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Tommanso, non so quale sia la causa dell’errore, probabilmente qualche conflitto con le impostazioni di TiKZ. ma non voglio entrare nel merito, perché non ho abbastanza esperienza.Quello che mi stupisce leggendo il tuo file .log è che a un certo punto vicino all’inizio leeggi ul file utf8.def perché è specificata l’ozione utf8 a inputenc.
Ma verso la fine, poco prima dei tuoi errori, viene letto ripetutamente il file latin1.def, come se qualche pacchetto a sua volta richiedesse la codifica latin1; mi sembra una strana anomalia, Io elimineri il pacchetto che richiede latin1, visto che lavori con utf8, ma non so quale sia.
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In un tuo precedente messaggio hai citato questo errore`ERROR – BibTeX subsystem: ***censored***\Local\Temp\tGcYgbPEJw\bibliografia.bib_5792.utf8, line 15, syntax error: found “location”, expected end of entry (“}” or “)”) (skipping to next “@”)`Cerca quel file /Local/Temp/… eccetera, e cancellalo. Poi riprova a lanciare biber con il nome del tuo main file .tex non con il nome della bibliografia; biber ha bisogno di leggere il file .aux del tuo file principle; lì trova scritto sia il nome del file bibliografico, sia i riferimenti che deve estrarre.
Sai, quando vediamo che un utente usa MiKTeX, di solito ci mettiamo sul “chi va là”; normalmente, non sembra essere il tuo caso, almeno non a livello di biber, le installazioni di MiKTeX sono incomplete e manca sempre una parte essenziale. Questo è il moivo per il quale consigliamo sempre di installare la distribuzione TeXLive, invece di MiKTeX, perché con TeXLive, oltre ad altri vantaggi, l’installazione predefinita è quella completa, e per eseguire una installazione parziale, bisogna darsi da fare sapendo qullo che si sta facendo. Con MiKTeX succede i contrario: l’installazione di default è quella parziale, molto essenziale e manca quasi di tutto quello che serve per davvero; per eseguire l’installazione completa bisogna darsi da fare, cioè leggere un poco più in basso nella pagina Web e seguire le istruzioni per l’installazione completa.
Nel tuo caso sembra che non ti manchi biber.exe, ma ptrebbe essere che ti manchi qualcos’altro.
Prova quest’altra strada; prima di \printbibliography aggiungi al dichiarazione [tt]\nocite{*}[/tt], compila una volta con pdflatex, poi esegui biber e dopo ricompili due volte con pdflatex; dovrebbe esserci la bibliografia completa, anche delle opere che non hai citato. Se qualcuna non ti compare e resta segnata in neretto la chiave di citazione, vuol dire una delle due cose: a) la chiave che hai usato per citare è diversa dalla chiave che hai messo nel file .bib, oppure b0 il record bibliografico corrispondente a quella chiave contiene errori; per esempio and scritto in lettere maiuscole AND. È un errore abbastanza comune. oppure manca una virgola alla fine di un campo, oppure manca qualche graffa aperta o chiusa, oppure…
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Il file con estensione blg che cosa contiene? quello è il file .log di biber è c’è scritto che cosa è successo durante la compilazione.Il fatto che tu sia su Win7 e usi TeXworks non dice molto; sarebbe meglio se ci dicessi se usi TeX Live 2014, MiKTeX 2.9, se l’una o l’altra installazione del sistema TeX è aggiornata e a quando. Non ci fai vedere il file che dovrebbe contenere il comando \printbibliography. È ovvio che senzaa questo comando potrebbe essere andato tutto benissimo, ma la bibliografia non c’è perché non hai detto di stamparla e dove.
Può darsi che tutto sia andato bene, ma che non hai nemmeno un comando \cite (o altri comandi con funzioni analoghe) e nemmeno un comando \nocite(*), per cui biber non sa che cosa riportare nella bibliografia fra tutti i record bibliografici che contiene e quindi non riporti niente.
Come vedi le informazioni che hai dato finora non sono sufficienti a risolvere il tuo problema.
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@luckyLuke, con toptesi non puoi; Però puoi mettere la lista degli acronimi (da elencare nell’indice generale) in fondo alla tesi, dove è il suo posto naturale (ammesso che serva a qualcosa, ma suppongo che se hai deciso di usare tal elenco hai una buona ragione per farlo, e non lo fai solo perché si può fare.Noto che nel preambolo usi altri pacchetti per cambiare lo stile e il formato di diversi aspetti della classe toptesi. La cosa snatura la classe e sarebbe meglio che usassi una classe generica come book e il pacchetto frontespizio per creare il frontespizio. Se ti piace, invece, il frontespizio di toptesi, carica solo con \usepackage il pacchetto topfront.
Inoltre se avessi letto la documentazione di toptesi (apri un terminale o una finestra comandi o un prompt dei comandi, comunque si chiami con il tuo sistema operativo; scrivici dentro texdoc toptesi-doc e poi premi il tasto
; se la tua installazione del sistema TeX non è particolaremente insolita, ti si apre una finestra dove puoi leggere la documentazione ), sapresti se e quando caricare certi pacchetti, come per esempio babel, che è già caricato da toptesi. Sapresti che latexsym non è da caricare MAI, visto che quei glifi sono tutti accessibili mediante i pacchetti amsmath e amssymb, necessari per scrivere della matematica decente.Se avessi letto la documentazione di toptesi sapresti che dispone già dei comandi equivalenti a quelli di setspace, ma sapresti anche che l’aumento della spaziatura non deve mai essere eseguito, nemmeno se il relatore te lo impone.
Scusami se ti do queste informazioni e ti faccio queste critiche, ma come autore di toptesi non sono seccato perché vuoi stravolgere l’aspetto della classe, ma perché evidentemente non leggi la documentazione. Questo è il primo dovere di chiunque usi pacchetti e classi che non ha scritto personalmente.
Capisco benissimo che questo sia il tuo primo post; ma se hai deciso di rivolgerti a questo forum è perché hai letto già qualcosa, il tipo di quesiti e il tipo di risposte che vengono date. e sempre c’è scritto documentati, documentati, documentati; e poi: non cambiare l’avanzamento di riga per nessun motivo; non cambiare i margini; se usi subfig stai attento perché la cosa non è sempre così facile come potrebbe sembrare; non usare il pacchetto caption se non sai che cosa stai facendo; non usare titlesec in una classe costruita apposta per avere un determinato stile di composizione dei titolini.
Mi dispiace di darti il benvenuto sul forum cominciando col tirarti le orecchie. 🙁
3 Agosto 2014 alle 19:33 in risposta a: Utilizzare \footnote nell’ambiente framed, è possibile? #95807::
La soluzione di \footnotemark e \footnotetext fa parte del nucleo originale di LaTeX, quello del 1984/5. Leslie Lamport li definì apposta per risolvere problemi di questo genere. Ovviamente è documentato nella guida tematica, scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito, Il LaTeX reference Manual commentato e tradotto in italiano.
Naturalmente la soluzione mdframed è un’altra soluzione valida.Quando insisto per divulgare il linguaggio LaTeX originale, segnalando la guida sopra indicata, non lo faccio per farmi réclame, visto che l’ho scritta io, ma perché ritengo che sia la prima guida da conoscere a fondo, prima di andare a cercare altri pacchetti. Certo, se questi sono stati scritti, è perché offrono di più dei comandi originali, ma conoscendo il linguaggio originale non si “perderebbe” tempo a cerare pacchetti, che alla fin fine fanno le stesse cose (più molte altre, d’accordo…).
@franen conosce quei comandi, forse conosce anche la guida sopra indicata. Ma è stato bravo anche a trovare un altro pacchetto che risolve il problema.
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Se leggi la documentazione di longtable, quell’ambiente fa tutto quello che desideri, tranne inserire qualcosa nella testatina. Ma se per intestazione intendi la prima riga della tabella con il titolo ripetuto ed eventualmente la parola “continuo”, quell’ambiente lo fa.
La documentazione viene letaa dando da terminale il comando texdoc longtable; la documentazione stessa contiene un esempio del genere di quello che credo di aver capito che tu desideri fare.
::robitex” post=95387
[quote=”maxnd” post=95302]Grazie a te. L’articolo è già in corso di redazione, in italiano, e se farò un intervento al meeting dovrebbe comparire nel numero seguente di ArsTeXnica (se ho ben compreso).
Mi dispiace che il tuo articolo sia finito in una casella di posta elettronica piena in un sito non riservato.
Ora l’ho ricevuto da un comune amico, ma ti pregherei di mandarmi un messaggio anche vuoto al nuovo indirizzo arstexnica@guites.org, così posso comunicare direttamente con te.Intanto grazie dell’articolo; poi ti farò sapere il parere dei revisori.
Ciao
ClaudioScusate,
intervengo solo per un refuso importante però: la mail della rivista è arstexnica@guitex.org
Grazie.
R.[/quote]Ho corretto anche il messaggio con il mio refuso.
Claudio
::maxnd” post=95302Grazie a te. L’articolo è già in corso di redazione, in italiano, e se farò un intervento al meeting dovrebbe comparire nel numero seguente di ArsTeXnica (se ho ben compreso).
Mi dispiace che il tuo articolo sia finito in una casella di posta elettronica piena in un sito non riservato.
Ora l’ho ricevuto da un comune amico, ma ti pregherei di mandarmi un messaggio anche vuoto al nuovo indirizzo arstexnica@guitex.org, così posso comunicare direttamente con te.Intanto grazie dell’articolo; poi ti farò sapere il parere dei revisori.
Ciao
Claudio
::Dork” post=95366
Quello che mi sfugge è come vi volete muovere sotto l’aspetto grafico, di come viene fuori l’impaginazione, al di là degli aspetti della composizione con LaTeX.
credo che qui sarà il nocciolo della (per lo meno mia) semplicità. L’argomento mi interessa molto e mi affascina, ma non ne so. Quindi a meno che il mio collega non sia un esperto io proporrò, con molta decisione, di basarci su una classe/grafica già rodata e magari anche ben compatibile o modellabile per eventuali progetti futuri (tipo le classi standard o in un intorno di quelle…) apportando modifiche man mano se necessarie/coerenti/utili agli autori (ma sinceramente se parliamo di disegnare la pagina credo che non ci sia troppo da modificare le già diverse e bellissime proporzioni che ci offrono le classi base o classe/pacchetti famosi e usati da molti, oltre che scritti da persone che magari ci ha studiato anni…)
frix” post=95364
Non mi pare di avere visto citato, tra i molti, il libro di Bringhurst; se ti occupi anche dell’aspetto grafico forse potrebbe esserti utile.Prima o poi quel libro sarà mio 🙂
frix” post=95364
Allo stesso modo mi sembra che non sia nominato Tufte. I suoi libri interessanti sono 4. Gli spunti non mancano.
Ha scritto e messo a disposizione anche una classe (usata per i suoi libri); magari un’occhiatina potrebbe aiutarti.
Non tanto per usarla tal quale quanto per affrontare anche qualche valutazione diversa da quelle meramente teXniche.Questo non lo conosco né l’ho sentito (come dicevo, da questo punto di vista sono raso terra) lo terrò senz’altro in considerazione, grazie.
Ciao ciao e grazie mille 🙂
Corrado.
Il libro di Bringhurst è citato anche nella guida tematica che dovresti avere già letto relatic=va al disegno grafico della pagina. Vi è anche mostrato il layout del testo di Bringhurst.
Comunque, parere personale, non credo che i layout di tufte, bellissimo, sia adatto ad un testo multidisciplinare che contiene le materie indicate da Corrado. Il layout di Bringhurst è realizzato già nella calsse suftesi che è già stata suggerita, ma, sempre secondo il mio parere personale, trovo che le testaine abolite e sostitire da “inscrizioni” nel margine non sia adatto ad un libro con i contenuti indicati da Corrado.Corrado, leggiti il libro di Bringhurst in inglese; oltre ad una quantità di informazioni tipografiche utilissime, molte descrizioni di font, poche, pochissime indicazioni utili sulla matematica e sulle scienze sperimentali, il suo inglese è talmente elegante che è un piacere leggerlo anche se quel che dice non ti servisse a niente (ma ti serve, non avere paura di perdere tempo).
Il concetto principale è che il disegno della pagina, la scelta dei font, del corpo, dell’avanzamento di riga, della giustezza, delle informazioni di “navigazione” del testo, eccetera devono essere di supporto al lettore per leggere agevolmente, capire bene il messaggio scritto senza essere disturbato da decorazioni fini a se stesse. Quindi i layout più semplici sono tanto più graditi quanto maggiore è il testo (inclusa la matematica o i codici); I layout più elaborati (tufte, per esempio) sono adatti a libri in cui il contenuto grafico, il numero di illustrazioni sono numerose, molto numerose, mentre la quantità di testo è ridotta.
Personalmente possego uno dei libri di tufte, bello da sfogliare, scomodo da leggere (sempre parere personale).
Approvo pienamente il tuo orientamento verso le classi standard; tieni presente come quasi standard la classe memoir, e non leggerne la guida sequenzialmente ma, capitane le filosofia, cerca quello che ti interessa in modo puntuale, non sequenziale. Esamina suftesi; Ivan che l’ha scritto ha posto importanti vincoli al layout e agli stili che puoi usare, ma sono migliaia di combinazioni ed è difficle che non ne trovi una adatta. Ma, questo è importante, tu e il tuo collega ricordatevi di discutere in anticipo con chi pubblicherà il testo il formato fisico della pagina e come la tipografia vuole che sia presentato il file PDF con il testo composto. Suftesi permette di scegliere diversi formati di pagina preconfezionati con la pagina già di misura esatta. per alcune tipografie va bene. Altre tipografie preferiscono la pagine fisica composta su ua pagina virtuale di maggiori dimensioni con i crocini per le imposizioni e per la rifilatura delle segnature. Suftesi consente di farlo, ma devi pensarci in partenza.
memoir permette di gestire il layout della pagina in modo del tutto arbitrario e se viene bene o se viene male dipende da chi ocnfigura la pagina; ma usando memoir ha tutti gli strumenti necessari per fare un buon lavoro.
Suftesi permette di comporre il tio di documento “collection”; come ti ha detto Ivan è stato ancora usato poco e ci sono forse delle cose da mettere a punto. Una di queste è l’eventuale bibliografia separata per ogni capitolo tematico.
Quelo che è importante segnalare a te e al tuo co-editor è di non preoccuparvi di usare hyperref per un libro a stama; sulla carta non si può cliccare per nevigare nel libro, quindi niente collegamenti ipertestuali, ma questo potrebbe richiedere un uso attento del pacchetto varioref per aiutare il lettore a trovare rapidamente gli ggetti flottanti che non si trovano nella stessa pagina del testo che vi fa riferimento; magari conviene ridefinire alcuni comandi che siano un poco più italiani anche grammaticalmente (preposizioni articolate, non preposizioni semplici), ma questa è una cosa che definirete voi; l’importante è segnalare agli autori che devono usare i comandi di varioref e questo va scritto nel manualetto.
Ciao
Claudio
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Corrado, c’è un modo semplice per evidenziare a margine la descrizione sia del codice, sia della documentazione; è quello di leggere la documentazione e, direi, che How to package your package sia una buona cosa.Confesso che io uso questi strumenti meno di quanto dovrei, ma ho una certa esperienza con alcuni pacchetti. (un pacchetto non è una classe ma può diventarlo; vedi stuttura e documentazione di toptesi; la classe è formata da poche righe che riciamano toptesi.sty un pacchetto che fa tutto quello che sembra che sia fatto dalla classe).
Per la gestione della classe documentata e del suo file dtx devi (quasi) per forza usare la classe ltxdoc; ci sono anche altre classi che permettono di gestire contemporaneamente la documentazione e il codice, ma, anche se permettono di creare file di documentazione più attraenti e colorati, on hanno, secondo me, la semplicità della classe ltxdoc. Con questa classe puoi avere un preambolo che auto-estrae il codice prima di comporne la documentazione, per cui nella parte del
puoi caricare il pacchetto appena estratto e lo puoi usare. Recentemente ho coricato un piccolo pacchetto testhyphens; ne trovi il file dtx nell’albero texmf-distr/source/latex/testhyphens; la documentazione contiene non solo esempi d’uso del pacchettino, ma anche cose scritte in lingue diverse, greco compreso (compresi trucchi vari per mostrare nel file di documentazione una specie di verbatim che contiene il greco (cosa abitualmente impossibile da fare con pdflatex e i pacchetti normali o i comandi del nucleo di latex)).
Comunque, come ti abbiamo detto tutti, procedi per piccoli passi.
Ciao
Claudio
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Corrado, non mettere il carro davanti ai buoi.
Se tu e l’altra persona avete carta bianca per predisporre tutto quel che occorre per il libro multidisciplinare di cui parli, cominciate assieme, con carta e matita e qualche bottiglia di una bevanda a voi gradita, a buttare giù le specifiche per l’aspetto grafico. decidete se trasmettere queste specifiche agli altri autori (lo consiglierei) fornendo loro una classe di base con l’impaginazione già fatta.
Non aspettatevi che i vari autori siano coerenti sia per i pacchetti che usano, sia per le macro che si definiscono, sia per lo stile di scittrura LaTeX che usano. Per cui il vostro compito sarà quello dei curatori.
Magari dovrete uniformare i pacchetti usati dai vari autori, cercando di eliminare pacchetti simili e incompatibili. magari avrete autori che definiscono macro con lo stesso nome ma contenuti e funzionalità di verse per scopi diversi.
La cosa migliore sarebbe quella di lavorare con Git, ma non è detto che gli autori abbiano familiarità con questo metodo di lavoro.
Cercate di farvi consegnare bozze (sorgente e file composto) via via che le cose procedono, in modo da arricchire la classe con la chiamata ai pacchetti e con le macro e gli ambienti necessari, sempre documentando il tutto e ridistribuendo ogni nuova versione in modo che i vari autori si adeguino immediatamente a quanto voi “prescrivete”; siate naturalmente aperti a suggerimenti provenienti dagli autori, ma non lasciatevi intrappolare nelle loro idiosincrasie e nei loro “capricci” spesso immotivati.Un sacco di auguri; vi state impegnando in un lavoro non semplice, ma direi che avete cominciato con il piede giusto.
Claudio
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Attendo le tre paginette. Il mio indirizzo di e-mail lo trovi negli articoli che ho scritto per ArsTeXnica.Non parlare in prima persona, possibilmente, a mano che tu non voglia comunicare perari eprsonali. In generale ẻ meglio restare sui fatti. Mi raccomando, senza usare anglismi e senza acronimi coma mmd.
Come curatore è chiaro che cambierò qualcosa per armonizzare con il resto; cambierò tanto di meno quanto più le tre paginette si uniformano allo stiel =generale delle prime pagine della Guida GuIT. Ovviamante entrerai nella lista di coloro che hanno contribuito.
È chiaro che ognuno ha i suoi metodi di lavoro, ma sono sbalordito dal numero di software diversi che usi per lavorare su studi e ricerche prevalentemente testuali. Il bello del mondo degli utenti del sistema TeX è questa varietà di approcci.
Resto in attesa
Claudio
::maxnd” post=95302Grazie a te. L’articolo è già in corso di redazione, in italiano, e se farò un intervento al meeting dovrebbe comparire nel numero seguente di ArsTeXnica (se ho ben compreso).
L’articolo deve evenire pubblicato negli atti dell meeting, che vengono distribuiti al meeting stesso; queindi la deadline per inviare l’articolo, redatto usando il Kit che puoi scaricare dalal sezione ArsTeXnica di questo forum, deve arrivarmi entro il 32 agosto. L’indirizzo è quellello indicato in quella sezione, ma se scopri il mio indirizzo privato va bene lo stesso: entro il31 agosto.
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