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Scusa @Sostenitore Apple, ma visto che sicuramente usi un Mac su cui hai instalalto MacTeX 2012 (non l’hai ancora aggiornato? che cosa aspetti che arriviamo al 2013?) hai provato ad aprire un terminal, a scriverci dentro texdoc circuitikz e a premere invio? Non ha bisogno di scomodare Uniroma2, nè di cercare in giro per la rete, quando hai già tutta la documentazione sul tuo hard disk.Obbiezione: “Ma è in inglese!”
Risposta: Ma come fai ad usare oggi un calcolatore se non conosci almeno un poco l’inglese scritto?
Non sono cattivo anche se ti sto bonariamente tirando le orecchie; semplicemente hai sotto il cofano della tua macchina tutto quello che ti serve, ma non hai la curiosità di alzare il cofano stesso per vedere che cosa c’è. Hai tutto la documentazione che vuoi. Cert in inglese, ma scritto per lo più da persone che non sono di madrelingua, quindi si tratta di un inglese essenziale senza voli pindarici di retorica con il Queen’s English.:smile:
23 Agosto 2012 alle 18:56 in risposta a: Installare e utilizzare font .ttf o .otf con pdfLaTeX #77274::
Se leggi con attenzione la piccola guida di Enrico Introduzione a XeLaTeX, introxelatex.pdf, trovi che la funzionalità di \textls è già intrinseca nei font opentype usabili con XeLaTeX; se ti ridefinisci \textls in modo che usi le dichiarazioni e le parole chiave descritta da Enrico, fai il tracking del maiuscoletto senza nesusn probblema e senza impazzire a installare font ttf o otf in motori che possono usare solo font di 256 caratteri, quando XeLaTeX è nato apposta per gestire quei font senza batter ciglio e sena nessun problema di installazione (che per altro è descritta, per quel poco che c’è da fare su Mac e su Linux, da Enrico; Mi pare che anche su Windows non si sia praticamente nulla da fare son on aggiorna la cache dei font.
::thoro” post=76465Salve ragazzi,
innanzitutto complimenti per il vostro forum, poi volevo chiedervi un piccolo aiuto circa la documentclass{prosper}, premetto che uso come O.S. Mac OS X Snow Leopard e uso come programma per compilare in LaTeX il TeXShop, avrei bisogno di una guida in italiano con esempi e teoria che mi spieghi come usare prosper quali sono le opzioni i vari codici e tutto il resto. Ovviamente le prove fatte finora con TeXShop non sono andate a buon fine usando prosper, in quanto ogni volta che passo il codice al compilatore si blocca perché credo manchi qualcosa al programma, siccome non so onestamente se TeXShop ha tutto ciò che gli serve per usare la classe prosper o se ha bisogno di installare materiale aggiuntivo, sarei grato a chi mi spiegasse cos’altro dovrei eventualmente installare su TeXShop per farlo funzionare con prosper e in più mi inviasse qualche link per scaricare qualche giuda che parli in modo esaustivo di prosper come le altre guide su LaTeX in generale e sulla redazione di lettere, libri etc.Grazie anticipatamente a chi vorrà aiutarmi.
P.S.: come alternativa ho provato beamer, che va anche molto bene, ma ho sentito dire che prosper è migliore vorrei comunque togliermi la curiosità di vedere di cosa si tratta e cosa mi permette di fare.
Che distribuzione di MacTeX usi?
Per la verità beamer è una killer application; e propser va a finire nell’angolino buio in confronto; l’ho usato in un remoto passato, ma da quando ho scoperto beamer l’ho completamente dimenticato. Mi pare veramente strano che qualcuno ti abbia detto che prosper è meglio di beamer; mi piacerebbe leggere le sue considerazioni a favore di prosper, altrimenti è come dire “Io tengo per il Milan” rispetto a “Io tengo per l’Inter”.
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Di sicuro le matrici pmatix che uso sono troppo grandi; le figure scalate con un fattore di scala 0,4 sono troppo grandi; devi rimpicciolire il font delle celle che contengono le matrici, dato e non concesso che debbano sempre avere tutte quelle righe e colonne di cui buona parte corrispondono ad elementi vuoti; le figure vanno scalate con una misura assoluta e non con un fattore di scala: per esempio width=20mm. devi togliere tutte quelle sequenze di righe bianche che costituiscono una fonte di warning inesauribile; devi evitare l’uso dell’ambiente figure per inserire la didascalia; ci sono altri modi per dare una didascalia a qualcosa che non sia nell’ambiente figure; devi fare una tabella unica e se davvero viene troppo lunga, usa l’ambiente longtable.Meglio ancora, ripensa con attenzione a quello che vuoi mostrare e strutturalo meglio. Così come mi pare di capire che sia organizzato mostra molto spazio bianco, delle figure troppo grandi, e una struttura di difficile comprensione. Naturalmente questo giudizio discende dal fatto che non hai presentato un esempio minimo compilabile; se non puoi mostrarci le tue figure metti dei rettangoli o dei quadrati con le dimensioni che vuoi, ma per una esempio minimo compilabile ci vuole qualcosa che, come ha ben spiegato Ivan, si copi, si incolli in un file tex e si compili, senza dover indovinare quali pacchetti hai nel preambolo, quale giustezza e quale classe usi, eccetera.
Tuttavia ho il sospetto che riorganizzando la struttura del tuo materiale tu possa ottenere un risultato presentabile e comprensibile al tuo lettore.
22 Agosto 2012 alle 18:13 in risposta a: Installare e utilizzare font .ttf o .otf con pdfLaTeX #77271::
Il problema insormaontabile è che pdftex)il motore di pdflatex) per ora gestisce solo font codificati in matrici di 256 caratteri, mentre i font ttf e otf possono, almeno in teoria, arrivare a parecchie centinaia di migliaia di caratteri.Dumque per usare un font ttf (e probabilmente anche otf) bisogna usare delgi applicativi che sono descritti nella documentazione di fontinst. Questi applicativi generano dei file di font virtuali con 256 caratteri ciascuno, generano i file afm per le metriche ,che i ttf e gli otf contengono al loro interno, e generano i file tfm che sono quelli effettivamente usati da pdftex per conoscere di ogni carattere le dimensioni, le crenature, le legature e quant’altro sia necessario in realzione ad ogni singolo glifo della collezione di 256 segni. Come è facile capire si tratta di cose delicate e facili da sbagliare; quando uno ha imparato si domanda perché ci ha messo tanto tempo, ma non è né mancanza degli utenti né difficoltà assoluta della materia; è che ci sono troppi dettagli da tenenre sotto osservazione ed è facile dimenticarne qualcuno.
Io non ci proverei mai a fare il lavoro da solo; ma la proliferazione di programmi come xetex, luatex, context-mk-iv che gestiscono direttamente i font otf e ttf (alcuni gestiscono con altrettanta disinvoltura anche i Type 1, ti fa capire che una quantità enorme di energia intellettuale viene consumata per superare i problemi che tu lamenti.
Però se sei determinato, leggiti la documentazione di fontinst: texdoc fontinst
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Antonio, con questa correzione funziona perfettamente con “mela”+M; “mela+K sembra non fare nulla.Per altro sarebbe importante che tutte le righe dei magici commenti siano almeno compatibili con TeXshop, visto che sono gli unici editor che per ora capiscono quelle righe(o meglio, TeXworks capisce quelle di TeXshop, quindi nel più sta il meno, nel senso che il più deve adattarsi a far capire anche il meno).
::@Claudio: quelli dello screenshot sono i motori predefiniti?
Quello è l’elenco degli engine che ti propone ma macro Program; occhio e croce sembrerebbero tutti; comunque per aggiungere altri motori c’è una procedura apposita.
Per i dizionari ho il sospetto che la riga magina che li riguarda non venga nemmeno letta da TeXshop e considerata un semplice commento; tutte le volte che ho composto un file predisposto inizialemte su TeXworks e dove era presente la riga magica del dizionario, c’era sempre it_IT e tutto filava liscio con TeXshop, che comunque usa il dizionario corrispondente alla lingua in usa in quel momento nel file sorgente. Almeno così è sul Mac Lion.
Ciao
Claudio
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cancella il file {busy).Poi quando hai un errore, non ricompilare senza avere terminato la compilazione precedente; chiudila dando il comando x nella finestrina della console, altrimenti ti rimane aperto il file di sincronizzazione e (stranamente) non puoi aprirne un altro, ma devi riscrivere quello; se lo cancelli dovrebbe andare tutto a posto.
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Ottima idea; ti ho mandato per posta elettronica due screen shot con le codifiche e i motori riconosciuti da TeXshop.Bravo; i tuoi script risolvono un problema importante per TeXworks. Ora ci applichiamo tutti a collaudarli e a vedere se si possono fare ulteriori miglioramenti.
Ciao
Claudio
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@Palagi, la funzione che vuoi disegnare viene benissomo con il codice che ti ha dato @robitex; tra l’altro ti ha dato un codice autosufficiente che puoi compilare con LuaLaTeX (dando il comando dalla finestra comandi, oppure scegliendo l’apposito bottone nel tuo shell editor); ma il risultato è semplicemante un file pdf senza margini che puoi includere come una immagine all’interno di un ambiente figure, dando tu l’apposita didascalia e il label.Per altro la funzione che vuoi disegnare è fra le altre cose la risposta al gradino di un sistema del primo ordine; naturalmente co sono mille altri modi di interpretare quel disegno. Ma una delle cose che si imparano quando si studiano i transitori è che gli esponenziali si considerano esauriti quando sono trascorse 5 “costanti di tempo” dall’inizio; quindi a parte gli argomenti corretti di @robitex per spiegare perché la libreria matematica di pgfplots non ce la faccia ad andare oltre il valore 5, la tua funzione ha una “costante di tempo” unitaria, quindi quando la variabile vale 5 sono trascorse 5 “costanti di tempo” e l’esponenziale è da considerare nullo cosicché la tua funziona assume il valore unitario. Non ho guardato come la libreria di pgfplots calcoli l’esponenziale, ma presumo che usi sviluppi in serie un po’ particolari, cosicché se anche il problema dell’underflow o dell’overflow non fosse la causa vera del tuo problema, la libreria stessa dovrebbe difendersi da queste possibilità e non andrebbe oltre nei calcoli.
Perché Lua ce la fa? perché non lavora con i numeri interi ma con i numeri in notazione scientifica (floating point) e anche se non si possono escludere underflow o overflow, il rischio di bloccare i calcoli è infinitamente minore. Se hai anche un piccola infarinatura di informatica di base e di calcolo numerico, dovresti conoscere i problemi a cui ho accennato.
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Il comando che ti Ha dato Ivan è la ridefinizione di un comando interno di biblatex (blx@ è il tipico prefisso che ricorda il nome del pacchetto e che rende i nomi dei comandi interni “univoci” perché fanno riferimento ad un “name space” identificato da quel prefisso; se tutti coloro che scrivono pacchetti avessero da sempre avuto l’abitudine di usare un name space specifico, ci sarebbero molti casi in meno di incompatibilità fra pacchetti — sì, questi prefissi strani rendono quasi illeggibile il codice a chi non conosce questi “trucchi”, ma non nascondono altro che una protezione alla ridefinizione involontaria dei propri comandi da parte di altri; pensa a quanti \init ci sarebbero che si mettono i bastoni fra le ruote l’uno con l’altro; quanti \setsfcodes (set space factor codes) si intralcerebbero a vicenda).\makeatletter e \makeatother servono per usare il segno @ (“at” in inglese, o anche “commercial at”) come se fosse una lettera dell’alfabeto (make at letter) oppure come un altro segno (make at other) e ne parla anche Leslie Lamport, il papà di LaTeX, nel suo manuale.
È quindi ovvio, direi, che quelle ridefinizioni debbono essere messe nel preambolo, dopo che sono stati caricati i pacchetti che riguardano biblatex, visto che non si può ridefinire ciò che ancora non è stato definito.
Se vuoi approfondire la programmazione in TeX e LaTeX, sul sito di Enrico c’è una bella guida “Appunti di programmazione in TeX e LaTeX’; però non cercare di fare l’apprendista stregone (come Topolino nel file animato Fantasia; mi pare premio Oscar nel 1936 come miglior film d’animazione — non ci metterei la mano nel fuoco per il premio Oscar, ma ti garantisco che è un capolavoro) se non imparando un poco alla volta, un passo alla volta, e sempre avendo piena coscienza di quello che stai facendo, altrimenti puoi combinare guai seri.
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Io non ho mai incontrato problemi con etoolbox e lo uso abitualmente; certo ci sono dei comandi difficili da usare e texdoc etoolbox mi da sempre una mano; lo tengo sempre attivo, se non di fianco alla schermata di editing, almeno come programma attivo nella bar in basso. sulle cose che non uso troppo spesso, io ho sempre la documentazione accanto aperta e accessibile. Prova a scorrere tutta la documentazione, vedrai quali cose è capace di fare!
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@Marco87, che io sappia etex non fa quelle cose indicate nella seconda soluzione (in ogni caso etex, che serve per alcune cose, come allocare registri con indirizzo superiore a 255, è già caricato da etoolbox); \preto è un comando definito da etoolbox.Nella seconda soluzione presentata da Ivan non ci sono “chiocciole”, quindi i comandi \makeatletter e \makeatother sono superflui. In sostanza basta:`\usepackage{etoolbox}
\preto\thefootnote{\sffamily}`
etoolbox è un pacchetto prezioso, poco conosciuto, anche perché fa cose che di solito servono agli utenti molto avanzati e quindi la sua documentazione potrebbe scoraggiare un novizio (ammesso che un novizio legga la documentazione…:sad: ), ma ce ne sono parecchie alla portata di tutti.
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