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13 Novembre 2010 alle 17:48 in risposta a: Visualizzazione su pc WIn di pdf creato con il Mac #52271::
Puoi ignorare l’errore e vedere che cosa ti scrive il programma di tipocomposizione; poi se ti manca qualche carattere, allora puoi andare a cercare di che cosa si tratta.
Le cause più comuni sono l’uso di una opzione per i caratteri della tastiera diversa da quella che che corrisponde al tuo shell editor (l’editor con il quale crei i tuoi file sorgente e che ti permette di eseguire la compilazione semplicemente cliccando su una icona o su una voce di menù). Oppure può darsi che il tuo “template”, che in linguaggio LaTeX si chiama file di classe oppure pacchetto di stile a seconda di che cosa contenga, sia stato scritto in modo da contenere caratteri non ASCII, per esempio contenga un apostrofo con codifica superiore al numero 255; capita spesso quando si usa windows con un editor non configurato bene.Nel file log, comunque, cerca il numero della riga dove ti viene presentato quell’errore, e poi vai a quella riga nel file che la contiene: osservala bene e se c’è qualche carattere che non ti convince, compresi gli apostrofi, cancellali e riscrivili con la tua tastiera.
Poi controlla anche l’encoding specificato al pacchetto inputenc nel preambolo della tua tesi, o nel file di classe che ti hanno passato o nel file di stile che ti hanno passato; controlla che si tratti dell’encoding giusto per il tuo editor.
13 Novembre 2010 alle 17:37 in risposta a: Visualizzazione su pc WIn di pdf creato con il Mac #52269::
Be’, non mi pare che “In Fede” (che casomai va scritto con la f minuscola, visto che la signora Fede, o Federica, non c’entra niente) debba essere scritta dentro il comando dei saluti finali, casomai, non nella firma. In ogni caso mettendo le debite parentesi di gruppo basta un \normalfont che dovrebbe ristabilire tutti i parametri di default per i font; altrimenti
si può usare i comando \usefont con i suoi quattro parametri, ma per l’uso è meglio che leggi la documentazione nel pacchetto fntguide.pdf (tramite texdoc da linea di comando).
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Continua a studiare la documentazione del pacchetto ifthenelse.la sintassi alpha=true vale solo per le lunghezzee i numeri, non per per le variabili booleane
la sintassi \equal{alpha}{true} vale per le strighe, non per le variabili booleane.
che cosa ci vorra per una variabile booleana? c’è scritto nella seconda pagina del ifthenelse.pdf.
11 Novembre 2010 alle 13:56 in risposta a: eccessiva lunghezza di un testo in ambito di \listoffigures #52193::
Non è che stia male o stia bene.La logica di una didascalia è che è fatta di tre parti:
1) il titolino che er una figura sarà “figura 3.15”, per esempio.
2) il titolo della didascalia, che nel tuo caso potrebbe essere la parte che ti ho scritto in rosso.
3) le spiegazioni relative all’ogetto descritto dalla didascalia.La parte 3) è facoltativa e generalmente manca; se questa terza parte manca, la seconda non vuole il punto finale, come non lo vuole nessun titolo. Se invece è presente, il titolo viene staccato dalla spiegazione mediante il punto fermo e la normale spaziatura che segue il punto.
La parte 1) è obbligatoria, assolutamente obbligatoria.
La parte 2) è logicamente obbligatoria, ma talvolta viene omessa. In questo punto LaTeX presenta una didascalia deforme, perché dopo il titolino mette sempre un separatore visibile che possono essere i due punti o una linea media; ma questo segno di interpunzione non seguito da niente sta veramente male. Anche una figura o una tabella, un qualunque oggetto mobile, sta male senza un minimo di titolo che ne descriva succintamente il contenuto.Nella lista delle figure e in quelle delle tabelle ci vogliono solo le parti 1) e 2); la parte 1) potrebbe venire “alleggerita” del nome dell’oggetto, nel senso che sarebbe pleonastico, in quanto nella lista delle figure ci sono elencato solo le figure., in quello delle tabelle, solo le tabelle, eccetera.
Capisci allora l’inutilità di inserire dei \newline nell’unico argomento di caption affinché la spiegazione dell’oggetto venga composta decentemente anche nella lista delle figure? È che la parte 3) non ha ragione di esistere nella lista delle figure.
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Caro Tommaso,
quando ho presentato su ArsTeXnica l’articolo: I mark, questi sconosciuti, scritto inseme ad Heinrick Fleck, avevo estratto la parte della classe del dizionario che abbiamo messo insieme per gestire la parte più difficile che erano appunto i mark.Heinrich sta scrivendo un dizionario di astronomia, quindi molte cose della nostra classe sono finalizzate a quello, ma tutto sommato essa serve per qualsiasi dizionario.
Siccome è ancora work in progress (la classe ora ha già avuto almeno 23 revisioni) te ne posso mandare una copia privatamente. Ancora ci sono troppi grandi o piccoli intoppi per distribuirla publicamente. La classe è documentata in italiano, quindi prima che vada a finire su CTAN passerà ancora molta acqua sotto i ponti… 🙁
Nello stesso tempo non ci dispiacerebbe un collaudo per un uso diverso da quello dell’astronomia 🙂
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All’url:http://docs.miktex.org/2.9/relnotes/#id527672
C’è scritto che:
`
Hyphenation PatternsThe TeX engines now load all known hyphenation patterns.
`Quindi il fatto che il tuo MiKTeX 2.9 ti dia quella risposta:
Package babel warning: no hyphenation patterns were loaded for the language ‘italian’
I will use the patterns loaded for \language=0 insteadmi lascia molto perplesso. D’altra parte non più di un mese fa avevo aggiornato il mio netbook con MiKTeX 2.9 e avevo constatato che quella affermazione è vera ed era confermata dalle prime 10 o 15 righe del file .log. Il tuo file .log nelle prime 10 o 15 righe che cosa dice?
Quand’anche fosse che la sillabazione per la lingua italiana non fosse definita/caricata,
quello è solo un avviso non un errore e il programma continua correttamente con le “infix words” corrette: Capitolo, invece di Chapter, Tabella invece di Table, eccetera.Io ho poi disintallato MiKTeX e ho installato TeX Live 2010; forse la procedura di installazione è un po’ più “ruspante”, ma il risultato vale la fatica. Il motivo? MiKTeX così come viene distribuiti, in versione completa va benissimo, ma se vuoi fare una personalizzazione diventi matto (almeno io divento matto).
10 Novembre 2010 alle 22:37 in risposta a: eccessiva lunghezza di un testo in ambito di \listoffigures #52191::
Benvenuta al forum.Spero di avere capito bene il tuo problema.
1) Niente biblatex: ti sei ricordata di lanciare una prima volta pdfltatx, poi bibtex il programma, po di nuovo due volte pdftlatex? Questi numerosi passaggi servono: il primo per produrre il file ausiliario .aux dovo sono riportati tutti i richiami di citazione; il secondo per consentire al programma bibtex di sapere dal file .aux quali chiave deve compilare traendole dal file bibliografico .bib, e per produrre il file .bbl; il terzo per consentire a pdflatex di leggere il file .bbl e di comporre la bibliografia, non solo il titolo; il quarto per rimettere a posto tutti i riferimenti, visto che l’impaginazione a causa delle citazioni potrebbe essere cambiata.
2) con biblatex: non ho ai usato il pacchetto biblatex, quindi su questo ti risponderà qualcun altro; tuttavia ho il sospetto di lo stile bibliografico alpha non sia compatibile con biblatex.
Nel tuo preambolo ci sono alcune cose che non mi sembra che vadano bene, o che siano decisamente inutili.
1) a4paper, se hai installato correttamente il tuo sistema TeX, è di default e non occorre specificarlo
2) chiamare babel per specificare solo l’inglese è decisamente superfluo, perché l’inglese è di default; ma se una bibliografia ha esplicitata la sillabazione italiana, allora non basta specificare solo l’inglese, ma bisogna specificare anche l’italiano, ricordando che l’ultima lingua specificata è quella che vale per l’intero dcumento senza bisogno di ridirlo con un ulteriore \selectlanguage.
3} specificare \pagestyle{headings} con la classe book è superfluo perché quello stile è quello di default.Non caricare pacchetti che non ti servono; dopo accurata analisi carica solo i pacchetti che usi per davvero
Ciao e buon lavoro
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È scritto in molte guide, sicuramente nell’Introduzione qui sopra.La matematica viene composta in quattro modi diversi:
1) display style quando TeX compone espressioni dentro agli ambienti \[…\], \begin{equation}…\end{equation} e simili.
2) in text style quando TeX compone espressioni in linea con il testo
3) in script style quando TeX compone espressioni a esponente o a deponente di altre espressioni
4) in script script style quando compone esponenti o deponenti ad apice o al piede di altri esponenti o deponenti.Se poi si legge il TeXbook si scopre che i modi sono otto, ma non credo che sia necessario scendere in ulteriori dettagli.
Però, la differenza sostanziale fra il modo display e il modo text è che nel secondo modo l’espressione non deve svilupparsi in altezza e profondità, altrimenti TeX è costretto a interlineare e le righe di testo cesserebbero di essere alla distanza di un avanzamento di riga (la quantità \basleinskip). A questo scopo gli operatori “con limiti” come l’operatore \min, non ricevono più il loro argomento inferiore in posizione sottostante, ma in posizione abbassata come se fosse un pedice; in questo modo non si scardina la profondità della riga e tutto procede tipograficamente secondo la prassi codificata da secoli di uso. Se controlli una espressione come $x^2$ in linea con il testo e una espressione \[x^2\] fuori testo, vedrai che TeX fa cose simili anche per gli esponenti, perché non sporgano troppo in alto quando si è in linea. Al limite prova $\int_{-1}^{+1} x\,dx$ e $\[\int_{-1}^{+1} x\,dx\] vedrai una differenza abissale.
TeX fa la stessa cosa per le celle di una matrice, che, anche se è in display, riceve le righe composte in text mode, affinché le righe, possibilmente, siano tutte della stessa altezza.
Dentro una specifica cella puoi alterare la modalità di compilazione; nel tuo esempio
`
\[
\begin{array}{l}
\displaystyle \min _ {\chi} f \\\
x ^ 2 \\
\end{array}
\]
`
e constati che il chi è ora sotto a “min” come desideri. Se però lo fai in una matrice di più righe e più colonne ti accorgi che le righe sono di altezze diverse e la matrice è “meno” professionale.
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