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L’albero personale e dove vuoi mettere i tuoi pacchetti non contenuti in nesusna distribuzione, te lo devi creare tu
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~/Libreria/texmf/
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e su questa radice devi innestare i vari rami tex/latex/pincopallo/ per emttere i file .sty. def. cls, eccetera relativi al pacchetto o classe pincopallo,
doc/latex/pincopallo/per emttere la documentazion realtiva al pacchetto o classe pincopallo,
e via di questo passo rispettando la TeX Directory Structure (vedi documentazione sul disco)Nella distribuzione 2009, mi pare di ricordare, il pacchetto layaureo non c’era, quindi non è un mistro che non te lo trovi.
In ogni caso quando vai in /usr/local/texlive/2009 non ti fermare alla cartella 2009, ma esplora el cartelle successive lì innestate. Perché non apri il Finder (comunque si chiami in italiano) configurandolo perché ti mostri le cartelle incolonnate; ogni volta che clicchi sul nome di una cartella, come la 2009, che ha alla sua destra un triangolo che punta a destra, clicca sul nome della cartella e si apre un’alta colonna che ti mostra le cartelle contenute.
Poi guarda meglio; probabilmente nella tua Libreria forse c’è una cartella caratterizzata da un disegnino azzurro, come tutte le cartelle, ma con una minuscola frecciolina nell’angolo in basso a sinistra; il nome scritto accanto potrebbe essere texlive (in minuscolo;ci sarà quando avrai installato al 2010) quello dovrebbe essere un link alla radice dell’albero del tuo sistema TeX; albero che contiene decine di rami, moltissimi rametti, una infinità di foglie che a loro volta contengono complessivamente decine di migliaia di file. Impara ad esplorare questa foresta estremamente ramificata, e vi troverai tutto e di più.Per disinstallare la 2009 ti basta trascinare la sua radice nel cestino; ma leggi le istruzioni che vengono con il file zip di MacTeX che stai scaricando, perché forse defi cancellare qualche altra piccola cosa.
L’albero/bosco/foresta di Texlive non modificarlo mai (d’altra parte il sistema ti chiederebbe la parola chiave dell’amministratore se volessi mettere qualche nuovo file in qualche nuova o vecchia cartella del sistema. Metti le tue cose nel tuo albero personale in Libreria/texmf/ — questo albero personale non ti viene mai modificato da una nuova installazione di TeXLive.
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Enrico grazie, grazie mille. Leggerò questo tuo regalo natalizio con molta attenzione; per quel che mi riguarda sono riuscito a superare i problemi che avevo lamentato nel mio ultimo intervento, dove scrivevo anche, senza saperlo, a Babbo Natale per questo regalissimo.Una osservazione banale. Al meeting ti ho sentito nominare XeTeX pronunciando, come scrivi nella prima pagina, /zi:tek/; ora trovo indicata questa pronuncia in modo formale sul tuo regalo.
Nel 2006 sono andato a Marrakesh per la TUG Conference del 2006, appunto; lì ho incontrato tanti big, fra i quali Barbara Beeton che segnalava a tutti che il neonato XeTeX andava pronunciato /ketek/ con l’accento sulla seconda `e’, e con la conservazione della pronuncia più o meno greca o scozzese del segno X.
So che tu segui assiduamente tutte le novità TeXiane. Per pura curiosità storica, quando ufficialmente è stata promulgata la pronuncia /zi:tex/?
Ciao e ancora grazie e buone feste!
Claudio
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Per quanto riguarda la bibliografia fatta con EndNotes, la cosa avrebbe un senso se fosse una bibliografia ragionata. Ma tutti, dico tutti, coloro che hanno scritto di composizione tipografica e di note/annotazioni, dicono espressamente che le EndNotes servono per far pagine ma non servono per essere lette.
Dunque il primo errore è quello di pensare di usare le EndNotes per una bibliografia. Dopo averlo commesso, non resta che fare pazientemente un copia e incolla di quanto scritto nel file TeX di queste note, per riempire i campi di un buon editor di database tipografico con BibDesk, JabRef, e simili. Una volta riparato all’errore originale, si constaterà che valeva la pena farlo e che le EndNotes sono cancellate per sempre.
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Ho convinto il mio editore che non c’è confronto; gli ho presentato la stessa cosa in Word e in pdf ottenuto da LaTeX; viste le due cose mi ha dato delle specifiche più precise, mi ha cisto di scrivere una classe per la casa editrice, classe che passa ai suoi potenziali autori, e ora vuole solo pdf con i crocini posti come mi ha specificato. se uno vuol presentare il lavoro camera ready in word, lo può fare, ma deve essere identico a quello che si può ottenere con LaTeX. La sua tipografica fa l’imposizione delle pagine appoggiandosi ai crocini e nessuno è più responsabile della composizione se non l’autore stesso.Sono stato convincente, evidentemente, ma ora le sue pubblicazioni sono all’80% frutto di LaTeX. Le sue pubblicazioni sono sia libri tecnico scientifici di architettura e di ingegnerie varie, sia libri d’arte. Questi ultimi sono di sua specifica competenza; li fa impostare ad altri, perché lui personalmente non conosce LaTeX abbastanza, mi fa rivedere il tutto e poi pubblica. Mi ringrazia invitandomi a cena una volta all’anno, Ma la qualità delle sue edizioni ora non consente un paragone se non con le pubblicazioni scritte con LaTeX.
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Non è il caso di farne un dramma; oggi stavo sperimentando (e imparando un mucchio di cose) con xelatex; non ho voluto usare TeXShop che è il mio default, quello che si apre facendo doppio click su un nome di file con l’estensione “giusta”, perché lo tenfo preconfigurato con ISO Latin 1, Tengo TeXworks preconfigurato con UTF-8. Ho installato sul mio mac sia TeXmaker sia TeXMakerX, ma li suo solo come scorte se vevo usare encoding diversi o se voglio fare esperimenti di vario genere.È chiaro che usando quasi sempre TeXShop o TeXworks le mie dita scorrono da sole sulla tastiera e sui tasti del mouse senza che io debba riflettere al movimento da fare. Quindi mi trovo bene con i due programmi citati. Tuttavia entrambi sono preconfigurati per usare pdflatex. Volevo vedere se ne potevo usare un altro preconfigurato con UTF-8 e xelatex.
Pigrizia, naturalmente, pigrizia di prima qualità. 🙂 Non mi risparmio molto, ma qualcosa sì.
TeXworks come ho scritto, non aggiunge parole a dizionario ortografico, TeXShop sì, e questo è perciò il mio preferito. Ma TeXworks non ricorda da una volta all’altra la parole che gli si dice di ignorare. TeXmaker(X) le ricorda in un file specifico, che funziona da dizionario delle parole la cui ortografia non è da ricercare nel dizionario it_IT.dic con l’aiuto del dizionario degli affissi it_IT.aff. Se si ha l’accortezza di cliccare “ignora” solo su parole ignote a lui, ma ortograficamente corrette, questo file delle ulteriori parole funziona con dizionario ausiliario.
Tuttavia l’algoritmo di ricerca sul dizionari delle radici e su quello degli affissi, implica che tutte le desinenze e tutti i prefissi e prefissoidi siano elencati nel dizionario .aff, e tutte le radici, insieme alle sigle dei gruppi di pre/suffissi (affissi), siano elencate nel dizionario .dic.Ecco perché dopo aver detto di ignorare “abracadabra” bisogna dirgli anche di ignorare “dell’abracadabra”; infatti registrando il nome “abracadabra” nel dizionario delle parole da ignorare, non gli si è detto anche quali prefissi e quali suffissi questo nome può accettare. E questo è un inconveniente anche dei correttori che accettano di “imparare” la nuova parola, sia esso il correttore di TeXShop, di TeXmaker(X), di emacs, di WinEdt.
Se è per quello. questo tipo di correzione, che accetta l’apostrofo fra le lettere che possono collegare una radice a un suffisso, o un prefisso a una radice, fa si che se si usano le legature di TeX per chiudere le virgolette alte (due apostrofi di seguito), il correttore ortografico te lo segnala sempre come errore. fastidioso, ma bisogna fare buon viso a cattivo gioco. 🙁Tuttavia questo è un piccolo difetto, rispetto al dover camuffare il comando latex da xelatex, ma lasciandogli la stessa “carta di identità”; rispetto ai due click per aprire il visualizzatore, rispetto a usare una dichiarazione naturale e intuitiva (questo è il file principale) per definire il progetto in modo rudimentale, ma che per correggere una ventina di file facenti parte del progetto, implica che li si debba preventivamente aprire tutti.
Francesco, ho visto i tuoi post tra le feature request di TeXmakerX; purtroppo non è stato assegnato loro nessun volontario che se ne occupi. Io non ho aggiunto la feature request per il dizionari aumentabile, perché ce ne sono già due, anche loro senza responsabile.Ma mi fa piacere rendermi conto di quali siano le preferenze altrui e vi ringrazio tutti.
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Certo TeXmakerX ha un mucchio di punti a suo favore, ma… nulla è perfetto.
Ecco secodo me le features imperfette:1) quella della ricerca e sostituzione in tutti i file di un “progetto”, non solo dei file aperti; per il momento TMX non ha un vero gestore di progetti, come invece ha l’ottimo WinEdt (purtroppo limitato ad una sola piattaforma) nel quale un file ausiliario contiene l’informazione completa di tutti i file che fanno parte di un progetto, anche i file di classe e di estensione, mentre TMX e TM hanno solo la possibilità di dire quale file è da considerare master file per il lavoro che si sta facendo, ma rimane una informazione interna dell’editor, non una informazione globale come per WinEdt. Naturalmente TMX è in buona compagnia, visto che anche TeXShop e TeXworks, quest’ultimo con la deliberata prospettiva di diventare l’editor di riferimento per tutte le piattaforme, soffrono dello stesso “difetto”.
2) il correttore ortografico usa sempre i dizionari di OOo, per qualunque lingua, ma mentre esegue la ricerca degli errori e delle parole suggerite come sostituzione ella stessa maniera, non consente di aggiungere parole al dizionario (eventualmente un dizionario accessorio). WinEdt da questo lato è enormemente superiore; TeXShop funziona come deve. TMX, TM, TeXworks non permettono di aggiungre parole al dizionario. Notare che anche quando si scrive qui sul forum, avendo Firefox come browser di rete, nel quale sia installato il correttore ortografico con il dizionario italiano di OOo, è possibile aggiungere parole al dizionario. Personalmente non mi capacito del perché questa funzionalità non sia implementata; per TeXworks ho già inoltrato una feature request in questo senso, ma finora so solo che la cosa è stata messa nella todo list, ma ancora, apparentemente, lontana dalla realizzazione.
3) Il visualizzatore pdf interno si apre da solo se si compila con Quick build; se si riapre un file già compilato, la finestra di editing si apre normalmente, ma per avere accanto anche la finestra del visualizzatore bisogna agire scegliendo View PDF dall menù a discesa Tools, un paio di click in più che si potrebbero risparmiare. TeXShop e TeXworks aprono la finestra del visualizzatore interno tutte le volte che si apre un file che sia già stato compilato almeno una volta (cioè il cui file pdf sia già presente nella stessa cartella del file sorgente). Sembra una cretinata questa questione dei due click in più ma è fastidioso. Persino LEd, di cui non conosco le recenti evoluzioni, fino a quando apriva solo il visualizzatore dei file dvi, lo apriva simultaneamente alla finestra dell’editor.
4) Non sono riuscito a capire se TMX abbia le voci del menu di configurazione bloccate a quelle indicate, e/o come si faccia a modificare e/o ad aggiungere degli altri comandi di menu. Per ora conosco solo TeXShop e TeXworks che consentono di lanciare xelatex dall’editor scegliendo il motore dii composizione da una finestra e poi cliccando il bottone Typeset. Di WinEdt non so nulla a questo proposito, visto che da quando uso un Mac, non lo uso più (avendolo usato con grande soddisfazione per 15 anni in precedenza). TMX e TM mi sembrano bloccati; mi pare che anche gli altri diffusi shel editor non abbiano nel menu xetex e xelatex,
Concludendo; ognuno preferisce quello che gli piace di più; è difficile dire quale sia l’editor migliore, persino il potentissimo emacs+auctex fa di tutto, ma è complicato farglielo fare. Il giosto compromesso fra comodità d’uso e funzionalità è difficile da raggiungere, proprio perché si tratta di un compromesso. Con il passare del tempo tutto evolve e non è detto che le cose che io oggi preferisco siano le stesse che preferirò fra 5 anni. Stiamo in campana e vediamo che cosa ci offre il mondo di TeX 😀
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Marco, non so se pippuzzo voleva dire quello che io ho capito, ma forse non hai interpretato bene le indicazioni della pagina 103.I comandi \displaystyle, \textstyle, non cambiano la dimensione dei font, ma lo stile di composizione della matematica. \scriptstyle e \scriptscriptstyle cambiano le dimensioni dei font oltre allo stile di composizione.
Se il corpo normate è di 10pt, con \displaystyle e \textstyle il font normale resta di 10pt e cambia il modo di comporre gli esponenti e i pedici, che sono di corpo minore, ma sono anche ad altezze o profondità diverse nei due stili.
Se il copro normale è di 10pt, \scriptstyle seleziona il corpo di 7pt per le basi e il corpo di 5pt per gli esponenti; il tutto si risolve a scrivere formule piccole come gli esponenti e con esponenti e pedici che richiedono la lente di ingrandimento per essere letti.
Per cambiare il corpo normale bisogna agire fuori della formula, e conseguentemente cambiano anche i corpi degli indici di primo e di secondo livello.
Il lavoro che LaTeX fa dietro el quinte è molto maggiore di quanto pensiamo; apri per esempio il file bk10.clo, il file che contiene le definizioni dei corpi e degli spazi quando il corpo di default è di 10pt. Lì vengono definiti anche tutti i comandi come \normalsize, \small, \footnotesize,…, large, \Large, eccetera. Ognuna di queste definizioni implica anche le specificazioni per i tre corpi matematici, che sono definiti generalmente nel nucleo di LaTeX (fontmath.ltx lette da latex.ltx al momento della creazione del formato; questi eda altri file utili alla creazione del formato si trovano in textmf-dist/tex/latex/base/ se per caso li vuoi cercare, aprire, leggere; non sono facilissimi da capire: ci vuole un po’ di esperienza).
Nota che attraverso il comando \DeclareMathSizes si possono definire quattro corpi diversi, ma solo nella classe o in un pacchetto, non nel corpo di un documento; usando font diversi da quelli di default il copro per il \displaystyle e quello per il \textstyle potrebbero venire dichiarati di valori leggermente diversi; trovi tutte le spiegazioni in fntguide.pdf da aprire e leggere con texdoc.
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Ne sono sicuro. Grazie per le cose rassicuranti che mi dici. Per copiare i font OT di TeXLive, onestamante credevo che TL se lo fosse fatto da solo; infatti nella cartella di sisitema oltre ai vari Beskerville, Verdana & Co., ci sono anche i font LM i veri TeX Gire, moltissimi CM, e via di questo passo. Io non ho mai copiato nulla, ma ci sono. Forse alcuni, non tutti. Verificherò.Grazie ancora e aspetto fiducioso.
Claudio
PS. Per navigare nel Finder sono un esperto, tanto che ho permanentemente due istanze del Finder aperte sullo schermo 1; certo i comandi Ctrl+qualcosa sono utilissimi, ma non lo direi in questo caso; forse perché conosco l’albero, o meglio il bosco degli alberi di TL quasi come le mie tasche.
::La vera limitazione di XeLaTeX è che non funziona microtype. Con un preambolo come
Codice:
\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage{fontspec}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage{italian}puoi compilare qualsiasi cosa si compili con LaTeX (ma con i Latin Modern al posto dei Computer Modern). Si può benissimo usare anche babel, fra l’altro.
Per chi non ha bisogno di molta matematica non c’è molto da dire: mathspec fa il suo lavoro con un po’ di suggerimenti da parte dell’utente per le spaziature in modo matematico se si vuole usare un font diverso da Latin Modern. Per un testo con molta matematica la scelta è drasticamente ridotta: esistono solo tre font matematici, al momento, che siano compatibili con unicode-math. Sono Cambria Math (che si paga comprando MS Office), Asana Math e XITS. Asana Math è la versione Unicode di MathPazo (cioè Palatino), mentre XITS è Times. È presumibile che in un prossimo futuro ci siano altri font matematici Unicode: non è facile produrli, ma è sostanzialmente un lavoro di aggiustamento di crenature e di completamento di tabelle prendendo i simboli “neutrali” da dove già ci sono.
Più complesso sarà creare le tabelle per microtype, quando sarà disponibile con tutte le sue potenzialità. Già ora il supporto completo non è per qualsiasi font sia presente nel proprio sistema anche con pdfLaTeX: impostare tutti i parametri è lungo e noioso.
Il fatto che ClassicThesis non funzioni con XeLaTeX dipende dai troppi trucchi che Miede ha impiegato. Una classe scritta in modo sufficientemente generale è facilmente adattabile (suftesi, per esempio, come ti ho indicato in altra corrispondenza).
Questo è il preambolo, depurato di roba che non interessa, che sto usando per le dispense in preparazione:
Codice:
\documentclass[a4paper,11pt,titlepage]{book}\usepackage{amsmath}
\usepackage[math-style=TeX]{unicode-math}
\setmainfont[Ligatures=TeX,Numbers=OldStyle]{TeX Gyre Pagella}
\linespread{1.05}
\setsansfont[Ligatures=TeX,Scale=MatchUppercase]{Futura}
\newfontfamily{\greekfont}{GFS Didot}
\newfontfamily{\eurofont}{Symbol}
\newfontfamily{\cyrillicfont}{Old Standard}\setmathfont{Asana Math}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage{italian}
\setotherlanguages{english,french}
\setotherlanguage[variant=ancient]{greek}\usepackage[colorlinks,linkcolor=black]{hyperref}
\usepackage{bookmark}\usepackage[noadvisor]{frontespizio}
\begin{document}
\begin{frontespizio}
\begin{Preambolo*}
\usepackage{fontspec}
\setmainfont[Ligatures=TeX]{Futura}
\end{Preambolo*}
\Universita{Verona}
\Facolta{Scienze della Formazione}
\Corso[Laurea]{Scienze della Formazione Primaria}
\Titoletto{Enrico Gregorio}
\Titolo{Note per il corso di\\Fondamenti di Matematica}
\NCandidato{}{}\Punteggiatura{}
\Annoaccademico{2010–2011}
\end{frontespizio}Come vedi si può usare XeLaTeX anche per il frontespizio, passando i comandi necessari. Cool
Ciao
EnricoCerto che se si usano di default i Latin Modern e non si usano altre cose strane, direi che ogni file compilabile con pdflatex è anche compilabile anche con xelatex. Il vantaggio, se il gioco vale la candela, è che non bisogna chiamare i pacchetti inputenc e fontenc, né richiamare esplicitamente il pacchetto lmodern.
Ho provato a prendere il tuo preambolo per le dispense che stai scrivendo e di cui ho visto una anteprima a Pisa, molto belle davvero, ma… quanta di questa bellezza discende da xelatex e quanta discende da te? 8)
Io ho un Mac come il tuo, certamente non configurato come il tuo, ma io comincio ad avere problemi a partire dalla riga dove definisci la \newfontfamily con il font GFS Didot. Tu ce l’hai installato, io no, Ho provato a cercare tra i font di sistema del Mac altri font che contenessero il greco; non ci sono riuscito e francamente trovo che il Mac (non giudico Linux e Windows) non aiuta molto in questa ricerca. Avevo trovato i DejaVu Serif, ma questi fanno parte della collezione di OpenoOffice.org e fontspec non li vede.
Poi ho commentato ogni riferimento ai font greci e sono andato avanti. Non trova i cirillici; vabbe’. Commento anche la chiamata ai cirillici; Poi non gli vanno bene gli Asana Math, e protesta perché cerca di crearli con metafont e trova uno spazio nel nome. Commento anche questi, ma poi non so come farà a gestire la matematica unicode senza una polizza di font che lo consenta.
Per carità, il tuo file è stato di molto aiuto e te ne ringrazio, perché, anche se non sono riuscito a combinare niente di buono, ho imparato molte cose.
Tuttavia quando avrai finito di scrivere le tue dispense, e avrai tempo di dedicarti a scrivere il manualetto “starter” di XeTeX e XeLaTeX, aggiornato agli eseguibili di oggi, non a quelli che esistevano quando Goosens ha scritto il suo “primer”, cerca di tenere conto del fatto che i font sono forse uno sfizio, ma come si legge in questo forum sono sempre i font che danno i problemi maggiori ai linguisti e ricavare le informazioni necessarie anche esplorando a fondo il proprio PC non è facile.
Non credo che ci saranno molti utenti che vorranno scrivere in cinese, tuttavia anche con i font latini ci sono delle difficoltà; con i font matematici ci sono difficoltà; con i font cirillici Goosens dice che forse la sillabazione funziona; con i font greci augura “Buona fortuna”, ma lascia intendere che le cose non siano così semplici e lisce. Eppure i nostri linguisti e i nostri umanisti hanno bisogno di riportare frasi in altre lingue e con altri alfabeti.
E se per il greco, in mancanza di meglio, uno volesse dire a XeLaTeX che vuole usare i miei font, che richiedono un certo encoding diverso da quelli “ordinari” di TeX come glielo si dice? (Tra l’altro ora teubner è dotato di un file lgraccents-glyphs.def, caricabile anche indipendentemente da teubner, ma con la varietà politonica della lingua, che consente di evitare le legature fra diacritici e caratteri in modo da accedere direttamente ai caratteri con con diacritici che dovrebbe agevolare molto la diteggiatura con tastiera latina e che probabilmente consentirebbe di eseguire un buona mappatura dell’input unicode con i glipfi specifici — però non l’ho ancora scritta 🙁 ).
Per completare le difficoltà che ho incontrato, non sono sicuro di avere capito bene come XeLaTeX carichi di default i Latin Modern (o qualunque altro font) rispettando i corpi ottici, che solitamente non sono disponibili quando si usano i font di sistema. Fa parte delle cose da spiegare nel manualetto che ci scriverai presto 😆
Ciao
Claudio
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Capisco. Il tuo problema ora è quello di soddisfare l’editore. Poi magari il Kepler/Garamond non ti piace; il che è perfettamente lecito.
Purtrppo io, invece, mi trovo talmente bene con i Latin Modern che difficilmente me ne allontanerei; potrei fare un’eccezione per questi Kepler, in quanto, a differenza dei Palatino eXtended e dei Times eXtended, completi anche loro, sono prodotti in corpi ottici e seguono lo stesso criterio di dichiarazione delle loro caratteristiche che seguono i Latin Modern attraverso i file .fd.
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Perché ti scarichi e ti salvi il manuale; esso è già presente sul tuo disco di installazione di TeX Live e lo pari dal terminal dando semplicemente il comandotexdoc kpfonts
I kpfonts sono i kpfonts, non contengono altri font, sono solo loro. Loro vuol dire un set di base che contiene i file vettoriali che l’autore ha derivato dai Garamond con un pizzichino di personalizzazione, ma ne ha creato la serie completa che copre tutte le esigenze del sistema TeX, in vari sili di composizione, per esempio oldstyle e veryoldstyle, light, con altre opzioni per usare o non usare certe legature, ma una volta caricato il pacchetto con le opzioni che desideri, il tutto funziona con qualunque qualunque comando che usi sotto LaTeX più altri comandi e legature speciali che trovi descritti nel manuale.
Tutto il manuiale è scritto ocn quel font. nelle sue varie serie, forme, famiglie, stili, eccetera; non ti spaventare delle pagine del manuale dedicate alla matematica; è che il prgetto Keplero riguardave le edizioni critiche dei lavori di Keplero, quindi c’era molta matematica, quindi questi font, con le loro polizze matematiche, affrontano anche le necessità di questo genere di lavori.Io non ho ancora fatto molti esperimenti, ma ho ricomposto un paio di miei libri in stile moderno (senza legature del periodo barocco) ed è cambiate leggermente l’impaginazione, senza dover cambiare per nulla macro o altre cose simili (e io ne faccio un grande uso). Per la leggibilità non saprei esprimere un giudizio; per l’estetica ancora meno; devo farci l’occhio, ma mi pare che vadano piuttosto bene per testi tecnico scientifici moderni. Non sono assolutamente in grado di dire nulla in merito ai testi letterari e alle edizioni critiche di testi letterari.
Non sono sicuro, anche perché non l’ho ancora provato, ma ho la sensazione che non vadano troppo d’accordo per nerezza o chiarezza con i miei font greci; forse lo stile light va meglio, ma onestamente non ho ancora provato.
16 Dicembre 2010 alle 16:39 in risposta a: inserimento di una stessa tabella in capitoli diversi #53837::
Io scriverei così:
`
\makeatletter
\newcommand{\tbris}[2][tbp]{% l'argomento obbligatorio è l'etichetta
% check sull'etichetta vuota
\def\@tmp{#2}
\ifx\@tmp\empty
\GenericError{\space\space\space\@spaces\@spaces\@spaces}{%
Etichetta obbligatoria non specificata (argomento vuoto)}{%
La macro \string\tbris\space ha ricevuto un argomento vuoto}{%
La macro \string\tbris\space ha ricevuto un argomento vuoto}
\else
% check sull'etichetta composta da un solo spazio
\ifx\@tmp\space
\GenericError{\space\space\space\@spaces\@spaces\@spaces}{%
Etichetta obbligatoria non specificata (argomento con spazi)}{%
La macro \string\tbris\space ha ricevuto caratteri spazio}{%
La macro \string\tbris\space ha ricevuto caratteri spazio}
\else
\begin{table}[#1]
\caption{Risultati ottenuti}\label{#2}
\centering\footnotesize
\input{capitoli/tabelle/tabRisultato}
\end{table}
\fi\fi
}
\makeatother
`
Direi che così la macro non sia infallibile, ma protegga abbastanza dalle omissioni dell’etichetta. Non protegge dall’errore di specificare nelle due chiamate la stessa etichetta. Potrebbe essere migliorata in modo da evitare di eseguire un dei due test inutilmente, ma insomma ci si può accontentare.
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In attesa comincia a usare il Garamaond del Progetto Keplero, quello dei kpfonts, che sono già installati.Basta invocare il pacchetto kpfonts nel solito modo specificando gli stili oldstyle oppure veryoldstyle; il primo usa solo le legature, il secondo usa anche la s lunga; Personalmente mi sembra che oldstyle dovrebbe dare luogo ad un testo letterario molto ben composto, ma siccome non sono un letterato, non ho la sensibilità adatta a dare un giudizio valido.
16 Dicembre 2010 alle 14:54 in risposta a: inserimento di una stessa tabella in capitoli diversi #53834::
Sì, è più comodo, ma si corre un rischio, cioè quello di dimenticarsi l’inserimento dell’etichetta opzionale, cosicché si ha di nuovo il messaggio di label duplicato.
Inoltre mettere un prefisso al label fornito come argomento, implica che a distanza di tempo non ci ricordi più qual’era il prefisso e non si sa più cosa mettere come argomento di \ref o di \pageref. Per essere più sicuri converrebbe lasciare l’etichetta obbligatoria, invece che facoltativa e inserire un test per vedere se si è effettivamente specificato qualche cosa. ed emettere un messaggio di errore “greve” se l’etichetta non fosse stata specificata.
Tu @robitex lo sai fare di sicuro; sarà altrettanto capace l’amico @statadat?Per @statadat: non mettere mai nell’apertura di un ambiente flottante una cosa come
`
\begin{table}[!htb]
`
Il punto esclamativo è la parte che non va. È rarissimo che sia necessario servirsene, e in ogni caso le tabelle di una certa dimensione stanno meglio in testa o al piede della pagina; in mezzo al testo sono “lecite” figure o tabelle piccole. Credo che i parametri di default di LaTeX consentano una percentuale massima di spazio per oggetti flottanti in mezzo al testo solo del 30% dell’altezza del blocco del testo. Mettere quel punto esclamativo consentirebbe di mettere in mezzo al testo oggetti grandini o grandi con il rischio di lasciare due righe di testo sopra e due righe di testo sotto, troppo poche per riconoscerle come testo.
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