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Metti due scatole affiancate; per esempio:
[code]
\noindent
\begin{minipage}[c][.5\textheight][t]{.30\textwidth}
primo capoversoaltro caoverso
ultimo cpoverso
\end{minipage}
\hfill
\begin{minipage}[c][.5\textheight][t]{.65\textwidth}
altro primo capoversoaltro capoverso
altro ultimo capoverso
\end{minipage}Poi sbizzarrisciti tu con le cornici, gli sfondi colorati, le larghezze delle due scatole, la profondità comune delle due scatole, eccetera.
16 Dicembre 2010 alle 11:14 in risposta a: inserimento di una stessa tabella in capitoli diversi #53830::
Forse la sezione del forum è sbagliata, ma di questo argomento si è già parlato in altri post. e la soluzione è banale, perché basta racchiudere la formula, compresi i suoi comandi di inizioe e fine, dentro un gruppo dentro il quale sia specificato un corpo minore:`
{\small
\[
formula
\]}
`Se non era questo che volevi fare, spiegati meglio.
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Quando dai \pagestyle{headings} aggiungi anche \pagenumbering{arabic} che rimette a uno il contatore delle pagine.Per l’atra questione vai a vedere sull’Arte o sull’Introduzione (i link sono qui sopra) nell’Arte è spiegato proprio il tuo caso; nell’Introduzione c’è un discorso più generale sulla creazione degli stili degli indici analitici.
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Diamine! nel tuo disco cercando bene nell’albero della distribuzione del sistema TeX (sai tu dove te lo sei installato) partendo dalla cartella doc e scendendo lungo i rami dell’albero.Alternativamente puoi provare dalla finestra comandi il comando
texdoc endnotes
Se funziona questo bene; purtroppo talvota i file di documentazione non hanno lo stesso nome del pacchetto; è per questo che devi imparare a navigare nel tuo disco; la documentazione è tutta lì, non ha nessun bisogno di cercare su internet dove magari trovi qualcosa ma difficilmente trovi la documentazione ufficiale.
Già ma la documentazione ufficiale è in inglese? eh, be’, un po’ di inglese oggi bisogna sempre saperlo almeno leggere.
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Direi che non utilizzi il comando \chapter né con l’asterisco né senza asterisco se ti vengono numeri del tipo 0.1 0.2 eccetera. Perché non usi allora la classe scrartcl?Le due pagine, quella del titolo e quella successiva le ottiene scrivendo \pagestyle{empty} prima di cominciare il frontespizio, e poi scrivendo \pagestyle{headingse prima di cominciare il testo vero e proprio; in mezzo ci avrai messo tutti i \clearpage o \cleardoublepage che ritieni opportuni.
Sei sicuro di non voler usare i sezionamenti in capitoli?
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Sono cose che capitano, ma è meglio che non capitino quando la scadenza per presentare al tesi è vicina 🙁Ti faccio alcune domande a cui to risponderai a te stessa come se si trattasse di una check list; non rispondere a me, a meno che tu non abbia delucidazioni da chiedere.
Ho il sospetto che il capitolo che hai preparato a casa l’hai fatto su un altro PC, quindi hai riscritto il preambolo e poi il nuovo capitolo. Evidentemente hai chiamato qualcosa con una macro di qualche pacchetto che non corrisponde alla omonima macro di un pacchetto precedentemente caricato nel resto della tesi.
1) Hai cancellato o almeno staccato in un altro file il preambolo del nuovo capitolo, in modo che il file che contiene il nuovo capitolo contenga solo questo e nient’altro? (cioè cominci con \chapter e finisca con l’ultima parola del capito oppure con \endinput)
2) sei sicura che il nuovo capitolo sia stato scritto nel file .tex usando la stessa codifica di input del resto della tesi?
3) hai provato a rilanciare il tutto, la vecchia tesi in cui in fondo hai messo il comando per l’input del file del nuovo capitolo (spogliato del preambolo) dopo aver cancellato tutti i file .aux,, .toc, .lof, .out, e ogni altro file che conservi tracce delle precedenti compilazioni?
Buona fortuna e non scoraggiarti 😀
14 Dicembre 2010 alle 13:15 in risposta a: Citare un documento come fonte di un intera sezione #53789::
Una figura (non importa se png, jpg o pdf, che fatta rientrare nei margini normali non permette di capire niente, è una figura mal fatta. Certo puoi farla sbordare a destra, o a sinistra, o lasciala sbordare da entrambi i lati; è pulito, ma certamente non può sbordare di 3cm né da un lato solo né da entrambi i lati.Se hai copiato la figura da qualche altro documento, lascia perdere e rifalla con i mezzi di cui il sistema TeX dispone e usa la figura copiata come modello da NON ripetere. Hai l’imbarazzo della scelta, dall’usare il semplice ambiente picure per sovrapporre delle scritte ad una fotografia, ai potenti mezzi di TiKZ per disegnare diagrammi complessi, perfino Asymptote per eseguire dei disegni complessissimi da importare dentro un file tex con un po’ di postprocessing e il solito comando \includegraphics[width=…]{figura}. Ci sono anche le potenti istruzioni di PSTriks e le altrettanto istruzioni di METAPOST che si possono anche includere nel sorgente tex, lasciando a questo programma il compito di estrarle, compilarle con il programma mpost, di trasformale in pdf e di importare il risultato finito.
Scusami; forse sono andato fuori seminato in relazione al tuo problema, ma è certo che se un margine di tre centimetri ti risparmia una riduzione di circa il 20% della tua figura, che se venisse ridotta del 20% diventerebbe incomprensibile, allora la figura è al fatta, decisamente mal fatta.
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Nessuno ti vieta di usare una sola cartella che stia diversi rami sotto a quello dove sta il file principale; è un po’ meno facile usare un indirizzo assoluto partendo dal nome del disco fisso, tipo C:/le_mie_bibliografie/ArticoliMatematici/matematica.bib. (nota gli slash al posto dei backslash, anche se si tratta di un indirizzo Windows; nel tuo file .tex non devi usare i backslash ma usare la scrittura quasi UNIX con i separatori delle cartelle indicati con delle barre normali.)Non è che la cosa non funzioni, semplicemente diventa legata alla macchina specifica sulla quale stai lavorando; non è considerata una buona pratica, specialmente se devi scambiare i file sorgente con un altro dottorando
La cosa migliore sarebbe quella di avere il database bibliografico in una cartella subordinata a quella dove risiede il file principale della tesi. Ma se vuoi usare la bibliografia anche per altri lavori dovresti avere una bibliografia principale da tenere aggiornata e una procedura bat che copia quel file bibliografico in tutte le sottocartelle degli altri documenti che necessitano dello stesso database.
Su macchine con sistemi operativi diversi da quelli della MS invece di copiare fisicamente i file, puoi scrivere nelle sottocartelle di ciascun documento un “symbolic link” che punta all’unico file contenente il database bibliografico che aggiorni e modifichi.
Tra l’altro TeXmaker e TeXmakerX consentono di gestire anche i database bibliografici; certo puoi continuare ad usare JabRef, ma non è strettamente indispensabile.
::Grazie mille ma ora ho un altro problema 🙁
Ho impostato queste caratteristiche:
`
\usepackage[font=small,indention=2em,labelfont=bf,textfont=sl]{caption}
`
però compilando mi da errore e non mi inserisce le didascalie in questo modo!
L’erroe che mi da è:! LaTeX Error: Option clash for package caption
Grazie ancora!
CiaoSì, quel messaggio d’errore ti viene dato quando lo stesso pacchetto viene caricato due volte con opzioni diverse. Magari caption non l’hai caricato tu, ma se alla tua invocazione di \usepackage ti dà quell’errore vuol dire che o tu o qualche altro pacchetto l’aveva già chiamato. Non è quindi un mistero che la tua soluzione di separare l’invocazione dal \captionsetup funzioni correttamente; la prima invocazione, grazie ai ocntrolli interni scopre che caption è già stato caricato e non lo ricarica; il setup imposta o reimposta le opzioni senza bisogno di invocare di nuovo il pacchetto. Vedrai che se commenti la tua ultima invocazione di caption che scrivi prima del \captionsetup, non ti succede noente visto che cation era già stato caricato precedentemente.
Scusa se le mi frasi sembrano confuse a causa delle numerose ripetizioni delle invocazioni caption.Ma è il problema stesso che richiede questa spiegazione ripetitiva.
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Certo ci sono i pacchetti che fanno tutto, ma a penarci bene basta usare un po’ di ingegnosità e i normali comandi LaTeX consentono di fare quasi tutto quello che si desidera, magari in modo non così automatico; scrivo a braccio:
`
\begin{figure}
\begin{minipage}{\textwidth}
\centering
\includegraphics[…]{myfigure}
\end{minipage}
\makebox[0pt][l]{\hspace{\marginparsep}%
\begin{minipage}{\marginparwidth}
\caption{didascalia}\label{…}
\end{minipage}} % la seconda graffa serve per chiudere la \makebox
\end{figure}
`Con le minipage sistemate così, esse risultano allineate rispetto ai loro assi; la seconda è dentro una scatola di larghezza nulla che, non occupando spazio, dovrebbe essere appiccicata alla prima minipage.
Attenzione: le didascalie nel margine si possono usare se e solo se il margine consente delle note marginali abbastanza larghe; se la classe predispone di margini esterni di 4-5 centimetri si è proprio a limite inferiore. Magari vi si può ovviare modificando le larghezze date alle due minipage, in modo che la didascalia non sia proprio tutta nel margine, ma sia all’esterno della figura e sporga nel margine. Questo fa parte delle altre bizzarrie di cui parlo qui sotto.
Naturalmente si possono fare le cose più automatiche, anche perché in questo modo la didascalia viene sempre a destra, Con un po’ più di attenzione, se la figura viene collocata su una pagina pari, la \makebox va messa prima della prima minipage e il suo codice di posizionamento va cambiato da l a r. Poi si possono fare giochetti astuti con il numero della pagina associato all’etichetta generata con il comando \label per mettere la didascalia nel margine giusto in modo automatico. Ci si può sbizzarrire con la fantasia. si possono anche mettere le due minipage allineate alla base, oppure in testa. Ma più ci si sbizzarrisce, più si apprezzano i pacchetti preparati da altri. Tufte probabilmente non è l’unico pacchetto a disposizione, ma per trovarne altri bisogna spendere una buona dose di tempo ad esaminare la documentazione dei pacchetti disponibili nella cartella …/doc/latex/ presente in ogni installazione del sistema TeX.
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Se il riquadro non supera un terzo della pagina, come dici tu, puoi tranquillamente fare riferimento alle due strutture come la “struttura di sinistra” e la “struttura di destra”. Oppure puoi mettere sotto a ciascuna un breve dicitura centrata: “Struttura della grafite” e “Struttura del diamante”, e nel testo dell’esempio non ha bisogno di usare circonlocuzioni di nessuna genere.
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A me hyperref non ha mai dato fastidio in connessione con le note, quindi non so aiutarti su questo punto. Né ho trovato illuminante la lettura del file log.Invece ti raccomando/suggerisco due cose.
1) il pacchetto hyperref deve sempre essere caricato epr ultimo affinché esso possa modificare quei ocmandi che interferiscono con i riferimenti iertestuali, eventualmente modificati da altri pacchetti; quindi l’ordine di caricamento dei pacchetti in questo caso conta.
2) Invece non eseguire nessuna ridefinizione del modo di scrivere i numeri delle pagine; Hyperref riesce a gestire bene sia i numeri scritti in cifre arabe sia quelli scritti in cifre romane minuscole. Perciò, visto che usi fancyhdr, definisciti i tuoi stili di pagina, eventualmente ridefinendo quelli di default del tuo documento in modo da inserire il comando \scshape nella parte esterna dell’header o centrale del footer dove scrivi il numero della pagina; nota che così facendo i numeri in cifre arabe escono comunque in modo corretto anche se si usa il font per il maiuscoletto.
Inoltre evita di eseguire sezionamenti da mettere nell’indice nella frontmatter ed evita ogni oggetto numerabile in questa parte preliminare. Non è senso, è fuori luogo, e stressa inutilmente il delicato equilibrio di hyperref. Evita quindi anche di inserire label nella front matter: non ha senso riferirvisi dalla mainmatter; se qualcosa della frontmatter deve essere citato, vuol dire che quella parte era fuori posto nella front matter.
Nota che nella prossima versione della GuidaGuIT alcuni programmi e/o distribuzioni del sistema TeX vengono nominati nella frontmatter e vengono riportati nell’indice analitico; si sono dovuti modificare i comandi per inserirli nell’indice analitico affinché i loro riferimenti siano correttamente scritti in numeri romani maiuscoletti. Forse nominare quei programmi nella frontmatter era fuori luogo
11 Dicembre 2010 alle 11:24 in risposta a: Inserire le immagini all’interno di un documento LaTeX #53686::
Togli l’opzione draft e i grafici ti appariranno se rispettano le regole seguenti.pdflatex accetta i file grafici in formato pdf, png e jpg, latex li accetta in format eps. dal 2010 pdflatex accetta anche i grafici in formato eps.
Perciò non specificare nessuna estensione e ciascuno di quei motori di composizione saprà quali estensioni considerare.I grafici fatti con openoffice: fai documenti di una sola pagina ed esportali da OOo in formato pdf poi scontornali usando l’applicativo crop; epr esempio:
`
crop pippo.pdf
`Nel tuo file tex usa il comando che riporti nel tuo messaggio, togliendo il segno % che è evidentemente un refuso o un artefatto del copia e incolla
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