OldClaudio

Risposte nei forum create

Stai visualizzando 15 risposte – dal 6,511 al 6,525 (di 11,287 totali)
  • Autore
    Risposte
  • in risposta a: Kerning dell’apostrofo in Adobe Jenson Pro #84566
    OldClaudio
    Partecipante
      Up
      0
      Down
      ::


      Il fatto che la prima riga non gestisca la tilde è “normale”; anche in greco, se non si pone la tilde come carattere normale, invece che carattere attivo, essa si comporta come con i caratteri latini, cioè come uno spazio non separabile. Nello stesso tempo questo esempio e quello del tuo messaggio rpecedente sono assai diversi, perché qui l’apostrofo viene gestico come carattere attivo, mentre nell’altro esempio si trattava di un carattere normale (categoria 12) e la magia dell’\lccode e \lowercase era un trucco, descritto nella appendice D del texbokk per fare cose diverse dal solito, appoggiandosi ad un carattere attivo, la tilde, che localmente veniva rideifnta in modo acconcio.

      Ora; vediamo di rimettere le cose a posto: la codifica LGR prevede le legature per mettere gli accenti sopra o sotto le varie lettere che li possono ricevere, ma nessun carattere è attivo; queste legature sono una proprietà dei font, non una propietà degli accenti. Solo la tilde è un po’ particolare, perché con i caratteri latini è un carattere attivo, quindi per usarlo in greco bisogna disattivarlo.

      Il curatore di babel-greek (cioè della gestione del greco monotonico e politonico con babele, perché polyglossia si comporta diversamente) ha modificato pesantemente la gestione del greco da quando ne è diventato curaatore. Le legature per gli accenti sono sempre possibili, ma talvolta, come con la tilde, non funzionano se la tilde non è stata disattivata. Allora Miede ha escogitato due cose molto efficaci:
      1) ha creato le macro per gli accenti greci che funzionano come le legature: se scrivi s\~wma ti esce correttamante la omegga con la tilde; se scrivi s~oma, ti esce, come esce a te, la sigma terminale seguita da uno spazio seguita da wma. Se scrivi \>\~ è la stessa cosa che scrivere \>~, cioè la prima macro dello spirito riconosce di essere seguita dalla tilde e quindi diventa il comando per gestire latilde con spirto dolce che resrà invariato se è seguito da una lettera che non può ricevere quel diacritico, m, altrimenti esegue la sostituzione de mediante la lettera accentata direttamente. In questo modo non si hanno problemi con le crenature, perché nel flusso di uscita, quello che pdftex gestisce per comporre il testo arriva solo il carattere accentato. Quindi se scrivi \>~A ai viene ῏Α, con i due segni adeguatamente crenati/accostati, mentre se scrivi \>~a ti viene ἆ.
      2) Se usi la codifica utf8, senza dover fare nulla di speciale e usare pacchetti come ucs o opzioni come utf8x, come era in passato, puoi scrivere direttamante in greco nel testo sorgente, per averlo composto perfettamente nel testo di uscita.

      I tuoi problemi, che avevi con il comando \greek e l’ambiente otherlanguage spariscono se semplicemente metti un backslash prima delle sequenze di accenti che ti danno problemi.
      Il tutto dovrebbe essere leggibile con texdoc sia leggendo greek.pdf, sia leggendo test-greek.pdf test-unicode-greek.pdf (sono interessanti anche i file sorgente di questi due ultimi file; si trovano nella stessa cartella …/texmf-dist/doc/generic/babel/babel-greek). Ci sono anche altri file da leggere, ma questi credo che siano sufficienti.

      Ciao
      Claudio

      in risposta a: Kerning dell’apostrofo in Adobe Jenson Pro #84564
      OldClaudio
      Partecipante
        Up
        0
        Down
        ::



        @samiel
        , ho dei dubbi sulla corretta formazione dei font virtuali, o meglio dei loro file che contengono le loro metriche (i tfm, per intenderci).

        Infatti in greco codificato LGR la sequenza, per esempio, [tt]’w[/non forma una crenatura (kerning) fra l’apostrofo e la omega minuscola, ma forma una legatura, cioè, quindi, i due caratteri apostrofo e omega non vengono accostati, ma vengono sostituiti da omega con l’accento acuto, ciò da un altro carattere.

        Ora le due dichiarazioni o comandi \greek e \otherlanguage{greek} fanno cose diverse; se posso immaginare correttamente quello che le rande funzionalmente diverse è che \otherlanguage{greek} (che è il vero comando che viene eseguito all’apertura dell’ambiente, dopo che si è aperto un gruppo, che varrà chiuso con \end{otherlanguae}) non esegue quella magia di \lowercase… \edef{~}{‘} che viene eseguita con il comando \greek. Questa magia in sostanza sembra dire che l’apostrofo è uguale a se stesso, ma non è così semplice, è un vero “dirty trick” con il quale si fanno cose, appunto, magiche, e che solo i wizard sanno fare (io non sono un wizard); c’è di mezzo un gioco di categorie dei caratteri, della effettiva posizione dell’apostrofo ricavato dai font OpenType, probabilmente dall’indirizzo che identifica la virgoletta alta aperta semplice, mentre l’apostrofo ASCII che usi nella definizione è il vero apostrofo, non la virgoletta alta. Insomma si tratta di raffinatezze che sfuggono alla comprensione di noi che non siamo non dotati di poteri magici.

        Quello che ti suggerirei di fare è di estrarre la magia e assegnarla ad un comando, per esempio
        `\def\adjustapostrophe{\begingroup\lccode`\~=`\'
        \lowercase{\endgroup\edef~}{'}}` (l’ambiente code in questa posizione sembra non volerne sapere) poi di ridefinire \greek (facoltativo; in realtà lo puoi lasciare così com’è, ma se lo vuoi ridefinire, lo fai così: ) `\DeclareRobustCommand{\greek}{%
        \fontencoding{LGR}\fontfamily{MinionPro-OsF}\selectfont
        \def\encodingdefault{LGR}
        \adjustapostrophe
        }`
        Poi all’interno di otherlanguage, all’inizio dell’argomento, aggiungi:`
        \begin{otherlanguage}{greek}\adkustapostrophe s'wzein t`a fain'omena\end{otherlanguage}`

        Ovviamente potresti rideifnre il comportamanto del comando di apertura dell’ambiente otherlanguage, come potresti aggiungere alle definizioni di \extrasgreek e \noextrasgreek quel comando \adjustapostrophe in modo da attivarlo quando entri in greco e di disattivarlo quando ne esci.

        Si tratta di pezze (patch, tacón, e simili) ma il tutto dipende da come sono stati estratti i font Type 1 dai font MinionPro-OsF con il programma di installazione e creazione di tali font che hai usato.

        Forse Enrico può trovare qualcosa che sia un rammendo più elegante, invece che una volgare toppa.

        in risposta a: Kerning dell’apostrofo in Adobe Jenson Pro #84561
        OldClaudio
        Partecipante
          Up
          0
          Down
          ::


          Samiel, hai come al solito bisogno del file .fd ma te lo devi creare con le istruzioni che trovi in teubner-doc.pdf.
          Ogni volta che cambi famiglia latina, devi creare il corrispondente file per la famiglia greca.
          Però il tuo problema mi lascia perplesso e temo che tu debba agire a mano, non secondo quanto descritto in teubner-doc.pdf.

          in risposta a: [risolto] xindy e macro come argomenti di \index #89746
          OldClaudio
          Partecipante
            Up
            0
            Down
            ::


            A me funziona benissimo con gli accenti se nelle opzioni di \makeindex specifico:`program=texindy,options={-Litalian -Iomega}`

            Prova con questo esempio minimo:`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
            \documentclass{article}
            \usepackage[utf8]{inputenc}
            \usepackage[T1]{fontenc}
            \usepackage{lmodern}

            \usepackage{imakeidx}
            \makeindex[program=texindy,options={-Litalian -Iomega}]
            \begin{document}
            \index{Ciao”!@Ciao}Ciao!

            rete\index{rete@rete\dots}

            à\index{à}a\index{a}
            ç\index{ç}c\index{c}

            è\index{è}È\index{È}é\index{é}

            Ì\index{Ì}

            ò\index{ò}ù\index{ù}

            \printindex
            \end{document}`

            D’altra perte scrivere [tt]program=truexindy,options=-M texindy[/tt] è la stessa cosa che scrivere solamente [tt]program=texindi[/tt]

            Ammetto che la documentazione di xindy è molto lacunosa e difficile da intepretare e il metodo sperimentale continua a essere necessario; con i miei esperimenti sono arrivato alla stringa che ti ho indicato sopra.

            in risposta a: [risolto] xindy e macro come argomenti di \index #89743
            OldClaudio
            Partecipante
              Up
              0
              Down
              ::


              Sì, quello è il messaggio che esce se usi trueindex, non se usi texindy nell’opzione di \makeindex. Infatti il mio .log dice:

              [tt]runsystem(texindy testXindy.idx)…executed.[/tt]

              in risposta a: [risolto] xindy e macro come argomenti di \index #89741
              OldClaudio
              Partecipante
                Up
                0
                Down
                ::


                Specificare tutte le opzioni necessarie al vero xindy è molto difficile, e di solito non serve per lingue semplici come l’italiano. Ma per rispondere al tuo problema, dire che hai commesso un pio di errori; questo file a me funziona benissimo (senza arara ma xon –shell-escape specificato nella linea comando- io non uso mai arara, non perché mi dia fastidio, ma perché sul Mac mi posso permettere di avere –shell-escape in permanenza):`% arara: xelatex: { shell : yes }
                \documentclass{article}
                \usepackage{imakeidx}
                \makeindex[program=truexindy]
                \begin{document}
                \index{Ciao}Ciao

                rete\index{rete\dots}
                \printindex
                \end{document}`
                Constati che il punto esclamativo preceduto dal doppio apice funziona benissimo e che \dots esce come deve uscire. Il file pdf te lo conferma e il file .log dice esattamente come è stato eseguito xindi (in realtà texindy, che è lo script che specifica le opzioni giuste per un file da compilare in italiano o in una lingua occidentale in alfabeto latino.

                L’unica vera incompatibilità di xindy, anche tramite lo script texindy, è l’uso della barra verticale | che accetta i semplici mark-up per le paigne, ma non accetta il mark up delle pagine creato da hyperref per i link alle pagine dove si trova qualcosa di interessante a proposito dei singoli lemmi; in sostanza hyperref divente inefficace con una indice analitico creato con xindy.

                Se vai in texmf-dist/scripts/xindy/ e apri texindy.pl (è uno script in perl) con TeXworks o altro editor testuale puoi leggere senza troppa fatica (malgrado il mark up perl) la documentazione e trovi scritto quanto ho detto sopra. La compatibilità con makeindex è quidi quasi totale, salvo la barra verticale dove la compatibilità è parziale, se usi texindy perché carica automaticamente i molti moduli che sarebbe necessario caricare a mano se si usasse truexindy.

                in risposta a: indice con documentclass memoir #89733
                OldClaudio
                Partecipante
                  Up
                  0
                  Down
                  ::


                  Vedi, di fatto con arara non sfrutti la capacità di imakeidx di fare tutto da solo; comunque va bene come hai fatto.

                  in risposta a: indice con documentclass memoir #89731
                  OldClaudio
                  Partecipante
                    Up
                    0
                    Down
                    ::


                    Il file texmf/dist/web2c/texmf.cnf contiene l’elenco dei file la cui esecuzione tramite \write18 è protetta; fra questi, l’ultima volta che l’ho letto, xindi non c’era, ma evidentemente non leggo quel file di configurazione come se fosse un breviario per recitare le laudi ogni giorno… (*)
                    Se però hai configurato il tuo shell editor affinché esegua sempre pdflatex in modalità NON PROTETTA, avendo specificato -shell-escape fra le opzioni che lo shell editor invia al sistema operativo per comporre il documento, oppure se lanci il comando di composizione dal terminale specificando l’opzione -shell-escape, allora pdflatex lavora in modalità non protetta ed esegue qualunque programma e qualunque coando del sitema operativo, con il rischio di fare danni ingenti se c’è qualche errore nella stirnga che vien inviata al sistema operativo.
                    Lo so che ti usi xindy e che configuri imakeindx con la specificazione truexindy (che permette di lanciare davvero xindy, e non texindy che è uno script che lancia xindy con una serie di opzioni precostituita); ma che tu usi truexindy(=xindy) o texindy, il risultato è che non è una esecuzione protetta.

                    (*) Ora ho parto il file di configurazione predefinta in web2c/ e verso la riga 561 c’è l’elenco dei programmi la cui esecuzione è lecita senza bisogno di specificare l’opzione -shell-escape: ricopio:`% The programs listed here are as safe as any we know: they either do
                    % not write any output files, respect openout_any, or have hard-coded
                    % restrictions similar or higher to openout_any=p. They also have no
                    % features to invoke arbitrary other programs, and no known exploitable
                    % bugs. All to the best of our knowledge. They also have practical use
                    % for being called from TeX.
                    %
                    shell_escape_commands = \
                    bibtex,bibtex8,\
                    kpsewhich,\
                    makeindex,\
                    mpost,\
                    repstopdf,\

                    % we'd like to allow:
                    % dvips – but external commands can be executed, need at least -R1.
                    % epspdf, ps2pdf, pstopdf – need to respect openout_any,
                    % and gs -dSAFER must be used and check for shell injection with filenames.
                    % (img)convert (ImageMagick) – delegates.mgk possible misconfig, besides,
                    % without Unix convert it hardly seems worth it, and Windows convert
                    % is something completely different that destroys filesystems, so skip.
                    % pygmentize – but is the filter feature insecure?
                    % ps4pdf – but it calls an unrestricted latex.
                    % rpdfcrop – maybe ok, but let's get experience with repstopdf first.
                    % texindy,xindy – but is the module feature insecure?
                    % ulqda – but requires optional SHA1.pm, so why bother.
                    % tex, latex, etc. – need to forbid –shell-escape, and inherit openout_any.
                    `Come vedi nessuna variante di xindy è eseguibile in modalità protetta ed è necessario specificare l’opzione -shell-escape per poterlo fare dall’interno di pdflatex.

                    Ciao
                    Claudio

                    in risposta a: Problemi con immagine e produzione file. #89708
                    OldClaudio
                    Partecipante
                      Up
                      0
                      Down
                      ::


                      Se ora non compila più l’indice sono forse delle cartive impostazioni di TeXnicCenter. se apri un terminale e dai almeno due volte il comando

                      pdflatex myfile

                      (con myfile da sostituire con il vero nome del file del tuo documento) compila l’indice? Io credo di sì a meno che tu ti sia dimenticato, correggendo il file, di inseirere il comando ‘tableofcontents.

                      Catturare una scermata con Stamp ed elaborarla con Paint per salvarla in formato .eps mi pare una cosa tremenda. Ma siccome non uso Windows, può darsi che sia una cosa normale; quando usavo Paint, ormai almeno dieci anni fa, riusciva a salvare solo formati bitmapped; che sia cambiato? mah…

                      Cattura l’immagine come hai fatto, salvala in formato png (che è bitmapped e compresso senza perdita di informazione); inseirscila come tale usando pdflatex e dimenticati di latex, dvips, ps2pdf, dvitopdfm e simili programmi di trasformazione; se i file sorgente della tua tesi contengono degli \includegrpahics di file eps, non ti preoccupare, perché la distribuzione del 2013 li digerisce benissimo. È importante che nella chiamata di graphicx tu non specifichi nessun driver fra le opzioni, perché graphicx è in grado di accorgersi da solo del programma che usi per comporre il documento e si carica il driver giusto da solo.

                      Ricordati di smarginare l’immagine, altrimenti continui ad avere l’immagine tremendamente spostata fuori dal foglio. comunei lontano dalla posizione prevista.

                      in risposta a: indice con documentclass memoir #89729
                      OldClaudio
                      Partecipante
                        Up
                        0
                        Down
                        ::


                        Se leggi la documentazione di imakeiidx (terminale: texdoc imakeidx) trovi scritto che esso è compatibile con memoir, purché si usino solo i comandi di imakidx e non li si mescoli con quelli di memoir.

                        Il fatto che tu abbia letto che imakeidx e memoir sono incompatibili si riferisce ad una vecchia distribuzione di imakeidix; da un paio d’anni i due sono compatibili, purché si seguano le istruzioni della documentazione di imakeidx.

                        Prima di metterti a creare uno, anzi due indici analitici per lo stesso documento, hai fatto bene a documentarti su memoir, ma la frase che hai citato e che ti sorprende, indica che si tratta della tua prima esperienza con l’indice analitico e che non hai mai letto una guida su come si fanno gli indici analitici.

                        La spiegazione è questa: i comandi \indiec che distribuisci nel documento, dopo aver inserito almeno un comando \makeindex nel preambolo, raccolgie i dati e li scirve in un file con estensione .idx. per avere un indice analitico presentabile le voci raccolte nel file idx devono essere messe in ordine alfabetico e gerarchico, i doppioni devono essere eliminati e le sequenze di numeri di pagine consecutivi devono essere raccolti in un range di pagine; questo lavoro viene fatto da un programma esterno ; il sistema tex ne contiene due makeindex e xindy, il primo è molto veloce ma ha dei limiti, il secondo virtualmente non ha limiti e può persino mescolare voci scritte con alfabeti diversi (per esempio latino, greco, cirillico,…) ma è più lento e complicato da usare; per questo, se non ci sono motivi particolari, di solito si usa makeindex. Elaborato il file idx mettemdo il risultato dell’elaborazione inel file ind, questo viene preso in carica dal comando pritindex che lo compone nel documento finale. Ecco perché qualunque guida dice che bisogna seguire la sequenza:

                        pdflatex myfile
                        makeindex myfile
                        pdflatex myfile

                        Il pacchetto imakeidx permette di ottenere il documento finale con un passaggio solo, se e solo se si usa una distribuzione moderna del programma pdflatex che è configurato per poter eseguire da solo alcuni selezionati programmi esterni, tra cui makindex (ma non xindy) in modo da sollevare l’utente dal eseguire a mano o tramite gli appositoi bottoni del suo shell editor le tre esecuzioni di programmi indicate sopra.

                        in risposta a: Frontespizio: due intestazioni #89527
                        OldClaudio
                        Partecipante
                          Up
                          0
                          Down
                          ::


                          Non è suftesi che non è adeguato, ma è il pacchetto forntespizio che non prevede questa possibilità.

                          Se vuoi cambiare classe, usa toptesi; formalmente la documentazione non prevede di usare l’indicazione di due università, ma ci si può rouscire in due modi diversi:
                          1) usando i seguenti comandi`\ateneo{Prima università}
                          \nomeateneo{Seconda università}`In questo modo la prima università viene composta con un font \LARGE e la seocnda con un font \Large. Se ti da fastidio questa soluzione, allora usa quest’àltor metodo:
                          2) usa`\ateneo{\tabular{@{}c@{}}\Prima università\\[2ex]Seconda università\endtabular}` e ti vengono composti entrambi i nomo con lo stesso carattere dello stesso corpo; aggiusta il valore 2x a quel che ti pare per distanziare verticalmente i due nomi, abbastanza ma non troppo.

                          Per i loghi ne puoi inserire quanti ne vuoi, e inserirne due è semplicissimo: [tt]\ogosede{logouno,logodue}[/tt] dove i due nomi dei due loghi sono i nomi dei file che contengono detti loghi in forma grafica. non è necessario specificare l’estensione se nella cartella di lavoro c’è uno solo logo col nome logouno e uno solo col nome logodue; se poi ce ne s sono due con lo stesso nome ma diverso formatol lassenza dell’estensione permette a \includegraphics di inserire quello con il formato che gli piace di più.

                          Leggi la documentazione di toptesi con texdoc topotesi-doc

                          Ti preavviso; il disegno grafico di toptesi non è così elegante come quello di suftesi; quindi qui potresti avere una terza soluzione:

                          3) con toptesi costruisci solo il frontespizio; a rigore il pmodulo per il forntespizio si chiama topfront.sty e potrebbe darsi che funzioni anche con suftesi, ma a maodo suo; se però lo generi a parte, poi componi il corpo della tesi con suftesi, poi inserisci in prima posizione la pagina pdf del frontespizio usando pdfpages (di cui ti ocnsiglio di leggere al documentazione, oppure la inseirsci come immagine pdf nel file che contiene il corpo della tesi.

                          Ci sono tanti modi per ottenere l’impossibile, compreso quello di costrirsi una classe apposita, ma ovviamante questa è la via più difficile.

                          in risposta a: Problemi con immagine e produzione file. #89706
                          OldClaudio
                          Partecipante
                            Up
                            0
                            Down
                            ::


                            Dall’immagine che hai allegato quando dicevi che ti aveva lavorato correttamante con il formato png, sembrerebbe, inoltre, che la figura non sia smarginata.
                            È scritto dappertutto che le immagini da inserire nei documenti ddevono essere smarginate e scalata alle dimensioni volute.

                            Ricapitoliamo un poco:

                            1) è scritto su tutte le guide che latex+dvips+ps2pdf è un percorso che in entrata può assorbire solo immangini eps “vere”, non taroccate;
                            2) dal 2010 pdflatex accetta in entrata immagini nei formati .pdf, .jpg, .png, .mps, e .eps; quindi con immagine .eps non taroccate, pdflatex funziona benissimo e non ha bisogno del percorso tex->dvi->pdf oppure tex->dvi->ps->pdf.
                            3) le immagini eps non taoccate si dividono in due generi; quelle a cuoi è stata cambiata l’estensione, senza cambiare il contenuto (e un tarocco che si fa spesso da principianti, quindi non te la prendere se per caso sei tu il taroccatore); l’altro genere è costituito da file che contengono, sì, il codice eps, ma contengono anche lo screen shot dell’immagine e quindi non sono .eps puri; spesso hanno estensione .epsi, ma non sempre; in questi casi bisogna aprire il file .eps con un editor di testi e cancllare tutto la parte che rappresenta il codice dei singoli pixel colorati ricavati dallo screen shot dello schermo; è chiaro che questo può sistemare l’immagine, ma è difficile da fare e richiede non poca esperienza.
                            4) supponedo di avere una immagine eps vera, l’immagine potrebbe non essere smarignata; in questo caso hai due vie:
                            a) installi sul tuo windows il programma gview: è una interfaccia grafica per il programma ghostscript, quello che usi dietro le quinte per trasformare il file ps in file pdf. ghostscript ce l’hai già a bordo, ma gvied proabilmente no. Installalo cercandolo in rete.. Poi apri il tuo file eps e usa il mous per disegnare un rettangolo tratteggiato che sia tangente in alto, in basso, a destra e a sinistra alla tua immagine; clicca il comando crop, oppure set Bounding Box, esegui e poi salva: visto che ci sei salvalo cambiandogli il formato in pdf. così pdflatex lo assorbirà senza problemi.
                            b) creati un piccolo file da compilare con la classe standalone, fa attenzione a impostare lo stile di pagina a “empty”; compila con pdflatex; il programma esegue dietro el quinte il comando crop e ti lasica sul disco il file pdf senza margini.
                            5) quando usi \includegraphics, usa anche l’argomento facoltativo, ma non usare dimensioni di larghezza assolute, come hai fatto, per esempio 3in (credevo che Napoli facesse parte di una nazione che usa il sistema metrico decimale:shock: ; perché usi i pollici?) ma stabilisci le dimensioni come una frazione della \textwidth, per esempio [tt]\includegraphics[width=0.8\textwidth]{Immagine}[/tt]

                            Vedi dunque che le cose da fare e a cui stare attenti sono tante, ma sono anche scritte su qualunque guida; Impara LaTeX e mettilo da perte non mi sembra una guida affidabile e recente; up-to-date, come si direbbe oggi. Come non mi sembra che sia TeXnicCenter (che come l’araba fenice ha ripreso vita recentemente dopo anni di silenzio).

                            Ciao e non ti buttare giù; siamo stati principianti tutti quanti.

                            in risposta a: Testo colorato #89719
                            OldClaudio
                            Partecipante
                              Up
                              0
                              Down
                              ::



                              @pisi86
                              , ho la sensazione che tu sia particolarmente stanco e quindi non procedi con metodo.

                              Nessuno, ripeto, nessuno può usare lLaTeX senza avere sotto mano una guida che contenga un po’ di tutto; in ogni caso non è il caso di conoscere a memoria le cose che si possono fare, ma è bene ricordare”a memoria” come consultare le guide.

                              Certo l’Arte di scrivere con LaTeX contiene molte cose e molti esempi. Direi che dovrebbe essere al prima guida da consultare, cominciando dall’indice analitico. Poi ci sarebbe al guida tematica LaTeX Refernce Manual commentato (da scaricare liberamente dalla sezione Documentazione di questo sito) cominciando anche qui dall’indice analitico Poi ci sarebbero tutte le documentazioni che hai già sul tuo disco e a cui accedi con il comando texdoc da una fineistra comandi (,nome del pacchetto> indica il singolo nome del pacchetto di cui vuoi consultare la documentazione; se ti viene la documentazione del documento sbagliato prova con texdoc –showall e vedrai che avrai ampia scelta).

                              Cosa cercare negli indici analitici? il nome di un possibile comando per fare quello che desideri, nel caso specifico vuoi colorare del testo; ovviamente cerchi il nome \colortext oppure \textcolor; il secondo ti porta alla documentazione e agli esempi di uso di quel comando. Cerchi il pacchetto? quale nome più adato di sostituire >nome del pacchetto> con color?.

                              Mi sembra semplice; se non ti è venuto in mente di fare così, allora sei stanchissimo oppure manchi di metodo; non te la prendi, vero, se ti dico queste cose?

                              in risposta a: Titolo capitoli #89683
                              OldClaudio
                              Partecipante
                                Up
                                0
                                Down
                                ::


                                Per tua consolazione, il TeXbook e il METAFONTbook, entrambi scritti da Donald E. Knuth, nostro Grand Wizard, ha composto questi suoi libri aprendo tutti i capitili sulla pagina di sinistra con un disegno a piena pagina di Duanne Bibby, che contiene in alto a sinistra il numero del capitolo; immediatamente sotto c’è il titolo in bandiera con il palo a destra; lo spazio verticale occupato da questi elementi sarà di un 50 mm circa; il resto della pagina è occupato da disegno di TeX The Lion (nel TeXbook) che fa qualcosa con gli oggetti di cui si parla nel capitolo; nel METAFONTbook il disegno riporta invece Meta The Lioness che fa qualcosa con gli oggetti di cui si parla nel capitolo.

                                Non saresti l’unico a pensare ad un intestazione di titolo che occupi un’intera pagina, ma la presenza dei disegni di Bibby non lasia tanto spazio bianco e devo dire sono azzeccatissimi.

                                Ma Kunth è il Grand Wizard; nessuno di noi aspiranti TeXnici, oserebbe fare altrettanto. 😀

                                in risposta a: Titolo capitoli #89681
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::


                                  Non credo che esista un pacchetto che ti permetta di fare quello che chiedi: una pagina destinata per il titolo di un capitolo con il testo che comincia dalla paigna successiva.

                                  Però quello che chiedi è contenuto nella definzione del comando \part: puoi clonarla e modificarla a tuo piacimento. attribuendola al comando \MyChapter; ti suggerirei di non sostituire \chapter a \MyChapter, perché il comando \chapter fa tante altre cose oltre a comporre il titolo del cpaitolo: crea i mark per la pagina di sinistra, incrementa il numero del cpaitolo rendendolo accessibile a \label; mettal l’opportuna voce nell’indice generale, disitingue la forma normale dalla forma asteriscata.

                                  Inoltre è possibile che il tuo nuovo non sia più accessibile alle modifiche che hyperref apporta ai comandi di sezionamento per costruire i bookmark.

                                  Detto questo e confermandoti che il tuo tipo di composizione si può fare, ti raccomanderi di accogliere questo mio suggerimento: NON FARLO! Il tuo sarebbe il solo testo che abbia una intestazione di capitolo cosò vistosa e poco pratica. De gustibus non est disputandum, ma, proverbio per proverbio, uomo avvisato, mezzo salvato.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 6,511 al 6,525 (di 11,287 totali)

                                Go to top▲