OldClaudio

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  • in risposta a: Profondità numerazione di equazioni e figure – classe Memoir #66216
    OldClaudio
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      La documentazione di memoir, secondo me, è esplicita, ma non poi tanto; nel senso che il pacchetto subfig o il pacchetto subfigure (obsoleto) sono gestibili da memoir con tutti i loro comandi interni e quant’altro; se apri il manuale di memoir con un lettore pdf che consenta la ricerca del testo, e imposti subfig come stringa da cercare, trovi una moltitudine di pagine dove si parla di queste cose, ma secondo me bisogna saper leggere fra le righe; non è cosi esplicito come sarebbe possibile essere.

      Tuttavia il contatore subfigure è definto dal pacchetto subfig, che va quindi caricato anche se si usa memoir, ma poi i contatori possono benissimo venire gestiri con i soliti comandi \conterwithin e \counterwithout.

      Dentro a memoir.cls non si usa quasi mai il nome esplicito del contatore, e per gli oggetti flottanti si usa il nome \@captype che di volta in volta, a seconda di quale float vecchio o nuovo si stia gestendo, coincide con il nome dell’ambiente (a parte l’eventuale asterisco); quindi per una figura \@captype vale “ffigure” per una tabella \@captype vale table, eccetera; si capisce che per un ambiente subfigure, \@captype vale subfigure; per gestirlo sia mempoir sia LaTeX in generale usa il nome il nome codificato dentro \@captype per generare il nome vero del contaotre e per generare il comando che scrive il contenuto del contatore; per esempio se \@captype contiene “subfigure”, il contatore \c@subfigure è ottenuto da \csname c@\@captype\endcsname , e il comando per scriverlo per scriverlo \thesubfigure è ottenuto da \csname the\@captype\endcsname.

      Ecco perché anche leggendo il file del codice della classe memoir si trova poco in merito a subfigure.

      Piccola nota di linguaggio TeX primitivo: \csname e \encsname sono i due delimitatori con i quali si crea un nome di macro formato dal contenuto (espanso) di quanto è racchiuso fra di loro e preceduto dal backslash.

      in risposta a: [risolto]warning beamer #65852
      OldClaudio
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        Non basta cambiare nome ad un pacchetto e modificarlo a paicere, bisogna anche cambiare il nome scritto nell’argomento di \providesPackage, nelle prime righe del file.sty.

        Qualunque cosa tu voglia fare con la tua presentazione le sottosezioni sono assolutamente da evitare; le sezioni possono esserci ma non superare il numero di due o tre; non vorrai mica fare una presentazione di tre ore? Ricordati che ogni frame deve avere il suo titolo, magari uguale al titolo del frame precedente se un frame solo non consente di esporne il contenuto; quindi il titolo del frame è più che sufficiente a sezionare l’intera presentazione.

        I frame composti con l’opzione plain (senza decorazioni, barre e titolo) devono essere rarissimi; uno è il primo frame con il titolo della presentazione; altri potrebbero essere frame che contengono una figura da esporre a pieno quadro perché non vengano troppo rimpiccioliti i dettagli. Non vedo altri possibili usi di frame senza titolo; ce ne saranno, forse, ma non li vedo.

        OldClaudio
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          Puoi usare il pacchetto chngcntr del quale hai usato i comandi che esemplifichi.

          Ma senza caricare nessun pacchetto può usare direttamente i comandi \counterwithin e \counterwithout tenendo conto che la versione asteriscata aggiunge/rimuove il primo contatore dalla reset list del secondo contatore, mentre la versione non asteriscata ridefinisce anche il modo di scrivere il contatore.

          Questi due comandi sono definiti in memoir; Wilson li ha anche estratti e messi nel pacchetto chngcntr, quindi si tratta sempre della stessa origine e hanno la stessa funzionalità.

          La documentazione dei due comandi è a pagina 337 del manuale di memoir leggibile come al solito con texdoc memoir

          in risposta a: simbolo di grado ° #66209
          OldClaudio
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            Il simbolo di grado si ottiene o direttamente premendo il tasto apposito della tastiera italiana oppure scrivendo \textdegree (in modo testo); in entrambi i casi bisogna usare il pacchetto textcomp. In modo matematico si può usare ^\circ oppure ci si può definire un comando \mathdegree che faccia la stessa cosa.

            Invece bisogna fare attenzione che le norme ISO UNI richiedono che non sia messo nessuno spazio fra la misura dell’angolo e il simbolo di grado, quindi 17° e non 17 °

            Attenzione °C ha il pallino, ma quel pallino non indica i gradi angolari e la stessa norma ISO UNI vuole che il simbolo dell’unità di misura °C vada spaziato dalla sua misura con uno spazio indivisibile, possibilmente piccolo, per esempio scrivendo nel sorgente 17\,°C che produce 17 °C. Usando il pacchetto textcomp si può usare in modo testo il comando \textcelsius; invece in matematica bisogna curare che la lettera C sia in diritta, non inclinata o in corsivo.

            in risposta a: Elenco numerato #66181
            OldClaudio
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              Di solito si usa una delle varie formulazioni che si possono creare con i pseudoambienti “theorem” specificando, per esempio, lo stile definition e dando all’enunciato il nome “Esempio”, con un contatore “esempio” subordinato al contatore “chapter”.

              Ogni guida, per esempio l’Arte contiene la sintassi di \newtheorem con cui definire l’ambiente esempio. Ma con una numerazione subordinata al numero del capitolo ogni esempio dell’intero testo avrà un numero composto (3.15: quindicesimo esempio del capitolo 3) assolutamente univoco, cosicché con il gioco dei comandi \label e \ref o \pageref puoi riferirti in modo automatico a ogni esempio di ogni capitolo citandoli liberamente nel corpo di qualsiasi altro capitolo o dello stesso capitolo.

              in risposta a: Pubblicazioni scientifiche con LaTeX #66159
              OldClaudio
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                SoONicK” post=65189Salve a tutti,

                esiste una guida apposita per scrivere pubblicazioni scientifiche (tipo papers) con LaTeX?

                Grazie mille

                In realtà in rete non c’è molto, anche perché “articolo scientifico” è una denominazione piuttosto vaga; gli articoli spaziano dall’archeologia alla fisica quantistica, dalla fologia micenea, al diritto civile nelle popolazioni aborigene australiane 🙂
                Inoltre gli articoli, per definizione, sono pubblicati su riviste, cioè su opere collettive gestite da una redazione editoriale, più che da un curatore.

                Ecco perché le classi che ti sono già state indicate sono validissime per gli articoli da pubblicare su quelle specifiche riviste; ovviamente contengono anche le prescrizioni editoriali e quindi funzionano anche da guide, ma lo sono specificatamente per quelle riviste.

                Se ne esamini la documentazione, ti puoi fare una idea di quello che viene richiesto.

                Se invece l’articolo che vuoi scrivere è da presentare ad un congresso, allora dovresti disporre delle istruzioni relative a quello specifico congresso; in questo caso, oltre alle informazioni “tipografiche”, tipo dimensioni della gabbai, stile dei titoli delle sezioni, stile della bibliografia, equazioni allineate a sinistra o centrate, con i numeri a sinistra o a destra, e simili cose, troverai anche un limite nel numero delle pagine; molto spesso gli articoli da presentare nei Porceeding IEEE, o in quelli della ECCTD il limite massimo è di 4 facciate, titolo e bibliografia compresa (è vero che il volume dei Proceedings è di grande formato, A4 in Europa o letter in USA), tuttavia è richiesta una enorme capacità di sintesi e di integrazione giudiziosa di bilanciamento fra informazione verbale e informazione grafica. Per altre discipline non ho esperienza, ma certamente tu hai familiarità con le riviste o gli atti dei congressi del tuo settore.

                in risposta a: Lettere greche minuscole senza grazie con \mathsf #66118
                OldClaudio
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                  Allora non mi sono spiegato bene io. \mathsf sostituisce il font usato per comporre gli operatori e simili che sono scritti con il font della famiglia 0 (di default_ che è cmr10 )se il copro normale è a 10 punti); com \math sf (o con qualunque altro comando che comincia con \math viene sostituito solo il fonti degli operatori il font cmmi10 della famiglia 1 non è sostituibile; il font cmsy10 della famiglia 2 non è sostuiibiile; il font cmex10 non è sostituibile.
                  O meglio, sono sostiutuibilii se si ridefiniscono tutte le familgie con altre famiglie che abbiano gli stessi glifi, ma di disegni diverso.

                  Usando amsmath puoi usare i comandi \textxx al posto dei corrispondenti comandi \mathxx ma solo per scrivere annotazioni testuali.

                  Nella distribuzione di ogni sistema TeX dovrebbe esserci un file che mostra come viene la matematica con i font di varie specie, compresi i font senza grazie. Il risultato secondo me non è esaltante, ma il file c’è; ci metterei troppo a trovarlo, ma basta che tu esamini nella cartella …\miktex2.8\doc\latex\ tutti i file che contengono il frammento di parola math e finirai per trovarlo.

                  Il punto è un altro, però.

                  Vuoi scrivere le formule con font senza grazie per tua scelta, per imposizione da parte del relatore, per quale motivo? Le norme ISO UNI specificano bene come si scriva la matematica e l’uso dei font in matematica e, salvo un po’ di testo — non simboli matematici o variabili o operatori o lettere greche–, il font senza grazie ha pochi altri usi; per quel che mi risulta serve solo per indicare con dele lettere i punti geometrici di una figura geometrica, e in nero servirebbe per scrivere i tensori; non metterei le mani sul fuoco perché non ho le norme sotto mano, ma mi par bene di ricordare così.

                  Dunque, ne concludo che non si devono scrivere formule usando font senza grezie, senza usare i tondo per i nomi degli operatori e i numeri, il corsivo latino e greco per le variabili, i simboli con i segni della famiglia 2 e i delimitatori e gli operatori di grandi dimensioni con la famiglia 3.

                  In totale il sistema TeX può usare solo 16 alfabeti, le cui famiglie sono numerate da 0 a 15 (ogni famiglia comprende 3 font: quello normale, quello per i pedici di prim’ordine e quello per i pedici di secondo ordine) amsmath ne usa altri due; quindi normalmente ne sono usate 6 familgie; sembra che poterne disporre di altre 10 sia più che sufficiente; a me è già capitato di superare quel limite e ho imparato amie spese che non bisogna giocare con i font matematici se non sapendo bene quello che si sta facendo.

                  Allora per saperne di più usa texdoc se MiKTeX2.8 ne dispone e leggiti la guida sui font: dalla finestra comandi (prompt dei comandi) dà il comando texdoc fntguide e leggiti la parte relativa ai font matematici; si riesce a sostituire alcune famiglie, ma, come ho spiegato sopra bisogna disporre dei font che contengano i segni corrispondenti almeno a quelli delle famiglie 0, 1, 2 e 3; conosco molti font testuali senza grazie, ne cconosco solo uno senza grazie, ma adatto alle proiezioni, non al testo normale; si tratta della collezione che si attiva con il pacchetto lxfonts. Ma una volta attivato sostituisce tutti i fotn, anche quelli testuali e non puoi più scrivere il testo normale con le grazie.
                  Come vedi è complicato.

                  Altra via; se usi XeLaTeX invece di pdflatex puoi usare tutti i font con grazie e senza grazie chiari o neri a tuo piacimento, come puoi vedere nel file infoxelatex.pdf (già citato diverse volte sul questo forum, comunque lo si trova con Google e lo si può scaricare tranquillamente) ma probabilmente devi rivoluzionare tutto il tuo preambolo.

                  in risposta a: Lettere greche minuscole senza grazie con \mathsf #66116
                  OldClaudio
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                    A me non risulta che i caratteri greci minuscoli della collezione Computer Modern (ma anche Latin Modern, che ti consiglio) siano dei veri caratteri greci con cui scrivere del testo; sono i caratteri matematici della famiglia cmmi?? oppure lmmi?? ( punti interrogativi stano per il valore numerico del corpo).

                    Se vuoi può sempre specificare fra gli input encoding la codifca LGR e definire magari una cosa del genere( che non ho provato)
                    `
                    \newcommand\grecolineare[1]{{\fontencoding{LGR}\fontfamily{sf}\selectfont#1}}
                    `
                    e usare \grecolineare{a} per scrivere α in carattere lineare, cioè senza quelle variazioni di spessore che caratterizzano i font senza grazie.

                    I font greci minuscoli con le grazie esistono, ma non sono quelli che vengono usati normalmente in matematica.

                    in risposta a: Maiuscole in inglese #66112
                    OldClaudio
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                      No, nel tasto non è strettamente obbligatorio scrivere quei nomi di oggetti numerati con l’iniziale maiuscola; l’abitudine di usare le iniziali maiuscole è molto diffusa. Il Chicago Manual of Style (vedi qui la capitalizzazione inglese per i titoli dei libri e delle opere in generale) “depreca” questa abitudine, ma tant’è.

                      Tanto è appicicosa questa abitudine che anche in Italia un mucchio di gente scrive quei nomi comuni con l’inizilale maiuscola e non si riesce a convincerli della contrario.

                      È talmente abitudinario imitare l’inglese che si usano anche le preposizioni semplici, specialmente al singolare, mentre quegli oggetti sono perfettamente definiti, non sono indeterminati, e quindi richiedono l’articolo determinativo: nel capitolo 3, nella figura 11.4, nell’equazione (6.12), nella tabella 9.5, eccetera; se guardi bene gli scirtti che leggi in italiano è difficile che la figura abbia l’articolo determinativo o la preposizione articolata, ma si legge quasi sempre in figura 11.4 o peggio in Figura 11.4.

                      in risposta a: errore di xcolor con memoir #66039
                      OldClaudio
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                        Hai ragione; per cercare in un indice analitico bisogna sapere cosa cercare e se i comandi di memoir sono diversi da quelli di titlesec è ovvio che l’indice analitico richiede uno sforzo immane per cercare di immaginare che cosa cercare.

                        Comunque la personalizzazione dei titoli di sezionamento inferiori a quello di chapter sono descritte a partire dal paragrafo “6.6 Lower level headings”

                        Questo implica però che forse esiste un comando \titlefrmat anche im memoir che fa altre cose, per cui \changesections fa cose che non dovrebbe fare. Riprendi in mano il modo di personalizzare le subsection e riesporimi il tutto con i comandi del paragrafo 6.6, pag. 104, del manuale di memoir

                        in risposta a: AIUTO!!!I DISEGNI!!!!!!! #65990
                        OldClaudio
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                          Devi accertarti che il bounding box abbia le dimensioni giuste che corrispondono al rettangolo circoscritto al disegno vero e prorpio; se si trattasse di immagine pdf, basterebbe che tu usassi il comando da terminale pdfcrop che te le scontorna perfettamante. se invece le hai in formato eps dovresti usare gview, l’interfaccia grafica di ghostscript, di cui forse già disponi, e poi usi il mouse per definire ilbounding box e rislavare l’immagine in formato eps, ma, visto che ci sei, gview ti può salvare anche in formato pdf.

                          Poi naturalmente importi le immagini nel file specificando fra le opzioni di \includegraphics la larghezza opportuna, in genere non superiore al 70% o 80% della larghezze del testo.

                          in risposta a: Programmi esterni per disegnare #65954
                          OldClaudio
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                            illinguista1972″ post=65104Tutto OK! 🙂
                            Va tutto. Qual era il problema? Il menù a tendina Salva come… viene visualizzato in modo parziale. Andando giù con la freccia, invece, si arriva alla voce TikZ code (.tex) e si può salvare come documento compilabile, come tikzpicture oppure come semplice path. Ad ogni modo, il percorso indicato nella pagina postata da Orlando non esiste nell’ultima versione di Inkscape: bisogna passare per la cartella config. Provare per credere. Non ho Lion, ma Snow Leopard 10.6.8.

                            Ciao
                            Tommaso

                            Si anche sul mio Lion va tutto a livello di Inkscape, e il menù a tendina dice le stesse cose che dice a te, ma poi vene salvato in file .tex vuoto, sia pure nella cartella che ho scelto io, e mi esce il messaggio che in sostanza mancano delle librerie di sistema, che potrebbero venire adeguatamente sostituite e migliorate dalla libreria indicata nel messaggio che ho inviato prima. Se fossi su Ubuntu saprei come fare per installare quelle librerie, ma sono su Mac Lion e non ho la più vaga idea, perché non conosco nessun installer che mi confaccia (escludo Macports quasi per principio; è subordinato ai requisiti Debian e mi ha già incasinato il sistema TeX una volta, non vorrei ripetere l’esperimento).

                            in risposta a: errore di xcolor con memoir #66037
                            OldClaudio
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                              C’è sempre l’indice analitico oltre all’indice generale; in più se apri il file con texdoc memoir, il visualizzatore pdf che ti si apre dispone della funzione per ricercare una stringa di testo, e anche quello permette di trovare rapidamente il o i punti della guida che servono al caso.

                              in risposta a: Programmi esterni per disegnare #65951
                              OldClaudio
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                                ansys” post=65025
                                I file si scaricano già con il loro nome e la loro estensione, senza passare per texshop. Dopo vanno copiati nel punto indicato nella guida. Sul mio Windows 7 e con Inkscape 0.48 funziona.

                                Ho provato a seguire le istruzioni; Inkscape sembra funzionare, ma l’estensione Save to TiKZ non sembra a posto sul Mac OS X Lion, perché esce il messaggio:
                                `
                                The fantastic lxml wrapper for libxml2 is required by inkex.py and therefore this extension.
                                Please download and install the latest version from http://cheeseshop.python.org/pypi/lxml/,
                                or install it through your package manager by a command like: sudo apt-get install python-lxml
                                `
                                dentro un’apposita finestrina. Il file .tex viene prodotto, ma è vuoto.

                                Ma non sono riuscito a installare quella libreria da terminale, nel senso che parla di cose tipo Cython che non ho mai sentito nominare.

                                in risposta a: caratteri cirillici #65750
                                OldClaudio
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                                  Mah, io ho il Mac OS X Lion e non ho acquistato nessun font.

                                  Nella cartella /Library/Fonts/ si trova un magnifico Baskerville contenuto in una ttc (True Type Collection), che in realtà è otf, ma avendo i profili delle lettere descritti mediante parabole, viene classificato TrueType.
                                  La pagina del cirillico non è completissima, ma contiene una quantità di glifi con segni di grave, acuto, lunga, breve. Ora io non conosco le lingue slave né moderne né tanto meno antiche, perciò non capisco il tuo problema dei diacritici.
                                  Di solito i font OpenType contengono anche degli accenti “combining” che funzionano con qualunque carattere faccia parte della polizza, credo, e mi stupirei se il Baskerville distribuito con il sistema sia così privo di accenti da non poter usare nemmeno i combining diacritics. Certo bisogna avere le macro per accedere agli indirizzi unicode e magari delle altre macro per metterli insieme alle lettere che si vogliono “diacriticizzare”, ma mi pare che da questo punto di vista tu sia già a posto con le macro che ti ha dato Enrico.

                                  Visto che sei su un Mac, apri Finder poi da’ il comando da tastiera “Maiuscola + mela + G” e nella finestra che si apre scrivi /Library/Fonts/; cliccando sul tato blu vai direttamente nel folder Fonts; cerchi Baskerville.ttc, ci clicchi sopra con il mouse e ti si dovrebbe aprire Fontbook che ti mostra un esempio in caratteri latini; però sempre in FontBook dai da tastiera il comando “mela + I” e la finestra che ti mostra un esempio di lafabeto ti si apre per scriverti tutte le informazioni possibili per usare quel font; cliccando su Regular, per esempio esce la seguente informazione:
                                  `
                                  Baskerville
                                  Baskerville, 18 pt.

                                  PostScript name Baskerville
                                  Full name Baskerville
                                  Family Baskerville
                                  Style Regular
                                  Kind TrueType
                                  Language Afrikaans, Albanian, Azerbaijani, Basque, Belarusian, Bulgarian, Catalan, Cornish, Croatian, Czech, Danish, Dutch, English, Esperanto, Estonian, Faroese, Finnish, French, Galician, German, Greek, Hawaiian, Hungarian, Icelandic, Indonesian, Irish, Italian, Kalaallisut, Kazakh, Latvian, Lithuanian, Macedonian, Malay, Maltese, Manx, Norwegian Bokmål, Norwegian Nynorsk, Oromo, Polish, Portuguese, Romanian, Russian, Serbian, Slovak, Slovenian, Somali, Spanish, Swahili, Swedish, Swiss German, Turkish, Ukrainian, Uzbek, Vietnamese, Welsh, Zulu
                                  Version 7.0d4e2
                                  Location /Library/Fonts/Baskerville.ttc
                                  Unique name Baskerville; 7.0d4e2; 2011-03-16
                                  Designer John Baskerville
                                  Copyright Digitized data copyright Monotype Typography, Ltd 1991-1997. All rights reserved. Monotype Baskerville™ is a trademark of Monotype Typography, Ltd which may be registered in certain jurisdictions.
                                  Trademark Monotype Baskervilleª is a trademark of Monotype Typography, Ltd which may be registered in certain jurisdictions.
                                  Description –
                                  Enabled Yes
                                  Duplicate No
                                  Copy protected No
                                  Embeddable Yes
                                  Glyph count 1,109
                                  `

                                  Il nome da passare a XeLaTeX/fontspec per caricarlo è semplicemente Baskerville; le lingue che puoi comporre con questo font sono quelle elencate sopra e mi pare che contengano tutto quello che serve per un bel numero di lingue slave che usano l’alfabeto cirillico.

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