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Non hai bisogno di usare protect se usi l’argomento facoltativo di caption; Infatti nell’elenco delel figure la madaglietta del rpemio Nobel che vuoi mettere nella didascalia non avrebbe senso. quindi se l’argomento facoltatiovo è presente come in`\begin{figure}
\centering
\includegrpahics[width=0.7\textwidth]{MaxPlankFoto}
\caption[Mak Plank]{Max Plank\\\includegraphics[width=7mm}{medagliaNobel} premio Nobel per la fisica nel 1918}
\end{figure}`la protezione dei comandi eseguibili non è necessaria, perché essi (\includegraphics) non vengono scritti nei file ausiliari.
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Leggendo la documentazione di array vedo che la definizione di un nuovo tio di colonna si può fare con un argomento; per esempio:`\newcolumntypeC[1]{S{table-format=#1}}`così che potresti continuare a specificare il valore 1.2 oppure i.3 o quel che ti pare. Non è l’automazione che cerchi, ma serve almeo per scrivere un po’ di meno nell’argomento degli specificatori di colonna.Non ho provato il codice che ti ho scritto sopra; l’ho solo messo insieme leggendo la documentazione e potrei benissimo avere frainteso; ma non costa niente provarlo.
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Non solo leggendo la documentazione dei vari pacchetti che consentono di inscatolare testo dentro ambienti colorati, ma anche familiarizzandosi con il conccetto di scatola, descritto in modo completo nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato e tradotto in italiano, scaricabile dalla sezione Gide tematiche della sezione Documentazione di questo sito.
Ma ci sono pacchetti, come tcolorbox che permette di fare cose meravigliose per inscatolare testi; Bisogna ovviamante leggerne la documentazione che dovresti poter leggere per qualunque pacchetto aprendo un terminale, scrivendoci dentro, per esempio, texdoc tcolorbox e premendo poi il tasto. È possibile che se hai ina installazione di base (capita sovente co MiKTeX) tu non disponga di questi pacchetti. Ma solo tu sai se ne disponi, se devi estendelere la tua installazione o se non ti convenga smontare completamente la tua installazione parziale del sistema TeX e poi intallare la ditribuzione completa TeX Live 2014.
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Il problema è che la color box ha sì lo sfondo colorato, ma riceve il testo da comporre mettendolo dentro una scatola orizzontale; se il titolo è troppo lungo, la riga non viene spezzata.Bisognerebbe definire un comando molto più complesso epr comporre il titolo dentro una scatola verticale, allora si comporterebbe com desideri tu.
Ma attento a quel che componi; di solito mettere i titoli dentro box colorati è una cosa che si può fare con beamer per le presentazioni da prioettare con un video proiettore, ma non vanno bene per documenti da stampare o semplicemente da leggere. Distraggono la lettura. Fatti queste domandi e poi eventualmente prosegui con definizioni più elaborate.
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Non è un problema reale; ogni tanto questo problema viene sollevato qui nel forum, ma è colpa del reader, non della cattiva realizzazione dei grandi delimitatori. Questi infatti sono composti a pezzettini, mettendone quanti ne servono per riempire tutto lo spazio necessario. Il pdf reader potrebbe non essere così raffinato e lasciare bianchi i singoli pixel alla giunzione dei pezzettini. Se stampi vedrai che non si vede nessuna giunzione.Mi dirai: ma io non stampo, ho creato un documento da leggere solo sullo schermo. Allora il problema c’è con quel visulaizzatore, e non si presenta con un altro visualizzatore, con un altro schermo, con un’altra marca di hardware. Insomma devi provare con diversi reader e usare poi quello che ti da le migliori prestazioni sotto questo aspetto.
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Io invece non ci farei troppo caso ai \label messi e non usati; ci sono pacchetti come \varioref o altri che inseriscono \label nascosi a piene mani; certo ogni label definito occupa alcuni te in memoria, ma ci sono circa 3MiB di memoria, spesso allargati a più del doppio destinati alla memoria dinamica dei programmi del sistema TeX; prima di saturarli ce ne vuole 🙂
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Se la tua tesi è costruita con i comandi \include, allora i riferimenti “udefined” sono nei file .log, l’unico che viene scritto ad ogni compilazione; poi se vuoi li cerchi nei file aux dei singoli file “included” dove il primo argomento è il numero a cui accede \ref e il secondo argomento è quello a cui accede \pagerf, se usi hyerref, come in effetti usi, gli altri argomenti dpo il secondo servono per i riferimenti incrociati e non dovrebbero preoccuparti.
Ma le etichette non risolte sono dichiarate Undefined e le trovi nell’unico file .log cercando al stringa Undefined.
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Corrado, non sono intervenuto più di tanto in questa discussione, se non epr marcare una cosa che non ha nulla a che vedere con refcheck.Ora intervengo per chiedere: ma serve davvero a qualcosa refcheck, oltre a inserire le incompatibilità che lamenti?
Infatti le etichette non risolte sono tutte elencate nel file .log, via via che durante la compilazione si trova in \tef, \pageref, \vref, che fa riferimento ad una etichetta ignota. Sarà un po’ meno automatico, ma certamente è privo di controindicazioni; non dipende da hyperref e va bene sempre.
Uno dei motivi per i quali non uso mai classicthesis è che per usarlo bisogna riscriverlo (come toccherà fare a te per togliere la chiamata a hyperref. Per fare quella cosa, devi cambiare nome alla classe, poi è possibile che devi cambiare altro perché quell’altro parte dal presupposto di essere chiamato da classicthesis, e la catena si allunga. Le poche volte che ho involontariamente usato classichthesis è stato epr aiutare qualcuno che doveva apportare delle modifiche e non sapeva dove mettere le mani. Più metti le mani nel software altrui, pù ti accorgi di quanto siano diversi gli stili di scrittura del codice, senza parlare di quando i comandi interni, non documentati, sono scritti in boemo…:???: e non è facile indovinare il loro significato se non conosci il boemo (è la lingua parlata nella repubblica Ceca, non lo chiamavamo cecoslovacco, ma la Cecoslovacchia non esiste più… 😯
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La cosa è utile senz’altro se le tabelle contegono molte colonne e ci sono diverse celle vuote, per cui gli allineamenti sono difficili da visualizzare senza una linea guida.
Siccome i filetti orizzontali sono “deprecati”, le righe alterne colorate possono essere utili.
Ricordo una tabella da mostrare in bacheca, stampata in corpo 12, su carta A3; conteneva circa 25 colonne; decisamente difficile da leggere, anche perché non si poteva accostare il viso al vetro della bacheca. Mettendo filetti orizzontali ogni tre righe, la lettura era agevolata moltissimo e non ho mai sentito nessuno che si lamentasse della lettura dei dati presenti in ogni riga. I colori, anche il grigio, erano virtualmente impossibili allora (inizio anni ’90); i filetti erano l’unica possibilità.In una presentazione li vedrei meno utili: lo schermo è grande, ma secondo le indicazioni di Tantau, che conosci benissimo, la schermata non può contenere più di una dozzina di righe; la proporzione 3:4 dell’altezza della schermata con la sua larghezza, fa si che non si possa scrivere granché in una tabella da proiettare. In questo caso l’uso di colori mi sembra solo una decorazione, gradevole, ma solo una decorazione, non una soluzione funzionale.
Tieni presente che il pacchetto di Carlisle non è il solo pacchetto per ottenere tabelle colorate. Lo stesso pacchetto xcolor permette di colorare le tabelle.; poi ce ne sono altri. Spesso questi pacchetti sono incompatibili con il pacchetto booktabs nel senso che i soli tre filetti “autorizzati, risultano contornati dai due lati da strisce prove di colre.
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Non è che canbi molto; le etichette di \label, da usare nei vari comandi \ref, \pageref, \vref, eccetera possono contenere qualunque carattere tranne la virgla, ma non può contenere delle macro: [tt]\’n[/tt] contiene una macro [tt]\'[/tt].Mettere [tt]sepi\’nski[/tt] in una etichetta `è del tutto inutile; l’etichetta serve al meccanismo di cross reference, non deve essere letta da occhi umani, ma solo dal programma; [tt]serpinski[/tt] va altrettanto bene anche se il cognome di quel signore vorrebbe l’accento se venisse scritto.
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Da alcuni anni pdflatex e gli altri moti di compilazione lavorano solo con file che si trovino nella cartella del file rincipale e nelle sue sottocartelle; per motivi di sicurezza, non per mettere i bastoni fra le ruote.Hai due soluzioni, visto che protesta nel momento di scrive il vile .aux legato a quel file fuori del sotto-albero di cartelle radicat in ./ )infatti qual perrcorso indicato nel messaggio d’errore punta ad un cartelle che si trova sotto la actella “padre” di quella dove si trova il tuo main file):
1) usa \input invece di \include
2) sposta quel file nel sottoalbero radicato nella cartella del tuo main file.Se puoi, cerca di evitare i caratteri speciali nei nomi dei file: nel tuo caso Hai la cartella Mod_base che contiene un “underscore” e lo stesso il nome del file l_grande2 contiene un “underscore”. Usare caratteri speciali nei nomi dei file è fonte di possibili errori; una lineetta non ribassata è del tutto innocua, non dà problemi di sorta, e garantisce la stessa leggibilità del nome del file.
Ti ricordo che i caratteri speciali sono { } # $ ^ & _ \ ~ %
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Be’, certo, usare un ambiente tabular (creato essenzialmente per tablle testuali) per metterci dentro delle formule, sembra poco adatto. Fosse stato l’ambiente array, almeno avresti messo il tutto dentro un ambiente matematico e non avresti dovuto ripetere tutti quei $ $ $ $ $ $ $ $Ma se usassi amsmath potresti usare ambienti matematici che già ti fanno il lavoro che vorresti; ne cito uno [tt]align], ma ce ne sono almeno un’altra mezza dozzina. Leggi L’Arte di scrivere con LaTeX, scaricando questa guida dalla sezione Documentazione di questo forum. Meglio ancora, leggi la documentazione di amsmath aprendo un terminale.finestra comandi/prompt dei comandi (comunque si chiami con il tuo sistema operativo), scrivici dentro texdoc amsmath e premi il tasto
, poi leggi quello che ti si apre nella finestra.
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