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AutoreRisposte
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L’unica differenza è che il mio file italian.ldf è quello che ho inviato per l’inserzione nella distribuzione (datato 2010, e che Johannes non prende in considerazione).Ma dubito che la cosa dipenda da italian.ldf; il file latin.ldf è quello di sistema con la tua stessa data. A Tommaso ho inviato un versione corretta pochi giorni fa per un erroretto che non ci coinvolge in questa questione degli spazi, e che non mi sono ancora messo nel mio albero. Vedrò di fare un’analisi con trace per vedere che cosa succede da me, ma ti garantisco che io gli spazi non ce li ho.
Claudio
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Non mi sono spiegato bene. Quello che tu esponi è la mappa dei font, quello di cui io parlo è il modo di selezionare i corpi con i file .fdPer esempio il file t1lrm.fd contiene fra l’altro il codice:
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\DeclareFontShape{TS1}{lmr}{m}{n}%
{<-5.5> ts1-lmr5 <5.5-6.5> ts1-lmr6
<6.5-7.5> ts1-lmr7 <7.5-8.5> ts1-lmr8
<8.5-9.5> ts1-lmr9 <9.5-11> ts1-lmr10
<11-15> ts1-lmr12
<15-> ts1-lmr17
}{}
`
I corpi ottici usati sono solo il 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12 e 17 come tu hai notato dalle mappe.
Ma ogni altro possibile corpo rientra nei range della dichiarazione. Ora è vero che il vero corpo 11 non c’è come corpo ottico, ma è ottenuto dal corpo 12 per rimpicciolimento di i/12, vale a dire dell’8,3%Il pacchettino type1ec distribuito insieme ai font CM-super produce lo sesso effetto sui CM-super, salvo che questi sono più numerosi quindi c’è sa aspettarsi che gli ingrandimenti e i rimpicciolimenti siano più contenuti che non con gli LM. D’accordo. Ma i file .fd degli LM lo fanno già da soli, mentre per i CM-super bisogna farlo caricando un ulteriore pacchetto. Inoltre i corpi ottici degli LM sono gli stessi che Knuth aveva creato per i CM.Se lui aveva ritenuto che questi corpi ottici fossero sufficienti, perché noi dovremmo avere dei dubbi?
Visto da una altro punto di vista: Io ho creato i font greci modellandone i corpi ottici come quelli dei font EC prodotti (dopo la versione beta dei DC) dal comitato preposto, anche se portano la firma solo di Knappen. Non ho confrontato con i parametri METAFONT dei CM-super (se esistono), ma quelli degli EC erano determinati un po’ ad occhio, specialmente per i corpi ottici maggiori, senza una legge precisa: basta prenderne un parametro a caso e riportarlo in diagramma in funzione del corpo ottico per il quale è stato specificato; I nodi della curva spline usata per interpolare i valori sono decisamente in numero inferiore a quello dei corpi ottici creati e la spline è ondeggiante perché, appunto, i valori sono stati messi lì a buon senso, ma non con una legge precisa in testa. Quindi i corpi ottici degli EC e dei CM-super sono già frutto di una, chiamiamola, interpolazione, quindi non sia ha nulla in più rispetto agli LM se non l’apparenza, e forse qualcosa in meno dell’apparenza. Almeno l’interpolazione e l’estrapolazione degli LM è lineare fra un corpo ottico e l’altro e fuori dei valori estremi; è prevedibile che cosa succede, non è prevedibile con gli EC e i CM-super.
Detto questo non mi sembra che la discussione sia realmente importante: si tratta di variazioni talmente piccole che la riproduzione a schermo e a stampa anche con le macchine di fotoincisione a densità maggiore non permette di valutare ad occhio nudo le differenze.
Perché discutiamo allora? non ce n’è motivo; l’unica differenza reale e tangibile degli LM rispetto ai CM-super ed EC è che i file pfb che vengono caricati nel file PDF finale sono di meno se si usano gli LM. Per la qualità non credo che senza l’uso del microscopio si possa dire nulla.
Ciao
Claudio
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Guarda che anche il valore 4 per la profondità dell’indice è eccessiva; guarda nell’Arte o nell’Introduzione a che cosa corrispondono quei numeri: qui te li traduco in italiano con il comando LaTeX fra parentesi:-1 parte (\part)
0 capitolo (\chapter)
1 paragrafo (\section}
2 sottoparagrafo (\subsection}
3 sotto-sottoparagrafo (\subsubsection}
4 capoverso (\paragraph)
5 sottocapoverso [periodo, enunciato, comma, versetto…] (\subparagraph)Se sicuro di voler mettere un titolo a ogni capoverso e di volerlo indicare nell’indice?
Per la tesi considererei il livello 3 già eccessivo (2 è il valore predefinito con le classi standard)
::Il difetto maggiore dei Latin Modern rispetto ai CM-Super è che non possiedono caratteri cirillici.
In verità non lo considero un difetto, nonostante la buona volontà del curatore russo del progetto CM-super. Non uso spesso il cirillico, anzi quasi mai; le poche volte che l’ho usato, in mancanza di versioni ufficiali solo cirilliche, vettoriali e “ufficialmente approvate”, ho preferito crearmi i font vettoriali con mftrace e installarmeli nelle debite mappe.
Ma una cosa che non ho esplicitato nelle risposte a Daniele86, perché mi pare troppo tecnica, ma che ritengo un punto di forza dei LM, è che i file di descrizione dei font LM consentono praticamente l’uso di qualunque corpo senza però avere bisogno di arrotondamenti come i CM, CM-super, EC di VTeX, persino gli LGR, eccetera; ogni corpo è stabilito in range contigui ottenuti da pochi corpi ottici sottoposti a lievi ingrandimenti o rimpicciolimenti. Il numero di font ottici distinti viene così ridotto, quasi dimezzato, rispetto a quanto sarebbe necessario con gli altri font.
Se vuoi specificare
`\fontsize{10.3}{12.5}\selectfont`
lo puoi fare senza problemi e non avrai informazioni circa i fatto che certi font non erano disponibili e che è stato usato il font in corpo 10pt con un arrotondamento di 0.5pt.Sarà ridicolo voler fare queste cose, ma quando vai a leggere i libri dei grandi book designer scopri che molto raramente hanno usato corpi interi.Io finisco sempre le mie presentazioni con un Happy LaTeXing in corpo 50pt. Con gli altri font lo posso fare solo ricorrendo a cose tipo \resizebox oppure \scalebox.
Ciao
Claudio
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Sì, certo c’è mathpazo, il pacchetto che carica ttuu il palatino completo di matematica; c’è pxfonts che secondo me fa la stessa funzione, ma secondo gli intenditori non ha le crenature giuste in matematica (io ho creato un certo numero di formule identiche e le ho composte con pxfonts e con mathpazo e onestamente sono riuscito a vedere la differenza solo ingrandendo di dieci volte e non sono sicuro che non sia semplicemente il rendering del visualizzatore di fole PDF)È quello che dicevo: altri font diversi da quelli nativi per il sistema TeX vanno scelti con cura e appaiati con cura. per esempio il pacchetto mathdesign riesce a far funzinare come si deve con la matematica sia i garamond, gli utopia, i charter. Ma alcuni si lamentano che le cose non sono come dovrebbero essere.
Non è un caso che le cose stiano andando piano con XeLaTeX; per ora sono disponibili i font asana e i font xits con i compagni xits math, altrimenti con gli altri (infiniti) font che si possono usare traendoli dalla lista dei font a bordo del PC, non solo distribuiti con il sistema TeX, la parte di matematica è ancora poco curata e affidata ai Latin Modern, che non si sposano troppo bene con qualunque altro font OpenType.
Lorexo e Tommaso nell’Arte contiuano ad usare per la matematica, il cui testo è composto in palatino, i font euler; bellissimi, disegnati da Zapf per la matematica del testo di Knuth, “Concrete mathematics”, ma con alcuni difetti che ne impediscono l’uso nelle discipline di scienze applicate (fisica, ingegnerie varie, chimica, geologia, biologia, eccetera) perché non permettono di rispettare le norme ISo relative alla scrittura della matematica per queste scienze.
Lorenzo e Tommanso hanno dovuto ricorrere ai font LM (credo) per il paragrafo concernente le virgolette, perché il palatino ha le virgolette alte (inglesi) aperte e chiuse che non sono facilmente distinguibili el une dalle altre e non si distinguono bene nemmeno dalle virgolette doppie verticali, quelle che non bisogna usare mai in un testo tipograficamente bene composto.
Come vedi di problemi ce ne sono tanti con i font nati e sviluppati fuori dell’ambiente TeX e questo ti spiega perché usando pdfLATeX e componendo anche della matematica io uso sempre solo i Latin Modern. Per testi meno impegnativi uso anche i TX [pacchetto txfonts) o PX (pacchetto pxfonts); Con XeLaTeX ancora sto facendo esperimenti; e per ora i font XITS e XITS Math mi sembrano una buona accoppiata.
Nell’Introduzione si parla poco di XeLaTeX, ma nella versione che sto curando ed editando ci sarà un paragrafo che mostra come usare XeLaTeX per comporre un testo in greco classico.
::Ho provato a usare i latin modern, e pare che sia per quanto riguarda il testo che per quanto riguarda la matematica siano estremamente simili ai computer modern. Perchè dici allora che con questi ultimi i caratteri hanno difficoltà a sposarsi tra loro?
In secondo luogo, il fatto che i font CM non siano vettoriali (o ho capito male?) li svantaggia nei confronti di font vettoriali?
Infine, parli del problema della sillabazione. Questo problema è stato risolto, o no? Oggigiorno il testo viene sillabato con qualsiasi font, o sbaglio?
I Latin Modern sono i CM riveduti e corretti, disponibili in diverse codifiche (T1, LY1, ecc); sono i font di default per XeLaTeX, mentre per pdfLaTeX il default sono i font CM con codifica OT1.
Qaundo usi font diversi dai CM o dagli LM, per esempio palatino, garamond, ecc. se non usi i pacchetti giusti (spesso non esistono) per la matematica vengono usati i CM (le tre famiglie matematiche dei CM praticamente coincidenti con le tre famiglie matematiche degli LM) e i font testuali scelti, magari elegantissimi, non si sposano bene con i font matematici. Dipende da cosa scrivi; se usi anche solo un po’ di matematica, devi stare attento a quali font diversi dai CM e dagli LM usi e con quali pacchetti li carichi.
I CM codificati OT! esistono anche in forma vettoriale; sono I CM con codifica T! che si chiamano EC, che non esistono in forma vettoriale; sono sostituiti dai CM-super, un progetto russo per combinare assieme i font latini e i font cirillici attraverso tabelle di font che condividono i disegni comuni e con una marea di font vettoriali per farne vedere solo al massimo 256 a pdfLaTeX e 256 corrispondenti alla codifica T1 oppure a una delle codifiche cirilliche T2. Per noi italiani essi sono troppo ingombranti; L’azienda che produce la distribuzione commerciale VTeX ha prodotto anche i font EC vettoriali e su CTAN sono anche presenti e scaricabili, ma non sono una collezione completa, sono solo quelli che servono a VTeX. La presenza di questi font è relativamente recente, e molto posteriore al congresso di Cork dove fu ideata e definita la codifica T1.
La sillabazione è stata risolta compatibilmente con i font usati; con i font in uscita codificati T1 (o coni font OpenType usati da XeLaTeX, codificati in EU1) non ci sono problemi, come non essitono con i font cirillici codificati in T2 o i font greci codificati in LGR o i font greci codificati in ibiscus, eccetera. I problemi rimangono se il fot di uscita è codificato in OT1, come era prima del 1991 e come è ancora oggi quando l’utente principiante non conosce questi problemi e non specifica niente né per la codifica d’entrata, né per quella di uscita.
Il fatto che i font CM non dispongano delle lettere accentate, ma combinino l;accento con la lettera base con un comando primitivo che si chiama, guarda caso, \accent, fa sò che se il tuo testo in italiano usa la parola “qualità”, e nello schermo appare scritta bnee, quando arriva all’algoritmo di sillabazione la stringa che questo riceve è “qualit\accent18a”. L’algoritmo allora cerca di riconoscere la parola e trova che solo la stringa “qualit” soddisfi alla definizione di parola secondo TeX; per cui trova i punti di cesura solo in qua-lit e non in qua-li-t. poco male, mi dirai, perde solo un possibile punto di cesura non riconoscendo l’ultima sillaba. Ma supponi di inserire un nome straniero o una parola di origine straniera, come l’unità di misura “örsted”. La stringa che arriva all’algoritmo di sillabazione diventa “\accent??orsted” (i due unti interrogativi sostituiscono l’indirizzo della dieresi che non mi ricordo a memoria) e quindi per questo algoritmo essa non è una parola secondo TeX e non viene divisa in sillabe.
Conclusione: i font CM in senso stretto non devono mai essere usati scrivendo in una qualunque delle lingue “occidentali” scritte in lettere latine, tranne l’inglese modero (quello antico usava gli accenti) che non usa accenti. Con mia sorpresa ho scoperto che anche il latino moderno ecclesiastico usa gli accenti; quello antico non li usava e le marcature delle lunghe e delle brevi sono usati solo nelle grammatiche e nei vocabolari.
Puoi approfondire la sillabazione in una delle appendici dell’Introduzione e saperne di più sui caratteri nel capitolo 11 dell’Introduzione (link in alto nella pagina del forum).
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Lo so, lo so, che volevi i numeri di pagina minuscoli, ma hai fatto u commento sul fatto che ti paice il CM.
I font CM sono quelli che ha disegnato Knuth nel lontano 1978-79 e che si chiamavano Almost Computer Modern: poi quando è uscito TeX82 egli ha reso i suoi font distribuzione ufficiale, toglieno l’ “almost” visto che aveva tolto quasi tutti i bug. Le ultime correzioni ai Computer Modern sono di un cinque o sei anni fa. I CM sono formati da polizze di 128 caratteri e non hanno i caratteri accentati, visto che in inglese non servono; TeX però è atteezzat per mettere una moltitudine di segni diacritici sopra e sotto qualunque lettera. Tuttavia la sillabazione è impedita da questi comandi per sovrapporre gli accenti. Dopo pochi anno che il sistema TeX aveva preso piede e con furore, direi, anche in Europa dove virtualmente, a parte l’inglese moderno, non c’è nessuna lingua che si scriva senza qualche diacritico o qualche carattere speciale, nel 1991, insieme all’uscita di TeX 3 che poteva gestirli, fu stabilito un standard per font a 256 caratteri e furono quasi subito creati i font Euroepan Computer Modern, sigla EC, di cui però non furono distribuiti altro che i file per produrli con METAFONT sotto forma di matrici di punti. Invece i CM erano già stati resi disponibili in formato vettoriale.
Negli ani 2000 le associazioni nazionali polacca e cecoslovacca si diedero da fare per produrre font vettoriali adatti alle loro lingue ricchissimi di segni diacritici e impeditissime dal vecchi font CM, ma anche impediti dai font EC privi di una versione vettoriale (veramente ne esistevano ma erano proprietarie, quindi non erano distribuibili con le versioni gratuite del sistema TeX). Gli sforzi di questi gruppi hanno prodotto sempre sulla fals riga dei CM, i font Latin Modern a 256 charatteri e corrispondenti a diversi encoding, non solo il T1, praticamente diventato oggi il font di default, ma anche le codifiche più adatte alle lingue slave, completando e arricchendo le famiglie (con grazie, senza grazie, a spaziatura fissa, a spaziatura variabile. ecc.) le serie (normale, nero esteso, nero normale, condensato, ecc.) e le forme tondo, corsivo, maiuscoletto, tondo inclinato, corsivo diritto, maiuscoletto inclinato,ecc.), molte delle quali non essitevano nella raccolta CM. Il diegno è stato ritoccato un poco in modo che fosse particolarmente adatto epr i font vettoriali. I Cechi hanno invece reso in formato vettoriale adattamanti dei palatino, elvetica, courier, eccetera in forma OpenType, mentee i LaTin Modern sono ancora solo in forma Type 1. anche se ne ho visti anche in forma TrueType.Ora perché ti ocnsiglio di usare i LAtinModern con l’opzione T1 per il pacchetto fontenc e con l’opzione che preferisci per il pacchetto inutenc. perché così non avrai mai nessuna problema con i font del testo che si sposino bene con quelli della matematica; se poi i Latin Modern (che per il testo normale sembrano i CM) ti piacciono, come piacciono a me, allora diventeranno i tuoi font per tutti i giorni.
Attento, indipendentemente da ogni altra cosa, devi sempre usarli per motori di composizione come pdfLaTeX che compongano con font vettoriali, devi sempre produree file in formato PDF, e devi sempre usare per l’uscita la codifica T! se vuoi sillbare bene anche il tuo POF, che suppongo sia scritto in italiano; usa anche il paccheto microtype per avere capoversi bellissimi, ancora più belli di come li compone pdfLaTeX quando non usi questo pacchetto. Sarai felice per sempre.
Non sentiirti troppo principiante; ora che conosci l’Arte a memoria, studiati anche l’Introduzione (link qui sopra); la discussione fra le codifiche dei font, i vari tipi di font, di come comporre testi a partire da sorgenti scritti in Word, a rispettare le norme tipografiche, molte delle quali sono di pura “educazione” più che delle prescrizioni cogenti. L’unione dell’Arte e dell’Introduzione fa un binomio perfetto.
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Senza toglire niente al Palatino, all’Iwona e al BeraMono usati da Loroenzo nell’arte, lascia stare i computer modern e usa i Latin Modern
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\usepackage{lmodern}
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Siccome i Latin Modern hanno più famiglie serie e forme dei Computer Modern, leggi con attenzione la loro documentazione: in …/doc/fonts/lm/ ci sono molti file pdf da esaminare.(…/ corrisponde alla radice della tua installazione del sistema TeX; se hai TeX Live essa è texlive/2010/texmf-dist/ — con MiKTeX non saprei dirti)
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Se è per quello, chi ha la tastiera italiana o usa il meccanismo dell’attributo withprosodicmarks e delle dichiarazioni \ProsodicMarksOn (dentro un gruppo la dichiarazione \ProsodicMarksOff non dovrebbe essere necessaria) oppure usa i soliti vecchi comandi \=a per la a lunga e \u{a} per la a breve.
Il meccanismo dei segni prosodici servirebbe per semplificare l’input, mi è stato chiesto apposta, ma non mi sembra che semplifichi tanto, solo una battuta per la lunga e tre battute per la breve.Scrivendo
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Questo è un breve esempio di testo latino con segni prosodici <<\begin{otherlanguage}{latin}\ProsodicMarksOn ros=a invincib^ilis\end{otherlanguage}>>
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gli spazi spuri non compaiono, ma scrivendo
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Questo è un breve esempio di testo latino con segni prosodici <<\begin{otherlanguage}{latin}\ProsodicMarksOn ros=a invincib^ilis \end{otherlanguage}>>
`
appare uno spazio abbastanza largo (due spazi? non direi) prima dei caporali chiusi. Direi che è normale. Non vedo spazi spuri prima fra i caporali di apertura e l’inizio del testo latino.
Scrivendo invece
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Questo è un breve esempio di testo latino con segni prosodici <<\foreignrlanguage{latin}{\ProsodicMarksOn ros=a invincib^ilis}>>
`
Succede quello che ha descritto Enrico, che i segni prosodici vengono letti insieme a tutto l’argomento e quindi quando hanno ancora il significato di segni matematici o di interpunzione, perché \ProsodicMarksOn non è ancora entrato in funzione; quindi si rende necessario il codice con \scantokens:
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Questo è un breve esempio di testo latino con segni prosodici \foreignlanguage{latin}{\scantokens{\ProsodicMarksOn ros=a invincib^ilis\empty}}
`
Ma dei due spazi che richiedono i due \unskip io non ho trovato traccia.Questo fatto in effetti non è descritto nella documentazione del latino in babel; io stesso me ne rendo conto solo ora; evidentemente non ho mai testato i segni prosodici nell’argomento di \foreignlanguage.
Claudio
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Mmmmm….
Premetto che non ho controllato le tue macro in azione, quindi la domanda potrebbe sembrare blasfema, ma tu le hai provate? Posso star prendendo una papera madornale, ma a me sembra che tu associ all’encoding LGR e alle famiglie tt e sf nella serie media e forma normale (upright) i font latini cmss10 e cmtt10. Era questo che volevi dire quando chiedevi se volevi i font greci anche usando iwona?Io ho la sensazione che Lorenzo possa rimanere confuso da tutti i suggerimenti che gli abbiamo mandato. Io non aggiungo altro, salvo che quello che gli ho suggerito funziona, visto che l;ho dovuto controllare tante volte mentre mettevo a punto l’ultima versione di teubner.
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Con arsclassica i font sans serif sono della famiglia iwona. il file lgriwona.fd non esiste, quindi non puoi usare nello stesso documento gli iwona e i sanserif greci della collezione CBgreek. Ma……ma si può fare. Quindi leggiti la documentazione del pacchetto teubner; fai come descritto e lui ti crea il file lgriwona.fd di cui hai bisogno.
Senza il dispositivo di cui ci si può servire con teubner (che poi, una volta usato presumibilmente non ti serve più) i font CBgreek funzianano solo con le famiglie dei fontCM e LM; teubenr di suo crea i file per farli andar bene con il palatino dei psfonts; per i times della collezione txfonts concede due diverse soluzioni, ma quella che fa riferimento ai font greci postscript messia disposizione di Tsolimitis funziona solo (essenzialmente, direi) con lo spelling monotoniko che usano i greci e che Tsolomitis ha controllato, ma non funzionano correttamente con lo spelling plytoniko classico. Poi teubner mette a disposizione dell’utente anche i meccanismi per prodursi i file necessari per fare andare d’accordo i font CBgreek con qualsiasi altro font latino con grazie, senza grazie o a spaziatura fissa. “D’accordo” non singifica che stiano bene assieme, ma che si possono usare con i comandi LaTeX per la gestione dei font che funzionano correttamente.
Naturalmente con quella definizione di \greco, i font greci ti usciranno sempre sans serif; se vuoi giostrare anche con le altre famiglie, devi usare quel \greco per i listing e un altro comando, tipo \testogreco da usare fuori del listing. Oppure modifichei il comando \greco in modo che accetti una opzione con i valori testo e lista, dove il secondo esclude il primo. Oppure ti adatti a specificare sempre dentro \greco prima del testo la dichiarazione \sffamily quando compili del codice con listing.
Ciao
Claudio
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Be’, i caratteri greci con le grazie sulle minuscole li ho visti solo per certe riviste, dove notoriamente i redattori si sbizzarriscono con tutto quello che possono; per la verità non sono brutti, ma non sono a spaziatura fissa.
Certo anche le macchine da scrivere greche scrivono/scrivevano a spaziatura fissa, ma non ne mai avuto sottomano nessun esemplare.I font tt del greco hanno gli stessi parametri di nerezza e dimensioni dei font tt latini delle famiglie standard CM. EC, LM e varianti. Non sono un granché, ne sono convinto anch’io, ma onestamante oggi come oggi non me la sentirei di rimettere le mani sul codice per creare una nuova famiglia che oltre ad essere disegnata con gli stessi paramentri del tt latino abbia anche le grazie sul minuscolo.
Certo potesti ridefinirti il comando \greco in modo che scriva in sf per esempio; il tratto è uniforme, come nei tt, ma sono a spaziatura variabile; grazie a questa spaziatura variabile non sono così male come i tt. possono assomigliare a font per codici, ma restano a spaziatura variabile.
Ciao
Claudio`
\newcommand{\greco}[1]{%
\begin{otherlanguage*}{greek}\sffamily#1\end{otherlanguage*}}
`Tieni sempre presente che sto parlando di font CBgreek, distriuiti di default e funzionanti con l’encoding LGR. Se vuoi usare XeLaTeX, invece di pdfLaTeX hai la possibilit`à di usare il font monaco per la famiglia a spaziatura fissa, e quel font OpenType contiene anche il greco nello stesso stile. Purtroppo non puoi usare facilmente la parte greca del monaco in pdfLaTeX (font virtuali, creazione dei font tfm, inserimento nelle mappe, eccetera.) Io non sono capace di farlo; per lo meno preferirei usare XeLaTeX e in quattro e quattr’otto sarei a posto. 😉
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Certo, Enrico, le soluzioni proposte nel §17.9 servono per mostrare che cosa non fare e che cosa si può fare; sta al compositore trovare la soluzione specifica per il suo problema particolare. Se anche avessi inserito altre 10 soluzioni, ci sarebbe sempre voluta al undicesima.
Hai perfettamente ragione a dire che le mie e le tue soluzioni hanno delle debolezze; è giusto che sia così, Non dobbiamo fornire sempre la soluzione completa, perché non esiste e perché i lettori del forum siano sollecitati a essere un po’ creativi. 😀Claudio
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