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Se per paragrafo intendi \section (come vorrebbe il correto uso della lingua italiana) allora non so dirti perché il tuo LaTeX abbia smesso di numerarti i paragrafi. Prima li numerava? Prima che smettesse di numerarli hi caricato qualche nuovo pacchetto, hai impostato qualche contatore? hai scritto per sbaglio \setcounter{secnumdptth}{-1}?(in questo cadso avrebbe smesso di numerare anche i capitoli); \hai comunuqe per sbaglio impostato il contatore [tt]secnumdepth[/tt] ad un valore inferiore ad 1? Come vedi di domande possibili che potresti farti ,e di cui solo tu conosci le risposte, ce ne sono molte.Se per paragrafo usi l’accezione inglese \paragraph, che in italiano si chiama capoverso, allora so per certo che di default i capoversi non vengono numerati, anche se si usa il comando \paragraph con il suo titolo. Per numerare i capoversi (follia pura) bisogna impostare il contatore [tt]secnumdepth[/tt] come ti ha detto @Fran; se poi metti il numero 5, invece di 4, numeri anche i sotto capoversi 😯
Che cosa voglia dire il resto della tua domanda è un mistero, come ti ha già detto @Fran. Sei sicuro di stare usando correttamente i comandi \label e \ref per rendere correttamente i riferimenti incrociati?
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Non è che tu abbia inserito nel tuo file di “preambolo” delle cose che possono andare solo dopo \begin{document}?Certo che puoi usare \input prima di \begin{document}; certo che non puoi usare \include, perché questo comincia con un comando \cleardoublepage e quindi potrebbe emettere verso il file di uscita qualcosa che nel preambolo non sta bene: una pagina vuota.
Ma visto che nella GuidaGuIT ci sta scritto, perché non dai l’estensione .sty al tuo file e non lo richiami con \usepackage? Magari ora non ne vedi il vantaggio, ma ti assicuro che se prendi l’abitudine insieme a quella di commentare ogni azione che fai, ogni pacchetto che carichi, ogni impostazione che esegui, ogni macro che definisci o ridefinisci, impari a scrivere file di di estensione e troverai che è molto utile, specialmente se li rendi modulari; metti tutti questi moduli, con nomi significativi, nel tuo albero personale e poi li richiami variamente aggregati a seconda delle necessità per documenti diversi.
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Secondo me va bene così; sia a riprova che anche nella soluzione numerica (oltre che in quella grafica) un sovra campionamento non serve a niente.Non mi piace invece la scala delle ordinate; se la virgola è quella deicmale, allora le tre cifre dopo la virgola non servono a nente e anche la virgola è inutile.
se servono per separare i gruppi di tre cifre, allora le norme ISO lo vietano ma prevedono solo uno spazio fine, non un segno “inchiostrato”; in questo caso preferirei che si tog Se si tratta di km/sliessero gli zeri e la virgola e si esprimesse il tutto in km/s.
Siccome non sono del campo non ho idea delle velocità che hanno i satelliti in caduta libera o frenata, e nemmeno la velocità che hanno in orbita geostazionaria (potrei farmi due conti, ma a quest’ora non ne ho voglia). quindi il mio dubbio sul reale valore della scala e delle unità di misura usate resta.Se si tratta di km/s risulta che dopo 200 s di caduta frenata con il paracadute la velocità del satellite è ancora due volte la velocità del suono in aria a temperatura e a pressino a quota del terreno. capisco che nell’aria rarefattissima dell’alta atmosfera un paracadute possa fare ben poco, ma… Ecco perché, non essendo del campo, sono stupito dei valori delle ordinate.
22 Settembre 2012 alle 18:59 in risposta a: Comando per scrivere i pedici delle formule matematiche #78279::
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Be’, certo che tra il fegato e l’amante, c’è una bella differenza 😀Grazie delle informazioni su Ebers Moll e la formula semplificata. Il mio commento era sostanzialmente un invito a rivedere quanto era stato scritto; se anche è corretto scrivere così, ci sono delle approssimazioni di mezzo che vanno esplicitate.
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Ho letto quella pagina Web che hai indicato; il fatto che indichi teTeX per Linux vuol dire che è stato scritto prima del 2005, direi probabilmente prima del 2003, quando OpenOffice adottò il formato aperto XML e Word ancora non lo riconosceva, quindi si tratta di una cosa vecchiotta. La raccomandazione di scrivere con spaziatura 1.5 è errata, ma in generale ci sono buoni consigli da seguire. Quindi, a parte i buoni consigli, cerca se ci sono delle informazioni ufficiali sul formato e lo stile della tesi o presso la segreteria di Facoltà (se la Facoltà esiste ancora) o presso la Segreteria Studenti. Microfiche? non avevo mai sentito che venissero chieste le microfiche; oggi, per lo meno con il formato PDF e in particolare il formati PDF archiviabile, è molto meglio conservare gli elaborati su un supporto software, piuttosto che su un supporto filmware; suppongo (e spero) che anche alla UniMI si siano aggiornati.Ora il punto è se sei studente della UniMI — forse devi indicare il numero di matricola nel frontespizio, me se sei di un altro Ateneo, regolati secondo le norme UFFICIALI del tuo Ateneo; vedi che al PoliTO il numero di matricola non è da indicare. e così mi pare che sia nella stragrande maggioranze degli atenei; in ogni caso non è difficile farlo, come ti ho indicato. Per il dipartimento devi verificare se nel tutto Ateneo esistono ancora le Facoltà; se sì, non devi indicare il Dipartimento, se no, probabilmente devi indicare la Scuola o come si chiama la nuova struttura nella tua sede.
Capisco che si tratti di burocrazia, ma è sorprendente quanti siano gli studenti che pongono le cosiddette FAQ dimostrando che dopo almeno 4 anni di permanenza all’università non sanno la differenza fra un Corso di studi e una Facoltà, fra i vari livelli di laurea e le loro denominazioni (per giunta, la specialistica si chiama magistrale dal 2004). Non mi riferisco a te, naturalmente, ma mi riferisco alla domande poste nelle FAQ del sito che hai indicato.
22 Settembre 2012 alle 15:27 in risposta a: Mathdesign: personalizzazione teoremi senza ntheorem #23588::
Trovi tutto spiegato nella guida fntguide.pdf; la leggi con texdoc fntguide, ma devi stare attento che una limite di TeX è che può usare solo 16 font matematici; di cui 4 sono già usati come font per gli operatori, per le lettere, per i simboli e per i segni espandibili; due sono usati per i font a cui si accede con amssymb; non so se mathdesign ne usi altri, ma credo di sì perché dispone anche del greco non inclinato; ti assicuro che così siamo arrivati ad almeno 7 font matematici, e arrivare al limite di 16 sembra quasi impossibile, ma mi è capitato. Prova; è delicato, ma non è tremendamente difficile. Leggi con attenzione la guida.
22 Settembre 2012 alle 15:20 in risposta a: Mathdesign: personalizzazione teoremi senza ntheorem #23586::
Dai! non buttarti giù. Non trovi difficoltà ad usare la \kappa; trovi difficoltà a riconoscerla/leggerla come una k greca minuscola; ci farai l’abitudine e poi ti domanderai come ai avevi difficoltà a riconoscerla; guarda poi che cosa ti viene scrivendo $x\kappa$ e vedrai che i due segni sono perfettamente distinguibili.
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Non c’entra graphics; è che moderncv non prevede l’uso di figure flottanti; moderncv carica da solo graphicx, quindi se proprio dovessi inserire una figura oltre alla tua fotografia (mah, sei sicuro?) puoi usare tranquillamente un \includegrpahics senza bisogno di usare l’ambiente flottante figure e naturalmente senza didascalia
22 Settembre 2012 alle 15:13 in risposta a: Comando per scrivere i pedici delle formule matematiche #78276::
Non avevo letto la formula, perché mi ero concentrato sul quesito di evitare di scrivere continuamente \textup per i pedici in tondo.Ora che @Liverpool ha sottolineato la cosa, direi che nomenclatura in italiano e pedici tondi maiuscoli dovrebbero essere messi a posto come @Loverpool ha indicato; Mi fa specie il pedice S per la corrente di saturazione inversa; le equazioni di Ebers Moll non sono generalmente scritte così, quindi ti suggerisco di rivedere bene quello che scrivi; capisco che si tratta di una equazione costitutiva scritta “a emettitore comune”, ma non mi sembra corretta; può darsi che sia un po’ arrugginito. 🙁
22 Settembre 2012 alle 13:48 in risposta a: Mathdesign: personalizzazione teoremi senza ntheorem #23584::
Mi stupisco che tu ci abbai messo un’ora ad installare gli urw-gramond, visto che nella distribuzione completa di TeX Live sono già installati (almeno quelli matematici — quelli di testo di tipo Type 1non contengono le lettere greche).
Forse lo sono anche un una distribuzione MiKTeX completa. Certo se si usano distribuzioni incomplete, cosa che sconsigliamo sempre, si va incontro a guai come quelli che sono capitati a te.Ho verificato con FontForge il contenuto di tutti fi file matematici che l’autore di mathdesign ha predisposto per l’uso con i font Garamond; in effetti in tutti compare sempre la \kappa a forma di x corsiveggiante; non c’è nessuna \kappa variante, come esiste per la \rho, per la \epsilon, eccetera. Se ci fosse stata, forse sarebbe bastato usare \varkappa al posto di \kappa, come succede per le altre lettere che dispongono di varianti.
Se vuoi conservare il Garamond, conserva anche la \kappa che ti viene con questi font, e non ti preoccupare; a te non sarà familiare, ma a molti altri lo è; quando ero a liceo era l’unica forma che conoscevo per la \kappa; quindi tutti quelli che hanno fatto il classico dovrebbero riconoscerla senza problemi; gli altri si abituano, e se temi che non lo facciano, la prima volta che ne usi una, metti una nota dicendo che quella è la forma classicheggiante della kappa greca minuscola, l’unica disponibile con i font urw-Garamond.
22 Settembre 2012 alle 13:09 in risposta a: Mathdesign: personalizzazione teoremi senza ntheorem #23582::
È quello che succede quando si cambiano font; cambiando font cambiano anche le forme delle lettere e non mi stupisco che la \kappa di utopia (quella usata da fourier) e la \kappa di urw-Garamand siano diverse; una assomiglia ad una K più piccola, l’altra assomiglia ad una x minuscola più o meno calligrafica.Io non farei una cosa del genere come prendere una \kappa da un altro font; lo stile della nuova \kappa potrebbe essere quello desiderato ma il suo disegno la identificherebbe subito come l’uovo del brutto anatroccolo. La cosa che chiedi si può fare tecnicamente ricorrendo ai font virtuali, ma è una operazione molto delicata e difficile da fare. Non l’ho mai fatto, ma sembra che con LuaLaTeX si possa fare, diciamo così, senza in realtà creare i file .vf e i relativi file tfm, visto che LuaLaTeX può lavorare con i font. Non sono sicuro che si possa fare con XeLaTeX.
Sul piano estetico o il font dispone già della \kappa variante (e questo succede con molti font OpenType), oppure si tratta di una cosa da evitare. E se non stai usando font OpenType, allora ti conviene tornare a fourier e amssymb che sono stai creati con i font, anche matematici, che vanno d’accordo assime e contengono la \kappa come vuoi tu.
Parere personale, s’intende.
22 Settembre 2012 alle 12:54 in risposta a: Comando per scrivere i pedici delle formule matematiche #78274::
Se scrivi in italiano e quindi hai specificato l’opzione italian a babel (la cosa non funzuona con polyglossia) è già definito il comapndo \ped simile a quello di Andrea, ma che non dipende dalla presenza del pacchetto amsmath (con il quale funzionano sia \textup, sia \text nello scegliere il font del corpo dei pedici), ma ricorre a \mathrm. Io uso questo comando da circa 20 anni…:wink:
C’è anche il comando \ap per mettere un apice in tondo, caso mai fosse necessario.La differenza fra usare \amthrm o \textup oppure \text sta nel fatto che con il primo si compone in modo matematico e quindi gli spazi sono ignorati e le lettere accentate rappresentano degli errori. Nello stesso tempo i 20 anni non ho mai avuto bisogno di usare un pedice (o un apice) che contenesse più di una parola, ma sempre una abbreviazione di due o tre lettere, oppure la sola iniziale (del resto come fai anche tu).
I comandi \ped a \ap sono definiti anche nella classe toptesi per scrivere tesi di vario livello, e funzionano in tutte le lingue, non solo in italiano, se ricordo bene.
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Se vuoi avere la sezione linge senza il bold prodotto dal comando \cvitemwithcomment aggiungi prima di \begin{document} questo codice:
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% Per usare \cvitemwithcomment senza mettere bold il livello\renewcommand*{\cvitemwithcomment}[4][.25em]{%
\savebox{\cvitemwithcommentmainbox}{{#3}}%
\setlength{\cvitemwithcommentmainlength}{\widthof{\usebox{\cvitemwithcommentmainbox}}}%
\setlength{\cvitemwithcommentcommentlength}{\maincolumnwidth-\separatorcolumnwidth-\cvitemwithcommentmainlength}%
\cvitem[#1]{#2}{%
\begin{minipage}[t]{\cvitemwithcommentmainlength}#3\end{minipage}%
\hfill% fill of \separatorcolumnwidth
\begin{minipage}[t]{\cvitemwithcommentcommentlength}\raggedleft\small\itshape#4\end{minipage}}}
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%`
È lo stile classic che mette in bold quelle parti; ho semplicemente ripreso dallo stile classic la definizione e l’ho corretta; forse si potrebbe ottenere lo stesso risultato in modo più elegante usando il pacchetto xparse di Enrico (già nella distribuzione di TeX Live e MacTeX 2012) ma trovo che così sia anche intuitivo; e, se questo è un modello, l’utente neofita che lo usasse non deve fare assolutamente nulla.Leggendo il codice ho visto che moderncv è compatibile con natbib, ma di nuovo natbib non ha opzioni per inserire le parole infisse in lingue diverse.
Finché moderncv non diventa compatibile con biblatex, una soluzione sarebbe quella di mettere plain_ita.bst nel pacchetto compresso CV.zip e di dire all’utente neofita che deve decomprimere CV.zip in una cartella e nella stessa cartella comporre il suo curriculum. Niente foreste di alberi del sistema TeX.
Non ci vedo nessuna incompatibilità di licenza in una operazione del genere.
::Lo bibliografia in italiano. La via maestra per risolvere il problema si chiama biblatex, basta caricarlo e la bibliografia viene composta nella lingua desiderata. “plain_ita” (da cercare frugando Internet e da piazzare in un’oscura cartella) è una pezza; io ho “risolto” con un’altra pezza, ovvero modificando a mano il .bbl. Orrendo, lo so, ma in fondo si tratta di una pezza diversa dalla pezza di “plain_ita”. Spero che l’autore della classe (ottima) la renda compatibile con biblatex.
1) Hai ragione; biblatex sarebbe la soluzione.
2) Hai torto: andando a frugare Internet il primo sito a cui si viene mandati da google è il nostro sito dove c’è un suo tutorial sulla bibliografia: http://www.guit.sssup.it/latex/bibliografia.php; può essere datato, ma lì c’è anche la possibilità di scaricare natbib_ita ( per entrambi gli stili: http://www.guit.sssup.it/downloads/natbib_ita.zip); non da quel sito, ma GuIT distribuisce anche arstexnica.bst in itaiiano. Non mi sembra un gran frugare, visto che giornalmente siamo su questo sito diverse volte. E chi scarica il tuo modello al 90% è passato da questo sito. Aggiustare a mano il file bbl mi sembra più brutto (tu dici “orrendo”) che installarsi palin_ita.bst. Questa installazione nel proprio albero personale (di cui si parla abbondantemente nell’Arte) è permanente, mentre la pezza nel file bbl è una tantum e va ripetuta per ogni altro curriculum che debba essere creato (ricordiamo che di curriculum bisogna farne diversi perché sono diversi gli scopi per i quali si scrivono i curriculum).
Che nel punto 1 tu abbia ragione è un fatto. Certo, perché imporre ad utenti, specialmente se neofiti, la ricerca di file e la loro collocazione nella propria foresta di alberi del sistema TeX? Hai perfettamente ragione, ma finché moderncv non sarà attrezzato per usare biblatex, sarà giocoforza accompagnare il modello da una breve descrizione di come fare per fare una pezza permanente come quella di installarsi plain_ita.
3) Quanto dici a proposito dell’aggiornamento automatico di MacBook sarebbe certamente ideale; e non è solo il sistema operativo Mac OS x che lavora per aggiornamenti sobri e non invasivi, ma anche quasi tutti i programmi scritti per i Mac fanno altrettanto; MacTeX, purtroppo, non è ancora uno di questi; ma non lo è nemmeno TeXnicle (che piace tanto a Tommaso 😉 — per la verità il suo aspetto grafico piacerebbe molto anche a me, ma è il programma che è troppo rigido e non fa molte cose che per me sono indispensabili — il recente TeXpad è molto meglio, anche se costa una piccola manciata di euro e il supporto tecnico è molto aperto alle richieste degli utenti — ma questo è OT, scusami). Probabilmente a saperlo usare, si potrebbe usare il programma cron di UNIX, presente su Mac OS X, e programmare la verifica di aggiornamenti settimanalmente, in modo che si ottenga quello che desideri e che anche altri utenti Mac e Linux potrebbero gradire. Io mi sono programmato la cosa su iCal, e ogni due settimane iCal mi ricorda che devo far andare TeX Live Utility. Questo non vale per l’aggiornamento annuale della distribuzione, ma è già molto. (Aggiungo che nell’Arte c’è scritto che bisogna aggiornare subito MacTeX dopo averlo installato, perché a differenza dell’installer per Windows e Linux, il pacchetto di installazione MacTeX è già preconfezionato “alla Mac” e non è un download “just in time” come gli altri due installer — be’ queste sono parole mie, sull’Arte non è prorpio detto così ma il senso è lo stesso.)
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