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Poi ho usato \cfrac invece di \frac e il risultato è stato eccellente
Il fatto che tu volessi la frazione continua come nell’immagine che avevi presentato, non secondo il modo “standard” mi ha portato a darti quella soluzione che chiedevi; se avessi chiesto come si compone una frazione continua? ti avrei risposto usa \cfrac; oppure, facendo il cattivello, ti avrei detto leggi la documentazione di amsmath.
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Be’ in apice vanno solo gli esponenti; metterci altre informazioni è fuorviante e confonde le idee al lettore; Non ho sottomano testi di telecomunicazioni o di teoria dei segnali discreti, ma non ricordo di avere mai visto l’indice del punto discreto del tempo a esponente. Invece ho visto [tt]v_z^2(nT)[/tt] dove si capisce benissimo che si tratta del campione rilevato al tempo nT (ovviamente con T che rappresenta l’intervallo di tempo fra due campioni successivi).
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Indipendentemente dal fatto che tu sia su Linux Ubuntu 12.04, hai TeX Live, quindi apri la documentazione con texdoc texlive e cerca la parola updmap; troverai un cpaitoo dovo si spiegano queste cose; sicocmen però le cose cambiano, non dico di giorno in giorno, ma quasi, l’impostante è che tu piacci una updmap.cfg nell’albero local; che questa contenga i nomi dei tui font, anche se sono nel tuo albero personale, e che tu faccia andare updmap-sys per avere i tuoi font visibili su tutta la macchina. Non ti preoccupare degli aggiornamenti; l’importante è che ci sia una updmap.cfg col contento gioust nell’albero texmf-local; questo non viene sovrascritto durante i periodici aggiornamenti e nemmeno quando passerai alla versione TeX Live 2013. Secondo quello che viene scritto nel descrivere la creazione delle mappe con l’ultima versione dportataci da TeX Live 2012, non serve nemmeno piò distinguere con un suffisso -local i nomi dei file di configurazione per le mappa che si trovano nell’albelro local.Ho chiesto se non fosse possibile replicare questa procedura per i pattern per babel e per quelli che usa polyglossia, ma Karl Berry mi ha detto che ci sono buoni motivi per non farlo, per lo meno per non farlo ora, finché il problema della gestione delle lingue non sarà rimesso in ordine.
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Comincia a ridurre il numero di campioni; 1000 secondi sono un tempo non tanto lungo, circa 17 minuti; in questo lasso di tempo il satellite , se non è bombardato da sciami di meteoriti, si muove molto regolarmente. Quindi campionare ogni secondo è giā troppo, la l’impegno della memoria diminuisce di 10 volte. Da ingegnere o da scienziato devi domandarti quanto siano significativi 10000 punti tracciati lungo una linea abbastanza regolare, che occupa al massimo lo specchio di stampa; è totalmente privo di senso; su uno schermo normale a 72 pixel al pollice rischi di mettere una mezza dozzina di punti nel luogo dove comunque lo schermo mostra sempre solo un pixel. Pensa alla stampa su carta con una densità di 600 punti al pollice, ma dove l’algoritmo di stampa non disegna mai linee troppo sottili per non farle svanire quando sono troppo sottili; fatti due conti sulle dita e vedrai che due pixel adiacenti conterranno sempre, ciascuno, un paio di punti del tuo disegno.Mai sprecare risorse; aumentare la memoria a 8.00.0000 di parole di 4 byte, cioè di 32 bit, arrivi a 256 000 000 bit per rappresentare il tuo disegno con mezzi che non possono arrivare a una definizione così alta. Poi fai come credi, a non sprecherei la ram per un problema mal posto. Se mi dici che vorresti mostrare i quei 17 minuti scarsi le micro deviazioni dalla traiettoria prevista, allora un disegno con 10 000 punti non dice assolutamante nulla, ma le informazioni che servono sono date dal valore medio e dalla sigma, diciamo ogni minuto; una tabella di una ventina di righe dice di più di una figura dove non si capisce niente se non che si tratta di rumore.
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Per la matricola scrivi il tuo nome su due righe: [code]\candidato{Mario Rossi\\matricola: 123456}Per il dipartimento non è previsto niente; puoi provare a usare lo stesso trucco delle due righe con il comando \facolta. Non ho provato a farlo, ma occhio e corce non vedo problemi; anzi puoi anche specificare una spaziatura verticale come argomento facoltativo di \\, per esempio: [tt]\\[1\basleineskip][/tt]. Poi probabilmente se non devi mettere anche la facolta, puòi configurare il nome “Facoltà di ” con “Dipartimento di “; la classe dispone dei comandi appositi per fare questi giochetti.
È vero che nell’univarsità è tutto cambiato e le facoltà in teoria non esisterebbero più, ma non mi ci sono ancora orientato e ;a riga del dipartimento non l’avevo nemmeno considerata visto che con la legislazione precedente che ora con i nuovi statuti viene abbandonata, La facoltà era l’organismo che si occupava della didattica (quindi anche degli esami, incluso quello di laurea) e i dipartimenti si occupavano di ricerca. Ora con lungimiranza ministeriale si vogliono avere le scuole, non più le facoltà, che occupano sia di ricerca sia di didattica., così va a finire che le facoltà spariscono e i dipartimenti si accorpano (anche per rispettare il limiti dimensionali minimi) con “matrimoni di interesse” che non si sa bene dove porteranno.
Proverò a vedere che cosa si può fare per ovviare ad una situazione di transizione.
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In realtà a me viene perfetto come Lorenzo desidera, senza enfasi sul livello di conoscenze delle lingue, con Allegati invece di Enclosures; l’unica cosa che disturba è il mancato uso di plain_ita, come stile bibliografico, che da me ho prontamente aggiornato; quindi l’elenco delle pubblicazioni viene con le congiunzioni in italiano.Specifico che nel log compare la versione di moderncv ed è la seguente:
Document Class: moderncv 2012/08/10 v1.1.3 modern curriculum vitae and letter document class
Tu, Lorenzo, non hai la stessa versione?
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Essenzialemnte non basta cambiare l’opzione a inputenc e a scivere in testa la riga magica per la codifica utf8; bisogna che il file sia salvato con la codifica utf8. Siccome nella sezione Documentazione c’è la guida tematica relativa alle codifiche; leggila, non è lunga, ma puoi andare direttamante all’ultimo paragrafo se vuoi fare in fretta; ma se vuoi capire eprché devi davvero leggerti tutto quanto.
Puoi convertire la codifica semplicemente con TeXworks, ma devi fare molta attenzione all’opzioni che scegli nella finestra di dialogo per salvare o esportare il file.Aggiorn ala tua distribuzione a MacTeX 2012; non ha niente a che vedere con il tuo problema, ma è sempre meglio essere aggiornati; si hanno sorprese sgradevoli molto meno spesso.
::Strano, a me non succede. Avete sia il .tex sia il .pdf: potete vedere che a me viene “enclosure”: inoltre il comando \date non funziona. Può dipendere dal fatto che uso una MecTeX 2011?
Ho proprio idea che dipenda dal fatto che hai una distribuzione datata.
Per quanto riguarda plain_ita.bst non vedo proprio quali problemi ci siano; io ho messo una tantum quel file nel mio albero personale, che ho sempre avuto ed usato da circa 30 anni (bugia: 30 anni fa non esisteva ancora MiKTeX, ma ho imparato ad usare l’albero personale da quando ho usato epr pa prima volat MiKTeX v.1.x, quindi deciamente molto tempo fa; quando sono passato a GWTeX (2006) e poi a MacTeX (2007) la prima cosa che ho fatto è stata quella di copiare il contenuto della cartella \localtexmf che avevo sul PC Windiws nella cartella ~/Library/texmf/ del Mac. C’era già dentro il file plain_ita.bst che è andato al suo posta nel Mac perché era già al suo posto in \localtexmf.
Il suo posto è [tt]~/Library/texmf/bibtex/bst/[/tt]
Non mi sembra così complicato. Segue un ragionamento razionalissimo: il file per la bibliografia italiana con estensione .bst da comporre con bibtex è sicuramente locale o personale e non può far parte della distribuzione di TeXLive (MacTeX) generale; dunque va nell’albero locale o in quello personale; l’albero personale se non c’è lo creo; deve essere radicato nella propria Home su tutti i sistemi operativi e su ~/Library/ sul Mac (credo che ci sia scritto anche nell’Arte, ma non vado a controllare); deve avere al stessa struttura degli altri alberi, quindi vado a vedere dove sono gli stili bibliografici nell’albero della distribuzione: oh già! sono nel ramo /texmf-dist/bibtex/bst/ quindi creo il ramo bibtex/bst/ nell’albero personale e ci metto dentro plain_ita.bst; sul Mac non ho nemmeno bisogno di rinfrescare il database dei nomi dei file; è immediatamente usabile e pdflatex lo trova da solo in qualunque cartella tu stia componendo il tuo documento.
Il file plain_ita.bst è del 2002; io me ne sono creato un altro (plain_ital.bst) con piccole varianti nel 2008.
La spiegazione è certamente più lunga da leggere che non da eseguire. Direi banale e senza nulla di misterioso “ben dentro la pancia di un qualche albero” mi sempra un po’ forzato dopo che ti ho mostrato come quell’albero dove inserire il file derivi da un ragionamento che non fa una grinza.
Certo, sono d’accordo con te che se l’autore rendesse il pacchetto comptibile con biblatex sarebbe meglio, ma, ti scandalizzerò, forse, io fio ad oggi, nonostante biblatex sia in circolazione da almeno 4 anni, non ho mai avuto bisogno di usarlo; dipenderà dalla semplicità delle cose che scirivo, ma davvero, non ho bisogno di usare una Rolls Royce per andare a fare la spesa al mercatino rionale; come non penso che la bibliografia si così importante in un curriculum; per un concorso universitario dove la bibliografia è essenziale, la scriverei a parte e la metterei come allegato al curriculum studiorum.
Come sempre è una questione di abitudini, ma non penso che sia tanto grave se moderncv non è compatibile (per ora) con biblatex.
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Dal penultimo messaggio di Lorenzo ho scaricato il CV.zip; tutto bene, ma appunto era quello che segnalvo a Lorenzo, che forse si era sbagliato e aveva caricato solo CV.pdf, invece che CV.zipHo composto il curriculm e la data, le enclosures sono venute come desiderato, Allegati, già in prima battuta, quindi Lorenzo deve avere trovato come fare.
Per la bibliografia basta usare plain_ita.bst; se Lorenzo lo cerca in rete lo trova di sicuro. All’occorrenza posso inviarglielo. Poi, volendo, c’è sempre merlin.tex per crearsi qualunque stile bibliografico per bibtex. Io però credo di avere scaricato questo file anni fa, molti anni fa, dal sito GuIT.
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Lorenzo, quanto c’è scritto nel tuo sito è un po’ poco (anche se il tuo curriculum è interessante):CV è un modello, pronto per l’uso, di curriculum vitae.
Il modello pronto per l’uso è il risultato, non il modello da usare come sorgente LaTeX.
Del resto se vuoi sapere come rispondere alle domande che hai posto bisognerebbe sapere come hai personalizzato moderncv per dirti dove mettere le mai. Per la verità è un lavorino che potresti fare da solo: basta che tu apra in successione i vari file che vengono usati per comporre la tesi, per scoprire, per esempio come fa a scrivere “enclosures” e sai che cosa devi cambiare; basta andare a vedere che uso fa di \date e di \@date, e sai che cosa devi cambiare; se scrivi un modello, devi essere disposto a “sporcarti le mani” con la lettura del codice che usi e vuoi modificare; non sarà elegante, ma una cosa è scrivere una classe o una modifica a una classe, e una completamente diversa comporre un documento.
Ciao
Claudio
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Carla,
stai usando la classe slides, come si legge nella prima riga del tuo file.La classe slides è stata creata nel 1984 quando non esistevano i videoproiettori ed era necessario servirsi dell’epidiascopio (chiamato anche lavagna luminosa, allora, oggi non so nemmeno se la locuzione venga ancora usata e nel caso con quale significato; gli epidiascopi, se ne esistono ancora, forse sono tutti nei depositi della roba da gettare o forse nei musei di tecnologia…)
Son passati 28 anni da allora e qualche prograsso tecnologico è già stato fatto 😉
Io stesso ho predisposto una collezione completa di font con codifica T1 per comporre le mie diapositive (font LXfonts), ma non mi sognerei mai più di usare i lucidi e l’epidiascopio.
La classe slides è ancora distribuita per poter comporre/ricomporre vecchi documenti.
Oggi “bisogna” usare classi diverse; la più gettonata è beamer. Fra le guide tematiche, qui sopra nella sezione Documentazione, ce ne è una dedicata a Beamer e una principiante come te può diventare operativa nel giro di qualche ora. Dopo aver composto la prima diapositiva con beamer ti domanderai perché mai hai perso tempo a cominciare con slides.
Se stai componento slides per la presentazione della tesi, allora leggiti la documentazione di Beamer2thesis; apri il terminale o la finestra che su Windows si chiama prompt dei comandi (sotto Programmi | Accessori) scrivici dentro texdoc beamer2thesis, premi invio e ti si apre una semplice presentazione scritta da Claudio Fiandrino, molto spartana, volutamente spartana, che ti insegna a predisporre le diapositive per la tesi. Poi sempre usando la finestra comandi scrivi texdoc beamer, premi invio, e trovi il ricchissimo (e lunghissimo) manuale di beamer, che ti permette di fare ogni cosa di diavolerie con le diapositive, ma tu fermati inizialmente a leggere solo il tutorial in modo che acquisisci la filosofia di beamer e (dopo aver letto la guida tematica citata sopra) sei pronta a comporre diapositive di qualità invidiabile, altro che slides 😎
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