamente le definizioni di \markright e \markboth per ottenere il risultato voluto. Fancyhdr ti consente di definire molti stilei di pagina, ognuno con il suo nome, per cui ne puoi avere uno per il frontespizio, uno per le pagine plain, un per la front matter, uno per la mainmatter, uno per la backmatter, uno epr le pagone di soli oggetti flottanti, eccetera, leggi la documentazione di fancyhdr di cui già disponi nel tuo hard disk.
Perché le figure raccolte in fondo? Quello è quello che si faceva quando i “manoscritti” venivano mandati alla casa editirce che ricomponenva il tutto e metteva ogni figura al posto giusto; Questo lavoro LaTeX lo fa automaticamente, quindi la tua è una scelta veramente “arcaica”.
Non appare nel tuo esempio minimo compilabile, ma se la tua tesi contiene anche della matematica, allora devi caricare anche il pacchetto newpxmath insieme a newpxtext, altrimenti la matematica ti viene discordante con il testo.
Come vedi non ho espresso giudizi sulla bellezza o bruttezza della tua composizione tipografica; ti ho solo parlato di errori; Questi non sono né belli né brutti; sono semplicemente errori, nel senso che vanno contro le regole della tipografia professionale e di qualità; ogni persona che si disegni una pagina può anche contravvenire alle regole stilistiche della tipografia, me deve sapere quello che fa; se lo fa “inconsapevolmente” o perché gli hanno consigliato di fare in un certo modo, generalmente ottiene risultati inconsueti e se gli piacciono va bene, altrimenti deciderebbe da solo di cambiare stile di pagina. Come sai i gusti sono gusti e ognuno ha i suoi; la cosa deve in primo luogo piacere a te; ma tu devi prima farti una certa cultura tipografica osservando con attenzione i testi pubblicati dalle migliori case editrici (non delle dispense scritte non si sa come e da chi per quel che riguarda la competenza tipografica); poi leggendo, leggendo, leggendo cose che riguardino al tipografia. Io consiglio sempre The elements of typographic style di Robert Bringhurst, ma ce ne sono diversi altri. Appena apri questo libro, anche senza leggere quello che c’è scritto hai una impressione visiva particolarmente gradevole; allora lì Bringhurst ha fatto scelte inconsuete, ma lui è un grande book designer, e il suo risultato è particolarmente gradevole. Io non mi azzarederei mai a fare altrettanto perché non sono un book designer né grande né piccolo, sono in dilettatante come la maggiorp aprte di noi frequentatori del forum.
::grmttr” post=96495Ciao Lorenzo,
il mio commento è parzialmente OT, ma scrivo lo stesso.
Hai pensato di utilizzare Inkscape per le illustrazioni? Io ho provato a imparare a usare TikZ diverse volte, ma lo trovo assurdamente complicato, e in genere l’effetto è che mi ci vuole due ore per fare una cosa che in Inkscape farei in 5 minuti. Inkscape è free e open source.
Il discorso su inkscape non è off topic, perché questo programma di grafica vettoriale graficamente interattivo è in grado di esportare in LaTeX, quindi è in grado di produrre cose perfettamente compatibili con LaTeX stesso; in pratica scegliendo questa via produce un pdf vettoriale con al parte grafica abbinato a un file con una estensione particolare che contiene codice latex dell’ambiente picture, costruito da inkscape epr mettere le parti scritte, le legende, le espressioni matematiche e via discorrendo. le misore che inkscape stesso deterima per tutte le scatole e il loro posizionamento sono determinati sulle coordinate del disegno pdf. Il risultato si può considerare da buono ad ottimo oltre che veloce.
Certamente TiKZ per ottenere gli stessi disegni richiede una maggiore attenzione e una competenza maggiore.
Ma i disegni di TiKz sono eseguiti con il disegno programmato e il risultato è sempre eccellente, se l’operatore ha scritto le “espressioni grafiche” giuste. Inkscape come tutti i programmi interattivi con l’operatore produce ottimi risultati se l’operatore è in gamba, o prodotti modesti che possono soddisfare l’occhio disattento di un principiante, ma non quello di un esperto.In sostanza il tempo consumato per fare un disegno è proprzionale (±) alla sua qualità.
TiKZ riesce da solo a fare disegni impensabili con inkscape; basta sfogliare al guida di TiKZ per rendersene conto; ma per certi disegni abbastanza semplici la soluzione inkscape va bene.
Probabilmente le tabelle dei segni delle frazioni o i campi di esistenza delle soluzioni di disequazioni sono più facili da fare con inkscape, ma bisogna ogni volta ricominciare da capo per ogni nuova frazione o per ogni nuovo sistema di disequazioni.
Io, fossi Lorenzo, insisterei con TiKZ; ho già usato inkscapee mi ci trovo abbastanza bene, ma poi di fatto lo uso raramente, perché ottengo risultati migliori con le parti native o di estensione di LaTeX.
::
Inoltre enumitem è già caricato da beamer in modalità presentation, non in modoalità article.Se disponi di beamer da usare nella tua distribuzione, disponi anche della sua documentazione; come accedervi, senza ricorrere alla rete, dipende dalla distribuzione; una volta usavo MiKTeX e mi pareva che avesso un comando suo per leggere la documentazione; invede TeXLive, anche nella versioen MacTeX, dispongono del comodo comando texdoc; ma se non sai che cosa sia il terminale o il prompt dei comandi, difficilmente riesci ad usare e leggere la documentazione che hai già sul tuo disco rigido.
Ti suggerisco la giuda tematica sull’uso del terminale da scaricare dalal sezione Documentazione/Guide tematiche di questo sito (o semplicemente cliccando il link che ti ho messo sopra).
::
È per questo che non uso mai ClassicThesis; le poche volte che ho dovuto usarlo (evidentemente non per mia scelta) mi sono arrabbiato.Quel codice che hai allegato al precedente messaggio è tuo o è di ClassicThesis? senz’altro contiene l’errore di caricare fontenc due volte, per fortuna con le stesse opzioni; ma il modo di passare le opzioni ai pacchetti è veramente barocco, quando possono essere semplicemente messe come argomento facoltativo alla chiamata del pacchetto.
Poi inputenx; sarò io che ho poche esigenze, o sarà che ClassicThesis è legato a vecchi schemi, ma inpuntenx mi torna del tutto nuovo, non sapevo nemmeno che esistesse, e oggi qualunque pacchetto è sconsigliato per modificare il comportamento di inputenc (con la c non con la x). Mah…
-
AutoreRisposte