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14 Dicembre 2012 alle 11:32 in risposta a: problemi con il pacchetto ieeeconf e bibtex [RISOLTO] #81326::
Quindi se a qualcuno capita basta che inserisca nel testo \cite{….} di un qualunque riferimento inserito nel file .bib che viene incluso.
Non è che se citi un qualunque riferimento ti venga fuori tutta la bibliografia; ti viene composto solo quello che hai citato; se vuoi che compaia tutto quello che hai nel database bibliografico, citato o non citato, devi mettere il comando `\nocite{*}` dopo \begin{document}.
14 Dicembre 2012 alle 9:49 in risposta a: problemi con il pacchetto ieeeconf e bibtex [RISOLTO] #81323::
Ma sei sicuro di avere creato il file .bib e di averlo compilato con bibtex?Sull’Arte di scrivere con LaTeX e sulla Guida GuIT (entrambi qui sopra nella documentazione) c’è scritto come fare per ottenere la bibliografia. Il primo dice come usare lo “stile” biblatex, il secondo come ottenere una bibliografia senza biblatex ma con i pacchetti di stile bibliografico generali (non è citato espressamente lo stile abbrev.sty, ma non fa eccezione rispetto agli altri stili).
Entrambi i metodi però implicano la predisposizione del database bibliografico con estensione .bib; entrambi richiedono la compilazione del database bibliografico mediante il programma bibtex oppure biber; entrambi richiedono di procedere con una prima compilazione del tuo documento, per esempio con pdflatex, poi di eseguire la compilazione del database bibliografico con bibtex o biber, e poi sono necessarie altre due compilazioni del documento (talvolta ne sono necessarie tre).Ma il fatto che il file .bbl ti appaia vuoto implica che non hai eseguito in passi che ti ho indicato oppure che nel tuo documento non hai mai usato il comando \cite per citare i tuoi riferimenti.
::Strano, a me non succede. Ho provato e riprovato prima di levare il paragrafetto sulla correzione del file dall’ultima versione dell’Arte. Sospetto che il nostro amico non abbia una distribuzione aggiornata.
In effetti non succede nemmeno a me.
La distribuzione aggiornata si riferisce al sistema TeX Live (MacTeX) aggiornato a due o tre giorni fa. Mi risulta dalla finestra di Finder
Babel.sty del 4 agosto 2012
babel.def del 4 agosto 2012
ma aprendo i file:
babel.sty versione 3.8m del 2008/07/08
babel.def versione 3.8m del 2008/07/08Mi aspettavo che avessero date più recenti, ma sono comunque successive a quando ci siamo accorti del bug.
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Il problema dello spazio doppio è noto; l’ho già segnalato al gruppo di Babel, ma a quanto apre è restato lettera morta. Bisogna mettere due commenti di fine righea in due punti dele file babel.def, se ben ricordo, ma questo file fa parte del nucleo di LaTeX, quindi non lo si può modificare direttamente. Se cerchi altri interventi su prosodic marks trovi senz’altro il dettaglio della correzione.Provo a sottomettere di nuovo il problema al nuovo sovrintendente del sistema babel.
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Latin Modern ha molte famiglie, più di Computer Modern, diverse serie, molte forme, i corpi sono sostanizlmente gli stessi, ma sono scalabili con continuità grazie ai font description file che li accompagnano. prova a leggere la documentazione di cfr-lm con il solto texdoc da terminale: vedrai che hi solo l’imbarazzo della scelta.
Personalmente ho trovato valido usare per le didascalia il sans serif di Latin Modern, ad un corpo inferiore rispetto a quello del testo.
Per i titolini di sezioni, sottosezioni e compagnia ho provato ad usare i sans serif ma ho commesso l’errore di sceglierli di serie nera.Secondo me l’abbinamento non sta bene. Talvolta ho seguito invece le indicazioni di Bringhurst di non usare mai la serie nera e ho usato molto il maiuscoletto chiaro; a me piace, ma potrebbe non piacere ad altri. È solo una questione di gusti; esamina dei bei libri pubblicati da case editrici serie e che trattino di argomenti simili a quellli del documento che ti interessa “abbellire”. Prova ad imitarli. Non è detto che ti riesca un capolavoro, ma è certo che imparerai un mucchio di cose e affinerai il gusto. In fondo siamo tutti, più o meno, dei tipografi dilettanti; quando esprimiamo dei pareri di solito esponiamo i nostri gusti; non è detto che i nostri gusti sarebbero approvati da un tipografo professionista o da un book designer che si guadagna da vivere impostando lo stile di libri belli.
12 Dicembre 2012 alle 7:12 in risposta a: Problema visualizzatori pdf con figure adiacenti in TikZ #81277::
Dipende da come funziona il filtro antialiasing che ogni visualizzatore e ogni driver di stampa usa per attenuare la granulosità dei contorni.
Di solito lo spazietto infinitesimo che si intravede fra due oggetti adiacenti non si vede in stampa, ma, ripeto, non è una affermazione generale.
Sullo schermo il problema si presenta con maggiore frequenza.
Se allarghi ogni figura di un pixel (un pixel di schermo, non una frazione di punto tipografico) dovresti risolvere il tuo problema. Come calcolare la grandezza di questo pixel dipende dalla densità di puntini luminosi sul particolare schermo che usi; per stare dalla parte della ragione, considera una densità di 72 pixel al pollice per gli schermi di minore qualità; di fatto, quindi, un allargamento di 1pt dovrebbe metterti al sicuro con ogni stampante e con ogni schermo. Probabilmente 0.5pt va altrettanto bene, ma sei al limite. D’altra parte hai già verificato che sul tuo schermo occorrono 0.3pt per fa scomparire l’effetto del filtro antialiasing.
11 Dicembre 2012 alle 16:23 in risposta a: hyperref non crea collegamento a capitoli non numerati #81203::rospa” post=80430non capisco… dove devo andare??
comunque il pdf-a me lo genera serenamente, e il tutto funziona con i capitoli senza “*” per intenderci …
Creare un file PDF/A è un processo difficile; non pasta caricare il pacchetto pdfx con l’opzione a-1b, o con qualunque altra opzione.
Bisogna creare il file dei metadata e bisogna specificare il profilo di colore. Nelle indicazioni che ho scritto per creare il file pdf/a con il pacchetto toptesi (documentate con i file toptesi.pdf in inglese e toptesi-doc-xetex.pdf in italiano.
Qui sopra nella documentazione sotto l’etichetta ArsTeXnica ci sono alcuni articoli in italiano e in inglese scritti da diverse persone che trattano il problema. Io ne ho scritti due che scendono nei dettagli sia per compilare il pdf-a con pdflatex, sia per trasformate un file pdf in pdf/a usando il programma ghostscript; questa seconda via è la sola praticabile quando si usa xelatex.
Ma in entrambi in casi bisogna predisporre un file che contenga i metadata essenziali e il profilo di colore. Senza di questo non c’è verso di ottenere un pdf/a compatibile con la norma specifica.
In ogni caso è noto che hyperref non esegue i collegamenti ipertestuali con i comandi di sezionamento \chapter, \section asteriscati; questo comportamento non dipende dai metadata o dal profilo di colore, ma dalla natura stessa dei riferimenti ipertestuali che richiedono la numerazione di qualunque oggetto, eventualmente una numerazione fantasma,; questa si ottiene con \phantomsection e bisogna leggere le varie guide, a cominciare dall’Arte, per sapere come e quando usare \phantomsection. Tra l’altro, se usi come compilatore pdflatex e usi il pacchetto pdfx, NON devi caricare hyperref, perché lo fa già pdfx. L’unica cosa che puoi fare è usare il comando \hypersetup per specificare le opzioni di hyperref. Attenta/o ad un’altra trappola: se pari un file presento pdf/a con Adobe Reader, questo te lo dà come file conforme a pdf/a, anche se non lo è. Per sapere se un file è davvero conforme alla norma ISO specifica devi usare Adobe Acrobat Pro versione *1 o successiva; anche questo programma, sebbene a mia conoscenza sia il più attendibile, talvolta sbaglia e dà per conforme un file che non lo è. Ma a mia conoscenza sul mercato non c’è niente di più affidabile di Adobe Acrobat Pro, il più recente possibile. Peccato che costi una bella mazzetta di euro.Quini per favore spiegati meglio se vuoi ottenere aiuto, altrimenti non possiamo aiutarti; leggiti quanto suggerito da me e dagli altri prima di me. Visto che ottenere un file conforme alla norma ISO 19005:1-1b (comunemente chiamata formato PDF/A-1b) è difficile, non puoi esimerti dal fare le cose come prescritto: per parafrasare un vecchio proverbio, non puoi fare le nozze (la cosa seria) con i fichi secchi (un pranzo di nozze ridicolo).
7 Dicembre 2012 alle 20:53 in risposta a: [Risolto]Xelatex: apici/pedici nel testo (no matematica) #811573 Dicembre 2012 alle 20:24 in risposta a: [Risolto]Xelatex: apici/pedici nel testo (no matematica) #81154::
polyglossia mette a disposizione per l’italiano solo un piccolo sottinsimeme dei comandi che a suo tempo avevo inserito nella definzione della lingua italiana per babel.
La presenza di quei comandi era stata pesantemente criticata; ma 20 anni fa, circa, quando scrissi la prima versione di italian.ldf avevo io stesso bisogno di quei comandi specialmente per scrivere apici e pedici in tondo in matematica.
Polyglossia, quindi, inizialmente conteneva solo la selezione della sillabazione e le parole “infisse”, come Capitolo, Figura, e simili.
Con l’aiuto (si fa per dire: ha fatto tutto lui, e io ho solo collaudato quanto lui aveva scritto) di Enrico, la lingua italiana può venire caricara con una opzione (come si fa per il greco); l’opzione è babelshortcuts, ma riguarda solo l’uso del doppio apice per le diverse funzioni che può svolgere i italiano (e che sono state altrettanto criticate, tanto che cè ancora — almeno nel vecchio sito — un articolo che vi spara sopra ad alzo zero). Con polyglossia nessuno è obbligato ad usare le scorciatoie di babel e se le vuole usare deve chiederlo esplicitamente.Ora da quaggiù nell’emisfero sud non ho la possibilità di verificare se quell’opzione rimetta a disposizione \ap e \ped, ma mi pare di ricordare di no. Tuttavia, volendo proprio ripristinare la stessa funzionalità basta usare il comando \textormath per ridefinire i due comandi \ap e \ped in modo da usare \textsuperscript e \textsubscript in modo testo e gli esponenti e i deponenti in tondo in matematica; per esempio per gli apici:`\newcommand\ap[1]{\textormath{\textsuperscript{#1}}{^{\mathrm{#1}}}}` e in modo analogo per \ped.
Per usare file precedenti che avevano \ap e \ped solo in modo testo potresti creare gli alias`\let\ap\textsuperscript
\let\ped\texsubscript ` e i vecchi file vengono compilati come prima senza dover eseguire nessuna sostituzione globale.
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Ci possono essere molti motivi per i quali il tuo file pdf presenta i fot sgranti quando ingrandisci.
UNo potrbbe essere, ma tiro ad indovinare perchè non dai abbastanza dettagli, che tu abbia una versione molto basic di MiKTeX e che quindi tu non abbia caricato i font cmsuper e nemmeno i Latin Modern, ma tu abbia specificato al codifica dei font con la sigla T1.
Quindi parti da Avvio | Programmi | MiKTeX | 2.9 | MiKTeX settings e scegli il package manager; con quello tu poi vedere quali pacchetti ti sono stati caricati con la versione Basic, e puoi spuntare i pacchetti che vuoi caricare. Quando avrai caricato i font vettoriali, anche il tuo pdf (dopo aver ricompilato) apparirà come si deve.La cosa migliore che tu possa fare è quella di disinstallla re la tua versione basic, e dalla pagina di MiKTeX in rete scarichi lo script per installare la versiona completa. Ti ci vorrà un poò di tempo per installare la versione completa, am ti grantisco: vale la pena. Il genere di problemi che hai incontrato non si presenterà più.
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La documentaziione si trova nella guida tematica LaTeX reference Manual commentato, qui sopra nella sezione documentazione.
Per il resto sei tu il padrone e l’autore del testo che stai componendo, quindi sei pdronissimo di fare qualunque porcheria tipografica. Se la vuoi fare non è minipage che ti serve, ma il pacchetto wrapfig (documentazione dal leggere co texdoc wrapfig), ma non biasimarmi se il tuo progetto di impaginazione è brutto.:sad:
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La questione di \input e di \include è una faccenda controversa.
Io uso \include per includere singoli capitoli, ma mettendo sempre la lista completa dei capitoli e lavorando con la lista di includeonly. Altri preferiscono usare \input e commentare le righe che contengono gli \input dei capitoli che NON vogliono compilare.
Sono due approcci diversi, ognuno con i suoi vantaggi e svantaggi.
Quello che ti posso dire con certezza è che usare \include senza usare anche \includeonly non serve a nulla.
Se però usi \includeonly l’operazione che vuoi fare non richiede nessun preambolo nei vari capitoli, ti richiede di compilare sempre e soltanto il main file che sa quali capitoli includere, grazie alla lista contentua in \includeonly, mantiene separati i vari file aux dei file inclusi in modo da mantenere l’omogeneità delle numerazioni e dei riferimenti incrociati anche quando compili un solo capitolo e dà altri benefici di questo genere.
A me va bene così; altri considerano questo modo di procedere inutilmente complicato..
Nella Guida GuIT (sezione Documentazione di questo forum) la cosa è spiegata con maggiori dettagli. Non ricordo quanto sia dettagliata sull’Arte, perchè su questo calcolatore, non mio, non è stata scaricata. ma mi pere di ricordare che gli autori dell’Arte preferiscano usare \input. Il che, come ho detto rappresenta una delle due linee di pensiero e va benissimo.
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Sull’Arte di scrivere con LaTeX c’è scritto tutto quello che hai riassunto e ci avresti messo 10 minuti se l’avessi letta con attenzione.
Io non ho scritto quasi niente nella documentazione di TOPtesi in merito alla creazione della bibliografia perché TOPtesi non ha nulla di speciale a questo proposito e con TOPtesi o con qualunque altra classe la bibliografia richiede sempre le stesse operazioni.
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Ehi, non confondere LyX con LaTeX. LyX usa LaTeX per funzionare, ma è solo un editor molto intelligente che porta ad abituarsi al what you see is what you get, anche se quelli di LyX dicono che è del tipo what you see is what you mean. LyX serve per far sembrare LaTeX qualcosa simile a Word.Prima cambi editor e prima vivi felice.
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