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Oggi se dei font sono solo bitmapped non è più un problema, basta trasformarli in Type 1.
È tutto descritto nell’Introduzione qui sopra.
Ammetto che non si tratta di operazioni semplici, perché, a parte installare un certo numero di programmi che consentono la trasformazione, bisogna anche aggiungere i font appena creati alla mappa dei font usabili, cosa che sulle distribuzioni TeX Live non è difficile, ma è delicata e mal documentata (vedi l’Introduzione) mentre con MiKTeX dire che è mal documentata è un understatement 🙁 . In ogni caso con una macchina Windows bisogna anche installare l’ambiente di simulazione CygWin per simulare una macchina UNIX.
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Brutta situazione… 🙁Per metterle tutte in una longtable devono avere tutte la stessa intestazione, lo stesso numero di colonne, e possibilmente le interruzioni non devono avvenire dopo una eventuale didascalia (ma come la metti?) a metà dell’unica grande t e lunghissima tabella.
No, mi pare difficilissima una cosa del genere.
Io proverei a mettere due o tre tabelle dentro lo stesso ambiente table, Con la didascalia messa sopra e due tabelle verrebbe qualcosa del genere (magari usando il pacchetto che definisce tpcaption per avere le didascalie sopra):
[code]
\begin{table}[p]
\topcaption{…}\label{…}
\begin{tabular}{…}
…
\end{tabular}\bigskip
\topcaption{…}\label{…}
\begin{tabular}{…}
…
\end{tabular}
\end{table}Naturalmente se la didascalia le metti sotto usi \caption e non \topcaption; poi se le due tablle dentro all’unico ambiente table sono più alte di una pagina (di textwidth}, puoi sempre inserire uno \small o un \footnotesizize subito dopo l’apertura dell’ambiente table.
Il tutto dipende dalle dimensioni delle tabelle; so non hanno tante colonne, se, cioè, sono larghe meno di mezza pagina, puoi sempre metterne quattro appaiandole due a due, ciascuna dentro la sua minipage e la sua didascalia e ricordando di allineare le minpage al top o al bottom, cioè in modo che le due didascalie di due tabelle appaiate siano allineate alla prima loro riga.
Come vedi le possibilità sono diverse, ma la buona riuscita dipende dalla natura delle tabelle, larghezza e altezza. sicuramante l’appendice saà molto pesante…:(
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È fattibile, credo, ma è un po’ complicato; per avere un’idea della problematica guarda sull’introduzione (cerca nell’indice analitico l’ultimo riferimento all’ambiente enumerate) –link qui sopra–. Lì si parla di come sono gestiti i riferimenti agli item di ambienti enumerate innestati uno dentro l’altro; ci sono definiti dei prefissi e dei modo diversi di comporre l’indice “numerico” di ogni item; probabilmente la stessa tecnica si può usare per i tuoi \ref e \subref; sono quasi sicuro di sì, ma bisogna sperimentare studiarci sopra non dieci secondi cercando di prevedere che cosa succede ad ogni mossa, un po’ come giocare a scacchi.
Scusa se non ti do direttamente la soluzione, ma non ho mai usato subfig perché mi sono sempre risolto il problema da solo, anche se forse in modo meno professionale, e sono restio a studiarmi l’intero pacchetto. 🙁
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Allora: in teoria sarebbe possibile dire qualcosa come (in Windows):
`
\input{C:/pippo/pluto/paperino/miofile}
`
ma normalmente di usa un indirizzamento relativo alla cartella dove risiede il main file; se nel tuo albero e il tuo mainfile si trova in pluto/ e il file che vuoi introdurre appartine ead un altro documento che si trova in paperino/ allora non è un problema scrivere
`
\input{paperino/miofile}
`Ma se il tuo mainfile si trova in pluto/ ma il file miofile si trova nella cartella pippo/paperinik/nonnapapera/ allora evi usare un comando come
`
\input{../paperinik/nonnapapera/miofile}
`Vedi quindi che si può fare, ma la gestione diventa rigida; non può permetterti di cambiare nome ad una cartella o di spostare un ramo dell’albero con i suoi rametti e le sue foglie innestandolo su un’altra parte dell’albero.
Certo in questo modo avresti la possibilità di avere un solo sorgente per ogni “nozione”.
Ricordati di usare \input, e non \include, quando devi immettere un file che NON comincia con \chapter; questo comando infatti all’occorrenza comincia una nuova pagina; \include comincia una nuova pagigna, quindi \chapter non fa nulla per cominciarne un’altra. Me se includi un file che comincia con \section, non vuoi certamente cominciare una nuova pagina quindi DEVI usare \input.
Ricorda ancora che l’indirizzamento relativo si riferisce sempre alla cartella nella quale risiede il file che contiene il comando \input o il comando \include (quest’ultimo sconsigliato nel tuo caso).
Spero dia avere chiarito il tipo di acrobazie che ti tocca fare per ottenere il risultato che desideri e a che cosa devi fare attenzione per non pasticciare tutto quanto.
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`
\documentclass{book}
\usepackage{algorithm}
\usepackage{algorithmic}\begin{document}
%\parbox{\textwidth}{
\begin{algorithm}
\caption{Algoritmo}
\label{alg1}
\begin{algorithmic}[1]
\STATE Choose randomly a set of points.\\
\STATE Compute a model from these points.\\
\STATE Compute the fit of all points to this model; check how many of them are inliers.\\
\STATE Iterate until a maximum number of iterations has been reached or until a sufficiently high number of inliers have been found.\\
\STATE Choose the model that has the highest number of inliers.\\
\STATE Compute the final model using all the inliers.\\
\end{algorithmic}
\end{algorithm}
%}
\end{document}
`Viene benissimo con la sua brava didascalia preceduta dal nome Algorithm e il suo numero. Ma…Non puoi mettere un oggetto flottante dentro una scatola.
Il pacchetto caption non l’ho usato e non credo che tu abbia problemi dalla presenza o assenza del pacchetto caption. in compenso togli \parbox e lascia flottare l’oggetto mobile che di solito non occupa una sola riga.
::Grazie per il benvenuto, in realtà avrei diverse altre domande (tipo come includere singoli capitoli presi da un’altro file tex), ma aspetto di fare qualche ricerca nel forum prima di aprire altri thread.
Primo ricordati che un’altro è sbagliato e non l’hai scritto come errore di battitura…
Così come poni il problema la cosa sembra che si possa fare solo col copia e incolla.
Infatti se i capitoli da includere sono da prendere da un altro file tex, sembrerebbe che quest’altro file tex contenga tutto il lavoro, e non sia spezzato nel main file e nei file inclusi contenti ciascuno un solo capitolo.
Nell’Arte e nell’Introduzione quassù si spiega come sia opportuno tenere separati i file che compongono un documento complesso, molto strutturato, come una tesi, un libro, eccetera. Uno dei vantaggi di questa separazione è anche quella di poter includere certi file subalterni, predisposti per il documento A, in un altro documento B.
In ogni caso io non cercherei di fare acrobazie tenendo i file dei documenti A e B nella stessa cartella, ma cercherei di tenere il materiale del documento A in una sua cartella e nelle sue sotto cartelle; altrettanto per il documento B; i capitoli di A da includere in B li copierei come file, tutti interi, nelle cartelle e corrispondenti sotto cartelle di B.
Non c’è niente di misterioso; è semplicemente una questione di ordine. Richiede di duplicare alcuni file? oggi non è un problema come lo era 30 anni fa quando un disco da 20MiB era un disco “grande”. 😀
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Oggi ho caricato su CTAN la versione 5.30 di toptesi dove lo spostamento per la cucitura continua ad avere il valore di default di 7mm, ma è personalizzabile a piacere, fino a rendere ridicola l’impaginazione; ma spero che nessuno si scosti dal valore di 7mm più di un millimetro o un millimetro e mezzo.Il pacchetto aggiornato sarà disponibile fra un giorno o due e comunque verrà installato automaticamente la prima volta che usate l’opzione update del package manager di TeX Live o di MiKTeX.
Ciao
ClaudioPS: sembra che a tutt’oggi toptesi sia l’unico pacchetto per le tesi in grado di salvare il file pdf conformemente alla norma ISO 19005-1 che riguarda l’achiviabilità dei documenti elettronici. Tuttavia il fatto che sia ancora solitario mi fa venire dei sospetti, non tanto che quanto fa toptesi sia errato, quanto che la norma ISO non venga osservata se non da pochissimi impallinati e sia sconosciuta i più, comprese le segreterie delle università che per altro richiedono la copia d’archivio delle tesi in formato elettronico. Che ritengano che il formato Word (.doc) sia lo standard ufficiale?
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Fa danni ed è vietato… 😀Se proprio vuoi modificare un file che compare ngli alberi di sistema hai due possibilità:
1) lo copi cambiandogli il nome e poi lo modifichi come ti pare; poi naturalmente lo devi usare con il nuovo nome.
2) lo copi nel tuo albero personale; ci fai sopra quello che ti pare, ma essenzialmente ci aggiungi una riga commentata scrivendoci che si tratta di un tuo file personale assolutamente non ufficiale e assolutamente da non mandare in giro ad altri.Purtroppo per i file .fd non puoi cambiarle loro il nome, quindi ti resta solo la seconda possibilità. Il loro nome è formato agglutinando in lettere minuscole la sigla dell’encoding e il nome della famiglia.
Però la tua versione modificata viene trovata prima dal motore di ricerca dei file incluso in tutto il sistema TeX, quindi il tuo file personale è quello che verrà usato sempre e in caso di aggiornamento del pacchetto che conteneva il file originale non ti succede nessun inconveniente, perché il tuo file sarà sempre il primo della lista.
Naturalmente i documenti che comporrai con il tuo file personale saranno diversi da quelli composti da chiunque altro non disponga del tuo file personale e a norma di licenza LPPL tu non puoi distribuire a nessuno il tuo file col nome identico a quello di un file originale.
Valuta tu pro e contro.
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Il margione interno deve essere minore di quello esterno, talvolta uguale: è maggiore, almeno io l’ho visto maggiore solo nel libro di Knuth Concrete Mathematics, ma il margine interno in questo caso è destinato a numerosissime note marginali.Cerca i capitolo sul layout nell’introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX (link qui sopra) e capirai il perché.
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In qualunque modi si risolva il tuo problema NON SCRIVERE MAI IL COGNOME PRIMA DEL NOME, specialmente per i riferimenti ai responsabili e per le tue stesse generalità; e specialmente non farlo in un curriculum vitae dove presenti te stesso e le tue abilità, conoscenze, competenze, eccetera.
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Può darsi che le lettere calligrafiche maiuscole escogitate e disegnate da Knuth non siano il meglio; ci sono altri pacchetti per ridefinire il comando \mathcal i modo da usare altri alfaeti.
Io però che uso solo la L e la F trovo che i calligrafici belli sono troppo inclinati e non hanno completamente a posto i parametri matematici che consentono di collocare correttamente apici e pedici di primo e di secondo livello.Senza entusiasmo mi ci sono abituato pensando che quello che ha fatto Knuth era per stamapre i suoi libri di matematica discreta e di informatica (The ar of computer programming) possibilmente meglio di quello che erano capaci di fare i compositori professionisti alla fine degli anni ’70.
A quei tempi la matematica veniva composta praticamente a mano da tipografi/compositori “coi baffi a manubrio” (come si diceva da noi per indicare un persona dall’esperienza pluridecennale e maestra della sua arte).
Non è che a Knuth siano venute tutte le ciambelle col buco, ma sicuramente non era uno sprovveduto e penso che ci si possa accontentare di quello che lui ha fatto.
Se poi uno desidera instalalre i calligrafici di Ralph Smith (pacchetto calrsfs) è padronissimo di farlo; le lettere sono più belle di quelle di Knuth, ma ho il sospetto che i parametri matematici non siano a posto. Sono dispponibili e già installati anche le versioni vettoriali, quindi i file PDF escono correttamente dotati ci calligrafici matematici vettoriali, perfettamente scalabili.
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