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Usa il programmino pdfcrop,creato apposta per smarginare immagini composte in PDF.
pdfcrop è un programmino da lanciare da riga di comando e funziona insieme alla distribuzione TeX di cui fa parte, come tutti gli altri programmi della distribuzione TeX sulla macchina specifica doe si sta lavorando.Se stai lavroando con un Mac, allora Atemprima (o Preview), il visualizzatore di file PDF per il Mac, è in grado di smarginare ogni documento PDF di una sola pagina.
Io con i grafici Excel sul mio Mac di solito selezione l’immagine di Ecell, la copio nel “Clipboard” e poi apro Preview e importo l’immagine del Clipboard; di solito l’immagine non ha bisogno di nessun smarginamento, ma se fosse con Preview è una questione di pochi secondi lavorando con il mouse e i tasti funzione.
Su Linux e su Windows non conosco altra via che pdfcrop; non sono al corrente di nessun visualizzatore PDF che si in grado di smarginare; il fatto che io non ne sia al corrente, non vuol dire che non esistano; per esempio esiste Adobe Acropat (commerciale) che non indico come possibilità, perché implica l’esborso di alcuni biglietti da 100€ 🙁
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@Turbodede, passami un paragone: per guidare una vettura, bisogna prima prendere la patente, nel senso che bisogna sapere che cos’è l’acceleratore, il freno, la frizione, come si cambiano le marce, come si indica un cambio di direzione, oltre naturalmente le regole del codice della strada.Per guidare LaTeX bisogna saper usare il calcolatore; Non te ne faccio una colpa, perché oggi la maggior parte degli utenti del calcolatori usa solo il dito indice sul tasto sinistro del mouse. Per LaTeX non basta.
Dunque: la finestra comandi o terminale è solitamante una finestra a sfondo nero dove si scrivono i comandi, invece di cliccare sulle icone o sui nomi dei comandi. Qui sopra nella sezione Documentazione, c’è la guida tematica sulla “riga di comando”: le prime pagine ti potrebbero essere utili; poi impratichendoti forse ti aranno utili anche le pagine successive.
TeXworks è solo un editor; ma contiene un tasto verde che dice al sistema operativo di eseguire pdfLaTeX; pdfLaTeX è un programma senza interfaccia grafica che può essere lanciato solo dalla riga di comando oppure attraverso editor che hanno la capacità di interagire col sistema operativo. TeXworks è dotato di un ottimo visualizzatore interno di file PDF che con semplici click permette di passare dalla finestra tex al punto corrispondente della finestra PDF e viceversa; ma attento, non è TeXworks che compone il documento, TeXworks è solo un editor intelligente che è in grado di interagire con il sistema operativo.
TeXworsk non deve mai venire chiuso e poi riaperto se qualcosa va storto; se tu devi fare così, vuol dire che stai usando TeXworks in modo scorretto. Quando durante una compilazione il pulsante verde diventa rosso, devi inserire qualcosa nella finestrina sotto al testo, per esempio x seguito dal tastoche permette a TeXwork/e pdfLaTeX di completare il suo compito e di rimettere TeXworks in grado di eseguire un’altra compilazione, evidentemente dopo avere corretto l’errore che ha fatto accendere di rosso il tasto verde. Sarà una distrazione ma
\usepackage[backend=biber]{biblatex}
e la parentesi quadra va chiusa con una parentesi quadra; certo che se nel tuo file hai esattamente quella scrittura sbagliata, non mi stupisco che tu abbia tanti errori.
Concludendo: usa correttamente il calcolatore, sapendo che cosa stai facendo in ogni momento; ogni volta che clicchi una icona che cosa succede? che differenza c’è fra un editor di testo e un programma di tipocomposizione? Che differenza c’è fra un programma di tipocomposizione e un visualizzatore PDF?
E visto che sei alla prima lezione di scuola guida, lascia perdere gli indici per capitolo; prima di guidare sulla neve, bisogna saper guidare sull’asfalto.
Scusami tutte queste analogie con la guida di una vettura,; spero che tu abbia recepito il messaggio e prima di fare qualunque cosa ti documenti ben bene per imparare ad usare uno strumento complesso come un calcolatore; specialmente per usare programmi senza interfaccia grafica.
18 Dicembre 2012 alle 7:24 in risposta a: [Risolto]PDF con programma in esecuzione in un riquadro #81338::
Certamente ho capito male!
Tuttavia da quel che ho capito vorresti far interagire Kile, un editor di testo, con una finestra di un documento/file PDF, nella quale scorre o si può far scorrere un listato di programma, magari in formato htlm.Cerca di distinguere:
1) Kile è un editor testuale, non è un compositore di testi e serve per leggere e scrivere solamente file di testo che servono per altri programmi.
2) LaTeX, o meglio pdfLaTeX, latex2html, xelatex, eccetera sono programmi che leggono i file prodotti da Kile, e li trasformano in documenti composti tipograficamante, tranne latex2html, che trasforma il sorgente TeX in un documento composto secondo un mark-up speciale adatto per i browser di rete, come Outlook, Firefox, e compagnia.
3) I documenti composto con i programmi di composizione del punto 2 richiedono visualizzatori particolare per essere consultati dagli umani; il formato DVI richiede xdvi, yap, o simili; PDF richiede Adobe Reader o Adobe Acropbat, Anteprima, Sumatra, Xpdf, e simili; HTM richiede i browser di rete come Outlook, Firefox e simili.Dunque, come vedi i vari programmi sono assolutamente indipendenti; Kile non ha nulla a che vedere con i programmi di composizione; i programmi di composizione non hanno nulla a che fare con Kile, e con i visualizzatori del loro output; i programmi di visualizzazione (e stampa) non hanno nulla a che vedere con i programmi di composizione.
il formato PDF per i file composti consentirebbe dei contenuti dinamici, come della musica o dei filmati, ma la cosa di solito non è interattiva, almeno io non ne ho conoscenza; una volta che hai fatto partire una musica o un filmato attraverso un file PDF, la musica o il filmato vanno avanti per conto loro fino alla fine del file che il file PDF legge e riproduce.
Ne consegue che forse, e ripeto forse, puoi ottenere quello che desideri con un word processor, tipo Word o Writer che sono auto-contenuti nella loro nicchia, ma certamente non attraverso tre programmi indipendenti come succede con il sistema TeX.
Anche se i compositori del sistema TeX possono comporre dei bellissimi documenti, come libri, manifesti, presentazioni, anche dinamiche, e quant’altro serva per comunicare ad altri il proprio pensiero, sono stati inizialmente concepiti per produrre documenti stampati, non file interattivi, più simili a un “gioco” per calcolatore, che un documento da leggere.
Con tutto il rispetto per i giochi da fare al calcolatore, o atri programmi grafici interattivi, come i simulatori di volo, per esempio, ma che non hanno nulla a che vedere con documenti da leggere.
Siccome probabilmente ho frainteso quello che volevi dire, perdonami questa lunga tiritera, specialmente se non ha nulla a che fare con il tuo problema.
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Perbacco, sembra che tu non abbia letto niente sulla preparazione della bibliografia, nemmeno per una bibliografia unica.
Il database dei riferimenti è un file testuale con estensione .bib; va scritto con un preciso formato ed è di molto aiuto usare editor specifici per scrivere questo database; il programma Java JabRef funziona su tutte le piattaforem; per il Mac c’è BibDesk.app. Per tutti si possono sfruttare le possibilità offerte da TeXstudio e TeXmaker.Il database sta nella stessa cartella del file principale del tuo documento .tex
Dopo aver fatto girare pdfLaTeX sul tuo main file, devi far girare BibTeX sul database; per questo basta cliccare l’opportuno bottone/icona di qualunque editor serio, non c’è bisogno di eseguire a mano il comando dal terminale.
Poi bisogna far girare pdfLaTeX di nuovo due o tre volte sul file principale, finché nel file log non c’è scritto più che i riferimenti incrociati potrebbero risultare modificati.
Per eseguire bibliografie separate per ogni capitolo basta invocare il pacchetto chapbib leggendone la documentazione (esistente ed abbondante) dando a mano sul terminale il comando texdoc chapbib.
Sull’Arte di scrivere con LaTeX (qui sopra nella sezione documentazione) ci sono scritte cose analoghe per arrivare al risultato con biblatex invece che con i normali stili tipo natbib o altri simili.
Secondo me l’idea di mettere una bibliografia alla fine di ogni capitolo è pessima — parere personale, s’intende; io l’ho fatto in uno dei miei libri e, a cose fatte, mi sono accorto che consumavo un mucchio di spazio in ripetizioni. Una bibliografia unica alla fine del documento va benissimo; se si è in vena di comporre diverse bibliografie tematiche, sempre una per tema in fondo al documento, si può fare, ma è in generale anche questa una leziosaggine. Alcuni laureandi mettono una Sitografia distinta dalla Bibliografia alla fine della tesi. Elencare dei siti internet in una tesi da leggere su carta è un’idea poco sensata, ma lo è ancora di più quando dopo 10 anni si scopre che nemmeno un link risulta più valido; ci fosse almeno la data dell’ultimo accesso, il lettore saprebbe che il link era valido a quella data, poi … silenzio. Mi è già capitato e cerco al massimo di evitare riferimenti ad internet; certo quando è necessario (e lo è sempre quando si cita il pensiero altrui) bisogna mettere il link, ma sarebbe meglio trovare lo stesso riferimento in biblioteca, cioè cartaceo, e citare il riferimento cartaceo.
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Metti la figura dentro alla tabella, nella prima riga; se non vuoi far lottare il tutto evita gli ambienti flottanti e le didascalie che possono essere usate solo dentro agli ambienti mobili.: per esempio:`\begin{center}
\begin{tabular}{rl}
\toprule
\multicolumn{2}{c}{\includegraphics[…]{…}}\\
\midrule
1. & Flexible connection, inlet\\
2. & Inlet box\\
3. & Impeller casings\\
4. & Intermediate part\\
5. & Diffuser\\
6. & Flexible connection, outlet\\
7. & Motor\\
8. & Main bearing\\
9. & Impellers\\
10. & Control mechanism\\
11. & Hydraulic oil unit \\
12. & Sealing air fan system\\
\bottomrule
\end{tabualr}
\end{center}`Questo non è mobile e il testo prima o dopo resta dove ti aspetti che sia. Al massimo se qualcosa non ci sta nella pagina, te lo manda nella pagina successiva, lasciandoti una pagina mozza; ma questi sono inconvenienti che devi aspettarti se non vuoi lasciar muovere gli oggetti.
Se proprio ci tiene a mettere delle didascalie puoi usare il comando [tt]\captionof{…}{…}[/tt] dove il rpimo argomento vale figure o table, a seconda del tipo di didascalia che vuoi realizzare e il secondo argomento è la didascalia vera e propria; per ottenere questo effetto devi usare il pacchetto caption. Leggine la documentazione con il solito texdoc caption dato da terminale.
____________________PS: ho aggiunto nel mio precedente messaggio la chiusura dell’ambiente figure, che effettivamente mancava. Grazie per avermelo fatto notare.
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Il problema è noto e non ci sono scorciatoie o giri alternativi, se non quello di lasciare perdere LED; è un editor datato; se ti piacciono editor con tanti pulsanti e diverse barre di icone da cliccare, usa piuttosto TeXstudio (multipiattaforma) che ha un visualizzatore PDF integrato e auto-aggiornato ad ogni compilazione; inoltre è sincronizzabile così che con un click di mouse passi dalla finestra con il file sorgente al punto corrispondente del file PDF composto e viceversa.
Finché non abbandono LED non ti puoi rendere conto di quel che hai perso in tutto questo tempo che hai usato LED.Con vecchi editor come LED talvolta riesce il giochetto di sincronizzarlo con il visualizzatore SumatraPDF (solo per Windows); poi se ti riesce hai un comportamento simile a quello che avresti di costruzione con TeXstudio.
Io continuo a consigliarti TeXstudio, anche perché è in grado di auto-configurarsi in base alla codifica del documento sorgente, se questo in testa contiene le righe magiche di auto-configurazione. Vidi la Guida Tematica sulle codifiche qui sopra nella documentazione.
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Ivan ti ha detto perché succede il fattaccio; la figura è mobile, la tabella non lo è; inoltre la figura capita subito dopo un sezionamento e questo è tipograficamante sbagliato, quindi LaTeX non lo fa.
Nella Guida GuIT (qui sopra nella Documentazione) se ricordo bene nell-appendice G ci sono diverse pagine dedicate al posizionamento degli oggetti mobili, e da lì si evince che il posizionamento non è affatto casuale., se non dai una didascalia alla tabelle, metti tutto quanto dentro un unico ambiente figure e lascia che galleggi fin dove c’è posto. Per esempio:`\begin{figure}[p]
\centering
\includegraphics[width=.8\textwidth]{Lato_numerato.jpg}
\caption{Main parts, PFT fan}\label{Lato_numerato}\bigskip
\begin{tabular}{ll}
\toprule
1. & Flexible connection, inlet\\
2. & Inlet box\\
3. & Impeller casings\\
4. & Intermediate part\\
5. & Diffuser\\
6. & Flexible connection, outlet\\
7. & Motor\\
8. & Main bearing\\
9. & Impellers\\
10. & Control mechanism\\
11. & Hydraulic oil unit \\
12. & Sealing air fan system\\
\bottomrule
\end{tabular}
\end{figure}`Non usare mai l’ambiente center dentro un ambiente mobile come figure o table; inserisce troppi spazi bianchi sopra o sotto l’oggetto che vuoi centrare.
Evita di usare specificazioni come [!htbp]; spesso queste specificazioni danno dei problemi a causa della componente !h (tbp è il posizionamento di default); se LaTeX non può mettere “qui” (a causa di !h) l’oggetto mobile, blocca la coda fino a quando non gli si dà un comando (esplicito o implicito) per svuotare le code.
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Hai provato al leggere la documentazione del pacchetto epigraph? Si fa facilmente dando da terminale il comando texdoc epigraph.
Il pacchetto epigraph parla di frasi o versi inseriti DOPO il titlo del capitolo o del generico comando di sezionamento. È abbastanza configurabile e probabilmente può dare un risultato anche prima del titolo della sezione.
::DirkPitt” post=80594Ok grazie per l’idea. Però se le subsection sono più lunghe di (diciamo) 1 pagina, ma forse anche mezza, allora secondo me non si adattano ad un ambiente come itemize o description
Capisco le tue perplessità. Personalmente ho usato description e altre liste lunghe molte pagine e non mi è parso tanto strano. Però capisco che se un \item comincia in una pagina e finisce due pagine dopo, resta in mezzo una pagina di testo che non si sa bene a che cosa appartenga, se alla subsection o alla section.
Usando il pacchetto enumitem si possono definire nuovi ambienti di tipo lista, dove si può specificare ogni possibile aspetto della lista stessa. Per esempio è possibile eliminare il rientro del margine sinistro per gli elementi della lista; è possibile specificare una forma di composizione per il titolo dell’item che consenta anche di andare a capo (abitualmente ciò non è possibile). è possibile specificare sia il font con coi comporre i titoletti dell’item e i suoi rientri e separazioni da quanto segue, come è possibile specificare le caratteristiche del font con cui comporre la “subsection” simulata con un \item.
Nel tuo caso io non vedrei male l’eliminazione del rientro del margine sinistro e una riduzione del font da \normalsize a \small; anche se una “subsection” dovesse durare più di una pagina, come nell’esempio che ho fatto sopra,, la pagina intermedia sarebbe ancora riconoscibile come testo della subsection grazie al font di corpo minore. Procedere con una description non è la stessa cosa di aprire un ambiente small (sia con \begin{small} …\end{small} sia con {\small…\par} ) perché i comandi di sezionamento comunque userebbero i loro corpi; la composizione dei capoversi verrebbe fatta con il solito rientro iniziale, mentre con una lista non ci sarebbe rientro, e via di questo passo.
Non dico che la soluzione che ti ho proposto sarebbe ottimale; è solo un’alternativa a quanto faresti se scrivessi due subsection, mettissi dopo la seconda un \bigskip e poi continuassi il testo della section. Certamente molto semplice, ma poco chiaro per il lettore.
Esisterebbe poi la terza alternativa, quella di racchiudere le due subsection, cambiate in subsubsection :!:, in una subsection, e riprendere il testo successivo dandogli un titolo con un’altra subsection.
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Io farei in modo diverso, anche se poi gli spazi verticali di separazione vengono fuori lo stesso.
Io userei un ambiente descritption con due \item e usando come argomento dei due \item proprio il titolo che daresti a ciascuna sottosezione.
In questo modo i due concetti da descrivere o da discutere sono adeguatamente evidenziati e la loro composizione col margine sinistro rientrato li carattarizza come oggetti che non interrompono la section che li contiene. Volendo potresti anche usar eun corpo \small per staccare ancora di più i testi dei due \item.
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Non c’è niente di misterioso; si tratta solo di usare TikZ con le sue funzionalità “decorative”.
Eccoti il mio codice che ho scritto perché il “timbro” tondo del GuIT ufficiale non mi piace, perché la parte superiore contiene lettere capovolte.`\documentclass[a5paper]{article}
\usepackage{textcomp}
\usepackage{guit}
\usepackage{tikz}\usetikzlibrary{decorations.text}\begin{document}\pagestyle{empty}
\centering
\begin{tikzpicture}[x=1.65em,y=1.65em]\small
\draw (0,-0.15) node [circle] {\Huge\GuIT};
\path[decorate,decoration={text along path, text={Gruppo\ Utilizzatori}}]
(-1.5,0) .. controls (-1.5,2) and (1.5,2) .. (1.5,0);
\path[decorate,decoration={text along path, text={{\kern.1em}{\textborn} {\textborn} Italiani di {\TeX} {\textborn} {\textborn}}}]
(-1.8,0) .. controls (-1.8,-2.4) and (1.8,-2.4) .. (1.8,0);
\end{tikzpicture}\end{document}`
Creato il PDF con questo piccolissimo file compilato con pdflatex, l’ho scontornato a mano per essere sicuro di non tagliare neanche un pixel dal bordo, e poi includo l’immagine così scontornata dove voglio.
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Da ingegnere a futuro ingegnere: affinare il gusto e conoscere le regole principali non è semplice. Le regole si trovano, ma quando vai nell’estetico tutto diventa fumoso rispetto alle certezze che spesso noi ingegneri abbiamo.
In realtà l’ingegneria stessa è l’arte dell’approssimazione, quindi è abbastanza fuzzy anche l’ingegneria. Tuttavia si tratta di fumosità diverse, di contorni sfumati diversi, mettiamola così.Ti suggerisco di leggerti The Elements of Typographic Style, di Robert Bringhurst. Trovi facilmente dove acquistarlo anche in rete; ti consiglio la versione originale in un inglese bellissimo e tutto sommato, proprio perché privo di slang tecnico, è utile per imparare anche lo stile della scrittura sobria ma chiara. Esiste anche una fraduzione italiana, ma non l’ho mai avuto per le mani. Non condivido tutto quello che vi si trova scritto, perché molte indicazioni si riferiscono più a libri dell’ambito umanistico, che dell’ambito tecnico, ma certamente è un buon punto per cominciare.
Ti accorgerai prestissimo che lo stile della tipografia consiste nel non farsi notare; essa è funzionale al lettore, lo deve aiutare a leggere senza distrarlo, quindi non deve attrarre su sé l’attenzione. Ecco perché la buona tipografia è fatta sostanzialmente di sobrietà. Gli abbellimenti ci possono anche stare, ma devono essere funzionali al lettore. Vedrai, appena prendi in mano il testo di Bringhurst che, non sai perché, ma la pagina ti piace; senti subito un senso di comfort che non hai sempre aprendo qualunque testo. Poi studi il testo e capisci che in realtà il disegno della pagina, la scelta dei font, la disposizione delle informazioni di “navigazione” sono elaboratissimi, ma di primo acchito non te ne accorgi. Proprio perché quel libro tipograficamente è ben progettato e ben realizzato.
Poi, come ti ho già detto, imparate alcune regole fondamentali, esamina criticamente il disegno di altri libri, belli e brutti, e cerca di trovare il perché alcuni sono belli, altri sono brutti, altri sono anonimi, altri ancora non sono stati disegnati per niente.
Vedrai che piano piano diventi anche tu almeno un “book connoiseur” come direbbero gli inglesi. Se poi riesci a produrre dei bei libri con LaTeX (che in questo ti aiuta molto) diventi anche un tipografo dilettante.:wink:
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