OldClaudio

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  • in risposta a: footnote con simbolo “scomparso” #87914
    OldClaudio
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      Intanto ti ho corretto l’esempio minimo compilabile da compilare con XeLaTeX`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
      \documentclass{book}

      \usepackage{fontspec}
      \usepackage{amsmath}
      \usepackage[math-style=TeX]{unicode-math}
      \setmathfont{XITS}

      %\setmainfont[Ligatures=TeX]{Times New Roman}
      \setmainfont[Ligatures=TeX]{Linux Libertine O}

      \setsansfont[Ligatures=TeX]{Arial}

      \usepackage{polyglossia}
      \setmainlanguage{italian}

      \usepackage{amsthm}
      \usepackage{enumerate}
      \usepackage{array}
      \usepackage{graphicx}
      \usepackage{pifont}

      \usepackage{lscape}
      %\usepackage{textcomp}\usepackage{mathrsfs}
      \usepackage[misc]{ifsym}
      \usepackage{pict2e}

      \usepackage{asymptote}
      \newcommand\ghline{{\arrayrulecolor{trenta}\hline}\arrayrulecolor{nero}}
      \newcolumntype{B}{!{\color{trenta}\vline}}
      \usepackage{multirow}

      \usepackage{subfigure}
      \renewcommand{\thesubfigure}{\sf\scriptsize (\alph{subfigure})}

      \usepackage[symbol]{footmisc}
      \DefineFNsymbols{mio}[text]{* {\P} {\S} {$\diamondsuit$} {$\scriptstyle\triangle$} {\#} {$\bullet$} {$\parallel$} {$\perp$} {$\star$}}
      \setfnsymbol{mio}
      \usepackage{perpage}

      \begin{document}
      \chapter{Prova}

      $\parallel$ qui lo fa vedere bene, nella nota invece…gli da' fastidio…

      nota\footnote{}

      nota\footnote{}

      nota\footnote{}

      nota\footnote{}

      nota\footnote{}

      nota che non vedo\footnote{}

      nota\footnote{}

      nota\footnote{}

      nota\footnote{}

      \end{document}`

      Ti ho toleto tutti i pacchetti chiamti due volte e quelli che non bisogna chiamare se si usa la matematica di XeLaTeX.

      Poi ho cambiato i font: ho provato con il Times New Roman, perché il Times semplice non ce l’ho; ma manca del glifo corrispondente a \parallel, quindi viene un quadratino al suo posto; Ho prvato con il Linux Libertine che assomiglia molto al Times, e il segno di \parallel viene, perché LLibertine ce l’ha, ma è bruttissimo; in definitiva che tu usi il Time o il Libertine, ci vuole la tua definizione dei simboli, a cui ho aggiunto solo \scriptstyle prima di \triangle perché il triangolo normale è troppo grande.

      Il motivo per il quale non ti viene il segno giusto nelle note mentre ti viene nel testo è che negli esponenti delle note il segno è rappresentato mediante un simbolo testuale, che pdfLATeX preleva dal text companion font e la sua definzione fa riferimento specifico alla codifica delTS1 del text companion font. Questo non deve essere caricato con i font Open Type, quindi…

      Direi che footmisc da una parte e \@fnsymbol di LaTeX dall’altra non vanno d’accordo con i font OpenType, e forse è il caso di mandare un messaggio al gruppo di lavoro perché ripari questo bug.

      in risposta a: footnote con simbolo “scomparso” #87908
      OldClaudio
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        Allora ci vuole un esempio minimo compilabile completo di preambolo.

        in risposta a: Capitolo 0 #87894
        OldClaudio
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          Certo che funziona, ma non sarebbe stato più semplice usare la classe article, magari con l’opzione titlepage?

          in risposta a: fontspec fatal error #87916
          OldClaudio
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            fontspec si può usare solo con xelatex e lualatex perché serve per specificare le proprietà dei font opentype; pdfltex non gestisce direttamente i font opentype.

            Dopo aver cancellato quelle due righe, cancella anche i file ausiliari .aux, .log, .toc, eccetera, e ricompila.

            in risposta a: footnote con simbolo “scomparso” #87906
            OldClaudio
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              Il Times New Roman è un font open type tutt’altro che completo; contiene in pratica solo l’alfabeto latino esteso e pochissimi simboli analfabetici.
              La definizione della lista di simboli per le nota relativ i font tipici e/o adattati al sistema TeX prelevano quel segno dai simbli matematici. Con Xelatex la matematica è gestita in modo diverso da (pdf)LaTeX. Se vuoi provare ad usare dei font open type matematici che si accordino bene con i Time definisci il font matematico XITS (presente con ogni installazione del sistema TeX). Non ti garantisco niente, ma tentare non nuoce.

              in risposta a: Capitolo 0 #87891
              OldClaudio
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                No, le testatine sono simili a quelle di book; tra book e report ci sono poche differenze:
                1) la title page è di defautl in book e con report va espressamente richiesta
                2) book prevede \frontmatter, \mainmatter e \backmatter; in report queste macro di “supersezionamento” non sono definite.
                3) oneside è predefinito per report e twoside è predefinito per book; questo può far sembrare le testatine diverse, ma dipende dal fatto che un report è oneside, verosimilmente per essere fascicolato in modo elementare o con i fogli inseriti in un raccoglitore ad anelli; un book verosimilmente viene stampato fronte retro, e possibilmente viene brossurato o rilegato. Usando le debite opzioni si può comporre un report quasi cme un bool o viceversa, ma quel “quasi” sta ad indicare che non si possono produrre documenti identici usano l’una o l’altra classe.

                Forse ci sono altre differenze, ma se ci sono, sono piccolissime e riconoscibili solo da un occhio esperto. Una di queste è che la specificazione del corpo normale fra le opzioni (10pt, 11pt o 12pt) produce effetti diversi nelle due classi; i parametri stitlistici, compresa la gabbia di stampa predefinta, per book sono ricavate da bk10.clo, bk11.clo o bk12.clo, mentre report condivide le impostazioni metriche con article e prende le definizioni dai file di classe size10.clo, size11.clo oppure size12.clo.

                Vedete quindi che le differenze ci sono ma non sono sostanzialmente tutte quelle che avete ipotizzato.

                Claudio

                PS: come al solito, anche se la lettura non è particolarmente divertente, si possono ottenere informazioni maggiori leggendo direttamente il file report.cls e book.cls. La guida tematica sulle classi aiuta a intepretare il contenuto di questi file; anzi la classe book è abbondantemente commentata nella guida tematica.

                in risposta a: [Risolto] Reinstallazione di texlive 2013 su Ubuntu 12.04 #87855
                OldClaudio
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                  Sì, hai torvato texmf.cfg sotto a web2c/; l’altro, destinato agli utanti per le erosnalizzazioni si trova appena sotto 2013/ allo stesso livello di texmf-distr/ e di altri alberi del sistema TeX.

                  Peccato che isi Vim; per chi è abituato è un editor fantastico perché tutto sommato permetterebe di non usare il mouse. Ma è un po’ masochistico usare un programma potentissimo per gestire file testuali, ma tutt’altro che LaTeX friendly. Per esempio sei più o meno obbligato ad usare il terminale per lanciare la compilazione, specialmente se vuoi usare delle opzioni sualla linea di comando; e se le tue linee di comando sono sempre le stesse o ti fiai un file bash, o devi ripetere sempre le stesse cose a mano; invece negli shell editor LaTeX friendly puoi specificare le opzioni nella linea di comando che l’editor tesso spedisce al sistema operativo, restando sospeso, ma aprendo una shell; poi se la compilazione va bene, chiude la shell, e ne apre un’altra con il visualizzatore del file composto; se poi si tratta di un o shel editor moderno, ha i file sorgente, ancora aperto, e il file pdf appena aperto in in’altra finestra sincronizzate con un click di mouse; passi da una finestra al punto corrispondente dell’altra finestra o viceversa, così le correzioni sono semplicissime da fare, anche se il documento è suddiviso in un master file e diversi file inclusi.
                  Senza contare che gli shell editor moderni interpretano le righe magiche e si autoconfigurano da soli per quel che riguarda il motore di composizione,, la codifica dei file sorgente, la dipendenza da un masterfile, l’eventuale dizionario ortografico da usare per il controllo dell’ortografia, e da poco anche il motore di gestione della bibliografia. Fra questi editor c’è anche l’onnipotente emacs configurato mediante il plugin auctex che lo rende super potente con la gestione dei documenti TeX. A molti utenti di Linux piace molto.

                  Per carità continua pure ad usare Vim; ma quando prenderai la mano su un editor moderno e potente, ti domanderai perché hai usato Vim per tanto tempo. 🙂

                  in risposta a: [Risolto] Reinstallazione di texlive 2013 su Ubuntu 12.04 #87853
                  OldClaudio
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                    Be’ mi pare che tu abbia frainteso:`tlmgr conf texmf shell_escape 0`serve per disabilitare la fuunzionalità dello shell escape, come si legge nella pagina 4 del documento tlmgr che si legge con texdoc tlmgr. Non ho riletto tutta la documentazione, ma il file texmf.cnf che viene modificato tramite quel comando viene usato durante la compilazione dei formati, non in tempo reale ogni volta che usi pdflatex.

                    cerca il file /usr/local/texlive/2013/texmf-distr/web2c/texmf.cnf e vedi come è configurata la funzionalità shell escape (cerca la stringa shell_escape) la variabile configurata potrebbe valere f (false) p (partial) t (true); chiaramente con false la funzionalità è disabilitata; con t è abilitata per qualsiasi programma, e p è abilitata in modo protetto.

                    Perciò deduco che se proprio si volessero seguire le indicazioni che ti trovano in …/texlive/2013/texmf.cnf, si potrebbe aggiungere caso mai una riga per attivare la configurazione protetta`
                    shell_escape = p`e poi ricreare i file di formato`sudo fmtutils -all` se prorpio fossse necessario.

                    Quindi prima di attivare questi metodi “rudi”, contrlala che cosa contiene il file snella cartella web2c indicata sopra, poi controlal che cosa contiene il file texmf.config locale. se il tprimo è quello standard con il valore p e il seocndo non dice niente a proposito dello shell escape, aloora i tuoi programmi possono attivare la funzionalità ‘write18 e se non lo fanno quando sono attivati dal comando build o dallo specifico comando dell’editor, allora vuol dire che è l’editor mal comfigurato; Forse l’hai scritto, ma non ricordo; se fosse Texmaker, non saprei cosa dirti perché io uso TeXstudio (talvolta) ma devi andare sotto Preferences (oppure Options) e selzionare nel menù a sinisstra l’icona “Commands”; nella finestra di dialogo che si pare seleziona pdflatex e poi clicca sul segno di chiave inglese alla destra sulla stessa riga: nella finestra che si apre c’è scritto il comando che vien inviato al sistema operativo per eseguire pdflatex. Da me cè scritto solo lo stesso comando che si da dal terminale, quindi da me agisce come se dessi il comando da terminale. Ma io ho installata la versione 2.6.2; con versioni precedenti le cose potrebbero essere diverse. Lo sono senz’altro con Texmaker, ma il procedimento è simile.

                    Con TeXworks, installato o installabile ance su Ubuntu, la selezione di Preferneze porta ad un dialogo con una sezione intestata Typesetting, nella finestra infferiore sono elencati tutti i programmi attivabili: se ne selezioni uno, per esempio pdflatex, e po sceglia destra il bootone edit, puoi scrivere espressamente la stringa che l’editor invia al sistema operativo quando l’utente gli chiede di eseguire la compilazione del file (unico o principale) del documento da comporre: da ma la stringa di default contiene gli argomenti $synctexoption (per consentire la sincronia del file sorgente e del file pdf composto) e $fullname che richiede il nome del file da comporre completo. In passato mettevo in prima posizione l’opzione enable write10 (secondo quando descritto nella documentazione di TeXworks, ma ora uso questa indicazione di shell escape non protetto solo da terminale. La versione protetta di default mi serve nel 99% dei documenti che compongo.

                    in risposta a: lettere accentate in italiano #87872
                    OldClaudio
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                      Quello che ti ha scritto chuck bass è corretto, ma bisogna anche essere sicuri che i file sorgente siano composti e salvati su disco con un editor che usi la codifica utf8.

                      Altrimenti cerca di capire quale codifica ha usato il tuo editor per comporre e salvare i file (latin1, applemac, …) e specifica questa opzione al pacchetto inputenc; gli accenti appariranno per incanto.

                      Può essere una lettura noiosa, ma ti suggerisco di capire bene quello che c’è scritto nella gusida tematica sulle codifiche, da scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito. Queslla guida spiega anche come cambiare codifica e come usare le righe magiche, utili sempre, e maggiormente utili, utilissime, con gli editor che le sanno interpretare.

                      in risposta a: Dubbio appendice #87864
                      OldClaudio
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                        Il pacchetto tocloft dovrebbe fare al caso tuo.

                        in risposta a: problema \include in documento di grandi dimensioni #87868
                        OldClaudio
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                          Questo problem è già stato sollevato altre volte; credo che basti configurare Texmaker in modo da aggiungere automaticamente l’estensione ai nuovi file che si aprono e si vogliono compilare. Windows ha il vizietto di nascondere l’estensione al punto di non metterla nemmeno. Affida il riconoscimento del tipo di file all’icona che compare sul desktop o nelle finestre di Risorse del Computer. Mi ci sono arrabbiato da quando sono passato da DOS a Windows quasi 20 anni fa e la prima cosa che faccio è quella di configurare il programma di visualizzazione del contenuto die dischi, che inizialmente si chiamava explorer, e ora nella finestra di Start è indicato con “Computer” o “Risorse del computer”. è una pessima idea nascondere l’estesione, ed è una pessima idea di creare file col nome senza estensione.

                          Magari gli autori dell’Arte aggiungerano un paragrafo su questo punto, ma a me non è mai successo usando invece TeXstudio (fratello di Texmaker) su nessuna delle tre piattaforme Mac, Linux o Windows che uso; è anche vero che ho già incontrato i miei problemai da parecchi anni a creare file senza estensione, quindi per me è una cosa automatica verificare sempre l’estensione.

                          in risposta a: Dubbio appendice #87862
                          OldClaudio
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                            Se ci dici come piacciono al prof forse possimo darti una mano, ma senza indicazione di come le vorrebbe lui è difficiel indovinare.

                            in risposta a: problema \include in documento di grandi dimensioni #87866
                            OldClaudio
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                              Probabilmente stai cercando di compilare il singolo cpaitol senza importalo con \include (non \import).
                              Allora l’arte è chiarissima su come vanno composti, i meglio, scomposti i file di grandi dimensioni. La Guida GuIT è ancora più esplicita. Diepnde da una preferenza personale, ma il scompongo sempre i miei libri con diversi capitolo mettendo nel preambolo la lista dei file da includere (\includeonly{…}). Lorenzo e Tommaso, gli autori dell’arte, ritengono che sia preferibile usare \input e non sfruttare la fuzionalità di \includeonly; quindi entrambi parliamo della suddivisione dei documenti di grandi dimensioni in file parziali, ma mentre io sono laconico sull’uso di \input, loso sono laconici sull\uso di \include e \includeonly.

                              L’importante con entrambi i metodi è che ogni capitolo cominci ocn \chapter, ovviamrnte senza dichiarazione di classe e senza preambolo, e finisca solo con \endinput; poi ogni capitolo viene compilato da solo compilando il file principale, configurato in modo che includa o importi solo il file del capitolo da comporre.

                              Rileggi bene la guida, quella delle due che preferisci

                              in risposta a: Come scrivere una e-mail a un/a professore/ssa #87755
                              OldClaudio
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                                repez” post=87324Grazie mille per i consigli tutti molto preziosi! Allora magari ci siamo capiti male: quando ho riportato l’esempio di lettera corretta ho barrato anche la firma e anche le diciture in cui riportavo il nome del dipartimento e della facoltà sia nella firma sia nella prima riga della lettera e visto che non sono stato corretto ho creduto di aver fatto bene! Ho un’altra domanda: per non riscrivere ad ogni lettera “sono Pinco Pallino uno studente di…” non è più comodo (e forse più elegante) riportare il tutto nella firma dell’email quella sotto “–” (contando che il nome lo si vede già nell’indirizzo email e nella firma all’email ovvero quella del tipo: “Saluti […],\newline Pinco Pallino”, appena prima di “–“)? O forse è più scomodo per il professore andare ad a guardare la firma per conoscere dipartimento e facoltà dello studente?

                                Allora puntualizziamo; non esageriamo con le informazioni superflue e inutili. Per esempio il nome del corso degli studi e quello dell’istituzione che vi soprassiede (dipartimento, collegio, scuola,…) sono pleonastici, visto che il nome del corso di studi afferisce ad una sola di queste istituzioni.

                                Dopi i saluti ci vuole la “firme”, cioè nome e cognome del mittente/studente: questo è essenziale. Il numero di matricola non serve sempre, speso è superfluo; dipende dall’argomento della lettera.
                                Poi se si è allievi del prof destinatario della lettera, basta citare il nome del corso, magari con l’aggiunta di “frequentato nell’anno accademico xxxx/yy”, nel caso che lo sia frequentato in anni precedenti all’ultimo in cui il docente l’ha insegnato. Se invece non si è stati allievi del professore in questione, basta il nome del corso di laurea. Infine in nesusna lettera(quale quella dell’esempio che hai allegato quella volta, ma era solo un esempio) si scrive una lettera al professore per chiedergli l’orario dei suoi corsi; sicuramente il prof appartiene a un dipartimento che dispone di una segreteria. Quindi si scrive o si telefona a quella segreteria per questo genere di informazioni. Se neanche la segreteria è informata dei corsi dei docenti afferenti, vuol dire che l’ateneo o il singolo dipartimento sono molto disorganizzati. Succede. Mia figlia, iscrittasi alla facoltà di lettere (allora esistevano ancora le facoltà) andò nella sede della facoltà (condivisa con altre) per cercare gli orari dei corsi: non li trovò, non trovò la segreteria; non trovò nessuno; senza sapere con chi stesse parlando li domandò alla prima persona che incontrò nei corridoi; era una docente della facoltà di magistero (allora esisteva ancora) dove scoprì che le lingue straniere erano insegnate in lingua, e non in italiano e trovò subito la bacheca con gli orari; usci dall’università quello stesso giorno essendo già passata nella segreteria centrale per cambiare facoltà. Purtroppo queste cose non si possono fare quando si è alla fine del corso degli studi, ma…

                                Ecco, quello che volevo sottolineare è che il rispetto consiste anche nel non scrivere lettere che manchino di rispetto al docente, nel senso di trattarlo, per esempio, come il segretario di se stesso.

                                Ciao
                                Claudio

                                in risposta a: Come scrivere una e-mail a un/a professore/ssa #87753
                                OldClaudio
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                                  Be’ @repez, ho cercato di rispondere puntalmente ai vati punti che hai elencato, ma in quei punti non c’era scritto se bisognasse firmarsi. Mi pareva ovvio che non ci fosse quella domanda, perché è ovvio che bisogna firmarsi; bisogna farsi riconoscere. Certo!. Non come in quegli SMS dove per capire chi l’ha mandato bisogna fare sforzi di fantasia, quando non si è regisrato il numero cel cellulare insieme al nome del legittimo proprietario; A quanti SMS non ho mai irsposto per mancanza di identificazione del mittente.

                                  Qui sul forum è diverso: c’è la possibilità di mettere la forma automatica insieme ad una frase più o meno “witty”, e con l’accompagnamento di un avatar di buon o cattivo gusto. Il forum è molto più informale e ci si da anche tutti del tu; siamo della stessa confraternita, quella del GuIT, quindi non abbiamo bisogno di firmare esplicitamante. visti tutti gli altri segni di riconoscimento.

                                  Ma in una lettera scritta a mano o inviata per posta elettronica è doveroso firmarsi, ma è anche doveroso “mantenere le distanze” nel senso rispettoso del termine; questo vale anche per i docenti verso gli allievi, naturalmente, per esempio evitando di dare loro del tu: non per altezzosità, ma per rispetto; e il rispetto deve trasparire da ogni parola nella missiva, (missive nei due versi, naturalmente) che non consiste in parole e formule stereotipate ma nel vero rispetto della comunicazione. Detesto le missive commerciale Spett. Prof. e via di questo passo: Si fa persino fatica a trovare sul vocabolario la parola “spettabile” che oggi si usa solo nella formula stereotipata di apertura delle lettere commerciali o burocratiche.

                                  Il rispetto si manifesta anche nello scrivere bene, specialmente a un prof, ma in generale a tutti, rispettando l’ortografia, usando il congiuntivo quando ci vuole, rispettando la consecutio temporum quando serve per farsi capire senza incertezze, ma soprattutto usandola correttamente; evitando i neologismi inutili; evitando acronimi o sigle che non siano universalmente conosciuti; evitando la stenografia da SMS; questa è sgradita anche qui sul forum figuriamoci in una lettera a un prof. 😉

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 6,781 al 6,795 (di 11,287 totali)

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