OldClaudio

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  • in risposta a: Scrivere in greco con pdflatex: ucs e utf8x #75147
    OldClaudio
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      Per quel che ne so, è tutto giusto salvo il punto 4 a cui non so rispondere.

      usare come nome della lingua polutoniko si può fare, ma è un ritorno al passato, forse a babel 5.x, invece che babel 7.x; All’inizio del greco Apostolos e io dovemmo decidere di creare due “lingue greche” perché babel non concedeva due varianti con lo stesso file per descrivere due varianti della stessa lingua. In un certo senso nacque prima polutonikogreek, perché i font che avevo disegnato erano stati fatti apposta per il greco classico, quindi politonico. In realtà ai greci interessava di più la versione moderna, cioè monotonica; quindi creammo due distinti file .ldf. Poi babel 6.x introdusse il concetto di attributo, che permetteva di descrivere con un solo file due lingue con molti aspetti in comune.

      Ora polygreek è un sinonimo, ai fini della sillabazione, di greek; mentre esiste la lingua monogreek che carica la sillabazione per il greco monotoniko; poi esiste ancientgreek che è indipendente dalle altre due e carica una altro file di pattern diversi (tutto questo da language.dat, il file di configurazione per le sillabazioni delle lingue usato per la creazione del formato pdflatex). Ai fini della data, della tilde, delle due numerazioni greche, e simili le differenze nell’ortografia sono specificate mediante la vecchia polutoniko e l’attributo polutoniko. Io lascerei perdere la vecchia lingua polutonikogreek e userei nei tuoi esempi di una sola riga la lingua polygreek. Il tutto sarebbe molto più coerente. Tuttavia è un po’ che non guardavo queste cose, quindi vedo che il working group sulla sillabazione ha fatto grosse modifiche. Bisogna che mi aggiorni.

      Nello stesso tempo, Tommaso, ci sono due modi per aggiornarsi: (1) leggere i file sorgenti, e (2) fare esperimenti; ovviamente uno non esclude l’altro. Non ti dico di leggere la documentazione, perché questa è stata sempre piuttosto carente; poi con l’ “assenza” pluriennale di Johannes Brams le cose si sono mosse solo sul fronte della sillabazione, ma credo che non si sia fatto nulla per la documentazione e i file di descrizione delle lingue. Se si è fatto aualcosa è passato del tutto inosservato ai miei occhi.

      in risposta a: L’arte di disegnare grafici con LaTeX #74079
      OldClaudio
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        Senz’altro quello isometrico 🙂

        in risposta a: Formattazione non corretta con figure multiple #75130
        OldClaudio
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          Piuttosto metti
          `
          \begin{figure}[!bp]
          `
          In realtà il punto esclamativo dovrebbe essere evitato e per mettere una figura in basso nella griglia di stampa dovrebbe bastare b, se la figura compresa la didascalia e lo spazio distanziatore dal testo sovrastante non supera la metà dell’altezza della griglia. Il punto esclamativo consente di metterla in basso anche se quella dimensione supera la metà dell’altezza della gabbia. Il codice p serve per non bloccare la coda degli oggetti mobili.
          Altrimenti puoi usare afterpage.sty e mettere la figura come argomento del comando \afterpage; la figura ti andrà a finire all’inzio della pagina successiva, se non esprimi nessuna opzione.
          Esiste anche la possibilità di mettere una specie di barriera chiamata \floatbarrier; esistono altri comandi del genere per impedire il collocamento degli oggetti mobili in certe posizioni; so che esistono, ma non li ho mai usati, perciò non so dirti dove trovare la documentazione. Non li ho mai usati perché il funzionamento di default di LaTeX mi soddisfa perfettamente e sono anni che non mi succede più di avere code bloccate o oggetti che non si riesce a collocare adeguatamente. La maggior parte delle volte che questo succede è perché le figure, compresi gli spazi attorno e la didascalia , sono troppo grandi; per questo quando do le specifiche per una figura sto molto attento alle sue dimensioni già in fase di creazione.

          Una figura in testa nella stessa pagina dove dopo comincia un paragrafo dove si cita la figura va bene lo stesso; se la citazione cadesse nella pagina successiva, LaTeX stesso eviterebbe di mettere la figura e la rimanderebbe alla pagina successiva. LaTeX fa un ottimo lavoro da solo e le specifiche alla Word servono solo per avere un look alla Word, mentre LaTeX non è un word processor, ma un text processor; LaTeX guarda all’intero testo/documento, non alle singole parole, nel piazzare le varie parti sulle pagine; Word al massimo guarda alla riga e ha bisogno di istruzioni esplicite per comportarsi diversamente.

          in risposta a: Maiuscoletto spaziato nei titoli delle section – memoir #75120
          OldClaudio
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            Una cosa così
            `
            \setsecheadstyle{\large\scshape\lsstyle}
            `
            non ti andrebbe bene?

            Parto dal presupposto che tu carichi anche il pacchetto microtype che definisce la dichiarazione \lsstyle.

            [EDIT]
            Scusa, mi ero sbagliato, ero rimasto ai titoli delle sezioni, però la sequenza [tt]\scshape\lsstyle[/tt] va bene anche nelle testatine. Occhio alla loro lunghezza: spazieggiando l’iscrizione delle testatine queste occupano una larghezza maggiore, non trascurabilmente maggiore.

            in risposta a: L’arte di disegnare grafici con LaTeX #74067
            OldClaudio
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              E poi, visto che le funzioni di Bessel di prima specie generalmente si indicano cosi: $J_\nu(3x)$ con l’ordine indicato nel pedice, si possono risparmiare punti preziosi che richiedono una minore alterazione della figura; ma senza fare altro, anche così bisogna cambaire qualche cosa, e io propenderei per lo spostamento dell’etichetta dell’asse z.
              Ho già fatto notare in passato che le etichette degli assi mi paiono troppo lontane; mi ripeterei. Inoltre l’etichetta della variabile dipendente a me è sempre piaciuta sopra la freccia dell’asse z. È chiaro che si tratta di gusti, non di norme; quindi si può fare quelo che si vuole, ricordando solo di essere coerenti e di rendere facile la comprensione del diagramma al lettore.

              in risposta a: Stile section particolare – memoir #74275
              OldClaudio
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                Marco87″ post=73292Ciao a tutti,

                tempo fa, grazie alle indicazioni di cfiandra, ho impostato come stile dei capitoli in un mio documento quello mostrato alla pagina 28 di questa documentazione. Avrei due domande da porre al riguardo:

                1. È possibile personalizzare anche le [tt]section[/tt] allo stesso modo? Mi piacerebbe che il numero della [tt]section[/tt] fosse bianco all’interno di un rettangolo grigio, e che il titolo della [tt]section[/tt] sia nello stesso grigio. Mentre sono in grado di fare quest’ultima cosa, non ho idea se si possa fare la prima, e se sì, come;
                2. Credete che stilisticamente sia poco gradevole? Io pensavo di lasciare le [tt]subsection[/tt] così come sono, tranne che scriverei anche quelle in grigio.

                Vi ringrazio molto e vi auguro una buona giornata,
                Marco.

                Marco, se leggi la documentazione di color o semplicemente quella contenuta in grfguide (con texdoc) trovi i comandi \colorbox insieme ai comandi per colorare il testo come \textcolor; quindi quello che vuoi fare, tecnicamente lo si può fare tranquillamente: sei abbastanza esperto per scriverti delle macro; di trovare i comandi interni di memoir eventuali da modificare nel proprio documento; quindi non dovresti avere problemei.

                Ho visto già questo stile di scrittura dei numeri delle sezioni; personalmente non lo apprezzo granché, ma de gustibus non est disputandum; preferisc, casomai, i titoli scritti in colore scuro, per esempio marrone, oppure in grigio scuro, se si deve stampare in bianco e nero. Ma queste sono cose estetiche che ti puoi gestire secondo il tuo gusto.

                in risposta a: Metodologie di riempimento pagina #73656
                OldClaudio
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                  \pagebreak, \clearpage, \cleardoublepage, sono comandi che non fanno solo quello che il loro nome implica, perché LaTeX (come gli altri programmi del sistema TeX) ha un metodo asincrono per comporre capoversi e pagine; per inserire la matematica in display, o per inserire gli inserti mobili; per inserire le note a piè di pagina e quelle che trovano posto nel margine del testo.
                  La spiegazione di che cosa succede con questo metodo è spiegato un poco nella Guida GuidaGuIT (nella sezione Documentazione qui sopra); la spiegazione può essere più o meno chiara o più o meno facile/difficile da capire, ma è sicuramente un riassunto (e come tale contiene molto meno informazione) di un certo numero di capitoli del TeXbook scritto dal padre di TeX, Donald E. Knuth.
                  Se non ti va leggere la GuidaGuIT oppure il TeXbook, lo cpaisco benissimo; ma in questo caso devi accontentarti di quello che trovi scritto nell’Arte e di quello che altri hanno cercato di spiegarti qui sul forum.

                  È chiaro che qui sul forum e nell’Arte non si può scendere in troppi dettagli come nel TeXbook; comunque ricorda che:
                  1) \newpage inserisce un fine pagina lasciando la pagina mozza (non giustificata in basso) e senza fare niente sugli oggetti mobili (se ce ne sono) in attesa di essere inseriti in una pagina;
                  2) \pagebreak inserisce un fine pagina mantenendo giustificato il fondo della pagina e, come \newpage, non si occupa degli oggetti mobili; per mantenere giustificato il fondo della pagina, TeX allarga lo spazio che esiste fra le righe, i capoversi, fra le figure e il testo, fra le equazioni fuori testo e il testo circostante, fra gli \item di una lista, eccetera;
                  3) \clearpage agisce come \newpage, ma svuota anche le code degli oggetti mobili che contengano ancora degli oggetti che aspettano ancora di essere inseriti nelle pagine; per fare questo azzera tutti i vincoli che impedivano a LaTeX di svuotare le code spontaneamente e mette tutti gli oggetti, eventualmente, in pagine che non contengono testo, ma solo oggetti mobili; la composizione del testo ricomincia all’inizio di una pagina dopo che siano state svuotate le code.
                  4) \cleardoublepage agisce come \clerapage, ma se necessario produce anche una pagina senza testo né oggetti mobili, al fine di riprendere la composizione su una pagina dispari.

                  Come vedi, se ci si limita al risultato finale, la descrizione dei quattro comandi è semplice, ma se si vuole spiegare il perché, si sfora alla grande il limite concesso dal forum alla lunghezza dei messaggi. Per questo è giusto che nell’Arte non si scenda nei dettagli. ma sono sicuro che mettendo assieme quello che nell’Arte è spiegato in diversi punti non adiacenti, si ricavano le stesse informazioni che ho scritto sopra.

                  in risposta a: Metodologie di riempimento pagina #73655
                  OldClaudio
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                    \pagebreak, \clearpage, \cleardoublepage, sono comandi che non fanno solo quello che il loro nome implica, perché LaTeX (come gli altri programmi del sistema TeX) ha un metodo asincrono per comporre capoversi e pagine; per inserire la matematica in display, o per inserire gli inserti mobili; per inserire le note a piè di pagina e quelle che trovano posto nel margine del testo.
                    La spiegazione di che cosa succede con questo metodo è spiegato un poco nella Guida GuidaGuIT (nella sezione Documentazione qui sopra); la spiegazione può essere più o meno chiara o più o meno facile/difficile da capire, ma è sicuramente un riassunto (e come tale contiene molto meno informazione) di un certo numero di capitoli del TeXbook scritto dal padre di TeX, Donald E. Knuth.
                    Se non ti va leggere la GuidaGuIT oppure il TeXbook, lo cpaisco benissimo; ma in questo caso devi accontentarti di quello che trovi scritto nell’Arte e di quello che altri hanno cercato di spiegarti qui sul forum.

                    È chiaro che qui sul forum e nell’Arte non si può scendere in troppi dettagli come nel TeXbook; comunque ricorda che:
                    1) \newpage inserisce un fine pagina lasciando la pagina mozza (non giustificata in basso) e senza fare nienete sugli oggetti mobili (se ce ne sono) in attesa di essere inseriti in una pagina;
                    2) \pagebreak inserisce un fine pagina mantenendo giustificato il fondo della pagina e, come \newpage, non si occupa degli oggetti mobili; per mantenere giustificato il fondo della pagina, TeX allarga lo spazio che esiste fra le righe, i capoversi, fra le figure e il testo, fra le equazioni fuori testo e il testo circostante, fra gli \item di una lista, eccetera;
                    3) \clearpage agisce come \newpage, ma svuota anche le code degli oggetti mobili che contengano ancora degli oggetti che aspettano ancora di essere inseriti nelle pagine; per fare questo azzera tutti i vincoli che impedivano a LaTeX di svuotare le code spontaneamante e mette tutti gli oggetti, eventualmente, in pagine che non contengono testo, ma solo oggetti mobili; la composzione del testo ricomincia all’inzio di una pagina dopo che siano state svuotate le code.
                    4) \cleardoublepage agisce come \clerapage, ma se necessario produce anche una pagina senza testo né oggetti mobili, al fine di riprendere la composizione su una pagina dispari.

                    Come vedi, se ci si limita al risultato finale, la descrizione dei quattro comandi è semplice, ma se si vuole spiegare il perché, si sfora alla grande il limite concesso dal forum alla lunghezza dei messaggi. Per questo è giusto che nell’Arte non si scenda nei dettagli. ma sono sicuro che mettendo assieme quello che nell’Arte è spiegato in diversi punti non adiacenti, si ricavano le stesse informazioni che ho scritto sopra.

                    in risposta a: Codice in casella di testo #75113
                    OldClaudio
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                      Certo che una riga così lunga con un solo spazio all’inizio e un altro spazio solitario a due caratteri dalla fine non verrà mai bene; spezza il codice in più righe a mano mettendo le interruzioni dove java lo consente e mettendo i debiti segnali di accapo perché java interpreti le varie riche come se fossero scritte in una sola riga.

                      La soluzioni possibile sarebbe di usare un corpo molto piccolo ma poi ci vorrebbe la lente per leggerlo; riusciresti eprò a mantenere tutto il comando in una riga sola.

                      in risposta a: Metodologie di riempimento pagina #73652
                      OldClaudio
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                        Probabilmente se ci metti una specificazione del tipo [tt]S[table-format = 3.1][/tt], siunitx assume che anche se manca il punto/virgola decimale tutti i numeri siano da trattare come se avessero almeno 3 cifre nella parte intera e almeno una cifra nella parte fratta.
                        Siunttx fa molte bellissime cose, come tu e Lorenzo avete sempre sostenuto, ed è vero, solo che a distanza di qualche mese uno non si ricorda più la sintassi dei comandi o delle specificazioni e deve riaprire il manuale per rinfrescarsi la memoria, a meno che non usi quelle cose tutti i giorni.

                        in risposta a: \textit, \emph e \textsl #74995
                        OldClaudio
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                          Sì, infatti; ma il mio messaggio non era per correggere nulla e nessuno; era solo per sottolineare che chiunque usi la classe book standard, senza personalizzazioni, vedendo le testatine composte in maiuscolo inclinato, non riesce a capire se si tratti di tondo inclinato o di corsivo.

                          Restando sull’argomento, potrei anche segnalare che la differenza, a parte quella già segnalata da te e da altri nelle forme delle lettere minuscole, consistono anche nella larghezza dell’alfabeto; in corsivo maiuscolo l’alfabeto risulta un poco più corto che in tondo inclinato maiuscolo; è questo elemento, più che l’inclinazione che permette ad un occhio esercitato di distinguere i due maiuscoli, ma è difficile lo stesso riconoscere la differenza.

                          in risposta a: Lettera grande al posto dell’ indentazione #75098
                          OldClaudio
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                            Perdonami ma non sapendo cosa cercare non potevo neanche cercarlo nell’ arte per questo ho esplicitamente chiesto quale è il nome specifico… come diceva Linneo “Se non conosci il nome, muore anche la conoscenza delle cose.”

                            Giusto; ma se avessi anche solo sfogliato l’Arte, saresti incappato nella pagina 137 e avresti visto quelle lettere grandi mostrate in un paio di esempi; avresti anche imparato il nome, “capolettera” e avresti anche capito quale pacchetto usare per ottenere quell’effetto; in fondo alla pagina c’è poi un’altra curiosità che, non per neiente, si trova nel paragrafo intitolato “Scritture curiose”: un capoverso con i bordi sagomati in modo che abbai il contorno di un cuore.

                            Un testo come l’Arte, così ben fatto per i contenuti, è anche bello da sfogliare. Abituati a sfogliare quando ha un documento, elettronico o cartaceo che sia, perché anche solo sfogliando si imparano delle cose; pio viene più voglia di leggere e di studiare il contenuto; se il contenuto vale (e quello dell’Arte vale) ed è ben presentato, studiare delle cose, anche difficili, diventa un piacere.

                            in risposta a: \textit, \emph e \textsl #74993
                            OldClaudio
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                              È difficle notare la differenza fra il tondo inclinato e il corsivo quando si guardano le sole lettere maiuscole; tuttavia, se ben ricordo il tondo inclinato ha una pendenza di 12°, mentre il corsivo ha una pendenza di 15° nella collezione Computer Modern e nelle collezioni derivate. Quindi a trettissimo rigore il maiuscolo corsivo dovrebbe apparire più inclinato del tondo inclinato; ma tre gradi sono davvero piccoli per vedere la differenza ad occhio nudo.

                              in risposta a: [Tesi] Help Generale #75020
                              OldClaudio
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                                Quel template della Federico II è fatto con Word: scaricandolo da DropBox, non si ricava un file pdf, ma un file doc che si chiama 885MODULO_STUDENTI_TESI-116003651653-ModelloTesiSpecialistica.doc

                                Aprendo questo file con Word e cliccano sul bottone del menu “Layout” si leggono tutti i margini che si vogliono, che sono di 2cm da tutti i lati, tranno il margine superiore che è di2,5cm. In tealtà quando si vanno a vedere la pagine interne il margine sinistro di 2c, vale solo per la testatina,, perché il testo ha un margine di 2,5cm.
                                Inoltre le pagine pari e quelle disperi hanno lo stesso layout; questo implica che con LaTeX si può usare la classe book, ma bisogna specificare l’opzione onreside a \documentclass, come in effetti hai fatto anche tu. l’opzione titlepage è di default con la classe book, quindi non occorre specificarla.

                                Piuttosto tieni presente che usando geometry, il top, che farebbe pensare al \topmargin, non è il margine superiore, ma lo spazio sopra la griglia del testo sotto alla testatina.

                                Insomma, con geometry puoi definire quanti stili di pagina vuoi, con fancyhdr puoi definire quanti stili di testatine e piedini vuoi, e le due cose combinate assieme ti permettono di ottenere quello che vuoi. Ma devi leggere con attenzione la documentazione sia di geometry sia di fancyhdr; ti potrebbe essere utile leggere anche la guida tematica (qui sopra nella sezione documentazione) che ti permette di capire ogni dettaglio per la gestione dello stile della pagina.

                                in risposta a: Icona / immagine a fianco ad una sezione #74983
                                OldClaudio
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                                  con l’argomento facoltativo di \section e di tutti i comandi di sezionamento, compreso \caption che non è un vero e proprio comando di sezionamento, puoi distinguere quello che va nell’indice e nelle testatine e quello che va nel titolo della sezione; per esempio (non l’ho provato, ma dovrbbe funzionare, al massimo ci vuole qualche piccolissima modifica):
                                  `
                                  \section[pappagallo]{pappagallo\quad\includegraphics[width-15mm]{pappagallo.jpg}}
                                  `
                                  L’argomento facoltativo contiene quello che andrà a finire nell’indice, che nell’esempio conterrà solo la parola “pappagallo” la fila di puntini (eventuale) e il numero della pagina; il titolo della sezione conterrà il/l’eventuale numero della sezione seguito da una quadrato di spazioe e poi dallimmagine di un pappagallo contenuta nel file grafico pappagallo.jpg.

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