OldClaudio

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  • in risposta a: Indice personalizzato #93456
    OldClaudio
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      Anche nel piedino della prima pagina dell’indice?

      in risposta a: Numeri di pagina a sinistra (con tocloft?) #93466
      OldClaudio
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        La risposta è nel numero 16 di ArsTeXnica, consultabile solo dai soci del GuIT entro il primo anno dalla pubblicazione, poi da tutti 😉

        in risposta a: Impostare una larghezza per \dotfill #93417
        OldClaudio
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          `
          \vfill

          \large

          Relatore
          \vspace{\baselineskip}

          \hspace{0.5cm}\Large{Ing. Ugo Foscolo}\hfill\makebox[3cm]{\dotfill}\\
          \vspace{1.3\baselineskip}

          \large{Correlatore}
          \vspace{\baselineskip}

          \hspace{0.5cm}\Large{Ing. Giacomo Leopardi}\hfill\makebox[3cm]{\dotfill}
          \vspace{4\baselineskip}`

          in risposta a: 2 questi su fancyhdr #93413
          OldClaudio
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            Semplicemente a me quella soluzione artigianale non funzionava, al punto che ho esaminato in modo dinamico il significato del comando \theindex, quello che apre l’ambiente dentro il quale viene composto l’indice analitico; ho esaminato anche il significato dei tre malrk \topmark, \firtmark e \botmark per vedere che cosa succedeva dando e non dando il comando \markboth in varie posizioni, prima, o dopo il comando \printindex.

            La conclusione a cui sono arrivato non è certo l’uovo di Colombo; con la classe book invece del comando \setcounter{secnumdepth}{-1} (o meglio, oltre a quel comando) se ne danno degli altri; ma quel comando, che funziona anche con la classe report, è quello che risolve la situazione inseme al fatto che imakeidx usa il comando di sezionamento senza l’asterisco grazie all’impostazione level=\chapter; e quindi tutto funziona come dovrebbe.

            in risposta a: Indice personalizzato #93454
            OldClaudio
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              robitex” post=93087Ciao,
              qualcosa non va nella definizione delle testatine e del pié di pagina, comunque, concentriamoci sul problema:

              Un cosa del genere non funziona (senza far ricorso a tocloft)?
              `
              \pagestyle{empty}
              \tableofcontents
              \pagestyle{fancy}
              `

              Ciao
              R.

              Non funziona, non perché le pagine dopo la prima non siano vuote, ma perché la prima contiene il numero della pagina; allora per risolvere questo rpoblema bisogna fare cosÌ:
              `\begingroup\makeatletter
              \let\ps@plain\ps@empty
              \pagestyle{empty}
              \tabelofcontents
              \endgroup`

              Il codice eseguito dentro il gruppo iniziato con \begingroup e terminato con \endgroup fa quel che deve fare e poi alla chiusura del gruppo tutto torna come prima. Il noto comando \makeatletter serve per assegnare il codice di categoria delle lettere al segno @ che non è una lettera ma fa parte del “name space” di LaTeX. il comando \let fa si che il primo \token venga ad assumere il significato del secondo token; in questo modo, quando viene iniziato l’indice, il comando che specifica \thispagestyle{plain} diventa si comporta come se il comando fosse stato \thispagestyle{empty} e nessun numero di pagine né nessuna testatina viene stampata nemmeno nella prima pagina dell’indice.

              in risposta a: Espansione macro in \forLoop #93459
              OldClaudio
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                In che senso non funziona correttamente?

                in risposta a: Installazione di Minion Pro in Mac #93396
                OldClaudio
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                  @Francis
                  , tu usi Mac OS 10.6; il mio vecchio portatile usa lo stesso sistema operativo, mentra per lavorare uso un iMac, che ha il sistema operativo 10.9.

                  Ma la questione dell’installazione dei MinionPro sui mac non è quella; infatti se ha instalalto Adobe Reader sul tuo Mac, e se in Finder clicchi su Library, poi su fonts; trovi una cartella intestata AcroRead cone contiene i MinionPro in formato OpenType (personalmente io non li userei per comporre i miei documenti; la licenza della Adobe epr l’uso di questi ofnt è talmente fumosa, che non sono sicuro di non finire nei guai se li usassi epr comporre un mio documento; ho letto la licenza sia in italiano sia in inglese, sia in francese, sperando di trovare una esposizione meno fumosa, ma funano tutte nello stesso modo…).

                  Dunque o hai già i MinionPro a bordo, o te li ritrovi già instalalti se installi Adobe Reader. Se non ti vanno bene in formato OpenType (usabili solo con XeLaTeX e LuaLaTeX senza dover fare acrobazie) vuol dire che li vuoi usare con pdfLaTeX, quindi devi essere pronto a fare acrobazie. Pensaci bene (a) sulla legalità di usarli e (b) sul fatto di volreli usare con pdfLaTeX.

                  Se decidi che la licenza Adobe non sia fumosa e che quindi ritieni di avere il diritto legale di usarli, allora ti conviene imparare i rudimenti di XeLaTeX, piuttosto che cercare di svolgere el acrobazie di cui sopra. Per imparare i rudimenti necessari (e spesso anche sufficienti) per usare XeLaTeX, cerca in rete il file introxelatex.pdf: poche pagine, per me sono risultate molto chiare, tanto che ho potuto comporre con XeLaTeX al primo tentativo, e via che vai con i MinionPro; Tieni presente che qui sul forum, se cerchi con l’apposita funzionalità del menù, i messaggi che hanno a che vedere co i MinionPro, trovi anche la soluzione alla crenatura errata dell’apostrofo, che sembra essere l’unico difetto di questi font OpenType.

                  Per lavorare con pdfLaTeX devi creare/estrarre dai font OpenType dei font con codifiche varie ma compatibili con i font Type 1; quindi devi creare i corrispondenti font virtuali, i font metrici, i font di mappa; questi devono finire nelle cartelle giuste e è necessario che i file di mappa siano elencati con la sintassi corretta nel file di mappa del tuo MacTeX; poi evidentemente ci vuole il file .sty che rappresenta l’interfacci per pdfLaTeX e i MinionPro; e ci vogliono i file .fd, di descrizione dei font perché senza di questi pdfLaTeX non può usare i MinionPro, nemmeno se sono già caricati sul disco e perfettamente visibili e “usabili” da perte degli altri programma di li sanno usare.

                  Come vedi è complicato; non è una operazione da principianti e semi principianti, e nemmeno per utenti moderatamente esperti; non dico che sia necessario essere degli utenti guru o degli utenti a livello di Wizerd, ma quasi…

                  La distribuzione MacTeX (che solitamente viene installato in forma integrale, cioè completa) contiene tutti gli strumenti per fare le acrobazie suddette, dal vecchio fontinstalla ai più recenti programmi del gruppo fonttools, ma la documentazione lascia un po’ a desiderare.

                  Ecco perché ti suggerisco la via decisamente più semplice di imparare ad usare XeLaTeX; ci metterai una mezz’oretta o poco più e avrai nelle mani uno strumento valido e usabile in moltissime circostanze, invece di una strumentazione sofisticata che non riuscirai mai a padroneggiare, se non altro perché non installerai altri font elaborando dei font OpenType per diversi anni e quando succederà, se succederà mai, ti sarai dimenticato tutto e dovrai ricominciare da zero.

                  in risposta a: 2 questi su fancyhdr #93411
                  OldClaudio
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                    Mmmm…

                    Vedo che non è facile impostare le testatine come si vuole con imakeidx, ma c’è una strada non documentata nella documentazione di imakeidx; in realtà si tratta di una strada usabile sempre, indipendentemente da imakeidix, o quasi.

                    Il problema nasce dal fatto che di default \printindex (che si usi makeindx o imakeidx non fa differenza} manda in lettura e in composizione il file dell’indice analitico .ind elaborato da makeindex (o da xindiy), cioè fa leggere un file dove le voci dell’indice analitico appiano dentro l’ambiente theindex.
                    Questo per sua natura usa il comando \chapter* con “tutte” le classi per le quali è definito il livello di sezionamento \chapter, e usa \section* per article e le altre classi per le quali \chapter non è definito.

                    Tu usi la classe report per la quale \chapter è definito, ma non sono definiti i comandi di “sezionamento” a livello più alto, cioè \frontmatter, \mainmatter e \backmatter; quindi bisogna arrangiarsi con una procedura prevista dal markup di LaTeX ma usata raramente.

                    Prima di stampare la tua bibliografie e l’indice analitico inserisci il comando`\setcounter{secnumdepth}{-1}`
                    Poi nel argomento di \indexsetup scrivi`\indexsetup{level=\chapter, othercode=\footnotesize}
                    \makeindex[%intoc=true,
                    title=Indice dei nomi]`ricordandoti di commentare o di togliere del tutto la stringa [tt]intoc=true[/tt], come vedi fatto qui sopra.

                    A questo punto il comando che verrà eseguito dentro l’ambiente theindex, come ridefinito da imakeidx, sarà \chapter, ma grazie all’impostazione del contatore secnumdepth, questo capitolo non viene numerato e riceverà solo il titolo indicato come opzione a \makeindex. Questo titolo però andrà a finire anche nelle testatine e nell’indice generale, perché il contatore tocdepth non è stato modificato.
                    Il tuo problema delle testatine dell’indice analitico così è risolto.

                    in risposta a: Frontespizio centrato con book #32652
                    OldClaudio
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                      No, seocndo me quel comando geometry dato subito prima di titlepage, non funziona; però può sempre usare geomentry per feginre un nuovo tile di paigna e usare \thispagestyle all;interno di taile page per usare quello stiel di paigna.

                      Ma trovo che sia molto più semplece scrivere:`\beginin{tiltepage}
                      \oddsidemargin=\dimexpr(\oddsidemargin+\evensidemargin)/2\relax

                      corpo del frontespizio

                      \end{titlepage}`
                      A me funziona.

                      in risposta a: documento a doppia colonna #93404
                      OldClaudio
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                        Direi di sì.

                        in risposta a: 2 questi su fancyhdr #93409
                        OldClaudio
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                          Sì, contiene un {} di troppo.

                          Per la testatina che contiua quella della sezione precedente è normale se non cambi le testaitne, Imakeindix dovrebbe farlo e per quel che mi riuslta lo fa; nel file che ti ho mandato epr farti vedere le varie modifiche, d ame dava le testatine giuste. Comunque, tanto per usare la cintura e le bretelle, puoi fare così:`%\renewcommand{\indexname}{Indice dei nomi}
                          \clearpage %oppure \cleardoublepage, ma non è veramente importante.
                          \markboth{}{}
                          \printindex
                          `
                          Ma se hai introdotto nel preambolo TUTTE le modifiche che ti ho detto, non dovrebbe essere necessario.

                          in risposta a: 2 questi su fancyhdr #93407
                          OldClaudio
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                            \markright richiede un solo argomento, l’unico argomento nesessario epr la testata di destra.
                            \markboth richiede due argomenti, uno per la testata di sinistra e uno per quella di destra.

                            Vedi la guida tematica Il LaTeX reference Manual commentato a pagina 31.

                            in risposta a: documento a doppia colonna #93402
                            OldClaudio
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                              Non devi ripetere il + alla fine e all’inizio dell’ “a capo” delle formule spezzate; ne devi mettere un solo; secondo Knuth, il papà di TeX, per le equazioni in display si va a capo prima degli operatori “binari”, come il +. Knuth consiglia di mettere un \quad prima del + nella seconda riga dell’espressione spezzata.

                              Ricordati che aligned va bene, split va anche bene; ci sono delle piccole differenze, che vale la pena di esaminare leggendo al documentazione di amsmath mediante il comando texdoc amsmath all’interno di una finestra comandi.

                              in risposta a: Piccolo problema di sillabazione #93335
                              OldClaudio
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                                Per scrivere con alfabeti diversi da quello cosiddetto Latino direi che la cosa più semplice sia quella di usare XeLaTeX con polyglossia; non mescolerei affatto babel e poliglossia nello stesso documento; e se la cosa riguarda solo le eccezioni io non ho mai avuto al necessità di servirmene, e qui forse sta il mio limite di (in)comptenza.
                                Tuttavia non vedo che male ci sia a impostare le eccezioni con distinti comandi \hypenation facendoli precedere dalla selezione della lingua a cui quelle cccezioni competono; farei il tutto dopo \begin{document} e chiuderei il blocco delle eccezioni con la selezione della lingua principale; questa procedura artigianale può venire usata sia con babel sia con polyglossia, quindi non ci sono problemi di nessun genere;, almeno non ne vedo, ma ri-sottolineo la mia mancanza di esperienza in merito.

                                Tutto sommanto non è molto diverso da quello che suggerisce Enrico per quando si usi babel; specificare \hypehnrules singifica scegliere i patterni duna lingua senza attivare tutto il meccanismo di quella lingua come si farebbe con \selectlanguage.
                                Invece non i convince la proposta di Bezos per il futuro babel 3.10 (non ancora distribuito con TeXLive) di usare \babelhypenation{lingua1, lingua2,…}{eccezioni} per chè questo aggiungerebbe le eccezioni alle tabelle di eccezioni di tutte le lingue della lista; questo potrebbe servire solo per marcare le eccezion di nomi che costituitscano dei “trademark” indipendenti dalle lingue e quindi comuni a tutte le lingue.; non inutile ma, direi, di scarsa utilità.

                                in risposta a: Consiglio seminario: LaTeX o XeLaTeX? #93379
                                OldClaudio
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                                  Non è che tralsci LaTeX; semplicemente scegli uno dei tre motori di composizione, vale a dire XeLaTeX, che contiiene LaTeX; non fa esattamante le stesse cose, ma quasi, dal punto di vista del markup.

                                  Ricordati che pdfLaTeX significa pdftex & latex.fmt e xeLaTeX significa xetex & latex.fmt (almeno in teoria, in partica i file di formato sono leggermente diversi e si chiamano pdflatex.fmt e xelatex.fmt, ma differiscono per dettaglgi quasi insignificanti, certamante insignificanti per l’utente finale).

                                  Per il tuo comapo direi che cominciare e finire con xelatex senza parlare di pdflatex e di lualatex, può andare benissimo, ma dei tre xelatex è quello che sfrutta meno bene microtype; pdflatex è quello che sfrutta meglio microtype; lualatex non dovrebbe avere difetti né rispetto a pdflatex,(vedi l’uso di microtype) né risptto a xelatex (vedi gestione dei font opentype + interprete Lua); Secondo me xelatex e lualatex che possono lavorare sia con babel sia con plyglossia, permettono di scegliere polyglossia e avere le opzioni espresse per ciascuna lingua in modo coerente ecorretto; con babel non so possono esprimere opzioni per le lingue, se non attraverso i modifiers (che una volta si chiamavano attributes, ma Javier Bezos dice che sono molto meglio; io non me ne sono accorto di questo “meglio”).
                                  L’unico difetto di laulatex è che è tremendamente lento rispetto agli altri due.
                                  Forse i test che ho fatto non sono abbastanza significativi e per confrontare i tre programmi sullo stesso file ho dovuto evitare l’uso dell’interprete Lua, così che non ne posso apprezzare i vantaggi. Ma in tutti i test che ho fatto un file che con pdflatex si compila in 5 secondi, con lualatex si compone in 30 secondi. Ripeto, non si tratta di test sistematici,e i tempi sono presi premendo l’apposito bottono sul mio orologio da polso; ci sono metodi più seri epr prendere i tempi delle elaborazioni al calcolatore, tuttavia questo è quello che ho ottenuto fino a dora.

                                  Concludendo, senzza andare troppo fuori tema, secondo me fai benissimo a trattare con i tuoi colleghi umanisti subito XeLaTeX specificando che la gestione dei font opentype e dellamidrotipografia sono prorietà del motore di compilazione xetex, mentre tutto il resto deriva dal markup di latex.

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