OldClaudio

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  • in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47722
    OldClaudio
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      Tanto di cappello al sombrero di @Liverpool! 🙂

      Ecco le figure dei secchi; Vorrei sottolineare che anche se sembra che io abbia disegnato 4 figure, come in effetti appaiono sulla pagina, in realtà ho solo disegnato il primo, dopo averlo schizzato su carta millimetrata per leggere le coordinate; cosa che è sempre meglio fare, anche se si usano altri software che sono capaci di proporzionare gli oggetti in modo automatico; con picture è una cosa, direi, necessaria, poi cambiare scala è un giochetto che si fa cambiando localmente il valore di \unitlength; dopo aver fatto il primo disegno, in dieci minuti comprese le macro LaTeX per disegnare gli oggetti, gli altri mi sono costati il tempo di un copia e incolla e la modifica di qualche coordinata.

      Naturalmente sto parlando di LaTeX2e, quindi dell’uso del pacchetto pict2e per adattare le capacità di LaTeX a quelle dei nuovi motori di composizione, con i comandi descritti da Lamport, e con qualche comando in più, offerto gratis da chi ha realizzato pict2e; e LaTeX2e permette di definire nuovi comandi, quindi l’ho usato allo scopo per non perdere tempo a ricopiare ogni volta i comandi dei disegni dei secchi, dell’acqua e della sabbia.

      Come si può vedere i comandi sono più o meno lo stesso numero di quelli che sarebbe necessario usare con tikz (un po’ di più, ma poco); e il disegno è fortemente strutturato come mostrano i commenti.
      `
      \documentclass{article}
      \usepackage{xcolor}
      \usepackage{pict2e}
      \newcommand{\secchio}{% riferimento: il centro del manico
      \put(0,0){%
      \put(0,-0.75){\arc[0,180]{0.75}}
      \polygon(-0.75,-0.75)(-0.5,-2.75)(0.5,-2.75)(0.75,-0.75)
      }
      }
      \newcommand{\sabbia}{% riferimento: il centro del manico
      \put(0,0){%
      {\color{darkgray!60!white}\polygon*(-0.625,-1.75)(-0.5,-2.75)(0.5,-2.75)(0.625,-1.75)}}
      }
      \newcommand{\acquapiena}{% riferimento: il centro del manico
      \put(0,0){%
      {\color{lightgray}\polygon*(-0.6875,-1.25)(-0.5,-2.75)(0.5,-2.75)(0.6875,-1.25)}}
      }
      \newcommand{\mezzaacqua}{% riferimento: il centro del manico
      \put(0,0){%
      {\color{lightgray}\polygon*(-0.625,-1.75)(-0.5,-2.75)(0.5,-2.75)(0.625,-1.75)}}
      }
      \begin{document}
      Ad un braccio di una robusta bilancia \dots\ di sabbia appeso all'altro braccio.
      \begin{figure}[!ht]\centering
      \unitlength=5mm
      \begin{picture}(6.5,6.75)(-3.25,-6.75)\thicklines
      % Perno
      \put(0,0){\polygon*(0,0)(-0.3,-0.5)(0.3,-0.5)}
      % bilancere
      \polyline(-2.5,-0.5)(-2.5,0)(2.5,0)(2.5,-0.5)
      % secchio con sabbia
      \put(-2.5,-0.5){\sabbia}
      \put(-2.5,-0.5){\secchio}
      % secchio con acqua
      \put(2.5,-0.5){\acquapiena}
      \put(2.5,-0.5){\secchio}
      % secchio vuoto
      \put(2.5,-4){\secchio}
      % tiranti
      \thinlines
      \Line(1.75,-1.25)(1.75,-4.75)
      \Line(3.25,-1.25)(3.25,-4.75)
      \end{picture}
      \end{figure}

      Galilei si aspettava che\dots

      Con sorpresa di tutti i presenti \dots\ e, naturalmente, anche dopo (vedi fig.~6.4).

      \begin{figure}
      \unitlength=5mm
      \begin{picture}(6.5,6.75)(-3.25,-6.75)\thicklines
      % Perno
      \put(0,0){\polygon*(0,0)(-0.3,-0.5)(0.3,-0.5)}
      % bilancere
      \polyline(-2.5,-0.75)(-2.5,-0.25)(2.5,0.25)(2.5,-0.25)
      % secchio con sabbia
      \put(-2.5,-0.75){\sabbia}
      \put(-2.5,-0.75){\secchio}
      % secchio con acqua
      \put(2.5,-0.25){\acquapiena}
      \put(2.5,-0.25){\secchio}
      % secchio vuoto
      \put(2.5,-3.75){\secchio}
      % tiranti
      \thinlines
      \Line(1.75,-1)(1.75,-4.5)
      \Line(3.25,-1)(3.25,-4.5)
      {\color{lightgray}% gruppo di colore grigio chiaro
      % Posizione inziale del bilancere
      \Line(-2.5,0)(2.5,0)
      % Acqua che scende
      \put(2.5,-3){\polygon*(-0.15,0)(-0.15,-2)(0.15,-2)(0.15,0)}% riferimento: centro del fondo del secchio
      }
      \end{picture}
      \hfill
      \begin{picture}(6.5,6.75)(-3.25,-6.75)\thicklines
      % Perno
      \put(0,0){\polygon*(0,0)(-0.3,-0.5)(0.3,-0.5)}
      % bilancere
      \polyline(-2.5,-0.5)(-2.5,0)(2.5,0)(2.5,-0.5)
      % secchio con sabbia
      \put(-2.5,-0.5){\sabbia}
      \put(-2.5,-0.5){\secchio}
      % secchio con meta' acqua
      \put(2.5,-0.5){\mezzaacqua}
      \put(2.5,-0.5){\secchio}
      % secchio con metà acqua
      \put(2.5,-4){\mezzaacqua}
      \put(2.5,-4){\secchio}
      % tiranti
      \thinlines
      \Line(1.75,-1.25)(1.75,-4.75)
      \Line(3.25,-1.25)(3.25,-4.75)
      % Acqua che scende
      \put(2.5,-3.25){\color{lightgray}\polygon*(-0.15,0)(-0.15,-2.5)(0.15,-2.5)(0.15,0)}% riferimento: centro del fondo del secchio
      \end{picture}
      \hfill
      \begin{picture}(6.5,6.75)(-3.25,-6.75)\thicklines
      % Perno
      \put(0,0){\polygon*(0,0)(-0.3,-0.5)(0.3,-0.5)}
      % bilancere
      \polyline(-2.5,-0.5)(-2.5,0)(2.5,0)(2.5,-0.5)
      % secchio con sabbia
      \put(-2.5,-0.5){\sabbia}
      \put(-2.5,-0.5){\secchio}
      % secchio vuoto
      \put(2.5,-0.5){\secchio}
      % secchio pieno d'acqua
      \put(2.5,-4){\acquapiena}
      \put(2.5,-4){\secchio}
      % tiranti
      \thinlines
      \Line(1.75,-1.25)(1.75,-4.75)
      \Line(3.25,-1.25)(3.25,-4.75)
      \end{picture}

      \caption{L'inatteso comportamento osservato disorienta Galilei, che non riesce a trovare una spiegazione soddisfacente.}
      \end{figure}

      \end{document}

      `

      Io non so se con OmniGrafle ci si mette meno tempo, ma le operazioni per creare il disegno non possono venire commentate, perché il disegno esce come risultato finale, non come una costruzione progressiva. quindi in caso di modifiche, non ostante l’interattività con quanto si può vedere sullo schermo, bisogna sostanzialmente ricominciare da capo.

      Certo picture esteso con pict2e non costa un euro, mentre Omnigraffle e simili programmi da disegno non integrati con LaTeX, di solito costano, specialmente se sono per il Mac.

      È chiaro che il mio esercizio raccoglie solo la sfida, ma non è valido per confrontarlo con il tempo che ci metterebbe un principiante, che per altro deve leggere solo una ventina di pagine di documentazione.

      Vorrei aggiungere ancora un dettaglio un po’ off topic, ma non tanto: a suo tempo usavo e facevo usare i miei studenti il programma PSpice per l’analisi dei circuiti, con la relativa produzione dei grafici, delle risposte in frequenza, eccetera.
      Il programma gratuito per gli studenti conteneva anche una interfaccia grafica per disegnare il circuito di cui si voleva eseguire l’analisi; Io non ho mai usato questa interfaccia proprio per il fatto che dopo aver disegnato il circuito lavorando solo colo mouse,se si voleva fare qualsiasi modifica/correzione era necessario o agire con l’interfaccia grafica ricominciando da zero, oppure agire sul file descrittivo in termini di codice di programma, sul quale era necessario conoscere la sintassi di ogni comando per poter eseguire non solo l’introduzione o la sostituzione dei componenti, ma per assegnare i parametri di funzionamento. Il linguaggio era completamente diverso dai vari markup dei programmi del sistema TeX o dei sui plugin da disegno, siano essi picture o tiks o pstricks o pgfplots o quel che è, ma l’idea è la stessa; il programma si corregge molto più facilmente del suo risultato finito.

      Ai tempi di LaTeX 209, quando non esisteva nemmeno pstricks o pdflatex, mi ero creato un plugin per disegnare i circuiti elettronici per i miei libri; tra codice e commento non ero lontano da circa 10 000 righe di codice … ma disegnavo dei bellissimi circuiti, e i miei collaboratori volevano usarlo anche loro; non avevo l’abitudine di scrivere il manuale per l’utente (in fondo l’utente per il quale l’avevo disegnato ero io stesso) ma con pazienza gliel’ho insegnato; loro sono stati i prima a concordare che il tempo necessario per disegnare qualunque circuito era confrontabile con quello necessario usando interfacce grafiche, ma che il tempo di correzione era infinitamente minore.

      Questo è un argomento che mi scordo sempre di citare, ma è il punto di forza del disegno programmato.

      [attachment=226]Secchi.pdf[/attachment]

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      in risposta a: Posizionamento di figure flottanti. #72599
      OldClaudio
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        Hai presente il comando \onecolumn ? 😉

        in risposta a: [RISOLTO] Modificare la numerazione delle tabelle #72603
        OldClaudio
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          Per le tabelle fai lo stesso, cambiando la stringa “figure” con la stringa “table”.

          in risposta a: LaTeX per giuristi: la procura a margine #70398
          OldClaudio
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            È sbagliata la defininine di \atto nel pralboloRicorso.tex, correggi così:
            `
            \newcommand{\atto}{%
            \setlength{\partopsep}{0pt}\setlength{\topsep}{0pt}%
            {\bfseries%
            \begin{center}%
            \MakeUppercase{\nomeAtto}%
            \end{center}}}
            `

            Manca anche la chiamata al pacchetto setspace.

            In realtà ci sarebbero altre cose da correggere, ma non sono errori, sono “mancanze di stile di programmazione”; per ora non preoccupartene: funziona lo stesso;

            in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47698
            OldClaudio
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              Lorenzo, non posso accettare la tua sfida, perché non sono digiuno di grafica programmata.

              Quello che tu affermi ed esemplifichi costituisce una serie di affermazioni valide, sì, ma che assomigliano troppo alle giustificazioni che coloro che sono abituati ad usare Word oppongono per “dimostrare” che LaTeX non è meglio di LaTeX, anzi…

              Ci sono programmi e programmi; ci sono disegni e disegni. Ci sono anche risultati e risultati. Io non useriei matematica se non costretto con la forza o dlALla necessità; è un ottimo programma, ma i suoi disegni, a prima vista bellissimi come il sombrero tagliato [il (sin x)/x saturato in altezza) che credo sia difficilissimo da fare anche con tikz o pstricks; io non ci provo nemmeno; per giunta con i colori sfumati secondo una regola che non ho capito.

              I disegni di Galileo si fanno tranquillamente con picture (pict2e, s’intende), provare per credere. Quelli con le curve gaussiane si fanno tranquillamente con curve2e (estensione di pict2e) e facilmente con tikz o pstricks.

              Quanto tempo ci vuole per imparare pict2e o tikz o pstricks? Diffcile da dire, ma se tanto mi da tanto picture è descritto in uns mezza dozzina di pagine; pict2e in una quindicina di pagine, curve2e in una trentina di pagine. Tikz è descritto da un lunghissomomanuale che scoraggia se uno non capisce come usarlo bene, ma il minimo che bisogna leggere sono un paio di centinaia di pagine. PSTricks l’ho sempre trovato mal documentato e non ne consulto la documentazione da tempo; ricordo malloppi di 200-300 pagine. Lo evito accuratamente, senza sminuirne il valore che per certi disegni credo che sia insostituibile, ma lo evito con cura per evitare con cura di produrre file pdf che passano attraverso il Page Description Language DVIe che fa perdere non poche funzionalità del formato/linguaggio pdf.

              Ma se veniamo ai risultati, non c’è dubbio che i programmi nativi del sistema TeX, forse difficili da usare e non adatti a un principiante, sono stilisticamante coerenti con la parte testuale composta magistralmente con i programmi del sistema TeX. In particolare i font sono gli stessi, le formule che fan parte del grafico hanno lo stesso aspetto di quelle che ci sono nel testo; gli assi e le graduazioni sono professionalmente accettabili anche in Europa, mentre il sombrero troncato, anche se bellissimo, non soddisfa le norme di disegno tecnico emesse dal’UNI (e si tratta di norme che probabilmente sono riprese dalle corrispondenti norme ISO che io però non ho mai avuto modo di consultare); In sostanza non è un disegno che potrebbe andare in un capitolato o in una perizia, specialmente se fatta per un tribunale; l’inosservanza delle norme la rende invalida.

              Se veniamo alle potenzialità di pict2e, il cui manuale contiene anche le poche pagine del manuale di Lamport, credo che nessuno possa metterci più di mezz’ora a leggerle lentamente e con cura per essere in grado di usarne i comandi; poi come tutti gli strumenti richiede un periodo di rodaggio per imparare ad usarli al meglio. Tieni presente che più del 90% delle figure che appaiono nella GuidaGuIT sono fatte con pict2e; possono piacere o non piacere, ma sono funzionali e in generale fanno capire subito il messaggio grafico che deve essere trasmesso al lettore. Se non raggiungono questo obbiettivo è colpa mia, non di pict2e.

              Io ribadisco il concetto: L’Arte contiene molte più cose e più approfondite di quello che si trova nel Manuale di Lamport… salvo il disegno, che Lamport, invece, ha ritenuto essere una informazione di base per tutti. Se devo consigliare un manuale ad un principiante, consiglio l’Arte, non il manuale di Lamport; tuttavia mi spiace che questa piccola descrizione (disegno programmato) di base sia omessa.

              E sempre ribadendo: LaTeX è meraviglioso e ho dimostrato in mille modi quanto io lo apprezzi; ma non lo userei mai per comporre un dépliant pubblicitario.

              Ciao
              Claudio

              in risposta a: Listings e indice listati #72514
              OldClaudio
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                IO ho copiato il tuo esempio, l’ho compilato ed è venuto esattamente come lo chiedi tu. Due indici di codici distinti ognuno con i suoi codici, quelli C nell’elenco C e quelli fortran nell’elenco F.

                Che cosa c’è che non va da te?

                Per essere precisi io uso TeX Live 2011 aggiornato questa mattina, su macchina Mac con sistema operativo Lion (10.7).

                in risposta a: codice sorgente nel testo #72539
                OldClaudio
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                  Se hai usato l’ambiente verbatim ottieni la stessa formattazione se usi \verb|…|
                  Puoi cambiare i delimitatori | e | prima o dopo il comando o la stringa che vuoi rappresentare verbatim, purché non sia un carattere contenuto nella stringa stessa. Per esempio può usare \verb?…?, \verb@…@, \verb+…+, eccetera.
                  Le stringhe composte verbatim non sono divisibili in sillabe in fin di riga e quindi possono talvolta sporgere fuori dai margini.

                  Naturalmente, come ti ha suggerito Claudio @cfiandra, puoi usare il pacchetto listings, che è fatto apposta per comporre codici in vari linguaggi; volendo può numerare le righe; permette di scrivere stringhe di codice nel testo; persino di rendere flottanti dei brani di codice e di assegnare loro una didascalia e comporre anche la lista dei codici. Ovviamente è più difficile da configurare per i propri scopi, ma produce risultati molto belli.

                  in risposta a: Note a piè pagina – Linea divisoria #69697
                  OldClaudio
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                    Sì. Però attenta alle parole.
                    La gabbia di LaTeX contiene solo il testo, le figure, le note, non comprende le testatine e i piedini. Perciò se nella gabbia una nota, che deve essere a filo del bordo inferiore, c’è mno spazio per il testo e quindi il testo conterrà qualche riga in meno per far posto alla nota; se spazi di più la nota, ci sta meno testo. Direi che il discorso sia chiaro; dentro una scatola da scarpe per scarpe numero 36, non puoi farci stare delle scarpe numero 46; la gabia è coma la scatola da scarpe, anche se in realtà, la routine di impaginazione potrebbe qualche volta far sporgere qualche cosina dal fondo, oppure con il comando \enlargethispage si può scegliere un’altra scatola più grande o più piccola, ma ovviamente se scrivi fronte e retro nelle due pagine affacciate si vede la differenza.

                    in risposta a: [RISOLTO] Problemi Package Babel #72533
                    OldClaudio
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                      einj” post=71758Salve a tutti. Ho installato da poco Ubuntu 11.10. Provare che tutto andasse bene ho scritto qualche riga di tex e alla compilazione mi ha dato il seguente messaggio:

                      `Package babel Warning: No hyphenation patterns were loaded for
                      (babel) the language `Italian'
                      (babel) I will use the patterns loaded for \language=0 instead.`

                      Premetto che in realtà il pdf viene creato comunque e che nè gli accenti nè la sintassi dell’andata a capo sembrano avere alcun tipo di problema. Di cosa potrebbe trattarsi??

                      Grazie mille a tutti
                      Angelo

                      Succede sempre così con el installazioni parali del sistema TeX, e la versione che installai con gli strumenti di Ubuntu (11.10 o altri numeri non ha importanza) è un installazione molto parziale che di defaut installa solo l’inglese e le sue varianti oltre ad un paio di lingue “fittizie” come “dummy” e “nonhyphenation”.
                      Apri il file log del documento che hai appena composto e che contiene alche il warning che hai mostrato. Nelle prime righe di quel file c’è l’elenco delle lingue che la tua installazione minima riesce a gestire; italian non c’è e non ce ne sono molte altre. L’installazione completa oggi ne contiene 76; non so se mi spiego.

                      Allora segui il suggerimento di Ivan; quello ti permette di installare accanto alla distribuzione TeX Live/Debian (vecchia di due anni almeno) che ti serve per soddisfare le dipendenze di altri programmi di Ubuntu, anche la versione TeX Live 2011 che è aggiornatissima, sostanzialmente ad oggi (viene aggiornata ogni notte — e ogni settimana si sono accumulati una cinquantina fra aggiornamenti e pacchetti nuovi — pensa ai pacchetti vecchi e ai pacchetti mancanti che ha la tua installazione TL/Debian); le de versioni possono lavorare una accanto all’altra: la Debian per soddisfare le dipendenze, la 2011 per lavorare davvero. Naturalmente installala completa (installazione di default).

                      in risposta a: Elenco delle figure ed Elenco dei codici nella stessa pag #72521
                      OldClaudio
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                        lord_g” post=71745Salve a tutti, volevo sapere se conoscete un metodo che permetta di inserire l’ ELENCO DELLE FIGURE e l’ ELENCO DEI CODICI nella stessa pagina. Mi spiego meglio:
                        ho utilizzato in sequenza i seguenti comandi:

                        `
                        \tableofcontents
                        \listoffigures
                        \lstlistoflistings
                        `

                        e quando vado a compilare con pdflatex, mi da tre pagine diverse una per ogni indice/elenco. Mi sta bene avere pagine separate tra l’indice generale e i due elenchi, ma vorrei che questi ultimi vadano nella stessa pagina. Grazie per tutte le risposte che mi darete.

                        Prova così:
                        `
                        \tableofcontents
                        \listoffigures
                        \begingroup
                        \let\clearpage\relax
                        \let\cleardoublepage\relax
                        \par\vspace{2\baselineskip}
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                        `

                        in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47692
                        OldClaudio
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                          Il link alla documentazione di LillyPond e lilypond-book riporta numerose informazioni compresi ambienti tipo \begin{lilypond}…\end{lillypond} che sembra che facciano quello che dici; in realtà non ho capito bene come si usi lilypond-book, anche se la documentazione per l’uso insieme a LaTeX sembra abbastanza estesa.
                          Il punto è che ho provato a installare LillyPond sul mio Lion ma nel sito c’è scritto esplicitamente che l’attuale versione è incompatibile con Lion.

                          Tornando alla grafica, sappiamo tutti quanto Lorenzo sia contrario alla grafica programmata. Io non sono contrario, anzi. ma c’è un punto che Lorenzo forse dimentica o vuole dimenticare; l’ambiente picture per la grafica programmata è parte integrante di LaTeX ed è documentato in un appostito capitolo del manuale di Leslie Lamport. La versione del 1994 o 1995 del manuale dà anche le istruzioni per l’estensione dell’ambiente che lui non ha scritto, ma che 10 anni dopo hanno scritto altri e hanno creato il file pict2e apposta per introdurre queste estensioni in LaTeX2e, che è poi quello descritto (insieme a numerosi pacchetti di personalizzazione nell’Arte); questo pacchetto è vico e vivace e l’ultimo aggiornamento è del 2011.

                          Certamente co tikz si fanno disegni molto più belli; certamente con PSTricks si fanno disegni altrettanto belli confrontabili con quelli di tikz. l’ambiente picture è molto più “ruspante”, ma permette di fare moltissime cose. Del resto, siccome sono un utilizzatore frequente di questo ambiente, sapete benissimo che lo sostengo, e ne ho scritto anche un articoletto sull’ultima ArsTeXnica, che è stato ripreso da TUGboat e apparirà nel prossimo numero di TB.
                          Con questo non voglio dire che l’ambiente picture debba essere l’unico ad essere usato, per carità, non mi passa nemmeno per la mente, ma siccome è un ingrediente essenziale di LaTeX2e, oltre che l’ambiente cui si appoggiano pacchetti come eso-pic, watermark, e simili, la conoscenza di quei quattro comandi di picture non guasterebbero per niente.

                          Sia ben chiaro: capisco benissimo le preoccupazioni di Lorenzo in merito alla grafica programmata; capisco benissimo che questa è spesso troppo avanzata per i neofiti; certo non è troppo avanzata quella di picture: è sicuramente più semplice che non comporre una presentazione con beamer; più semplice che non fare un diagramma con pgfplots, più semplice che non personalizzare ClassicThesis 😐

                          in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47689
                          OldClaudio
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                            Una domanda: nell’Arte dite che listings è incompatibile con Unicode. Come fate a saperlo?

                            Non è che sia proprio incompatibile con UNICODE; nel senso che se un documento scritto con l’encoding utf8 contiene dei listati da comporre con listings, questo funziona perfettamente se il listato contiene SOLO CARATTERI ASCII A 7 BIT (in realtà come dovrebbe sempre essere; ma se il listato contiene commenti o infix words con caratteri non ASCII, allora listings non funziona). Enrico però ha mostrato che è possibile configurare listings in modo che possa usare i caratteri non ASCII, definendoli attivi e assegnando loro la definizione che usa solo la codifica interna di TeX, cioè solo caratteri ASCII, oppure i codici \char\string”.

                            Secondo me è giusto che nell’arte sia detto che listings è incompatibile con Unicode; per renderlo compatibile ci vogliono magie che sono fuori della portata dei lettori considerati come target dagli autori Lorenzo e Tommaso; aggiungere una frase o una nota che dica “sarebbe possibile renderlo compatibile mediante operazioni molto avanzate” lascerebbe il tempo che trova, anche se apre uno spiraglio alla speranza che non tutto sia perduto. Oppure una frase come quella che ho scritto in maiuscolo sopra; ma quanti sono i newbie che sanno cosa siano i caratteri ASCII a 7 bit?

                            in risposta a: Idea nuovo pacchetto gestione brani biblici #71364
                            OldClaudio
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                              Ho quasi capito tutto il tuo procedimento, devo ancora trovare il coraggio di iniziare a pensare al perché dei 7 \expandafter di fila… ma ci arriverò!

                              Francesco, ti confesso, io ho cominciato con soli tre \expandafter e io stesso ho scoperto sperimentalmente che ce ne volevano 7; la spiegazione sta in questo; prima di far intervenire \ifbpoem bisogna che il versetto sia completamente sviluppato e quindi che sia completamente sviluppato \@nameuse{\the\versetto};
                              Per sviluppare questo comando ci vogliono tre sviluppi (supponendo che il contatore \versetto contenga il numero 12 e il suo contenuto sia la lista di token che io indico con ):

                              [tt]\@nameuse{\the\versetto} –> \csname \the\versetto\endcsname –> \12 –> [/tt]

                              dunque bisogna ritardare l’esecuzione di \ifbpoem tre volte mediante gli \expandafter; dei 7 \expandafter la prima volta vengono sfruttati quelli di posto dispari (in tutto quattro) per avere il primo sviluppo di [tt]\@nameuse{\the\versetto}[/tt]; restano 3 \expandafter e al secondo giro vengono usati quelli di posto dispari (in totale 2) per sviluppare [tt]\csname…\encsname[/tt]; ne resta 1; questa volta serve l’unico \expanfdafter di posto dispari per sviluppare [/tt]\12[/tt] e rimanere coi token da sviluppare rimanenti:

                              [tt]\ifbpoem[/tt]

                              A questo punto non c’è più nessun \expandafter che possa ritardare l’esecuzione di \ifbpoem e questo, mediante \futurelet, può esaminare il primo token della lista e agire di conseguenza.

                              Bisogna sapere quante espansioni bisogna eseguire prima di far entrare in gioco il comando da eseguire; nel nostro caso erano 3, e dovendo aggiungere sempre tanti \expandafter di posto dispari quanti ne occorrono, ne abbiamo 1+2+4=7. Se avessimo avuto bisogno di 4 espansioni ne sarebbero occorsi 1+2+4+8=15 😯

                              Mi pare di avere letto da qualche parte una intervista al nostro IGW (Italian Grand Wizard) Enrico, dove diceva, se ben ricordo, che egli una volta aveva dovuto ricorrere a 15 \expandafter; conoscendo il meccanismo ora sappiamo perché 😉

                              Ciao
                              Claudio

                              in risposta a: reimpaginare una tesi da 48 rige/pag a 30 righe/pag #72500
                              OldClaudio
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                                @franen
                                , non mi risulta che:

                                oppure con il fattore \linespread{x.xx} di setspace

                                \linespread è un comando del nucleo di LaTeX; poco usato e poco conosciuto, lo ammetto, e anche probabilmente da usare solo se si sa che cosa si sta facendo.


                                @bikerluca
                                , usa il pacchetto setspace e l’impostazione \onehalfspacing; forse verranno 31 o 32 righe in ogni pagina, ma il prof non si metterà a contarle. Poi nella bella della tesi togli sia la chiamata a setspace sia il comando \onehalfspacing; La segreteria non protesterà certamente se consegni una tesi che occupa meno spazio: gli archivi sono già pieni.

                                La spaziatura con una trentina di righe per ogni pagina serve essenzialmente per poter scrivere annotazioni per le correzioni; se il prof ti rivede la bozza della tesi facendoti davvero delle correzioni o annotazioni, va bene, ed è da ringraziare; se vuole che tu gliela consegni così spaziata, perché gli piace così spaziata, è rimasto alle cartelle dattiloscritte da 30 righe di 60 battute, e quindi è rimasto a circa 40 anni fa 🙁

                                in risposta a: Note a piè pagina – Linea divisoria #69694
                                OldClaudio
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                                  Non fai pasticci; usa pure \footnotesep; tieni solo presente che 1ex in tipografia è uno spazio piuttosto grandicello, circa 2mm con i font soliti; detto così sembra una sciocchezza, ma in tipografia bisogna andarci molto piano con gli spazi; comincia con 0.5ex.

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