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Guida tematica: Font e Tipografia, §3.3.2Non ti assicuro che quello che ho scritto in quel paragrafo sia efficiente ed efficace, ma dovrebbe essere la strada per procedere al fine di usare i font otf con pdflatex. Nota che ogni font otf contiene spesso migliaia di glifi con le loro metriche, le informazioni di kerning eccetera, tutte codificate all’interno di un unico file. Io uso FontForge da una decina di anni; probabilmente non ho imparato bene ad usarlo; tuttavia non mi azzarderei ad usare FontForge per separare una collezioni di non più di 256 glifi in un nuovo font da salvare in formato Type 1, salvando anche le metriche adobe (afm) e le metriche TeX (tfm).
Una interfaccia grafica come fontforge serve molto per disegnare font, ma per fare cose come estrarre un Type 1 da un OpenType bsiogna usare il programma da linea di comando o megli con una procedura bash per essere sicuri di chiamare il programma con tutte el infinite opzioni necessarie.
Bene, tutto questo sembra essere fattibile con autoinst, ma anche questo programma non è facile da usare e bisogna leggere le istruzioni con un’attenzione estrema er non scordare il benché minimo dettaglio; ma se si fa tutto per bene il programma fa tutto quel che occorre, spezzando il font dato in font Type 1 reali, nel creare i font virtuali, i font metrici, i file di mappa, nello spostare i vari file in cartelel opportune almen sull’albero personale (o lavorando da terminale e con le prerogative di amministratore anche sugli alberi del sistema TeX, cosa che sconsigliamo sempre, se si vuole fare qualcosa accessibile da tutti gli utenti della macchina e che resti anche con gli aggiornamenti del sistema, bisogna preferire l’albero locale /texmf-local, rispetto a quello personale ~/texmf o ~/Library/texmf); poi bisogna aggiornare i file name data base coinvolti e bisogna aggiornare le mappe di siystema con le prerogative di amministratore.
̀e un lavoro da certosino; Io di file Type 1 ne ho creati diversi, ne ho scaricati degli altri, e li ho instalalti con esito positivo con mezzi molto più semplici. ma con gli OpenType non mi sono mai cimentato.
Prendi quindi con le molle quello che ti ho detto; quello di cui sono certo è che forse FontForge può fare parte del lavoro, ma è certamante più difficile da fare rispetto ad usare uno script/programma creato apposta per questo scopo, il tuo scopo.
::vero in teoria: in pratica quando compilo mi dice che vuole l’opzione della lingua, quindi mi sono arresa e ce l’ho messa
(sotto linux questo non mi accadeva… stupidi apple!!!)Il mio file funziona benissimo su un apple, anzi due, un iMac e un MacBookPro, con MacTeX installato e tenuto sempre aggiornato.
Invece la mancanza della definizione di Lemma, ora superata, forse poteva essere la causa dei tuoi problemi. Se nonostante i miei consigli e quellli di Claudio @cfiandra, non riesci a uscire dal problema c’è sotto qualcosa di più serio. Un sospetto mi viene dal fatto che ti chieda di specificare una lingua; non è necessario e il fatto che compili bene sui miei Mac lo conferma; il fatto che continui a darti un problema sull’undicesima equazione può essere dovuto a tanti fatti, compreso il fatto che hyperef non è caricato per ultimo. Hyperref ridefinisce tutti i comandi che producono dei riferimenti incrociati direttamente o indirettamente, quindi deve essere assolutamente caricato solo dopo aver caricato gli altri pacchetti che possono definire o ridefinire comandi che implicano riferimenti incrociati.
PS: i vecchi comandi che non ti hanno mai dato problemi cambiano tutte e 4 le caratteristiche dei font Codifica, Famiglia, Serie, Forma; sono cotituiti da due dichiarazioni: \normalfont che ripristina le quattro specifiche a OT1, cmr, m, n poi esegue il comando che imposta la caratterisica richiesta, nel caso di \bf esegue \fontseries{bx}\seelctfont. Invece nel nuovo LaTeX2e ogni comando di codifica, famiglia serie forma cambia SOLO la caratteristica specificata lasciando le altre intatte. Detto in altri termini, se stai usando il font senza grazie inclinato di serie media e specifichi \bf, ottieni il font con grazie diritto di serie nera estesa., mentre se usi \bfseries usi il font senza grazie inclinato di serie nera estesa. Ammetterai che si tratta di cose diverse!
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No, Orlando, è che i punti di vista sono diversi; io concordo con il tuo parere, ma non posso negare che anche gli altri che sono intervenuti hanno portato argomenti solidi in favore dei template. Io sono perplessisimo; Vedo come molti utenti usino male i template di Lorenzo tesiclassica e tesi moderna; non aprliamo di come usino male i miei template di toptesi, che non saranno ben fatti come quelli di Lorenzo, ma sono commentati adeguatamente per vedere che cosa cambia da una impostazione all’altra. Gli itenti che usano toptesi, ovviamante, non legono nemmeno la documentazione; come non leggono la documentazione di frontespizio, che secondo me è di una chiarezza esemplare. Comicio a pensare davvero che la mia lunga esperienza mi è di ostacolo per dare consigli ai novizi, perché dò per scontate tante cose che per loro sono incomprensibili, mentre per me sono più che ovvie.Quindi ci sono, in questo caso più aspetti da tenere in considerazione; uno è quello che hai segnalto tu, ma ce ne sono diversi altri, per cui la moneta non ha solo due facce, ma è diventata un poliedro con moltissime facce: uni icosaedro piramidato con 60 facce costituite da triangoli equilateri? 😯
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Per quel che ti posso dire NON devi assolutamente usare i comandi \bf e gli altri vecchi comandi del vecchio LaTeX209, perché fanno cose diverse, ammesso che siano ancora definiti, rispetto alle dichiarazioni e ai comandi di LaTeX2e, che è quello che stai usando Nel file che segue ho lasciato le dichiarazioni, ma in genrale sarebbe meglio usare i comandi, quindi non [tt]{\bfseries testo}[/tt], ma [tt]\textbf{testo}[/tt].
Il codice seguente non chiama più i pacchetti inutili, sia quello rimosso dalla distribuzione sia quello chiamato dsfont, altro vecchiume, perché i font doublestroke sono già disponibili con i pacchetti amsmath e amssymb.Babel con la lingua ingles non ha bisogno di essrre chiamanto, perché la lingua inglese è quella di default. Più importate di tutto, invece, è mettere hyperref per ultimo, sena nessuna opzionel hyperref sa dove trovare da solo il driver di cui ha bisogno a seocnda del motore di composizione che usa.
Ecco dunque il mio codice che funziona senza errori di nessun genere:`
\documentclass[11pt]{article}\usepackage{amsmath,amssymb,amsthm}
\usepackage{mathrsfs}
\usepackage{caption}
\usepackage{tensor}\usepackage[pdftex]{hyperref}
\begin{document}
\title{\bfseries
Abstracr Theorem
}\author
{\bfseries Authors \\[2mm]
\small Rimane in vigore fino alla fine del gruppo.
Affiliation\\
E-mail: }\date{}
\maketitle
\begin{abstract}
ABSTRACT
\end{abstract}\tableofcontents
\section{Introduction}
\label{sec.intro}blablabla sezione uno tutto occhei
\section{Analysis on Lie groups}
\label{sec.liegroups}tutto OK fino all'undicesima equazione che non gli piace se la numero (se la metto tra due dollari non dice niente)
\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\begin{equation}
\mathbb{A}= \mathbb{B} \ne \mathbb{N}
\end{equation}\end{document}
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Figurati se il mio animo si è riscaldato 😉 Alla mia età non mi riscaldo più.
Sono stato un principiante anch’io una trentina di ani fa 🙂 So benissimo come ci si sente.
La differenza rispetto ad oggi è che allora non esisteva nessuna documentazione, eccetto il manuale di Leslie Lamport (papà di LaTeX), che, essendo pubblicato negli USA, non era disponibile in libreria e bisognava ordinarlo per riceverlo magari dopo due mesi e bisognava pagare quasi a peso d’oro(il cambio con il dollaro, il cambio librario, e via di balzello in balzello). Oggi esiste un’ottima documentazione gratuita, esiste questo Gruppo ed esiste questo forum; esiste una comunità di utenti, alcuni dei quali ne sanno una più del diavolo (io non sono fra questi ultimi, anche se in trent’anni ho accumulato una grande esperienza).Allora LaTeX era “nudo”; non c’erano pacchetti di estensione, e se qualcuno ne aveva scritti, nessun altro sapeva dove e come procurarseli. Il primo lavoro che ho fatto è stato quello di modificare l’aspetto delle testatine; ci misi una settimana; oggi bastano pochi secondi con il pacchetto fancyhdr 😮
Vedrai: dopo aver letto quella guida avrai prima di tutto le idee più chiare e poi saprai muoversi più disinvoltamante con problemi di composizione più complessi; ne sarai compensato dalla bellezza dei risultati.
20 Marzo 2013 alle 22:00 in risposta a: Inserire immagine nel o accanto al titolo di un capitolo #83944::
Te l’ho detto; l’ho buttata giù di getto e non l’ho collaudata; ora che l’ho collaudata ho corretto un paio di errori di battitura (ma le graffe c’erano tutte, e funziona correttamente:`\documentclass{book}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{graphicx}\newcommand*\specialchapter[2]{% Il primo argomento è il titolo, il secondo la bandierina
\chapter[#1]{\makebox[0pt][l]{\makebox[\textwidth][r]{\includegraphics[width=1cm]{#2}}}#1}
}\begin{document}
\specialchapter{Titolo}{logopolito}
\end{document}`
Ovvimante al posto di logopolito che scrivi il nome del file che contiene la bandierina giusta.
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Riccardo, se con Word usi il Times e per la matematica credi di usare ancora il Times, probabilmente ti sbagli; io non uso Word ad un certo livello, meno che mai per scrivere qualunque cosa che assomigli alla matematica, quindi non sono sicuro di quello che sto per dirti; tuttavia gli ultimi Word usano un equation editor che non può usare i font Symbol che sembrano adatti a sposarsi con Times New Roman, ma vengono usati i font Cambria, che sono font OpenType specialmente costruiti per comporre la matematica. Word è talmente “trasparente” per quel che rigurada i font che da un lato ti permette di scegliere quello che vuoi dal menù dei font, facendo degli accostamentti di font che gridano vendetta, dall’altro non ti dice la verità quando usa i font, specialmente quelli matematici.Permettimi di insistere: Quello che ti ha detto Enrico consigliandoti i newtxfont, cioè i New Times eXtended per il testo, e i newtxmath , cioè i New Times Extended matematici per la matematica è un’accostamanto che va certamante bene, anche se soffre dello svantaggio di non avere i font con i corpi ottici.
Entrambi i pacchetti impostano le tre famiglie testuali (font con grazie, font senza grazie, font typewriter) e le numerosoe famiglie di font matematici (operatori, corsivo matematico, simboli, grandi operatori e delimitatori, prima serie di simboli della America Mathmatical Society, seconda famiglia di simboli della AMS, lettere greche non inclinate, e altri simboli per un totale di una decina di famiglie matematiche. Tu non devi preoccuparti d’altro, se non di leggere la documentazione del bundle newtxfonts con il comando da terminale texdoc newtxfonts.
D’atro canto ti ho consigliato di leggere oltre alla guidaGuIT, che hai citato, ma il mio nome rappresenta quello del curatore, non quello dell’autore, anche se molte perti di quel testo le ho scritte io; non ne hai letto abbastanza; non ti fermare al passo che hai citato; leggi tutta la prte descrititva sui caratteri e la parte relativa alla scelta del corpo. Comunque oltre a quella guida che hai citato e che si può scaricare liberamente dalla sezione Documentazione di questo sito, ti ho segnalato anche la guida tematica sui font: il titolo esatto è: Font e Tipografia; il file che si scarica cliccando su quel titolo è Guida Font. Credo che la lettura di questa breve guida si più utile del capitolo sui Caratteri della Guida GuI.
::pole91″ post=83270Scusate il ritardo di risposta ero a lezione. Comunque rettifico cancellando alcuni file creati con la compilazione e ricompilando l’indice funziona portandosi dietro altri problemi però 🙁 innanzitutto non viene più scritto Indice in italiano bensì Contents, nell’intestazione dell’Introduzione non viene scritto Introduzione ma Contents, come se a tutti gli effetti non leggesse il comando section in quel caso.
Ti è già stato mostrato uno schema generale di impostazione del tuo documento. Seguila.
Non puoi pensare di usare come sezionamento dopo l’indice una \section senza mai avere usato un \chapter prima: la \section è una divisione del \chapter, dunque non puoi dividere qualcosa che non c’è. (Tradotto in italiano: il paragrafo e una sezione del capitolo — non confondere paragrafo con paragraph)
Il comando \chapter reimposta anche le sue testatine; questo è un altro motivo per usare un qualunque comando \chapter prima dellla \section; meglio ancora se la \section si chiama Introduzione, perché il \chapter non ha come titolo Introduzione?
Perché non leggi l’Arte di scrivere con LaTeX, in modo da poter usare con cognizione di causa i sezionamenti ad alto livello come \frontmatter, \mainmatter e \backmatter? Perché non scopri la differenza fra i comandi \chapter inseriti nella sezione di alto livello \frontmatter e quello che succede scrivendo invece dei comandi \chapter* ?
Sono tutte cose importanti; ma principalmente sono tutte cose spiegate nell’Arte di scrivere con LaTeX. Non leggerla, specialmente, quando uno è principiante, specialmente i primi 4 o 5 capitoli, vuol dire non capire quanto tempo potresti risparmiare, invece di dover aspettare le risposte ai tuoi problemi sul forum e, se insisti troppo a chiedere cose che sono già documentate, e perciò vedere svanire il flusso di aiuto che via via ricevi. Ricordati che il forum è animato da volontari, e che nessuno si diverte a risponderti “leggi la documentazione Tale e Tale”, visto che la lettura di quella documentazione è un prerequisito prima di rivolgersi al forum.
Non te la prendere se sono severo; siamo stati tutti principianti e tutti abbiamo scoperto che lavorare con LaTeX non è la stessa cosa che lavorare con Word o Writer. Questi word processor sono più semplici e intuitivi; LaTeX non è né semplice né intuitivo; ma spendendoci il tempo necessario per impararlo, e continuare ad impararlo, e continuare a leggere la documentazione, si ottengono risultati incomparabili. Quindi le mie parole vorrebbero essere un incoraggiamento, non una tirata di orecchie. Ci mancherebbe altro!
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Se poi dai un’occhiata alla sezione Documentazione, sotto sezione Guide tematiche (in questo stesso sito) trovi una guida tematica sui font; non ti insegna certo a scegliere coppie di font che stanno bene assieme, ma ti insegna come funziona tutto il marchingegno. Poi se ci sono delle cose spiegate male o non spiegate affatto, fammelo spare che rimetto volentieri el mani su questa guida.Ti aggiungo un parere personale: i font matematici sono delicatissimi da sceglier perché una famiglia matematica deve riferirsi ai tre font da usare nel corpo normale delle formule, negli apici e pedici di primo livello e nei pedici e apici di secondo livello. Inoltre per impostazione predefinita Latex usa quattro famiglie (al massimo ne può usare 16 [numerate da 0 a 15]); le quattro famiglie normali sono quella per gi nomi degli operatori scritti in una versione speciale del tondo, quella per le variabili matematiche, scritta in uno speciale corsivo diverso dal corsivo del testo; quela per i simboli e gli operatori simbolici di dimensioni confrontabili con quelle del testo; quella per i grandi operatori e i grandi delimitatori estensibili in altezza e profondità e per i “segni diacritici” matematici estensibili orizzontalmente. Se carichi il pacchetto amssymb (che a sua volta carica amsfonts) vegono caircate altr edu e famigli di simboli e operatori binari e di relazione in aggiunta a quelli della terza famiglia.; siamo arrivati a 6 famiglie; sembra che sia difficile arrivare a 16, ma ci si arriva, te lo assicuro, e allora sono guai.
Tutto ciò premesso è meglio scegliere i font matematici già costruiti apposta per andare bene con i font di testo; Se ti piacciono i font Times, allora i due pacchetti newtxtext e newtxmath sono i pacchetti che ti ha suggerito Enrico e mettono assieme i font Times e i font con grazie e i font matematici evitando i difietti che si presentano con i “normali” font del pacchetto txfonts. Leggi la documentazione usando da terminale il comando texdoc newtxfonts e scoprirai il perché.
Io non mi spingerei a usare font diversi da quelli di default: si possono ottenere buoni risultati con matematica semplice, ma non con matematica complessa.; io di solito non lo faccio e continuo a pensare che la collezione Latin Modern sia la più adatta a comporre armoniosamente testo e matematica con una particolarità che manca virtualmente alla totalità degli altri font disponibili con il sistema TeX: I CORPI OTTICI.
I copri ottici non sono semplici ingrandimenti o rimpicciolimenti dei font disponibili in corpo normale, ma sono font disegnati apposta per essere composti in quel corpo; se Guardi il capitolo Caratteri nella Guida GuIT, o nella guida tematica sui font che ti dicevo prima, vedi chiaramente che diverso effetto si ottiene componendo con apici e pedici di primo livello disponendo di corpi ottici rispetto ad usa e font in corpo unico; non credo di avere messo né da una parte né dall’altra un confronto fra una formula contenente anche apici e pedici di secondo livello composte con i copri ottici e con i copri unici. Estrapolando quanto detto sugli apici di primo livello, si può dedurre facilmente che gli apici di secondo livello diventano illeggibili e spezzati in diversi segnini non raccordati fra di loro (se i font mancano di adeguati hint; vedi la guida tematica sui font).
Ora non è vero in assoluto che i font Latin Moderne siano gli unici dotati di corpi ottici; ci sono anche i computer modern i cm-super, gli European Modern (solo bitmapped, ma sostituiti dai cm-super se li si vuole vettoriali); ma tutti se non sono zuppa sono pan bagnato. Di font Type 1 o Opentype, ne conosco pochissimi altri, veramante pochissimi e non li ho mai usati, perché sono tutti font di testo.
La situazione non è così disperata come potrebbe sembrare da questo lungo discoros; ma se ti metti per questa strada devi conoscere benisismo le parti tecniche e le parti estetiche, poi devi decidere da solo quelli che ti piacciono e quelli che fanno a pugni secondo il tuo giudizio, non seocndo il nostro.
20 Marzo 2013 alle 17:05 in risposta a: Inserire immagine nel o accanto al titolo di un capitolo #83942::
Che ne diresti di mettere la bandierina allineata fuori del margine destro?, sarebbe in posizione fissa e indipendente dal fatto che il numero del capitolo sia di una o due cifre; oppure la vuoi dentro il margine, ma a file del margine? Latex ti offre tanti giochetti da fare con le scatole, per esempio:`
\newcommand*\specialchapter[2]{% Il primo argomento è il titolo, il secondo la bandierina
\chapter[#1]{\makebox[0pt][l]{\makebox[\textwidth][r]{\includegraphics[width=1cm]{#2}}}#1}
}
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Secondo te con uquelle due makebox dove mette la bandierina?PS: ho scritto il codice di getto, e non l’ho collaudato; potrebbe mancare qualche graffa…:sad:
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Quando il titolo della sezione cade all’inizio della pagina la testatina potrebbe sembrare ridondante; ma se la testatina serve a qualcosa, cioè serve per trovare rapidamente un argomento quando si sfoglia un libro, allora la mancanza della testatina rompe una omogeneità di composizione. Quindi è meglio una informazione ridondante che una interruzione dell’omogeneità compositiva.
Per l’inizio del capitolo è diverso; qualla pagina è senza testatina, ma il titolo è talmente grande che richiama su di sé l’attenzione anche se manca la testatina; se poi il verso della pagina precedente è vuoto, manca della testatina, quindi non c’è nemmeno disomogeneità nella coppia di pagine; infatti bisogna tenere d’occhio lo “spread” che non la singola pagina (lo “spread” in inglese denota la coppia di pagine affacciate quando di apre un libro in un punto qualunque).
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A me non risulta che il file scaricabile da quel link, Astro_Dizionario_Sorgenti_.zip non contenga le classi che ho indicato.Visto che quel grosso file di 16MiB contiene un largo “sample” di composizione di una parte del Dizionario di Astronomi, e che il file ,zip contiene tutti i file necessari per ricompilarlo, esso, per forza di cose, contiene alche la classe e i file accessori, compresa una buona dose di bellissime immagini a definizione abbastanza alta.
L’unica cosa che è parzialmente falsa in quel che ho detto è che la classe si chiama dictionary.cls, e non dictionarySCR.cls, poiché questa è una vecchia versione. Questa affermazione è vera nel senso che è vecchia rispetto a quella su cui sto lavornado da ottobre scorso, è falsa nel senso che è l’unica resa disponibile ai frequentatori del forum, che non possono sapre che non è così vecchia da doveressere buttata via. Me ne scuso.
dictionarySCR.cls contiene tutto quello che ti serve vedere per vedere se riesci a implementare una variante che vada bene per le tue necessità. Il documento dictionarySCR.pdf ne costituisce la documentazione.
Claudio
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Non susciti l’ilarità di nessuno. La domanda è semplice” Perché mai?”Perché vuoi fare una cosa che nessuno fa e che in 5 secoli di tipografia non si è mai fatta? Ci sarà ben un motovo per il quale le testatine vengono composte secondo una regola precisa; dunque “Perché mai?” è una semplice domanda per avere una spiegazzione al tuo desiderio di fare qualcosa che non si è mai fatto.
Non è proprio il caso di prendersela per una domanda innocente come questa.
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