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Benvenuta/o @raffa sul forum.La prima cosa da fare è buttare via TeXnicCenter. Lo so che usi Adobe Reader (non Acrobat Reader; Acrobat è il nome di un altro programma della Adobe) e che TeeXcnicCenter ha difficoltà a dialogare con AReader. Il file PDF va chiuso a mano (dovrebbe funzionare Ctrl + W che chiude il file ma non chiude AReader) e dopo rilanciare una compilazione con l’apposito bottone di TeXnicCenter.
Ma il problema è che stai usando strumenti del neolitico (informatico) Ci sono altri editor per LaTeX, uno dei quali è già installato a bordo del tuo PC, anche se non lo sai: si tratta di TeXworks; dovresti cercare il file texworks.exe sul tuo PC Windows, crearne una scorciatoia per la Scrivania o per la barra di lancio. Quando lo usi ti sembra un po’ poco dotato, ma è uno dei migliori editor per LaTeX, di tale semplicità che è adatto anche ai novizi.
Se hai già preso le (brutte) abitudini di tante barre superiori e laterali piene di icone da cliccare, allora scarica dalla rete l’editor gratuito e multipiattaforma TeXstudio. È ottimo; è pieno di icone per gli amanti delle icone, ma soprattutto è dotato (come anche TeXworks) di un visualizzatore PDF interno che ti permette anche una cosa che AReader non ti consente, cioè di cliccare sulla finestra del file .tex in un punto e il cursore si sposta nella finestra del PDF più o meno nello punto corrispondente o almeno evidenzia la riga o le righe che corrispondono al testo che hai cliccato; ovviamente funziona anche a rovescio da PDF a .tex; ti renderai conto di cosa hai perso in comodità fino ad oggi avendo usato quel “rudere neolitico” di TeXnicCenter. 🙂 😉
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Sì quella classe serve per moltissimi scopi; la presentazione che hai visto accompagna l’articolo pubblicato su ArsTeXnica #14, inviato a tutti i soci del GuIT e che sarà disponibile per il download fra circa un anno.
Però nella presentazione c’è l’indirizzo da cui scaricare la classe e vedere che cosa viene fuori.
Nell’articolo c’è scritto che quella classe è già servita anche per scrivere un dizionario di termini marinareschi e un altro sullo shintoismo. Quindi come vedi l’utilizzazione è varia.Il problema di un dizionario bilingue non è nel fatto che il dizionario possa essere scritto in diverse lingue, ma che LaTeX non gestisce ancora la limba sarda nemmeno nella varietà di Mamoiada. Per un dizionario, forse non è tanto la questione di scrivere in “mamoiadese” i titoli dei capitoli o i titolini correnti di tabelle e figure o simili altre parole “infisse”. Il problema è che il papà della tua ragazza vorrebbe fare un dizionario bilingue. Quindi mezzo dizionario avrà i lemmi in sardo e le spiegazioni in italiano e l’altra metà i lemmi in italiano e le spiegazioni i sardo.
I lemmi in sardo saranno singole parole, quindi non credo che si ponga il problema della divisione in sillabe, ma le spiegazioni in sardo possono durare diverse righe, quindi potrebbe porsi il problema della cesura in fin di riga. Poi ci sono le locuzioni sia nella parte sarda sia in quella italiana; anche queste potrebbero cadere in fin di riga e hanno bisogno della cesura. Mettere le cesure a mano non è impossibile ma sicuramente LaTeX potrebbe metterle in automatico se qualcuno avesse predisposto le regole di sillabazione per il sardo di Mamoiada scritte nel linguaggio di LaTeX. Ora, per quel che mi risulta, io credo di essere uno dei pochi, per non dire l’unico capace di scrivere queste regole (ne ho già scritte per una quindicina di lingue, alcune delle auli mi sono totalmente sconosciute ma per la quali ho avuto la possibilità di mettere le mani su documentazione valida) ma disgraziatamente non conosco il sardo come limba sarda “ufficiale”, meno che mai la varietà di Mamoiada.
Non mi dispiacerebbe farlo (scrivere le regole della sillabazione sarda e specificatamente mamoiadese) ma avrei bisogno di un riferimento bibliografico ad una grammatica della limba sarda che contenesse anche informazioni sulle varietà provinciali (visto che il logudorese è assai diverso da campidanese, dal gallurese, dal nuorese, eccetera) sperando che il mamoiadese rientri senza grosse variazioni in una di queste varietà.
Quindi io sono dispostissimo a fare questo lavoretto per te, ma dovresti aiutarmi un poco; innanzi tutto con un riferimento bibliografico; poi verificando liste di parole sillabate per controllare errori che nelle prime versioni saranno certamente frequenti. Dato l’ammontare del materiale che dovremmo scambiarci, non credo che il forum sia il tramite giusto anche perché l’argomento è molto specifico e settoriale, e credo che non interesserebbe la maggior parte dei frequentatori il forum.
Trovi il mio indirizzo di paosta elettronica sia nelle guide tematiche (qui sopra nella documentazione) sia in diversi pacchetti che si trovano su CTAN (e quindi ance nelle distribuzioni complete di TeX Live e di MiKTeX) che lascio a te scoprire…:wink:
7 Gennaio 2013 alle 13:12 in risposta a: [biblatex-philosophy] Localizzazioni con Xelatex/Polyglossia #81895::
Hai letto la pagina 56 della documentazione di biblatex? Vi si fa riferimento a babel ma le chiavi other oppure other* dovrebbero essere definiti anche con polyglossia.A me pare di ricordare che biblatex abbia qualche problemino con la codifica utf8 obbligatoria con XeLaTeX. Tuttavia polyglossia afferma di essere parzialmente compatibile con certi comandi di babel. tuto sta a convincere biblatex ad usare questi comandi compatibili anche usando polyglossia invece di babel.
Se sicuro di voler usare la lingua latina per i riferimenti in latino? la cosa rispetto all’italiano potrebbe dare luogo a qualche rara sillabazione diversa, ma per il resto mo domando chi avrebbe localizzato i vari comandi di biblatex per il latino. Sai che non sono un umanista, ma troverei almeno strano che i riferimenti ad opere latine siano citate in latino, quando quei testi sicuramente sono stai pubblicati in edizioni critiche in secoli molto più recenti. Tanto per fare un esempio, se dovessi citare gli Elementi di Euclide, citerei sicuramente l’edizione critica di cui dispongo (pubblicata qualche anno fa in italiano) e non citerei gli elementi in greco o in arabo (visto che i codici che ci sono pervenuti ci sono arrivati tramite gli arabi) 🙁 😉
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Non confondere texmaker con pdflatx; è quest’ultimo che ti dà il messaggio di Overful hbox, non è texmaker.Per cambiare i margini di una sola pagina lo si può fare con la classe memoir, forse anche con le classi della collezione Koma-Script. Ma se non stai usando una di queste classi, il problema lo devi risolvere in altro modo.
Ce ne sono diversi spiegati nella Guida GuIT (§6.6.1 per le tabelle e §7.2.1) Quanto detto per le tabelle vale anche per le figure.
Se gli oggetti da inserire sono diversi bisogna metterli prima dentro una minipage, peoi la minipage può venire scalta tutta intera con \resizebox per portarla alla giustezza \texwidth; oppure si mette la minpage dentro una \makebox larga esattamnte \textwidth.
Per usare la minipage e la \makebox trovi tutte le informazioni che occorrono nella guida tematica LaTeX Reference Manual commentato; per \resizebox ti basta aprire la guida di graphics lanciando da terminale il comando texdoc grfguide.
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Io ho capito che volevi il “ferro di cavallo” sopra il rettangolo.Per concatenare i path devi fare come nell’ultimo disegno di settore con l’interno verde che c’è nell’esempio del mauale di TikZ a pagina 31, prima dlel’inizio del §2.14. In pratica connetti scrivendo i percorsi parziali con — o (nell’esempio non c’è} con .. Il §2.13 è tutto dedicato a queste cose.
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@steffffy, è vero che è il tuo secondo messaggio al forum, ma se ne hai letto qualcosa prima di cominciare a scrivere, avrai certamente notato che raccomandiamo sempre a tutti di leggere la documentazione a cominciare dall’Arte di scrivere con LaTeX.Per quel che riguarda il tuo problemino, non esagerare dicendo che non riuscivi a trovarne la soluzione da nessuna parte; non l’hai trovata perché non l’hai cercata sulla documentazione affidabile che tutti qui si sforzano di indicare a coloro che si avvicinano per la prima volta a LaTeX.
Ora che hai già un po’ di esperienza imparati a memoria (ehm, sto esagerando) l’Arte; in realtà non serve imparare l’Arte a memoria, basta sfogliare il testo cercando di osservare le cose di cui tratta; poi dopo diventerà più facile documentarsi a colpo sicuro, senza perdere tempo e sapendo dove andare a cercare.
Visto che usi LaTeX, leggiti (nello stesso modo dell’Arte) la guida tematica LaTeX Reference Manual commentato, qui sopra fra le guide tematiche; non occorre saperlo a memoria, ma torna utile sapere dove andare a cercare la sintassi giusta di un comando, o anche quel diavolo di comando che non ci si ricorda più come si chiamava.
Sai, io uso LaTeX da circa trent’anni; io ho sempre la documentazione acanto perché non riesco a ricordarmi tutto e ho sviluppato metodi efficientissimi per cercare a colpo sicuro quello che mi serve; tutti partono dal presupposto di avere già sfogliato il documento. per esempio: sai che puoi cercare una parola o una breve frase anche con i visualizzatori dei file in formato PDF? Comodissimo; ma devi saper cercare sul documento giusto; è lì che serve avere sfogliato i documenti per sapere che cosa contengono.
Buon lavoro e buona Epifania 😉 🙂
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Guarda che quel modo di rappresentare la bibliografia, con un tratto lungo che sostituisce lo stesso autore o gruppo di autori, è il modo normale di comporre l’elenco bibliografico.
Ora tu vorresti che comparisse lo stesso elenco di autori e non ci fosse il tratto lungo; ma questo è contrario alla migliore tradizione tipografica. Se si può fare, lo scopri leggendo la documentazione di biblatex e dei suoi stili. Io non ci perderei tempo a cercare una cosa del genenre, visto che non è tipograficamente la cosa migliore da fare. In ogni caso dai da terminale il comando texdoc biblatex e vedi se c’è una impostazione che fa al caso tuo.
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Li concetto è che non si comincia mai un paragrafo (section, subsection, ecc.) con una espressione matematica; ci vuole sempre prima qualche riga di testo. Questo come regola generale. Poi che qui gather debbano stare ognuno in una sua subsubsection mi pare poco probabile; riorganizzando il tutto in un’unica subsection, mettendo delle frasi di commento a ciascun gather la cosa verrebbe comunque meglio.Ciò non toglie che un gruppo di equazioni indivisibili (se manca il \allowdisplay break) formano un blocco fisso, non mobile, quindi la composizione verrà sicuramente male se non si ha la fortuna che ogni blocco capiti a metà pagina; Aggiungere del testo aiuta, ma ovviamente dipende da quante righe occupa per dar modo al programma di trovaree luoghi migliori per dividere le pagine.
È un discorso simile a quello dei vari partecipanti al forum che vogliono che la figura capiti proprio lì e LaTeX non la sposti alla pagina successiva: d’accorso, in quel caso si tratta di oggetti mobili, ma se un oggetto grande lì non ci sta, va nella pagina successiva, oppure vengono allargati enormemente gli spazi bianchi fra i capoversi e prima dei sezionamenti per mantenere fisso l’oggetto nel flusso del testo.
Nel tuo caso \allowdisplaybreak può aiutare, purché nella pagina successiva non vada una sola equazione; l’aggiunta di un po’ di testo può aiutare, specialmente se nella pagina successiva va l’intero gruppo di equazioni, ma se anche il gruppo viene diviso, se si riesce ad evitare che nella pagina nuova vada solo un’equazione.
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Nel file texmf-local/web2c/updmap.cfg ho messo quest’unica rigaMap local.map
Non ci sarebbe nemmeno bisogno di fare una cosa del genere, ma è il residuo di una updmap.cfg che conteneva anche alte mappe;
La mappa local.map elenca i font miei personali; si trova nell’albero texmf-local/fonts/map/ e contiene (qualche riga):
`NebioloGreek NebioloGreek -
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