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spino” post=90415Ci siamo!!!!
Ho trasformato le immagini eps in immagini pdf con ps2pdf ed ora funziona. Tuttavia devo aggiungere qualcosa che ho osservato mentre le trasformavo.
Le immagini che uso sono molte e sono fotografie di quadri. Alcuni hanno forma verticale e le ho lasciate come sono trasformandole solamente da jpg a eps con gimp. Le immagini dei quadri con sviluppo orizzontale, invece le ho ruotate oltre a trasformarle da jpg a eps. Questo è il significato di “_r”.
Ebbene tutte quelle che davano errore erano ruotate, mentre le verticali funzionavano.
Deduco che la colpa è di gimp anche se rimane la domanda di perché prima funzionavano.
Comunque considero risolto il problema e ringrazio tuttiVedi, non hai letto con attenzione il mio messaggio; oppure io non ho capito bene che cosa vuoi dire scrivendo che ahi traformato tutte le eps in pdf.
Nel mio messaggio c’era scritto che pdflalatex incorpora di default le figure nei formati PDF, PNG, JPG, e nel formato di uscita di Metapost e che dal 2010 riesce a gestire anche le immagini eps (cosa che il tuo pdflatex di TeXLive/Debian non riesce a fare); ti ho anche scritto di non traformare le figure vettoriali nel formato pdf con GIMP perché ne perde la vettorialità. In realtà la vettorialità non l’hai mai avuta perché il formato JPG non è vettoriale, ma quando ti ho elencato i formati che pdflatex può assorbire tali e quali e nell’elenco c’era anche JPG, non ti poteva venire in mente di non fare nessuna trasformazione e lasciare che pdflatex gestisse i file JPG come sa fare benissimo?Dunque tu avevi delle figure JPG, che pdflatex avrebbe gestito benissimo anche con al tua vecchia versione; le hai trasformate in EPS perché latex incorpora solo quel formato; poi al tuo editore non piaceva che tasforamssi il file DVI ottenuto con latex nel formato PDF, allora hai provato a compilare con pdflatex e hai avuto problemi. Io che non sapevo che i tuoi originali erano in formato JPG, ma credevo che avessi gli EPS come file originali, ti ho suggerito di trasformarli in PDF raccomandandoti di non usare GIMP.
Inoltre, se leggessi le guide, sparesti che \includegraphics routa le immagini dell’angolo che ti pare, quindi la rotazione delle immagini “landscape” con GIMP era del tutto inutile, visto che \includegraphics riecse a farlo da solo.
Leggere le guide, per esempio L’Arte di scrivere con LaTeX, o il LaTeX Reference Manual commentato e tradotto in italiano, scaricabili entrambe dalla sezione Documentazione di questo sito, non è tempo perso; avresti risparmiato un paio di giorni di lavoro inutile.
Scusa la tiratina di orecchie, ma credo ci volesse, solo un pochino, appena, appena…:wink:
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Infatti, questa cosa mi aveva sollecitato la curiosità, poi fra tutti ci siamo persi con l’indirizzamento delle immagini.Ma @alegenn ha messo il dito nella piaga.
Sono anni (almeno dal 2010) che diciamo di NON usare la versione Debian di TeXLive perché è incompleta e di solito vecchia di un paio d’anni, anche se mi dicono che ora viene aggiornata più spesso; in più ha un sacco di protezioni eccessive che Debian impone ai suoi programmi. Il documento in rete texlive-ubuntu.pdf dice come fare per installare una versione completa e funzionante senza tante paranoie ma senza esporre l’utente a pericoli.
Nel frattempo, se hai fretta di risolvere il tuo problema e non vuoi rinunciare alla tua distribuzione TeXLive/Debian, trasforma le tue immagini .eps in immagini pdf; con gv dovresti farcela in modo interattivo, stai solo attento a regolare il bounding box affinché contenga solo l’immagine, senza bordi bianchi attorno. Altrimenti usa ps2pdf o altri programmi simili, controlla e correggi il bounding box se fosse necessario; non ricorrere a GIMP che ti consente di fare tutto lediting grafico che vuoi ma non può salvare il risultato in formato vettoriale come era il formato eps, perdendo così in definizione; piuttosto usa inkscape, ma ps2pdf che dovrebbe far parte della distribuzione TeXLive di solito lavora bene; si appoggia a ghostscript, come anche gv (o gsview o gview o come si chiama su Ubuntu).
Lascia pure le nuove immagini PDF nelle cartelle dove si trovavano le immagini EPS.
Attento: il formato DVI non è più il formato di default; lo è se lanci l’eseguibile latex, mentre se lanci l’eseguibile pdflates, il formato di uscita è PDF. in realtà il vero eseguibile che lavora dietro el quinte è lo stesso in entrambi i casi, cambiano solo le impostazioni per i formato di uscita.
Ora è noto che il formato DVI può accogliere solo le immagini postscript (eps preferibilmente, o PS con cautela, e il formato di uscita di Metapost che è piuttosto rar), mentre pdflatex fino al 2009 ( e forse ancora ora per la versione Debian di TeXLive) poteva solo incorporare i formati PDF, PNG, JPG, e il formato di uscita di Metapost; ma dal 2010 esso riesce a convertire da solo il formato eps in formato PDF per poterne incorporare il risultato, cosa che la versione Debian non fa, anche se è posteriore a quella del 2010, per motivi di sicurezza. Questa trasformazione il pdflatex moderno e aggiornato la può fare lanciando in background una shell dove esegua da solo quello che ti ho consigliato di fare a mano.
Trasforma dunque tutte le immagini eps in pdf, usa pdflatex e vedrai che ci riuscirai. Il formato pdf ottenuto tramite dvips+ps2pdf, oppure tramite dvipdfm non sono identici a quelli che si ottengono da pdflatex e capisco perché all’editore possano non piacere.
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Chiarimenti.1) La classe book non spreca pagine bianche se usi l’opzione openany; per altro il problema non è quello; è che le classi standard non hanno testatine e piedini configurabili, a meno che ti non ridefinisca i comandi interni del file di classe., non solo quelli delle testaitne, ma anche di ciò che \captiomark e \sectionmark e scrivono nei mark.
2) Sì per quello basta il secondo \renewcommand{\chaptermark}; il primo è del tutto inutile.
3) I tre campi in cui fancyhdr divide le testatine e i piedini sono indipendenti; se metti \scshape nel campo che contiene il numero della pagina, questo \scshape non deve avere nessuna influenza sul campo centrale e sull’altro campo laterale; e quindi la I di introduzione resta maiuscola, perché il \chaptermark manda nella testatina “Introduzione” e non c’è nulla che trasformi quella stringa in minuscolo. Nota che \scshape come \textsc scrivono in caps-and-small-caps, non solo in small-caps. Caso mai, invece di \nouppercase devi metterci solo o anche \MakeLowercase.
4) Non è assolutamente necessario usare suftesi; è solamente fortemente consigliabile; e il consiglio non è perché non riesci a farlo da solo, ma perché il risultato è molto bello; Ivan ci ha lavorato per 2 o 3 anni e non ha ancora finito; suppongo che tu non voglia “reinventare l’acqua calda”, come si suole dire. Vedi, io sono abituato a ridefinre il codice originale, senza ricorrere a pacchetti, mentre tu ancora non lo sai fare; quindi è meglio farlo con l’aiuto di pacchetti affidabili e di classi affidabili, piuttosto che arrampicarsi su per i vetri; anch’io mi arrampicavo su per i vetri all’inizio, e di cretinate ne ho fatte moltissime; a forza di insistere, qualcosa ho imparato, ma come ho detto altre volte non è la strada che consiglierei ad altri.
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Marco, buona parte dei problemi nascono dal fatto che:a) usi report come classe di base
b) definisci due volte \chaptermark
c) non specifichi prima di \thepage \scshape
d) non usi una classe che possa fare tutte quelle cose da sola, senza bisogno di ricorrere a pacchetti esterni.Ora, l’ultima osservazione taglierebbe la testa al toro se usassi la classe suftesi; credo che il numero totale delle combinazioni che puoi ottenere con gli stili preconfigurati siano diverse migliaia; c’è sicuramente una combinazione che fa al caso tuo; il punto critico è che Ivan NON vuole che siano modificati gli elementi grafici delle sue innumerevoli varianti.
La classe prevede diversi formati di pagina; i testi pubblicati da Einaudi sono composti in uno di questi formati? Sì? allora sei a cavallo con la classe suftesi. No? se si può fare con suftesi, quello che vuoi ottenere si può fare, solo che suftesi prevede formati di carta diversi da quello che vuoi tu; non ti resta che chiedere a Ivan se puoi inserire un ulteriore formato di pagina, comunicandogli le tue impostazioni in modo che le possa approvarle, dopo di che le puoi usare. In realtà Ivan dice che si può usare la sua classe in modo anonimo, senza colophon e simili cose che fanno capo a lui, cambiandole nome e togliendo alcune parti; in fondo la sua classe è rialsciata con Licenza LPPL con la clausola aggiuntiva specificata da Ivan nell’Introduzione del suo file di documentazione da leggere con texdoc suftesi.
In realtà non credo che la Einaludi pubblichi testi in formati tanto diversi da quelli “standard” in Italia, e credo che Ivan abbia previsto la maggior parte di questi formati, quindi sono sicuro al 95% che suftesi vada bene per il tuo caso.
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È vero che per risalire di un livello ci vogliono due punti, ma @spino dice che la cartella immagini è interna alla carella di lavoro, quindi è subordinata, non allo stesso livello.A me risulta che [tt]./ [/tt] voglia dire “questa cartella”, mentre [tt]../[/tt] voglia dire “cartella superiore”; @Marco87, concordi?
Dunque la scrittura di @spino è errata, nel senso che deve scrivere solamente`\includegraphics[…]{immagini/poppi_2_r}`oppure deve usare la soluzione elegante di @illinguista1972, che però richiede l’aggiunta di diversi altri percorsi se le immagini sono ulteriormente suddivise in sottocartelle.
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A me risulta dal manuale di Lamport che la macro \= metta il segno di “lunga” sopra qualsiasi cosa; con la codifica T1, infatti, \=n funziona benissimo, salvo un piccolo dettaglio: l’operazione \accent che mette il segno di “lunga” centra il trattino alla mezzeria della scatola che contiene la lettera sottostante; se questa è “asimmetrica”, il trattino sembra fuori posto, spostato rispetto al centro ottico di pochissimo, ma questo spostamento con la n è visibile.Come sarebbe che la n è asimmetrica? lo è, perché le grazie che sporgono a sinistra non sono sporgenti come la grazia che sporge a destra, quindi bisognerebbe attivare qualche trucco correttivo, che però sarebbe piuttosto complicato. per giunta se usi XeLaTeX o LuaLaTeX non so se funzionerebbero. Le soluzioni che ti sono state suggerite dovrebbero andare bene con i font OpenType.
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Hai due possibilità:
1) ti definisci un nuovo stile di pagina con fancyhdr, chiamandolo per esempio introduzione, lo specifichi immediatamente prima di scrivere l’introduzione e finita l’introduzione, subito prima di cominciare un nuovo capitolo, specifichi quel stile vuoi usare pr il resto del testo.2) Prova, dopo aver dato il comand ‘chapter per l’intoduzione, subito dopo, a dare il comando `\markboth{Introduzione}{introduzione}`
3) mescolando i due modi, definisci \chpatermark in modo che riempia entrambe le testatine, invece che solo quella di sinistra; se arriva e quando arriva una sezione, questa carica la testatina di destra annullando quella del capitolo solo a destra:`\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\textsc{\thechapter. #1}}{\thechapter. #1}}`
Con il terzo metodo, non vorrei che ti scrivesse anche per l’introduzione, verosimilmente non numerata, il numero 0; se invece l’introduzione è numerata, non ci sono problemi e la soluzione 3 mi sembra la migliore; se l’Introduzione non è numerata allora ci vuole la soluzione 1, comunque se ti scrive 0. Introduzione nella testatina!
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Se però leggi la documentazione di multirow (texdoc multirow) trovi come farlo in modo meno artigianale.Multirow si può certamente evitare, ma non sarei così assoluto sulla sua inutilità. dipende dalla tabella da comporre.
Progettando bene la tabella all’origine si può fare di tutto e ottenere una bella tabella perché pensata in anticipo, non perché per fare una tabella mal congegnata si deve ricorrere ad acrobazie. Il motto che cosiglierei è una scritta che trovai molti anni fa negli usa “Think ahead!” (Pensaci prima!) — direi che vada bene in ogni situazione.:smile:
::Io so che non scriverò mai in cirillico o koreano.
Una cosa è scrivere in cirillico o in coreano, un’altra comporre qualcosa in cirillico o coreano, magari per citare una frase. A mè è capitato con l’ebraico, il giapponese e l’arabo, anche se non conosco quelle lingue 😉
Probabilmente non scriverò mai in mongolo (ma chi lo può dire); ma a che cosa serve perdere tempo a selezionare i pacchetti che FORSE non si useranno mai, allo scopo risparmiare frazioni trascurabili di spazio sull’hard disk? Come ho scritto, su un hardisk di una macchina moderna (ne ho comperata una per il compleanno di mia figlia, due settimane fa, a poco meno di 500€ e ha 500 GiB) che presumibilmente ha 500GiB di spazio su disco, risparmiare 1GiB (che è un’enormità rispetto agli hard disk di 30 anni fa che erano grandi quando contenevano 20 MiB) quando rappresenta solo il due per mille dell’intera capienza? 😯
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E hai fatto male: la robaccia che hai deselezionato fa sì che la tua installazione sia INCOMPLETA, cosa che sconsigliamo sempre; Hai ripsrmita 1 GiB in un disco da, magari 500 GiB; lo 0,2%; un risparmio che non vale la pena, perché oggi quello che non hai caricato ti sembra robaccia, domani potresti averne bisogno e ti domanderesti perché TeXLive non funziona. Colpa tua se non segui i consigli che ti vengono dati e che diamo a tutti da anni; l’installazione va sempre fatta completa, a meno che tu non abbia un hard disc minuscolo e già quasi pieno. 😈
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Secondo me non è un warning così innocuo.il font della famiglia cml2j è disponibile in diverse codifiche, ma non nella codifica del greco LGR; il fatto che te lo sostituisca con il font cmr con codifica LGR va bene solo in un certo senso; il senso è questo: se usi solo i corpi normalmente usati dalle classi di LaTeX, come article, che usano corpi fissi e se per caso chiedessi un corpo di 9,5pt, ti userebbe quello di corpo 9pt oppure quello di 10pt.
Invece se la sostituzione è fatta con la famiglia lmr in codifica LGR, hai il vantaggio che questa famiglia è continuamente scalabile come lo sono i font cfr-lm.
Ecco perché io preferirei che usassi la soluzione di Enrico, ma dichiarassi la famiglia lmr, invece della famiglia cmr..
Piccoli dettagli, che forse non ti portano nessuna differenza sostanziale nella composizione del tuo testo, ma potrebbero esserti utili in altri documenti.
Ti segnalo anche il pacchettino substitutefont che definisce il comando \substitutefont; caricato quel pacchetto, potresti dare il comando`
\substitutefont{LGR}{clm2j}{lmr}`che ti esegue tutte le sostituzioni anche per le serie e le forme presenti in quella famiglia. Sostanzialmente fa la stessa cosa delle due righe di Enrico, malo fa per tutte le serie e le forme; magari non ti serve ora, ma potrebbe esserti utile in futuro.
::zippo” post=90343Ho un pc nuovo con windows 8.1 a 64 bit. Finora ho sempre usato miktex coi vecchi pc. Che faccio, cambio? Ho paura però che sia difficile da usare/configurare. Avete qualche guida sull’argomento?
TeXLive, non c’è dubbio.
Con il programma tlmgr (TeX Live Manager) configuri e fai tutto quello che vuoi, in particolare aggiorni TeX Live, se vuoi giornalmente, ma non esagerare: ogni settimano o ogni 10 giorni va benissimo.
Il programma tlmgr fa parte di TeX Live e non devi installare niente;
Ricordati: l’installer, se non specifichi niente, esegue l’installazione completa; qui tutti consigliamo sempre l’installazione completa. L’unica avvertenza è quella di disabilitare l’antivirus mentre scarichi dalla rete; in alternativa puoi scaricare l’immagine ISO del disco di installazione e Windows 8 te la apre con un click di mouse come se avessi inserito il disco di installazione; seguendo questo metodo ricordati di aggiornare subito l’installazione, perché l’immagine ISO non è così aggiornata come i singoli pacchetti da installare.
Cercati i messaggi dove si è parlato di queste cose e specialmente in relazione al Win8; siccome non ne dispongo, non so se convenga agire da amministratore oppure da semplice utente; io direi da amministratore; ma poi ricordati sempre di agire da amministratore anche quando aggiorni.
4 Dicembre 2013 alle 21:04 in risposta a: Allineamento tra frazioni e numeri interi in pstricks #90777::
Prova a inserire in entrambe le formule uno strut di pari grandezza; io proverei così:`
\uput{0.3cm}[90](P_3){$\frac{43-\sqrt{2161}}{26}\vphantom{\bigl[}$} %] <--- solo per bilanciare la parentesi [ non bilanciata; alcuni editor si lamenterebbero se non ci fosse. \uput{0.3cm}[90](P_4){$0\vphantom{\bigl[}$} %] ` Se \bigl non va, prova con dei dichiaratori più grandi tipo \Bigl, \biggl, \Biggl Nella guida GuIT se ne parla alla fine del §13.6. Questi \vphantom si posizionano in modo che il loro asse matematico sia allineato con l'asse matematico del resto della formula; non occupano spazio orizzontale, ma occupano spazio verticale simmetrico rispetto all'asse matematico. quindi le due formule vengono ad assumere le stesse dimensioni verticali di altezza e profondità ed hanno gli assi matematici allineati. Questo almeno è il mio ragionamento in questo caso; prova, vediamo se riesce.::
Hai ragione e condivido il tuo suggerimento.Confesso che da quando evito i font senza grazie mi ritrovo sempre più in accordo con Robert Bringhurst e il suo Elements of typographic Style, al quel si è ispirato anche Ivan per la sua classe suftesi.
Non sarei così rigido come Bringhurst sull’evitare i grassetto e lo sgraziato, ma trovo difficile dire dove li userei; egli descrive molti font nella seconda metà del suo testo, ne descrive anche di lineari e ne espone i suoi giudizi in qualità di grande e rinomato book designer; io suggerirei la lettura di quel testo; è sufficientemente breve per non spaventarsi all’idea di dover affrontare un malloppo tremendo; è sufficientemente lungo da riportare cose molto interessanti; è sufficientemente vago in merito alla scrittura scientifica e alla matematica, per la quel LaTeX e i suoi pacchetti di estensione ci fanno già il lavoro ben fatto senza dover imparare della tipografia che neanche i tipografi di oggi conoscono bene; è abbastanza attento ai problemi di inserimenti di figure e tabelle, senza scendere in troppe pignolerie. Insomma è il libro da avere sottomano in ogni momento (esiste anche la traduzione italiana). Se poi uno si fa una piccola biblioteca di luna mezza dozzina di libri concernenti il book design non ci perde una vita sopra e si fa una cultura. In fondo la tipografia non riguarda solo LATeX,ma riguarda una conoscenza di una attività artigianale/artistica che normalmente non viene trattata nei corsi d’arte delle scuole secondarie superiori, dove l’Arte che vi viene trattata è solo composta di architettura, scultura e pittura; l’incisione è totalmente trascurata e con essa ogni forma d’arte che per la sua esecuzione richieda dei macchinari tecnologici (torchi [tipografia, incisione, calcografia], presse [incisione, xilografia], torchi a rullo [litografia], offset, eccetera).
Insomma, LaTeX è un modo per arricchire la propria cultura, oltre che uno strumento molto bello anche professionalmente.
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