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Capisco il problema, ma il tipo di dati che devi riportare sembra più adatto a un istogramma, un diagramma a barre verticali, adeguatamente sfalsate come se le barrre fossero in uno spazio a tre dimensioni. La portata così indicata come numero di giorni in cui si è superato un certo valore è una informazione di tipo statistico, non dà un andamento temporale, quindi un diagramma a linee continue non rappresenta niente.Naturalmente decidi tu, perché sai tu quali siano le abitudini/consuetudini nel tuo ramo disciplinare.
22 Ottobre 2013 alle 9:34 in risposta a: [Risolto] pgfcalendar, contatore ed err. dimension too large #89636::
Le esprrssioni dimensionali o numeriche o quant’altro secondo quel messaggio devono essre vautat quando si è fuori da quelunque scatola (modo orizzontale ristretto)Non pu`ø usare \numexpr perché hia bisogno di un risultato decimale fratto, non di un numero intero; \numexpr fa conti solo con numeri interi.
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Concordo con quanto dice @Elrond.
Se cerchi qui sull forum le discussioni che si sono fatte a proposito del fatto che con pgfplots si può incorrere nella saturazione della memoria, trovi molti rimedi, il primo e più efficace dei quali consiste nell’aumento della memoria, che si può specificare sia con ;a distribuzione TeXLive, sia con MiKTeX. È un po’ delicate, quindi sarebbe meglio che cercassi tu direttamente quello che bisogna fare per riconfigurare la memoria del programma. Per la verità consultando il testo texlive.pdf (texdoc texlive) o l’Help di MiKTeX, puoi scoprire direttamente come si fa.Tuttavia io stesso in questo forum ho contribuito alcuni messaggio epr dire essenzialmente due cose:
1) Esiste la libreria per TiKZ/pgf che permette di usare gli algoritmi di Hobby per il tracciamento delle curve “smooth” (mediante le spline di Bézier) che consente di usare meno punti di quelli che sarebbero necessari a pgfplots per tracciare curve dolci e ben raccordate.
2) usare centinaia di punti per eseguire un plot potrebbe servire per disegnare una curva di rumore, oppure vuol dire che il “disegnatore” non è capce di farsi due conti sulle dita. Infatti o le curve da tracciare sono relativamente dolci o non lo sono; se non lo sono, un diagramma che riporti una funzione che va rapidamente su e giù da un punto al successivo, non fornisce nessuna informazione (si tratta di rumore), e sarebbe del tutto inutile.Se invece il diagramma è fatto con curve relativamente dolci ci si può domandare. quanto è lunga la curva? Stabilito questo ci si può domandare: con quale densità di pixel la posso mostrare sul supporto finale del documento? Lo schermo ha una densità solitamente di 70-100 pixel al pollice; le stampanti hanno solitamente una densità non inferiore a 300 pixel al pollice. per disegnare la curva con un certo fattore di scala sul documento finale mediante un dispositivo di quella densità di pixel quanti punti mi occorrono, visto che certamente non voglio usare più punti del necessario? Se sai prendere la lunghezza scalata epr il fattore di scala indicandola in pollici e moltiplichi per la densità in pixel al pollice, trovi di quanti punti sono necessari al massimo per tracciare la curva bene; dico al massimo, perché la curva potrebbe essere veramente dolce e puoi allora diminuire quel numero. Usare più punti serve solo a far fare calcoli inutili a pgfp;ots.A me, a naso 600 punti mi sembrano una schioppettata inutile, ma naturalmente non so di che grafico si tratti.
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Naturalmente la puoi mettere fissa se togli l’ambiente flottante table. Poi la tabella, che non è di piccole dimensioni, ti rimarrà lì, come richiesto, ma LaTeX probabilmente, se la tabella non è a centro pagina, dovrà inserire degli spazi elastici prima o dopo la tabella, prima o dopo comandi di sezionamento, prima o dopo eventuali formule presenti nella pagina e la pagina risulterà uno schifo.Gli ambienti flottanti servono appunto per evitare le pagine brutte; tieni presente che i parametri con i quali lavora LaTeX per trovare una posizione agli oggetti flottanti, uniti ai calcoli delle bruttezze, delle considerazioni delle penalità e dei demeriti, spezza la pgina e colloca glo oggetti flottanti minimizzando una funzione di “bruttezza” per cui qualunque altra posizione produrrà un valore di bruttezza complessiva maggiore. dunque: lascia fare a LaTeX e non usare mai espressioni del tipo”… come si vede dalla seguente tabella:”m a riferisciti sempre indirettamente alla tabella con espressioni del tipo “… come si vede nella tabella~\ref{tab:lamiatabella}” avendo definito mediante ‘\abel collocato dopo il comando \caption l’etichetta simbolica a cui LaTeX darà sempre il numero giusto indipendentemente dalle modifiche che puoi apportare al file sorgente.
Se vuoi essere più gentile con il lettore usa il pacchetto varioref (leggi la documentazione con texdoc varioref) e scrivi “… come si vede nella figura~\vref{tab:lamiatabella}” che gentilmente ti comporrà quella frase nel documento finale con una delle espressioni seguenti: “… come si vede nella tabelle 2.5 in questa pagina””, oppure “… come si vede nella tabella 2.5 nella pagina a fronte”, oppure “… come si vede nella tabella 2.5 nella prossima pagina”, oppure “… come si vede nella tabella 2.5 nella pagina 235”.
Se poi il tuo documento dovrà essere consultato allo schermo di un PC o di un tablet, puoi sempre usare anche il pacchetto hyperref (come ultimo pacchetto caricato) che renderà tutti quei riferimenti 2.5 o a una pagina definita mediante collegamenti ipertestuali che consentiranno al visualizzatore PDF di spostarsi sull’obbiettivo, quando vi clicchi sopra.
No, scrivere “… come si vede nella seguente tabella:” è un modo di procedere non tipografico, ma alla Word o Writer, i quali all’occorrenza spezzeranno la tabella al salto paigna o la sposteranno in modo imprevedibile magari diverso da quello che si vede su schermo e quanto viene eventualmente stampato. Se ti va bene procedere in questo modo, lascia stare LaTeX; se vuoi usare LaTeX, abbandona il modo di pensare che si usa quando si ricorre a un word processor: LaTeX non è un word processor, ma un programma di composizione tipografica. Questo non vuol dire che i word processor debbano essere abbandonato, vanno benissimo per scrivere documenti semplici e non strutturati, con poche figure e tabelle e con pochissima matematica; non parliamo dei segni speciali che si usano, oltre che in matematica, in scienze speciali, come la filologia, la chimica, e via di questo passo.
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Questo codice funziona a dovere:`% !TEX TS-program = XeLaTeX
\documentclass{book}\usepackage{fontspec}
\defaultfontfeatures{Ligatures=TeX, Numbers=OldStyle}
\setmainfont{Latin Modern Roman}\usepackage{polyglossia}
\begin{document}
Prova 1234556\textit{<
>} \end{document}`
Il codice di @Doc, sul mio mac non funzionava, vinché ho lasicato una riga vuota dopo \begin{document}, il che è un po’ strano, ma comunque succedeva,
Dunque il comando \defaultfontfeatures non può funzionare prima di chiamare \fontspec, visto che è questo pacchetto che lo deifnisce, ma funziona prima di ogni altro comando per scegliere dei font. Poi, dopo aver scelto le features di default si può localmente usa \addfontfeatuers per eseguire delle modifiche locali.
Mi sono dovuto ripassare il manuale di fontspec, perché anch’io facevo un po’ di confusione.
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I font Latin Modern OpenType sono di default per XeLaTeX, ma devi specificare le default font options prima di \font spec, e non hai nesusn bisogno di specificare né il main font, nè il sans font né il mono font; naturalmente se vuoi delle caratteristiche speciale per una sola di queste famigli devi specificarle come opzione per lo specifico comando \set…font con cui lo selezioni.
Documentazione: texdoc fontspec
Dopo aver letto la documentazione saprai anche come trovare i nome die font da specificare nei vari comandi di impostazione o nei comandi \newfontfamily che potresti voler specificare per scopi speciali, come per esempio quando vuoi usare un certo font solo per una certa lingua; oppure quando con una certa lingua vuoi delle specifiche speciali da applicare solo a quella lingua.
Puoi fare acrobazie che con pdfLaTeX e i font Type 1 non ti puoi sognare nemmeno.XeLaTeX presenta degli altri inconvenienti rispetto a pdfLATeX, ma permette di giocare con i font in modo eccellente.
Per unire le due cose puoi provare ad usare LuaLaTeX, con u motore che è un opgrade molto avanzato di pdftex, che contiene anche l’inteprete del linguaggio di scripting Lua, che può fare altre magie ancora, maneggia direttamente i font OpenType come XeLATeX, e produc direttamente l’uscita in formto PDF, senza le trasformazioni che XeLaTeX è costretto a fare dietro le quinte.
Naturalmente questi vantaggi si pagano: LuaLaTeX su documenti che ho composto con tutti e tre i programmi è cirac tre volte più lento di XeLaTeX il quale a sua volta è circa tre volta più lento di pdfLaTeX (queste differenze sono stiate, non sono misurate con il cronometro, ma danno un’idea).
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Eppure non sei al tuo primo messaggio, quindi dovresti avere una certa familiarità con il Forum…Installa TeXstudio per Mac dal suo sito http://texstudio.sourceforge.net/ Accedendovi con il Mac, ti fa scaricare il file dmg del Mac.
Non devi configurare niente e funziona piuttosto bene fin dal primo momento.
Lettere accentate? se usi al tastiera italiana, non dovresti avere problemi, naturalmente se usi pdflatex devi specificare l’input encoding; se specifichi l’input encoding utf8m allora puoi inserire le lettere accentate anche quelle che non hai in tastiera, usando gli Advanced Settings delle opzioni di configurazione di TeXstudio. Con quella codifica e quell’impostazione di TeXstudio puoi cliccare sl carattere accentato qualsiasi che ti compare nel menù di sinistra se clicchi sulla iconcina che contiene una á, piccola ma distinguibile.
TeXstudio va bene, ma quando sarai un poco più esperto apprezzerai TeXworks; fa molte cose che TeXstudio non fa, specialmente per quel che riguarda le codifiche. Tuttavia teXstudio è eccellente; a me disturba un pco la quantità di schermo occupata da barre degli strumenti che mi sono del tutto inutili; i suggerimenti per completare i comandi e gli ambienti mi danno abbastanza fastidio, invece di aiutarmi, ma apprezzo moltissimo il fatto che se vuoi cambiare il nome ad un ambiente, mentre cambi il nome scritte fra le graffe di \begin viene automaticamente cambiato anche il contento delle graffe del corrispondente \end. Favoloso!
Anche TeXworks ha il completamento dei comandi e degli ambienti ma non è così spontaneo farne uso.
21 Ottobre 2013 alle 13:36 in risposta a: TeX capacity exceeded, sorry [main memory size=3000000] #89799::
Benvenuto al forumLa sequenza che hai seguito:
pdflatex nomefile
pdflatex nomfile-frn
pdflatex nomefiledovrebbe darti il risultato cercato.
Per fare tutto automaticamante puoi leggere la documentazione di ARARA (texdoc arara) in particolare a pagina 40 dove si parla delle regole realtive all’uso del pacchetto frontespizio e a pagina 71 dove si parla di che cosa fare esattamente con la regola forntepsizio.
Sono perplesso circa il fatto che vuoi usare i ofnt con codifica T1 e ti accontenti di quelli di default; io ti suggerirei di usare il pacchetto lmodern per usare i ofnt LaTin Modern di tipo vettoriale che sono, secondo me, migliori di quelli di default, anche se dovrebbero in sostanza essre la stessa cosa.
Mi lascia perplesso che tu voglia usare la classe article per la tesi; mmm… conti di scrivere una tesina di una quindicina di pagine? Hai controllato se frontespizio e article sono compatibili? può darsi che tu debba specificare l’opzione di classe titlepage, ma se usassi la classe report (per la quale l’ambiente abstract è già definito) avresi una maggiore versatilità di composizione.
Inolte mi lasica perprlesso che tu isi il comando \section per usare titoli come Parte uno} o simili. In tipografia la parola “parte” viene usata in modo particolare, tanto che esiste anche il comando \part. Una parte è una grossa suddivisione di un testo sufficientemente corposo da pote raggruppare diversi capitoli (book e report) o paragrafi (article) insiem per costituire una parte del documento sufficientemente omogenea tanto da meritare tale suddivisione. Il comando \section serve per iniziare un paragrafo (da non confondere con l’inglese paragraph che vuol dire capoverso), quindi ua divisione raltivamente modesta di un libro o di un rapporto corposo, o la suddivisione principale di un articolo, che solitamente non è molto corposo; in alcune riviste scientifiche la massima lughezza accettata per un articolo è di 4 pagine; puoi pubblicarvi articoli più lungi ma paghi come un banchiere dalla quinta pagina in avanti. Per altre riviste gli articoli possono essere più lunghi, a, come vedi, si tratta sempre (o quasi sempre) di documenti pubblicati in opere collettive, riviste, atti di congressi, e simili.
Se non l’hai ancora fatto scaricati dal sito Documentazione di questo forum la guida L’Arte di scrivere con LaTeX; ti aiuterà moltissimo.
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Dipende dalla classe che usi; per esempio memoir e scrbook contengono già i comandi per impostare quello che desideri; basta leggerne la documentazione con texdec memoir, oppure con texdoc scrguiden (texdoc scrguide ti dà la documentazione in tedesco). La classe suftesi (che non serve solo per comporre tesi) ha anche lei comandi di vario genere per presonalizzare i titoli dei comandi di sezionamento; le combinazioni possibili sono circa 10000, ma non tutte sono tipograficamante accettabili.Poi esistono dei pacchetti: texdoc section ti da la documentazione per modificare i comandi di sezionamento delle classi standard (la documentazione va letta tutta, ma non è un esempio di chiarezza). Puoi leggere anche la documentazione del pacchetto sectsty ed eventualmente usarlo.
Per le voci dell’indice puoi usare il pacchetto tocloft; io però non metterei i titoli nell’indice in maiuscoletto; l’indice è un elenco di titoli e delle relative pagine, non è un titolo che meriti di essrre messo in evidenza.
Come vedi hai solo l’imbarazzo della scelta.
Poi la madre di tutte le soluzioni è quella di scriversi una classe personale per fare esattamente quello che vuoi in ogni dettaglio della tua composizione. Esamina la lista dell guide tamatiche nella sezione Documentazione di questo tipo; ne troverai sui font, sulle classi, eccetera, e anche qui hai solo l’imbarazzo della scelta.
Ricorda però, che una cosa è scoprire come si fanno le cose, un’altra è se le cose che si vogliono fare siano cose buone e giuste. Per questo apsetto bisogn conoscere l’arte della tipografia, e a questo punto, se non te lo sei già procurato, ti suggerisco di leggerti il testo fondamentale di Robert Bringhurst, Elements of Typographic Style. Vale ogni dollaro che costa.
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Quella che hai in texmf-var/ proabilmente è la mappa che hai generato in passato con updmap, mentre quella che hai in texmf-distr/ probabilmente è quella che hai generato con updamp-sys (o viceversa?) Controlla le date; se quella in texmf-var è la più recente va bene, visto che questo albero viene esaminato prima dell’altro.Il messaggio d’errore che avevi ricevuto era chiarissimo: pdflatex aveva cercato di generare i font mancanti lanciando METAFONT e, ovviamente, METAFONT non aveva trovato il file .mf. Questo succede sempre quando pdflatex non trova i font nella mappa pdftex.map e i font sono solo nel formato vettoriale. Per i font bitmapped pdflatex non ha bisogno di consultare la mappa pdftex.map.
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La cosa non dipende dai backslash, ma dipende dal fatto che i Minion Pro non sono stati installati (almeno con il nome corretto) nella mappa dei fotn che pdflatex può usare.Cerca il file pdftex.map (che non puoi modificare direttamente) e se i minion pro non ci sono aggiorna e sincornizza il file updmap.cfg con la situazione presente sualla tua macchina e riesegui il comando updmap-sys con i privilegi del caso..
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