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pie85″ post=74577lo so Prof. che non è giusto farlo …infatti avevo cerco di addolcire il tutto con quel “uso felicemente TOPtesi..”… 🙂
cmq ho visto cosa esce e non mi piace molto e così ho aumentato l’interlinea … olè
grazie comunque
A te piace il testo con i capoversi spaziati; non lo metto in dubbio, ma questo è contrario alla buona tipografia; dunque ti piace qualcosa che è stilisticamente sbagliato. Purtroppo l’abitudine a leggere documenti scritti con i vari word processor abitua a considerare normali le brutture peprpetrate da quei programmi e dallo stile burocratico di scriverne i testi. Word e Writer possono anche comporre bene, ma di solito chi li usa non ha nessun a preparazione tipografica e non hanno al minima idea di stare sbagliando.
TOPtesi segue le norme della buona tipografia, nei limiti di quello che sono riuscito a fare; nota che il primo frontespizio che ho composto per prova mentre costruivo TOPtesi lho sottoposto al giudizio di un tipografo; sono uscito dal suo laboratorio con la coda fra le gambe e mi sono messo a studiate tipografia. Non pretendo di essere infallibile, ma mi sono fatto un certo gusto per i testi ben stampati. Ti assicuro che lo spazio fra i capoversi non fa parte della bellezza della pagina; come non lo è l’interlinea aumentata; in particolare l’interlinea normale di TOPtesi rispetta non solo le regole della tipografia, ma anche le specifiche date dalla Segreteria Studenti del PoliTO; se cambi l’interlinea rischi di vederti respingere la tesi in Segreteria quando la presenti per l’iscrizione all’esame di Laurea. Vedi tu…:sad:
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Guarda che è del tutto normale avere i capoversi rientrati e lo spazio fra i capoversi assolutamente nullo.
Se proprio devi fare il contrio di quello che la buona tipografia richiede, metti pure \parindent a zero, ma non mettere mezzo centimetro di spazio fra i capoversi, al massimo metti \parskip=2mm.Poi, come hai notato, se metti 1pt non vedi nessun effetto perché un punto tipografico equivale a circa un terzo di millimetro, una dimensione difficile da vedere ad occhio nudo se inserita fra cose stampate che da sole sono distanti circa 10 volte tanto.
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In matematica, presso i matematici, “non esistono regole”; non mi si fraintenda: per le scienze applicate esistono le norme ISO; ma non valgono per la matematica pura, anche se nessuno vieta ad un matematico puro di usarle.Secondo le norme ISO le variaili indicate con qualunque alfabeto, greco incluso, devono essere inclinate (corsive quelle latine, ma per il greco che non dispone di un vero corsivo, bisogna accettare la specificazione di “inclinate”).
La tipografia francese non rispetta questa norma: non so dire se non la rispetti nei testi di scienze applicate o solo nei testi di matematica pura, ma il punto è la la tipografia francese vuole che le variabili rappresentate con lettere greche maiuscole o minuscole siano tutte diritte. La ratio potrebbe essere che non c’è pericolo di confondere una variabile indicata con una lettera greca con un operatore.
Penso che le maiuscole diritte le le minuscole inclinate siano una tradizione statunitense. Siccome poi questo funzione anche di default per LaTeX, anche noi ci siamo abituati ad accettare le maiuscole diritte.
Nel mio pacchetto toptesi ho esplicitamente creato un comando per invertire i comandi per le lettere greche, ma non l’ho messo di default. Confesso di aver usato le maiuscole inclinate assai raramente.
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Il pacchetto appendix.sty serve sostanzialmente per mettere una pagina prima delle appendici, con scritto Appendici. è un po’ come la pagina che separa due parti, solo che la parte che viene dopo non è una “parte” nel senso librario della prola, ma è la parte che contiene le appendici.Quello che vuoi fare tu può essere fatto senza il pacchetto appendix, ma con una sola appendice intitolata Appendici; e poi tanti paragrafi ognuno contenente una appendice:
`
\appendix
\chapter{Appendici}
\section{Argomento 1}
….
\section{Argomento 2}
….
% eccetera
`
oppure creando una sequenza di appendici numerate A, B, C,…
`
\appendix
\chapter{Argomento 1}
….
\chapter{Argomento 2}
….
% eccetera
`In entrambi i casi il comando \appendix fa si che la macro \chapter introduca il nome Appendice al posto di Capitolo; inoltre cambia la numerazione dei capitoli passando dalla numerazione in cifre arabe a quella in lettere maiuscole.
22 Giugno 2012 alle 9:21 in risposta a: Concatenare file .tex multipli come unico file finale #75375::
Avevo capito che la tua preoccupazione fosse quella di compilare ogni capitolo con il minimo di pacchetti e di definizioni necessari.Non è una buona idea e Tommaso te l’ha spiegato.
Per come è costruita la procedura del §4.7 della GuidaGuIT (che non è l’Arte di scrivere con LaTeX) si possono usare altri comandi, \includeonly e \include; il vantaggio, rispetto alla procedura descritta da Tommaso, con \input è che via via che compili i successivi capitoli, i riferimenti incrociati ai capitoli precedenti sono sempre corretti, anche se non li stai compilando; non è una cosa essenziale, ma è utile. L’uso di \includeonly e \include serve anche per fare altre cose che con \input non si possono fare; d’altro canto \input permette di immettere incondizionatamente i file nel flusso di lettura del compilatore anche da un file incluso, mentre \include non lo consente.
I due comandi sono quindi complementari, non mutamente esclusivi.
Per concatenare documenti diversi, compilati ognuno per suo conto, potresti usare pdfpages (documentazione: texdoc pdfpages, ma non è una procedura che consiglierei per concatenare i successivi capitoli di un unico documento dopo averli compilati isolatamente.
21 Giugno 2012 alle 19:10 in risposta a: Concatenare file .tex multipli come unico file finale #75372::
Cmq h rslt; m nn h spgt xkè ltrov fnzn.Dovresti saperlo che il forum non ammette abbreviazione da SMS… ma, a parte gli scherzi, dovresti sapere che il segno _ è uno dei 10 caratteri speciali di (La)TeX e che vanno evitati come la peste sia nei nomi dei file sia nelle etichette, ciò in quelle stringhe mnemoniche che servono per citare oggetti, per esempio i riferimenti bibliografici. In teoria LaTeX saprebbe gestirle correttamente, ma non è detto che siano altrettanto intelligenti i pacchetti chiamati e i vari comandi definiti negli altri pacchetti; quindi è molto meglio usare un semplice trattino invece di un underscore. La leggibilità dell’etichetta nei file sorgente e nei file bibliografici rimane invariata e non sorgono problemi con i caratteri speciali.
21 Giugno 2012 alle 16:01 in risposta a: come trovare il documento ove è utilizzato un pacchetto? #75335::
Credo che il problema sia iù complicato.Cercare \usepackage nei vari file che compongono il libro non è difficile, sebben spessissimo essi sono usati solo nel preambolo ed eventualmente in un file di configurazione e di macro personali.
Il problema è trovare quel o qui file dove si sono usate le funzionalità di un dato pacchetto.
Il problema, se posso esprimermi così, nasce dal fatto che spesso si prendono preamboli già fatti, senza saepre a che cosa serva ciascun pacchetto; spesso questi preamboli scaricati dalla rete o passati da un amico, hanno dei commenti vicino alla chiamata di ciascun pacchetto che dimostrano che chi ha scritto quel pacchetto non sapeva quel che faceva; in ogni caso è spesso interessante leggere quei commenti per farsi qualche bella risata. Il che rende ancora più difficile scoprire dove eventualmente si sono usate le funzionalità di un dato pacchetto. Spesso non sono nemmeno state usate.
Io userei la forza bruta.
Con successive compilazioni determinerei quali pacchetti sono necessari in questo modo;
1) commenterei uno alla volta le chiamate \usepackage dei pacchetti di cui ignoro tutto.
2) compilerei il documento; se la compilazione va a buon fine; quel pacchetto era inutile e ne cancellerei la chiamata (o per lo meno la lascerei commentata); altrimenti
3) se la compilazione non va a buon fine, vuol dire che quel pacchetto era necessario e e ne venivano usate le funzionalità e, anzi, la linea in cui viene segnalato l’errore mi dice dove veniva usata almeno una della sua funzionalità;
4) presone nota, toglierei il segno di commento da quella chiamata di pacchetto indispensabile, ripeterei il processo con il pacchetto successivo, fino ad aver eseguito il controllo su tutti i pacchetti di cui non ho capito se erano usati e dove.Molto artigianale ma funziona. Alla fine del processo sarebbero rimaste le note di dove veniva usata almeno una funzionalità de pacchetti indispensabili. guardando il contesto e tenendo conto del nome del pacchetto potrei andarmene a leggere la documentazione con il solito comando texdoc, in modo da sapere esattamente che a cosa serve ogni pacchetto indispensabile.
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Anche con il nostro MacTeX, dando il comando texdoc typeface lo si legge senza bisogno di andare in rete.A me sembra un file ben fatto che apre gli occhi su molte cose riguardanti i font, ma che di fatto serve solo a chi scrive mappe per pdflatex, oppure assegna nomi ai font con o senza la regola di Karl Berry.
A noi comuni mortali serve a poco, credo. Vorrei essere smentito, però.
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Il solito documento del NIST sp811.pdf specifica l’obbligo di dividere i numeri con più di 4 cifre prima o dopo la virgola/punto decimale, ma non lo vieta per gruppi di cifre più corte, come per i numeri del telefono divisi con uno spazio fine a gruppi di due cifre.Sono d’accordo con Enrico sulla possibilità di NON dividere rari ed isolati numeri fino a 5 cifre. la ratio di questa questione è che studi psicosociologici ha messo in evidenza che gli umani e gli animali (forse solo fino ai cordati, ma non vorrei esagerare) sono in grado di riconoscere la numerosità fino a quattro oggetti in posizioni qualsiasi senza bisogno di contarli, mentre da 5 in poi possono avere delle difficoltà. in sequenza temporali sembra che anche i mammiferi, oltre agli umani, siano in grado di sapere senza contare quando sono trascorsi 5 intervalli di tempo; non è il caso di usare il verbo contare, ma facendo la vile vivisezione (parola forte usate più che altro per impressionare il pubblico; la “sezione” degli esseri viventi, per giunta senza anestesia, è nata verso il ‘600 praticandola sui condannati a morte, ma è cessata molto presto, anche se troppo tardi — sugli animali la sperimentazione in vivo senza anestesia è una pratica terminata molte decadi fa) mio padre ha sperimentato che i ratti bianchi da laboratorio sanno “contare” fino a 5 eventi successivi.
È chiaro che le cifre di un numero formano una sequenza precisa, quindi non sono cifre collocate in disordine, ma molto bene ordinate. quindi 4 o 5 cifre potrebbero essere distinte ad occhio, senza bisogno di contarle e anche senza gli spazi fini. Tuttavia è indubbio che gli spazi fini fra gruppi di cifre in terzine aiutino a sveltile la lettura specialmente di numeri piuttosto lunghi; vi ricordate i bilanci dello stato espressi in lire quando implicavano milioni di miliardi? in quel caso bisogna addirittura contare i gruppi di terzine per poter sapere a quanto ammontavano quelle cifre.
Nonostante questo è ovvio che se una colonna di una tabella ha numeri lunghi e corti, la disioni in terzione va eseguita sempre anche con numeri di quattro cifre.
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Mi sembra una pessima idea quella di incrociare due liste; impedisce di rendersi conto di che cosa significa ogni lista.Ripensaci.
Se proprio lo vuoi fare definisci l’esercizio di ogni tipo con \newtheroem, usando lo stesso titolino, (Esercizio), due diversi contatori con i rispettivi modi di scrivere il numero con il prefisso, e, ovviamente, con die nomei diversi per id ude pseudo ambienti nei quali formuli gli enunciati degli esercizi. Non difficile, ma delicato anche da usare.
Perciò ripeto: ripensaci.
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Il tuo problema nasce dal fatto che se l’ultima colonna contiene una specificazione tipo \centering, allora non si deve terminare la riga della tabella con \\, ma con \tabularnewline.Questo nasce dal fatto che LaTeX non può capire se quel \\ indica che vuoi andare a capo nell’ultima cella per cominciare una nuova riga della stessa cella, oppre se vuoi terminare la cella e cominciare una nuova riga della tabella. \tabularnewline disambigua questa situazione.
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Non hai bisogno di invocare il pacchetto teunber, anche se lo puoi fare tranquillamente; ti basta selezionare lo “shape” li con
`
{\fontshape{li}\selectfont
Testo da comporre in lipsiano con la solita traslitterazione
…
}
`
e voilà componi in corsivo lipsiano. Volendo leggiti a; guida fntguide con il solito comando texdoc; li impari a crearti alcuni comandi per gestire i font, come per esempio per definire la dichiarazione [tt]\lishape]/tt] e il comando [tt]\textli{…}[/tt]; come le altre forme dei font, questa dichiarazione è indipendente dalla serie (media, nera), e dal corpo. Per esempio, se dichiari \bfseries ti viene il lipsiano nero; se dichiari \Large ti viene il lipsiano in corpo corrispondente alla dichiarazione \Large, eccetera.
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