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illinguista1972″ post=94374Se io guardo qui
http://ctan.mirror.garr.it/mirrors/CTAN/systems/mac/mactex/
vedo che MacTeX-2014 esiste dal 25 maggio. Secondo voi, questa versione è una versione beta o di test?
TommasoIo ‘ho scaricata e installata dal link che hai indicato, ed è davvero la 2014; confrontando con il 2013, l’anno scorso avevo instalato la 2013 il 19 giugno, quindi ci siamo anche nei tempi.
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Ci sono due aspetti da tenere presente; dentro l’ambiente minipage ci va del testo e l’ambiente provvede a terminare il modo orizzontale alla fine del contenuto, che ci sia o non ci sia un fine capoverso esplicito. quindi dentro minipage le graffe che racchiudono [tt]{\centering…\par}[/tt] non servono a niente. L’espressione matematica racchiusa fra dollari semplici vale per essere inserita in linea col testo, quindi, in un certo senso fa parte del testo. L’esempio di @cfiandra lo mostra benesiimo, anche se ha conservato el graffe.il secondo punto è che non ho controllato se l’ambiente alignat accetti una scatola, come minipage, che per prima cosa passa in modo orizzontale e rappresenta qualcosa di estraneo alle celle di alignat che sono in modo matematico; in ogni caso se il messaggio d’errore che tu non riporti, e ci lasci indovinare, senza fornirci un esempio minmo compilabile,, potrebbe dire di che tipo di errore si tratta; se fosse davvero che align at non vole minpage al suo interno, racchiudi tutto l’ambiente minipage dentro l’argomento di una [tt]\hbox{…}[/tt].
Infine ricordati che [tt]{\centering bal bla bla,, bla}[/tt] non produrrà mai il suo testo centrato se non si chiude il capoverso esplicitamente con \par oppure con una riga vuota nel file sorgente; questo succede indipendentemente dal fatto che ci si trovi dentro un allineamanto matematico o in qualunque altra circostanza.
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Hai provato con questo?`\makebox[\textwidth]{%
\begin{minipage}{1.5\textwidth}\begin{verse}
…
\end{verse}\end{minipage}%
}`Eventualmente metti un \noindent, prima di \makeboxk; regola la larghezza della minipage al valore che ritieni più opportuno, ma che non sia maggiore di \paperwidth]; ricora che la scatola prodotta da \makebox non permette di spezzare la pagina a metā del suo contenuto.Poi esiste sempre la possibilità di non giocare con le scatole e le minipage, ma di usare un font di corpo minore. Oltre ai soliti \small, \fotnotesize, ricordati che esiste anche la possibilità di usare i comandi di basso livello [tt]\fontisze{…}{…}\selectfont[/tt] che ti permette di rigolre finemente il corpo del font (se usi font vettoriali) in modo che, per esempio, \small non ci sta, ma \footnotesize ci sta ma è troppo piccolo, puoi usare qualcosa come [tt]\fontsize{8.65}{10.38}\selectfont[/tt]. Il primo dei due valori (quello che ho indicato è solo un esempio) è il corpo del font, il secondo è l’avanzamento di riga, che solitamente vale 1.2 volte il corpo; ma puoi scegliere anche valori leggermente inferiori o superiori, come 1.15 o i,25, tanto per fare un esempio.
Altra possibilità: copia dalla tua classe la definizione dell’ambiente verse, incollala nel tuo preambolo, magari premettendovi \makeatletter, e modifica i margini come ti fa comodo; magari cambia nome a questo ambiente modificato, in modo che poi disponi di due ambienti distinti per comporre versi.
::OldClaudio” post=94107
2) L’altra domanda riguarda la definizione di variabili di più lettere; No, non si può, perché le norme lo vietano, con le sole eccezioni di alcune costanti fisiche che rappresentano il numero di Mach e altri cosiddetti “numeri”, che in fisica rappresentano certe grandezze adimensionate. Sono una mezza dozzina di tali simboli di due lettere; in questo momento mi è impossibile darti un riferimento bibliografico di queste norme; quando rientro a casa, forse riuscirò a trovarlo e se lo ritrovo lo aggiungo a questo post. Non ho ritenuto opportuno indicare anche i simboli di questi pochi numeri rappresentati da simboli di due lettere nella Guida GuIT, perché mi sembrava, e continua a sembrarmi, non solo un elemento di confusione, ma una cosa di scarso interesse.
La regola è che ogni variabile è rappresentata da una sola lettera tratti dagli alfabeti latino, greco, ebraico, oltre che da simboli disegnati apposta; questa lettera può essere ulteriormente specificata con quanti deponenti si vuole in qualità di attributi, per esempio $V_{\mathrm{max}}$, generalmente costituiti da singole lettere o da parole abbreviate, che vanno scritte in tondo; mentre i pedici scritti in corsivo rappresentano essi stessi altre variabili.
Queste regole spesso sono ignorate; nel io settore (elettronica) vengono usate spesso come variabili degli acronimi di locuzioni formate da diverse parole, per esempio il CMRR di una amplificatore differenziale indica il Common Mode Rejection Ratio. Terribile ed ingiustificato; Nei miei libri ho sempre scritto questa locuzione italiana equivalente “rapporto di reiezione di modo comune” con $ r_{\mathrm{rmc}}$, conservando quindi sia le iniziali che formano l’acronimo italiano, ma rispettando la norma che vuole le variabili rappresentate da una sola lettera.
Avevo promesso che avrei cercato la norma ISO che specifica quali siano le variabili fisiche (adimensionate) che si possono rappresentare con due lettere.
Sono elencate nella norma ISO intitolata Quantities and units[/] — Part 12: Characteristic numbers, ISO 31-12:1992, che non ancora stata trascritta e aggiornata nella ISO 80000.
Non dispongo di una copia o di in link in cui verificare l’elenco di queste eccezioni, ma se si dispone dell’abbonamento per accedere alle norme ISO riprodotte e distribuite a pagamento dall’UNI, si possono conoscere tutte quante: ricordo a memoria Eu per il numero di Eulero, e Ma per il numero di Mach, ma ce n’è un’altra mezza dozzina.
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Nel primo caso \centering e il successivo gruppo funzionano come previsto; funzionerebbe anche senza le graffe del gruppo; nel secondo caso c’è il solito errore di racchiudere la dichiarazione \centering dentro al gruppo che termina prima che sia terminato il capoverso; se proprio uno volesse essere molto barocco potrebbe scrivere`\begin{minipage}{\widthof{$\mathbf{HCO_3^-}$}} {\centering $\Uparrow$ \par}\end{minipage}`ma sarebbe solo una cosa ridondante rispetto a`\begin{minipage}{\widthof{$\mathbf{HCO_3^-}$}} \centering $\Uparrow$ \end{minipage}`Per \multicolumn ho dei sospetti ma dovrei fare diversi esperimenti prima di dire “il motivo è questo”.
15 Giugno 2014 alle 18:35 in risposta a: Biblatex: the following entry could not be found in the db #89137::fedeb” post=94350Grazie delle delucidazioni Ivan, anche se mi rendo conto di avere un po’ scoperto l’acqua calda, come si suol dire, con la mia soluzione.
Consolati; tutti noi prima o poi abbiamo scoperto l’acquacalda, ma almeno ci siamo riusciti da soli; complimenti a te che ci seri riuscita da sola.
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TeXstudio ha la sua interfaccia interna per gestire i database bibligrafici, non ha bisogno di JabRef per creare e-o modificare il file .bib.
TeXstudio ≤e multipiattaforma, e quindi lo potresti avere sia sul Mac Sia su Windoes.Mi domando perch€e hai installato sul Mac TeXLive e non MacTeX, che installa TeXLive con i metodi prpri del Mac, completanso läinstallayione con alcune cose specifiche adatta al Mac, per esempio BibDesk, TeXShop, LaTeXit, e via discorrendo.
Certo TeXlive si installa sul Mac come su qualunque altra piattaform UNIX, ma il sito CTAN consigla e raccomanda di installare TeXLive tramite MacTeX e le sue aggiunte.
Tantä≤e, che sul forum di ieri ≤e apparsa la notiya che TeXLive 2014 ≤e scaricabile e installabile, ma se vai sul sito di MacTeX vi appare solo läannuncio del fatto che esiste, ma che per il .pkg per Mac ancora non ≤e disponibile. Ci sar≤a ben un motivo diverso da quello di lasciare gli Utenti Mac nel Limbo per il puro piacere di far loro dispetto.
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Come ti ha spiegato @skevin93, \centering funziona solo in modo testuale e funziona solo alla fine di un capoverso l’ambiente minipage termina anche chiudendo il capoverso che stava componendo.\multicolumn è un comando che si usa dentro gli ambienti di incolonnamento, tabular, array, align, allignat, eccetera, sebbene negli ambienti definiti con il pacchetto amsmath sembrerebbe piuttosto insolito doverne fare uso. Di solito viene usato per raggruppare celle adiacenti in orizzontale (che perciò appartengono a colonne diverse) per formare un’unica grande cella per la quale si può specificare il modo di comporne il contenuto; e normalmente viene usato per scrivere le intestazioni delle colonne, quando una intestazione vale per diverse colonna adiacenti.
Però queste cose sono spiegate nell’Arte di scrivere con LaTeX, che consigliamo sempre di tenere a portata di mano.
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Sono un vecchietto che usa LaTeX da quasi 30 anni; sono in ingegnere, ma non sono un informatico; mi è sempre piaciuto sapere come funzionano le cose. Nel particolare ho imparato ad usare LaTeX in tempi così lontani che non esistevano ancora le guide, i forum, le documentazioni on line, e compagnia. In pratica ho dovuto capire come funziona LaTeX leggendone il codice; poi leggendo il TeXbook per capire come funziona ‘interprete, poi leggendo una quantità di cose che via via diventavano disponibili, poi scrivendo dei libri per i corsi che insegnavo al PoliTO, poi scrivendo classi e moduli di estensione; insomma mi sono fatto un po’ di esperienza da appassionato. Ora che sono in pensione da diversi anni mi considero solo un appassionato con una certa esperienza; ci sono persone che scrivono qui sul Forum che hanno una competenza e una conoscenza degli intimi misteri del sistema TeX molto maggiore della mia.
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Ecco, ogni paragone ha i sui limiti; certo il concetto di puntatore sembra più adatto di cursore, ma entrambi si spostano a piacere/volere dell’utente; invece TeX procede sempre in un’unica direzione, perché legge ed esegue delle sequenze di istruzioni nell’oridne in cui sono codificate.
Quendao tu prepari un file .tex, prepari solo un testo con del mark-up, e l’interprete TeX non fa nulla, non lavora nemmeno, non l’hai nemmeno invocato. Quendo clicchi il pulsante dell’editor per eseguire la composizione, l’interprete TeX (in realtà si tratta sempre di pdftex, oppure xetex, oppure luatex, oppure uno degli altri programmi meno noti e meno usati) legge sequenzialmente il file .tex che gli hai dato in pasto, ed esegue da buon programma di calcolo esattamente quello che gli hai detto di fare tu stesso, oppure quello che i file di classe e i pacchetti di estensione gli dicono di fare. per quel che riguarda il famoso filetto di separazione tra il testo e la prima nota le cose vanno più o meno così:TeX ha composto i capoversi in una “galley proof” (bozza non impaginata); esamina le righe di questa galleu=y proof e vede se ci stanno nella paigna che sta mettendo insieme; quando ha riempito la gabbia del testo, ci aggiunge testaina e piedino e spedisce uori, nel file di uscita, questa pagina composta e toglie il materilate spedito fuori dalla galley proof.
Se una riga contiene un richamo di nota, TeX va a vedere il registro dove ha salvato quella nota; il registro contiene la nota già composta in righe. Tex misura l’altezza della nota, vede se ci sta nella pagina e se ci sta la mette in fondo alla pagina in costruzione accorciando lo spazio disponibile per il testo e per il separatore. Se non ci sta o se non ci sta tutta, fa calcoli terribili e difficili da raccontare in due arole epr decidere dove mettere al nota e se eventualmente la deve spezzare, oppure se deve rimeire la gabbia del tsto di spazio estensibile per giustificare verticalmente la pagina; insomma fa cose difficili, che qui non interessano.
Se si tratta della della prima nota, dopo aver scorciato lo spazio destinato al testo, lo scorcia ancora dello spazio di separazione poi esegue i comandi per il filetto, poi mette le righe della nota. Quindi evidentemente le operazioni che esegue sequenzialmente sono:
1) avanza dello spazio di separazione fra testo e prima nota;
2) decifra i comandi contenuti nella macro \footnoterule; nel tuo caso:
a) torna indietro dello spazio che ha già messo;
b) mette la decorazione scelta;
c) avanza di quanto basta per tornare nella posizione che aveva alla fine del punto 1).
3) mette le righe della prima nota.Va da sé che ho semplificato molto; si vede anche che il linguaggio che ho usato, “torna indietro”, “avanza” sembra far riferimento ad un puntatore; le cose non stanno proprio come ho detto (per esempio “torna indietro” non vuol dire di spostare nessun puntatore, ma di togliere un elemento dalla lista verticale che sta costruendo; ma queste sono cose che richiederebbero la lettura attenta dell circa 500 pagine del TeXbook…) ma credo che rendano l’idea, anche se fanno riferimento a un linguaggio adatto ai movimenti di un puntatore.
Per chi è informatico merita leggere il TeXbook perché contiene cose incredibili di astuzia e di arte programmatoria. Tuttavia averne qualche concetto non guasta per nessuno, ma andare a fondo nei minimi dettagli può essere eccessivo.
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Io li ho usati entrambi e prefersco BibDesk. Tra l’altro se lavori su un Mac, tieni presente che BibDesk viene installato direttamente con MacTeX; quindi ce l’hai già a bordo: guarda in Applications/TeX/ ci troverai BibDesk.app già pronto all’uso.Se però devi lavorare anche su altre macchine, l’opzione fra i due programmi non si pone nemmeno perché, che io sappia, BibDesk lavora solo sul Mac. I file prodotti dai due programmi sono di solito compatibili, ma ricordati che le ultime versioni di BibDesk usano la codifica UNICODE o UTF-8, mentre JabRef deve essere configurato apposta per usare la stessa codifica UTF-8. Se non lo fai vai incontro ai soliti problemi di compatibilità.
Penso di poter affermare cheBibDesk ha funzionalità che JabRef non ha, ma per database bibliografici privi di grosse singolarità, entrambi vanno benissimo e sono compatibili fra di loro, purché tu faccia attenzione alla codifica.
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Be’, in un certo senso il tuo modo di rigionare a cursori non è così strano, solo che quando si parla di cursore si pensa ad un oggetto di solito rappresentato con una sbarretta verticale, ma che potrebbe anche non essere rappresentato, che si muove slungo il testo fra una lettere a l’altra o alla fine del testo finora introdotto nel documento; cioè si associa il nome di cursore al “modo orizzontale” (LaTeXniamente parlando) perché si muovoe lungo la riga.
Per il problema dello spazio fra testo e prima nota, nel quale mettere una decorazione, volendo continuare a immaginare un cursore, questo si muove in “modo verticale”, non in “modo orizzontale”; quindi si muove in una maniera che è estranea al concetto solito di cursore, come siamo abituati a vederlo quando usiamo un editor qualunque.
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Torniamo ad @AD e al suo quesito circa il modo di ragionare di LATeX.Forse chiedi troppo, ma molte spiegazioni sono contenute nel documento Appunti di programmazione in TeX e LaTeX di Enrico. è un testo da leggere con calma e a picocle dosi per volta.
Comunque l’idea è che LaTeX mette insieme le lettere e ogni altro oggetto sostanzialmente in tre modi distinti: in modo orizzontale (Left-right mode), in modo verticale (vertical mode) o in modo matematico (math mode); ognuno di questi modi ha delle varianti, quindi non scendo nei dettagli; pensa che i modi matematici (le varianti del modo matematico) sono 8; se non fosse così LaTeX non sarebbe così bravo nel comporre.
Ora TeX e LaTeX sono nati quando s usava il formato DVI e le stampanti erano quelle che erano; lente, rumorose e spesso lavoravano a foglio perforato continuo; Io ho cominciato con una di queste stampanti quando TeX era ancora in “mente Dei” o meglio “in mente Knuthi”.
LaTeX nelle sue prime versioni è nato nel 1984, sei anni dopo, ed aveva il concetto di altezza del foglio di carta, ma essenzialmente per dimensionare lo specchio di stampa, non per costruire la pagina a cui pensava la routine di uscita, una cosa di complessità terribile a cui pochissimi osano apportare modifiche; io non sono tra quelli, anche se più o meno riesco a leggerne e a capirne il codice, ma non mi sognerei mai di metterci mano.
Dunque LaTeX non sa quanto sia alta la pagina, ma sa quanto sia alta la gabbia del testo, \textheight, e dentro a questa gabbia mette il corpo del documento; testatina e piedino sono ralivi alla gabbia, ma, in particolare l’insieme di tutti questi elementi, assemblati un on unico blocco, viene collocato sul foglio di carta con riferimento allo spigolo superiore sinistro di ogni pagina; quanto sia effettivamente grande il foglio di carta non ha importanza.
Tutto sommato non è un male, perché ci permette di stampare sulla pagina fisica della carta da stampante che possiamo comprare in negozio, senza badare alle dimensioni della pagina logica, perché la carta si può sempre mettere in una taglierina con cui eliminare l’eccesso.
Quindi tutto ciò che sta dentro la gabbia è importante, perché il piedino viene messo in posizione con la base della sua prima (e spesso unica riga)alla distanza \footskip dalla base dall’ultima riga di testo del testo vero e proprio o dell’ultima nota che compare nella gabbia di quella pagina.
Ecco questo è il punto; le note non sono composte insieme al testo, ma sono messe in posizione dopo che il testo è stato diviso in righe; la routine di uscita si occupa di tutto ciò, ma quando questa routine deve mettere il filetto fra testo e prima nota, sa che la prima nota deve essere distanziata della quantit“ specificata con \skip\footins dal testo sovrastante essa non sa se il filetto ci sia o non ci sia, non sa quanto sia spesso, semplicemente lo mette, perché le misure le ha già prese chi ha costruito la classe o chi modifica le impostazioni della classe; allora le istruzioni che la routine di uscita dà implicitamente all’utente che vuole personalizzare quegli spazi sono: “vuoi una decorazione fra testo e prima nota? bene definisci \footnoterule in modo che io non debba prendere misure, perché non so che decorazione vuoi mettere, quindi pensa ci tu e dammi un comando \footnoterule che inserisca materiale da comporre in modo verticale e che abbia altezza complessiva nulla”.
Questa è la logica che sta dietro tutto questo lavorio; LaTeX ti mette a disposizione una serie di comandi per misurare oggetti di vario genere (nel LaTeX Reference Manual sono descritti), quindi, dice la routine di uscita, pensaci tu e non farmi ripetere gli stessi conti ad ogni pagina con note da comporre.
Forse ora è più chiaro, forse non lo è, ma ci ho provato.
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