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Andrea, ogni 5 messaggi che appaiono sul forum relativi alla immagini si parla di pdfcrop. Se en parla anche nella GuidGuIT, che tu hai scaircato, ma che, ovviamente, non puoi aver imparato a memoria, viste le sue quasi 700 pagine 😉Comunque hai due possibilità, forse tre:
1) componi con XeLaTeX la sola epigrafe, la smargini e poi la importi nella dispensa scritta con pdfLaTeX come se fosse una normale fotografia, mantenendone però la qualità vettoriale;
2) usi la classe standalone; vi componi dentro la tua epigrafe con XeLaTeX, e la ottieni già smarginata.
3) usi XeLaTeX e geometry per definirti una dimensione della pagina almeno alta come l’epigrafe che vi componi dentro, possibilmente larga quel che ti pare, ma non meno della larghezza dell’epigrafe; dovrai provare alcune volte per avere le dimesioni giuste, ma è semplicissimo.. Il risultato lo importi al solito modo.
4) Visto che usi un Mac, dovresti aver già sperimentato le proprietà smargniatorie del programma Preview/Anteprima: apri il file pdf con l’epigrafe composta con XeLaTeX con Preview/Anteprima (inglese/italiano; se hai il sistema operativo in tedesco, che so essere una lingua che ami molto, non ho idea di come si chiami il programma in quel sistema operativo); con il mouse selzioni nel menu il quadratino tratteggiato che ti permette di selezionare delle parti della paigna; con il mouse tracci il rettangolo tangente al testo dell’epigrafe; lascia un filino appena di margine esternamente al testo, un filino quasi invisibile, di un punto, come dice Claudio, ma siccome devi andare a occhio, non puoi dire se il “filino” sia un punto o mezzo punto o un punto e mezzo; l’importante è che il tratteggio non sia proprio tangente in senso geometrico, ma sia appena esterno al testo. Quando hai aggiustato il rettangolo di selezione con il piccolo margine detto sopra, premi “mela” + K, et voilà l’immagine smarginata; ricorda di salvare il file così modificato (“mela” + S), poi lo importi nella dispensa come una qualunque fotografia.Non sapevi di avere a bordo tante possibilità? Sei fortunato, perché smarginare con Anteprima/Preview è una cosa con questa funzionalità che non mi risulta essere presente già preinstallata negli altri sistemi operativi.
Tutti quanti, utenti Mac compresi, possono smarginare installando ghostscript (se non fosse giè installato) e gview (o gv) che ne è l’interfaccia grafica; con gview è possibile smarginare sia il file eps, sia i pdf e salvarli sempre mantenendo la forma vettoriale. Ma appunto gview deve venire installato, non è lì di default.
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Credevo di essere stato chiaro: togli l’ambiente center per eliminare lo spazio bianco eccessivo. Su questo punto non dovrebbero esserci dubbi interpretativi.Il resto contiua a non esseremi chiaro; che cosa vuoi dire che:
Usare la matrice al posto di tabular ha degli svantaggi, per esempio non posso usare \backslashbox{}{} e le frazioni, anche con \dfrac , hanno un aspetto bruttino: per questo mo chiedevo se esistesse una tabella (con tutti i vantaggi di tabular) in cui poter scrivere le funzioni matematiche senza dover necessariamente mettere i dollari $$.
1) a che cosa ti serve \backslashhook?
2) perché \dfrac produce delle frazioni con un aspetto burrino?
3) le cose che vanno messe in modo matematico devono essere in modo matematico, non si scappa; al più potresti usare i descrittori >{…} e <{...} definiti dal pacchetto array (texdoc array per la documentazione), per cui puoi mettere i dollari di apertura e di chiusura della matematica in ogni colonna solo nella descrizione delle colonne, invece che in ogni cella; meglio ancora potresti definirti con il comando \newcolumntype una colonna di tipo M che sia composta in matematica, centrata e in display mode. Ma non vedo vantaggi particolari rispetto ad usare l’ambiente matrix, al posto dell’ambiente array.Certo, se leggi bene la documentazione vedi che le frazioni composte con \frac vengono composte in text style sia nel testo sia dentro le matrici, sia a numeratore e/o a denominatore di altre frazioni. Ne non ti piacciono frazioniscritte in piccolo, come fa il text style, allora devi usare \dfrac; ma se non ti piacciono nemmeno le frazioni in display stayle dentro una matricoe, non so darti altre alternative; O meglio, io non so dartene, perché LaTeX non ne offre altre. Certo ci si potrebbe arrampicare sui vetri per cambiare corpo ai caratteri, cosa che si può fare solo esternamente all’ambeinte matematico, quindi capisci che bisogna fare acrobazie non da poco per ottenere un effetto del genere.
Per quanto riguarda le funzioni, non so cosa dirti, perché non capisco che cosa vuoi dire con “scrivere le funzioni”.
Detto questo non guasterebbe un esempio minimo compilabile da parte tua dovi mostri le cose che fai e che non ti piacciono.
27 Settembre 2012 alle 4:42 in risposta a: Gestire le immagini .eps – problemi con le proporzioni #79213::
Primo: non lavorare con le immagini eps. Matlab può esportare in pdf e alla peggio devi eseguire a mano il programmino pdfcrop per scontornare quanto Matlab ti produce. Se anche Matlab non ne fosse capace, qualunque versione recente di pdfLaTeX o di XeLaTeX è in grado di gestire le immagini eps, perché eventualmente lancia automaticamente in background il convertitore eps2pdf per trasformarle in pdf e le smargina correttamente a filo del loro contenuto in modo che abbiano il bounding box corretto.Secondo: certo che con le opzioni di \includegaphics puoi fissare sia la larghezza che l’altezza di ogni immagine, e in particolare le puoi fissare tutte uguali; ma così facendo, se i fattori di scala risultano diversi in verticale e in orizzontale, l’immagine si deforma; per dei grafici non dovrebbe essere una inconveniente importante, ma si deformano anche le eventuali scritte contenute nei grafici, cosicché sembrano composte con font diversi e la cosa non è bella per niente.
Vedi dunque che gli inconvenienti ci sono e e non sono da poco. Certamente sarebbe più bello se questi grafici fossero tutti delle stesse dimensioni, ma non è obbligatorio; l’unico caso in cui cercherei di ottenere questa uguaglianza sarebbe se dovessi mettere dei grafici affiancati. Non me ne preoccuperei negli altri casi.
Non ti so dire come fare in Matlab a fare uscire i grafici delle stesse dimensioni, perché se dovessi fare dei grafici li farei con TikZ e/o pgfplots; ma queste sono questioni di preferenze personali.
::ho trovato solo la 0.9b in giro… mi sbaglio?
Non ti sbagli; ma Ivan ha già prodotto la versione 1.0 ma evidentemente non l’ha ancora caricata su CTAN. Considera la versione 0.9b come una versione beta della versione 1.0.
L’unica cosa che varierà in modo sostanziale dalla .0.9b alla 1.0 sarà il modo di specificare le opzioni.
Questo non ti impedisce però di cominciare a sperimentare con suftesi.
::ho trovato solo la 0.9b in giro… mi sbaglio?
Ivan lha già prodotta, ma forse non l’ha ancora messa in rete; considera la 0.9b come una versione beta; tieni solo presente che nella versione 1.0 l’unica cosa che cambierà sostanzialmente sarà il modo di specificare le opzioni, non più parole singole da sceglier e in un lungo elenco, ma saranno della forma chiave=valore, in modo da poterle raggruppare per funzione e in modo da non poterle specificare in modo contrastante. Questi, pur essendo dettagli importantissimi e un notevole passo avanti, non ti impediscono di sperimentare con suftesi.
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Cambia stile perché unsrt è molto essenziale; se usi biblatex leggi bene la documentazione, perché puoi avere ugualmente la bigliografia non ordinata alfabeticamente (se proprio ci tieni; io preferirei plain dove le citazioni sono ancora per numero, ma i riferimenti sono ordinati secondo l’ordine alfabetico del primo autore) ma puoi ocnfigurarlo in molti modo in modo da avere anche le pagine; leggi bene la documentazione.Il tuo problmea non nasce da bibtex, ma dallo stile bibliografico scelto.
Po puoi sempre crearti un stile personale compilando con LaTeX il file di sistema merlin.tex; dai da terminale il comando latex merlin e poi rispondi alle domande che il programma interattivo ti fa. (Non è facile riuscirci al primo colpo, ma non è nemmeno difficile).
::Una domanda: ma questo libro come e dove lo pubblicherete?
Già, questa domanda di Francesco è cruciale; la casa editrice di solito non fissa solo il formato della carta/pagina rifilata, ma richiede specchi di stampa, testatine, piedini, certi font piuttosto che altri, non tanto come nome esplicito, come Times New Roman, ma se per ii titoli vuole il nero, o il font di media nerezza; se lo vuole con grazie o senza, se lo vuole in maiuscoletto o in normale tondo o corsivo o che cosa; Vedi non esiste una classe che faccia tutte queste cose e mille altre necessarie alla composizione; l’importante è che la classe sia configurabile di per sé, oppure che esistano i pacchetti per configurarla in ogni dettaglio. Però se si comincia con una classe che già parte con il piede giusto, si possono ottenere i risultati desiderati in modo più semplice — di solito 🙁 –talvolta la classe da quasi tutto quello che si vuole ma è difficile cambiarne le performance se non andando a ridefinirne i comandi interni, cosa che è abbastanza difficile da fare.
La tua domanda iniziale non è stupida affatto, ma è troppo generica; per questo hai ottenuto le risposte più varie, ma credo che ti abbiano aiutato a capire quale sia il compito che ti aspetta e i punti a cui devi fare attenzione.
Esiste poi, in questi casi, l’approccio ingegneristico basato su queste due leggi fondamentali, o meglio questi due assiomi:
1) Se un problema di progettazione ha una soluzione allora ne ha infinite;
2) se un problema di progettazione non ha almeno una soluzione, bisogna trovargliene almeno una lo stesso.Il tuo problema è progettare la forma grafica di un libro; direi che vale la prima legge, quindi il tuo compito è quello di trovare fra le infinite soluzioni quella migliore secondo certi criteri che necessariamente sei tu stesso a definirti. 😉
L’approccio, quindi è quello di cominciare con qualcosa di decente, e poi apportare via via i ritocchi necessari fino ad essere soddisfatto; non pensare di scriverti una classe (magari scegliendo book e configurandone ogni dettaglio) e che il primo risultato che ottieni sia perfetto; dovrai ritoccare via via quel che occorre; magari anche cestinare il progetto fatto e ricominciare da capo con un altro approccio. a me qualche volta è successo, ma poi sono sempre riuscito a trovare la soluzione per me ottimale.
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Se anche non le etichetti con \label, le numeri? Se le numeri devono andare anche nell’elenco delle tabelle.Se non le numeri, allora devi usare il pacchetto caption che definisce il comando \caption* (mi pare; oppure \captionof(table}{…} ) che si comporta come i comandi di sezionamento asteriscati; creano la didascalia ma non la numerano e non la mettono nemmeno nell’elenco delle tabelle.
In ogni caso è \caption che scrive el informazioni necessarie per inviare la didascalia col numero all’elenco delle tabelle, non è \label che serve solo pre gestire i riferimenti incrociati.
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Book è una classe essenziale, facilmente personalizzabile perché esiste un pacchetto per ogni occasione; memoir è facilmente personalizzabile e non vuole che si carichino certi altri pacchetti, come ha sottolineato @ansys, perché le loro funzionalità sono “tutte” comprese dentro memoir; c’è scritto nella pagina XXVII, mi pare, della sua documentazione da leggere con texdoc memoir.
Ora che è uscita la priva versione stabile di suftesi v.1.0, puoi usare suftesi, che nonostante il nome non serve solo per scrivere tesi; la documentazione è piuttosto esplicita a questo proposito, e permette molte personalizzazioni come si evince dalla documentazione da leggere con texdoc suftesi. Se ricordo bene, uno dei formati è proprio il 16 per 24 (o meglio il 17 per 25 da rifilare a 16 per 24 e che in sostanza sarebbe il formato B5 — il B5 è ancora leggermente più grande, ma siamo lì).memoir ha la possibilità di dichiarare il formato della carta grezza diverso da quello della pagina rifilata; le altre classi generalmente non hanno questa possibilità.
Ma mi lascia perplesso l’affermazione del tuo prof. che se non si fa in Word, allora tu devi occuparti degli aspetti tipografici; perché, con Word gli apsetti tipografici non contano? oppure: perché, vuole forse che tu realizzi il formato Word di default (Times, corpo 12, un pollice di margine sui quattro lati, ecc.) con LaTeX?
Poi c’è sempre la guida tematica (qui sopra nella documentazione) del disegno del layout della pagina col quale ti puoi disegnare la forma della pagina e la gabbia del testo come più ti aggrada; ci sono molti esempi e c’è persino un programmino per simulare il “borderò” della pagina.
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Il metodo che ti ho indicato vale anche per un’intera pagina; l’unica cosa che non puoi fare è spezzarne il contenuto a cavallo di un fine pagina.Ti dirò che il tuo problema mi ha incuriosito e sono andato in rete per vedere il tutto; ho trovato anche il pacchetto per installarlo sul Mac, ma già le spiegazioni che lo accompagnano sono quelle che non bisognerebbe mai dare perché contrarie all’etica del sistema TeX.
Vedrò come posso studiare meglio il problema; pare strano anche a me che i font, bitmapped di default, esistano anche in forma vettoriale. Quelli bitmpaped senza i file sorgente non possono venire ricostruiti in altri corpi. Quelli vettoriali invece potrebbero venire scalati pur di riscrivere i file .fd. Vedrò.
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1) Non è chiaro che cosa vui; se vuoi un modo più semplice per comporre matrici, visto che usi amsmath, usa l’ambiente matrix;
2) togliendo l’ambiente center; non serve nemmeno metterci \centering perché l’ambiente equation* centra la matrice già di per sé.Va da se che la lettura attenta dell’Arte di scrivere con LaTeX non l’han ancora fatta; non lo dico per rimproverarti, ma per consigliarti per il to comfort nel comporre con LaTeX.
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Be’, non è che gli utenti della scritture geroglifica siano molti. Comunque il tuo pacchetto HieroTeX va bene dal punto di vista dell’utente senza esigenze particolari; nel momento in cui bisogna scrivere delle macro in cui far afare a HieroTeX delel cose diverse, il programmatore deve andare a vedere quello che c’è sotto il cofano; Ora il macinino potrebbe anche funzionare discretamente, ma sotto il cofano potrebbero esserci delle porcherie. E quello che Enrico ha trovato sotto il cofano: delle porcherie fatte con i piedi.Se Enrico non ci mette le mani, vuol dire che si tratta davvero di qualcosa di improponibile.
Perciò ti propongo quest’altra via, che funziona decentemente per un titolo di una riga, altrimenti bisogn applicarlo ad ogni riga del testo preventivamante scritto in una “scatola” come minipage di giustezza minore della giustezza del testo in modo che ogni riga abbia, diciamo, ma metà dei gerglifici che stanno normalmente nelal gisutezza; ben, questa scatola va dentro l’argomento
del comando \scalebox fornito dal pacchetto graphicx; leggi la documentazione con texdoc grfguide se non lo conosci bene o se non l’hai mai usato; scegli un fattore di scala di 2 e spera per il meglio; se i disegni dei glifi sono bitmapped, invece che vettoriali, i disegni ti usciranno visibilmente seghettati; ma se i font sono quelli non resta che prendere o lasciare.
Così da quello a cui hai accennato e da quel che ha detto Enrico sembrerebbe che si tratti di font vettoriali, ma non ci vado nemmeno a guardare dentro perché tanto non conosco i geroglifici e vedrei solo dei disegni che non saprei valutare.Comunque, se i font sono vettoriali la tecnica che ti ho detto fa miracoli, anche se non puoi impagnare correttamante e meno che mai spezzare le scatore ingrandite per mandarne una parte alla pagina successiva.
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Allora per “Anno Accademico” fai come indicato nel file toptesi.example.tex che fa parte della documentazione di toptesi; in parole povere scrivi:`\sedutadilaurea{\textsc{Anno Accamico} 3012-3013}`Per indicare il Correlatore fai come per la matricola, ma in modo un po’ può elaborato:`\relatore{\tabular{@{}l@{}}
prof.\ Albert Enstein\\[1.5ex]
\textbf{Correlatore:}\\
dipl.~ing.~Werner von Braun
\endtabular}`Per laureando (o qualunque altra parola diversa da Candidato, metti nel preambolo queste definizioni usando il comando primitivo \def, perché devi fare una definizione irreversibile che ci sia già o che non ci sia ancora:`\def\Candidato{Laureando:}
\def\Candidati{Laureandi:}
\def\Candidata{Laureanda:}
\def\Candidate{Laureande:}`
e in italiano viene scelto il numero e il genere giusto perché ci pensa toptesi (o meglio topfront) a scegliere fra quelle quattro definizioni quella giusta.L’opzione classica è molto rigida (era stata creata solo ed esclusivamente per una facoltà umanistica dell’università di Trieste; l’ho lasciata nella classe, ma forse avrei dovuto non mettercela nemmeno e rendere la classe più flessibile — ora, per retrocompatibilità, devo mantenerla), ed è per questo che o la prendi così com’è, senza possibilità di apportare modifiche, oppure devi ricorrere a questi semplici trucchi.
Vedrò se in futuro sarà il caso di renderle “operazioni” ordinarie, invece che trucchi, nella classe stessa.
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