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AD” post=94314
`\addtolength{\skip\footins}{6mm}
\renewcommand{\footnoterule}{%
\kern-6mm \hrule width .4\columnwidth \kern\dimexpr 6mm-.4pt\relax
}`Chi mi spiega nel dettaglio queste istruzioni? Sto impazzendo!
In generale non capisco il perchè, per tracciare la linea delle note, si usano due kern, il primo con valore negativo per sottrarre spazio, il secondo con valore positivo: a che scopo? Che senso ha? Qual è il ragionamento di Latex nel tracciare la footrulenote? Ed idealmente dov’è il cursore quando Latex traccia la linea? (Quando si gioca con gli spazi io, per capirci qualcosa, immagino sempre un cursore lampeggiante nel punto in cui mi trovo con la stesura del documento e immagino che questo si muova a seconda delle istruzioni).
Non si potrebbe usare un unico kern che abbia come argomento la somma algebrica dei due kern?Inoltre, oltre al discorso generale riguardante “kern” e “footrulenote”, non arrivo proprio alla comprensione di ciò che ha scritto Enrico.
Grazie a chi mi voglia aiutare!
Andrea
La spiegazione e’ nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato e tradotto in italiano. Sembra complicato, ma non e’ terribilmente incomprensibile. Il concetto e’ che nello spazio di separazione fra testo e prima nota, personalizzabile con la prima assegnazione che Enrico ha scritto, ci si puo’ mettere qualunque cosa che NON occupi spazio verticale. Ogni spaziatura esplicitamente indicata va compensata con spazitura negativa che tenga conto anche dell’altezza dell’oggetto.
Il cursore e’ un concetto da word processor e LaTeX (I programmi che lo usano), come tutti sanno, non e’ un word processor.
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Ci sono alcuni piccoli errori/sviste, come per esempio quella di affermare in una descrizione linguistica che la codifica di default è OT1, e in un’altra T1.Il greco presenta un esempio in monotoniko; direi che la descrizione per il greco è un po’ obsoleta. Tra l’altro non è necessario specificare nella lista dei font encoding LGR, perché ci pensa babel-greek a richiamare il pacchetto. Nessuna enzione al modificatore polytonic.
Per gli altri ho il sospetto che alcune descrizioni linguistiche e modelli da seguire siano obsoleti come per il greco.
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I pacchetti non sono cose da usare ad occhi ciechi; per esempio hyperref deve ridefinire non solo i comandi \label, \ref e \pageref, ma deve legere le ridefinizioni ai comandi di ciascuna classe o diogni altro pacchetto che definiscono o ridefinisco cose numerabili; e quindi a cui su può fare riferimento con que; tre comandi; per esempio tutti i comandi di sezionamento; i comandi per usare qualunque oggetto mobile/flottante, le coe matematiche a cui si appioppa un numero, siano esse equazioni o teoremi, o congetture o qualunque cosa numerata.il pacchetto bidi serve per scrivere anche con alfabeti retrogradi (per esempio ebraico, arabo, farsi, eccetera) quindi sia i pacchetti per usare quell lingue (pacchetti che a loro vota richiamano bidi) sia il pacchetto bidi caricato da solo devono essere caricati dopo hyperref, perché la direzione di scrittura influisce sui riferimenti alla cose numerate e alcuni comandi di hyperref devono venire ridefiniti per tenere conto della direzione di scrittura.
Come vedi la cosa è complessa; molti errori spesso sono causati non solo dalle “option clash” ma anche dall’impossibilità di ridefinire comandi che non sono stati ancora definiti, perché il pacchetto che li definisce viene caricato troppo tardi.
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@sblindo, credo che potresti trovare risposta alle tue domande leggendo/studiando la guida tematica sui font GuidaFont.C’è tutto (il minimo di) quello che un utente del sistema TeX deve sapere sui font.
Ma la codifica dei font è evidentemente un punto importante, come è importante sie siano font raster o font vettoriali; fra questi ultimi è importante sapere se sono font Adobe Type 1, o se siano font TrueType oppure OpenType. È importante saper quali font si possono usare senza arrampicarsi sui vetri con pdfLaTeX, e quali abbiano bisogno di XeLaTeX o di LuaLaTeX. È spiegato tutto nella guida che ti ho indicato.
Per usare i font distribuiti con il sistema TeX, di solito non ci sono problemi, quando sia chiaro quento ho detto nel capoverso precedente; Per usare font che ti crei tu con gli strumenti opportuni dipende da quello che hai costruito, da come l’hai fatto, eccetera, ma poi la cosa non è eccessivamente complicata; per usare font commerciali la cosa si può presentare molto difficile o abbastanza facile — dipende dai font. Quante volte s
qui sul forum, per esempio, sono state poste domande sul come installare certi font OpenType da usare con pdfLaTeX (che da solo non li pu`ø usare); quante volte è stao necessario dare suggerimenti su come modificare con macro o con altri sistemi certe cose che andavano corrette con certi font commerciali. Queste cose sono solo parzialmente spiegate nella guida tematica che ti ho indicato. Certe cose possono essere veramente difficili; benché io abbia disegnato centinai di font per il sistema TeX (commettendo certi errori dipendenti dalla mina inesperienza ne camp del font design) anch’io talvolta mi trovo in grande difficoltà con i font commerciali.Ciao
Claudio
::Spir4L” post=94294Ciao a tutti,
ho per caso trovato online le documentclass WileySev e WileySix che, unite al pacchetto w-bookps, permettono di editare un libro nel classico stile della Wiley, rispettivamente in formato 6”x9” e 7”x10”.
Sono entrambi facilmente scaricabili dalla pagina The Wiley Book style o qui.
Veniamo al dunque:
mi piacerebbe provare a redarre la mia tesi di dottorato sfruttando questo stile. Non riesco, però, purtroppo a ottenere con la classica opzione “twoside”
un formato stampabile fronte-retro. Ho provato a spulciare nel file sty e nel pacchetto ma non ho trovato nulla che indichi come fare.
E’ presente un comando per mostrare i crops delle pagine ma il problema non viene risolto.Qualcuno familiare con questo pacchetto o con le idee più chiare di me potrebbe aiutarmi? Grazie mille
Primo: cominciamo dal redarre; questo indica che il caldo ha colpito anche te; suppngo che tu sappia beneissimo che redarre non esiste; quindi l’unica spegazione è l’effetto della calura.
Poi veniamo al secondo punto; le classi della Wiley non sono standard, quindi, hai fatto bene a mettere i link da dove scaricarli, ma ci vuole un po’ di tempo per studiarle.
Non è vietato usare classi poco standard o non standard per niente. L’installazione del sistema TeX completa, mette a disposizione dell’utente tante di quelle classi standard, poco standard e non standard, che sembra impossibile che ci si possa rivolgere a classi che non sono nemmeno distribuite con il sistema TeX. Aggiungo che ci sono classi, come memoir, tanto per fare un esempio, con le quali si dispone di tali e tanti comandi di personalizzazione, che sembra impossibile poter desiderare di più.Tuttavia se le classi della Wiley non sono caricate su CTAN e non sono distribuite con le varie distribuzioni del sistema TeX, viol dire che non sono classi con licenza librea; perciò o scrivi per la Wiley o non usi le classi della Wiley; non vedo altre possibilità.
Supponiamo che tu sappia già che la tua tesi di dottorato verrà pubblicata dalla Wiley allora visto che le stampanti di cui disponiamo in Italia e la cara che usano è generalmente in formato ISO UNI A4, i formati di 6″ x 9″ (152mm x 229mm) o di 7″ per 10″ {178mm x 254mm — questo è molti simile al formato ISO UNI B5, ma la carta di questo formato è praticamente impossibile da comprare in Italia; bisogna ordinarla apposta alla Cartiera} non coprono una pagina A4, è molto difficile che tu possa stampare fronte retro con le pagine recto e verso sui due lati dello stesso foglio in posizioni corrispondenti in modo che le gabbie ideali che racchiudono i due testi si corrispondano anche guardando la pagina in trasparenza.
La classe memoir permette di definire uno stock paper di un formato e una pagina di un altro formato più piccolo e di collocare il recto e il verso delle pagine nella posizione giusta del fronte e del retro del foglio stock paper. Probabilmente le classi della Wiley si accontento dei crocini sulle pagine virtuali di un file PDF, eprché poi per stampare, cioè per produrre de lastre offset da montare sulle apposite macchine, possono eseguire le imposizioni delle cacciate mettendole con i crocini in corrispondenza; e così fanno quasi tute le tipografie abbastanza avanzate.
Perciò la domanda è la seguente: te la stampi in casa con la tua stampante in modalità fronte/retro o l’affidi a una copisteria/tipografia sufficientemente dotata di software e hardware per poter eseguire le imposizioni?
PS: Ho cominciato a dare un’occhiata alle due classi e al pacchetto per gesire i font; tutti scirtti da Ami Hendrickson, persona molto in gamba, ma abituata a scrivere codice nativo di TeX, o codice Plain TeX. il file w-bookps.sty che solo l’estensione che ricorda LaTeX; tutti i file sembra che siano stati recentemente rivisitati negli anni 2011-2012, ma mostrano i segni del tempo; oggi nessuno scriverebbe più classi in quel modo e in particolare non userebbe più il formato PS (o EPS), perché oggi si unsa il formato PDF. Non solo ma il NFS (New Font Selection Scheme risale al 1994, ma la signora Hendrickson non ne fa uso).
Ammetto, non ho provato nemmeno a compilare l’esempio fornito con ciascuno dei due file .zio, ma me ne è passata la voglia soltanto guardando il codice. Magari viene benissimo, anche con i Times, Helvetica e Courier, ma a mio parere questi famosi font sono fatti per essere usati in corpo 10pt, e rimpicciolendoli per i pedici diventano troppo sottili, e ingrandendoli per i titoli vengono troppo neri. Probabilmente all Wiley non importa, perché tanto all /wiley usano solo il file sorgente con classi che magari si chiamano nello stesso modo, ma usano i font di casa Wiley. Un consiglio di una persona prevenuta: lascia perdere, non usare queste classi per la tesi di dottorato, al massimo imitane il risultato usando font professionali dotati di corpi ottici (i Latin Modern, per esempio) e usando una classe configurabile per ottenere il disegno della pagina, e le pagine tecniche simili a quelle della Wiley, se ti piacciono. Tra le classi configurabili c’è la classe memoir, che ti ho già segnalato, le a classe scrbook della collezione Koma Script. Esistono poi una infinità di pacchetti che ti permettono di ottenere effetti speciali, per esempio ClassicThesis, ArsClassica; le classi tesiclassica e tesimoderna, basate su quei pacchetti; e, secondo il mio parere, la classe suftesi molto configurabile, tranne in alcuni aspetti che sono esplicitamente esclusi dalla personalizzazione; leggine la documentazione, e ti rederai conto di quel che voglio dire. Questa classe prevede già dei formati minori per scrivere testi/volumi più piccoli; ovviamente richiedono l’intervento di una tipografia/copisteria attrezzata.PPS: Ho aperto il file w-bksampleTypeset.pdf con Adobe Reaer: ho cliccato md+D (sul Mac; sul PC dovrebbe essere ctrl+D) e si apre la finestra che riporta le proprietà del documento; il file 5″ x 9″ non è composto su carte di quelle dimensioni ma su carta 8.5″ X 11″, che è il formato americano letter. INoltre i font usati sono i Computer Modern per la matematica, e i Nimbu*** per gli altri font testuali; È stato chiaramante composto in formato PS poi tradformato in PDF probabilmente usando ghostscript che esegue le sostituzioni con i font Nimbus; dubito che sia stato composto con pdftex, meno che mai in una versione recente, anche se il pannello lo dice; probabilmente lo si è usato per introdurre alcune limitazioni d’uso.
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Senti, se disponi di una installazione completa del sistema TeX, non hai bisogno di cercare nessun sito perché hai tutta la documentazione nel tuo hard disk.Ipri un terminale o prompt dei comandi (il nome dipende dal sistema operativo e/o dalla sua versione); scrivici dentro texdoc graphicx e premi il tasto invio.
Siccome graphicx fa parte della dotazione degli strumenti “obbligatori” di LaTeX, la documentazione ti si deve aprire direttamente sul tuo schermo senza bisogno di cercare neuna sito; se per caso ti trovi con una distribuzione che legge direttamante il file di documentazione da Intenret, può darsi che apra un file in formato html (che non dispone di pagine), ma le versioni recenti e decenti parono il file pdf (che dispone di pagine)Se non ci sono le pagine, può essere che contenga i paragrafi numerati; guarda il § 4.2 e seguenti.memorizzato nell’hard disk.Se la tua distribuzione è così arcaica da non disporre del comando texdoc, allora appri l’Explore o Navigator, o come si chiama quella finestra dove si vedono le cartelle e i file presneti dui dispositiva di memoria collegati al tuo calcolatore, compreso l’hard disk, naturalemente, e usa la funzione Cerca per trovare il file grfguide.pdf. Se Verca non lo trova, sei nei guai, perché vuol dire che stai «pedalando su una biciletta senza ruote» 🙁
Non sto scherzando né voglio sminuire la tua installazione del sistema TeX; ma la funzionalità di ricerca della documentazione fa perte integrante di ogni distribuzione; tu cos’hai? TeX Live? se sì, di quale anno? MiKTeX? se sì, che versione e aggiornata quando? TeXLive/Debian? Che tipo di calcolatore usi? Qualche informazione non guasterebbe per darti una mano, ma prima devi davvero padroneggiare veramente la tua installazione, cominciando dal conoscerne vita, morte e miracoli. Devi anche padroneggiare il tuo calcolatore, in parricolare devi sapere che cos’è la finestra comandi, detta anche terminale, prompt dei comandi, console, eccetera. Qui nella sezione Documentazione?Guide tematica c’è una bella e breve guida sull’uso della “linea di comando”, quella riga di testo contente comandi che si scrive nel terminale per dare dei comandi diretti al sistema operativo senza l’intermediario di una finestra.
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Semplice; se leggi la documentazione di multicols ti accorgi che con multicols non puoi inserire ambienti figure.La cosa migliore è quella di usare al dichiarazione \twocolumn all’inizio del main article, e poi quando specifichi il contenuto che non fa parte del main article, usi \onecolumn.
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Per indicizzarlo ti basta aggiungere una riga ll’indice mediante uno dei comandi \addtocontents o \addcontentsline (si può fare con entrambi, ma il primo mi pare più adatto; Qualunque guida ti dice come usarli, la guia tenatica Il LaTeX Reference Manual commentato dovrebbe riportare anche la spiegazione di ciascuno dei due; scarica il documento dalla sezione Guide Tematiche di questo forum, e cerca nell’indice analitico.Per il link ad un file esterno, te lo sconsigli vivamennte perché il link non si può riferire genericamante al documento, ma deve specificare esattamante il suo indirizzo in rete o sul tuo disco; nel secondo caso nessuno potrebbe leggere il documento, ma solo tu puoi leggelro. nel primo caso se cambi il sito dove è memorizzato il file, il link non funziona più,
Io ti consigli di indicizzarlo come ti ho detto, ma di includerlo con pdfpages; anche se si tratta di un coumento diverso, va bene lo stesso; viaggerà sempre insieme al documento principale.
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Usa il pacchetto geometry; leggi la documentazione aprendo un terminale o un prompt dei comandi e digitando texdoc geometry, poi premi il tasto invio e ti si apre la documentazione; puoi specificare il formato della carta a tuo piacimento, e se le dimensioni sono giuste puoi poi stampare il tuo libretto attraverso il pacchetto pdfpages (documentazione texdoc pdfpages) in modo da stampare in modo corretto le segnature del tuo libretto.Devo dire che 114mm per 172mm sono dimensioni molto strane, decisamente strane; esamina la possibilità di usare il formato B5 (176mm per 250mm) o il formato UNI A5 (146mm per 210mm); specialmente con A5 ci stanno esattamente due pagine in un foglio UNI A4. Gli atri formati di carta richiedono uno spreco di carta per rifilarli come si deve.
7 Giugno 2014 alle 4:31 in risposta a: Come creare un qualcosa di simile alle immagini allegate #94635::
A me risulta che Lorenzo e Tommaso facciano uso di ambienti che si sono scritti ad hoc e che si appoggino al pacchetto listings, visto che ne riconosco lo stile; siccome non hanno divulgato i loro pacchetti personali, è difficile dirlo con precisione.Tuttavia esiste un pacchetto facente parte di TeX Live e di MiKTeX (entrambe le distribuzioni in versione completa) che si chiama tcolorbox (l’ultima versione è la 2.80 del 31 marzo 2014; leggine la documentazione con texdoc tcolorbox; si ottengono risultati stupendi con fatica nulla. Non esattamente quello che si vede nell’Arte, ma dello stesso genere.
6 Giugno 2014 alle 14:39 in risposta a: Rendere un documento immodificabile e chiavi di processo #94631::
Non ho capito bene, ma mi pare che potresti intelligentemente usare con un argomento adeguato il comando \pdfinclusionerrorlevel descritto nella pagina 31 del documento pdftex-a.pdf che leggi di default usando texdoc pdftex. In questa sezione di documento sono descritti molti comandi primitivi di pdftex; cercando bene si trovano cose che di solito non usiamo mai, se non altro perché non sono disponibili nel programma tex di Knuth ma non si possono usare con il programma latex né con xelatex, perché l’interprete non è pdftex. (be’, ora lo è per latex, anche se viene prodotto il file dvi, ma non lo è per xelatex).Vedi tu se questo comando ti può servire.
Ciao
Claudio
6 Giugno 2014 alle 5:23 in risposta a: Rendere un documento immodificabile e chiavi di processo #94629::
Dipende da cosa vuoi farne.
Se il documento da rendere immodificabile resta sui tuoi calcolatori, e questi sono di tipo UNIX (Linux,MacOS X) puoi togliere con chmod l’attributo w sia a te stesso sia a chiunque altro.
Ma ho il sospetto che poi potresti avere degli ignghippi; certo se poi vuoi modificare il documento per qualsiasi motivo, devi prima rimettere l’attributo w almeno a te stesso. Sulle macchine Windows, forse ora con win7 o Win 8 c’è qualche possibilità, ma non la conosco; con i sistemi operativi precedenti di sicuro esisteva la possibilità di mettere/togliere l’attributo W ai file mediante il comando (pseudo)DOS da terminale ATTRIB, ma siccome non vi era la distinzione fra system, owner, group, others e simili, chiunque poteva schiodare il file.Se vuoi che il PDF sia immodificabile fuori dei tuoi calcolatori bisogna che ti munisci di programmi ad hoc che riescono sia a schiodare sia a inchiodare i file PDF. Io non me ne sono mai procurato uno, ma so che esistono anche di gratuiti. Le security che si possono impostare con Adobe Acrobat Professional sembra ce possano essere schiodate anche da un dilettante, ma non ho mai avuto la passione degli hacker, non ho la certezza di quanto affermo.
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