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Ottima soluzione, Enrico! Veramente ottima.Tuttavia, anche se la tabella delle lettere marcabili con ^ e = per i segni di breve e di lunga non comprende le lettere maiuscole, quegli shorthands fanno di più con non semplicemente inserire il comando TeX per sovrapporre il segno sulla lettera di base, ma ne consentono l’uso anche in matematica (con gli accenti matematici corrispondenti) e inseriscono un grumo di colla di larghezza nulla per consentire la sillabazione, ove possibile, nei due frammenti di parola prima e dopo la lettera marcata.
In ogni caso è un’ottima idea e vedrò se riesco a inserirla nella versione di latin.ldf (Joannes permettendo e se io riesco a farlo in modo da non impasticciare l’intero file).
Ciao
Claudio
17 Febbraio 2011 alle 22:58 in risposta a: [Risolto] Serie di diagrammi per una sola figura su + pagine #56094::Per quel che riguarda il documento antico, contrariamente a quanto si possa credere, quel report del 1971 oggi è ancora usato (anche questo non dipende da me :wink:).
Piccolo commento OT: non volevo implicare che quel documento “antico” fosse superato dai tempi. So per certo che la tesi del mio vecchio prof. di Scienza delle Costruzioni, sulle “Volte Sottili”, presentata, suppongo, attorno alla metà degli anni ’30, consistente in ben 29 pagine ❗ è oggetto di studio ancora oggi.
17 Febbraio 2011 alle 17:22 in risposta a: [Risolto] Serie di diagrammi per una sola figura su + pagine #56089::
Infatti, quel rapporto è del 1971 e dimostra tutti i suoi anni; per altro allora non si poteva fare meglio di così, con una IBM a sfera o una Olivetti a margherita 🙁Era anche di uso comune mettere figure in pagine distinte con lo stesso numero e una didascalia variabile dall’una all’altra.
In realtà la “didascalia” targata (a), o (b), o (c), con qualche informazione relativa al parametro, non è una didascalia, ma è una legenda e va considerato parte integrante della figura, non parte della didascalia.
Metti tranquillamente le tue figure in modo normale, con \includegraphcs, diritte quelle di mezza pagina, e ruotate quelle grandi, ma lasciaci tranquillamente un numero di figura progressivo; nel testo farai riferimento alle figure da 11 i 18, per esempio. aggiungi la legenda alla figura con un programma di editing grafico, a meno che tu non decida di rifare tutti i disegni 🙁
Ma se li ritagli dal vecchio rapporto, ritagliai in modo da includervi la legenda, e ricordati di scontornare il tutto. Se li ritagli, ricordati di citare la fonte in ciascuna didascalia.A meno che tu non voglia replicare il touch and feel di un documento “antico” (40 anni per un documento tecnico di argomento aeronautico sono veramente tanti…)
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Se hai modificato sidecap.sty, ti sei ricordato di salvarlo con un nome diverso?Lo richiede l’uso del software libero, ma serve anche a te per evitare di avere discussioni inutili con altre persone che hanno lo stesso file, ma privo delle tue modifiche.
Se questa osservazione è a sproposito, cancellala; se quello che ho capito dal tuo messaggio corrisponde al dubbio che ho espresso sopra, tieni presente che quel che ti ho raccomandato discende da parecchi anni di ignoranza da parte mia, che mi ha portato a commettere spesso simili errori. Ora ho imparato e non li commetto più, ma ormai sono più di 25 anni che lavoro con LaTeX 🙂
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Be’, la programmazione a basso livello con il linguaggio TeX è descritta nel TeXbook.Il pacchetto ifthen non è proprio di basso livello.
In ogni caso per convincere ghostscript a spezzare un file PDF nelle sue pagine assegnando ad ogni file, contente una pagina sola, ci voleva una bash; Ora non ne dispongo più perché il mio vecchio PC è defunto con il suo contenuto.
Mi sorprendo leggendo il tuo codice che metteresti una didascalia sotto ogni slide PP. Fai come credi; io non lo farei. 🙂
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Secondo me faresti prima ad aggiustare il vecchio template quick&dirty per farlo funzionare con pdfLaTeX. Se compila in LaTeX e poi viene convertito direttamente con dvipdfm, vuol dire che in qualche modo usa delle istruzioni in PostScript o importa delle immagini eps tramite quei vecchi pacchetti, come epsfig.sty, che si usavano 10 anni fa per importare le immagini postscript.Se hai la distribuzione del sistema TeX del 2010, questa sarebbe in grado (non so se anche con la distribuzione 2.9 di MiKTeX, ma sicuramente con al distribuzione 2010 di TeX Live) di importare anche le figure in formato eps, che 10 anni fa era impossibile importare, se non passando attraverso LaTeX->dvips->ps2pdf.
Sempre secondo me, fai prima a fare così, che non a cercare di fare patch di vario genere per cercare di recuperare la numerazione delle pagine se inserisci la presentazione PP-PDF tramite pdfpages.
In ogni caso non sarebbe difficile né aggiustare il vecchio file quick&dirty, nè arrangiarsi con pdfpages; Basta infatti che tu conosca quante pagine devi inserire, diciamo 30; il punto dove inserirle, diciamo subito dopo la pagina 52, naturalmente dopo aver finito il capitolo nella sua sostanza, e prima del capitolo 3.
Allora prima del capitolo 3 inserisci un \clearpage e un \addtocounter{page}{30}; compili e la numerazione delle tue pagine avrà un salto di numerazione proprio di quel che serve; con pdfpages inserisci la tua presentazione dopo le prime 52 pagine e, oplà, eccoti il tuo file finale a posto, composto con le 30 pagine di PP in stile empty!
Se metti a posto il vecchio file puoi chiedere a ghostscript di spezzarti il file PP-PDF in 30 file contenenti una pagina ciascuno, facendo sì che il nomi di questi file differiscano solo per un numero progressivo aggiunto ad un nome comune e prima dell’estensione .pdf; poi nel tuo file sorgente metti un po’ di programmazione in linguaggio TeX di basso livello; in sostanza devi creare un ciclo whiledo (vedi pacchetto ifthen) che per un indice numerico che corre da 1 a 30 genera il nome del file da importare e ad ogni ciclo chiama \includegraphics con il rapporto di scala giusto e con il nome progressivo appena generato. Io ho seguite questa strada una decina di anni fa e tutto è andato alla grande; il mio collega informatico a cui avevo fatto questo lavoretto si arrabbiò un poco perché lui non aveva pensato a questo uovo di Colombo. Purtroppo è così; talvolta viene l’idea giusta e altre volte ti arrovelli per un mucchio di tempo col rischio di rinunciare.
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Non entro nel merito di quella sterlineatura che introduci; 6pt sono 2mm circa; mi pare tanto. Comunque il tuo problema potrebbe essere risolto se invece di riferirti ad una unità di misura assoluta, ti riverisci ad una unità di misura relativa al font. Per esempio`
\lineskip=-1.2ex
`[ovviamente devi aggiustare il valore 1.2 a quello che va bene a te].
Oppure potresti correggere l’avanzamento di riga co un comando tipo
`
\lineskip-0.4\baselineskip
`
[aggiusta il valore 0.4 a quanto ti sembra giusto].
Sicuramente puoi risolvere il tuo problema in modo più professionale, ma con il poco che hai detto, questo è il poco che posso suggerirti.
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Tommaso, nemmeno la mia risposta era polemica; avevi chiesto un parere e ti ho dato il mio.D’altra parte su Wiki si dice chiaramente che esso ha un codice Unicode è U+2042, cui corrisponde ⁂
Come vedi nel segno riportato nel testo di Wiki, i tre asterischi sono ben distanziati e corrispondono ad un glifo dotato di dimensioni verticali e orizzontali.
Ma per quel che riguarda il codice, l’oggetto della tua ultima domanda, ti dico intanto il mio giudizio su quel codice.
Il codice LaTeX associato alla voce Asterismo (punteggiatura) di Wiki secondo me è mal fatto perché rende gli asterischi quasi tangenti gli uni agli altri e il segno complessivo è privo di altezza (comando \smash).
Se poi mi è concesso di aggiungere un mio parere, volendo proprio usare un segno così inconsueto, benché dotato di codifica UNICODE, io eseguirei il disegno un po’ più parametrizzato in modo da controllare la grandezza degli asterischi e la loro distanza; un buon comando consentirebbe anche di mettere a triangolo tre segni uguali diversi da un asterisco; andando da tre semplici cerchietti neri alle numerose stelline con un numero di punte diverso da 6 presenti nei font di simboli; a ogni altro segno di struttura più o meno rotonda che faccia la caso.
Quindi se unsi XeLaTeX puoi provare a definire un segno che specifichi nella forma dovuta il codice UNICODE di quel segno e poi provare diversi font per vedere chi ce l’ha e chi invece richiede una costruzione.
Come hai visto nell’Introduzione anch’io ho parlato della possibilità di separare dei paragrafi non evidenziati con il loro titolo usando delle decorazioni; ho provato tre asterischi allineati in orizzontale, ma relativamente distanti fra di loro (1 em); ho provato con un solo asterisco; la cosa più difficile da fare è quella di mettere il disegno centrato fra la fine del primo paragrafo e l’inizio del secondo. Con un triangolo che non è simmetrico rispetto ad una linea orizzontale l’effetto ottico è ancora più difficile da raggiungere.
Ciao
Claudio
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È possibile che la stampante sia regolata male per quel che riguarda il lato da considerare come cerniera per girare il foglio quando deve passare alla stampa del retro; sembrerebbe che la tua impostazione usi il lato corto del foglio A4 per girare il foglio. Prova a vedere che cosa succede se le dici di usare il lato lungo.
Naturalmente posso sbagliarmi alla grande. 🙄
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Configura TeXmakerX in modo che trovi sia dvips sia ps2pdf (in sostanza ghostscript); ma essenzialmente perché vuoi seguire la vecchia strada texdvipspdf?Perché non configuri TeXmakerX affinche con quick Build ti lanci direttamente pdflatex?
Io ormai sono 5 o sei anni che non mi interesso più del formato ps. Inoltre la versione 2010 di TeX Live ti permette di importare oltr ai soliti formati di immagini anche le immagini eps; nel senso che da solo le riconosce e da solo le converte (con ghostscript in background) in formato pdf.Controlla di avere installato ghostscript e gview; non li userai speso, ma il sistema TeX potrebbe avere bisogno di usarli a tua insaputa.
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Ma che cosa hai installato su Fedora? Non ti voglio colpevolizzare, ma qui sul forum ci sono stati innumerevoli messaggi per indicare come installare TeX Live su versioni Linux più o meno debiane.In ogni caso tutti i pacchetti, dico tutti, si scaricano in forma zippata da ogni CTAN e da ogni suo mirror,
Io uso generalmente
Controlla di avere almeno una versione recente di Fedora e se puoi cerca di seguire le istruzioni contenute all’indirizzo
http://profs.sci.univr.it/~gregorio/texlive-ubuntu.pdf
e installa l’ultima versione di TeX Live, dotata del TeX Live Manger, e se installata come indicato (con le debite varianti, visto che il modello è Ubuntu, poi verso al fine ci sono sia Suse, sia Fedora) ti permette di lavorare tranquillo e con tutto quanto aggiornato.
La raccomandazione del testo di Enrico e di tutti noi è di installare la TeX Live completa e di aggiornarla con il tlmgr abbastanza frequentemente. Io aggiorno ogni 7-10 giorni 🙂
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dalla finestra comandi prova a dare il comandotexdoc scrguien
dove scr sono le iniziali di Script; gui sono le iniziali di guide; en sono le iniziali di english.
Capisco che il rebus è difficile, ma se da terminale/finestra comandi dai il comando
texdoc komascript
ti apre una schermata del browser in cui ti chiede (in inglese) forse cercavi scrguien? 🙂
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Qualunque versione del sistema TeX tu stia usando hai sicuramente un TeXLive manager o un MiKTeX Package manager che ti permette di fare qualunque aggiornamento, compreso philosophy. E tutti gli aggiornamenti che fai con quei programmi si riferiscono sempre a quanto di più recente sia disponibile, genralmente non piì “vecchio” di una settimana. 🙂
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