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Hai diverse possibilità, ma credo che tutte portino ad un risultato insoddisfacente:1) prima di iniziare l’ambiente matematico che contiene la matrice riduci il corpo del font passando a \small oppure a \footnotesize oppure a \scriptsize, ricordando di chiudere il tutto dentro un gruppo, per evitare che tutto il resto del documento risulti composto in corpo decisamente più piccolo.
2) componi la matrice girandola di 90º in senso antiorario, mettendola in una pagina a se stante; io l’ho fatto con una matrice 25 per 25 e il risultato non era spregevole, ma certo non è il meglio.
Certo se in corpo normale riesci a vedere sulla pagina solo le prime tre colonne la soluzione 1) credo che non ti possa funzionare in modo decente.
3) La terza soluzione è quella di ripensare alla matrice in se stessa. Per esempio (ma non pretendo che la cosa sia valida, è solo una idea) se nelle espressioni degli elementi ci sono termini o fattori che si ripetono da un elemento all’altro, sostituiscili con un solo simbolo e dopo la matrice scrivi il significato di ogni simbolo; oppure scrivi la matrice
M= (a_{i,j})
e dopo dai i 36 valori, uno per riga, dei singoli termini a_{i,j}.
Anche questo non è una grande soluzione, ma se gli elementi della tua matrice sono troppo larghi non credo che tu possa trovare altre soluzioni.
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Be’ 131 righe di codice per due maialini mi sembrano troppe; nel senso di usare un cannone per la solita zanzara. Non ne vale certo la pena.Ma tutto metfont e metapost sono fatti così, e non direi che i loro risultati siano così brutti. Senza metafont non ci sarebbe nemmeno tex.
Ho provato a disegnare font a mano, col mouse e un adeguato programma i disegno vettoriale; ho lasciato perdere e sono sempre tornato a metafont, proprio perché il disegno programmato è prima di tutto una espressione astratta di un pensiero, allo stesso modo della composizione mediante i programmi del sistema TeX che rappresentano il fatidico what you see is what you mean.
Capisco che la grafica è una cosa diversa dalla composizione; per un singolo disegno non ho problemi ad usare altri programmi, ma per una serie di disegni (i caratteri) che devono avere lo stesso stile, gli stessi spessori, gli stessi ornamenti, eccetera, non mi sognerei più (dopo i miei esperimenti con i programmi di grafica WYSIWYG) di usare nient’altro che il disegno programmato.
4 Novembre 2010 alle 11:38 in risposta a: Beamer: come togliere il titolo e l’autore dalla sidebar #51902::
No, non te lo so dire; ti ho solo indicato da dove comincerei io; cercherei di decifrare le varie impostazioni e poi farei delle modifiche che “testerei” subito per vedere se ho capito bene. Ma già dalle prime righe mi pare di capire che si configurino i nomi nelle barre orizzontali. Verosimilmente più avanti si configurano gli stessi nomi per le barre verticali.Purtroppo sono molto preso e non posso dedicare il tempo necessario per trovarti una soluzione.
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Tommaso, anche se il vecchio PC non ´in rete, ti consiglio di restare con TeX Live anche sul PC Windows.Non è in rete? che importa, Hai il Mac in rete, scaricati l’immagine ISO da CTAN sul Mac, masterizzala con il Mac, passa il DVD sul PC e installa. Per gli aggiornamenti, sempre se non vuoi connetterti in rete (e lo dovresti fare ache con MiKTeX) devi rimasterizzarti l’immagine ISO aggiornata, passare il DVD sul PC e usare tlmgr per aggiornarti dal DVD.
Perché sembra che io volti la schiena a MiKTeX (specialmente dopo aver fatto una generosa donazione in denaro a Christian Schenk)?
Perché da quando deve adattarsi agli aggiornamenti dei sistemi operativi Windows (…, XP, Vist, Sette,…,?) il sistema diventa sempre più chiuso in se stesso al punto che non riesci più a installarti un font PostScript che ti sei disegnato tu. E così succede par tante altre personalizzazioni.
Anch’io mi ero trovato bene, ma ora ne conservo solo una vecchia copia (forse versione 2.5) su un vecchio portatile W2k che uso talmente raramente che non vale più la penda di aggiornare.
Su un portatile (netbook) XP ho installato TeX Live 2010 e mi trovo a mio agio quasi come sul Mac — quasi perché i comandi eseguibili su Windows non hanno la stessa funzionalità che hanno sulle macchine UNIX.
Ciao
Claudio
3 Novembre 2010 alle 20:26 in risposta a: Una mano a scrivere la tesi di dottorato in chimica #51979::
Una cosa che ho notato è che hai specificato l’opzione pdftex a qualche pacchetto, forse graphicx, ma stai compilando con latax non con pdflatex.Se quall’opzione l’hai specificata t, toglila, se è già specificata dentro i pacchetti Classic-thesis e Arsclassica, allora compila con pdflatex e solo con psdflatex.
Poi per il futuro continua a compilare con pdflatex, anche dopo che avrai finito di fare la tesi.
L’altra moltitudine di errori discendono da un uso scorretto di alcuni comandi che si aspettano delle lunghezze esplicite, mentre dai una lunghezza indiretta; forse quell’errore deriva da errori precedenti. Questo è un po’ il problema del linguaggi interpretati; essi vanno avanti a fare quello che possono anche in presenza di errori, e si fermano solo quando non capiscono più niente. Vanno benissimo finché funzionano, ma quando ci sono errori che dal file log (non l’ha prodotto TexMaker, l’ha prodotto il programma eseguibile pdftex che però sta lavorando con il format=latex 2010.8.28, creato il giorno dell’installazione il 28 agosto scorso) non si capiscono senza avere sotto mano il file sorgente, diventa difficile aiutare.
Ci vorrebbe non solo il preambolo, ma anche almeno la prima parte del primo capitolo.
3 Novembre 2010 alle 18:41 in risposta a: Beamer: come togliere il titolo e l’autore dalla sidebar #51900::
Cerca il file beamerouterthemeinfolines.sty; credo che sia quello il file che dovresti modificare, ma siccome esso viene chiamato da AnnArbor.sty devi cambiare nome anche alla parte “infolinnes” e usare lo stesso nome nella chiamata di AnnArbor.Poi c’è sempre il manuale; lo so che è lunghissimo e contiene di tutto, non sempre facile da trovare, ma siccome beamer è completamente configurabile, sono quasi sicuro che contenga anche i comandi giusti per ottenere quello che desideri.
Mi spiace di non poterti aiutare di più di così.
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Quello che io dissi a proposito dell’Arte era una affermazione che si riferiva alla distribuzione, ma che essendo priva di soggetto esplicito 😯 poteva par pensare che si riferisse all’editor. Siccome per quel che mi risulta né TeXshop né gli altri editor nascono localizzati per l’italiano, ma alcuni consentono la localizzazione, l’affermazione “predisposto per tutte le lingue” oppure “predisposto per l’italiano” poteva essere accettabile per l’interfaccia localizzabile, ma non necessariamente includeva il correttore ortografico.
Certo, se in base alla vostra esperienza, disponendo di un Mac con sistema operativo in italiano, TeXshop vi viene direttamente localizzato in italiano e fornito con il correttore ortografico italiano, allora le mie affermazioni sono parzialmente errate. Ma la mia scusante è che ho il sistema operativo in angloamericano 8) , non per esterofila, ma, come ho detto, perché non mi piacciono le traduzioni scritte dagli informatici, ancorché italoparlanti. 🙂
Ho messo le mani su un paio di Mac con tastiera italiana e con sistema operativo in italiano e, sempre secondo i miei gusti, so quel che dico; ovviamente i miei gusti sono solo miei e non pretendo che siano condivisi. Certo è che se si dispone di una macchina con sistema operativo in francese (il mio primo portatile comperato in Francia) o in inglese, o in giapponese (il portatile di cui disponevo quando ero in Giappone l’anno scorso 😥 [la faccina si riferisce alla grande nostalgia che ho di quel paese e dei suoi abitanti]) le affermazioni non sono così fuori del normale 😉
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Io ho il Mac rigorosamente in inglese; non mi piacciono i sistemi operativi tradotti, e le traduzioni in italiano sono generalmente piuttosto mal fatte.Ma ho comprato il mio Mac nel 2006 e allora avevo dovuto installare Cocoaspell e il dizionario per l’italiano; con i successivi aggiornamenti non ho dovuto fare più nulla, se non altro perché le nuove distribuzioni, se mai ne avessero avuto bisogno, trovavano già in loco tutto quanto era necessario.
Questo non impedisce che anche un americano possa volere correggere un testo italiano, quindi non deve essere impedito il caricamento dei dizionari italiani, francese, spagnolo, eccetera. ognuno con le sue necessità.
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Tommaso, quasi tutti i disegni che comapiono nell’Introduzione sono fatti con il semplice e obsoleto ambiente picture, nato con LaTeX nel 1984, con qualche ammodernamento con LaTeX2e nel 1994, per altro consistente solo nella promessa che qualcuno avrebbe scritto una qualche estensione che avrebbe eliminato i molti limiti dell’ambiente originale; Questa estensione è diventata disponibile nel 2003, in una versione, diciamo, beta; è diventata una versione ufficiale nel 2004 e nel 2009 è uscito un upgrade importante a coi ho contribuito anch’io.Certo non è paragonabile a TiKZ, ma le istruzioni per usarlo sono di poche pagine, mentre quelle di TiKZ (molto più potente) sono di alcune centinaia di pagine. TiKZ serve per fare disegni seri; picture serve per disegnini. Il tuo per esempio è un disegnino fattibile anche con l’ambiente picture e l’estensione pict2e del 2009 (anche se in realtà non si usa nulla di questa estensione, se non, forse, la possibilità di disegnare i pallini neri del diametro che vuoi, senza essere legato ai pochi pallini neri della versione picture senza estensione, il cui diametro dall’uno all’altro cresceva di un punto tipografico; se non ricordo male i palliini neri andavano da un punto a 15 punti; veramente pochi e tali da non poter regolare il diametro con comodità.
Prova a leggerti sull’Introduzione le poche pagine relative all’ambiente picture e studia gli esmpi; vedrai che si può anche fare molto con quattro comandi in croce, talmente semplici che li puoi ricordare a memoria.
TiKZ è fantastico e può fare quasi tutte le cose che si possono fare con PSTricks; ma questo e quel pacchetto contengono tali e tanti comandi che devi sempre avere il manuale a portata di mano. Ne vale certamente la pena per disegni complicati!
Anche la soluzione che ti presente Lorenzo (GTK) è semplice, perché il disegnino è semplice; inoltre TiKZ ti permette di fare semplici disegni in linea con il testo scrivendo semplicemente
`
\tikz ….;
`
dove i puntini vanno sostituiti dai comandi di disegno e il tutto deve essere concluso con il punto e virgola; comodissimi per creare simboli non presenti nei font, e si adattano benissimo a formare il “testo di sostituzione” di macro.Nel caso tuo, per esempio mi immaginerei una macro (con TiKZ o con picture) con 6 o sette argomenti che ti permette di passare le scritte da mettere sopra e sotto la freccia del tempo.
Comincia con picture e poi studiati bene TiKZ; scoprirai i bellissimi disegni che puoi disegnare usando solo macro. Inizialmente se un po’ a disagio perché il disegno sul foglio è bidimensionale e le macro non ti lasciano immaginare facilmente quello che verrà; all’inizio ti aiuterai schizzando il disegno su carta millimetrata, dove leggerai le coordinate dei punti degli oggetti che devi mettere nel disegno; poi la cosa ti sarà sempre più congeniale, sia con picture sia con TiKZ.
Bon courage, come dicono in Francia.
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Anche se dichiari quella colonna come hai indicato:
`
\newcolumntype{C}{>{$}c<{$}} ` Puoi intestare la colonna includendola dentro una \multicolumn di una sola colonna e con un altro dichiaratore. Lorenzo vuol dire che se scrivi in italiano, la virgola è un segno di interpunzione e non un separatore decimale. Lorenzo e Tommaso hanno speso molto spazio nell'arte per spiegare il perché e per spiegare come ovviare. Ovviamente la loro soluzione non è l'unica possibile, ma probabilmente è la più pulita.::
Mi sembra che allargando le righe di due volte e mezza la tabella diventi molto “sparsa”;Lo è lo stesso, visto che vuoi delle frazioni in display style, mentre le altre cella della stessa riga sono formate solo da un semplice numero.
Non puoi riorganizzare le tue frazioni in un altro modo? per esempio per la matematica in linea con il testo se si usa \dfrac si ottengono righe di testo oscenamente spaziate; se usi semplicemente \frac ottieni delle frazioni oscenamente piccole. ma se componi le frazioni con le necessarie parentesi e la barra obliqua fra numeratore e denominatore ottieni qualcosa di leggibile, anche se è forse brutto con tutti i tuoi apici e pedici, ma , secondo me, non osceno. 😀
2 Novembre 2010 alle 19:04 in risposta a: Beamer: come togliere il titolo e l’autore dalla sidebar #51898::
Se avessi provato ad aprire il file zip di MacTeX2010, vedresti che contiene solo un file .pkg che sarebbe lo stesso che avresti avuto, che avevi avuto, quando hai installato la verisone 2009 (ovviamente con diversi contenuti).
L’unica differenza era che cliccando sul file dmg ti si apriva un finestra di finder che ti mostrava subito il pkg, mentre con il file zip cliccandoci sopra ti viene estratto il file pgk e poi devi trovarlo e cliccarci spora come con la versione 2009. L’unica differenza è che per estrarre il file pkg ci vuole qualche minuto in più. Io ho e uso il shareware Springy per aprire i file zip; mi apre una finestra pseudo finder e l’ì posso cliccare sui file come il pkg ed eseguirlo, tale e quale come quando il MacTeX veniva distribuito con un file dmg.Springy è talmente utile e performante che lo uso in modo esclusivo e non uso il software in dotazione al Mac.
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Ma, mi sembra abbastanza semplice:
1) crea il file sorgente .tex che includa anche il pacchetto makeindex e il comando \printindex verso la fine dove vuoi che sia stampata la bibliografia. Eventualmente specifica il pacchetto e i comandi per gestire la bibliografia in modo personalizzato.
2) crea il database bibliografico .bib
3) con il tuo text editor (TeXworks, TeXmaker o altro) scegli preferibilmente pdflatex e cliccalo.
4) sempre usando il tuo editor (TeXworks, TeXmaker, ecc) seleziona bibtex e cliccalo
5) riseleziona con l’editor (TeXworks, TeXmaker o altro) preferiilmente pdflatex e cliccalo ripetendo l’operazione due volte.A questo punto guardando il file prefibilmente pdf prodotto trovi la bibliografia dove volevi che apparisse.
Certo se non hai citazioni nel testo (se non usi almeno un comando \ccite) potrebbe non apparirti nulla; puoi far apparire tutto quanto hai messo nel database se specifichi \nocite.
Certo se ai errori di compilazione vuoi del file .tex o del file .bib, non ottieni nulla.
Ma se hai ottenuto la bibliografia con TeXworks, la devi ottenere anche con TeXmaker perché il risultato della compilazione del file .bib è già nella stessa cartella dove l’hai creato con TeXworks. Verifica con la visualizzazione del contenuto della cartella che ci siano effettivamente i file necessari e prodotti dalle successive compilazioni.
E impara a distinguere MiKTeX, che è il compositore tipografico, da TeXworks, TeXmaker o altro che è solo un editor di testi particolarmente adattato con bottoni o menù appositi per lanciare le varie funzioni, i vari programmi, della distribuzione MiKtEx o della distribuzione TeX Live (che io preferisco) i quali tutti possono usare editor multipiattaforma come TeXworks, TeXmaker, TeXmakerX, emacs, eccetera.
Questi editor NON compilano niente, creano o modificano solo i file sorgente .tex; inoltre sono capaci di lanciare i programmi di tipocomposizione attraverso gli appositi bottoni, risparmiando all’utente di usare la finestra comandi (quella che sulle macchine Windows si attiva con Avvia|Accessori|Prompt dei comandi) e che mette in grosso imbarazzo chi è abituato al mouse.I cinque passi che ho indicato all’inizio valgono per qualunque distribuzione del sistema TeX (MiKTeX, TeX Live, eccetera) e per qualsiasi editor di testi che non inserisca al suoi interno comandi strani come farebbero Word o Writer; se non hanno i bottoni dedicati, come Blocco Note, bisogna ricorrere ai comandi scritti nella finestra comandi, ma le operazioni sono sempre quelle cinque e sempre in quell’ordine.
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@Ivan,
non so se nel mondo letterario ci sia una differenza fra “periodical” e “journal”; tuttavia la norma ISO sulle bibliografie richiede che per i journal/riviste il titolo del journal sia messo in evidenza con un font corsivo, e che il titolo del contributo sia virgolettato o comunque adeguatamente separato dalle altri parti scritte in tondo, ma non venga composto in corsivo.Invece non ho idea di come ci si comporti con le collane, perché ogni documento della collana esce con il suo titolo; credo che esista una chiave series nei database bibliografici .bib, ma poi tocca allo stile comporre il nome della serie premettendoci un opportuno connettivo per far capire che si tratta di una collana.
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