OldClaudio

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  • in risposta a: [risolto]Pacchetto Parallel : problema calcolo riga vline #96219
    OldClaudio
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      Questo funziona`% !TEX TS-program = pdflatex
      % !TEX encoding = UTF-8 Unicode
      \documentclass{article}
      \usepackage[utf8]{inputenc}
      \usepackage{parallel}

      \begin{document}
      \lineskiplimit=0pt\lineskip=0pt
      \begin{Parallel}[v]{1em}{1em}
      \ParallelLText{E}
      \ParallelRText{E}
      \ParallelPar
      \ParallelLText{È}
      \ParallelRText{E}
      \ParallelPar
      \end{Parallel}

      \end{document}`

      OldClaudio
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        Le mie preferenze per TeXShop sono le seguenti.

        [attachment=1073]TeXShopPreferences.png[/attachment]

        Quello che sto usando adesso sul mio vecchio portatile è TeXshp 2.x

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        in risposta a: Spezzare formula lunga #96159
        OldClaudio
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          La differenza c’è se usi \left e \right per dimensionare le parentesi, perché questi devono stare nella stessa riga in cui spezzi la formula. Non ha importanza se usi i vari coamdi della serie \bigl, \bigr, fino a \Biggl e \Biggr. Oppure se usi \left e \right con dei delimitatori invisibili ma aggiungendo in ogni parte della formula spezzata dei termini invisibili che non occupino spazio ma siano della dimensione giusta; si tratta di usare intelligentemente \vphantom e simili comandi, ma si tratta certamente di sporchi trucchi.

          OldClaudio
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            Non credo che togliere [persone] serva a qualcosa.

            Temo che ci sia un errore nel terzo comando \index che ti produce quel fatto; per esempio (tiro ad indovinare) l’impostazione dell’editor con l’hard wrap, cioè quella funzionalità che ti mette un “a capo” vero alla fine delle righe nel file sorgente, quando le righe sono troppo lunghe per stare nello schermo. Quel fine riga diventa uno spazio nel codice che pdftex elabora, e quindi ti succede il fattaccio. Con il soft wrap la riga sembra spezzata a fine riga, ma è una prerogativa dell’editor di mostrarti el righe spezzate, ma nel file sorgente che viene salvato sul disco non c’è né spazio né fine riga né a capo.

            Non sto dicendo che quella sia la vera causa del tuo problema. È solo un’ipotesi.

            Se il tuo editor lo consente (il mio TeXshop. il mio TeXworks, lo consentono; mi pare che lo consenta anche TeXstudio) imposta la numerazione delle righe; le righe che vanno a capo con un soft wrap non sono numerate.

            OldClaudio
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              Devo cercare qualcosa che non va nei tuoi file sorgente; Mi sono tolto lo sfizio di usare il tuo riferimento (privato dell’opzione [persone], perché per fare un indice solo non serve)`\index{Muzi, Antonio di Mariano, \textit{notaio}}`in un documento composto con la classe memoir e mediante l’uso del pacchetto imakeidx. Ho inserito una mezza dozzina di istanze di quel comando, scrivendolo una prima volta e poi, dopo averlo copiato, l’ho incollato in diverse pagine del file sorgente. Il risultato è che notaio viene semore in corsivo e di voci nell’indice ce n’è una sola, con l’elenco delle pagine e degli intervalli di pagine consecutive, perfettamente formati.

              [attachment=1069]Muzi.png[/attachment]

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              OldClaudio
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                Quello spazio in più dipende dal fatto che il comando \textit è stato parzialmente sviluppato; è un comando robusto, ma la sua robustezza nasce dal fatto che la sua fefinizione corrisponde a un \protect\textit con ‘a macro textit prolungata mediante uno spazio invisibile sullo schermo; questo spazio normalmente non dà nessuna fastidio; in questo caso lo dà. Come ti ho scritto a me non ha mai dato nessuna fastidio e quello che cerco di immaginarmi è coma mei solo alla terza istanza del comando si comporti così. Come Cosimo d’ Medici, se lo ripetessi altre volte ti darebbe lo stesso inconveniente?

                profa a scrivere \protect davanti a \textit dentro l’argomento di [tt]\index[persone]{….. \protect\textit{…}}[/tt]

                in risposta a: TeX Live 2014 #94747
                OldClaudio
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                  Può darsi che io non abbia l’ultima verisone degli EBGaramond, ma la mia distribuzione TeXLive {MacTeX) 2014 è aggiornata a due giorni fa e non contene il file ebgm_6w53db.enc.
                  Dove il to file trovi quel nome non saprei dirlo, ma quel nome non compare né nei file .enc relativi agli EBGaramond, né dentro il file pdftex.map, quello che pdftex (il motore di pdflatex) esamina per sapere di quali font Type 1 reali o virtuali disponga.

                  Prova a rigenerare il file di mappa; leggi con attenzione la documentazione di tlmgr e di texlive per sapere come fare. È succintamante descritta anche nella guida GuIT e nella guida tematica sui font. Non è un’operazione difficile, ma è decisamente delicata. Yutta l’operazione deve venire eseguita da terminale e con i privilegi di amministratore.

                  OldClaudio
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                    Be’, nella documentazione di imakeidx c’è scritto chiaramente che il pacchetto è compatibile con memoir SOLO SE NON SI USANO LE FACILITES DI MEMOIR relative agli indici analitici. Partivo da quel presupposto. Se invece vuoi fare indici multipli usando le facilities di memoir, fallo pure, ma non caricare imakeidx e segui quanto detto nella documentazione di memoir per procedere con gli indici analitici.La documentazione di imakeidx, invece dice espressamente come comportarsi quando si usa quel pacchetto con memoir.

                    Tieni presente che, tanto per fare un esempio, la classe per predisporre le guide tematiche di questo sito è basata su memoir, usa imakeidx, usa tranquillamente il carattere @ e le voci da inserire nell’indice analitiche sono quasi tutte scritte con caratteri diversi da quelli di default, visto che solitamente sono costituiti da comandi LaTeX scritti verbatim, da nomi di ambienti, di pacchetti, di nomi di programmi, che nel testo sono evidenziati con caratteri diversi da quello di default, e nell’indice analitico sono riportati con lo stesso carattere.

                    OldClaudio
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                      luca.sartorello” post=95860Se invece tolgo il corsivo mi indicizza le occorrenze in modo corretto e nel file persone.id trovo questo:
                      \item Muzi, Antonio di Mariano, notaio, 105–107, 113

                      Devo proprio rinunciare a scrivere ‘notaio’ et similia in corsivo?
                      L.

                      La possibilità ci sarebbe, e consiste nell’uso del carattere @ come spiegato nella documentazione di makeindex; dove dai il comado di indicizzazione dovresti usare un comando del genere, sia nel testo sia nella bibliografia`\index{Muzi, Antonio di Mariano, notaio@Muzi, Anotnio di MAriano, \textit{notaio}}`

                      Non posso assicurarti che il \textit spostato diverse volte in punti diversi nel essere elaborato sia da LaTeX sia da makeindex (quest’ultimo attivato dietro le quinte dal pacchetto imakeidx) non possa prendere ancora uno spazio di trppo, ma la documentazione di makindex diche chiaramente che un argomento del tipo a@b usa a come stringa su cui basare l’indicizzazione e b come stringa da scrivere nell’inidiice analitico composto; Documentazione di makeindex nella pagina 4 in basso, leggendola con texdoc makeindex.

                      Questo è il massimo che posso dirti, ma “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”… Purtroppo queste cose danno fastidio più di quanto si immagini.

                      in risposta a: Domanda su Ibidem #96079
                      OldClaudio
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                        Tranquilli, io uso LaTeX da circa 30 anni, ma non sapevo che esistesse \Cite.

                        Ma questo non è il punto; quello vore è che \Cite non è un comando stanadrd del nucleo di \LaTeX, né delle classi standard, bensìè introdotto dai vari pacchetti per generare bibliografie differenti da quelle standard, e con schemi di citazione diversi. Semplicemente leggendo la documentazione dei vari pacchetti, ci si può accorgere che di comandi del tipo di \cite, ne esistono diverse varianti, quindi è logico che diffilmente si conoscono tutte le varianti, spessissimo diverse da pacchetto a pacchetto. È normale scoprire che non si conosceva quella aprticolare forma di citazione.

                        OldClaudio
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                          Se ho capito bene, una delle voci nell’indice .ind arriva da un comando generato da, chesò, biblatex, e le altre due da comandi che hia messo tu eslicitamene a mano nel testo. Non c’è dubbio che quello con lo sazio non l’hai messo tu, ma ci è arrivato in automatico. attraverso la scrittura e la rilettura di file ausiliari; allora introduci gli spazi negli altri due riferimenti. Prova a farlo.

                          Altrimenti prova a non usare \textit{notaio}, ma ad usare {\itshape notaio}. Cambia qualcosa?

                          OldClaudio
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                            Certo, quello spazio fra \textit e la graffa fa si che il riferimento per l’indice sia diverso da quello senza spazio. Togli lo spazio e tutto va a posto.

                            in risposta a: Capitoli in classe book #96210
                            OldClaudio
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                              PoppiTex” post=95849per skevin: ti ringrazio, non ero a conoscenza della differenza tra \input e \include! L’ho inserita nel preambolo per includere in un solo file tutti gli \hyphenation{}

                              Ehi, @PoppiTex! mi preoccupi. Se scrivi in italiano e specifichi italian a babel, e poi hai bisogno di specificare \hyphenatioon con il suo argomento contenente la lista delle parole divise in sillabe, forse stai facendo la cosa sbagliata. Vediamo.

                              La sillabazione dell’italiano l’ho scritta io e so che funziona benissimo; non escludo la possibilità di quache errore in parole derivate da lingue straniere, ma la mia sillabazione divide correttamente parole come wagneriano, taylorismo, maxwelliano newyorkese, massmediologo, e via di questo passo; ovviamante non sono tutte le parole con radice straniera usate in italiano, ma se non ricevo input in merito, non me ne vengono in mente altre oltre a quelle che sono già gestite correttamente. Perciò se vedi inserire un file con \hyphenation{…} i casi sono due:
                              1) hei una installazione di base della distribuzione di MiKTeX che non è predisposta per l’uso della lingua italiana, oppure
                              2) hai moltissime perole straniere che vuoi sillabare con le regole della loro lingua.

                              Nel secondo caso basta che tu invochi babel con la lista di tutte queste lingue, lasciano l’italiano per ultimo affinché funzioni da lingua di default per l’intera tesina.
                              Nel primo caso l’errore consiste nell’aver installato una versione di base di MiKTeX, che contiene una predisposizione per scrivere sillabando solo in inglese, olandese e nelle due forme ortografiche del tedesco. (Puoi controllare aprendo il file tesi.log e leggendo nelle prime righe di questo file le linge er il quele esso è in grado di sillabare.) In questo caso hai due o tre possibilità.
                              a) Leggi il manuale di MiKTeX, scopri come si fa ad aumentare l’elenco delle lingue per il quale esso è capace di sillabare e poi segui le istruzioni finché ottinei il nuovo file di formato (che per ora non sai che cosa sia, ma lo saprei dopo aver letto le istruzioni); finita l’operazione compni di nuovo la tua tesi e verifica nel file tesi.log che compaia anche l’italiano.
                              b) Smonta la tua installazione di MiKTeX e rimontala completa, sta attenta a non rimontare quella di base; nel sito web di MiKTeX ti basta scendere un poco nella pagina dove si descrive l’installazione, e vedrai che si parla anche dell’installazione completa o “full”.
                              3) Smonta la tua installazione di MiKTeX e seguendo le istruzioni dell’Arte installa TeX Live 2014; che di default è completa e prevede la compossione sillabando per una ottantina di lingue.

                              MiKTeX è un’ottima distribuzione del sistema TeX per le macchine Windows, ma questo progetto è portato avanti da una sola persona e suppongo che questa persona, il brevissimo Christian Schenk, debba fare anche altro per portarsi a casa la pagnotta, quindi non può dedicare il 100& del suo tempo a MiKTeX che distribuisce gratuitamente. La distribuzione TeXLive, invece, viene curata da una squadra di persone e questa squadra fa cose incredibili, nel senso che ogni settimana (per non dire ogni giorno) mette in rete aggiornamenti e correzioni di vario genere, per cui puoi aggiornare l’installazione mediante un comodo package manager (tlmgr) che esegue l’upgrade ogni volta che lo lanci; volendo potresti aggiornare ogni giorno, ma una volta alla settimana o ogni 10 giorni è più che sufficiente. Per questi motivi sia sull’Arte sia qui sul forum consigliamo sempre di installare TeX Live. Naturalmente anche MiKTeX va benissimo, purché si tratti di una installazione completa, ma non la si può aggiornare con al frequenza con cui si riesce a fare con TeX Live.

                              in risposta a: Capitoli in classe book #96208
                              OldClaudio
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                                Il problema non è se l’Introduzione sia o non sia nell’indice. Il problema è se l’Introduzione sia o non sia un capitolo numerato.

                                Il suggerimento di Ivan va benissimo se non la vuoi numerata, ma prima devi prendere l’altra decisione.

                                Allora come racconta la stessa guida che ti ha indicato Ivan, se l’Introduzione è strutturata, cioè divis i paragrafi introdotti ciascuno con il suo bravo comando \section e il suo bravo titolo, allora l’Introdizione deve essere un capitolo numerato. Altrimenti puoi anche lasciarlo non numerato, ma questo lo puoi fra meglio se usi esplicitamante i comandi \frontmatter e \mainmatter. Nella parte inizziale, quella che inizia con il cmando \frontmatter, i \chaptre anche senza asterisco, vanno a finire nell’indice, quelli stariscati no, ma nessuno viene numerato. Nella parte principlae, quella che comincia con \mainmatter, i capitolo introdotti da \chapter sono numerati e vanno nell’indice, e quelli introdotti con \choater* non sono numerati e non vanno nell’indice se non usi la procedura indicata da Ivan.

                                Complicato?, non direi, se hai letto con attenzione L’Arte di scrivere con LaTeX dove queste cose sono tutte descritte. Non ti preoccupare; per la tesina direi che hai ancora un anno di tempo; fai bene a pensarci per tempo, ma in questo modo hai anche la possibilità di “studiare” qualche cosina in più per imparare ad usare LaTeX come si deve e finalmente presentare una tsina dal contenuto ineccepibile, ma composta come nessuno dei tuoi comapgni di classe riuscirà a fare con i soliti word processor.

                                Ottima scelta. Un grande augurio perché tu possa comporre la più bella tesina della tua commissione di maturità. Ricordati che siamo sempre qui disposti a darti le spiegazioni necessarie.

                                in risposta a: Problema testatine indice #96198
                                OldClaudio
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                                  Se riesci ad aggiornare TeXLive/Debian, va bene, ma la cosa migliore sarebbe di installare accanto alla versione Debian, che ti pu“ø servire per soddisfare delle dipendenze di altri pacchetti Debian, sarebbe meglio che installasi TeXLive 2014, e stessa che avete installato sul PC di tuo marito, seguendo le istruzioni che trovi nel documento texlive-ubuntu.pdf che trovi in rete. Nel nome del file è presente il nome ubuntu, ma sono descritte le varianti anche per Suse e Feadora e sono al corrente che seguendo quelle indicazioni questa versione aggiornatissima e aggiornabile anche settimanalmente è stata installata anche su Mint. Se stai usando Kile, è probabile che tu debba cambiare editor e installare il multipiattaforma TeXstudio, che probabilmente puoi installare dai repository Debian, oppure cercando in rete nel sito originale di TeXstudio, dove trovi certamente la versione più aggiornata. TeXstudio ha una interfaccia grafica non molto diversa da quella di Kile, ma fa delle cose molto avanzate, in particolare ha il visualizzatore pdf interno e “sincronizzato” e interpreta correttamente i comandi di auto configurazione, che qui spesso chiamiamo righe magiche; TeXstudio li chiama “Commenti magici”

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