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Marco, se ne è parlato molto circa un anno fa quando il problema era quelo di inserire nell’arte esempi e documentazione per l’uso di pgfplots.Il problema è che nessun programma deve usare tutta la memoria disponibile; o meglio, bisogna definire che cosa è disponibile. Per i calcolatori di una volta, assolutamente NON multitasking, si riuscivano a fare cose meravigliose con hard disc piccolisimi rispetto a quelli disponibili oggi e con pochi mega di RAM. Ma il sistema operativo, mella sua semplicità eseguiva solo un programma alla volta, oltre a se stesso, come interfaccia da e verso le periferiche.
Oggi i caolcaltori sono multitasking, quindi anche se hai 4GiB di RAM e 8GiB sull’hard diskdi memoria SWAP, questo può non essere sufficiente e rallentare le centinai di processi in esecuzione in ogni istante. Quindi ogni programma che si rispetti non deve richiedere memoria al sistema operativo fioo al punto in cui si arrestano gli altri processi, compreso il sistema operativo stesso, per mancanza di RAM.
Quindi i programmi tex, pdftex,xetex,luatex,aleph, eccetera, devono essere concepiti in modo tale da stare ben lontani da quei limiti; se guardi la statistica alla fine del file log, ci sono scritte le ampiezza di memoria dedicate dall programma eseguibile per eseguire le varie funzioni che deve svolgere; si tratta quasi sempre di milioni di parole di 4 byte; quindi aree di memoria piuttosto vaste, anche se sono lontane dia miliardi di Byte della RAM e dei tebibyte dei dischi. ma garantiscono la velocità di esecuzione e in paratica anche l’assenza di swapping per gestire la RAM e la memoria virtuale.
Allora, durante la discussione si pgfplots fu detto anche come allargare la memoria per i programmi di TeX Live; non mi ricordo se fu detto anche per MiKTeX, ma si parlava solo di raddoppi di memoria, non di ampliamenti vertiginosi.
Diamine, allora perché TikZ per fare un disegno occupa tanta memoria? perché non la libera appena ha finito? Perché tiene in memoria moltissimi dati per fare un diagramma, e non li usa finché non ce li ha tutti a disposizione; ma quando ce li ha a disposizione esegue il disegno, ma non lo scarica dalla memoria, bensì lo mette nella coda degli oggetti flottanti; solo quando la routine di output dell’interprete spedisce fuori (tecnicamente Knuth ha usato il verbo to ship out) una pagina composta contenete anche il disegno, solo allora la memoria si scarica, almeno di quello che è stato spedito fuori.
Questo è quello che ho capito io, che non sono un ingegnere informatico, ma uso il calcolatore, programmando anche in linguaggio macchina, da una cinquantina d’anni (cinquanta anni fa programmare in linguaggio macchina era una cosa “normale”; oggi non lo faccio più); ma anche se oggi sono cose poco comuni, quell’apprendistato ha insegnato molto a noi della vecchia guardia; non pretendo di capire tutto quello che fa il calcolatore dietro le quinte, ma credo di averne una idea abbastanza ben approssimata.
Se qualche ing. informatico vuole correggermi e spiegare meglio a tutti noi frequentatori del forum tutta la faccenda, io sono il primo ad essere contento.
::teomat” post=85876Buongiorno,
ritorno ancora su di una vecchia questione, vale a dire la segnazione nell’indice dei nomi differenziata sesi tratta di nomi presenti in nota
Tempo fa Enrico aveva suggerito una magia, ma sembra avere alucni problemi:`
% !TEX encoding = UTF-8
% !TEX program = xelatex\begin{filecontents*}{bibliografia.bib}
@BOOK{bembo:donnini,
title = {Le rime},
publisher = {Salerno},
year = {2008},
editor = {Donnini, Andrea},
author = {Bembo, Pietro},
location = {Roma},
owner = {matteo},
timestamp = {2012.03.14},
volumes = {2}
}
\end{filecontents*}{bibliografia.bib}\documentclass{book}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{fontspec}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage{italian}
\usepackage{eledmac}\usepackage{imakeidx}
\makeindex[title=Indice dei nomi]
\usepackage{letltxmacro}
\makeatletter
\LetLtxMacro\orig@@index\index
\let\orig@@index\index
\newcommand\nindex[1]{\orig@@index{#1|innota}}
\newcommand\innota[1]{#1\textit{n}}
\usepackage{etoolbox}
\AtBeginDocument{
\pretocmd\@footnotetext{\let\index\nindex}{}{}
}
\makeatother\usepackage[backend=biber,style=philosophy-verbose,scauthors=true, latinemph=true, publocformat=locpubyear, inbeforejournal=true,annotation=true, volumeformat=romansc,origfields=edorig,origfieldsformat=parens,commacit=true,indexing,hyperref,backref]{biblatex}
\usepackage[babel,italian=guillemets]{csquotes}
\addbibresource{bibliografia.bib}\begin{document}
\beginnumbering
\pstart
Paragrafo di prova per vedere se funziona anche con eledmac Paragrafo di prova per vedere se funziona anche con eledmac Paragrafo di prova per vedere se funziona anche con eledmac
Paragrafo di prova per vedere se funziona anche con eledmac
Paragrafo di \edtext{prova}{\Afootnote{Nota eledmac}} per vedere se funziona anche con eledmac
Paragrafo di prova per vedere se funziona anche con eledmac
Paragrafo di prova per vedere se funziona anche con eledmac
Paragrafo di prova per vedere se funziona anche con eledmac
Paragrafo di prova per vedere se funziona anche con eledmac
\pend
\endnumberingProva\footcite{bembo:donnini}
%\newpage
%Prova\footcite{bembo:donnini}
%Prova\footnote{\index{Tizio, Caio}}
%Prova\footnote{\nindex{Sempronio, Caio}}\printbibliography
\printindex
\end{document}
`Se si compila il codice così com’è (con i quattro commenti) va tutto bene o quasi: il risultato è
Bembo, Pietro, 1n, 3 Donnini, Andrea, 3
(Di quasi perché ci si aspetterebbe l’indicazione `Donnini, Andrea, 1n, 3′; ma non è questo il maggior problema)Se si tolgono i primi due commenti, il risultato è:
Bembo, Pietro, 1, 2n, 3
mentre dovrebbe essere `1n, 2n, 3′Ma se si tolgono anche il terzo e il quarto commento, risulta che la `n’ viene segnalata sempre, anche per i riferimenti presenti nella bibliografia finale;
detto altrimenti: alla prima occorrenza di un comando \index o \nindex in nota, tutti i riferimenti sono presentati come `xn’.Grazie in anticipo per i suggerimenti.
A presto,
Matteo
@teomat,
se leggi il forum, e lo leggi perché i tuoi ultimi messaggio sono di pochi giorni fa, dovresti avere letto il messaggio di @maieul (Maïeul Roquette, il curatore di eledmac) che ti ha chiesto di inviargli un messaggio sul suo github:could you post a “issue” on github.com/maieul/ledmac/issues. I think it’s a feature which is need in eledmac.
Puoi scrivergli in francese, in inglese e in italiano; egli vuole realizzare le tue esigenze nel pacchetto eledmac; certo è scortese non rispondere, specialmente se sei un utente di eledmac, come si vede benissimo che lo sei.
Scusa la tiratina d’orecchie, se non te la senti o non hai capito il messaggio, scrivigli lo stesso; lui vedrà il tuo indirizzo di posta elettronica in chiaro e ti contatterà direttamente.
Ciao
Claudio
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Dopo aver usato il comando \mylopoff{…} hai dimenticato al parentesi graffa chiusa.Se definissi i nuovo comandi con \newcommand* invece che con \newcommand, il programma si sarebbe fermato alla fine del primo capoverso dopo quel comando e avresti trovato subito l’errore.
Che differenza c’è fra uasare e non usare l’asterisco? Con l’asterisco gli argomenti non possono contenere esplicitamente un comando di fine capoverso come una riga vuota o il comando \par (comando dell’inteprete per terminare un capoverso); senza l’asterisco gli argomenti non sono limitati ad un solo capoverso, quindi l’interprete (il vero motore di composizione) va avanti a leggere il file fino a quando trova la graffa chiusa. Se non la trova si produce un errore fatale e quel messaggio che hai ricevuto.
28 Giugno 2013 alle 19:55 in risposta a: Spaziatura prima/dopo i due punti all’interno di formule #87251::
La tua frase`$\forall\epsilon>0,\exists\delta>o:\forall{}x,|x-x_0|<\delta\Rightarrow|f(x)-f(x_0)|<\epsilon$` non vuol dire quanto espresso a parole cosi?Per ogni epsilon maggiore di zero esiste un delta maggiore di zero tale che per ogni x, la differenza assoluta fra x e x_0 minore di delta implica che la differenza assoluta fra f(x) e f(x_0) è minore di epsilon
Se questo è il significato a parole, la formula che hai scritto va bene così, perché quel due punti rappresentano il connettore logico che in italiano rendi con “tale che”.
Se poi Enrico, che è matematico, dice che i due punti andrebbero messi anche in altre posizioni o che non andrebbero messi affatto, fidati di lui, che la sa molto più lunga di me.
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Puoi sempre seguire quanto indicato nela Guda GuIT nel capitolo dove si descrive al formazione delle pagine; si possono mettere i comandi per tracciare e per non tracciare le pagine con meno righe (almeno una, e poi si può leggere nel file .log che cosa ha fatto per comporre quella pagina; lettura poco piacevole, ma ogni riga del tracciato mostra larghezza, altezza e profondità della pagina, quanto manca alal fine e, specialmente alla fine mostra le bruttezze (i costi) che is hanno a terminare la pagina lì, piuttosto che là.Non è detto che scopri il motivo di quel comportamento, ma onestamente a me è successo solo per evitare orfane e vedove (le vedove in particolare sono fastidiose e sono quelle che maggiormente provocano quel tipo di problema).
\alla fine di un capoverso di una di quelle pagine con meno righe puoi provare a mettere un comando \enlargethispage*{,spazio>}; in condizioni normali lo spazio dovrebbe essere espresso come multiplo intero (piccolo, 1 o 2) dell’avanzamento di riga \baselineskip; ma nel tuo caso potrebbe bastare di meno.
Per modificare globalmente le penalità per le righe orfane e le righe vedove, io mi sentirei più tranquillo a mettere le definizioni di Enrico all’inizio del documento, piuttosto che nel preambolo, perché l’opzione italian di babel fa cose strane (colpa mia) con le penalità per le orfane o le vedove.
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Puoi sempre seguire quanto indicato nela Guda GuIT nel cpaitolo dove si descrive al formazione delle pagine; si possono mettere i comandi per tracciare e per non tracciare le pagine con meno righe (almeno una, e poi si può leggere nel file .log che cosa ha fatto epr comporre quella pagina; lettura poco piacevole, ma ogni riga del tracciato mostra larghezza, altezza e profondità della pagina, quanto manca alal fine e, specialmente alla fine mostra le breuttezze (i costi) che is hanno a terminare la pagina lì, piuttosto che là.Non è detto che scopri il motivo di quel comportamento, ma onestamente a me è successo solo per evitare orfane e vedove (le vedove in particolare sono fastidiose e sono quelle che maggiormente provocano quel tipo di problmea).
\alla fine di un capoverso di una di quelle pagine con meno righe puoi provare a mettere un comando \enlargethispage*{,spazio>}; in condizioni normali lo spazio dovrebbe essere espresso come multiplo intero (piccolo, 1 o 2) dell’avanzamento di riga \baselineskip; ma nel tuo caso potrebbe bastare di meno.
Per modificare globalmente le penalità per le righe orfane e le righe vedove, io mi sentirei più tranquillo a mettere le definizioni di Enrico all’inzio del documento, piuttosto che nel preambolo, perché l’opzione italian di babel fa cose strane (colpa mia) con le penalità per le orfane o le vedove.
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Più che leggere guide devi capire che cosa fa ogni pacchetto; la strada più semplice è quella di aprere un terminale, o prompt dei comandi come si chiama sulle macchine Windows, e scriverci dento il comando texdoce poi premere il tasto invio; nel tuo caso potresci scriversi texdoc showkeys e sullo schermo ti apparirebbe subito la documentazione del pacchetto. Talvolta non funziona, ma è raro.
Esistono poi altre cose: hyperref, per esempio, deve modificare i comandi che creano gli oggettti a cui si vorrebbero collegare i collegamanti ipertestuali; fra questi ci sono le intestazioni di capitoli, paragrafi, sottoparagrafi, didascalie, eccetera. Quindi devi caricarlo dopo aver caricato i pacchetti che modificano queste cose, altrimenti, invertendo l’ordine di caricamante, rischi di disfare quello che hyperref ha fatto.
Ecco perché devi seguire il consiglio del mio omonimo cfiandra: devi caricare nell’ordine giusto solo i pacchetti che ti servono davvero; come si fa a sapere qual è l’orine giusto? bisogna leggerne la documentazione per scoprire che cosa fa ogni pacchetto; talvolta non basta nemmeno questo, e bisogna procedere sperimentando diversi ordini di caricamento, ma di solito funziona.
Mai prendere per buono chi ti dà delle cose già fatte e NON DOCUMENTATE, dove ciò si spiega perché si è caricato ogni pacchetto e perché lo si è caricato in quella posizione. Conoscendo la documentazione puoi anche esercitare il tuo spirito critico per essere sicuro che la documentazione di chi ha preparato il file sia corretta o non contenga errori; nessuno è infallibile, quindi gli errori li commettiamo tutti (come questo anacoluto…)
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La soluzione che hai trovato non è una soluzione; è una toppa che puoi metterti nel tuo file, ma non è una soluzione da proprre agli altri frequentatori del forum. È una toppa, perché è assurdo che usando font migliori di quelli di default, ma ugualmente gestiti dal gruppo di lavori del TUD, si produca un errore che va rattoppato evitando di usare i font migliori. Non ti pare?Come sarebbe che “le pagine dispari diventano di colore più sbiadito”?
Siccome a me non viene con l’esempio minimo compilabile che hai allegato nel tuo messaggio, vuol dire che il tuo esempio anche con più pagine di testo, non replica il tuo problema; nelle pagine pari la testaine contien le informazioni relative al capitolo; le pagine di destra le informaizoni relative al paragrafo in vigure all’inizio della pagina. dunque se una pagina si e una pagina no il grigio si propaga a tutta la pagina io controllerei bene come hai impsotato le testatine. Ma siccome non ci dici come le hai impostate,ma ci dici solo come hia impostato il titolo del capitolo, ma quello non è necessariamente quello che va nella testatine, è evidente che non possiamo replicare il problema, e quindi non possiamo dirti dov’è l’errore, perché di errore si tratta.
Ricorda che il comando \chapter accetta due comandi, uno facoltativo e uno obbligatorio; se quello facoltativo non viene specificate, l’argomento facoltativo viene preso uguale a quello obbligatorio. il testo facoltativo va nell’indice e nelle testatine; dunque, se non specifichi l’argmento facoltativo, nella testatina ci va proprio quello che hai indicato come obbligatorio. Se questo testo contiene qualche comando fragile, in questi passaggi “si rompe”, quindi quello che succede nelle testatine diventa imprevedibile.
Ecco perché sarebbe importante aver eun esempio minimo compilabile che replichi il tuo problema, afifnché tu lo possa curare in modo efficace, non con un rattoppo come quello che hai adottato.
27 Giugno 2013 alle 13:10 in risposta a: Spaziatura prima/dopo i due punti all’interno di formule #87248::
I due punti sono classificati come operatore dalle impostazioni dei codici matematico dei vari segni, quindi hanno uno spazio pria e uno spazio dopo; \vedi file fontmath.ltx in …/tex/latex/base/Invece \coon non è un segno del cuore di LaTeXl; onestamente non so dove sia definito, eppure in un angolo della memoria so che può essere definto come segno di interpunzione, ma non so dove. basterebbe comunque \scrivere in un qualunque file da compilare con LaTeX la riga`\show\colon` lanciare latex (o pdflatex) e poi andare a vedere che cosa significa la macro \colon. Magari è solo un mathcode e quindi è di difficile interpretazione, ma almeno si sa che non è undefined.
Dove l’ahi usato tu ha un significato logico di “tale che” o qualcosa di simile, quindi gli spazi prima e dopo ci vogliono proprio.
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Io non riesco a vedere differenze di colore.Invece il fatto che la barretta verticale diventi orizzontale è dovuta al fatto che la vecchia codifica OT1 e la nuova codifica OT1 sono idverse; la codifica OT1 non contiene il carattere |, mentre la codifica T1 ce l’ha.
Quando si scrive in italiano, o meglio, in qualunque lingua, non bisognerebbe mai usare la vecchia codfica OT1, che purtroppo è ancora quella di default.
Va bene e risparmia byte nei file composti, solo per l’inglese ma, come mostra il tuo esempio (per il quale non è specificata nessuna lingua, quindi vale la lingua di default, l’inglese) non va bene nemmeno per l’inglese.
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Enrico, ho il sospetto che per la piena funzionalità di checkengine ci vorrebbe ancora qualcos’altro; è vero che i motoi di composizione più usati sono pdftex, xetex e luatex, ma i formati più usati non sono solo LaTeX e Plain; dall’attività del forum direi che dovrebbe essere usato abbastanza anche context; questo nella versione mkii funziona con il motore pdftex e nella versione mkiv funziona con luatex.Quindi per vedere se uno sta lavorando con pdflatex, non basta controllare il motore pdftex, ma anche il formato latex; e coì via per gli altri “programmi” di composizione (programma = engine & format, secondo le convenzioni del sistema TeX).
Certo, ora checkengine fa meglio di ifthen più o meno le stesse cose e qualcuna in più; ma secondo me quello che manca a entrambi è il fatto di poter controllare anche il formato; con le espressioni logiche di L3, dovrebbe essere più semplice usare in modo corretto l’operatore && per verificare l’abbinata di un engine e di un format.
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