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Molto interessante. Io ho fatto un’altra prova con questo programmino:
`
\documentclass{article}\usepackage{fourier}
\usepackage{beramono}\makeatletter
\newcommand*\scriviocchio[1][\normalfont]{{#1\setlength{\dimen@}{1ex}\the\dimen@}}
\newcommand*\scrivixheight[1][\normalfont]{\settoheight{\dimen@}{#1 x}\the\dimen@}
\begin{document}\centering
\begin{tabular}{lcrr}
Roman & x & \scriviocchio[\rmfamily] & \scrivixheight[\rmfamily]\\
Typewriter & \ttfamily x & \scriviocchio[\ttfamily] & \scrivixheight[\ttfamily]
\end{tabular}
\end{document}
`A parte i nomi delle macro scelti senza pensare al loro significato letterale, \scriviocchio dovrebbe scrivere il valore della x-height, propagandato come l’altezza della lettera “x”, mentre \scrivixheight stampa la vera altezza della lettera x.
Ho provato prima commentando le chiamate ai due pacchetti fourier e beramono e ho ottenuto effettivamente l’uguaglianza della x-height e dell’altezza della “x” sia con il tondo proporzionale sia per il tondo a spaziatura fissa, tutti valori di 4,30554pt per entrambi i font e per entrambe le grandezze. Notare bene che questi valori sono tutti scritti dentro il file .tfm dei rispettivi font, non sono le altezze vere dei disegni di singoli glifi, ma i CM sono creati in questo modo e l’occhio ne è soddisfatto perché il typewriter più scuro richiede un occhio vero leggermente più piccolo.
Poi ho tolto i commenti dai due pacchetti e ho quindi confrontato il tondo a spaziatura variabile di utopia con il typewriter di beramono; i numeri sono tutti diversi:
`
1ex x-height
Roman 4.40000pt 4.60999pt
Typewr. 5.46999pt 5.58998pt
`Ora il rapporto delle due grandezze “1ex” sarebbe 0.804 mentre il rapporto fra le due altezze x-height sarebbe 0.825. Non mi spiego alcuni valori ottenuti con questo programmino da quelli ottenuti da @ansys. Tuttavia, a meno che io non ci abbia messo errori che non vedo, questo piccolo esperimento mostra i diversi criteri di disegno dei CM che hanno le stesse metriche, ma i disegni sono già corretti e i CM (EC, LM, eccetera) formano una famiglia/collezione coerente di font. Mentre gli utopia e i bera mono sono stati disegnati da persone diverse in tempi diversi per scopi diversi; è chiaro che si può usare il rapporto 0.77 determinato da @ansys oppure i rapporti 0,81 0 0,82 determinati con questo programmino o anche altri valori; il giudizio definitivo lo dà l’occhio di chi esegue la composizione, ma in definitiva l’occhio di chi legge.
Personalmente penso che se il rapporto è così lontano da 1 i due font non vadano bene d’accordo assieme; infatti se si rimpicciolisce il beramono di circa il 20% c’è il pericolo che il beramono risulti sì della grandezza giusta, ma troppo chiaro rispetto all’altro font non rimpicciolito. Tuttavia io sono solo un dilettante, quindi non mi sogno assolutamente di dire che che utopia e beramono stiano assieme come i cavoli a merenda. Per fare affermazioni apodittiche come questa bisogna avere esperienza e senso estetico, che io di sicuro non ho.
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Il manuale di stile Style Manual della Artech House si riferisce alle equazioni, ma direi che vada bene per qualunque cosa in display che debba essere letto, non che debba essere solo “guardato” come una figura (che per altro andrebbe in display, ma come oggetto mobile, e non sarebbe lecito dire: come si vede in questa figura):Displayed equations, although se apart from text, is a continuation of the sentence that immediately precedes it, where the alphanumeric symbols are [to be conisdered as ] symbols or nouns and the operational signs are verbs. Therfore the transitional phrase leading to the equation requires punctuation (but never a period) if the last item of the phrase is a noun, adjective, adverb, or some form of cross-reference (figure, table, equation, chapter, section or a reference number). If the transitional phrase introduces the equation with a verb, article, conjunction, or preposition, do not punctuate.
Anche se è in inglese il significato è trasparente; secondo me è anche di molto buon senso.
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Però se dopo aver caricato amsmath metti la dichiarazione \allowdisplaybreaks è probabile che una o due delle tre equazioni tornino indietro di una pagina, forse non tutte e tre.Però devi decidere tu se il lettore dovrà voltare pagina per leggere l’intero allineamento oppure se è preferibile che i sistemi di equazioni non vengano spezzati.
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Come dice la guida scrguien.pdf (texdoc scrguien) i comandi \frontmatter & company sono espressamente e limitativamente definiti solo per la classe scrbook; Mekus Kohm ha implementato anche dei comandi per numerare le sezioni della front matter i modo che non facciano riferimento al captolo 0, tipo 0.2, 0.2 e lo stesso per eliminare il riferimento al capitolo zero nelle didascalie di figure e tabelle e nelle equazioni. Naturalmente egli stesso dice che queste cose non dovrebbero essere necessarie, perché quanto si scrive nella parte iniziale, prefazioni, dediche, indice, e simili, non dovrebbe essere strutturato, molto probabilmente non dovrebbe contenere nemmeno figure, tabelle, equazioni.Si può condividere o meno, ma è anche quello che si fa nella classe standard book.
Si può anche condividere o meno che l’estensione ClassicThesis sia fondata sulla classe scrreprt, invece che su scrbook, o su qualche altra classe, ma così hanno deciso i rispettivi creatori. Anche l’estensione ArsClassica è basata su ClassicThesis, e quindi su scrreprt. Voler riscrivere tutte le estensioni, oggi vorrebbe dire cambiare anche le estensioni delle estensioni, delle estensioni…
Possibili motivi? Bah, io ti posso dire per me: ho costruito una classe per un dizionario; ho provato a basarmi sia su memoir sia su scrbook; alla fine ho preferito la seconda perché per questo particolare scopo mi era più facile configurare tutto quello che era necessario, dalle numerazioni, al disegno della pagina, ai nuovi comandi da creare appositamente, eccetera.
Allora però non conoscevo memoir abbastanza bene; oggi conosco memoir un po’ meglio, ma certamente non bene (è una classe dalle sterminate possibilità) , ma non ricomincio da capo, anche perché ci sono già circa 300 pagine composte con quella classe basata su scrbook; con l’esperienza di oggi, forse avrei preferito basarmi su memoir.
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Nella classe scrreprt i \frontmatter e compagnia non funzionano come non funzionano nella classe standard report.Invece nella classe memoir quei comandi funzionano sempre. Non solo ma nella classe memoir i comandi di sezionamento accettano non un ma due argomenti facoltativi. Per esempio:
`
\caption[per l'indice][per le testatine]{per il titolo esteso}
`Lo so che la classe memoir non è popolarissima; so che ClassicThesis, molto amata da tutti, è basata sulle classi Koma-Script. Ma memoir meriterebbe più attenzione.
Per il manuale basta digitare nella finestra comandi:
textdoc memmanSe si usahyperref è opportuno caricare anche il patch di memoir per rendere le due cose reciprocamnte compatibili; vedi manuale.
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No, il r
Reader X non dice che il file è stato aperto in modalità PDF/A; il Reader X di cui dispongo dice esplicitamente:The file you have opened complies with the PDF/A standard and has been opend read-only to prevent modification.
Il “vecchio” Reader 9, invec, diceva che il file era stato aperto in modalità PDF/A e non diceva niente a proposito della sua conformità.
Con questo non voglio dire che il file sia conforme, ma che il Reader X dice che è conforme; fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, ma quell’affermazione, benché di dubbia validità è meglio di niente. L’Adobe Acrobat pro 8.* di cui dispongo lo conferma.
Ma Luigi Scarso ha presentato all’ultimo Meeting del GuIT una testimonianza che file approvati con Acrobat 8 non venivano approvati con Acrobato 9 e viceversa. Quindi anche l’Adobe ha i suoi problemi nel generare dei verificatori di conformità, sebbene i due Acrobat sopra menzionati dispongano di funzionalità avanzate che non consentono solo di eseguire la verifica ma di apportare anche le modifiche necessarie per trasformare un file non conforme in uno conforme.
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Ovviamente i commenti di Enrico e di Francesco sono perfetti.Non dico quel che penso io di colui che ti ha fatto quei commenti.
Ti sengalo che anche il software gratuito usabile su qualunque macchina Adobe Reader X permette di aggiungere le note come Skim segnalato da Enrico, che però funziona, che io sappia, solo per il Mac. Il recentissimo Reader X è invece sicuramente disponibile per tutte le macchine (dal sito della Adobe possono essere liberamente scaricate le versioni adatte a qualunque piattaforma).
Il discorso sull’arlecchinata della tabella a 32 colori non va certamente bene per la tesi, ma potrebbe, con più moderazione riguardo al numero di colori, essere forse accettabile per la presentazione (evidentemente eseguita con una delle varie classi del sistema TeX, per esempio beamer — citata non a caso 😉 ). La presentazione richiede certamente qualunque dispositivo utile per teneri svegli i membri della commissione di laurea o di dottorato, per i quali non dovrebbe essere necessario ricorrere a tali mezzucci, ma per i quali è necessario usare un po’ di indulgenza, specialmente se la presentazione che ascoltano è la decima della giornata 😯
Facci sapere qualcosa di più, per favore, sull’università nella quale hai ricevuto questi commenti.
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Direi che la domanda è mal posta.
Il font del titolo dei capitoli nella classe book corrisponde alle dichiarazione \Huge \bfseriesCome è chiaro \bfseries specifica il font nero mentre \Huge specifica il font di (circa) 25pt sia con il corpo normale di 10pt sia con il corpo normale 12pt (il corpo normale è quello specificato con l’opzione di corpo alla classe; se non si specifica 10pt, questa opzione è comunque assunta di default).
Quindi il titolo del capitolo è sempre in corpo 25pt. Per modificare questa dimensione bisogna ricorrere a pacchetti come tocloft o altri simili.
Se invece vuoi il testo di un intero capitolo a 19pt non puoi farlo con la classe book; potresti fare l’intero documento nel corpo che ti devi definire tu se usassi la classe memoir, anche 19pt, ma per questo corpo non esiste già un file predefinito, quindi dovresti scrivertelo da sola. Con la classe memoir si potrebbe usare, però solo con font vettoriali, fino la corpo di 60pt 😯
Ma stai scrivendo una tesi o un abecedario? Per la prima elementare forse, e ribadisco forse, 19pt potrebbe essere adeguato, ma per la tesi assolutamente no! 10pt va benissimo, 12pt potrebbe già essere troppo.
5 Dicembre 2010 alle 11:08 in risposta a: Mi esce in alto ELENCO DELLE TABELLE… nell’introduzione! #53401::
Cara Melissa,
come sempre sei avara di informazioni sui tuoi file e probabilmente continui a non documentarti a sufficienza.
In mancanza di informazioni da parte tua tiro a indovinare; e per questo non posso dirti come fare, ma ti posso dire che cosa fa LaTeX. sapendo quello che fa, poi ti regoli come credi.Supponiamo che tu usi la classe book; Questa classe consente di usare i comandi \frontmatter, \mainmatter e \backmatter. Il materiale composto dopo ciascuna di queste dichiarazioni viene composto così:
Dopo \frontmatter: la numerazione delle pagine è romana minuscola, i capitoli, anche quelli specificati con \chapter (non solo quelli specificati con \chapter*} non vengono numerati, ma capitoli ed eventuali improbabili sezioni introducono le loro informazioni nelle testatine.
Dopo \mainmatter: la numerazione delle pagine ricomincia da 1 e viene scritta in cifre arabe; caiptoli e sezioni vengono numerati e le loro informaziini vanno nelle testatine; solo i loro comandi asteriscati non sono numerati e le loro informazioni NON vanno nelle testatine, ma restano in vigore le testatine precedenti.
Dopo \backmatter: le numerazione delle pagine prosegue sia come sequenza numerica si come modo di scrittura in cifre arabe; I capitoli e le sezioni non vengono numerati ma le loro informazioni vanno nelle testatine se vengono specificati con comandi non asteriscati.
Nella backmatter di solito ci vanno la bibliografia, gli evenuali glossari, elenchi di acronimi, indici analitici, che sono prodotti da comandi preconfezionati che fanno uso di \chapter*, quindi nella testatine non appare nessuna modifica rispetto alle testatine precedenti.
Inoltre: ogni \chapter e \chapter* esegue da solo il comando \cleardoublepage, quindi è del tutto superfluo specificarlo prima di introdurre con \input un file che cominci con uno di questi due comandi; se invece, per esempio, il file dei ringraziamenti non comincia con un \chapter*, allora devi provvedere a mano sia i salti di pagina sia le informazioni per le testatine, ma è meglio che questi comandi “manuali” siano nello stesso file dove hai scritto i ringraziamenti.
Se fai coma detto da Enrico di mettere l’introduzione nella front matter, non ti viene numerata, ma nella testatina (di sinistra) ci va il valore giusto, se la metti come capitolo non numerato all’inizio delle main matter con \chapter*
Allora le testatine non vengono generate correttamente nemmeno con \chapter nelle front e back matter, perché se modificano le testatine, modficano solo la parte della pagina pari, non anche quella della pagina dispari.
Perciò, anche se talvolta può essere ridondante, dopo un capitolo, per esempio, di introduzione (non numerata perché nella front matter o non numerata perché generata con \chapter* –esemplifico questo secondo caso) basta usare il comando \markboth così:
`
\chapter*{introduzione}
\markboth{Introduzione}{Introduzione}Bla, bla,…
`Il comando \markboth modifica entrambe le testatine, come si legge nell’Arte in fondo alla pagina 56 😆
::Ciao,
grazie a tutti per le risposte, pensavo gia’ di bollarela faccenda come “problema di Acrobat Reader”ma dopo la risposta di OldClaudio non me la sento piu’ 🙂
Fornisco qualche dettaglio ulteriore per vedere se mi potete dare una mano, innanzitutto ho isolato il problema in un piccolo esempio che riporto qui:
*********************************************************************************
\documentclass[11pt,pdfa]{toptesi}
%
\hypersetup{%
pdfpagemode={UseOutlines},
bookmarksopen,
pdfstartview={FitH}
colorlinks,
linkcolor={blue},
citecolor={blue},
urlcolor={blue}
}
%
%\usepackage{color}
%\usepackage[colorlinks=true,urlcolor=blue,citecolor=blue,linkcolor=blue]{hyperref}
%
\begin{document}
\indici
\chapter{Primo capitolo}
Testo del primo capitolo
\section{Primo paragrafo}
Testo del primo paragrafo, qui cito il secondo capitolo: \ref{cap2}.qui metto un link a una pagina web \url{http://www.polito.it}
\section{Secondo paragrafo}
Testo del secondo paragrafo
\chapter{Secondo capitolo}
\label{cap2}
Testo del secondo capitoloqui metto un link a un’altra pagina web \url{http://www.google.it}
\end{document}
************************************************************************************
Se compilo qiesto esempio cosi’ com’e’ i link funzionano solo aprendo il file con SumatraPDF (anche se con questo programma le zone “cliccabili” non sono azzurre), con Acrobat Reader viene fuori l’avviso che il documento viene letto in “PDF/A mode” ma i link non funzionano.
Se invece elimino l’opzione pdfa dalla chiamata a Toptesi, elimino \hypersetup con tutte le sue opzioni e abilito le chiamate ai pacchetti color e hyperref che nel codice vedete commentate, allora i link funzionano ( e le zone “cliccabili” sono azzurre) con entrambi i software. Ovviamente i bookmarks funzionano sempre ma mi interessano i link “nel testo”.
Preciso che:
– non ho errori di complilazione ne’ warning in nessun caso
– per adesso non ho predisposto il file con i metadata ma ho pensato che non fossero indispensabili, non mi e’ chiaro dalla documentazione se si puo’ saltare questa parte.
– ho lasciato il profilo di colore gia’ disponibile in pdfx poiche’ il file era gia’ incluso nella caetella di pdfxSe servono altri dettagli sarei lieto di fornirli.
BebeAllora: io apro l’esempio di compilazione toptesi-example.pdf con adobe reader X; mi dice che è PDF/A compliant, e questo mi sta bene, perché l’esempio voleva proprio provare quello. Tra l’altro circa un anno fa avevo chiesto alla Adobe di mettere a disposizione un software gratuito (in questo caso scopro che è proprio il Reader) che verificasse la conformità allo standard ISO 19005-1 per i PDF sia A sia X (X è per la stampa, A è per l’archiviazione). Ora sono soddisfatto che tutti i pattch che ho introdotto nel codice di toptesi per rendere conformi anche i font matematici sono riconosciuti validi e il tempo che ci ho consumato sopra non è stato sprecato.
Nel file aperto con il Reader i bookmark funzionano i link colorati internamente no. E questo perché il Reader tratta i PDF/A nel modo corretto, anche se mi domando perché i bookmark (link interni) funzionino, mentre i riferimenti alle figure, alle voci bibliografiche, e simili, siano disattivati.Sumatra e altri visualizzatori, a quanto pare non riconoscono la qualifica PDF/A e li lasciano attivi.
Il Patch che tu hai creato funziona e non funziona; nel senso che se specifichi pdfa nelle opzioni, il file hyperref viene caricato e alcuni suoi comandi vengono corretti al fine di essere PDF/A compliant, il che è necessario ma non sufficiente per la conformità. dopo puoi solo impostare alcuni aspetti quali quelli inseriti nell’argomento del comando \hypersetup. Per la conformità allo standard i metadata sono necessari.
Se tu togli l’opzione pdfa alla dichiarazione di classe, e poi ti carichi hyperref e le sue impostazioni nel preambolo, e (ovviamente) non fornisci i metadata, il file non risulta PDF/A compliant, ma gli hyperlink funzionano tutti, interni ed esterni.
Direi che dovrebbe essere chiara la differenza.
Tuttavia io mi/ti porrei una domanda: Perché vuoi fare un documento (la tua tesi) che sia PDF/A compliant? Il PoliTO ancora, per quel che mi risulta, non lo richiede, e non ho avuto notizia da nessun altro ateneo italiano che la richieda. Negli Stati Uniti alcuni atenei lo richiedono, ma sembrano proprio pochi.
Il progetto “tesi archiviabile a lungo tempo” al PoliTO è cominciato 2,5 anni fa; ci ho lavorato sopra sei mesi per risolvere i numerosi problemi che sorgevano per la conformità. Ho prodotto toptesi in modo che fosse possibile creare tesi PDF/A compliant e l’ho messo su CTAN a disposizione di tutti, anche degli altri atenei italiani e internazionali che avessero voluto usarlo come modello da modificare secondo le loro necessità e le loro specifiche per fornire ai loro studenti uno strumento valido per questo scopo. Ho anche specificato che MS Word e OpenOffice, almeno allo stato dell’arte del 2008, non erano in grado di produrre file PDF/A compliant, nonostante affermassero di poterlo fare.
Ho riferito i miei risultati sia al Servizio Bibliotecario sai al Servizio Studenti, ma poi sembra che tutto sia morto lì.Ora è chiaro che i link interni ed esterni in una tesi stampata non servono a nulla. Potrebbero servire nel file PDF archiviato, casomai qualcuno volesse leggere delle tesi precedentemente archiviate per non “dover riscoprire l’acqua calda”, ma semplicemente citando i risultati pregressi (Occhio! ho detto citare, non ho detto copiare!). Tenuto conto dell’obsolescenza rapida dei contenuti delle tesi (e di moltissimi altri lavori scientifici) vedo molto remota la possibilità che le tesi di più di cinque anni vengano lette da chicchessia. Allora tanto vale che la tesi in formato PDF non archiviabile sia depositata presso il dipartimento dove è stata svolta, a beneficio dei successivi laureandi; e che un’altra copia PDF/A compliant (contenente anche i metadata) sia depositata presso l’opportuna segreteria per l’archiviazione di legge.
È salomonico, non vi pare? 😉
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Allora, giusto per coloro che fossero curiosi di sapere come è andata a finire, ho risolto così:
`
\documentclass{…}
…
\usepackage{ifthen}
…
\newcounter{segnatura}\newcounter{paginebianche}\newcounter{paginetotali}% Comando da emettere verso la fine del documento
\newcommand\getmissingpages{\setcounter{paginetotali}{\value{segnatura}}\whiledo{\value{paginetotali}<\value{page}}{\addtocounter{paginetotali}{\value{segnatura}}} \setcounter{paginebianche}{\value{paginetotali}}\addtocounter{paginebianche}{-\value{page}}} ... \begin{document} --- % Chiudere l'ultima pagina del documento e preparare le pagine vuote \clearpage \pagestyle{empty} % Quante facciate ci sono in ciascuna segnatura \setcounter{segnatura}{4} % Determinazione del numero delle pagine mancanti nel contatore "paginebianche" \getmissingpages % Creazione delle pagine mancanti \whiledo{\value{paginebianche} >0}{\null\clearpage\addtocounter{paginebianche}{-1}}
\null\clearpage\end{document}
`Ho creato macro in diversi modi, ma quella più stupida per determinare il numero di pagine multiplo intero di una segnatura (consistente nell’incrementare il contatore “paginetotali” del valore contenuto nel contatore “segnatura” fin quando “paginetotali” è infriore al contenuto del contatore “page”) spesso rappresenta l’algoritmo più veloce. Certo esistono soluzioni più eleganti… 🙂
Il numero delle pagine bianche da aggiungere in coda viene determinato subito dopo aver finito il documento “grezzo”, ma prima di chiudere il documento con \end{document}.
Il comando \whiledo esegue ripetutamente quanto contenuto nel suo secondo argomento purché la condizione contenuta nel primo argomento sia vera. È il tipico comando per le operazioni ripetitive presente in ogni linguaggio di programmazione (in questo caso è fornito dal pacchetto ifthen, standard per ogni distribuzione; ma si tratta solo di un sinonimo di un comando già presente nel nucleo di LaTeX..A me questo giochetto mi serviva per comporre le segnature in ventesimo (!) al fine di stampare delle quartine con la stampante di casa e formare un fascicoletto di un numero intero di facciate composte in A5 su fogli A4 stampati fronte e retro; le imposizioni sono state eseguite con il pacchetto pdfpages.
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