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Per prima cosa controlla che …/texmf-var/fonts/map/pdftex/updmap/pdftex.map contenga il nome del tuo file. Se manca all’ora l’errore è nelle mappae che hai o non hai incluso, nella lista dei font dei due file .map che hai abilitato.Se invece c’è, allora vuol dire che pdflatex non riesce a leggerlo; detto in altri termini il file è avariato.
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Mah, l’inizio del file log di updmap-sys fatto andare da tlmgr all’ultimo aggiornamento di qualche giorno fa è:
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updmap (TeX Live, multi) version $Id: updmap.pl 27264 2012-07-31 05:10:29Z preining $
Thu Dec 27 18:24:03 2012Using the following config files:
/usr/local/texlive/texmf-local/web2c/updmap.cfg
/usr/local/texlive/2012/texmf/web2c/updmap.cfg
/usr/local/texlive/2012/texmf-dist/web2c/updmap.cfg
`
e né io né tlmgr ha fatto andare generate updmap.I miei font postscript personali sono elencati tutti e la loro mappa è contenuta in /texmf-local/updmap.cfg.
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Sono d’accordo con Antonio al 100%; ma ti faccio notare chquanto ha scritto:Tutto dipende da qual è il tuo reale obiettivo. Se si tratta di sostituire al markup di LaTeX un altro markup più “semplice”, secondo me non ci siamo. Se i tuoi collaboratori sono disturbati da un \emph{·} o da un \begin{·}, troveranno noioso qualsiasi altro markup. Se invece lascerai loro tralasciare tutto il markup, per poi aggiungercelo tu, ti sobbarcherai del lavoro che in fondo è difficile automatizzare.
Se dunque i tuoi collaboratori o tu stesso siete infastiditi dal mark-up di LaTeX non vedo altra via che usare un editor diverso per lavorare il file sorgente.
All’inzio di questo filone avevo nominato LyX. Premetto che come utente di TeX e LaTeX da quasi trent’anni, io non sono più infastidito dal mark-up e non mi accorgo nemmeno che ci sia. Premetto quindi che se ho LyX installato sul mio portatile, ce l’ho solo per cercare di risolvere (quando ci riesco, ma non ci riesco quasi mai) i problemi che vengono esposti qui sul forum. Tuttavia per il modo di lavorare tuo oppure dei tuoi collaboratori dove il mark-up dovrebbe essere nascosto o da mettere con opportuni comandi mediante scripting dell’editor o con lavorazioni fuori linea, ritengo che LyX potrebbe risolvere i tuoi problemi.
D’accordo, per me è rigido e non lo uso per la sua rigidezza. Ma per il tuo modo di lavorare ti presenta il testo in modo leggibile senza le “distrazioni” dei comandi di mark-up. quando il tuo testo è in ordine, non hai che da esportare il documento in formato LaTeX e il gioco è fatto; al massimo puoi ripulire un poco il codice LaTeX che ti ha generato LyX, ma il file .tex che LyX ti ha generato di solito è perfettamente adeguato per confezionarti un documento composto con LaTeX o pdfLaTeX con tutte le cose giuste e non come ti appariva sullo schermo; se vuoi puoi rimettere le mani sul documento .tex giusto per apportare quei tocchi di perfezione che comunque vanno sempre apportati a mano anche quando non si usa LyX.Alternativamente puoi usare il Writer di OpenOffice o di LibreOffice; esiste un plugin Writer2Latex (o Writer2Tex ? — non ricordo il nome esattamente) creato per OpenOffice e che forse funziona anche con LibreOffice; questo plugin è in grado di esportare il documento che hai elaborato con il Writer, in formato LaTeX che elaborato con pdfLaTeX ti riproduce esattamente il documento Writer, forse anche un po’ meglio. Il codice nel file .tex non è male, comunque puoi sempre rimetterci le mani come si può fare con LyX. Se lo sviluppatore di questo plugin ha mantenuto le sue promesse (cosa che non verifico da almeno un anno) il plugin dovrebbe essere in grado di mettere anche voci di menu o di creare bottoni nella barra di Writer che ti permettono di usare Writer come front-end a LaTeX; questi bottoni dovrebbero quindi consentirti di compilare in pdfLaTeX direttamente dall’interno di Writer.
Come ho scritto sopra, a me questo modo di lavorare non piace. Io ho composto documenti di ogni genere con il mark-up di latex bene in vista e non mi ha mai dato fastidio, anzi mi permette di agire subito se le bozze non mi convincono; con gli editor di oggi che hanno il visualizzatore PDF integrato e sincronizzabile con il sorgente, il giochetto è talmente semplice che proprio non sento la necessità di nascondere il mark-up. Se poi ti capita di dover editare documenti scritti in linguaggi diversi al fine di comporre un documento collettivo, ti rendi conto che il mark-up in vista diventa un vantaggio, piuttosto che lo svantaggio a cui ti riferisci.
Tu hai esemplificato le tue necessità con la possibilità di inserire \item all’inizio di una riga e \\ alla fine (che cosa serva \\ alla fine della riga me lo domando; alla fine di un item ci vuole un segno di interpunzione, non un “a capo” che è prodotto direttamente dal comando \item successivo o dalla file della lista). Ma anche se fosse, questo automatismo ti impedisce di gestire gli \item che siano più lunghi di un capoverso; in sostanza non ti serve a niente. Se ci pensi bene, automatismi di questo tipo dovrebbero essere intelligenti, dovrebbero cioè capire il significato delle parole che costituiscono il testo da elaborare, e nessuno script può fare questo genere di interpretazione, almeno che io sappia.
Non so cos’altro dirti per metterti in guardia dal consumare le tue energie per un’impresa “inutile” e dannosa. Ma mi scuserai se sono troppo insistente sul fatto di avere il mark-up sempre visibile.
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Nel tuo primo messaggio lo script conteneva`! grep -q “Map pig.map” $BASEDIR/web2c/updmap-local.cfg \
&& echo “Map pig.map” >> $BASEDIR/web2c/updmap-local.cfgmktexlsr
tlmgr generate updmap
updmap-sys`
Nel nuovo script hai cambiato le prime due righe, ma sotto hai tolto `tlmgr generate updmap` che non serve più?
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Hai ragione, ma non leggo la documentazione di TeXLive e di tlmgr ogni giorno quindi talvolta mi ocnfondo;per quel che riguarda updmap-local.cfg guarda la pagina 14 della documentazione di tlmgr; In particolare vi si dice:
(Historical note: The formerly supported updmap−local.cfg is no longer read, since updmap now supports multiple updmap.cfg files. Thus, local additions can and should be put into an updmap.cfg file in TEXMFLOCAL. The generate updmap action no longer exists.)
Nella documentazione di texlive nella pagina 39, §9.2 si parla di nuovo delle variazioni fatte in merito alla updmap.cfg e vi si dice:
The updmap script reads a per-tree updmap.cfg instead of one global config. This change should be invisible, unless you edited your updmap.cfg’s directly. The updmap –help output has more.
Questa frase non è chiarissima, ma implica che ci può essere un file updmap.cfg in ogni albero di sistema, locale o personale e lo scrpt updmap li legge tutti senza che ci sia bisogno di usare tlmgr generate. o altre simili cose.
Ne ho già parlato in un mio intervento sul forum questa estate appena uscito TeX Live 2012; io da me ho tolto tutti i file updmap-local.cfg e ad ogni aggiornamento (una volta ogni 7-10 giorni, l’aggiornamento mediante tlmgr avviene con la lettura dei vari updmap.cfg sparsi nel vari miei alberialberi e mi vengono anche emessi dei warning per gli alberi che ne sono privi.
Detto questo, se il tuo script funziona va benissimo; ti segnalvo il fatto che dal 2012 le cose sono cambiate, perché potrebbe darsi che l’anno prossimo il tuo script non funzioni più; per fortuna o purtroppo TeX Live cambia ad ogni anno e ogni anno bisogna adattarsi a delle modiche anche a livello di installazione; suppongo e spero che siano per migliorare la funzionalità e la manutenzione di TeX Live.
Questa estate passata ho chiesto al Team se non si poteva estendere quanto fatto per uodmap.cfg anche i file per la gestione delle lingue, cioè dei pattern di sillabazione; non mi hanno convinto, ma mi hanno spiegato perché non è opportuno farlo; come sai ogni anno, più o meno io aggiungo una lingua a quelle trattabili con i programmi di composizione; durante le prove che faccio per mettere a punto i pattern di sillabazione devo ricreare i formati molte volte e devo seguire la lunga procedura attraverso il marchingegno di tlmgr generate per gli elenchi delle lingue e lanciare poi fmutils per rigenerare i formati; io rispamierei un mucchio di tempo se i file *-local foseero eliminati anche per i file con gli elenchi dei pattern di sillabazione. Non si può; pazienza.
2 Gennaio 2013 alle 22:52 in risposta a: Richiesta di videotutorial per apprendere Tex e LaTex #81787::
Secondo me i video-tutorial sono troppo scarni e diventano utili se accompagnati dalla voce dell’insegnante; mettere insieme un video tipo le lezioni del consorzio Nettuno è una cosa troppo pesante per dei volontari, secondo il mio parere, che ovviamente è solo mio e chiunque altro la può pensare in modo completamente opposto. Quando le lezioni del consorzio Nettuno erano registrate nell’Ateneo dove lavoravo, ci volevano circa 30 ore uomo per un’ora di registrazione; un insegnante e almeno due tecnici in sala di registrazione e per il montaggio.Invece i manuali cartacei o da leggere a video penso che siano molto utili; naturalmente dipende dal lettore, ma ritengo che il testo L’arte di scrivere con LaTeX scaricabile da questo sito dalla sezione Documentazione, sia un ottimo inizio e se uno riesce ad imparare e ad usare tutto quello che c’è scritto, diventa un utente esperto; il linguaggio però è adatto per i “novizi” ed è scritto in un italiano di qualità invidiabile.
Comincia con quello poi se ne discuterà di nuovo.
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Per quel che mi risulta quello che vorresti fare implica modificare la routine di uscita per lo ship out. Io non ci metterei le mani sopra anche se la routine di output di plain è decisamente più semplice di quella di LaTeX.Tuttavia ci sono alcune cose in plain come le penalità da mettere prima dei punti vietati di interruzione pagina, i comandi \filbreak e \goodbreak; ne trovi le definizioni nel file plain.tex. Secondo me, benché siano usabili anche con LaTeX, non funzionano affidabilmente come previsto, ma Knuth li descrive nel TeXbook come dei comandi molto utili.
2 Gennaio 2013 alle 16:08 in risposta a: Inserimento immagine eps e creazione del PDF con Kile #81723::
Dalla mia esperienza; se pdflatex (Kile non c’entra niente) non è capace di trasformare da solo l’immagine eps in immagine pdf, vuol dire che è datato; dal fatto che usi Kile suppongo che tu sia su una piattaforma Linux, probabilmente soggetta ai vincoli Debiam; nel file log del tuo documento leggi le prime righe e dicci se è menzionato Debian e se per caso l’anno della distribuzione si precedente al 2012; nel qual caso sei davvero nelle canne e prima installi un versione vera di TeX Live, seguendo le indicazioni che si trovano sull’Arte o meglio quelle che si trovano nel testo texlive-ubuntu.pdf da scaricare dalla rete, prima vivi felice.Se non hai tempo o voglia di fare questo upgrade, trasforma a mano il file eps in pdf (mai in png o jpg, come ti ha suggerito il dr Spencer Reid, perché perderesti la natura vettoriale del tuo file); ricordati di usare anche crop per smarginare l’immagine togliendole tutto il contorno bianco fuori del bounding box effettivo.
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Il testo dice di aver usato per le due lettere sfalsate nella prima pagina i pacchetti graphicx e xcolor.Per xcolor si irferisce certamante al fatto che le due lettere sono in grigio e non in nero.
Per graphicx immagino che abbia incluso un pdf ritagliato al bounding box che contiene già le due lettere sfalsate già collocate in quela posizione reciproca.
La domanda quindi è: come si possono comporre due lettere sfalsate con i comandi di LaTeX?
Come al solito ci sono diverse risposte; per un problema così semplice io non caricherei nessun pacchetto, ma userei le potenzialità dell’ambiente picture di LaTeX; trovi la descrizione nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato, qui sopra nella sezione Documentazione.
Il concetto è che con il comando \put(
){ } si può mettere qualunque nella posizione desiderata indicata dalle . Altrimenti in modo ancor più semplice si può ricorrere al comando \raisebox (sempre descritto nella guida tematica indicata sopra) aggiungendo anche un arretramento per comporre la L parzialmente crenata con la R.
In entrambi i casi gli arretramenti e gli abbassamenti vanno determinati “sperimentalmente” a seconda delle lettere usate.
::Sam Qasbah” post=80978
Ma no. Non è una classe per pochi iniziati.
Si tratta della classe messa a punti da Claudio in collaborazione per comporre le guide tematiche.
La classe si trova in un repository su github.
La scarichi, la copi nell’albero locale.
Poi scarichi i sorgenti della guida e la compili.Qui sul forum vi siete accorti che non ho fatto il liceo classico e vi approfittate di me.
Sam, se sei andato nel repository avrai visto che guidatematica.cls non è l’unico file lì presente; mettere l’intero pacchetto guidatematica su CTAN non sarebbe, secondo me, una buona idea, perché essa è funzionale solo per il nostro gruppo GuIT; nello stesso tempo se fosse su CTAN, non potrebbe essere soggetto a modifiche o arricchimenti collaborativi.
Nello stesso tempo c’è il file guidatematica-doc.pdf (con il suo sorgente, sempre suscettibile di interventi collaborativi) che dice esattamente che cosa fare con i vari file che costituiscono il pacchetto; in altre parole non basta installare guidatematica.cls da qualche parte, perché bisogna installare anche tutti gli altri file.
Dove installarli? Il problema è sempre lo stesso che si ha con qualunque altro software legato al sistema TeX, ma non distribuito tramite TeX Live o MiKTeX; infatti non è opportuno installare i file del pacchetto guidatematica negli alberi del sistema TeX perché ad ogni aggiornamento di TeXLive all’edizione dell’anno successivo, o di MiKTeX ad un numero di versione successivo, gli alberi di sistema verrebbero riscritti e anche, eventualmente cancellati quelli preesistenti oppure resi inaccessibili da una diversa impostazione del PATH della macchina.
Restano solo due alberi possibili che non subiscono la sorte degli altri alberi di sistema: (1) l’albero locale (concetto sicuramente ben definito con TeX Live, non so se sia ben definito con MiKTeX) e l’albero personale (concetto definito sia con TeX Live sia con MiKTeX). La differenza è che i file memorizzati nell’albero locale sono accessibili a tutti gli utenti della macchina, mentre i file memorizzati nell’albero personale sono accessibili solo all’unico proprietario. All’atto pratico la maggior parte dei PC di qualunque marca e con qualunque sistema operativo sono usati da una sola persona, qundi in paratica non c’è nessuna differenza fra i due tipi di albero, ma l’effetto sarebbe drammaticamente diverso per una moltitudine di utenti.
Con TeX Live l’albero personale non è predefinito, mentre l’albero locale lo è; all’albero locale vi accede solo l’amministratore della macchina o il superuser che abbia disponibilità della password di amministratore (concetto chiaro sul Mac e su Linux; molto meno chiaro su Windows); all’albero locale vi accede solo il proprietario, ma il proprietario deve crearselo esplicitamente nella sua “HOME”; fortunatamante anche questo è un concetto ben definito con tutti i sistemi operativi; esso va creato con la radice ~/texmf sulle macchina Linux, con la radice ~/Library/texmf sul Mac, e con C:\Users\
\texmf su una versione di Windows sufficientemente recente (vedi sull’Arte le differenti Home per WinXP, WinVista, Win7, Win8). Quando si modifica il contenuto dell’albero personale non è necessario aggiornare il database dei nomi dei file con TeX Live. Con MiKTeX invece oltre a doverlo elencare fra gli alberi di MiKTeX sembra che sia necessario aggironare il database dei nomi dei file. Ora, quanto ho scritto non dovrebbe esserti indecifrabile, perché so che ti sei cimentato anche con Plain TeX e quindi hai una certa esperienza di calcolatore e di sistema TeX; ma non dipende dal fatto che tu abbia on non abbia fatto il classico; è che l’informatichese è complicato e spesso non si capiscono vicendevolmente nemmeno gli informatici, figuriamoci noi poveri mortali. Tanto per fare un esempio, io ho fatto il classico ma non capisco nemmeno la metà di quello che viene scritto in questo filone del forum in merito a git. 🙁
Ciao e Buon Anno
Claudio
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Che cosa ho scritto nel mio primo messaggio?Sono d’accodo con Lorenzo che continuare a usare la testatina di sinistra in testa ad una pagina che non contiene nient’altro, sia una cosa non tanto elegante e tipograficamente corretta. Tuttavia, tolte alcune pagine iniziali, come quella del titolo, che vanno numerato ma che NON devono avere il numero della pagina scritto da nessuna parte, la altre pagine interne vadano sempre numerate; preferisco, quindi per queste pagine di riempimento fra un capitolo e il successivo lo stile plain rispetto allo stile empty.
Il mio intervento non era contro una correzione mediante emptypage, ma nel fatto che emptypage ridefinisse \cleardoublepage senza opzioni o alternative; per cui preferivo (ri)definirmi da solo \cleardoublepage.
Non capisco questo rivangare la testatina inutile in una pagina bianca, quando fin dal principio questo filone è cominciato con una considerazione completamente negativa su questo difetto.
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In ogni caso c’è una guida tematica relative alle codifiche qui sopra nella Documentazione e vi si espongono anche alcuni metodi per cambiare codifica ai file sorgente.Fra le altre cose gli autori di quella guida tematica, entrambi utenti Mac, sono concordi sulla follia di usare la codifica applemac, ma invitano tutti gli utenti Mac da configurare i loro editor perché usino la codifica UTF-8 (utf8 per inputenc) e di non “commettere più il peccato capitale” di usare la codifica applemac.:wink:
Direi che è abbastanza chiaro, no?
Ciao e Buon Anno
Claudio
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Il fatto che sia nativo di Windows non vuol dire niente; è semplicemente una distribuzione diversa che usa i file .cab per l’installazione, invece dei file .zip o .gzip che vengono usati da TeX Live.
Io sul mio Mac ho texlive a 64 bit e, siccome la sua CPU è Intel, sarei stupito se la versione per Windows di TeX Live fosse solo nella versione a 32 bit, mentre per il Mac ci sono tutte e due.Se vuoi continuare con MiKTeX, scarica il file ISO; oppure cambia mirror: prendi quello garr di Bologna; oppure quello svizzero di Zurigo; quello di Roma2 è lento e subisce molte interruzioni dovute al fatto che non è in grado di sostenere il traffico che gli viene richiesto.
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