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4 Dicembre 2010 alle 11:18 in risposta a: Spaziatura tra il testo e la linea di sopra/sottolineatura #23311::
Dai! se “zoommi” avanti e indietro e è tutto perfetto, allora tutto è perfetto. L’effetto strano che vedi senza “zoommare” è dovuto al fatto che lo schermo ha una densità di pixel per punto molto minore di quella che usa la stampante per stampare, o di quella che di fatto sembra maggiore quando “zoommi”. D’altra parte per non far apparire tutto irregolare, specialmente sui contorni curvi, tutti i visualizzatori (pdf) hanno dei filri ottici che servono per dare colore anche ai pixel vicini alla posizione ideale in modo di non avere brusche variazioni di spessore o gradinature sui contorni. La soprallineatura è una righina sottile che probabilmente cade fra due righe di pixel e il filtro ottico le annerisce entrambe, maggiormente quella più vicina all’asse della riga; il risultato è che essa sembra collocata più in alto o più in basso di deve si trova per davvero, e generalmente appare leggermente più spessa.
Ingrandendo si vede la posizione precisa; rimpicciolendo può accadere che la nuova posizione del disegno rimpicciolito porti la linea in asse con una fila di pixel e tutto appaia a posto.Comunque hai scoperto come si fa a vedere se le cose sono davvero a posto; se il tuo visualizzatore pdf ha anche la lente di ingrandimento usala sempre quando hai dei dubbi; Se non l’ha cercatene un altro più funzionale e che abbia questo comodissimo strumento.
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Eccoti il background:
`
\documentclass{article}\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{tikz}
\usetikzlibrary{shapes,arrows}
\usepackage{amsmath,bm,times}\usetikzlibrary{shapes.gates.logic.US,trees,positioning}
\begin{document}
Innanzitutto non capisco a che serva questo codice, trovato in un esempio in rete:\pgfdeclarelayer{background}
\pgfdeclarelayer{foreground}
\pgfsetlayers{background,main,foreground}\centering
\begin{tikzpicture}
%% Draw system flow diagram
\begin{scope}[node distance=1.2cm,on grid,>=stealth',
elabor/.style={rectangle,rounded corners,draw,
text centered,fill=black!20!white},
results/.style={ellipse,draw,text centered,fill=black!20!white}]
\node [results] (a1) {risultato};
\node [elabor] (a) [above=of a1] {f(x)} edge [->] (a1);
\node [results] (b1) [above=of a] {y} edge [->] (a);
\node [elabor,text width=2.cm] (b) [above=of b1] {\emph{Step 2}.\\ -FindRoot-} edge [->] (b1);
\node [results] (c1) [above= of b] {ris.} edge [->] (b);
\node [elabor,text width=2.cm,fill] (c) [above=of c1] {\emph{Step 1}.\\ -FindRoot-} edge [->] (c1);
\node [node distance=1.8cm] (d1) [above= of c] {} edge [->] (c);% Draw background
\begin{pgfonlayer}{background}
\path (d1) + (-3,0.2) node (e){};
\path (a1.south) + (3,-0.5) node (f) {};
\path [fill=yellow!20!white, rounded corners, draw=black!50!white,dashed] (e) rectangle (f);
\end{pgfonlayer}
\end{scope}\end{tikzpicture}
\end{document}
`Se i nodi avessero dei nomi più significativi sarebbe meno facile sbagliare la definzione dei vertici (e) ed (f) del rettangolo. I colori scegliteli tu.
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`
\documentclass{x_thesis}
\usepackage{float}
\usepackage{listings}
\usepackage{bookmark}
\usepackage{hyperref}\hypersetup{%
pdfpagemode={UseOutlines},
bookmarksopen,
pdfstartview={FitH},
colorlinks,
linkcolor={blue},
citecolor={red},
urlcolor={blue}
}
`Naturalmente puoi cabiare i colori. Le altre impostazioni dicono che quando apri il PDF si vedono subito i bookmarks e sono “aperti”, proprio il tipo di bookmark che volevi senza il + da cliccare per aprirli; la vista iniziale è quella dove viene mostrata l’intera pagina; colorlinks elimina i riquadri attorno ai link ma usa i colori indicati sotto.
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Da quello che racconti, direi che il fatto che sia chiamata una classe dentro alla classe del prof non è un bel presagio.
In ogni caso può darsi che la cosa possa funzionare, ma il pacchetto deve essere caricato epr ultimo, perché ridefinisce molti dei comandi che generano link interni con i vari bookmark.
No so se sia risolutivo, ma io commenterei la riga di quel pacchetto che carica hyperref ma trasferirei quella stessa riga (ovviamente senza il commento) nel tuo master file dalla tesi subito prima di \begin{document}, salvo farlo seguire da un comando \hypersetup, se vuoi specificare altre opzioni al pacchetto hyperref. Ma nessun altro pacchetto deve venire caricato dopo hyperref.Prova e facci sapere.
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Ho dato un’occhiata, forse un po’ distratta, anche perché le poche volte che uso emacs lo uso sotto la vaste di Aquamacs; in rete in effetti esiste in file greek.el che farebbe riferimento al metodo di inpit a cui tu alludi (greek-mizuochi) ma dove i caratteri di entrata sono JIS (Japanese Input System?). Chiaramante scritto dai giapponesi per i giapponesi.Ho visto anche un cgreek che accetta diversi encoding sia per l’alfabeto latino, sia per quelli greco politonico e cirillico; tra quelli greci c’è anche greek-mizuochi.
Tuttavia la fatica che si fa per digitare un testo è la stessa di quella che serve per comporre con la tastiera latina il greco con il fontencoding LGR; l’unico vantaggio, forse è che si vedono sullo schermo direttamente i caratteri greci accentati; Ma tra i metodi di codifica dell’entrata in questo pacchetto cgreek, c’è anche l’input encoding corrispondente a quella dei font LGR, quindi volendo si può usare anche quella codifica.
Il problema resta e resta, nota bene, anche per i greci, la cui tastiera ha i tasti espliciti per scrivere in greco monotonico (niente spiriti, gli accenti ridotti al solo acuto e, infine, la dieresi). Ma quando vogliono scrivere in καταρεύθσα, devono ricorrere ai tasti morti che sono piuttosto numerosi e richiedono una battuta per ogni accento, spirito, dieresi, iota sottoscritto; quindi la lora fatica per l’input è la stessa; il vantaggio per loro è che hanno tutto l’alfabeto serigrafato sui vari tasti, molti tasti morti e segni speciali e, ultimo, ma non meno importante, la possibilità di commutare i layout sulla variante USA della tastiera latina; insomma un filologo italiano che volesse scrivere anche in greco farebbe bene a comprarsi una tastiera greca, se conosce un amico in Grecia se la può fare spedire e il costo, trasporto compreso, non dovrebbe superare la sessantina di euro. Altrimenti la ordina al suo negozio/supermercato/… preferito; aspetterà forse un paio di mesi prima che arrivi, ma gli arriva. Poi esistono sempre gli acquisti on line.
Non sto scherzando; quel prezzo val bene la comodità di scrittura e la tastiera, si spera, non va più alla fine come molte altre periferiche.
3 Dicembre 2010 alle 22:33 in risposta a: PROBLEMA CON FILE .BST, non si legge dalla directory tex #53321::
La chiave fit produce l’errore perché non è definita nel codice che ripeorti; probabilmente era definita nell’esempio che ha ripreso in un’altra posizione del file.
Comunque a me pare più ragionevole lasciare perdere i layers e ragionare solamente a livello di tikzpicture:
`
\documentclass{article}\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{tikz}
\usetikzlibrary{shapes,arrows}
\usepackage{amsmath,bm,times}\usetikzlibrary{shapes.gates.logic.US,trees,positioning}
\begin{document}
Innanzitutto non capisco a che serva questo codice, trovato in un esempio in rete:\pgfdeclarelayer{background}
\pgfdeclarelayer{foreground}
\pgfsetlayers{background,main,foreground}
\centering\begin{tikzpicture}
%% Draw system flow diagram
\begin{scope}[node distance=1.2cm,on grid,>=stealth',
elabor/.style={rectangle,rounded corners,draw,
text centered,fill=black!20!white},
results/.style={ellipse,draw,text centered,fill=black!20!white}]
\node [results] (a1) {risultato};
\node [elabor] (a) [above=of a1] {f(x)} edge [->] (a1);
\node [results] (b1) [above=of a] {y} edge [->] (a);
\node [elabor,text width=2.cm] (b) [above=of b1] {\emph{Step 2}.\\ -FindRoot-} edge [->] (b1);
\node [results] (c1) [above= of b] {ris.} edge [->] (b);
\node [elabor,text width=2.cm,fill] (c) [above=of c1] {\emph{Step 1}.\\ -FindRoot-} edge [->] (c1);
\node [node distance=1.8cm] (d1) [above= of c] {} edge [->] (c);
\end{scope}\end{tikzpicture}
\end{document}
`
Io toglierei le definizioni degli strati, che ho marcato in blu. Quelle tre righe servono per assegnare dei nomi agli strati e di dire in che ordine si trovano; ogni figura PostScript e PDF è fatta a strati; quei comandi servono per dare loro un nome in modo da impostare le caratteristiche di ciascuno, Puoi trovare le spiegazioni nel pgfmanual.Invece io metterei le specifiche dei colori nella definizione dei tipi di nodi, dove dici che forma hanno dove vuoi il testo, eccetera, aggiungi anche come ne vuoi riempire lo sfondo; in questo modo puoi distinguere i nodi non solo dalla forma ma anche dal colore di sfondo.
Ho cambiato la percentuale di black in 20 e ho aggiunto white che dovrebbe essere di default, ma con i colori e le loro sfumature puoi giocare come vuoi usando la sintassi delle miscele di colori del pacchetto xcolors che viene caricato di default da tikz.
Ho cancellato il nome arrows dai pacchetti tikz da usare perché l’avevi specificato due volte.
Sei sicuro che f(x) debba restare in tondo e non debba andare in modo matematico? Capisco che il tuo è solo un esempio, ma giusto per fare attenzione a qual che si scrive come testo interno ai blocchi.
3 Dicembre 2010 alle 13:25 in risposta a: Numerazione associata a tutte le equazioni di un sistema… #53285::
Premetto che non ho mai usato cases.usando amsmath cases è del tutto superfluo, persino dannoso.
Infatti, come dice la documentazione, esso è basato su eqnarray che è l’ambiente di default di LaTeX per scrivere insiemi di equazioni numerate ma incolonnate come tre colonne di una matrice, con il segno di relazione nella colonna di mezzo, il primo membro nella colonna di sinistra, il secondo membro nella colonna di destra. Siccome questo ambiente eqnarray è difettoso e non rispetta gli spazi a cavallo degli operatori di relazione, eqnarray (anche asteriscato) NON DEVE VENIRE USATO MAI E PER NESSUN MOTIVO.
Esso compare ancora nel nucleo di LaTeX per una questione di compatibilità con il passato, Ma il fatto che ci sia e sia possibile usarlo non obbliga ad usarlo.Ne consegue che il pacchetto cases, con i suoi ambienti, dovrebbe essere bandito alla stessa maniera di eqnarray.
3 Dicembre 2010 alle 9:52 in risposta a: Numerazione associata a tutte le equazioni di un sistema… #53282::
Enrico ha le sue motivazioni per raccomandare di non numerare le singole equazioni di un sistema. Le posso immaginare, e visto che lui è un matematico, mi affido al suo giudizio.
Tuttavia ci sono certamente dei casi in cui è necessario numerarle, evitando circonlocuzioni del tipo “la terza equazione del sistema (3.24)”.
In questo caso io non caricherei nessun pacchetto esterno, ma, avendo sicuramente caricato amsmath e, magari, amssymb (senza esplicitare amsfonts, che viene automaticamente chiamato da amssymb), mi servirei dell’ambiente subequations che fa esattamente quello che vuole fare Melissa (basta che legga la documentazione di amsmath; texdoc amsmath, sottosezione 3.11.3)
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Come non ci sono i blocchi ovali: vai alla descrizione di node e troverai tutte le possibili forme, compreso ellipse che produce la scatola/nodo ovale riempito del colore che vuoi, con il contorno disegnato in vai modi, e con il suo contenuto scritto nel suo centro;
e così per gli altri nodi.Gli schemi alla fine del capitolo “LaTeX: i caratteri da stampa” nell’Introduzione (link qui sopra), contenenti scatole rettangolari e ovali, come credi che siano stati fatti?
(I file sorgente di quei disegni, però non sono inclusi nel pacchetto completo GuidaGuIT.zip da scaricare; peccato…)In ogni caso dai una occhiata al sito:
http://www.texample.net/tikz/
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Quello che dice @robitex è anche raccontato nell’Introduzione (link qua sopra), ma quello che interessa @umano è il passaggio inverso.
Certamente il suggerimento di Lorenzo è da prendere in considerazione, come anche sono da prendere in considerazione quei procedimenti che trasformano un file LaTeX o ConTeXt in file XLM; da questi, poi, dovrebbe essere possibile con le versioni più recenti della suite MS Office passare ad un documento .doc o .docx. Lo si può fare anche con OpenOffice, visto che esso è più o meno compatibile con MS Office.Il punto delicato è che un file .doc è quasi privo di markup interno, mentre LaTeX ne contiene una buona dose; XML ne contiene molto di più. Per cui un programma automatico che converte da XML a LaTeX o a Word contiene dell’informazione ridondante che nella conversione può essere scartata; invece nei passaggi opposti il programma deve “inventarsi” la parte di markup mancante e non sempre ci riesce. Quindi anche la conversione citata da @robitex non può dare risultati perfetti perché il convertitore deve inventarsi il markup mancante.
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Io il mio parere l’ho giè espresso in modo chiaro.p. per pagina o pagine vi dà un po’ fastidio? Non dovrebbe; Lorenzo propone tre modi più o meno corretti per riferirsi a una pluralità di pagine: io ne propongo altri, che mi sembrano più corretti sulla base un un principio che non mi stanco mai di raccomandare (inascoltato) e che vale anche quando non si usano abbreviazioni. E cioè:
Il numero che accompagna la parola pagina, equazione, figura, tabella, sezione, capitolo, eccetera, renda la parola una indicazione definita, e quindi ci vuole l’articolo definito o la preposizione articolata.
Ne segue, sempre secondo me che le citazioni corrette dovrebbero essere:
(Citato alle p. 1-3)
oppure
(Citato alle pag. 1-3)
oppure
(Citato alle p. 1 e 3)
e altre espressioni simili, a seconda che si tratti di singole pagine o intervalli di pagine.
Luigi @magigi difende la consuetudine d’uso nel linguaggio legale. D’altra parte la legge è quel sistema che rende “norma” ciò che nasce come “consuetudine”.
Io non sarei così favorevole a questo genere di consuetudine che rende il linguaggio legale pieno di formule abbreviate, non solo abbreviazioni, tali da trasformarlo in un gergo professionale comprensibile agli addetti ai lavori e oscuro ai profani; nonostante che la legge, e tutto quanto è legato alla legge, dovrebbe essere comprensibile anche alle persone più semplici. L’ignoranza della legge non è una scusante è un principio base dell’ordinamento giuridico, ma quando la legge è incomprensibile (al profano) come si fa a dire che uno la ignora anche se l’ha letta?
Ecco quindi che legislatori, giudici, avvocati e ogni altra persona che tratta di legge dovrebbe astenersi da ogni qualsiasi formula abbreviata; Ne cito una frequentemente ricorrente e non tanto oscura, ma che (secondo me) contiene anche un buon errore grammaticale:
di cui agli artt.123 segg. CP
cioè una frase relativa senza verbo. Che cosa ci vuole, specialmente oggi che con LaTeX si possono facilmente definire comandi che risparmiano il lavoro di battitura ma che espongono tutta la frase, a scrivere:
di cui si tratta negli articoli 123 e seguenti del Codice Penale
eventualmente usando un verbo più adeguato?
La frase diventerebbe comprensibile a tutti; la frase diventerebbe ancor più comprensibile se fosse accompagnata da una nota in calce che riportasse il testo degli articoli citati.
Naturalmente non voglio assolutamente insegnare ai gatti ad arrampicarsi: coloro che operano nel campo del diritto sanno benissimo come fare a farsi capire (quando lo vogliono) e ad essere oscuri (quando lo ritengono necessario) 😉
Tuttavia se anche nel “legalese” le abbreviazioni fossero eliminate tutti ne trarrebbero giovamento.
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Non ti basterebbe rendere \capo equivalente a \section e \punto equivalente a \subsection?
`
\let\capo\section
\let\punto\subsection
`Capisco che non fanno la stessa cosa, ma le definizioni originali nel file article.cls sono
`
\newcommand\section{\@startsection {section}{1}{\z@}%
{-3.5ex \@plus -1ex \@minus -.2ex}%
{2.3ex \@plus.2ex}%
{\normalfont\Large\bfseries}}
\newcommand\subsection{\@startsection{subsection}{2}{\z@}%
{-3.25ex\@plus -1ex \@minus -.2ex}%
{1.5ex \@plus .2ex}%
{\normalfont\large\bfseries}}
`Caso mai, io copierei queste due definizioni aggiustando i valori, ma non lo \z@, e cambiando i segni. Suppongo che tu voglia una spaziatura verticale prima ci \capo e di \unto, ma tu voglia continuare il testo del capo e del punto sulla stessa riga.
Confronta i valori degli spazi nella classe article.cls per i successivi comandi di sezionamento; lo \z@ serve per stabilire la rientranza del titolino, ed è giusto che normalmente sia nulla. In article.cls solo il \subparagraph ha una rientranza di \parindent. ma per le due gomme successive il segno negativo per la prima vuol dire di lasciare uno spazio sopra, e un segno positivo nella seconda vuol dire di lasciare uno spazio verticale sotto al titolino. per la seconda un valore positivo indica di continuare sulla stessa riga lasciando uno spazio orizzontale.Dopo di che gli altri comandi che hai usato tu per caratterizzare il font del titolino vanno bene
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Il pacchetto pst-pdf gestisce solo gli ambinti pstpicture, che io sappia, non anche i branai scritti direttamente in codice postscript come apparentemente fa il codice che hai usato.prova a inserirlo dentro una picture come il pacchetto pstricks consente di fare (pstpicture o pspicure, non ne ricordo il nome di preciso). Poi incrocia le dita.
Se invece usassi il pacchetto TiKZ, non avresti nessun problema. Forse TiKZ non ha esattamente la stessa funzionalità di pstricks, ma gli alberi li disegna bene; guardali nel manuale con
texdoc pgfmanual
e vai alla pagina 475.
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