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Se hai installato la TeX Live su Ubuntu usando i repository di Ubuntu, la tua distribuzione, se va bene è del 2009; e quindi suftesi non c’è.
Se hai installato TeX Live scaricandolo da uno di mirror di CTAN (possibilmente non quello ufficale italiano che sarebbe da Roma2, ma da quelli indicati da Enrico) seguendo le indicazioni che Enrico ha scritto nel testo texlive-ubuntu.pdf, allora mi stupirei che tu non abbai suftesi.Che cosa fare? se sei nel primo caso?
Scarica il paccheto suftesi dahttp://www.tex.ac.uk/tex-archive/macros/latex/contrib/suftesi/
Scompattalo e mettitelo nella cartella suftesi nel tuo albero radicato nella home:
~/texmf/tex/latex/suftesi/
Se non ha questo albero, createlo. Probabilmente devi anche fare andare texhash su ~/texmf per creare il file name data base (con la TeX Live scaricata da CTAN secondo le istruzioni di Enrico, non è necessario).
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Autocad salva i suoi file, a richiesta, anche in altri formati, per esempio .eps. Poi, eventualmente, convertire il file eps in file pdf non è un problema; Evita solo di convertirlo in formato immagine bit mapped, per esempio jpg, perché perderesti la caratteristica vettoriale del disegno.
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Cha cosa dice il messaggio?suftesi not found.
Che cosa significa? Semplice, non ce l’hai sul tutp hardisk perché probabilmente hai una versione basic della tua distribuzione del sistema TeX. Quante volte raccomandiamo di caricare al distribuzione completa?
Ora non ti resta che attivare il tuo Package Manager o Package Wizard per caricare quel pacchetto
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Prima ti disfi di LyX meglio è. Lo puoi conservare per fare altri lavori, per esempio per trasformare file in formati diversi da quello tex in formato tex, ma per comporre un documento, sembra che faciliti perché quel che vedi sullo schermo è depurato di un certo numero di comandi che ne rendono più facile la lettura.
Ma ci sono in giro diversi altri editor specificamente adattati a lavorare con LaTeX, ma senza artifici che ne facciano una specie di Word sullo schermo, e che non ti vincolano in niente per usare LaTeX come si deve.Sai non è molto diverso evidenziare un tratto di testo da rendere, per esempio in corsivo, e poi premere l’apposito bottone, quando si usa LyX oppure , diciamo, TeXworks; l’uno ti mostra sullo schermo il testo in corsivo e ti scrive una cosa opportuna dentro il file .lyx; l’altro ti scrive direttamente \textit{ e } attono alla parte da comporre in corsivo, ma non te la mostra in corsivo; se vuoi sostituire \textit con \emph, per esempio sul secondo lo poi fare sull’altro non riesci a capire dove mettere il cambiamento, a meno di disfare ila prima mossa e poi evidenziare di nuovo e premere un altro bottone.
Ma quando vuoi inserire dei veri comandi LaTeX, quando vuoi chiamare pacchetti, quando vuoi esprimere opzioni, un editor dedicato è molto più comodo.
Detto questo, come non letterato, trovo che le citazioni bibliografiche in nota siano una pestilenza inutilmente complicata, ma so che è la tradizione umanistica che da sempre fa così. Pazienza.
I pacchetti da usare sono diversi; quelli che hai citato sono ottimi; poi anche l’usatissimo natbib credo che possa mettere le citazioni in nota, pur di esprimere le opzioni adatta. Ma per me che sono contrario alle citazioni in nota, l’uno vale l’altro.
Si devi crearti un database bibliografico da elaborare con BibTeX; leggiti la documentazione di BibTeX, dando da terminale il comando texdoc bibtex in modo da sapere esattamente come creare ogni record bibliografico. Poi ci penserà pdflatex a crearti i file ausiliari da cui BibTeX prenderà le informazioni per estrarre dal database bibliografico solo le voci che servono; dovrai ricompilare diverse volte il tuo documento/tesi, dopo aver fatto girare BibTeX e dopo ogni volta che lo farai ri-girare perché hai modificato i riferimenti o le citazioni, ma generalmente ogni editore diverso da LyX ha un bottone apposta per far girare BibTeX, quindi non è una cosa particolarmente onerosa. E vedrai che belle le citazioni create con i pacchetti che hai indicato e con l’aiuto in secondo piano di BibTeX, il tutto azionato attraverso un editore semplice e senza artefatti come LyX.
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Il fatto che per citare la versione del sistema TeX, citi quella dell’editor TeXShop, dimostra che non hai ben chiara la differenza fra l’editor e il sistema TeX.Dunque sei su un Mac, altrimenti non potresti usare TeXShop; Quale è l’annata della distribuzione del tuo MacTeX?
Ma poi, più che altro, quale è la versione del tuo natbib?
Personalmente, preferisco molto di più la versino con l’iniziale del nome prima del cognome; altri stili di bibliografia fanno l’inversione solo del primo nome.
Per la bibliografia nell’indice ci vuole:
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\cleardoublepage
\phantomsection
\addcontentsline{toc}{chapter}{\bibname}
\printbibliography % oppure \bibliography{Thesis}
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22 Giugno 2011 alle 15:57 in risposta a: Problema con figure a margine (orid. errato nell’indice) #60419::
Be’, sì: le figure inserite con l’ambiente flottante figure, sono appunto mobili e LaTeX le emette quando trova sufficiente posto per metterle.
Le figure messe a latao con \marginpar sono fisse e non vengono dilazionate.Certo esistono pacchetti per gestire anche le figure a lato con la stessa coda delle figure, ma i risultati sono incerti.
La cosa migliore secondo me, è di non usare figure a lato, né figure circondate dal testo, inseribili con il pacchetti wrapfig e picinpar, tra gli altri.
Se proprio non se ne può fare a meno, che almeno non abbiano didascalia e quindi non compaiano nell’indice delle figure.
Nell’introduzione all’arte delle composizione tipografica con LaTeX se ne parla e si spiega anche quali siano i problemi che nascono, il più diffuso dei quali è appunto che le figure non escono ordinate, a causa del diverso meccanismo con cui le figure a lato sono inserote nel file di uscita.
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Non so per \url, ma certamente il manuale di memoir dice di NON usare fancyhdr, perché memoir è già attrezzato da solo per fare tutte quelle cose che fa fancyhdr.
Così usando memoir non c’è bisogno di usare una moltitudine di pacchetti che traspaiono anche dal tuo preambolo; usando le classi standard gli utenti si sono abituati a caricare “tutto” e a replicare lo stesso preambolo anche se metà dei pacchetti non servono per il particolare documento che stanno componendo.
Tu stesso carichi utf8x e ucs che per usare italian come lingua specificata a babel non servono a niente,
Nello stesso modo fancyhdr viene caricato quasi sempre dai frequentatori del gruppo, perché è diventata un’abitudine. Io credo di non averlo caricato mai [Mai dire “mai”; forse l’ho caricato, ma non me ne ricordo più…]memoir è una classe tutto fare che, secondo il suo autore Peter Wilson, non dovrebbe avere bisogno di nessun pacchetto esterno, se non quelli per fare cose specializzatissime (per esempio tikz, tanto per citarne uno); ma per il book design è già tutto incluso: testatine e piedini, pagine iniziali, intestazioni dei capitoli, stili di pagina, eccetera.
texdoc memoir e texdoc memdesign[/] sono le letture da preferire; il secondo non dà istruzioni d’uso, ma racconta dettagliatamente il book design anche in prospettiva storica.
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Mi spiace, ma non so che cosa farci; non uso più MiKTeX da almeno sei anni, da quando ho provato a usarlo e non sono più riuscito a installare i font Type 1 che mi sono disegnato io. Forse avevo provato ad aggiornare la 2.8 sostituendola con la 2.9.
Ma avendo desistito ho installato TeX Live su un piccolo Netbook che usa mia moglie in viaggio e funziona alla grande, tanto da non far rimpiangere MiKTeX, che ho cominciato ad usa forse 15 anni fa. L’ho anche pagato.Per altro, viste le inesistenti protezioni sulle macchine Windows, se compili con pdflatex curve2e.dtx ottieni la documentazione che poi puoi inserire in qualunque parte del tuo sistema di alberi; ti consiglio il tuo albero personale.
Ciao
Claudio
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E in ogni caso, anche se sei nuovo di Linux, installa la TeX Live Completa, seguendo quanto indicato nel documento texlive-ubuntu.pdf.Non farti attrarre dalle sirene: la TeX Live che viene scaricata e installata con i normali gestori di pacchetti per le macchine conformi allo standard Debian, è obsoleta e incompleta. Non che non funzioni, tanto che quelle macchine Debian conformi devono avere quella distribuzione a bordo per poter soddisfare le dipendenze di altri pacchetti, ma seguendo le istruzioni che sono in quel documento (valido non solo per Ubuntu, ma anche per Fedora, per Suse e per altre piattaforme simili) permette di far convivere più distribuzioni TeX Live sulla stessa macchina.
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